venerdì 15 novembre 2019

Un anno con fra' Domenico, poesie per ogni giorno dell'anno. Il nuovo libro di fra' Domenico Spatola

Pagine 478 - Prezzo di copertina € 16,00
Diario dello spirito. Potrebbe questo titolo competere nella presente raccolta di Poesie per ogni giorno dell'anno.
Il profilo è da almanacco.
Le Effemeridi, che il tempo scorrendo favorisce e dissolve, meritano memoria.
Coglierne il pathos con intuizioni ispirate e poetiche, per trascriverlo a condivisione, dà senso al volume. Senza pretese.
Intende dar voce al cuore, esigente di spazi oltre la quotidianità,  sperimentata insufficiente o angusta a libertà.
La fantasia, più adusa a volare, intravede nella poesia la Musa che consente di dire l'ineffabile e intuire l'essenza della res, oltre ogni caducità.
Questa raccolta di poesie è un omaggio alla vita, amica se ne si conosce il dono che essa, ogni giorno, propizia.
Gli editori I Buoni Cugini hanno colto benevolmente, nella proposta, un potenziale valore. Ad essi, imperitura va la mia gratitudine.
Fra’ Domenico Spatola
UN ANNO CON FRA' DOMENICO è una raccolta di 365 poesie, una per ogni giorno dell’anno (per alcuni anche due o tre). La realizzazione del libro è frutto di un lungo lavoro e ha lo scopo di accompagnare il lettore giorno per giorno con un pensiero, una riflessione, una preghiera o il ricordo di un evento. Ovviamente in poesia.
Molte sono le ricorrenze, allegre o tristi: e in questo il libro ha anche uno scopo educativo, mirato a tenere viva la memoria su fatti o personaggi che non possono essere dimenticati. Si ricordano gli anniversari di nascita o di morte di quei personaggi dello spettacolo che in qualche modo fanno parte della nostra vita: da Lucio Dalla a Charlie Chaplin, da Totò a Gigi Burruano da Andrea Camilleri a Luigi Pirandello. E non solo. Fra’ Domenico non dimentica i pilastri della cultura e della musica: Leopardi, Manzoni, Virgilio, Pascoli, Omero, Mozart…
I Santi sono presenti nella raccolta: Santa Caterina, Santa Rita, San Giovanni Battista, San Bernardo da Corleone e, come è giusto, la nostra Santuzza sia per il Festino che per il 4 settembre. Il Festino, in verità, di poesie ne conta ben tre, e in una di queste fra’ Domenico ci diverte con una simpatica, in dialetto siciliano, dedicata ai Babbaluci. A San Francesco viene dedicata una piccola raccolta nel mese di ottobre, dove ogni poesia coglie un particolare della sua vita: il lupo, le stelle, il fuoco, la Terra… Molto bella la rivisitazione del Cantico delle Creature. Il mese di dicembre è invece una piccola raccolta di filastrocche natalizie. 
Quasi tutte le poesie sono corredate da un disegno, in maggior parte decorativo, per rendere più viva l’attenzione del lettore e chissà: perché non farli colorare ai bambini, coinvolgendo anche loro nelle letture delle poesie che riteniamo più adatte?
Gli editori

UN ANNO CON FRA' DOMENICO, poesie per ogni giorno dell'anno sarà presto in vendita presso il Centro San Francesco poiché parte del ricavato sarà devoluto alla Missione. Sarà inoltre disponibile in tutti i siti vendita online e dal catalogo prodotti della casa editrice al sito www.ibuonicuginieditori.it.
Saranno indicate nella pagina Facebook e nel blog di fra' Domenico le date delle presentazioni

Fra' Domenico Spatola: "La perseveranza vi darà speranza!"

