martedì 9 luglio 2019

Fra' Domenico Spatola: "Fai anche tu a imitazione!"

Uno scriba, a tentazione,
chiese a Gesù assicurazione
"per aver la vita eterna".
Gli rispose: "Della Legge qual interna
Scrittura la sorregge?
Cosa ognun legge?"
Lo scriba a lui rispose:
"Ama Dio con le tue cose:
con il cuore e con la mente
e la forza più ingente.
E, a suo secondo messo,
ama il prossimo come te stesso".
La risposta parve saggia
a Gesù che Scriba omaggia:
"Fai questo per la vita
e così l'avrai infinita".
Ma il tale non s'arrese
e il messaggio non comprese:
"Chi è il vicino
da amar fin dal mattino?"  
All'affanno suo curioso
il racconto fu prodigioso:
"Un uomo da Gerusalemme,
lemme lemme,
scendeva a Gerico e, per  strada,
s'imbattè nei briganti di contrada,
che lo derubarono,
e tutto lo lasciarono
quasi morto.
A corto,
un sacerdote per stessa via,
lo vide e ("così sia!")
passò oltre.
Anche un levita inoltre
non gli diè attenzione,
dritto per la sua destinazione.
Unico il Samaritano
a lui diede una mano,
e, a compassione,
ne medicò ferite e infezione
versandovi olio e vino.
Ripreso poi il cammino
sulla cavalcatura,
lo portò ove cura
si prese di lui l'albergatore
che di due denari si fece creditore.
"Attento a lui - gli disse - fino al ritorno,
il resto te lo rifonderò tutto quel giorno".
Allo Scriba rivolto,
Gesù chiese: "Chi coinvolto
fu dei tre da apparir vicino?"
Gli rispose: "Chi del suo destino
ebbe compassione".
"Fallo anche tu -  gli disse - a imitazione!"

Fra' Domenico Spatola
Nella foto: Il buon samaritano. Dipinto di Fetti Domenico

Commento di fra' Domenico Spatola al Vangelo della XV domenica del Tempo Ordinario: Luca 10, 25-37


Ed ecco, un dottore della Legge si alzò per metterlo alla prova e chiese: «Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?». 26Gesù gli disse: «Che cosa sta scritto nella Legge? Come leggi?».27Costui rispose: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza econ tutta la tua mente, e il tuo prossimo come te stesso». 28Gli disse: «Hai risposto bene; fa' questo e vivrai».
29Ma quello, volendo giustificarsi, disse a Gesù: «E chi è mio prossimo?». 30Gesù riprese: «Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e cadde nelle mani dei briganti, che gli portarono via tutto, lo percossero a sangue e se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. 31Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e, quando lo vide, passò oltre. 32Anche un levita, giunto in quel luogo, vide e passò oltre. 33Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto, vide e ne ebbe compassione. 34Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi lo caricò sulla sua cavalcatura, lo portò in un albergo e si prese cura di lui. 35Il giorno seguente, tirò fuori due denari e li diede all'albergatore, dicendo: «Abbi cura di lui; ciò che spenderai in più, te lo pagherò al mio ritorno». 36Chi di questi tre ti sembra sia stato prossimo di colui che è caduto nelle mani dei briganti?». 37Quello rispose: «Chi ha avuto compassione di lui». Gesù gli disse: «Va' e anche tu fa' così».

Il dottore della Legge conosce i comandamenti  del rapporto con Dio,  ma ha perplessità su chi esercitare il secondo dettato dell'amore.
"Chi è il mio prossimo?".
Lo ha sempre identificato nel connazionale e mai tra coloro che ha ritenuto nemici d'Israele. Con la sua domanda offre a Gesù l'occasione di definire il "prossimo", col correttivo posto da Gesù  di "come farsi prossimo?". La parabola del "buon Samaritano" risponde al quesito.
Un uomo, scendendo da Gerusalemme a Gerico, si imbatte nei briganti che lo depredano lasciandolo a terra moribondo. In successione sullo stesso tragitto compaiono due personaggi, emblematici dell'istituzione religiosa: un sacerdote e un levita. Essi, tarpati da obblighi di purità sacrale, evitano il contagio del sangue che sarebbe ostativo all'esercizio nel tempio, e passano oltre. Un Samaritano sullo stesso tragitto, svincolato da obblighi di Legge, può soccorrere il malcapitato per la sola compassione. Disinfetta le sue ferite con olio e vino e continua l'opera di misericordia, caricandolo sulla cavalcatura per il vicino ostello, dove l'albergatore si prenderà cura di lui. Gli promette, oltre i due denari già versati, l'ulteriore  ricompensa al ritorno.
A racconto ultimato, Gesù capovolge la domanda del richiedente: "Chi è il mio prossimo?" e gli domanda:  "Chi si è fatto prossimo del povero sventurato?".
Il dottore della Legge comprende, e l'invito è consequenziale: "Va', e anche tu fai lo stesso! ".

