venerdì 17 gennaio 2020

Fra' Domenico Spatola: Agnello che toglie il peccato

Vide il Battista che Gesù a lui veniva,
e di additarlo a tutti non finiva:
"essere l'Agnello,
quello
che del mondo toglie il peccato!"
Insisteva, non rassegnato,
che "Gesù era Colui
che esisteva prima di lui".
Aggiungeva:
"Io non lo conoscevo
ma a battezzar venuto ero
perché conosciuto
fosse da Israele"
Testimoniava cosi col miele
in bocca
come chi versa acqua dalla brocca:
"Lo Spirito - dicea - su lui ho visto scendere,
come Colomba da nido suo dipendere.
Su lui si posava
e messaggio diramava
la Voce di chi inviato m'avea a battezzare:
'Colui su cui lo Spirito vedrai restare
battezza con acqua non soltanto
ma con la potenza di Spirito Santo'.
E io che ho visto
attesto che egli è il Cristo,
il Figlio di Dio,
cioè il Signor mio!"

Fra' Domenico Spatola
Dipinto di Antonello da Messina

Commento di fra' Domenico Spatola Vangelo della Seconda Domenica del Tempo Ordinario (anno A): Giovanni 1, 29-34

29 Il giorno seguente, Giovanni vide Gesù che veniva verso di lui e disse: «Ecco l'Agnello di Dio, che toglie il peccato del mondo! 30 Questi è colui del quale dicevo: "Dopo di me viene un uomo che mi ha preceduto, perché egli era prima di me". 31 Io non lo conoscevo; ma appunto perché egli sia manifestato a Israele, io sono venuto a battezzare in acqua». 32 Giovanni rese testimonianza, dicendo: «Ho visto lo Spirito scendere dal cielo come una colomba e fermarsi su di lui. 33 Io non lo conoscevo, ma colui che mi ha mandato a battezzare in acqua, mi ha detto: "Colui sul quale vedrai lo Spirito scendere e fermarsi, è quello che battezza con lo Spirito Santo". 34 E io ho veduto e ho attestato che questi è il Figlio di Dio».

L'evangelista Giovanni racconta la "prima settimana" di Gesù, dopo il battesimo nel Giordano. La ritma in parallelo a quella primordiale della Creazione. L'intento è teologico: è in Cristo la nuova Creazione. Nel settimo giorno, viene annunciata la "Nuova Allenza", a Cana alle Nozze col "miglior vino", a prefigurazione del sangue con cui, dalla croce, il Cristo avrebbe sancito il Patto.
È del "secondo giorno" l'attestazione del Battista che, nel vedere Gesù venire a lui,  riconobbe "l'uomo" da manifestare a Israele. Quando però vide "scendere e rimanere su di lui lo Spirito", confessò Gesù "il Figlio di Dio, venuto a battezzare nello Spirito Santo". Ridimensionava in tal modo il battesimo da lui servito "con acqua", dichiarandolo "non in grado" di competere con quello "in Spirito Santo" che avrebbe operato Gesù. Aveva infatti intravisto in lui "l'Agnello venuto a sradicare il peccato del mondo". Era l'abisso tra Dio e l'uomo creato dall'ideologia religiosa. Con l'agnello evocato, il Battista si riferiva alla "prima" delle Pasque ebraiche quando Israele era in procinto di lasciare la schiavitù egiziana per intraprendere il cammino verso la Terra promessa. La carne dell'agnello era servita a nutrire per il viaggio, mentre il sangue a proteggere dalla morte inflitta dallo "Sterminatore". Il Quarto Vangelo, attento ai temi esodiali, li vede attuati in pienezza nella mistica sponsale di ogni Eucaristia, dove Cristo alla Chiesa "Sposa" porta in dote il dono dello Spirito.

Fra' Domenico Spatola 
Nella foto: particolare dipinto di Caravaggio 

venerdì 10 gennaio 2020

Fra' Domenico Spatola: Il battesimo di Gesù

Veniva da lontano,
dalla Galilea al Giordano,
per far lavare i panni
al  mitico Giovanni.
Gesù non avea peccato,
ma per il nostro reato
era lì con tutti quanti,
aspettando di far santi
anche noi.
Quando poi
venne il suo momento,
il Battista ne fu scontento:
"Sono io - egli dicea -
che il Messia dovea
battezzare, e tu vieni a me?"
Ma a quel "perché?"
Gesù rispose:
"Non altre chiose
consento a te di dire,
dobbiamo noi ubbidire
e, senza la mestizia
adempìre ogni giustizia".
Giovanni allor s'arrese,
vide e poi comprese,
che il rito suo dell'acqua
non sciacqua
Gesù, ma apre il suo cielo
e lo squarcia come velo,
mentre lo Spirito a colomba
scende su lui e rimbomba
la paterna voce
che addita già Cristo in croce:
"Questi è il Figlio mio,
- diceva il Padre Dio-
colui che io amo
e di lui la carezza bramo!"