Parlando poi del tempio
disse Gesù "lo scempio"
che altri avrebbe fatto
senza lasciare intatto
nessun suo muro,
che invece duraturo
sembrava per grandezza
e per bellezza.
Chiesero a lui i seguaci:
"Quando saran veraci
le tue predizioni?"
Precise indicazioni
allora diede loro:
"Non v'ingannino coloro
che dicono: 'Sono io'
e 'il tempo è quello mio'.
Non andate a loro dietro
quando il futuro è tetro
e sentirete di guerre e di rivoluzioni.
Non sian disperazioni
vostre risposte:
ma speranze ben riposte,
perché non sarà la fine.
Ogni nazione suo confine
non rispetterà
e si solleverà
contro un'altra
che, più scaltra,
non si lascia sovrastare,
mentre a dominare
su un altro regno
ognuno affinerà l'ingegno.
Vi saranno terremoti,
e di pace lunghi vuoti,
e fame e pestilenze
e in cielo le Potenze
con terrificanti fatti
che non saran misfatti
ma eventi strepitosi
con segni portentosi.
Prima diran però
il loro 'No'
ad ogni vostro agire,
e vi faran finire
nelle sinagoghe:
e loro toghe
v'imprigioneranno,
facendovi del danno
anche con re e governatori:
ma sian lieti i vostri cuori
nel dar testimonianza
a mia Persona da tracotanza
offesa,
mentre, a vostra difesa,
saran parola mia e sapienza
cui umana insipienza
non resisterà.
Tradimento vi toccherà
da fratelli e genitori
non più vostri protettori,
e da amici e parenti
e da delinquenti
che uccideranno alcuni di voi,
e vi odieranno poi
con la bile dell'addome,
a causa del mio nome.
Ma ogni capello della testa
alla fin vi resta,
perché perseveranza
darà a voi speranza!"

Fra' Domenico Spatola
Dipinto di Hayez

Commento di fra' Domenico Spatola al Vangelo della XXXIII Domenica del tempo ordinario (anno C): Luca 21, 5-19

Gesù annuncia distruzioni e persecuzioni
5Mentre alcuni parlavano del tempio, che era ornato di belle pietre e di doni votivi, disse: 6«Verranno giorni nei quali, di quello che vedete, non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta».
7Gli domandarono: «Maestro, quando dunque accadranno queste cose e quale sarà il segno, quando esse staranno per accadere?». 8Rispose: «Badate di non lasciarvi ingannare. Molti infatti verranno nel mio nome dicendo: «Sono io», e: «Il tempo è vicino». Non andate dietro a loro! 9Quando sentirete di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate, perché prima devono avvenire queste cose, ma non è subito la fine».
10Poi diceva loro: «Si solleverà nazione contro nazione e regno contro regno, 11e vi saranno in diversi luoghi terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandiosi dal cielo.
12Ma prima di tutto questo metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e governatori, a causa del mio nome. 13Avrete allora occasione di dare testimonianza. 14Mettetevi dunque in mente di non preparare prima la vostra difesa; 15io vi darò parola e sapienza, cosicché tutti i vostri avversari non potranno resistere né controbattere. 16Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e uccideranno alcuni di voi; 17sarete odiati da tutti a causa del mio nome. 18Ma nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto. 19Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita.

Il tempio di Gerusalemme, progettato da Erode "il Grande" e finito di costruire dopo molti anni, stupiva per le dimensioni e le preziose rifiniture. Giustificato perciò lo stupore dei discepoli che, nell'ammirarlo, coinvolgevano il Maestro in stesso compiacimento. Raggelante poteva loro apparire la predizione di lui circa la futura distruzione del tempio ad opera dei Romani (anno 70 e.v.), invece essi mostrarono curiosità ed eccitazione. Aspettavano "quel tempo" (kairòs) che avrebbe favorito la svolta d'Israele e il suo dominio su tutti i popoli.
Gesù provò a disilluderli, perché non si lasciassero ingannare dai "sedicenti messia" o terrorizzare dagli improvvisi stravolgimenti della storia. Gli eventi da tregenda sarebbero stati, al contrario, preludio all'era migliore. Nel frattempo però il Vangelo avrebbe patito  resistenze e il Regno di Dio sofferto gli attacchi dai fanatismi d'ogni sorta. Da qui, l'odio del mondo annunciato per i discepoli, perseguitati e incarcerati. Ma (era il conforto)  niente paura! Trascinati nei loro tribunali, essi non avrebbero dovuto temere né preparare la difesa, che sarebbe stata loro suggerita dal Vangelo e dallo Spirito. In finale assicurava protezione ("neanche un capello sarebbe loro tolto!") e, a premio per la perseveranza, la salvezza.

