sabato 26 settembre 2026

Fra' Domenico Spatola: Chi fa la volontà del Padre?




Chi fa la volontà del Padre? 
Due i figli di Israele:
l'uno fu fedele
e l'altro ingiusto.
Questi con gusto
boicottò il paterno invito. 
Disse al padre:
"sei servito", 
e, senza dire no,
nella vigna non andò.
Anche all'altro  stessa richiesta, 
con aria mesta,
il padre formulò. 
Non fu d'accordo
ma poi vi si recò. 
"Chi dei due la volontà del Padre avea osservato?", 
chiese Gesù accorato
ai sacerdoti e agli anziani,
ch'eran fedeli a loro come cani. 
"Chi senza l'iniziale voglia, 
infin del podere varcò la soglia". 
Alla risposta,  
tosta 
di Gesù fu la proposta:     
parlando del Battista,
disse che sulla sua pista 
si convertirono prostitute e pubblicani, 
mentre sacerdoti e anziani
al Signore non aveano creduto. 
Era rimasto muto
il loro cuore per convenienza
perciò 
non siederanno alla futura mensa. 

Di Domenico Spatola

Commento di Fra' Domenico Spatola al Vangelo della XXVI domenica del tempo ordinario (Anno A): Matteo 21, 28-32

28
«Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli; rivoltosi al primo disse: Figlio, va' oggi a lavorare nella vigna. 29 Ed egli rispose: Sì, signore; ma non andò. 30 Rivoltosi al secondo, gli disse lo stesso. Ed egli rispose: Non ne ho voglia; ma poi, pentitosi, ci andò. 31 Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?». Dicono: «L'ultimo». E Gesù disse loro: «In verità vi dico: I pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. 32 È venuto a voi Giovanni nella via della giustizia e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, pur avendo visto queste cose, non vi siete nemmeno pentiti per credergli.

Ai capi religiosi e agli anziani del popolo, Gesù aveva posto la domanda circa l'autorità di Giovanni il Battista. Se fosse stata di origine divina o umana. Non  vollero compromettersi perché lo avevano snobbato. Avevano dichiarato di non saperlo. Con la parabola dei due figli, Gesù diede la risposta. Un padre chiese ai due figli di andare nella sua vigna a lavorare. Il primo, che inizialmente  aveva rifiutato, pentitosi, andò. Il secondo invece che si era  dichiarato disponibile, non andò. Chi dei due avesse fatto la volontà del Padre, era evidente, e corretta fu  la risposta degli interrogati. Allora Gesù spiegò che  coloro che avevano adempiuto la volontà del Padre, erano stati i pubblicani e le prostitute, da loro tanto detestati. Essi infatti si erano  convertiti alla predicazione del Battista, mentre i capi religiosi  lo avevano, osteggiato, per convenienza.  Alla fine, saranno gli stessi peccatori disprezzati, a occupare il loro posto alla mensa del Regno.

Fra' Domenico Spatola

venerdì 18 settembre 2026

Fra' Domenico Spatola: Di tua benevolenza...



Operaio della prima ora, o Dio, 
ero anch'io. 
Ma a lavorar coi tanti, 
ricompensa non fu dei vanti. 
A sera, stanco e sudato,
vidi che a tutti stessa paga avevi dato. 
Anche a chi
a lavoro fu raro, 
desti un denaro.  
Lamentai che, per fatica e caldo, 
ingiusto era  quel saldo. 
Per il giorno intero, 
in modo altero pretendevo 
più del pattuito.
Ma per te era normale e non un mito, 
che la cifra a me promessa
fosse la stessa 
donata a tutti quanti, 
perché volevi tutti benestanti  
di tua benevolenza
di cui non possiam far senza. 

Di Domenico Spatola

Commento di Fra' Domenico Spatola al vangelo della XX domenica del tempo ordinario (Anno A): Matteo 20, 1-16

 
1 «Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all'alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. 2 Accordatosi con loro per un denaro al giorno, li mandò nella sua vigna. 3 Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano sulla piazza disoccupati 4 e disse loro: Andate anche voi nella mia vigna; quello che è giusto ve lo darò. Ed essi andarono. 5 Uscì di nuovo verso mezzogiorno e verso le tre e fece altrettanto. 6 Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano là e disse loro: Perché ve ne state qui tutto il giorno oziosi? 7 Gli risposero: Perché nessuno ci ha presi a giornata. Ed egli disse loro: Andate anche voi nella mia vigna.
8 Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: Chiama gli operai e dà loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi. 9 Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro. 10 Quando arrivarono i primi, pensavano che avrebbero ricevuto di più. Ma anch'essi ricevettero un denaro per ciascuno. 11 Nel ritirarlo però, mormoravano contro il padrone dicendo: 12 Questi ultimi hanno lavorato un'ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo. 13 Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse convenuto con me per un denaro? 14 Prendi il tuo e vattene; ma io voglio dare anche a quest'ultimo quanto a te. 15 Non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono? 16 Così gli ultimi saranno primi, e i primi ultimi».

