lunedì 30 marzo 2020

Fra' Domenico Spatola: Ricordo mio d'infanzia

Ricordo, o madre, ciò che mi dicevi
di mia infanzia e come traducevi
a fatica vagiti miei inquieti
in tempi in cui divieti
eran a tante cose,
sequenze della guerra ancor morose.
Non avevi latte per fame da me gridata
e non sapevi come renderla sedata.
Correvi dalla vicina prospera di latte
e lei con suo abbondante seno facea  patte
mie primarie esigenze.
Sono ricordi pescati con le lenze
nel grande mare del mio mondo antico
reso ora amico
da nostalgico ricordo
per trovare con te materno accordo.

Fra' Domenico Spatola

domenica 29 marzo 2020

Fra' Domenico Spatola: Desideri di compleanno

Ogni anno
il compleanno
vien gentile
ma poi par che ostile
si dimostra,
come giostra
dell'età che si fa breve
e il numero più lieve.
È il pensiero che assilla:
"Quanto ancora sua scintilla
resta accesa?"
Non vuol essere una resa
ma solo complimento
alla vita e al suo momento,
e non spegne mio ardore
che divampa con furore.
I lustri ormai sono tanti:
chiedo a voi e a tutti i Santi
una prece perché lieve
e in candore come neve
sia età mia vetusta
ancor più onusta
di valori
sì da far gioire i cuori.

Fra' Domenico Spatola

sabato 28 marzo 2020

Commento al Vangelo della V domenica di quaresima (anno A): Giovanni 11, 1-45


Fra' Domenico Spatola: San Pietro surreale...


Piazza San Pietro surreale. Uno solo al centro claudicante e titanico. Come don Chisciotte e i suoi mulini al vento. A guerreggiare con i fantasmi pietrificati. Le colonne del Bernini ingigantite per lo stupore. Incedeva il Santo in solitudine chiassosa su di lui dal mondo, a interrogare "perché?" Ritenuto responsabile dei segreti del divino, ora è là solo tra Cristo in croce e la Vergine. Sembra in croce pure lui. A farfugliare risposte, perché vorrebbe che fossero altre. Ma è lì Francesco a impetrarle, come nel Venerdì  del Cristo: "Perché mi hai abbandonato?"
Sente il peso e il ruolo del Cireneo. Non vuol dare risposte di convenzione ma il suo grido a svegliare Gesù che dorme nella barca dove tutti stiamo ad affondare. "Parce Domine!" è sua preghiera per essere stati sordi al grido dei poveri della Terra,  e per aver fatto del denaro e della convenienza l'altro dio. Poi dolente sotto il pesante carico d'oro, certamente impostogli, di un ostensorio d'arte  a benedire il Mondo e Roma, concentrati nella speranza che "le stelle non stanno a guardare."

Fra' Domenico Spatola

venerdì 27 marzo 2020

Fra' Domenico Spatola: Gesù disse "Io sono la vita"