Fra' Domenico Spatola

venerdì 8 novembre 2019

Fra' Domenico Spatola: La vita matura nella futura

Negavan resurrezione
i Sadducei, e questione
ponevano a Gesù sopra una donna,
che vedovile gonna
di sette fratelli aveva indossato,
per la famosa "legge del Levirato".
"Alla fine della  vita
da chi sarebbe ambita
con legittime voglie,
poiché ciascun l'avea per moglie?"
Rispose lor Gesù:
"Non più
nell'altra vita
si marita,
perché saranno come Dio
e di morte resterà oblio!"
Poi a loro volle dar lezione
circa la risurrezione:
"Mosè dal roveto ardente
apprese che è ancor vivente
Abramo con Isacco e con Giacobbe,
ch'egli non conobbe,
perché Iahvè è il Dio dei viventi:
divengano perciò credenti
che odierna vita matura
nella futura!"

Fra' Domenico Spatola

Commento di fra' Domenico Spatola al Vangelo della XXXII Domenica del tempo ordinario (anno C): Luca 20, 27-38

27 Gli si avvicinarono poi alcuni sadducei, i quali negano che vi sia la risurrezione, e gli posero questa domanda: 28 «Maestro, Mosè ci ha prescritto: Se a qualcuno muore un fratello che ha moglie, ma senza figli, suo fratello si prenda la vedova e dia una discendenza al proprio fratello29 C'erano dunque sette fratelli: il primo, dopo aver preso moglie, morì senza figli. 30 Allora la prese il secondo 31 e poi il terzo e così tutti e sette; e morirono tutti senza lasciare figli. 32 Da ultimo anche la donna morì. 33 Questa donna dunque, nella risurrezione, di chi sarà moglie? Poiché tutti e sette l'hanno avuta in moglie». 34 Gesù rispose: «I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito; 35 ma quelli che sono giudicati degni dell'altro mondo e della risurrezione dai morti, non prendono moglie né marito; 36 e nemmeno possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, essendo figli della risurrezione, sono figli di Dio. 37 Che poi i morti risorgono, lo ha indicato anche Mosè a proposito del roveto, quando chiama il Signore: Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe38 Dio non è Dio dei morti, ma dei vivi; perché tutti vivono per lui».

I Sadducei, conservatori e ricchi detentori del potere politico ed economico d'Israele, si associarono a quanti avevano provato a tentare Gesù, per poterlo accusare. Posero a lui la questione sulla "risurrezione finale dei giusti", che i Farisei professavano mentre da loro veniva negata. Il quesito non era politico né riguardava la Legge di Mosè. Su questi temi, Gesù aveva risposto, tacitando Scribi e Farisei. I Sadducei provarono col sarcasmo a ridicolizzare il Maestro: "Una donna, per la legge del "Levirato" ("levir" vuol dire "cognato"), aveva dovuto sposare i sei fratelli del marito, morto senza darle prole e assicurare un discendente che ne perpetuasse il nome. Anche i sei "cognati/mariti" morirono,  senza renderla madre. "Nella risurrezione (era il quesito) a chi sarebbe andata in moglie,  perché l'avevano sposata tutti e sette i fratelli, lasciandola nella  stessa condizione?" Dai Farisei "la risurrezione" veniva interpretata come "ritorno" alla vita di prima, in identiche situazioni. Gesù non fu d'accordo, e offrì la sua lettura inedita: "La vita dei risorti viene da Dio, né dipende dalla procreazione. Essi saranno come Lui ("angeli") perché figli".
Tale "novità" vanificava la necessarietà del matrimonio, a scopo di perpetuarsi. Rivolse quindi il monito ai Sadducei, che non credevano nella "vita oltre la morte". Per Gesù, questa non estingue la vita, ma la potenzia. Come testimone citò Iahvè stesso che, nel rivelarsi a Mosè, si era presentato dal roveto ardente: "Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe".  Iahvè stesso li aveva dunque dichiarati "vivi e non morti", nonostante il loro tempo fosse stato di molto anteriore a quello di Mosè.