Dio non premia e non castiga. È al di là del bene e del male. Fa piovere e fa sorgere il sole sui buoni e sui cattivi. Egli non dà cose, ma totalmente se stesso. È il significato teologico della parabola del padrone della vigna in cerca di operai giornalieri. Alle sei del mattino ne trovò e patteggiò con loro per un denaro. Era la paga sindacale. I primi operai andarono. Col ritmo costante, ogni tre ore, tornò per tutto il giorno a cercare operai. L'ultima volta alle cinque, cioè a un'ora dal tramonto. Alle sei, il momento della paga. Il padrone ordinò che per primi venissero ricompensati quelli venuti nell'ultima ora. Con felice  sorpresa ricevettero un denaro. E a seguire, tutti gli altri furono ricompensati allo stesso modo. La cosa fu attenzionata dagli operai della prima ora. Si aspettavano di più, ma ricevettero anch'essi un denaro.  Gridarono alla ingiustizia del padrone, avendo essi sopportato "il peso e il caldo dell'intero giorno" . 
Al rimprovero, il padrone si giustificò dicendo che non era stato ingiusto avendo dato loro quanto avevano pattuito. Se però del suo egli voleva dare la stessa cifra a coloro che avevano lavorato di meno, non poteva fare del suo ciò che voleva? La parabola  estremizza due concezioni su Dio. Quella "meritocratica" dei farisei, e l'altra "misericordiosa" del Padre, svelata da Gesù. La religione fonda sulle opere della Legge il rapporto di Dio con gli uomini, mentre lo Spirito parla della libertà del Padre nel donarsi "intero", nella gratuità dell'amore.

Fra' Domenico Spatola

sabato 12 settembre 2026

Fra' Domenico Spatola: Perdonare come il Padre

 


"Perdonare sette volte?". 
Di Pietro erano svolte, 
per Cristo insufficienti, 
e cifre inesistenti
a lui dettò
e le quantifica 
in nette
"settanta volte sette".
Stesso perdona Dio, 
che in oblio
il suo debito avea condonato
a colui che, perdonato, 
non perdonò.
Tal si svelò
né fu capace
di dare pace
al fratello
da cui pretese quello
che gli doveva, 
e lo gettò in galera. 
Ma il re saputo il fatto 
lo ritenne un gran misfatto
e, chiamato il servo ingrato, 
disse a lui beneficato, 
che doveva condonare
la somma che dovea a lui dare
il suo debitore, 
come fatto avea con lui il suo Signore. 
Di Domenico Spatola

Commento di Fra' Domenico Spatola al Vangelo della XXIV domenica del tempo ordinario (Anno A): Matteo 18, 21-35

21
Allora Pietro gli si avvicinò e gli disse: «Signore, quante volte dovrò perdonare al mio fratello, se pecca contro di me? Fino a sette volte?». 22 E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette, ma fino a settanta volte sette.
23 A proposito, il regno dei cieli è simile a un re che volle fare i conti con i suoi servi. 24 Incominciati i conti, gli fu presentato uno che gli era debitore di diecimila talenti. 25 Non avendo però costui il denaro da restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, con i figli e con quanto possedeva, e saldasse così il debito. 26 Allora quel servo, gettatosi a terra, lo supplicava: Signore, abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa. 27 Impietositosi del servo, il padrone lo lasciò andare e gli condonò il debito. 28 Appena uscito, quel servo trovò un altro servo come lui che gli doveva cento denari e, afferratolo, lo soffocava e diceva: Paga quel che devi! 29 Il suo compagno, gettatosi a terra, lo supplicava dicendo: Abbi pazienza con me e ti rifonderò il debito. 30 Ma egli non volle esaudirlo, andò e lo fece gettare in carcere, fino a che non avesse pagato il debito.
31 Visto quel che accadeva, gli altri servi furono addolorati e andarono a riferire al loro padrone tutto l'accaduto. 32 Allora il padrone fece chiamare quell'uomo e gli disse: Servo malvagio, io ti ho condonato tutto il debito perché mi hai pregato. 33 Non dovevi forse anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te? 34 E, sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non gli avesse restituito tutto il dovuto. 35 Così anche il mio Padre celeste farà a ciascuno di voi, se non perdonerete di cuore al vostro fratello».