Fra' Domenico Spatola
Nella foto: "Il buon Samaritano" di Vincent Van Gogh

venerdì 5 luglio 2019

Fra' Domenico Spatola: I nomi scritti in cielo

Nuova compagnia Gesù volle
di settantadue discepoli dalle zolle
varie e diverse,
perché notizie sue più terse,
annunziassero, andando "a due a due"
e recandosi nei villaggi con le sue
sagge raccomandazioni:
"La messe a provvigioni
è abbondante
mentre le mani a lavorar non sono tante.
Pregate dunque il padrone della messe
perché le stesse
siano numerose.
Andate né sian paurose
le vostre attese,
e in faccia ai lupi
non sian cupi
i vostri pensieri,
ma solo fieri
senza portar né borsa né bisaccia
né andare a caccia     
a temporeggiare
fermandovi per strada a salutare.
Entrando in ogni casa, prima dite:
'Pace' e a ognuno la servite.
Quando nelle città vi accoglieranno,
mangiate di ciò che vi prepareranno,
guarendo gli ammalati e, a chi l'ha in oblio,
direte: vicino è a voi il Regno di Dio".
Dalla missione tornarono contenti
i discepoli che, senza stenti,
avean domato demòni
producendo anche guarigioni
ma, col solito suo far, a lor rivolto
Gesù disse: "Sconvolto
è il cielo e di felicità al culmine
ho visto Satana cadere come fulmine
nella polvere,
e nuovo poter vi do da assolvere
sullo scorpione e sul serpente
che contro voi non  potranno fare niente.
Ma più che dei demòni sottomessi,
rallegratevi che scritti i vostri nomi stessi
son nel cielo.
Questo sia per voi il mio vangelo!"

Fra' Domenico Spatola

Commento di fra Domenico Spatola al Vangelo della XIV domenica del tempo ordinario (anno C): Luca 10, 1-12,17,20

Missione dei settantadue discepoli
1 Dopo questi fatti il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi. 2Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe!3Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; 4non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada. 5In qualunque casa entriate, prima dite: «Pace a questa casa!». 6Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi.7Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all'altra.8Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, 9guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: «È vicino a voi il regno di Dio». 10Ma quando entrerete in una città e non vi accoglieranno, uscite sulle sue piazze e dite:11«Anche la polvere della vostra città, che si è attaccata ai nostri piedi, noi la scuotiamo contro di voi; sappiate però che il regno di Dio è vicino». 12Io vi dico che, in quel giorno, Sòdoma sarà trattata meno duramente di quella città.
Ritorno dei discepoli
17I settantadue tornarono pieni di gioia, dicendo: «Signore, anche i demòni si sottomettono a noi nel tuo nome». 18Egli disse loro: «Vedevo Satana cadere dal cielo come una folgore. 19Ecco, io vi ho dato il potere di camminare sopra serpenti e scorpioni e sopra tutta la potenza del nemico: nulla potrà danneggiarvi. 20Non rallegratevi però perché i demòni si sottomettono a voi; rallegratevi piuttosto perché i vostri nomi sono scritti nei cieli».