Lazzaro era malato.
Di ciò fu informato
Gesù dalle sorelle
che, come ancelle,
lo stavano ad accudire.
"Non per la morte,
- disse - è tal sorte,
ma nuovo appiglio
per la gloria del Figlio!"
Dopo il secondo giorno,
ai seguaci intorno
disse: "Lazzaro dorme
e, su sue orme,
lo vado a svegliare".
"Lasciati consigliare:
se dorme si risveglierà".
"Contento sono di non esser là
- replicò - perché crediate.
Vi prego, con me state:
Lazzaro è morto
e io lo farò risorto!"
Tommaso disse a tutti:
"Viviam con lui suoi lutti
e andiamo insieme
verso l'estrema speme!"
Giunto a Betania, voce rimbomba:
"Lazzaro è nella tomba!"
Molti Giudei eran venuti
a dar conforto e lor saluti
a Marta e Maria,
mentre Gesù era ancor per via.
Marta, udito del suo arrivo,
corse a lui col cuor corrivo:
"Signore, se tu fossi stato qua,
il fratello non sarebbe là.
Ma so che ciò che chiederai,
dal Padre l'otterrai!"
Gesù le disse:
"Lazzaro, che visse,
ti sorprenderà,
e a vita ei risorgerà!".
"So - rispose Marta -
che chiunque parta,
nell'ultimo giorno tornerà".
Or qua
a comprensione,
Gesù: "Risurrezione
- disse - io sono e vita,
e chi la vuol infinita,
si affidi a me!".
Disse Marta: "Credo in Te,
Figlio del Dio giocondo
che deve venir nel mondo!".
Poi corse da Maria che Gesù ama,
e a lei dice: "il Maestro è qui e ti chiama!"
Senza alcun "forse",
Maria corse
a incontrar Gesù.
Gli astanti dissero: "Va laggiù
a piangere il fratello",
ma pensiero suo era quello,
in tutta confidenza,
di lamentar sua assenza.
Gesù, a quel pianto
e degli altri in controcanto,
fremette a dissapore
e lacrimò dolore.
Chiese quindi tosto:
"Dove l'avete posto?"
"Signore, vieni e vedi".
Tra le funeree sedi,
c'era una grotta
contro cui a porta
sostava grossa pietra.
Per Cristo era tetra
e la volle tolta,
così capovolta
venisse a sorte
l'idea di morte.
"Signore, manda fetore!"
Disse Marta con pudore.
"Non ti ho detto che vedrai
la divina gloria se crederai?"
Tolta la pietra, sguardo
Gesù fissò a traguardo
in intimità da Duo
col Padre suo:
"Grazie, perché mi ascolti,
e in te verranno accolti
quanti mi hai dati
e di me si son fidati".
Detto questo, come a foce,
gridò a gran voce:
"Lazzaro, vieni fuori!"
Di tutti sobbalzaro i cuori
al vedere che il morto uscì
ed era ancor così
come sepolto:
col viso avvolto
nel sudario
e mani e piedi a non divario.
Gesù disse: "Liberatelo
e subito lasciatelo
andar via!".
I Giudei, venuti da Maria,
numerosi ancor di più,
credettero in Gesù.

Fra' Domenico Spatola
Nella foto: Resurrezione di Lazzaro (Guercino)

Commento di fra' Domenico Spatola al Vangelo della quinta domenica di Quaresima (anno A): Giovanni 11, 1-45