Fra' Domenico Spatola
Nella foto: Battesimo di Gesù (Tintoretto)

Commento di fra Domenico Spatola al Vangelo del Battesimo di Gesù: Matteo 3, 13-17

Allora Gesù dalla Galilea venne al Giordano da Giovanni, per farsi battezzare da lui. 14Giovanni però voleva impedirglielo, dicendo: «Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?». 15Ma Gesù gli rispose: «Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia». Allora egli lo lasciò fare. 16Appena battezzato, Gesù uscì dall'acqua: ed ecco, si aprirono per lui i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio discendere come una colomba e venire sopra di lui. 17Ed ecco una voce dal cielo che diceva: «Questi è il Figlio mio, l'amato: in lui ho posto il mio compiacimento».

Dalle rive del Giordano,  Giovanni, predicando "conversione",  faceva proseliti col rito del "battesimo d'acqua". Il "suo" era l'alternativa offerta ai pellegrini del tempio di Gerusalemme dove il perdono divino richiedeva costosi riti di purificazione. Da Nazareth di Galilea, Gesù salì in Giudea, fino al Giordano. Nella ressa di quanti attendevano il turno per farsi battezzare, fu notato dal Battista, che provò a bloccarne l'intento. Quel rito in cui si denunciava "morte al peccato", non poteva riguardare il Messia. Ma l'insistenza di Gesù ad essere da lui battezzato, sconvolse Giovanni, per cui quella scelta significava il fallimento dell'attesa millenaria d'Israele e del suo messaggio. Aveva predicato un Messia "implacabile giustiziere dei peccatori", e ora se lo trovava difronte, in mezzo ad essi, a professare altra condivisione e con l'uomo peccatore, in deliberata scelta di stessa sorte mortale. A battesimo avvenuto, però si manifestò anche ai suoi occhi la "Gloria" di Dio: il cielo  si squarciò irrimediabilmente, perché non ci fossero più veli tra Dio e l'uomo, e lo Spirito, da colomba fedele al nido, si posò su Gesù, come habitat di predilezione. Era l'investitura regale, inedita e insperata, del Messia che rinnovava in sé tutta la creazione. La voce del Padre indicò del Figlio la missione "dell'amato" e "del compiacimento". Il proclama indicava  del percorso la modalità dolorosa e del sacrificio, come quello di Isacco ( "l'amato" di Abramo) e del "Servo Sofferente", additato da Isaia in "Colui di cui Dio si compiace".

Fra' Domenico Spatola
Nella foto: Battesimo di Gesù (Leonardo da Vinci)

domenica 5 gennaio 2020

Fra' Domenico Spatola: Il suo nome è Epifania

La Befana di famiglia,
a chi assomiglia?
Il suo tratto
è ritratto
della vecchia,
che si specchia
nel passato,
dove tutto è consumato:
le sue scarpe, i suoi denti,
e i capelli ai quattro venti,
il bitorsolo sul naso
e la lente che non a caso  
sbircia tutti da lontano.
Vuol infatti dare una mano
per il grande suo buon cuore
e far sentirne il calore
a chi compie tanto bene.
Le promesse ella mantiene
a coloro che son buoni,
e non calze con carboni
ma felicità nella sua sporta
che sulla scopa essa a noi porta.
Sua missione è ricordare
che "tutto l'anno s'ha d'amare!".
Tal messaggio sempre vale,
non soltanto a Natale.
Nel tagliar poi la corda
a tutti quanti essa ricorda
il suo nome "Epifania"
che tutte le feste porta via.

Fra' Domenico Spatola

venerdì 3 gennaio 2020

Fra' Domenico Spatola: I Magi a Betlemme

I Magi dell'Oriente
rappresentano la gente
che gode stessa sorte
toccata a chi da morte
è stato liberato.
Il Bimbo adorato
è re, uomo e Dio
venuto per chi in oblio
l'avesse relegato.
La stella che ha guidato
fino Betlemme
s'era a Gerusalemme
spenta,
perciò più lenta
fu  ricerca,
ma la Parola del profeta
indicò infin la meta.
Andarono felici
della Stella amici
e giunti dal Bambino
conclusero il cammino.
Alla vista di Gesù
gioirono di più
e seppero da Madre
che Dio era il padre:
così prostrati a loro
offrirono il tesoro
in oro, mirra e incenso
lor compenso
dell'ardente cuore,
toccato dall'amore.