Dalla Samaria nuovi discepoli seguivano Gesù. "Settantadue" i componenti, quanti erano ritenuti dal libro della Genesi (cap. X) i popoli della terra. A vocazione universalistica è dunque convocata questa nuova Comunità di seguaci, dal momento che quella dei "Dodici" aveva accusato fallimento per l'ideologia nazionalistica dell'Israele "dominatore dei popoli".
Gesù inviò, e stavolta a efficienza, i nuovi discepoli "a due a due" in ogni parte, previ  i suggerimenti di una testimonianza che non contraddicesse l'annuncio. L'equipaggiamento da indossare doveva avere i crismi dell'essenzialità ed contrari alle logiche del potere, dell'avere e del primeggiare, che costituiscono le leve delle ideologie del mondo. Per la sopravvivenza economica e alimentare dovevano  fidarsi della Provvidenza. Loro compito era "portare pace", favorendo la vita piena ad ogni persona. Abbattuti i divieti di entrare in qualunque casa,  dovevano rivolgersi ad ogni persona senza più i pregiudizi etnici e religiosi. I cibi non dovevano essere più parametrati sul dilemma del "puro o impuro". L'accoglienza sarebbe stata un benedizione per la casa ospitante, ma anche l'eventuale rifiuto non doveva causare rancore. Le indicazioni serviranno anche per i missionari del tempo di Luca e della Chiesa post-pasquale.
Al ritorno dalla missione, i discepoli erano pieni di gioia: "anche i démoni - dicevano - si sottomettevano alla nostra  parola". Avevano annunciato il Padre che, "buono verso tutti, fa sorgere il sole sui buoni e sui cattivi", e perciò nel suo cielo non c'era spazio per un dio "giudice" e per il suo "satana",  l'accusatore che additasse i peccatori da condannare. Gesù l'aveva visto precipitare dal cielo come folgore e perciò ne dichiarava la fine, mentre per la forza liberante del Vangelo,  "i vostri nomi sono scritti nel cielo".

Fra' Domenico Spatola
Nella foto: icona dei 72 discepoli

venerdì 28 giugno 2019

Fra' Domenico Spatola: Sequela di Gesù per il divin Regno

A compimento di sua elevazione,
Gesù  prese ferma decisione:
verso Gerusalemme mettersi in cammino
a consumare lì il proprio suo destino,
e come fa qualunque re
messi inviò davanti a sé.
Essi però a oltraggio
entrarono nel villaggio
di Samaria
a preparargli la via.
Gli abitanti offesi non li accolsero
e Giacomo e Giovanni a Gesù si volsero
a chiedere dal cielo che li consumi
il fuoco che in testa aveano con tanti fumi.
Il rimprovero del Maestro fu folgorante
e per altro villaggio s'incamminarono all'istante.
Mentre della contrada percorrevano la strada,
un tal gli disse: "Ovunque tu vada
io ti seguirò".
Non si turbò
Gesù, che gli rispose
con tal parole e altre chiose:
"Le volpi hanno tane
e gli uccelli dimor non vane,
ma al Figlio dell'uomo non resta
neppure ove posar la testa".
A un altro impose la sequela,
ma quegli altra vela:
"andar -diceva- prima a seppellire
chi generato l'avea senz'altre mire".
"Lascia -gli rispose- che i morti
vivano loro sorti,
tu invece fa' come ti dico io:
va' e annuncia il Regno di Dio!".
Un altro disse: "Ti seguirò, Signore,
ma lasciami congedare con onore".
Gesù a lui rispose:
"Per Dio urgon altre cose:
chiunque all'aratro sua mano metta
e poi al passato continua a dare retta
si comporta come un matto
perché al divin Regno non adatto!"

Fra' Domenico Spatola
Nella foto: Dipinto di Antonello da Messina

Commento di fra' Domenico Spatola al Vangelo della XIII domenica del Tempo Ordinario (anno C): Luca 9, 51-62b

Mentre stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato elevato in alto, egli prese la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme 52e mandò messaggeri davanti a sé. Questi si incamminarono ed entrarono in un villaggio di Samaritani per preparargli l'ingresso. 53Ma essi non vollero riceverlo, perché era chiaramente in cammino verso Gerusalemme. 54Quando videro ciò, i discepoli Giacomo e Giovanni dissero: «Signore, vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?». 55Si voltò e li rimproverò. 56E si misero in cammino verso un altro villaggio.
Come seguire Gesù
57Mentre camminavano per la strada, un tale gli disse: «Ti seguirò dovunque tu vada». 58E Gesù gli rispose: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell'uomo non ha dove posare il capo». 59A un altro disse: «Seguimi». E costui rispose: «Signore, permettimi di andare prima a seppellire mio padre». 60Gli replicò: «Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu invece va' e annuncia il regno di Dio». 61Un altro disse: «Ti seguirò, Signore; prima però lascia che io mi congedi da quelli di casa mia». 62Ma Gesù gli rispose: «Nessuno che mette mano all'aratro e poi si volge indietro è adatto per il regno di Dio».