1 Era allora malato un certo Lazzaro di Betània, il villaggio di Maria e di Marta sua sorella. 2 Maria era quella che aveva cosparso di olio profumato il Signore e gli aveva asciugato i piedi con i suoi capelli; suo fratello Lazzaro era malato. 3 Le sorelle mandarono dunque a dirgli: «Signore, ecco, il tuo amico è malato».
4 All'udire questo, Gesù disse: «Questa malattia non è per la morte, ma per la gloria di Dio, perché per essa il Figlio di Dio venga glorificato». 5 Gesù voleva molto bene a Marta, a sua sorella e a Lazzaro. 6 Quand'ebbe dunque sentito che era malato, si trattenne due giorni nel luogo dove si trovava. 7 Poi, disse ai discepoli: «Andiamo di nuovo in Giudea!». 8 I discepoli gli dissero: «Rabbì, poco fa i Giudei cercavano di lapidarti e tu ci vai di nuovo?». 9 Gesù rispose: «Non sono forse dodici le ore del giorno? Se uno cammina di giorno, non inciampa, perché vede la luce di questo mondo; 10 ma se invece uno cammina di notte, inciampa, perché gli manca la luce». 11 Così parlò e poi soggiunse loro: «Il nostro amico Lazzaro s'è addormentato; ma io vado a svegliarlo». 12 Gli dissero allora i discepoli: «Signore, se s'è addormentato, guarirà». 13 Gesù parlava della morte di lui, essi invece pensarono che si riferisse al riposo del sonno. 14 Allora Gesù disse loro apertamente: «Lazzaro è morto 15 e io sono contento per voi di non essere stato là, perché voi crediate. Orsù, andiamo da lui!». 16 Allora Tommaso, chiamato Dìdimo, disse ai condiscepoli: «Andiamo anche noi a morire con lui!».
17 Venne dunque Gesù e trovò Lazzaro che era già da quattro giorni nel sepolcro. 18 Betània distava da Gerusalemme meno di due miglia 19 e molti Giudei erano venuti da Marta e Maria per consolarle per il loro fratello. 20 Marta dunque, come seppe che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa. 21 Marta disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! 22 Ma anche ora so che qualunque cosa chiederai a Dio, egli te la concederà». 23 Gesù le disse: «Tuo fratello risusciterà». 24 Gli rispose Marta: «So che risusciterà nell'ultimo giorno». 25 Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; 26 chiunque vive e crede in me, non morrà in eterno. Credi tu questo?». 27 Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio che deve venire nel mondo».
28 Dopo queste parole se ne andò a chiamare di nascosto Maria, sua sorella, dicendo: «Il Maestro è qui e ti chiama». 29 Quella, udito ciò, si alzò in fretta e andò da lui. 30 Gesù non era entrato nel villaggio, ma si trovava ancora là dove Marta gli era andata incontro. 31 Allora i Giudei che erano in casa con lei a consolarla, quando videro Maria alzarsi in fretta e uscire, la seguirono pensando: «Va al sepolcro per piangere là». 32 Maria, dunque, quando giunse dov'era Gesù, vistolo si gettò ai suoi piedi dicendo: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!». 33 Gesù allora quando la vide piangere e piangere anche i Giudei che erano venuti con lei, si commosse profondamente, si turbò e disse: 34 «Dove l'avete posto?». Gli dissero: «Signore, vieni a vedere!». 35 Gesù scoppiò in pianto. 36 Dissero allora i Giudei: «Vedi come lo amava!». 37 Ma alcuni di loro dissero: «Costui che ha aperto gli occhi al cieco non poteva anche far sì che questi non morisse?».
38 Intanto Gesù, ancora profondamente commosso, si recò al sepolcro; era una grotta e contro vi era posta una pietra. 39 Disse Gesù: «Togliete la pietra!». Gli rispose Marta, la sorella del morto: «Signore, già manda cattivo odore, poiché è di quattro giorni». 40 Le disse Gesù: «Non ti ho detto che, se credi, vedrai la gloria di Dio?». 41 Tolsero dunque la pietra. Gesù allora alzò gli occhi e disse: «Padre, ti ringrazio che mi hai ascoltato. 42 Io sapevo che sempre mi dai ascolto, ma l'ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato». 43 E, detto questo, gridò a gran voce: «Lazzaro, vieni fuori!». 44 Il morto uscì, con i piedi e le mani avvolti in bende, e il volto coperto da un sudario. Gesù disse loro: «Scioglietelo e lasciatelo andare».
45 Molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di quel che egli aveva compiuto, credettero in lui.

"Lazzaro è morto!". Non era accorso a Betania all'annuncio delle sorelle Maria e Marta di un suo aggravamento. Gesù vuol correggere l'idea, radicata nella sua Comunità,  che con la morte è la fine. Chi crede in lui, anche se muore (come Lazzaro) continua ad esistere in pienezza di vita.
 Betania è un villaggio della Giudea a tre chilometri da Gerusalemme. Qui la sua Comunità si dispera per la morte di un fratello. Gesù vi accorre per dire a Marta che la morte è solo un passaggio a pienezza di vita. Si può fidare. Anche Maria accorsa per lamentare l'assenza di Gesù dichiara la sua fede. Il sepolcro e la sua grossa pietra tombale, è modello da dimenticare. Nessuna discontinuità tra la vita e la morte. Questa è come una nascita a pienezza. Nella tomba non c'è Lazzaro, che già è nella gloria del Padre, ma il morto legato dalla credenza che tutto sia finito. Il grido di Gesù, come boato, a fare uscire il morto dal cuore dei suoi, è descritto nell'improbabile movenza di chi legato, va prima liberato. Sarà Lazzaro da liberare dall'idea che sia morto, mentre egli, che ha creduto in Gesù, vive nella dimensione del Padre.

Fra' Domenico Spatola
Nella foto: Resurrezione di Lazzaro (Del Piombo)

giovedì 26 marzo 2020

Fra' Domenico Spatola: Sui sentieri di Dante

Di Dante i percorsi
rincorsi
dall'età della scuola
e di sua parola
serbai memoria
a storia
di sue visioni
e di prigioni
e disperati lamenti
e oscuri tormenti
da profugo in esilio
o in visibilio
d'altri lidi
per sereni affidi
a spazi di intenso
nell'immenso
suo cuore.
Di tutti i poeti è signore,
che discese nel fondo
a cercar più profondo
sentire
e risposte da udire,
per faticoso cammino,
e, nel percorso divino,
nutrì suo sorriso
Cantica di Paradiso.

