venerdì 13 settembre 2019

Fra' Domenico Spatola: Il Padre che fa festa.

Accoglieva Gesù i peccatori,
tra il mormorio di farisei e di dottori:
"Costui mangia e beve con coloro
che a mosaica Legge non dàn  decoro!"
"Chi perde - Gesù disse - una pecora dalle cento,
se la ritrova non sarà contento?
O quale donna, se perde una moneta,
finché non la ritrova resta cheta?"
Disse ancora: "Un uomo avea due figli
ai quali vanamente dava consigli.
Il più giovane gli disse:
dell'eredità dài le parti fisse
e, a tali istanze,
il padre divise ai figli le sostanze.
Non dopo molti giorni,
da quei dintorni
il figlio andò lontano
e lì suo patrimonio rese vano.
Quando in quel paese spese tutto,
di carestia ivi fu un grande lutto.
Cercò tra i lavori anche il più vile,
e finì col lavorare in un porcile.
Anche le carrubbe, a lui care,
dai porci stessi gli eran rese rare.
Disse allora a se stesso:
"Quanto son fesso!
A casa di mio padre, dai salariati
quanti i bicchier di vino tracannati,
mentr'io non ho neppur il salame
per tacitare la mia antica fame!
Mi alzerò ed andrò dal genitore,
e gli dirò: sono un impostore!
Chiudi per me il tuo severo ciglio,
degno infatti non son d'essere tuo figlio.
Trattami pure come un salariato
e non infierire contro il mio peccato!"
S'alzò verso la paterna casa
dove la gioia del padre era già  evasa.
Quando però lo vide il padre da lontano,
veloce corse a tendergli la mano.
Gli si gettò al collo e lo baciò:
fu il segno per tutti che lo perdonò.
Poi comandò ai servi il vestito bello
e di mettergli al dito anche l'anello.
Nessuno inoltre gli togliea da testa
che anche il vitello dovea fare festa,
perché il figlio ch'era morto,
ora è risorto!"
D'accordo non fu l'altro ch'era nei campi
e, al ritorno, furon tuoni e lampi
contro l'insano e ingiusto genitore
che accolto aveva il figlio senza pudore.
Ma il padre a lui disse: "Era perduto
quel tuo fratello che ora ho riavuto!"

Fra' Domenico Spatola

Commento di fra' Domenico Spatola al Vangelo della XXIV domenica del tempo ordinario ( anno C): Luca 15, 1-32

1 Si avvicinavano a lui tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. 2 I farisei e gli scribi mormoravano: «Costui riceve i peccatori e mangia con loro». 3 Allora egli disse loro questa parabola:
4 «Chi di voi se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va dietro a quella perduta, finché non la ritrova? 5 Ritrovatala, se la mette in spalla tutto contento, 6 va a casa, chiama gli amici e i vicini dicendo: Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora che era perduta. 7 Così, vi dico, ci sarà più gioia in cielo per un peccatore convertito, che per novantanove giusti che non hanno bisogno di conversione.
8 O quale donna, se ha dieci dramme e ne perde una, non accende la lucerna e spazza la casa e cerca attentamente finché non la ritrova? 9 E dopo averla trovata, chiama le amiche e le vicine, dicendo: Rallegratevi con me, perché ho ritrovato la dramma che avevo perduta. 10 Così, vi dico, c'è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte».
11 Disse ancora: «Un uomo aveva due figli. 12 Il più giovane disse al padre: Padre, dammi la parte del patrimonio che mi spetta. E il padre divise tra loro le sostanze. 13 Dopo non molti giorni, il figlio più giovane, raccolte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò le sue sostanze vivendo da dissoluto. 14 Quando ebbe speso tutto, in quel paese venne una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. 15 Allora andò e si mise a servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei campi a pascolare i porci. 16 Avrebbe voluto saziarsi con le carrube che mangiavano i porci; ma nessuno gliene dava. 17 Allora rientrò in se stesso e disse: Quanti salariati in casa di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! 18 Mi leverò e andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te; 19 non sono più degno di esser chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi garzoni. 20 Partì e si incamminò verso suo padre.
Quando era ancora lontano il padre lo vide e commosso gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. 21 Il figlio gli disse: Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te; non sono più degno di esser chiamato tuo figlio. 22 Ma il padre disse ai servi: Presto, portate qui il vestito più bello e rivestitelo, mettetegli l'anello al dito e i calzari ai piedi. 23 Portate il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, 24 perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato. E cominciarono a far festa.
25 Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; 26 chiamò un servo e gli domandò che cosa fosse tutto ciò. 27 Il servo gli rispose: È tornato tuo fratello e il padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo. 28 Egli si arrabbiò, e non voleva entrare. Il padre allora uscì a pregarlo. 29 Ma lui rispose a suo padre: Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai trasgredito un tuo comando, e tu non mi hai dato mai un capretto per far festa con i miei amici. 30 Ma ora che questo tuo figlio che ha divorato i tuoi averi con le prostitute è tornato, per lui hai ammazzato il vitello grasso. 31 Gli rispose il padre: Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; 32 ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato».

