venerdì 29 dicembre 2017

Fra' Domenico Spatola: Augurio di pace per il nuovo anno.

Che il nuovo anno
non faccia danno!
E' necessario
che all'avversario
si tenda la mano
così lontano
sarà il rischio
di missile fischio
porti la morte.
Si pensi che sorte
se Nord/Corea
missili spari a diarrea
e il Tramp in trono
risponda a tono!
La Terra è fragile
e loro dito agile
e chi più rapace
è solo capace
di nostra sorte
e non pensa alla morte
ma si acquieta
se distrugge il Pianeta.
Signore potente,
lei non è niente
se non difende la vita
mentre non si dà pace
se non la vede finita.
Fate un patto, signori del mondo,
sfidatevi a due a far girotondo:
chi in terra primo poi finirà
un nostro applauso riceverà.
Lasciateci sani
con tutte e due mani
e col cervello
fresco e monello
e tanta voglia di camminare:
il mondo bello vogliamo sognare.

Fra' Domenico Spatola

Fra' Domenico Spatola: Offerta di Madre

Offristi di pace,
o Madre tenace,
colomba a riscatto del Figlio:
regale omaggio
o consiglio all'ostaggio
del giorno fatale
da Agnello immolato
a croce assegnato?
Madre, non voce
in tua ultima prova
ma vita che cova
materna l'offerta
svettante sull'erta.
Non a miti,
né a riti,
i vegliardi profeti
Anna e Simeone,
a professione
di non più divieti
di chiusura,
ma apertura
al nuovo cammino
del Bimbo divino
che d'amore sincero
colma nostro pensiero
di speranza
con sua luce che avanza.

Fra' Domenico Spatola
Nella foto: Madonna con Bambino - Caravaggio.

Commento di fra' Domenico Spatola al Vangelo della Domenica dopo il Natale: Luca 2, 22-40

Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore - 23come è scritto nella legge del Signore:Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore - 24e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi, come prescrive la legge del Signore.
25Ora a Gerusalemme c'era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d'Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. 26Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore. 27Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, 28anch'egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo:
Il cantico di Simeone
29«Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo
vada in pace, secondo la tua parola,
30perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza,
31preparata da te davanti a tutti i popoli:
32luce per rivelarti alle genti
e gloria del tuo popolo, Israele».
Profezie di Simeone e di Anna
33Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. 34Simeone li benedisse e a Maria, sua madre, disse: «Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione 35- e anche a te una spada trafiggerà l'anima -, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori».
36C'era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuele, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto con il marito sette anni dopo il suo matrimonio, 37era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. 38Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme.
Vita di Gesù a Nàzaret
39Quando ebbero adempiuto ogni cosa secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nàzaret. 40Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era su di lui.

Commento al Vangelo

Giuseppe e Maria alla Legge di Mosè assoggettarono il Figlio di Dio. 
La circoncisione all'ottavo giorno dalla nascita e il riscatto da primogenitura al quarantesimo, integravano Gesù nella cultura ebraica, annoverandolo tra i figli di Abramo. 
Come ogni madre ebrea, Maria si sottoponeva ai riti di purificazione, per la Legge, era colpevole di avere partorito e, per il riscatto del figlio, ai poveri veniva richiesta l'offerta di due colombi. 
Squarcio allo stereotipo legalismo fu l'avventura dei vegliardi Simeone e Anna. Mossi dallo Spirito Santo, parlarono agli astanti di Gesù "salvezza delle genti". I parenti se ne stupirono. I genitori avevano voluto addomesticare, ad uso di Israele, il messianismo del Figlio, mentre i vegliardi ne proclamavano "l'universalismo" per i popoli. 
Di Israele non era rinnegato il ruolo di primo destinatario, ma ne veniva dai vegliardi rilanciata la missione di mediazione universale. 
"Luce delle genti", Gesù sarebbe stato "il segno di contraddizione", tra coloro che ne avrebbero accolto il messaggio e quanti ne avrebbero combattuto la gratuità dell'offerta. 
"Spada affilata", preconizzata la Parola del Figlio avrebbe attraversato il cuore della Madre, e le scelte conseguenti sarebbero state laceranti e necessarie, appresso a lui fin sotto la croce. 
Anna, anch'essa voce dello Spirito, confermò con la lode la verità di Simeone. Agli anni della sua età, l'evangelista diede funzione riassuntiva della storia di Israele: 84 è il prodotto di 7x12, con il 7 a indicare pienezza e il 12 allusivo alle tribù di Giacobbe. 
Breve fu tuttavia la libertà concessa. Lo squarcio si ricucì per gli obblighi imposti dalla Legge, in nome della quale, Gesù sarà condannato a morire in croce. 