Fra' Domenico Spatola

martedì 24 marzo 2020

Mercoledì 25 marzo ore 18 messa in diretta facebook

Domani 25 marzo alle ore 18:00 fra' Domenico Spatola celebrerà la messa in diretta Facebook dalla Parrocchia Maria SS. delle Grazie in San Lorenzo ai Colli, per l'evento dell'Incarnazione. 
Sarà possibile seguire la messa, come al solito, dalla pagina Facebook della parrocchia Maria Ss. delle Grazie in San Lorenzo ai Colli, al seguente link:
Vi aspettiamo tutti. 
Al termine della messa, il video sarà condiviso nella pagina Facebook di fra' Domenico Spatola, in modo che sia visibile anche per chi, a quell'ora, non ha potuto collegarsi. 
A presto. 

Fra' Domenico Spatola: Risveglio

Ci sarà un risveglio
lo sento nelle carni
non solo d'affanni
è onusta vita
amica
ma d'ampiezza d'ali
per rifugio
dove si nasconde aurora
che indora
sogni e potenzia fede
in cuor che crede.

Fra' Domenico Spatola

Fra' Domenico Spatola: 25 marzo, Annunciazione.



Fiore di candore,
sul tuo cuore
pose Gabriele,
in essenza miele
per dolcezza
e di Dio carezza,
o Vergine Annunziata,
per essere a Lui sposata,
con mistici sponsali.
Mettesti l'ali
per altra dimensione.
Dicesti "sì", in dedizione
al mistero,
vero
da te a noi dono
del divin perdono,
dalla croce consegnato
dal Verbo innamorato
e in amor modello
ad esserci fratello.
Ora, Regina,
di tua divina
sorte
apri le porte
ad accoglienza:
siam tutti in tua presenza.
A noi addita
la vita infinita,
e con Gesù
daremo di più.

Fra' Domenico Spatola
Nella foto: L'Annunziata, di Antonello da Messina

25 marzo giorno dell'incarnazione del Verbo, Figlio di Dio

Fondamentale dogma cristiano, e inizio della Storia nuova, è l'evento dell'incarnazione. In qualche calendario cristiano antico si iniziava l'anno a partire da questa data. "Il Logos (il Verbo, la Parola, il Progetto) si fa carne", recita nel cuore del Prologo l'evangelista Giovanni.  
È da quest'azione divina che le due Nature, quella divina e l'altra umana, si coniugano in inscindibile sodalizio, nella Persona divina del Figlio, che assume la nostra condizione umana. 
Il tutto in Maria trova necessaria mediazione: è infatti lei che con il suo libero e decisivo assenso, rende possibile l'impossibile. Accoglie nel candore verginale del suo grembo Colui che i cieli non possono contenere. 
A lei viene chiesta la mano da Dio stesso, che la trova "piena di grazia", per essere sua Sposa e Madre di suo Figlio.
Siamo nella luminosità più abbagliante, così che mancano gli strumenti per comprendere, e non ci resta che la fede: "Nulla è impossibile a Dio".
Soprattutto per la causa che si colloca prima della Creazione: "Fare di Cristo il cuore del mondo" e "ricapitolare in lui tutte le cose". I temi dell'incarnazione parlano del "Dio con noi", e la sua promessa, a conclusione del Vangelo di Matteo, rinnoverà stesso progetto: "Io sarò con voi sempre, fino al compimento della Storia". L'umanità da lui prescelta, sarà perciò l'habitat indiscusso a testimonianza del suo amore per noi.

Fra' Domenico Spatola
Nella foto: La Madonna del Parto, di Antonio Veneziano
Nella foto: Madonna del Parto di Taddeo Gaddi 

venerdì 20 marzo 2020

Fra' Domenico Spatola: Nostro sogno a primavera.

"A san Benedetto
la rondine sotto il tetto".
Si diceva una volta
ora par svolta
in nostra vita
triste e attrita.
Aspettiamo la rondinella,
al cuor s'aggiunge la favella:
Tutto il mondo vuol salute,
e sfidiamo con le tute
il virus della mattanza
che ci turba la creanza
di star bene.
Siamo tutti a narrar pene
e a debita distanza
perché chissà se sopravanza
del nemico il pungiglione
che ci toglie l'occasione
di far sogni di speranza.
La rondinella fa sua danza
ma lontano se ne va:
No, resta qua!
a parlar di primavera
prima che sarà ancora sera.
Rondinella con tua ala
annuncia che finita è mala
sorte,
ché di vita e non di morte
abbiam bisogno:
porta in giro il nostro sogno!