A chi lo accusava, scandalizzato perché  frequentava i peccatori, Gesù rispondeva con le tre "parabole della misericordia". Il Padre non è il giudice evocato dai suoi avversari, ma colui che mostra compassione. Così nella veste di "pastore che va in cerca della pecorella smarrita", o nella vicenda della "donna che ritrova la moneta perduta", e infine nella parabola (capolavoro solo di Luca) del Padre che accoglie il figlio "peccatore" tornato alla casa paterna. Motivo conduttore accomunante le tre parabole è "la gioia" di chi ritrova ciò che aveva smarrito, o ha riavuto il figlio risuscitato. Il dramma tuttavia è concentrato nel rifiuto opposto dal fratello maggiore, al ritorno dai campi. A lui provoca dolore quel ritorno insperato quanto esecrato.  Il padre gli esce incontro (non vuole infatti entrare in casa) per invitarlo a non interessarsi del passato ma a condividere la sua "gioia" perché ha riavuto il figlio ( "tuo fratello") risuscitato. Farisei e Scribi di ogni età hanno di che cambiare idea su Dio, non lusingato dai meriti, riconoscendolo "Padre", motivato da passione d'amore.

Fra' Domenico Spatola 

venerdì 6 settembre 2019

Fra' Domenico Spatola: Natività della Vergine Maria

Come indora,
l’aurora,
preludio luminoso, 
di nuovo giorno
e dell’intorno
caligine dirada,
così o Vergine su rada
di nostro mondo nascevi,
e, ancora ignara, accoglievi,
a rivelazione,
dello Spirito la missione
del Verbo in te incarnato
per essere ospitato
da te per noi, e divenisti Madre
facendo di Dio il nostro Padre.
I tuoi natali, misteriosi ai più,
eran regali perché di Gesù 
e a te, sua futura Madre,
assegnavano, a tua insaputa
felicità voluta
da Dio, che quintessenza
ha fatto a noi, di sua benevolenza.
Oggi ti contempliamo nella culla,
sul calvario sarà basculla
la Croce
e, alla voce
del tuo Figlio
d’esserci madre, apprezzerai consiglio.

Fra' Domenico Spatola
Nella foto: dipinto di Giotto

Fra' Domenico Spatola: Il seguace


Molta folla Gesù seguiva
ed ei in maniera ultimativa:
"Chiunque - disse - viene
e non mi vuol più bene
dei genitori
e di tutti gli altri amori,
come la moglie
e i figli delle doglie,
non può essere mio seguace.
Questi infatti audace
deve portar sua croce:
solo allora udrà mia voce.
Chi di voi vuol costruire
e sua torre vuol finire,
non siede a calcolare
per poterci arrivare?
Così che i fondamenti
non si prestino a commenti
di infelice derisione
per la facile illusione.
O qual re, andando in guerra,
non tenga bene i piedi a terra
e decida se al confronto
non valga la pena fare il conto
e vedere se non sia il caso
di avere ancor più naso
e, non sentendosi capace,
messaggeri della pace
manda a lui.
Così è di colui,
che, di rinuncia non capace
non potrà esser mio seguace".