Fra' Domenico Spatola 

lunedì 4 novembre 2019

21 - 24 Novembre 2019: Convegno delle Comunità Missionarie del Vangelo a Cefalù

Promosso da Associazione Nino Trentacoste presso Hotel Costa Verde di Cefalù.
Del giardino del creato padroni o amministratori? Sviluppo, sostenibilità, futuro dalla populorum progressio alla laudato sii. 
Fra' Domenico Spatola fra i relatori. 

Per parteciparvi, tre semplici passi su:
https://cmvmarineo.weebly.com/associati-e-partecipa-al-convegno.html
Per maggiore chiarezza: contributo spese € 30 per l’intero Convegno oppure € 10 per ogni giorno da giovedì a domenica.
Stavolta:
● Anche per i pendolari accettiamo le prenotazioni.
● Chi, residente in hotel o pendolare, ha prenotato, troverà pronto a suo nome la Cartellina-Convegno e il Collarino-Pass.
● Il contributo spese Convegno, nel caso di particolari difficoltà, può anche essere versato al Tavolo Accoglienza. Registrazione, in hotel.
A rivederci al Convegno

Giangi Pampalone (cell. 338 6671989)
P.S. Se lo credi, fallo girare trai tuoi contatti. Grazie

venerdì 1 novembre 2019

Fra' Domenico Spatola: "Son venuto per salvar ciò ch'è perduto"

A Gerico, Zaccheo,
pubblicano ricco e reo,
su tutti alzava cresta
ma ora egli s'arresta
ai piè di un sicomoro
e, furtivo e con decoro
vi sale, da niun visto,
per vedere egli il Cristo
che vi passava accanto.
Il popolo, ch'era tanto,
a lui, per natura
corto di statura,
impediva di vederlo.
S'appollaiò qual merlo,
e Gesù verso di lui:
nessun vedeva a cui
egli si rivolgesse,
perché le membra stesse
nascoste eran tra foglie,
ma a lui dichiarò sue voglie:
"Zaccheo - gli disse -, scendi
e subito riprendi
la via di casa tua!".
Gli dichiarò la sua
volontà di rimaner con lui!
Finiti i tempi bui
erano per Zaccheo,
ma il fariseo
criticò il Maestro
che al peccatore il destro
offrì ad esser recuperato.
Zaccheo, ormai salvato,
disse nel cuor di quella cena:
"Signore, so che oscena,
è stata la mia vita,
perciò sarà ardita
mia proposta:
so quanto mi costa,
darò agli indigenti
metà dei miei proventi,
e chi fu derubato,
quattro volte verrà pagato!"
Il Signore, con franchezza:
"In questa casa è già salvezza.
Accogliete mio consiglio:
pur Zaccheo d'Abramo è figlio.
E io sono venuto
per salvar ciò ch'è perduto!".

Fra' Domenico Spatola

Commento di fra' Domenico Spatola al Vangelo della XXXI domenica del tempo ordinario (anno C): Luca 19, 1-10

Gesù e Zaccheo
1 Entrò nella città di Gerico e la stava attraversando, 2quand'ecco un uomo, di nome Zaccheo, capo dei pubblicani e ricco, 3cercava di vedere chi era Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla, perché era piccolo di statura. 4Allora corse avanti e, per riuscire a vederlo, salì su un sicomòro, perché doveva passare di là. 5Quando giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo e gli disse: «Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua». 6Scese in fretta e lo accolse pieno di gioia. 7Vedendo ciò, tutti mormoravano: «È entrato in casa di un peccatore!». 8Ma Zaccheo, alzatosi, disse al Signore: «Ecco, Signore, io do la metà di ciò che possiedo ai poveri e, se ho rubato a qualcuno, restituisco quattro volte tanto». 9Gesù gli rispose: «Oggi per questa casa è venuta la salvezza, perché anch'egli è figlio di Abramo. 10Il Figlio dell'uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto».