Si avvicinavano i giorni del suo "esodo": la morte in croce e la "elevazione" al cielo ("rapimento" come per Elia). A tale scopo Gesù inizia "il viaggio" che Luca narra in dieci capitoli. La destinazione è Gerusalemme e il suo tempio, che verrà denunciato "covo di ladri!", ma la meta finale sarà il Monte degli Ulivi da dove il Cristo si eleverà in cielo.
Alcuni discepoli furono inviati per preparare i villaggi ad accogliere Gesù nel suo passaggio, ma il rifiuto dei Samaritani fu netto e provocato dagli stessi messaggeri, che presentavano "il figlio di Davide" alla conquista di Gerusalemme e a dominare i popoli. I "Boanerghes" ("figli del tuono") Giovanni e Giacomo pretendevano dal  Maestro che emulasse Elia il quale aveva fatto piovere dal cielo fuoco sugli idolatri. "Si voltò a rimproverarli".
In altro villaggio, Gesù  detterà le condizioni della di lui sequela. Chi vuol un futuro agiato, viene dissuaso dal Maestro, "nulla tenente" e che "non ha nemmeno dove posare il capo". Chi, invitato ("seguimi!"), obietta i previ adempimenti della tradizione ("seppellire i morti"), viene incoraggiato a "lasciare che i morti seppelliscano  i loro morti". Terza tipologia è di chi si propone,  ma non prima di "congedarsi da quelli di casa", ritenendo ancora  possibile l'attardarsi di Eliseo quando fu chiamato da Elia. La risposta del Maestro è nell'urgenza del Vangelo: "l'aratro" avviato non permette nostalgie del passato o rimpianti.

Fra' Domenico Spatola
Nella foto: Dipinto del Masaccio 

venerdì 21 giugno 2019

Fra' Domenico Spatola al pianoforte

Fra' Domenico Spatola: Moltiplicazione dei pani.

A pegno
del Regno
che ei predicava,
guariva la folla che mai si saziava.
Il giorno finiva
e i Dodici a riva
pregavan Gesù
che a sé non di più
legasse la gente
e ne aprisse la mente
ad andar nei villaggi,
ch'eran lì nei paraggi
a cercare ristoro.
Ma a tutti costoro
rispose Gesù:
"Fate di più
per dar da mangiare!".
Ma essi a guardare
parevano strani:
"Abbiam cinque pani
e a compagni due pesci.
Come te ne esci,
con tanta tua gente?".
La folla era ingente
e, contate le fila,
eran di cinquemila.
Ma Gesù ai seguaci
disse farli capaci
di sedere a cinquanta.
Era tanta
la massa in attesa,
ed Ei, dopo resa
sua benedizione
sulla porzione
dei pesci e dei pani,
li spezzò perché sani,
e, mangiando a sazietà,
ne portarono in città,
avendo con mani leste
empito dodici ceste.

Fra' Domenico Spatola

Commento di fra' Domenico Spatola al Vangelo del "Corpo e Sangue di Cristo" (anno C): Luca 9, 11-17


Ma le folle vennero a saperlo e lo seguirono. Egli le accolse e prese a parlare loro del regno di Dio e a guarire quanti avevano bisogno di cure.
Gesù moltiplica i pani e i pesci
12Il giorno cominciava a declinare e i Dodici gli si avvicinarono dicendo: «Congeda la folla perché vada nei villaggi e nelle campagne dei dintorni, per alloggiare e trovare cibo: qui siamo in una zona deserta». 13Gesù disse loro: «Voi stessi date loro da mangiare». Ma essi risposero: «Non abbiamo che cinque pani e due pesci, a meno che non andiamo noi a comprare viveri per tutta questa gente». 14C'erano infatti circa cinquemila uomini. Egli disse ai suoi discepoli: «Fateli sedere a gruppi di cinquanta circa». 15Fecero così e li fecero sedere tutti quanti. 16Egli prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò su di essi la benedizione, li spezzò e li dava ai discepoli perché li distribuissero alla folla. 17Tutti mangiarono a sazietà e furono portati via i pezzi loro avanzati: dodici ceste.