Fra' Domenico Spatola
Nella foto: Adorazione dei Magi (Rubens)

Commento di fra Domenico Spatola al Vangelo della Epifania del Signore: Matteo 2, 1-12

Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme 2e dicevano: «Dov'è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo». 3All'udire questo, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. 4Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, si informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Cristo. 5Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta:
6E tu, Betlemme, terra di Giuda,
non sei davvero l'ultima delle città principali di Giuda:
da te infatti uscirà un capo
che sarà il pastore del mio popolo, Israele».
7Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire da loro con esattezza il tempo in cui era apparsa la stella 8e li inviò a Betlemme dicendo: «Andate e informatevi accuratamente sul bambino e, quando l'avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch'io venga ad adorarlo».
9Udito il re, essi partirono. Ed ecco, la stella, che avevano visto spuntare, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. 10Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima. 11Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. 12Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un'altra strada fecero ritorno al loro paese.

Matteo scrive il Vangelo per Ebrei convertiti al Cristianesimo. Motivo conduttore è il confronto serrato tra Gesù e Mosè, per evidenziare la superiorità del primo, che attua le profezie dell'Antico Testamento e porta la salvezza a tutti i popoli della Terra. I Magi ne sono i rappresentanti. Al seguito della profetica Stella,  inseguono ideali di pienezza. Il percorso è lungo perché ostacolato da ideologie di potere. Gerusalemme e il suo re li depistano, mentre i sacerdoti e gli scribi, conoscitori delle Scritture, all'unanimità li orientano verso Betlemme, la città di Davide, e futuro luogo della nascita del re Messia. Così si era pronunciato Michea, il profeta della Natività. Tuttavia i Magi ebbero fortuna, furono infatti favoriti (suo malgrado) da Erode che, con ambigua disponibilità, chiese la loro collaborazione a cercare il Bambino e avvisare lui, non per venirlo ad adorare, come falsamente diceva, ma per  scopi omicidi. In filigrana l'evangelista intravvede la strage degli Ebrei in Egitto, ad opera del faraone, al tempo di Mosè. Ripreso il cammino, per la loro grande gioia, la stella tornò a splendere ai Magi e, al termine del prodigioso cammino, a Betlemme nella "casa" trovarono il Bambino. Ne riconobbero la regalità offrendogli l'oro. Ne adorarono la divinità con l'incenso, e celebrarono le sue nozze con l'Umanità, offrendogli la mirra. Maria, la Madre, mostrando il Bambino diventò icona della Chiesa che professa permanente vocazione universale, per la salvezza di tutte le Genti.

Fra' Domenico Spatola
Nella foto: Adorazione dei Magi (Raffaello)

giovedì 2 gennaio 2020

Fra' Domenico Spatola: Gentile fai ingresso in mezzo ai tuoi

In principio,
la Sapienza eterna
a noi squaderna
Amore in sua Parola,
facendo scuola
d'esistente
in opera divina e onnipotente.
Fornace viva,
vista mia retriva
in Te contempla a intellezione,
seppure in confusione,
Vita e Verità in luce
a diradar tenebre che mente mia produce.
Gentile fai ingresso
in mezzo ai tuoi,
di nostra carne prendi fardello
e a noi in cambio dai divin mantello,
abiti nostre tende
ove umanità s'arrende
ai prodighi consigli
perché ci vuoi tuoi figli.
Di ricchezza
fai a noi pienezza
di grazia che corregge
di Mosè severa Legge,
e non da servi
ma da amici noi conservi.
Niuno visto ha mai Iddio
rischiandosi del volto suo l'oblio,
se il Figlio, da suo seno,
a noi pieno
svelato non l'avesse
in sue fattezze stesse.