Zaccheo è ricco e pubblicano. Due grossi ostacoli per la salvezza. L'incontro con Gesù è risolutivo. Significativa e non casuale è la circostanza topica della città di Gerico, in passato liberata da Giosuè, e ora attraversata da Gesù. Vi risiede Zaccheo, "corto" di statura e, per l'evangelista, inadeguato a vedere Gesù. Ma egli sente esigenza da chiamata interiore a dover meritare quel "passaggio" e corre verso il sicomoro,  l'albero sotto cui sarebbe passato il Maestro. Si annida tra i rami per vederlo passare, non visto. Lo sconcerto è della folla, quando la processione si ferma, come per appuntamento, ai piedi di lui, incallito e irredimibile peccatore. Gesù "deve" (lo vuole il Padre) incontrarlo: "Zaccheo,  scendi subito, oggi devo fermarmi a casa tua!"
Ora  ha fretta, Zaccheo, per il tempo perduto in altro, e quello di grazia (kairòs) non vuole sciuparlo. A tavola, dinanzi a tutti, accade l'impossibile: matura la conversione. Rinuncia alla ricchezza disonesta per "dare la metà dei suoi beni ai poveri e restituire il quadruplo a chi da lui era stato frodato".
Tacita i mugugni il Signore, commentando: "Oggi la salvezza è entrata in questa casa, perché anch'egli è figlio d'Abramo", e liquida i mormoratori, che l'accusavano di essere "entrato nella casa di un peccatore", con le parole: "il Figlio dell'uomo è venuto  a cercare e salvare ciò che era perduto!".

Fra' Domenico Spatola

martedì 29 ottobre 2019

Fra' Domenico Spatola: Riflessione sulla ricorrenza del 2 novembre: Commemorazione dei Defunti

Pregherò, né di lamento sarà mia orazione. Gioia - presumo - chiedono a noi quanti maturato hanno il cammino e vivono cittadinanza di Cielo. La Chiesa, sposa di Cristo,  a proposta offre a noi suoi ardori nuziali: "Maranathà!" è il suo invito al Signore a non tardare. Eco da Sposo: "Vengo presto!".
"Saremo con lui" è la risposta di Paolo apostolo a chi gli chiedeva cosa avesse visto "nel terzo cielo" dove era stato rapito. Idilliache nozze prospettate dalle Scritture, è dunque la morte. Giobbe, di suo, affermava: "il mio Redentore è vivo e mi riscatterà e ultima non sarà la morte perché, senza la carne, vedrò Dio!".
Non fallimentare il temuto finale, ma meta e premio per chi ha consumato la corsa e ha mantenuto la fede: "vedrò Dio, non da straniero". Sottese sono le dinamiche totalizzanti. E "il vestito nuovo, di luce" rimpiazzerà quello logoro, corpo di morte (san Paolo).  Mancano i Cari ai nostri affetti, ma "essi, che sono con il Signore, ci tengono a loro presenti. "Riposano dalle fatiche". Da stolti li riterremmo morti, perché sono nella pace" (libro della Sapienza). Invidiabili? Ci gratificano col  vederci, non visti, "sino a fine corsa, quando riceveremo stessa corona" (Paolo). Identica è  la descritta dinamica del seme: "caduto a terra muore per portare frutto". Ne è garante Cristo  nel vangelo di Giovanni. I cimiteri ("dormitori") accolgono di noi la terra, il nostro spirito risplenderà della luce del Risorto.