Il "Regno di Dio", alternativo al "Regno d'Israele", è proposta di Gesù  che s'invera in ogni Eucaristia.
Luca  impegna la folla nell'ascolto fino al tramonto, senza stanchezza.  I discepoli premono perché  Gesù la congedi a cercarsi vitto e alloggio. La zona deserta  ricorda Mosè che propiziò la manna dal cielo.
"Date voi loro da mangiare!".
Perentorio il Maestro ai suoi, che, forti della ovvietà,  ridicolizzano che  "cinque pani e i due pesci" in loro possesso non bastano a nutrire l'ingente folla, né è possibile in quel luogo comprare altro vitto. Sono educati dalla Legge che tutto va "meritato", disconoscendo ancora la gratuità del dono.
Il "cinque" con i suoi multipli "cinquanta" e "cinquemila" simboleggiano lo Spirito e la Presenza nelle Comunità configurate eucaristicamente.
Fattili sraiare come signori, Gesù  invita i discepoli a servirli.
Il testo anticipa la "cena eucaristica" dettagliando "benedizione" e "spezzare il pane". La consegna ai discepoli a divenire di ogni Eucaristia "servi" e non padroni dai capricciosi dinieghi, è consequenziale. L'esito, con le "dodici ceste" piene di pane avanzato, è  trionfo di divina prodigalità.

Fra' Domenico Spatola
Nella foto: Dipinto di G. Lanfranco (1625)

venerdì 14 giugno 2019

Fra' Domenico Spatola: Alla Santa Trinità

O Trinità santa,
doni speranza tanta
di tua benevolenza
né posso far senza
di tua Natura
che sicura
fa certezza
in splendore di bellezza
a noi,
conversi prima o poi,
a tuo cospetto,
pieno diletto
a nostro contemplare:
a consumare
il Paterno dono
in eucaristico perdono
e affabile tuo abbraccio,
sciolto mio servile laccio,
in libertà promessa
la stessa
che attiene a tua divina Fonte
che impronte
sue in me conquista.
Fai mia vista
acuta e penetrante
di mistero tuo d'Amante
il Figlio e Spiritale Divin Consiglio.
Assorbimi in luce tua ad oltranza
e alleanza
tua con me compi
e rompi
ogni servile aggancio
facendo di me lancio
ebbro di tua Sostanza
in vorticosa danza

Fra' Domenico Spatola
Nella foto: Icona della SS. Trinità di Rublev (1430)

Commento di fra' Domenico Spatola al Vangelo della Domenica della SS. Trinità (anno C): Giovanni 16, 12-15

Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso.13Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. 14Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. 15Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà.

Durante la cena, nell'ultima conversazione con i suoi, Gesù accusava di non avere potuto insegnare tutto e molto altro gli restava da dire. Si dichiarava con ciò attivo all'insegnamento futuro. Ma la denuncia era per i discepoli "incapaci" di comprendere perché non ancora disposti a seguirlo nel donare come lui la vita per gli altri. Ma se  Gesù  si proclamava "il Maestro", allo Spirito Santo attribuiva la missione di guidare la Comunità  verso tutta la verità, riservando a sé il ruolo di "via".
I percorsi sono gli stessi della "verità" più profonda  conosciuta nell'amore del Padre. Lo Spirito attua nel tempo  degli uomini il vangelo di Cristo offrendo le risposte nuove alle problematiche che la Storia di volta in volta interroga. 
Non si tratta di vangelo "diverso", ma della comprensione dello stesso per gli inediti della Storia. Gesù rivendicava da sé e dal Padre l'opera dello Spirito: l'Amore comunicato a quanti l'accolgono.