Pietro si vantava di essere disposto a perdonare "fino a sette volte" il fratello, se si fosse reso colpevole nei suoi confronti. 
Gli scribi, maestri della Legge, concedevano di perdonare fino e non oltre le "tre volte". Per Gesù invece il perdono doveva essere illimitato: "settanta volte sette". L'espressione era del discendente di Caino, Lamek, che parlava di vendetta infinita.  Gesù, al contrario, invocava tale misura per il perdono, indicando il modello da imitare nel Padre celeste che, nella parabola, è rappresentato dal Re. Fatti i conti con i servi, trovò uno che gli doveva la cifra spaventosa di diecimila talenti, pari a tre tonnellate di oro. Il debitore, non avendo come pagare e non volendo  finire in prigione o venduto come schiavo con tutta la famiglia, implorò pietà, con la promessa di restituire il dovuto. Cosa improbabile perché ci sarebbero volute 164.000 giornate lavorative per accumulare quella cifra. 
Commosso il re gli condonò il debito. Ma, il beneficato,  non provò la stessa compassione che era stata per lui. Incontrato un compagno che gli doveva solo cento denari, pari a tre mensilità di stipendio, lo afferrò per il collo fino a soffocarlo, e gli intimò di sborsare il dovuto. Il debitore lo supplicava di avere pazienza e gli avrebbe restituito tutto. Invano perché il creditore spietato lo fece gettare in prigione. I compagni,  visto l'accaduto, riferirono al re, il quale, indignato, pretese dal "servo malvagio"  che gli restituisse quel che gli aveva condonato, dal momento che egli non aveva avuto  compassione del compagno come egli ne aveva avuta di lui.

Fra' Domenico Spatola

venerdì 4 settembre 2026

Fra' Domenico Spatola: Il Padre vi ascolterà...



Se pecca il tuo fratello, 
non fare come quello
che non intende perdonare. 
Lo devi tu chiamare
e farti ascoltare
tra te e lui. 
Ma se sarà come colui
che non ascolta, 
fa' in modo che risolta
sia la questione
con una o due persone.
Se non ascolta ancora, 
sarà in ultima ora
la comunità
a fare verità. 
Se non ascolterà
neppure questa, 
non ti resta
che trattarlo
da pubblicano
e amarlo da pagano.
Ciò che in terra verrà legato, 
in cielo stesso metro sarà usato.
L'accordo per chiedere qualcosa, 
non morosa
resterà
perché il Padre in nome mio ve la concederà.

Di Domenico Spatola

Commento di fra' Domenico Spatola al Vangelo della XXIII domenica del tempo ordinario (Anno A): Matteo 18, 15-20

15 Se il tuo fratello commette una colpa, va' e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; 16 se non ti ascolterà, prendi con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. 17 Se poi non ascolterà neppure costoro, dillo all'assemblea; e se non ascolterà neanche l'assemblea, sia per te come un pagano e un pubblicano. 18 In verità vi dico: tutto quello che legherete sopra la terra sarà legato anche in cielo e tutto quello che scioglierete sopra la terra sarà sciolto anche in cielo.
19 In verità vi dico ancora: se due di voi sopra la terra si accorderanno per domandare qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli ve la concederà. 20 Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro».

"Rimanete in me e io in voi". È il Testamento di Gesù ai discepoli. Una, la  condizione per "rimanere in lui".
La detta Gesu: "Se vi amate come io vi ho amati". Presenza la sua, resa possibile dall'amore tra i fratelli. Il perdòno va donato "settanta volte sette", cioè sempre. L'espressione è di Gesù a Pietro. Chi deve iniziare a perdonare? Pare paradossale., ma per Gesù è colui che  ha ricevuto l'offesa. Il perdono offerto, sanerà il "vulnus". Ma se l'altro si rifiutasse di accoglierlo, vengano chiamati a  mediare due o tre persone.
Se fallisse anche l'ultimo tentativo, la Comunità lo deve amare come si è chiamati ad amare il nemico e a pregare per lui. L'amore qualifica i discepoli e li abilita a  sciogliere le catene di schiavitù provenienti dalla Legge di Mosè e alleggerire i pesi insopportabili degli scribi, interpreti abusivi di quella Legge. L'amore consentirà al Risorto di stare tra i suoi fratelli, e la preghiera che i discepoli faranno nel suo Nome,  otterrà qualunque cosa essi chiederanno il Padre.

Fra' Domenico Spatola