venerdì 27 febbraio 2026

Fra' Domenico Spatola: "Ascoltate il mio Figlio!"



Estremo fronte
fu l'alto monte 
dove già trasfigurato, 
ai suoi fu mostrato.
Con Gesù, Messia,   
eran Mosè ed Elia. 
Suo vestito in candore
e di solar splendore
ne era il volto. 
Pietro, coinvolto, 
a nome degli altri due, 
non stette sulle sue, 
e tre capanne volea costruire
così da non far sparire
la gloria da sua vista, 
ritenendo ormai conquista
bloccare quella scena
e di morir non darsi pena. 
Ma del Padre l'intervento, 
pose fine a quel commento, 
e dettò a Pietro 
di porsi dietro,
e a tutti il consiglio:
"Ascoltate il mio Figlio!".

Di Domenico Spatola

Commento di fra' Domenico Spatola al Vangelo della seconda domenica di Quaresima (anno A): Matteo 17, 1-9

1
 Sei giorni dopo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. 2 E fu trasfigurato davanti a loro; il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. 3 Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui. 4 Pietro prese allora la parola e disse a Gesù: «Signore, è bello per noi restare qui; se vuoi, farò qui tre tende, una per te, una per Mosè e una per Elia». 5 Egli stava ancora parlando quando una nuvola luminosa li avvolse con la sua ombra. Ed ecco una voce che diceva: «Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto. Ascoltatelo». 6 All'udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. 7 Ma Gesù si avvicinò e, toccatili, disse: «Alzatevi e non temete». 8 Sollevando gli occhi non videro più nessuno, se non Gesù solo.
9 E mentre discendevano dal monte, Gesù ordinò loro: «Non parlate a nessuno di questa visione, finché il Figlio dell'uomo non sia risorto dai morti».

Pietro, Giacomo e Giovanni, pur da discepoli prediletti, resistevano all'idea del "Messia sofferente". Pietro  per tale resistenza fu anche da Gesù rimproverato di comportarsi da "Satana". Sei giorni dopo, Gesù li volle condurre su un alto monte, per mostrare l'esito della sua morte.  Anticipando, per loro, la sua futura Risurrezione, si trasfigurò: il volto raggiante come il sole e il vestito splendente come la luce. Accanto a lui apparvero Mosè ed Elia, testimoni che la Legge e i profeti concordavano con Gesù per il suo esodo a Gerusalemme. Pietro pensava di bloccare quel processo costruendo tre capanne. Commise l'errore di destinare la capanna centrale a Mosè il legislatore. Per lui ancora "il raìs" da ascoltare. Il Padre celeste, risentito dalla tracotanza di Pietro, lo zittì, indicandogli:"Il figlio prediletto, da ascoltare".
A visione finita e, scomparsi i beniamini, i discepoli ebbero paura di morire, avendo visto Dio in Gesù. Tranquillizzati, furono dal Maestro diffidati dal diffondere la notizia prima della sua Risurrezione.

Fra' Domenico Spatola 

venerdì 20 febbraio 2026

Fra' Domenico Spatola: Il tentatore




Dal Santo Spirito portato, 
nel deserto fu tentato
dal Satana ribelle, 
che a Gesù fece querelle:
"Come pietre trasformare 
in pane per sfamare?". 
Ancor più quel empio
volea dal pinnacolo del tempio
che si gettasse a sfidar Dio. 
"Ruolo non mio!" 
a lui Gesù rispose. 
Mostrò allor le mondane cose, 
dopo il salto
sul monte alto,
e gliele offrì da seduttore, 
se del mondo imperatore
egli lo considerava
e, prostrato, l'adorava. 
Gesù disse:
"quel ruolo apparteneva a Dio". 
Ma il Satana in oblio
non volle sua sconfitta,
per pregiudizio invitta, 
e sarebbe a lui tornato... 
per nuovo pugilato.