Fra' Domenico Spatola

Commento di fra' Domenico Spatola al Vangelo della festa d'Ognissanti: Matteo 5, 1- 12a

IL DISCORSO SUL MONTE
Le beatitudini
1Vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. 2Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:
3«Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli.
4Beati quelli che sono nel pianto,
perché saranno consolati.
5Beati i miti,
perché avranno in eredità la terra.
6Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,
perché saranno saziati.
7Beati i misericordiosi,
perché troveranno misericordia.
8Beati i puri di cuore,
perché vedranno Dio.
9Beati gli operatori di pace,
perché saranno chiamati figli di Dio.
10Beati i perseguitati per la giustizia,
perché di essi è il regno dei cieli.
11Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. 12Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Così infatti perseguitarono i profeti che furono prima di voi.

Fonte di stupore le "Beatitudini". Impegnative a regola di vita. Otto, perché ottavo è il giorno della risurrezione di Cristo a inaugurare l' ultimo "senza tramonto". Ci appartiene perché meritato a noi dalla morte/risurrezione del Redentore. "Magna Charta" per  la "Nuovo Alleanza" riscritta sul "monte" non più proibito e accessibile ai seguaci che accolgono la vita descritta, e fatta omaggio ai fratelli. "Poveri" per arricchire gli altri e asciugarne lacrime con la giustizia e l'equità di condivisione.  "Beati i misericordiosi" come il Padre e "i costruttori di pace" da " figli di Dio", e perciò a lui somiglianti.
Sullo sfondo le persecuzioni. Il mondo non accetta ciò che non è suo, né converte in servizio le ansie di potere e di privilegio e, rifiutando la condivisione, idolatra la ricchezza.
Oggi radiografati i "Santi", noti alle agiografie canoniche e gli altri (e sono una moltitudine) conosciuti da Dio, e  tutti accomunati dall'amore, loro unica ragione di vita.

Fra' Domenico Spatola
Nella foto: Il discorso della montagna di Beato Angelico

giovedì 24 ottobre 2019

Fra' Domenico Spatola: Ricorre il 2 novembre

Tra fiori e candelotti
percorro quei condotti
che portano alla tomba,
e in cuore mi rimbomba
ancora la sua voce.
Già intravedo quella croce
a segnale di dolore:
novella fitta al cuore.
Sotto vi giace...
in pace
colei che, come mamma,
non spegne per me sua fiamma.
Il dolore, a tal ricordo,
è condiviso accordo
dei tanti lì presenti,
anch'essi mesti e attenti
a cogliere frangenti
di piccoli momenti
in memoria del passato,
lì soltanto ritrovato
nel guardo alla foto
che, a moto
di passione,
sembra dire a compassione:
"Perché piangi? Io son felice.
Vedi, Cristo te lo dice:
non ti sembri ancor curioso
che per il seme è doveroso
maturare nella terra
per divenire fior di serra.
Qui è l'orto
e quel seme è già risorto!"
Me ne vado consolato,
ma di lacrime inondato.

Fra' Domenico Spatola

Fra' Domenico Spatola: Chi si esaltà sarà umiliato

A quanti presuntuosi
d'esser giusti e ossequiosi
della Legge di Mosè
disprezzando chi da sé
diversa vita scorre,
Gesù  volle proporre
a confronto due figure
con nette e ben sicure
antitetiche visioni
di fede in orazioni:
"Nel tempio a pregare
due facili a indicare:
l'uno tutto fariseo
e l'altro pubblicano reo.
Il primo, stava ritto
per dir che quant'è scritto
nella  Legge ei faceva,
perciò Iddio doveva
a lui non ladro o ingiusto
come altri e il bellimbusto
che in ginocchio stava a lui dietro:
indegno e tetro
da non meritare nulla.
La sua non fasulla
era grande devozione
con decima sicura su ogni provvigione.
Il pubblicano invece
del suo peccato fece
ragione di dolore:
"Di me peccatore,
abbi pietà Signore!".
Gesù, a final commento,
fece un gran lamento
su colui che esaltato,
tornò a casa umiliato.