Fra' Domenico Spatola

Commento di fra' Domenico Spatola al Vangelo della quarta Domenica di Quaresima (anno A): Giovanni 9, 1-41

1Passando vide un uomo cieco dalla nascita 2e i suoi discepoli lo interrogarono: "Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché egli nascesse cieco?". 3Rispose Gesù: "né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è così perché si manifestassero in lui le opere di Dio. 4Dobbiamo compiere le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno; poi viene la notte, quando nessuno può più operare. 5Finché sono nel mondo, sono la luce del mondo". 6Detto questo sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco 7e gli disse: "Va' a lavarti nella piscina di Sìloe (che significa Inviato)". Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva. 8Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, poiché era un mendicante, dicevano: "Non è egli quello che stava seduto a chiedere l'elemosina?". 9Alcuni dicevano: "È lui"; altri dicevano: "No, ma gli assomiglia". Ed egli diceva: "Sono io!". 10Allora gli chiesero: "Come dunque ti furono aperti gli occhi?". 11Egli rispose: "Quell'uomo che si chiama Gesù ha fatto del fango, mi ha spalmato gli occhi e mi ha detto: Va' a Sìloe e lavati! Io sono andato e, dopo essermi lavato, ho acquistato la vista". 12Gli dissero: "Dov'è questo tale?". Rispose: "Non lo so".
13Intanto condussero dai farisei quello che era stato cieco: 14era infatti sabato il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi. 15Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come avesse acquistato la vista. Ed egli disse loro: "Mi ha posto del fango sopra gli occhi, mi sono lavato e ci vedo". 16Allora alcuni dei farisei dicevano: "Quest'uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato". Altri dicevano: "Come può un peccatore compiere tali prodigi?". E c'era dissenso tra di loro. 17Allora dissero di nuovo al cieco: "Tu che dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?". Egli rispose: "È un profeta!". 18Ma i Giudei non vollero credere di lui che era stato cieco e aveva acquistato la vista, finché non chiamarono i genitori di colui che aveva ricuperato la vista. 19E li interrogarono: "È questo il vostro figlio, che voi dite esser nato cieco? Come mai ora ci vede?". 20I genitori risposero: "Sappiamo che questo è il nostro figlio e che è nato cieco; 21come poi ora ci veda, non lo sappiamo, né sappiamo chi gli ha aperto gli occhi; chiedetelo a lui, ha l'età, parlerà lui di se stesso". 22Questo dissero i suoi genitori, perché avevano paura dei Giudei; infatti i Giudei avevano già stabilito che, se uno lo avesse riconosciuto come il Cristo, venisse espulso dalla sinagoga. 23Per questo i suoi genitori dissero: "Ha l'età, chiedetelo a lui!".
24Allora chiamarono di nuovo l'uomo che era stato cieco e gli dissero: "Dà gloria a Dio! Noi sappiamo che quest'uomo è un peccatore". 25Quegli rispose: "Se sia un peccatore, non lo so; una cosa so: prima ero cieco e ora ci vedo". 26Allora gli dissero di nuovo: "Che cosa ti ha fatto? Come ti ha aperto gli occhi?". 27Rispose loro: "Ve l'ho già detto e non mi avete ascoltato; perché volete udirlo di nuovo? Volete forse diventare anche voi suoi discepoli?". 28Allora lo insultarono e gli dissero: "Tu sei suo discepolo, noi siamo discepoli di Mosè! 29Noi sappiamo infatti che a Mosè ha parlato Dio; ma costui non sappiamo di dove sia". 30Rispose loro quell'uomo: "Proprio questo è strano, che voi non sapete di dove sia, eppure mi ha aperto gli occhi. 31Ora, noi sappiamo che Dio non ascolta i peccatori, ma se uno è timorato di Dio e fa la sua volontà, egli lo ascolta. 32Da che mondo è mondo, non s'è mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato. 33Se costui non fosse da Dio, non avrebbe potuto far nulla". 34Gli replicarono: "Sei nato tutto nei peccati e vuoi insegnare a noi?". E lo cacciarono fuori.
35Gesù seppe che l'avevano cacciato fuori, e incontratolo gli disse: "Tu credi nel Figlio dell'uomo?". 36Egli rispose: "E chi è, Signore, perché io creda in lui?". 37Gli disse Gesù: "Tu l'hai visto: colui che parla con te è proprio lui". 38Ed egli disse: "Io credo, Signore!". E gli si prostrò innanzi. 39Gesù allora disse: "Io sono venuto in questo mondo per giudicare, perché coloro che non vedono vedano e quelli che vedono diventino ciechi". 40Alcuni dei farisei che erano con lui udirono queste parole e gli dissero: "Siamo forse ciechi anche noi?". 41Gesù rispose loro: "Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: Noi vediamo, il vostro peccato rimane".