Fra' Domenico Spatola

Commento di fra' Domenico Spatola al Vangelo della Seconda Domenica dopo Natale: Giovanni 1, 1-18

1 In principio era il Verbo, il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio.
2 Egli era in principio presso Dio: 3 tutto è stato fatto per mezzo di lui, e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste. 4 In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; 5 la luce splende nelle tenebre, ma le tenebre non l'hanno accolta. 6 Venne un uomo mandato da Dio e il suo nome era Giovanni. 7 Egli venne come testimone per rendere testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. 8 Egli non era la luce, ma doveva render testimonianza alla luce. 9 Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo.
10 Egli era nel mondo, e il mondo fu fatto per mezzo di lui, eppure il mondo non lo riconobbe.
11 Venne fra la sua gente, ma i suoi non l'hanno accolto.
12 A quanti però l'hanno accolto, ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, 13 i quali non da sangue, né da volere di carne, né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati. 14 E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi vedemmo la sua gloria,
gloria come di unigenito dal Padre, pieno di grazia e di verità. 15 Giovanni gli rende testimonianza
e grida: «Ecco l'uomo di cui io dissi: Colui che viene dopo di me mi è passato avanti, perché era prima di me». 16 Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto e grazia su grazia.
17 Perché la legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo.
18 Dio nessuno l'ha mai visto: proprio il Figlio unigenito, che è nel seno del Padre, lui lo ha rivelato.

Il Prologo del Quarto Vangelo anticipa le tematiche trattate nel prosieguo. Di fondamentale importanza sono le correzioni apportate alle visioni su Dio, incomplete o distorte del Vecchio Testamento, o di qualunque altra religione.  Nell'incipit un primo correttivo: la Creazione nella Genesi si apriva con: "In principio Dio creò il cielo e la terra...", mentre nel Prologo si afferma che "in principio c'era il Progetto (Logos)" con connotazioni divine ben precise. Il "Logos", dirimpetto a Dio (pròs ton Theòn) e suo "specchio" (Gesù dirà: chi vede me, vede il Padre). Ne si esplicita l'identità: vita che illumina di ogni uomo le scelte di libertà, senza essere più condizionate dalla Legge mosaica, che si arrogava il diritto di essere "luce". Il "Progetto" è creativo: tutto è opera sua e, senza di lui, nulla esiste. Il mondo, sua creatura, oppone tuttavia un rifiuto all'accoglienza,  ma, per l'Evangelista, le tenebre si diradano quando splende la luce. Centrale è il "Logos, che si fa carne". Assumendo dell'uomo la condizione mortale, Egli condivide la tenda dell' esodiale cammino verso la libertà. Presagi di lettura squisitamente pasquale dell'intero racconto. Ma il confronto con Mosè si fa diretto, perché, non chi osserva la Legge, ma chi accoglie il Figlio riceve il potere di diventare figlio di Dio. Ma l'epico confronto tra Grazia e Legge, è stravolgente nel finale:
"Dio non lo ha visto mai nessuno ma solo il Figlio, che è nel seno del Padre, lo ha potuto rivelare". Si impone perciò una rivisitazione dei pregiudizi su Dio, formulati prima di lui.

Fra' Domenico Spatola

martedì 31 dicembre 2019

Fra' Domenico Spatola: Gli amici di Gesù

Andarono i pastori
per offrire lor favori
al Salvatore nato,
sulla greppia adagiato.
Narrarono a Maria
che non era fantasia
il dir d'angeli veri,
ch'eran sinceri,
a  raccontar "divino"
quel Bambino.
Venuti veloci,
i primi e precoci
ad evangelizzare
e a meravigliare
Maria e il suo Giuseppe,
che sol da loro seppe
l'angelico messaggio
del comune salvataggio.
Finita la preghiera,
prima di sera,
tornarono felici,
e di Gesù amici.
All'ottavo giorno
si fece turba intorno
per la circoncisione,
secondo tradizione,
ma per il nome del bambino
fu il voler divino,
a sorprendere i più,
chiamandolo "Gesù".

Fra' Domenico Spatola

Commento di fra' Domenico Spatola al Vangelo dell'Ottava del Natale: Luca 2, 16-21

Andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia. 17E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro. 18Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori. 19Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore. 20I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com'era stato detto loro.
Circoncisione di Gesù e presentazione al tempio
21Quando furono compiuti gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall'angelo prima che fosse concepito nel grembo.

