venerdì 4 ottobre 2019

Commento di fra' Domenico Spatola al Vangelo della XXVII domenica del tempo ordinario (anno C):


Fede e umiltà
5Gli apostoli dissero al Signore: 6«Accresci in noi la fede!». Il Signore rispose: «Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: «Sràdicati e vai a piantarti nel mare», ed esso vi obbedirebbe.
7Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà, quando rientra dal campo: «Vieni subito e mettiti a tavola»? 8Non gli dirà piuttosto: «Prepara da mangiare, stringiti le vesti ai fianchi e servimi, finché avrò mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai tu»? 9Avrà forse gratitudine verso quel servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti? 10Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: «Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare.»

Gesù parla ai discepoli del Padre misericordioso ed essi gli chiedono di "aumentare la loro fede". Ma questa non è quantificabile,  per Gesù infatti è la risposta all'amore del Padre che non vuole "servi" ma "amici". La dottrina dei farisei al contrario alterava tale rapporto immaginando esigenze "padronali" in Dio nei confronti degli uomini. Gesù mette in guardia i suoi ricorrendo a una parabola a provocazione per sdoganarli da tali logiche. Chi si considera "servo", deve subire le conseguenze di tale status. Non potrà prentedere (sottile ironia nei confronti dei farisei) che il padrone possa servirlo senza pretendere da lui ulteriori servizi.
Questo però non è  l'insegnamento del Maestro "venuto per servire e non per essere servito". Il modello è anticipato da Luca al capitolo 12, e lo racconta "al ritorno dalle nozze". Egli "se trova svegli i servi, li farà sedere e si metterà a servirli".

Fra' Domenico Spatola

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