Gesù e il cieco. La cecità era considerata castigo per qualche colpa. Ma quel uomo era nato cieco: "Chi ha peccato lui o i genitori?". Inquietante domanda dei discepoli istruiti a logiche meritocratiche. Per Gesù "Nessuno ha peccato!". L'azione che Gesù si accinge a compiere è "opera di Dio" e viene da lui interpretata sulla creazione dell'uomo, accecato però dall'istituzione religiosa fino a perdere la "somiglianza" divina. In continuità con la creazione, Gesù ne rinnova il gesto: col fango lo "unge", e lo indirizza alla piscina dell'Inviato (Siloe). Si lavò e ci vide. Non era più riconoscibile dai passanti che pure l'avevano visto  elemosinare, reso diverso perché liberato dalle tenebre. I farisei non sopportano. Vige per loro solo la sottomissione alla loro dottrina. Istruiscono il processo con minacce anche per i genitori del vedente. Ma essi glissano per paura: "sappiamo che è nostro figlio, nato cieco, come ora veda non sappiamo, chiedetelo a lui". L'accusa è inconfutabile: Gesù ha "operato" in giorno di sabato. "Non può venire da Dio, chi trasgredisce la Legge". Il guarito è realista: "ero cieco ed ora ci vedo". Li sfida: "Volete diventare suoi discepoli?"
Ma per loro vale il patrocinio di Mosè cui "Dio ha parlato". Su Gesù si dichiarano incompetenti.
Cacciato, il vedente rincontra Gesù, e aderisce a lui, perché "veri ciechi", sono quanti presumono di vedere senza Colui che è la "Luce del mondo".

Fra' Domenico Spatola
Nella foto: Guarigione del cieco nato. Dipinto di El Greco. 


Fra' Domenico Spatola: Disse Gesù "Io del Mondo son la Luce!"

Era cieco nato,
chi fu incontrato
dal Signore.
"Fu peccatore,
lui o i genitori?"
Chiesero i tentatori
suoi seguaci,
non capaci
di capir che per la divina gloria
quel cieco farà la storia.
Aggiunse: "Del mondo son la Luce,
che nel giorno vi conduce,
mentre verran lotte
quando sarà notte!"
Con saliva fece mota
e unse occhi e gota
del ragazzo non vedente.
"Va' - disse - ove corrente
a Siloe è l'acqua
e lì ti sciacqua!"
Andò e ci vedeva,
familiare però non era
sua fisionomia,
sì che tanti per la via
domandavano chi fosse,
ma per tutti stesse glosse:
"Son io che non vedea!".
E narrava come Gesù gli avea
spalmato gli occhi:
"Non facessero gli allocchi
e credessero anche loro!"
Dai Farisei fu interrogato,
perché peccato
era l'opera del Cristo,
essendo vieto e tristo
il giorno del reato.
Il sabato non va lavorato,
perché giorno di riposo:
"Non può dunque quel Coso
venir da Dio,
se in oblio
getta la sua legge!"
Ma qui il vedente li corregge:
"Non importa se è peccatore,
chi dei miei occhi è il salvatore!".
Non credono a lui
e di costui
interrogano i parenti,
rimasti reticenti:
"Sappiamo che era cieco,
perciò con noi non bieco
sia vostro sentire.
Parlate a lui, che può capire!"
Scomunicato in sinagoga,
il vedente non affoga
in chiacchiere e aforismi,
fa solo sillogismi:
"Non può esser peccatore
chi fa il bene del Signore!"
Fu ritrovato da Gesù,
e richiesto di un di più,
con sua domanda a promo:
"Credi tu, nel Figlio dell'uomo?"
"E chi è?" rispose quello.
"Il modello
è qui davanti:
sono Io, che passi avanti
ho già fatto incontro a te.
Or mi vedi... hai altri perché?"
Si prostrò  in adorazione
e fece a lui sua professione:
"Credo in te, o mio Signore!"
Al Fariseo ch'era uditore,
monito fu che "cecità
è in chi nega Verità!"