Fra' Domenico Spatola
Dipinto di Tiziano Vecellio

Commento di fra' Domenico Spatola al Vangelo della XXIII domenica del Tempo Ordinario (anno C): Lc 14, 25-33

25 Siccome molta gente andava con lui, egli si voltò e disse: 26 «Se uno viene a me e non odia suo padre, sua madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo. 27 Chi non porta la propria croce e non viene dietro di me, non può essere mio discepolo.
28 Chi di voi, volendo costruire una torre, non si siede prima a calcolarne la spesa, se ha i mezzi per portarla a compimento? 29 Per evitare che, se getta le fondamenta e non può finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo: 30 Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro. 31 Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila? 32 Se no, mentre l'altro è ancora lontano, gli manda un'ambasceria per la pace. 33 Così chiunque di voi non rinunzia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo.


Delirio della folla che segue colui che essa ritiene Messia davidico: combattivo e vittorioso, prossimo a regnare su Israele.
L'equivoco è sommo e Gesù la disillude. Si volta, perché ad altro è orientato lo sguardo dei seguaci, e detta le tre condizioni per la di lui sequela.
Bisogna scegliere lui, preferendolo agli stessi affetti più cari, se sono d'impedimento alla costruzione del Regno.
La seconda condizione riguarda gli effetti della sequela, sollevare la croce vuol dire coprirsi di insulti dalla gente che non condivide i valori evangelici e ritiene avversario chiunque li professi. 
La terza condizione va nella previgenza di chi affronta la costruzione di una torre o di chi muove guerra. Studiare prima i piani per non cadere nel ridicolo. Questo trova applicazione nella rinuncia agli averi, ostacolo alla libertà di chi ha sperimentato come Gesù che c'è più gioia nel dare che nel possedere.

Fra' Domenico Spatola
Dipinto di Tiziano Vecellio

giovedì 5 settembre 2019

Fra' Domenico Spatola: Palermo torna vincitore.

Non più nuvole né cirri
a Palermo c'è già Mirri
come nuovo presidente
e, se mi si consente,
egli è il vero salvatore
che il Palermo ha preso a cuore
e le ingiustizie ricevute,
con pudore fece mute
umiliando chi gufava
e colui che tifava
perché il Palermo non rinascesse
dalle ceneri sue stesse:
e già fu colpo d'ala
la vittoria sul Marsala.
Favolosi quei tre punti,
scaramantici per gli unti
nostri bravi giocatori,
e Lucera che tra i cori
di tifosi bucò altrui porta
per inizio della scorta
che il Palermo come mito
ai tifosi darà a rito
per l'intera sua stagione.
Or la folla con ragione
tutta impazza
per Dario Mirri e per Di Piazza
e per ogni giocatore
con Pergolizzi allenatore,
e ne vedremo delle belle
e con noi saran le stelle.

Fra' Domenico Spatola

venerdì 30 agosto 2019

Fra' Domenico Spatola: Chi si umilia sarà esaltato

Un sabato  Gesù
mangiava dal capo della tribù
dei farisei, attenti ad osservarlo
per trovare il modo d'accusarlo.
Gesù, vedendo lor condotta
votata a lotta
per i primi posti
da occupare a tutti i costi,
con una parabola l'invitava
a non grondare bava:
"Un altro puó meritar quel posto
e sarà duro per te il costo
ad altri lasciare
e ultimo arretrare
con vergogna
da umiliante gogna.
Quando qualcun t'invita,
condotta tua compita
sia e dall'inizio
copri il posto del novizio.
Sarà il padrone a dirti: 'Sali!'
per star coi primi commensali,
e senza disonore".
Aggiunse il Signore:
"Chi si esalta sarà umiliato
e che s'umilia verrà esaltato".
Poi, al capo che l'invitava
disse: "Non cercare chi ricambiava
ma invita storpi e non vedenti
e tutti i nulla tenenti
incapaci di ricambiare,
e, alla risurrezione, vedrai arrivare
la ricompensa
che sarà immensa".