Fra' Domenico Spatola 

Commento di fra' Domenico Spatola al Vangelo della prima domenica di Quaresima: Matteo 4, 1-11

1
 Allora Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto per esser tentato dal diavolo. 2 E dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, ebbe fame. 3 Il tentatore allora gli si accostò e gli disse: «Se sei Figlio di Dio, di' che questi sassi diventino pane». 4 Ma egli rispose: «Sta scritto:
Non di solo pane vivrà l'uomo,
ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio».
5 Allora il diavolo lo condusse con sé nella città santa, lo depose sul pinnacolo del tempio 6 e gli disse: «Se sei Figlio di Dio, gettati giù, poiché sta scritto:
Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo,
ed essi ti sorreggeranno con le loro mani,
perché non abbia a urtare contro un sasso il tuo piede».
7 Gesù gli rispose: «Sta scritto anche:
Non tentare il Signore Dio tuo».
8 Di nuovo il diavolo lo condusse con sé sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo con la loro gloria e gli disse: 9 «Tutte queste cose io ti darò, se, prostrandoti, mi adorerai». 10 Ma Gesù gli rispose: «Vattene, satana! Sta scritto:
Adora il Signore Dio tuo e a lui solo rendi culto».

11 Allora il diavolo lo lasciò ed ecco angeli gli si accostarono e lo servivano.
Satana aveva mal sopportato la dichiarazione del Padre al battesimo del Figlio, investendolo da "Servo Sofferente", che avrebbe dato la vita sulla croce. Lo Spirito Santo lo condusse  nel deserto perché il seduttore lo tentasse, per il digiuno di quaranta giorni, con un messianismo trionfale. Non era di tutti potere "trasformare le pietre in pane". A lui Gesù ribatté che "il vero pane che sfama è la  Parola che esce dalla bocca di Dio". Superata la prova, il tentatore spinse Gesù perché desse spettacolarità, sul punto più alto del tempio. Gettandosi da lì sarebbe planato dolcemente e illeso sulla valle del Cedron perché gli Angeli lo avrebbero protetto. "Non tentare il Signore, Dio tuo!", fu la risposta per allontanarlo. La terza prova si svolse sul monte altissimo. Gli chiedeva il Satana prostrazione da essere adorato. Quel gesto bastava per conferire a Gesù tutti i regni della Terra, con lusinghe da mentitore. A lui Gesù rispose che "solo Dio va adorato!". Sconfitto, il Satana andò via ma per tornare nella vita di Gesù, in future occasioni, per tentarlo anche quando sarà sulla croce, perché si sottraesse alla missione che il Padre gli aveva tracciato.

Fra' Domenico Spatola


venerdì 13 febbraio 2026

Fra' Domenico Spatola: Ricompensa sarà l'amore

 



Di Mosè la Legge, 
Gesù, il vangelo tuo corregge. 
Non venisti per abolire
ma per fare udire
tuo nuovo insegnamento
che dell'amore fosse compimento. 
Ascia e coltello
non usar col tuo fratello. 
Ti orienti come face
costruir ogni dì la pace. 
Il tuo occhio sia puro nel guardare, 
e ti saprà ricompensare 
Dio che vede il cuore, 
e la ricompensa sua sarà l'amore.

Di Domenico Spatola

Commento di fra Domenico Spatola al Vangelo della sesta domenica del tempo ordinario (anno A): Matteo 5, 17-37

17
 Non pensate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non son venuto per abolire, ma per dare compimento. 18 In verità vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà neppure un iota o un segno dalla legge, senza che tutto sia compiuto. 19 Chi dunque trasgredirà uno solo di questi precetti, anche minimi, e insegnerà agli uomini a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà agli uomini, sarà considerato grande nel regno dei cieli.
20 Poiché io vi dico: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli.
21 Avete inteso che fu detto agli antichi: Non uccidere; chi avrà ucciso sarà sottoposto a giudizio. 22 Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello, sarà sottoposto a giudizio. Chi poi dice al fratello: stupido, sarà sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: pazzo, sarà sottoposto al fuoco della Geenna.
23 Se dunque presenti la tua offerta sull'altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, 24 lascia lì il tuo dono davanti all'altare e va' prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna ad offrire il tuo dono.
25 Mettiti presto d'accordo con il tuo avversario mentre sei per via con lui, perché l'avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia e tu venga gettato in prigione. 26 In verità ti dico: non uscirai di là finché tu non abbia pagato fino all'ultimo spicciolo!
27 Avete inteso che fu detto: Non commettere adulterio; 28 ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore.
29 Se il tuo occhio destro ti è occasione di scandalo, cavalo e gettalo via da te: conviene che perisca uno dei tuoi membri, piuttosto che tutto il tuo corpo venga gettato nella Geenna. 30 E se la tua mano destra ti è occasione di scandalo, tagliala e gettala via da te: conviene che perisca uno dei tuoi membri, piuttosto che tutto il tuo corpo vada a finire nella Geenna.
31 Fu pure detto: Chi ripudia la propria moglie, le dia l'atto di ripudio; 32 ma io vi dico: chiunque ripudia sua moglie, eccetto il caso di concubinato, la espone all'adulterio e chiunque sposa una ripudiata, commette adulterio.
33 Avete anche inteso che fu detto agli antichi: Non spergiurare, ma adempi con il Signore i tuoi giuramenti; 34 ma io vi dico: non giurate affatto: né per il cielo, perché è il trono di Dio; 35 né per la terra, perché è lo sgabello per i suoi piedi; né per Gerusalemme, perché è la città del gran re. 36 Non giurare neppure per la tua testa, perché non hai il potere di rendere bianco o nero un solo capello. 37 Sia invece il vostro parlare sì, sì; no, no; il di più viene dal maligno.