Fra' Domenico Spatola

Commento di fra' Domenico Spatola al Vangelo della XXX domenica del tempo ordinario (anno C): Luca 18, 9-14


Parabola del fariseo e del pubblicano
9 Disse ancora questa parabola per certuni che presumevano di essere giusti e disprezzavano gli altri. 10 «Due uomini salirono al tempio per pregare; uno era fariseo e l'altro pubblicano. 11 Il fariseo, stando in piedi, dentro di sé pregava così: "O Dio, ti ringrazio che non sono come gli altri uomini, rapaci, ingiusti, adulteri, e neppure come quel pubblicano. 12 Io digiuno due volte la settimana e pago la decima di tutto ciò che possiedo". 13 Il pubblicano invece, stando lontano, non ardiva neppure alzare gli occhi al cielo; ma si batteva il petto, dicendo: "O Dio, sii placato verso me peccatore". 14 Io vi dico che questi, e non l'altro, ritornò a casa sua giustificato; perché chiunque si innalza sarà abbassato e chi si abbassa sarà innalzato».

Due prototipi.  Antiteci rappresentanti di due categorie radicalizzate dalla  religiosità del tempo.  Il fariseo ("separato") si qualificava per l'esclusivo rapporto con la Legge, della quale vantava minuziosa osservanza. Lo faceva per sé stesso e per differenziarsi dagli altri uomini, bollati "ladri, peccatori e adulteri" e in tal modo vantare diritti da Dio. Nel tempio si colloca nel posto da dove, con arroganza ("stando in piedi"), dichiara pretese. Culminante, nella parabola,  la distanza millantata con il pubblicano a lui dietro. Quello è "peccatore pubblico" e "impuro", perciò a lui è negata la benevolenza divina.  Uomo del dazio per conto degli invasori, era per antonomasia "il traditore" di Dio e del popolo. Ora sta in ginocchio, postura dimessa e occhi bassi. Non ha meriti da vantare presso Dio, e prova a fidarsi in uno "sperato" perdono. Ma sarà solo lui che, agli occhi di Gesù, impersonerà il vero rapporto con Dio, che, da Padre, non si lascia invaghire dai puntigliosi e ricattatori meriti religiosi, ma attrarre dai bisogni dei figli, soprattutto peccatori. L'arrogante fariseo infatti non dà spazio a Dio nella sua vita, autocentrata nel "sé" e nelle proprie pratiche religiose. Il peccatore al contrario non ha di che vantarsi, e dichiara fiducia nel Padre che lo giustifica.

Fra' Domenico Spatola

Fra' Domenico Spatola: 1 Novembre, Tutti i Santi

Sono tanti
i Santi
di cui in memoria
la Chiesa narra storia.
Non sol ricordo
ma mutuo accordo
a percorrenza di cammino
in modello a noi vicino.
Sono martiri o beati,
sono vergini o ammogliati:
la più grande varietà
della celeste civiltà.
Essi pregano per tutti
allontanando i nostri lutti
e infondono coraggio
nella fatica del viaggio
e dei dolori della vita
ch'essi godono infinita.
Sono i Santi conosciuti
ma anche i tanti che, pur muti,
narrano tacite vicende
quotidiane e da calende,
nutrite solo dall'amore
nel segreto d'ogni cuore.

Fra' Domenico Spatola

venerdì 18 ottobre 2019

Fra' Domenico Spatola: Preghiera incessante

La parabola sulla preghiera
e del "continuo" da mane a sera,
Gesù racconta ai seguaci
che nel pregare siano audaci:
"Un giudice iniquo in una città
non temendo Dio né Umanità,
quando una vedova a lui andava
non ascoltava
il suo lamento
e lo scontento
per l'avversario.
Non  necessario
ritenea intervento
per quel momento
e per altro ancora
finché stanco si disse allora:
Non temo Dio né alcun altro,
mi faccio scaltro
perché è giorno
che la vedova si levi di torno".
E il Signore aggiunse questo:
"Capite il disonesto?
E Dio gli eletti
non farà protetti
dall'ingiustizia
che non vizia
tra umani?
Li terrà lontani?
Giustizia sua sarà pronta.
Ma ciò che conta
è che il Figlio trovi fede
quando in Terra rimetterà piede!"

Fra' Domenico Spatola