L'urgenza nei pastori ad accorrere da Gesù, fu invogliata dagli Angeli affinché riconoscessero in lui  il Salvatore "adagiato nella mangiatoia", come la culla usata dai loro neonati. Da "primi" evangelizzatori, sorpresero Giuseppe e Maria "la quale custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore". Nel ritorno alle greggi, il loro ruolo fu dall'evangelista assimilato a quello degli Angeli annuncianti, anch'essi "glorificavano e lodavano Dio". Era il paradosso del Natale!
All'ottavo giorno dalla nascita,  ogni bimbo ebreo andava  "circonciso nella carne". Il "segno" della appartenenza a Israele, era fondamentale per gli Ebrei, ma il rito verrà successivamente osteggiato dall'apostolo Paolo, perché ritenuto "antitetico" alla fede in Cristo. 
Segnò definitiva apertura ai Pagani, che, per aderire al Vangelo, non sarebbero stati costretti dal "segno" di Abramo e obbligati dalla Legge di Mosè. Necessaria per lui la "sola" fede in Cristo, Crocifisso e Risorto, mentre funzionale alla liturgia della "Maternità divina di Maria Vergine" è la professione di Paolo su Cristo: "nato da donna, nato sotto la Legge, per riscattare quelli che erano sotto la Legge,  perché ricevessimo  l'adozione a figli". Provvisoria è dunque l'obbedienza alla Legge e strategica alla Croce, da dove il Risorto consegnerà lo Spirito che abbatte "il muro di separazione" così che "non Giudeo né Greco, ma ci sia una creatura nuova".

Fra' Domenico Spatola

sabato 28 dicembre 2019

Fra' Domenico Spatola: Rachele i figli brama

I Magi eran partiti,
quando novelle liti
minacciavano il Bambino.
Urgente era il divino
intervento in sogno,
per nuovo  bisogno
di partire:
"Erode lo vuole far morire!"
Giuseppe, con Bimbo e Sposa,
non proferì chiosa,
e, obbedendo al Signore,
senza perder ore
andò dritto,
rifugiandosi in Egitto
nel buio della notte,
e stette lì fin alla morte
del tiranno,
e, scongiurò il danno,
avverando profezia:
"Da egiziana prigionia
ho richiamato il figlio".
Ma presto il periglio,
quando Erode,
(e ancor si rode!)
comprese che non poco
a lui i Magi fecero il gioco.
Allora s'infuriò
e morte decretò
di bimbi da due anni in giù,
volea così uccidere Gesù.
S'avverava di Geremia
la dolorosa profezia:
"Un grido udito in Rama:
Rachele i figli brama,
ma essi non son più:
deportati fin laggiù!"

Fra' Domenico Spatola
Nella foto: Strage degli innocenti (Rubens)

Commento di fra' Domenico Spatola al Vangelo della "Santa Famiglia": Matteo 2, 13-15.19-23


13 Essi erano appena partiti, quando un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: «Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e fuggi in Egitto, e resta là finché non ti avvertirò, perché Erode sta cercando il bambino per ucciderlo».
14 Giuseppe, destatosi, prese con sé il bambino e sua madre nella notte e fuggì in Egitto, 15 dove rimase fino alla morte di Erode, perché si adempisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta:
Dall'Egitto ho chiamato il mio figlio.
19 Morto Erode, un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe in Egitto 20 e gli disse: «Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e va' nel paese d'Israele; perché sono morti coloro che insidiavano la vita del bambino». 21 Egli, alzatosi, prese con sé il bambino e sua madre, ed entrò nel paese d'Israele. 22 Avendo però saputo che era re della Giudea Archelào al posto di suo padre Erode, ebbe paura di andarvi. Avvertito poi in sogno, si ritirò nelle regioni della Galilea 23 e, appena giunto, andò ad abitare in una città chiamata Nazaret, perché si adempisse ciò che era stato detto dai profeti: «Sarà chiamato Nazareno».

Gabbarono Erode i Magi. Un angelo li aveva diffidati di ripassare da lui. Le sue lusinghe nascondevano intenti omicidi: fare fuori il presunto rivale. Anche Giuseppe, per stessa ragione, fu allertato per fuggire in Egitto, ormai terra ospitale. La tirannia era altrove. Alla morte di Erode, "dall'Egitto il Signore richiamerà il figlio", aveva vaticinato Osea. Nuovo esodo dunque riproposto alla santa Famiglia verso la terra d'Israele, che però osteggierà Gesù fino a volerne la morte. La Giudea non poteva essere la meta, come inizialmente nelle intenzioni di Giuseppe, perché Archelao, il tetrarca succeduto al padre, era peggiore di lui. Inevitabile la scelta di vivere nella Galilea, e a Nazareth che consentirà al Figlio -come vaticinato- il titolo di "Nazareno", allusivo al "virgulto di Iesse", antenato di Davide, e alla missione di Messia "il consacrato".