Le "beatitudini" non furono gradite, né dal popolo né dagli stessi discepoli. Sognavano il regno di Israele dominando i pagani e impadronendosi delle loro ricchezze. Gesù affermò che le Beatitudini avevano radici nelle Scritture (Legge e Profeti). Egli non aboliva ma inaugurava il Regno, col quale Dio governa non emanando leggi ma comunicando il suo Spirito. Pretese perciò dai discepoli una "giustizia" superiore a quella formale di Scribi e Farisei. Sostituì le tradizioni passate con sue proposte: "Avete inteso che fu detto... Ma io vi dico". La formula risuonò sei volte, offrendo preziosi consigli per il quotidiano di ogni sua Comunità, disinnescando tensioni e rabbia perché non si trasformino in insulti fino ad escludere i fratelli dalla propria vita. Altrimenti si finisce nella Geenna, tipologia di ogni totale fallimento.
Nuovo il rapporto con Dio da non anteporre alla relazione col fratello e l'offerta a lui, solo dopo essersi riappacificati.
Affrontò inoltre il caso dell'adulterio nella dignità della donna sposata che fa parte della creazione e non è da considerare un oggetto di  impossesso. Suggerisce anche rimedi e prevenzione per non cadere nelle ambizioni e nel potere. La sincerità diventi abituale, senza ricorrere alla pratica del giuramento, perché il di più viene dal maligno.

Fra' Domenico Spatola

sabato 7 febbraio 2026

Fra Domenico Spatola. Dicesti, Gesù: "Voi siete il sale..."





Gesù, facesti omaggio  
ai tuoi del tuo messaggio:
"Della Terra siete il sale, 
ma, se perde sapor, non vale, 
e viene  calpestato, 
perché suo scopo ha rinnegato". 
Aggiungesti: "Luce sul poggio, 
e non sotto il moggio, 
o qual città sul monte
da chi le sta di fronte
sarà ammirata. 
Perché la luce in alto collocata
splenderà in casa
e da voi sarà evasa,
con vostra vita
che al Padre
darà gloria infinita".

Di Domenico Spatola

Commento di fra Domenico Spatola al Vangelo della quinta domenica del tempo ordinario (anno A): Matteo 5, 13-16

13
 Voi siete il sale della terra; ma se il sale perdesse il sapore, con che cosa lo si potrà render salato? A null'altro serve che ad essere gettato via e calpestato dagli uomini.
14 Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città collocata sopra un monte, 15 né si accende una lucerna per metterla sotto il moggio, ma sopra il lucerniere perché faccia luce a tutti quelli che sono nella casa. 16 Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli.

Le "Beatitudini", dettate dal monte costituivano la Nuova Legge. Alla stregua di un atto testamentario, Gesù volle che a garantirne la immortalità fossero i discepoli. Li chiamò "sale della Terra" e per responsabilizzarli, ipotizzò che "il sale perda il sapore". Chiese loro: "A che servirà?". Le strade sterrate della Galilea, con la pioggia diventavano pantani intransitabili. Il sale scipito vi si gettava per prosciugarli ed essere calpestati dalla gente. Con altra immagine, inoltre prospettava la missione dei discepoli: "Voi siete la luce del mondo". Li invitava a risplendere, come "la città costruita sul monte o la lampada accesa sul candelabro, posta sopra il moggio". 
Le "Beatitudini" sono proposte per tradurle in opere buone, a somiglianza di quelle del Padre del cielo.

Fra' Domenico Spatola