mercoledì 19 settembre 2018

Presentazione del libro: Fiabe e Favole di Fra' Domenico. Domenica 23 settembre alle ore 18:30 presso il salone della Missione San Francesco - Via Cipressi 233 - Palermo.


Saranno presenti l'autore e la disegnatrice Isabella Ceravolo
www.ibuonicuginieditori.it 

Fiabe & Favole di fra' Domenico: il nuovo libro pubblicato da fra' Domenico Spatola con le illustrazioni di Isabella Ceravolo

Cari bambini,
Nel pensare a un libro di fiabe in versi, ho cercato nel mio cuore il bambino che avevo lasciato da tanti anni. L’ho incontrato ancora splendido e vivace come voi. Era desideroso di ascoltare le favole e di farle rivivere a me.
Mi ha preso per mano, e mi ha condotto nella sua età, la vostra, dove tutto è magia: gli animali ragionano, i bambini giocano con i balocchi parlanti. Mi ha presentato Pinocchio dal naso lungo lungo e la sua amabile Fata turchina. Dietro un cespuglio, vergognosi delle loro malefatte, si nascondevano il Gatto e la Volpe. Riconobbi Cappuccetto Rosso e il Cacciatore che l’aveva salvata dal Lupo. E poi gli altri personaggi dei sogni che conoscete e rivedrete in questo libro.
Con loro parlai perché son veri, ed essi mi raccontarono del loro mondo bello e colorato, dove i laghi sono incantati, i castelli fatati, i fiumi d’argento e i tramonti sempre dorati.
Insomma, il mondo felice che ho voluto restituire a voi nella musicalità dei versi, perché la poesia è il vostro linguaggio, l’unico idoneo a descrivere il mondo che vi appartiene.

Fra’ Domenico Spatola


Fiabe e Favole di fra' Domenico. Con le illustrazioni di Isabella Ceravolo
Pagine 183 - Prezzo di copertina € 14,00
Parte dell'incasso sarà devoluta alla mensa dei poveri Missione San Francesco gestita da Fra' Domenico e dai tanti volontari. 


venerdì 14 settembre 2018

Fra' Domenico Spatola: Il Figlio dell'Uomo


A soluzione dell'inghippo
a Cesarea di Filippo, 
Signore, i seguaci portavi
e domandavi
lungo la via:
"Che dice la gente del Messia?"
"Alcuni ti dicono Elia,
altri Geremia,
altri ancora un profeta".
Giunti alla meta:
"Voi chi dite chi io sia?"
chiedesti e, senza ritrosia,  
Pietro: "Tu sei il Cristo" rispose.
Sue chiose
non convennero a te,
che eri re
ma non di Davide il figlio,
ricordato in bellicoso cipiglio ,
ma Figlio dell'uomo
che a promo
della nostra salvezza
a stoltezza,
sarebbe punito
e consegnato al rito
della crocifissione
e il terzo giorno la risurrezione
era la sorte
a risposta di morte."
Diversa l'attesa
nutrita da Pietro che resa
a lui parve la tua risposta
e, con faccia più tosta,
ti prese in disparte
per dirti che nelle carte
del futuro Messia
la morte non sia.
Rispondesti divario
a lui che avversario
ostacolava il cammino
del progetto divino:
"Satana, vai retro!"
e, dopo Pietro,
nessuno parlò
per ribadire il suo no.

Fra' Domenico Spatola 


Commento di fra' Domenico Spatola al Vangelo della XXIV domenica del tempo ordinario (anno B): Marco 8, 27-35

VERSO GERUSALEMME
Tu sei il Cristo
27Poi Gesù partì con i suoi discepoli verso i villaggi intorno a Cesarèa di Filippo, e per la strada interrogava i suoi discepoli dicendo: «La gente, chi dice che io sia?». 28Ed essi gli risposero: «Giovanni il Battista; altri dicono Elia e altri uno dei profeti». 29Ed egli domandava loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Pietro gli rispose: «Tu sei il Cristo». 30E ordinò loro severamente di non parlare di lui ad alcuno.
Primo annuncio della morte e della risurrezione
31E cominciò a insegnare loro che il Figlio dell'uomo doveva soffrire molto ed essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e, dopo tre giorni, risorgere. 32Faceva questo discorso apertamente. Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo. 33Ma egli, voltatosi e guardando i suoi discepoli, rimproverò Pietro e disse: «Va' dietro a me, Satana! Perché tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini».
34Convocata la folla insieme ai suoi discepoli, disse loro: «Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. 35Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del Vangelo, la salverà. 

