venerdì 26 giugno 2026

Fra' Domenico Spatola: La tua ricompensa

 

Ai genitori, 
Gesù, dei figli vanno i cuori. 
"Ma se non son di impedimento" 
fu il tuo commento, 
per essere del Regno 
tuo segno. 
Chiara fu la tua voce:
"prendere la croce
e aprire la vela
per la tua sequela".
Dicesti che l'egoista
è un disfattista, 
mentre colui che vita dona, 
rende più che buona
la sua offerta, 
e lieto sarà alla scoperta
d'averla ritrovata. 
A lui verrà data
in ricompensa, 
se farà sedere a mensa 
il mio seguace
e acqua a lui verace  appronta, 
Perché infine è l'amor che conta.

Di Domenico Spatola

Commento di Fra' Domenico Spatola al Vangelo della Tredicesima Domenica del tempo ordinario (Anno A): Matteo 10, 37-42

37
Chi ama il padre o la madre più di me non è degno di me; chi ama il figlio o la figlia più di me non è degno di me; 38 chi non prende la sua croce e non mi segue, non è degno di me. 39 Chi avrà trovato la sua vita, la perderà: e chi avrà perduto la sua vita per causa mia, la troverà.
40 Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato. 41 Chi accoglie un profeta come profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto come giusto, avrà la ricompensa del giusto. 42 E chi avrà dato anche solo un bicchiere di acqua fresca a uno di questi piccoli, perché è mio discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa».

Padre e madre meritano amore. È nella natura delle cose. Se però la loro autorità si fa prepotente da inibire la crescita dei figli non consente di realizzare la pienezza della vita. Questa infatti chiede scelte coraggiose. Spesso anche dolorose. Il senso è nel figurato "sollevare la croce" per seguire Gesù. L'immagine è colta nel momento in cui il condannato alla crocifissione sollevava da terra il  patibolo. Il disprezzo della società era pari al rifiuto totale. Anticipato era nell'immagine il destino del Maestro,  perseguitato dalla società fino alla morte in Croce. Gesù chiedeva a chi lo voleva seguire stessa generosità. Incondizionata fino al dono della vita. Ne anticipava il premio. La adesione a lui infatti sarebbe stato il migliore investimento per il futuro. La ricompensa al suo discepolo  non era solo equiparata a quella del Profeta e del Giusto, ma insieme a chi gli offriva anche un bicchiere di acqua fresca, era nel dono più incommensurabile: il Padre e il Figlio avrebbero abitato in loro.

Fra' Domenico Spatola

venerdì 19 giugno 2026

Fra' Domenico Spatola: La tua offerta...


Gesù, i tuoi segreti
non furon divieti, 
ma d'amore offerta, 
in cuore sofferta, 
a segno
del Regno
che ragiona di pace, 
e con forza audace
alla morte diè affondo
per la vita del mondo. 

Di Domenico Spatola

Commento di Fra' Domenico Spatola al Vangelo della XII domenica del tempo ordinario (Anno A): Matteo 10, 26-33

 
26 Non li temete dunque, poiché non v'è nulla di nascosto che non debba essere svelato, e di segreto che non debba essere manifestato. 27 Quello che vi dico nelle tenebre ditelo nella luce, e quello che ascoltate all'orecchio predicatelo sui tetti. 28 E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l'anima; temete piuttosto colui che ha il potere di far perire e l'anima e il corpo nella Geenna. 29 Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure neanche uno di essi cadrà a terra senza che il Padre vostro lo voglia.
30 Quanto a voi, perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati; 31 non abbiate dunque timore: voi valete più di molti passeri!
32 Chi dunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch'io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; 33 chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch'io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli.

Gesù preparando i discepoli alla Missione, li allertava sui pericoli e le minacce che avrebbero subìto dalla società che, non riconoscendoli suoi, li avrebbe rigettato come corpi estranei. Li incoraggiava a non avere paura di chi poteva uccidere il corpo ma non l'anima, perché la morte non interrompe la vita di chi crede in lui. Il compito affidato era l'evangelizzazione, da portare in tutto il mondo con la pace. Nessun timore dunque. L'unico da temere dovrebbe essere Dio, in grado di fare precipitare nella Geena, il fuoco inestinguibile. Ma non è il Dio annunciato da Gesù. Egli è infatti il Padre, datore di vita. Ama i figli e si prende cura di loro, come della intera Creazione. Nella sua tenerezza nutre passeri insignificanti e nocivi. Egli conosce e predilige chi ama suo Figlio e collabora con lui consentendogli di coronare la vita con successo,  perché, nel caso contrario, sarebbe il fallimento.

Fra' Domenico Spatola

venerdì 12 giugno 2026

Fra' Domenico Spatola: Risvegliar l'amore

 


Sul monte, 
un nuovo fronte
apristi ai tuoi:
eran 
Dodici e li volesti suoi, 
cioè del Padre che  implorato
avevi per il mandato 
ad evangelizzare. 
Ad andare
li inviasti
da seguaci,  
e li volesti generosamente audaci. 
A loro desti tuo potere
così che ognuno avere
potesse dello Spirito la forza
per rompere la scorza
d'ogni egoismo in cuore
e risvegliar l'amore.