Fra' Domenico Spatola
Nella foto: Guarigione del cieco nato. Duccio di Buoninsegna

mercoledì 18 marzo 2020

Messa in occasione della solennità di San Giuseppe

Domani 19 marzo alle ore 18:00, in occasione della solennità di S. Giuseppe, sarà celebrata la messa in diretta Facebook dalla parrocchia Maria SS. delle Grazie in San Lorenzo ai Colli.
Il link per collegarsi alla pagina della Parrocchia è il seguente:
https://www.facebook.com/groups/609136845882411/
Lo stesso di domenica scorsa
A domani.

Fra' Domenico Spatola

Fra' Domenico Spatola: Solennità di San Giuseppe


San Giuseppe è il Santo dell'accoglienza. I suoi silenzi sono premiati dall'invito divino a continuare ad essere lo Sposo di Maria, vergine e madre, ma non di lui, ma dello Spirito Santo. Nel sonno nessuno gli è pari a interpretarne i segni: va in Egitto nella notte della persecuzione, fino alla morte di Erode, il tiranno che vuole disfarsi del Bambino, ritenuto rivale. Ritorna in Israele, e deve optare. Stavolta tocca a lui soppesare i pro e i contro per stabilirsi a Nazareth e non a Betlemme ritenuta pericolosa per l'Archelao, in crudeltà copia perfetta di suo padre Erode.
Nazareth deve abituarsi alla "strana" coppia e al Bambino sì normale da non destare sospetti di alterità.  Sarà per i compaesani, anche da grande, "il figlio di Giuseppe".  Qui mi immergo nel mondo che solo la fede è in grado di farmi penetrare. La prima percezione che Gesù avrà del Padre, lo riguarda. A Giuseppe balbetterà il suo primo "Abbà" (il nostro "papà")  e penso all'emozione del Santo, circondato dalle carezze della Sposa e dalle moine tenere del Figlio di Dio. Ho motivo di inebriarmi a tal ricordo e tutto questo per i lunghi trent'anni quanto la crescita dell'uomo che si evolve fino alla maturità.  Penso alle ansie e paure di Giuseppe per i tesori a lui affidati. Come non commuoversi dinanzi a tanto gigante nella fede? San Giuseppe è "il giusto" che merita anche per noi di "entrare nella gloria del Regno". In questo tempo di crisi, sappiamo a quale Santo votarci: San Giuseppe, prega per noi!

Fra' Domenico Spatola 

Fra' Domenico Spatola: Preghiera a San Giuseppe

O patri di li puvireddi,
quanti sunnu i ciriveddi
ca sì chiamatu a cunsulari
'nta stu tempu di carnalivari?
No! Nun è festa spensierata,
è tragedia annunciata.
Tutti sunnu in mascherina
pi taliarisi 'a carina
da stu mali granni e avversu
ca nn'arrunza tempu persu:
nun putemu caminari
e, scantati, rintra am'a stari.
Cu purtò stu focu granni?
Io ancora in tanti anni
nun l'avia canusciutu:
eru orbu oppuru mutu?
Ora inveci rapu l'occhi
e paremu tanti luocchi.
Chi succeri amatu Santu:
a to festa era un gran vantu,
pasta ch'i sardi e beddi sfinci
ca quannu i viri ti ci impinci,
ma st'annu è tuttu sutta tonu:
c'è silenziu e manca u tronu,
picchì stu virus ni fa fissa
puru si ti ricemu a Missa.
San Giuseppi, fai qualcosa,
pi to Figghiu e pa to Sposa,
fanni presto riturnari,
vulemu tutti travagghiari,
e perciò si ti fai surdu,
chistu a nui nni pari assurdu.
Fanni a grazia, gran Patruni:
passi presto stu cicluni.

Fra' Domenico Spatola