Commento al Vangelo:
Voglia di chiarimento con i discepoli. Una gita  fino a Cesarea di Filippo alle falde dell'Hermon fa al caso. La Galilea non è  più  sicura per le troppe influenze soprattutto religiose. La verifica è su strada:
"Chi dice la gente che io sia?
"Giovanni Battista", il martire in lui reincarnato.
Altri dicono "Elia", dato dalle profezie come "apripista" del Messia. Altri "il profeta", preconizzato da Mosè per fare osservare la Legge. A tale confusione avevano contribuito con la predicazione, anche i discepoli, perciò volle tastare anche la loro fede: "Voi chi dite che io sia?".
Scalpitante, Pietro lo apostrofò: "Tu sei il Cristo!". La risposta era inacettabile e fu da subito rigettata, con il divieto severo di non farla circolare. Gesù infatti non si riteneva il "Messia", "figlio di Davide", atteso restauratore della monarchia in Israele per fare osservare la Legge mosaica. Ritenne perciò urgente chiarire, a costo di deluderli, sulla vicenda de "il Figlio dell'uomo che avrebbe sofferto ad opera degli uomini sino alla croce".  Aggiungendo però che quella morte non sarebbe stata la fine, perché "dopo tre giorni sarebbe risuscitato".
La morte del Messia era un tema scandaloso per Pietro, che "preso Gesù in disparte", provò a esorcizzarlo come ossesso.
"Avversario" ("satana"), fu definito dal Maestro che, voltatosi, gli impose di stare dietro a lui, perché Egli era la guida.
Urgeva frattanto il chiarimento con la folla e coi discepoli per prevenire delusioni: la sequela di Gesù non condurrà al trionfo ma all'umiliazione di "condividere la croce".
A ognuno perciò spettava la scelta di salvare, appresso a lui, la propria vita "perdendola", anziché registrare il fallimento di chi rinuncia alla sua sequela.

Fra' Domenico Spatola
Nella foto: San Pietro di Simone Martini 


domenica 9 settembre 2018

Fra' Domenico Spatola: Petrolini


Petrolini fu maestro di risate 
era suo estro esser  vate
e la sua una filosofia di vita
che scanzonata e comunque  ardita
nei suoi spettacoli 
egli sapeva riprodurre.
Non diversa sapete voi condurre
vostra esibizione
offrendo stesso umore
in modo allegro
e senza  batticuore
insegnando
la vita con diletto.
"Perfetto!"
direbbe Petrolini
riconoscendo in voi i beniamini…

Fra' Domenico Spatola 

Fra' Domenico Spatola: Nascita della Vergine

Come l'aurora indora,
a preludio luminoso, 
nuovo giorno
e intorno
caligine dirada
così, o Vergine Maria, nascevi
eppure ancora ignara accoglievi
missione che lo Spirito assegnava
del Verbo in te incarnato
ad essere ospitato
in te da noi e divenisti madre
facendo Dio nostro padre.
Tuoi natali,
misteriosi ai più,

eran regali perché di Gesù  
e a te, sua futura madre,
assegnavano a tua insaputa
felicità voluta
da Dio, che quintessenza
 ha fatto a noi, di sua benevolenza.
Oggi ti contempliamo nella culla
sul calvario sarà basculla
la croce
e, alla voce
del tuo Figlio
d'esserci madre, apprezzerai consiglio.

Fra' Domenico Spatola
Nella foto: Natività della Vergine - Giotto di Bondone 


venerdì 7 settembre 2018

Padre Domenico: Ha fatto bene ogni cosa


Con ardore,
o Signore,
ti portarono un sordomuto,
appena eri venuto
dalla terra di Sidone,
dove a ragione
ti eri rifugiato
per non essere ammazzato.
Prendesti a parte il non udente
e, lontano dalla gente,
gli mettesti negli orecchi
le tue dita
e, con la tua saliva gli consegnasti vita,
gridando a lui: "effatà"
perché non a metà
avvenisse l'apertura
e di natura
la guarigione,
a comprensione
per tutti i tuoi seguaci.
Essi audaci,
e tu non consenziente,
si misero a parlare alla gente:
"A josa,
ha fatto bene ogni cosa:
a quanti erano sordi
come tordi
ha dato udito,
e, a quanti impedito
era il parlare,
aprì la fonte per comunicare!"