Di Domenico Spatola

Commento di Fra' Domenico Spatola al Vangelo della Undicesima domenica del tempo ordinario (Anno A): Matteo 9,36-10,8

9:36
Vedendo le folle ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite, come pecore senza pastore. 37 Allora disse ai suoi discepoli: «La messe è molta, ma gli operai sono pochi! 38 Pregate dunque il padrone della messe che mandi operai nella sua messe!».
10:1 Chiamati a sé i dodici discepoli, diede loro il potere di scacciare gli spiriti immondi e di guarire ogni sorta di malattie e d'infermità.
2 I nomi dei dodici apostoli sono: primo, Simone, chiamato Pietro, e Andrea, suo fratello; Giacomo di Zebedèo e Giovanni suo fratello, 3 Filippo e Bartolomeo, Tommaso e Matteo il pubblicano, Giacomo di Alfeo e Taddeo, 4 Simone il Cananeo e Giuda l'Iscariota, che poi lo tradì.
5 Questi dodici Gesù li inviò dopo averli così istruiti:
«Non andate fra i pagani e non entrate nelle città dei Samaritani; 6 rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa d'Israele. 7 E strada facendo, predicate che il regno dei cieli è vicino. 8 Guarite gli infermi, risuscitate i morti, sanate i lebbrosi, cacciate i demòni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date.

Di compassione fu il sentimento di Cristo. Il popolo d'Israele languiva denutrito e stanco.  Abbandonato  dai capi come
"un gregge di pecore senza pastore". Traditori dell'affido divino, i capi religiosi avevano sfruttato la gente. Appassionato perciò fu l'appello di Gesù ai discepoli: "Pregate il Signore della messe perché mandi operai nella sua messe". Li chiedeva da servi per amore e non da sfruttatori. Scelse i "Dodici" a sostituire le dodici tribù di Israele che avevano rinunciato a collaborare. I nomi degli Apostoli emblematici a rappresentare i discepoli di tutti i tempi. Diede loro lo Spirito Santo perché dessero salute e guarissero dalle infermità e dagli spiriti immondi. Nuovo ruolo di apostolo, funzionale a motivare i discepoli futuri a proporre il Vangelo e partecipare  stessa "compassione" del Signore. Israele fu il primo destinatario. Urgeva provvedere alle "pecore perdute della casa di Israele". Il Regno loro annunciato era disponibile a chi lo volesse e l'annuncio motivato con stessa gratuità di dono ricevuto.

Fra' Domenico Spatola

venerdì 5 giugno 2026

Fra' Domenico Spatola: Era il tuo pane...



Attese non vane
mi dona il tuo Pane. 
Lo spezzi per me
perché con te
condivida destino
in stesso cammino
che Tu mi proponi, 
e al cuore mi esponi
stesso messaggio
perché con coraggio
mi faccia pane spezzato
per esser donato
sul tuo stesso modello, 
ad ogni fratello.

Fra' Domenico Spatola

Commento di Fra' Domenico Spatola al Vangelo della Solennità del "Corpus Domini" (anno A): Giovanni 6, 51, 58

51
Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».
52 Allora i Giudei si misero a discutere tra di loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?». 53 Gesù disse: «In verità, in verità vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell'uomo e non bevete il suo sangue, non avrete in voi la vita. 54 Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell'ultimo giorno. 55 Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. 56 Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e io in lui. 57 Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia di me vivrà per me. 58 Questo è il pane disceso dal cielo, non come quello che mangiarono i padri vostri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».

Nella sinagoga, a Cafarnao, col suo discorso Gesù aveva deluso la folla che lo voleva acclamare re, preoccupato i capi religiosi per la proposta della nuova  relazione con Dio e scontentato i discepoli che lo abbandonarono.  Si era dichiarato Dio e identificato come "Pane di vita". "Dato dall'alto" perché di origine divina  e portatore di vita immortale. Lo specificò "sua carne", per la quale comunica lo Spirito. Un Dio umanizzato, e la comunicazione con lui si fa possibile solo attraverso l'umanità. "Più si è umani e più si è divini" (papa Francesco). 
Quale la reazione dei Giudei? Di totale rigetto. Per loro era inaccettabile un Dio che, anziché pretendere sacrifici, si facesse egli stesso dono all'umanità.
Gesù ribadì che bisognava mangiare la sua carne e bere il suo sangue, per rimanere in lui. Sullo sfondo si alludeva all'Agnello  della notte di liberazione di Israele dalla schiavitù d'Egitto. La carne dell'animale serviva a dare forza nel viaggio, e 
il sangue a proteggerlo dalla morte. Offerta irrinunciabileper l'uomo che si vuole realizzare in pienezza. Assimilarsi a lui fino alla identificazione: "Chi mangia e beve di me, rimane in me".  Fondendosi con il credente Gesù ne avrebbe dilatato le  capacità di amore perché la vita ricevuta va donata. La manna di Mosè non salvò dalla morte chi la mangiò. Vero Pane è dunque il suo Corpo.

Fra' Domenico Spatola