Fra' Domenico Spatola
Nella foto: La fuga in Egitto - Giotto

lunedì 23 dicembre 2019

Fra' Domenico Spatola: I pastori di Betlemme

Augusto imperatore
e Quirinio gran signore
favorirono l'evento
con il primo censimento.
Tutti andavano alla fonte
delle patriarcali impronte
di antenati e di penati
per venire registrati.
Anche Giuseppe e Maria,
di Betlemme sulla via
compirono l 'evento
che si ricorda a monumento.
Maturarono nel frangente
i dì della partoriente
che, nato il suo Bambino,
lo avvolse in panno fino,
e lo depose nella greppia
odorante non di seppia
ma di puro e fresco fieno.
Là vicino c'era il pieno
di pastori e pecorelle,
sotto un ciel pieno di stelle.
Del Signore l'Angioletto,
con suo fare circospetto,
disse agli uomini in paura:
"Oggi per voi è l'avventura:
nato infatti è il Salvatore
che per noi è Cristo Signore.
Lo cercherete a Betlemme,
se con gambe a voi non flemme,
nella greppia lo troverete".
Con soavi nenie liete
altri angeli, a ronda,
a lui fecero da sponda,
cantando a Dio la "gloria",
vero Amico della Storia.
Avvolti dalla luce
che al Bimbo noi conduce,
trovarono, a fin cammino,
Madre e Figlio suo divino.
Tornarono felici
ché del Bimbo erano amici.

Fra' Domenico Spatola
Nella foto: Natività di Carlo Maratta

Commento di fra' Domenico Spatola al Vangelo del Natale: Luca 2, 1ss

1 In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. 2 Questo primo censimento fu fatto quando era governatore della Siria Quirinio. 3 Andavano tutti a farsi registrare, ciascuno nella sua città. 4 Anche Giuseppe, che era della casa e della famiglia di Davide, dalla città di Nazaret e dalla Galilea salì in Giudea alla città di Davide, chiamata Betlemme, 5 per farsi registrare insieme con Maria sua sposa, che era incinta. 6 Ora, mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. 7 Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, perché non c'era posto per loro nell'albergo.
8 C'erano in quella regione alcuni pastori che vegliavano di notte facendo la guardia al loro gregge. 9 Un angelo del Signore si presentò davanti a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande spavento, 10 ma l'angelo disse loro: «Non temete, ecco vi annunzio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: 11 oggi vi è nato nella città di Davide un salvatore, che è il Cristo Signore. 12 Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia». 13 E subito apparve con l'angelo una moltitudine dell'esercito celeste che lodava Dio e diceva:
14 «Gloria a Dio nel più alto dei cieli
e pace in terra agli uomini che egli ama».
15 Appena gli angeli si furono allontanati per tornare al cielo, i pastori dicevano fra loro: «Andiamo fino a Betlemme, vediamo questo avvenimento che il Signore ci ha fatto conoscere». 16 Andarono dunque senz'indugio e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, che giaceva nella mangiatoia. 17 E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro. 18 Tutti quelli che udirono, si stupirono delle cose che i pastori dicevano. 19 Maria, da parte sua, serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore.
20 I pastori poi se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com'era stato detto loro.

Le componenti storico-geografiche, per storicizzare l'evento ci sono tutte. 
Da consumato narratore, l'evangelista Luca incastona la nascita di Gesù,  nella cornice della Storia universale, a orientare alla natura dell'accadimento. Il  censimento è pretesto per  eliminare obiezioni che si tratti di una "favola", e il contesto piega da subito verso altri spessori, più umili e congeniali alle scelte del Dio Bambino. Il mondo è quello di povertà dei diseredati di ogni tempo, espresso dai pastori che vegliavano quella notte le greggi. Il cielo luccicava  di stelle, e qualcosa nell'empireo si muoveva verso di loro: un Angelo del Signore, tutto per loro,  basiti da paura.  Inedito il messaggio di gioia: "È nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore". Temevano l'avvento del Messia, minacciato loro, perché permanentemente impuri. E invece la novità li commuove. Il Bimbo nato a Betlemme è come i loro neonati, giacenti nella mangiatoia: lì lo troveranno. La "luce divina li avvolge" nell'abbraccio loro mancato. All'annunziante fa eco il coro con il canto di "gloria" a Dio "filantropo" perché  innamorato della umanità.  Vanno in fretta a verificare, e annunciando a Maria il contesto che essa conserverà,  meditandolo nel cuore, per noi. Tornarono alla ferialità, e da apostoli cantarono il Vangelo,  il primo e con calore.

Fra' Domenico Spatola
Nella foto: Natività di Julio Padrino