Fra' Domenico Spatola 


Commento di fra' Domenico Spatola al Vangelo della XXIII Domenica del Tempo Ordinario (anno B): Marco 7, 31-37

Di nuovo, uscito dalla regione di Tiro, passando per Sidone, venne verso il mare di Galilea in pieno territorio della Decàpoli. 32Gli portarono un sordomuto e lo pregarono di imporgli la mano. 33Lo prese in disparte, lontano dalla folla, gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua; 34guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro e gli disse: «Effatà», cioè: «Apriti!». 35E subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente. 36E comandò loro di non dirlo a nessuno. Ma più egli lo proibiva, più essi lo proclamavano 37e, pieni di stupore, dicevano: «Ha fatto bene ogni cosa: fa udire i sordi e fa parlare i muti!».

Da Tiro e da Sidone, città pagane del confinante Libano,  dove era stato costretto a rifugiarsi per eludere la condanna a morte emessa dai Giudei, Gesù giunse nella Decapoli, territorio anch'esso pagano e strategicamente menzionato dall'evangelista per fare accettare l'universalismo della salvezza ai resistenti discepoli, affetti di nazionalismo ebraico.
Anonimi collaboratori (nominati "angeli" all'inizio del Vangelo di Marco), condussero a Gesù un tale che essendo "sordo" era anche "balbuziente". Unico caso analogo in un passo di Isaia 35,6, che annunciava la liberazione da Babilonia.
"In disparte" (stereotipo allusivo all'incomprensione dei discepoli), Gesù lo condusse lontano dalla folla, a lui stretta e senza i pregiudizi di razza. Con le dita fece pressione,  data la forte resistenza, nelle orecchie e, con la saliva ("alito condensato") gli toccò la lingua consegnandogli il suo Spirito, dopo aver comunicato con il Padre ed emesso il sospiro di sopportazione per i suoi. Nella lingua aramaica  dei provenienti dal giudaismo, Gesù disse: "Effatà". La sua "Apertura" fu offerta in pienezza. Il balbuziente non più tale e il suo annuncio non impacciato, perché  finalmente  disposto ad ascoltare Gesù.
"Siete anche voi privi di intelletto?", aveva rimproverato ai suoi, e il processo della loro liberazione si protrarrà per tutto il Vangelo. Il silenzio da lui imposto fu disatteso dai discepoli che in "Gesù che ha fatto bene ogni cosa", vedevano Dio che prolungava l'opera della creazione.

Fra' Domenico Spatola

mercoledì 5 settembre 2018

Fra' Domenico Spatola: Le leggi razziali nazifasciste 5 settembre 1938-2018


Ottant'anni dalla firma nefasta
a difesa dell'ariana casta
contro gli Ebrei
dichiarati rei
d'altra razza dai dittatori,
spietati oppressori.
Il re e il duce
d'accordo col truce
cancelliere nazista,
l'apripista
dell'odio razziale.
Pazzo e fatale,
osannato da folle,
che volle
trascinare nell'odio
contro ogni norma
che di umano avesse la forma.
Proscritta perché diversa
gente, avversa
da arroganza dei poteri
su altrui diritti e doveri.
Or che passati son gli anni 
rimangon gli affanni
della razzia
di gente diversa, che ancor piange pazzia.

Fra' Domenico Spatola 

lunedì 3 settembre 2018

Fra' Domenico Spatola: Santa Rosalia

Di Palermo è la Signora
e dai devoti pregata ognora:
il suo nome è Rosalia,
la migliore che ci sia.
Visse alla Quisquina
nella grotta piccolina.
Vi pregava notte e giorno,
mentre silenzio regnava intorno,
ma ciò che più vale
fu suo desio vitale
per il Cristo
del cui amore acquisto
ella fece
e in sua vece
operò le guarigioni.
Con forza da cannoni
girò quella notizia
e il padre, cui non vizia
la prepotenza,
volle portarla via con violenza.
Ma il Signore le venne incontro,
e poté evitare il paterno scontro,
e s'incamminò verso Palermo
e, col proposito fermo
di non farsi ricordare,
nello speco si volle ritirare.
Il cammino
la portò su monte Pellegrino,
ove un mattino
trovò una grotta
e quivi fece lotta
contro il male
e, da mortale
a evento prodigioso,
consegnò lo spirito a Cristo  sposo.
Scoppiò intanto l'epidemia di peste,
finirono le feste
e sol tristezza
copriva ampiezza
della gran città
in siccità
con gente morente
e con chi più niente
poteva ormai vantare.
La santa allor compare
a un cacciatore
perché prenda a cuore
tal problema
e ad emblema
indica il posto
dove il suo corpo era riposto.
Circolò il corpo della Santa,
e per Palermo tutta quanta
dove essa passava,
la peste arretrava
né più sarebbe ritornata,
e la città salvata
da colei che, liberando da ogni malattia,

è invocata da tutti "santa Rosalia".