Fra' Domenico Spatola
Nella foto: dipinto del Veronese

Commento al Vangelo di fra' Domenico Spatola della XXII Domenica del Tempo ordinario (anno C): Luca 14, 1. 7-14


Altra guarigione in giorno di sabato
1 Un sabato si recò a casa di uno dei capi dei farisei per pranzare ed essi stavano a osservarlo.
Umiltà e generosità
7Diceva agli invitati una parabola, notando come sceglievano i primi posti: 8«Quando sei invitato a nozze da qualcuno, non metterti al primo posto, perché non ci sia un altro invitato più degno di te, 9e colui che ha invitato te e lui venga a dirti: «Cedigli il posto!». Allora dovrai con vergogna occupare l'ultimo posto.10Invece, quando sei invitato, va' a metterti all'ultimo posto, perché quando viene colui che ti ha invitato ti dica: «Amico, vieni più avanti!». Allora ne avrai onore davanti a tutti i commensali.11Perché chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato».
12Disse poi a colui che l'aveva invitato: «Quando offri un pranzo o una cena, non invitare i tuoi amici né i tuoi fratelli né i tuoi parenti né i ricchi vicini, perché a loro volta non ti invitino anch'essi e tu abbia il contraccambio. 13Al contrario, quando offri un banchetto, invita poveri, storpi, zoppi, ciechi; 14e sarai beato perché non hanno da ricambiarti. Riceverai infatti la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti».

Il "simposio", genere letterario ampiamente impiegato dai Classici antichi, diventa anche per Luca "luogo letterario" per discettare intorno al tema prefissato. Famoso il Simposio di Platone, che per argomento aveva l'amore. In Luca è il servizio. I commensali cui si rivolge Gesù sono i soliti Farisei, da lui bollati di avidità incontenibile e di cercare i propri interessi. Concorrono per i primi posti allo scopo di venire serviti primi e meglio. Il Signore osservava la ressa e, a frenare l'ingordigia dei commensali, propose a rimedio quale sia l'autentica convenienza: "Se viene qualcun altro più ragguardevole di te, il padrone ti intimerà di cedergli il posto che hai occupato indebitamente e, con vergogna, finirai tra gli ultimi. L'immagine è colta dal libro veterotestamentaro dei Proverbi (25, 6-7). È la sorte consequenziale per chi si esalta. Mentre chi si umilia verrà innalzato. La lezione poi per il padrone di casa perché tra gli invitati non annoveri  suoi commensali quanti sono in grado di ricambiare, ma accolga i poveri e gli esclusi per Legge perché "storpi e ciechi", e la ricompensa dal Cielo arriverà generosa e puntuale alla risurrezione dei giusti.

Fra' Domenico Spatola
Nella foto: dipinto del Moretto 

venerdì 23 agosto 2019

Fra' Domenico Spatola: Gli ultimi saranno i primi

Passando per città e villaggi,
faceva nuovi ingaggi
con il suo insegnamento,
mentre il cammino lento
a Gerusalemme lo portava.
Un tale gli chiedea se si salvava
un numero cospicuo di fedeli,
ma Gesù rispondea a lui senza veli :
"Datemi retta!
Sforzatevi di entrar per la porta stretta,
perché chi quella larga cerca,
alterca
senza mai trovarla.
Quando il padrone chiuderà la porta,
a lui non importa
se starete a bussare.
Egli resterà ad ignorare
se avete mangiato o bevuto in sua presenza,
e predicato pure in sua assenza.
Egli vi dirà che altre mete
avete
voi cercato,
perciò non riconosce il vostro stato.
Vi giudicherà operatori di ingiustizia
e vi allontanerà dove non vizia
il pianto e lo stridor dei denti,
come perdenti
alla vista di Abramo, d'Isacco e di Giacobbe
e di chi conobbe
Dio
e lo pose al posto del suo io.
Verranno da Oriente
e con quelli d'Occidente
si siederanno a mensa
e di vita coglieranno immensa,
perché gli ultimi andati
soppianteranno i primi arrivati".