Fra' Domenico Spatola 

venerdì 7 giugno 2019

Fra' Domenico Spatola: Allo Spirito Santo, a Pentecoste

Ospite gentile,
che del cristiano ovile
cura ti prendi in tenero affido,    
ne fai nido
in chi accoglie tue luci
e lo conduci
in mirabili lande
ove il desio grande,
qual mio, protende
e te attende
a rivangar fatica
con te, speranza amica,
nei bui intensi
che di luce tua compensi.
O Spirito, gloria d'universo,
a te converso,
provo commozione:
del Padre sei tu la "Processione"
e del Figlio, l'altra tua fonte di grandezza,
offri carezza
a chi vive passione.
A profusione
sono i tuoi doni
che a noi proponi
in larga effusione,
fai di me "vaso d'elezione",
a riempir cuor mio
d'amore stesso per te, mio Dio.

Fra' Domenico Spatola
Nella foto: Pentecoste (Giotto)

Fra' Domenico Spatola: Lo Spirito che il Padre manderà

Signore, di tua parola
ai tuoi facesti scuola:
"Se mi amate
il mandato mio osservate
ed io pregherò il Genitore
che mandi a voi il Consolatore,
perché sempre con voi sia.
Chi osserverà la parola mia
il Padre mio lo amerà
e, con me, in lui dimorerà.
La Parola che ascoltate
è di Chi in me ammirate.
Questo ho detto a voi
mentre il Paraclito che poi
il Padre vi manderà nel nome mio
di me non farà oblio
ma v'insegnerà ciò che v'ho detto
spiegandolo a voi in modo perfetto".

Fra' Domenico Spatola
Nella foto: Opera del Bernini

Commento di fra' Domenico Spatola al Vangelo della Pentecoste (anno C): Giovanni 14, 15-16.23-26

Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; 16e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre, 23Gli rispose Gesù: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. 24Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato.
25Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. 26Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto. 


L'osservanza del comandamento di Gesù ("Amatevi come io vi ho amato") è condizione ineludibile per ricevere l'amore del Padre e l'altro Paraclito: lo Spirito Santo. Aiutante e soccorritore, questi rimarrà in chi osserva la Parola, che Gesù tiene a sottolineare "essere del Padre".
   In crescendo di gratuità d'ore, Cristo dichiara ai discepoli: "Colui che osserva la mia Parola, il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui". Tal convivio sarà l'opera dello Spirito, "il maestro" inviato a insegnare le cose dette da Gesù e rimpiazzare la Legge di Mosè, a Pentecoste giorno di suo festeggiamento. La "Nuova  Alleanza" è così  definitiva, e se ne fa garante lo Spirito "testimone delle nozze" di Cristo con la Chiesa. Dello Spirito il "dono" di asserita unità ecclesiale, è profezia articolata nei tanti carismi qualificantii e nei molteplici ministeri, che concorrono a formare l'unico "Corpo" di cui Cristo è il capo.
Allo Spirito spetta perpetuare e rinnovare, in ogni Eucaristia, la comunione e la missione del credente, testimone del mistero pasquale, in atto nella storia degli uomini.

Fra' Domenico Spatola

venerdì 31 maggio 2019

Fra' Domenico Spatola: Gesù asceso in cielo

Gesù, ai tuoi dicesti,
per risollevarli mesti
di tua dipartita,
che vita non finita
sarebbe stata,
né sfortunata,
perché così già scritto:
"Il Cristo, derelitto
e consegnato a morte,
altra sorte
avrebbe il terzo giorno, 
e tal vangelo intorno
sarebbe predicato
col perdono del peccato"
"Or vostre voglie - aggiungevi - non flemme:
comincerete da Gerusalemme.
Queste dunque le conclusioni:
sarete i miei testimoni.
Manderò su voi Colui,
promesso dal Padre per i tempi bui.
Resterete in città
finché di nuova regalità
non rivestiti,
e resterete uniti
fino al gran salto,
quando dall'alto
vi coprirà di competenza
la Divina Onnipotenza".
Poi li conducesti fuori,
verso Betania ove allori
la gente avea a te offerto
e di elogi ricoperto,
e, alzate le tue mani,
le protendesti a ciel lontani,
e, mentre contemplava il coro,
Gesù da loro,
ti staccavi salendo in cielo.
Ai loro occhi si squarciò un velo:
si prostrarono per adorare,
prima di tornare,
pieni di gioia,
a Gerusalemme  e nel tempio senza noia.

Fra' Domenico Spatola