Fra' Domenico Spatola 


Fra' Domenico Spatola: Ricordando l'uccisione del generale Dalla Chiesa.


Uno sparo nella notte!
No! furon mille le lotte
della mafia con lo Stato
quando Dalla Chiesa fu ammazzato.
La Nazione arretrò sconfitta
e la mafia ne approfitta
cercando propri affari
da veri militari.
L'Italia è a brandelli
e molteplici i balzelli
di quanti a squadrone   
fan l'interesse del padrone.
Dalla Chiesa e la sua sposa
non proferirono chiosa
nell'agguato
dove anche chi scorta fu ammazzato.
Costernazione e paura 
resero insicura
la Nazione.
Fu lunga processione
di ambulanze e di sirene
quella notte ove piene 
responsabilità erano i favori
scambiati fuori                      
dalla legalità. 
Il generale era venuto a  Palermo
per imporre pugno fermo
a criminalità e delinquenza 
ma non poté far senza        
di constatare
che qualcuno gli voleva male
ad alti livelli 
e con cervelli
raffinati
e del suo sangue s'aspettan ancora i risultati.
Non ci fu tempo perché, di lì a poco,
altro fuoco
avrebbe ancor bruciato
lasciando sul selciato
i detentori di coscienza
quintessenza
del bene nazionale.
Ma per loro, eroi, si concluse male.
I facinorosi
apparvero vittoriosi.
Ora si racconta la disfatta
della mafia non più compatta
sì da sembrare assente
forse perché già emigrata in continente.

Fra' Domenico Spatola 

  

venerdì 31 agosto 2018

Fra' Domenico Spatola: PALERMO-CREMONESE


Palermo-Cremonese: quante spese
questo campionato
già iniziato?
Ma l'auspicio
non è nel beneficio
del pareggio
ma di non fare peggio della Salernitana.
Un primo punto non è cosa vana,
purché congiunto ad altri punti ancora.
Quest'anno vogliam veder la prora
della serie A
e non restare in poppa a quelli là
che hanno chiuso gli occhi ai misfatti
dei tifosi matti
che facevan quello
che, a capriccio, gli sembrava bello.
Sette palloni in campo 
furono tirati a lampo            
per ostacolare nostra squadra
intenta a far la quadra

con un pareggio 
che della A ci avrebbe dato il seggio.
Non d'accordo fu chi presiede:
altra tenea fede

ritenendo, da immorale,
non regolare
la serietà dell'impegno. 
Della croce ci faremo il segno
per ricominciare.
Ma quest'anno non vogliamo boccheggiare
e sperare                                 

negli altrui difetti.  
Palermo, a confetti,
fai gol con tuoi campioni
e tifoseria non s'abbandoni
a disperate prove che, nel finale,                          
a noi, come sai, finiscon male.


Fra' Domenico Spatola 

Fra' Domenico Spatola: Il Creatore è buono



Vengono scribi e farisei
o Signore, a dichiarare rei
i tuoi seguaci
che, audaci,
osavano non osservare di purità le leggi
pretendendo da te che li correggi
da loro ardire.
Nuovo però è udire tua dottrina                           
che volontà divina
non è la purità legale,
perché fa vero male
ciò che esce dal cuore
e rende peccatore
l'uomo in omicidi e ruberie varie
le sole che fanno carie,
mentre ciò che in lui entra
è puro,
reso sicuro
dal Creatore
e ciò di cui con amore
ha fatto  dono,
è solo buono.