Fra' Domenico Spatola

Commento di fra' Domenico Spatola al Vangelo della XXI domenica del Tempo orfinario (anno C): Luca 13, 22-30

Passava insegnando per città e villaggi, mentre era in cammino verso Gerusalemme. 23Un tale gli chiese: «Signore, sono pochi quelli che si salvano?». Disse loro: 24«Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, io vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno. 25Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, voi, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: «Signore, aprici!». Ma egli vi risponderà: «Non so di dove siete». 26Allora comincerete a dire: «Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze». 27Ma egli vi dichiarerà: «Voi, non so di dove siete. Allontanatevi da me, voi tutti operatori di ingiustizia!». 28Là ci sarà pianto e stridore di denti, quando vedrete Abramo, Isacco e Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio, voi invece cacciati fuori. 29Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio. 30Ed ecco, vi sono ultimi che saranno primi, e vi sono primi che saranno ultimi.

A chi gli chiedeva quanti sarebbero alla fine i salvati, Gesù glissava nella risposta declinando "qualità" e "condizioni" per essere salvati. L'israelita richiedente  era convinto, come i suoi contemporanei, che la salvezza fosse esclusivo appannaggio del Popolo eletto.
Gesù l'invitava ad "entrare per la porta stretta", quella che, nelle case o nelle mura di cinta della città, era riservata alla servitù. Se la si cercherà tardivamente per il banchetto  con "Abramo, Isacco, Giacobbe e i profeti" la si troverà chiusa. Sorpresi, dichiareranno, ma invano, al Signore la loro familiarità per avere mangiato con lui (eucaristia) e insegnato per le strade e sulle piazze la di lui Parola senza però questa li abbia potuti trasformare in dono per i fratelli e "pane da mangiare". Inesorabile e senza appello sarà  per loro la recusazione: "Non vi conosco!". Verrà dichiarato il fallimento  ("pianto e stridore di denti") con l'implacabile sentenza: "Allontanatevi da me, operatori di ingiustizia". Seguirà, sorprendente, il capovolgimento totale: alla mensa con i Patriarchi e i Profeti vedranno seduti coloro ai quali non avevano riconosciuto il diritto: i pagani provenienti dai  quattro Punti cardinali. Mentre loro, che avevano fatto del culto sacrale il punto di forza della loro religiosità senza mai tradurlo in atteggiamenti di misericordia verso il prossimo, come in passato anche i Profeti avevano denunciato, rimasti fuori, verranno soppiantati  da "gli ultimi" divenuti "i primi".

Fra' Domenico Spatola

venerdì 16 agosto 2019

Disse Gesù: "ho gettato un fuoco"

Disse Gesù ai seguaci:
"Vi dirò parole audaci
che vi aiuteranno non poco:
venuto sono a gettar fuoco
e quanta voglia ho che sia acceso.
Ho un battesimo nel quale sceso
sarò
e angoscia avrò
finché non sia compiuto,
e non resterò muto:
Non ho portato pace sulla Terra
ma divisione e guerra.
D'ora innanzi, tra cinque persone
avverrà la divisione
di due contro tre:
il figlio non riconoscerà il padre "re"
e la figlia
con colei che, non è la madre, si consiglia,
né sarà più felice l'ora
tra la suocera e la nuora".

Fra' Domenico Spatola
Nella foto: Dipinto di Antonello da Messina

Commento di fra' Domenico Spatola al Vangello della XX domenica del tempo ordinario (anno C): Luca 12, 49-53


Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso! 50Ho un battesimo nel quale sarò battezzato, e come sono angosciato finché non sia compiuto!
51Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione.52D'ora innanzi, se in una famiglia vi sono cinque persone, saranno divisi tre contro due e due contro tre; 53si divideranno padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera».