 
Fra' Domenico Spatola

Commento di fra Domenico Spatola al Vangelo della XXII Domenica del Tempo Ordinario (anno B): Marco 7, 1-8,14-15, 21-23

Si riunirono attorno a lui i farisei e alcuni degli scribi, venuti da Gerusalemme. 2Avendo visto che alcuni dei suoi discepoli prendevano cibo con mani impure, cioè non lavate 3- i farisei infatti e tutti i Giudei non mangiano se non si sono lavati accuratamente le mani, attenendosi alla tradizione degli antichi 4e, tornando dal mercato, non mangiano senza aver fatto le abluzioni, e osservano molte altre cose per tradizione, come lavature di bicchieri, di stoviglie, di oggetti di rame e di letti -, 5quei farisei e scribi lo interrogarono: «Perché i tuoi discepoli non si comportano secondo la tradizione degli antichi, ma prendono cibo con mani impure?».
6Ed egli rispose loro: «Bene ha profetato Isaia di voi, ipocriti, come sta scritto:
Questo popolo mi onora con le labbra,
ma il suo cuore è lontano da me.
7Invano mi rendono culto,
insegnando dottrine che sono precetti di uomini.
8Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini». 14Chiamata di nuovo la folla, diceva loro: «Ascoltatemi tutti e comprendete bene! 15Non c'è nulla fuori dell'uomo che, entrando in lui, possa renderlo impuro. Ma sono le cose che escono dall'uomo a renderlo impuro.  21Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono i propositi di male: impurità, furti, omicidi, 22adultèri, avidità, malvagità, inganno, dissolutezza, invidia, calunnia, superbia, stoltezza. Tutte queste cose vengono fuori dall'interno e rendono l'uomo impuro»

Grave per scribi e farisei che Gesù, comunicando vita con l'offerta del suo pane (eucaristia),  non avesse  preteso i riti della purificazione rituale.
Il pregiudizio nasceva dalla convinzione che tutto è "impuro". Ideologia che Gesù intendeva superare con nuova prospettiva: accogliere il Signore per essere da lui  purificati.
Frattanto si era scomodato il più alto magistero religioso da Gerusalemme per scomunicare l'irrequieto anticonformista Maestro di Galilea.
L'accusa: non sono rispettate le "leggi di purità" dai suoi discepoli che prendevano il cibo (il testo dice "pani") senza i dovuti rituali. L'evangelista Marco s'attarda in spiegazioni  puntigliose delle norme a guida di quei gesti.
Gesù, replicando, indirizza ai suoi accusatori le severe parole di Isaia: "Questo popolo mi onora con le labbra ma il suo cuore è lontano da me!".
Li bolla di teatralità  ("ipocriti") per commedie da copioni che sono "teorie umane" ("le tradizioni degli antichi") contrabbandate come leggi divine.
 Convoca successivamente la folla, per dettare  nuovi criteri di purità.  È "dal cuore" che  escono le impurità come gli omicidi o tutto ciò che è inverecondo per la dignità dell'uomo. "Dichiarava, sottolinea Marco, puri tutti gli alimenti".
Se già era blasfemo e meritevole di morte chi contraddiceva un solo punto della Legge di Mosè, con la tranciante affermazione, Gesù  cancellava un intero libro della Torah: il Levitico per le sue ampie parti  discriminanti  "cibi puri e impuri". Non sarà possibile a Gesù rimanere in Israele, senza il rischio di essere lapidato e, costretto,  ripara nel vicino e più sicuro Libano.

Fra' Domenico Spatola


venerdì 24 agosto 2018

Fra' Domenico Spatola: "Signore da chi andremo?"

Signore, "dura" era Parola
per quei di tua scuola.
Volgesti loro il quesito:
"E se il Figlio vedeste salito
dove prima era?
È lo Spirito che dà vita vera,
e la carne non giova,
ho dato riprova,
con parola da me dette,
indicazioni corrette
di Spirito e vita.
Ma di alcuni la fede è svanita".
Conoscevi, Gesù, i non credenti
e chi tra gli udenti
ti avrebbe tradito.
E, a rito,
ripetevi tuo messo:
"A me viene colui
cui dal Padre è concesso".
Molti da quel momento
disertavan convento.
E deluso,
ma non confuso,
dicevi anche ai Dodici:
"Usate le forbici
e tagliate con me?"
"Dove andremo lontano da te?"
disse Pietro:
"Indietro
non possiamo tornare.
Dove andremo a trovare
Parole della vita,
che sol tu puoi dare infinita?
In te abbiamo creduto.
Sei da noi conosciuto
quale Santo di Dio

né vedrai mai l'oblio!".

Fra' Domenico Spatola
Nella foto: volto di Gesù da un dipinto di Antonello da Messina