Anche Gesù promette il "suo" fuoco dal cielo. Suo perché non è quello del Battista, incendiario come Elia e "i figli del tuono" Giacomo e Giovanni. Il suo fuoco anticipa  la Pentecoste, che, donando alla Comunità lo Spirito Santo alimento di vita, preannuncia la nuova relazione con Dio, basata non più sulla servitù, ma sull'amicizia e sulla somiglianza con il Padre.
Tutto ciò sarà il frutto della sua morte e verrà consegnato dalla croce. Il desiderio di Gesù è che tale fuoco si accenda, quindi non fuoco che distrugge come quello minacciato dal Battista nell'incendio del giudizio.
Il battesimo, del quale desidera l'immersione, perciò sarà la sua morte per comunicare vita attraverso il dono dello Spirito. Ciò comporterà lacerazioni tra quanti accoglieranno la sua Parola e quanti l'avverseranno, anche all'interno della sua Comunità, questi ultimi attaccati  al vecchio, ricuseranno la novità portata da Gesù.

Fra' Domenico Spatola

martedì 13 agosto 2019

Con il Presidente del Palermo a Petralia







Fra' Domenico Spatola: "Beata, Maria, che hai creduto!"

Maria, fu fretta o amore
che ti spinse il cuore
a cercare Elisabetta
per la via più retta?
E, al tuo saluto,
solo Zaccaria restò muto,
perché il bimbo a madre danzò in grembo,
avendo conosciuto in te il "divino lembo".
E fu Elisabetta, di Spirito piena,
che dichiarò: "Appena
ho udito il tuo saluto,
il bimbo capì che tu avevi creduto".
Per cui disse di te che "sei beata
per la fede immensa professata!".
E tu, Maria, a lei rispondesti:
"Di Dio sono lesti
i mie ardori
da empir d'amore tutti i cuori.
Nelle generazioni che verranno,
tutti sapranno
che sarò Beata
per la grazia a me comunicata,
da chi ha guardato all'umiltà della sua serva
e ogni parola sua il cuore mio conserva.
Ha rovesciato dai troni i potenti,
innalzando poveri e nullatenenti,
soccorrendo Israele suo servo
e d'Abramo la promessa in cuore mio conservo".
Stesti lì, Maria, ancor tre mesi
e poi andasti via per nuovi pesi.

Fra' Domenico Spatola

Fra' Domenico Spatola: 15 agosto: La Vergine Maria assunta in cielo

Per la fede, Maria è Beata.
Ha creduto all'Angelo che l'annunciava "Madre dell'Altissimo" ad opera dello Spirito Santo; a Elisabetta che l'esaltò "corifea" tra tutte le donne da lei riscattate; ai pastori di Betlemme che le narravano del Bambino meraviglie che lei non conosceva e conservava gelosamente nel suo cuore per noi. Ha creduto alle parole del vecchio Simeone annunciante il Bambino "luce delle genti" e preconizzando a lei "la spada che ne avrebbe trafitto l'anima". Ha creduto a Gesù, l'adolescente che  rivendicava indipendenza anzitempo da lei per i diritti del Padre. Ha creduto al Figlio che la induceva, pena sentirsi recusata da lui come madre, ad uscire dalle logiche dei diritti sulla prole e rivestire i panni della discepola che, fino ai piedi della Croce avrebbe sperimentato straziante l'accoglimento della Parola. Ha creduto anche in noi,  accettandoci figli, da stesso travaglio.
Si è fidata di Dio. L'assunzione "in corpo e anima" è ideale traguardo a somiglianza condivisa della discepola con il Maestro morto e risorto.
Ora è modello trionfale di compimento da contemplare e condividere. È Madre nostra e la sua gloria sarà la nostra eredità.

Fra' Domenico Spatola