Fra' Domenico Spatola
Nella foto: Madonna dei Fusi - Leonardo da Vinci. 



martedì 26 dicembre 2017

Il Palermo: Campione d'inverno

Siamo qui, caro Palermo,
ti chiediamo piede fermo
per far crescere nostro sogno
nel riscatto del bisogno
dell'onore in serie A:
e saremo primi in dignità.
Salernitana non fa paura,
nostra testa è molto dura
perché vogliamo essere i campioni
con modi onesti e buoni.
Col presidente Zamparini
proviamo ad essere carini
e augurargli felice anno
purchè lui non faccia danno
alla squadra del nostro cuore
e le dia prosperità e onore.
Sia generoso negli acquisti,
campioni in giro ne abbiam visti:
non si tiri più indietro
e non sarà mai tetro
del Palermo il campionato
che ci sembra già rinato.
Presidente e allenatore,
ognun signore
con i tifosi
che, cresciuti, son curiosi
di sapere come finirà
ma, questa sera, sappiamo già
di essere i campioni dell'inverno:
Palermo ha già in tasca il suo terno.

Fra' Domenico Spatola

domenica 24 dicembre 2017

Fra' Domenico Spatola: Filastrocca di Natale

Venni pure io,
cercavo il mio Dio
con me i pastorelli
portavano agnelli,
belanti d'affetto
fino al cospetto
del piccolo nato
da tutti ammirato.
Stelle brillanti,
angeli santi,
cieli turchini
mutati destini
un tempo avversi
ora conversi
occhi di stelle
puntati su quelle
pittoresche contrade
ove tutte le strade
inondate di luce
l'amore conduce.
Vi trovi la mamma
in tenera fiamma
e Giuseppe il marito
amato e scaltrito,
il bue a scaldare
l'asinello a ragliare
e tutti a gioire
che finito il patire
non c'è più paura
la guida è sicura:
è nato Gesù
non soffrirai mai più!

Fra' Domenico Spatola
Nella foto: Natività di Julio Padrino

Commento di fra' Domenico Spatola al Vangelo della Natività: Luca 2, 1-14

In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. 2Questo primo censimento fu fatto quando Quirinio era governatore della Siria. 3Tutti andavano a farsi censire, ciascuno nella propria città. 4Anche Giuseppe, dalla Galilea, dalla città di Nàzaret, salì in Giudea alla città di Davide chiamata Betlemme: egli apparteneva infatti alla casa e alla famiglia di Davide. 5Doveva farsi censire insieme a Maria, sua sposa, che era incinta. 6Mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. 7Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia, perché per loro non c'era posto nell'alloggio.
8C'erano in quella regione alcuni pastori che, pernottando all'aperto, vegliavano tutta la notte facendo la guardia al loro gregge. 9Un angelo del Signore si presentò a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande timore, 10ma l'angelo disse loro: «Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: 11oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore. 12Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia». 13E subito apparve con l'angelo una moltitudine dell'esercito celeste, che lodava Dio e diceva:
14«Gloria a Dio nel più alto dei cieli
e sulla terra pace agli uomini, che egli ama».
 
Il censimento di Cesare Augusto, con Quirinio governatore della Siria, fu pretesto perché il nome di Gesù comparisse negli Annali dell'Umanità.
I tempi del parto maturarono a Betlemme, regale per avere dato i natali a Davide, antenato e archetipo del Messia.
L'abitazione povera di Maria e Giuseppe era condivisa dagli animali. La mangiatoia da Luca è nominata due volte per essere segnale per i primi invitati: i pastori che, mentre vegliavano le greggi, erano stati avvolti da Dio con la sua luce. L'angelo del Signore, nel tranquillizzarli, indicò loro come trovare il Bambino: nato come tutti, ma adagiato nella mangiatoia come i bimbi dei pastori. Gesù infatti nasceva loro Salvatore. Non bisognava più temere. La paura atavica era stata condizionata dal permanente stato di impurità che ne veniva dalla promiscuità con gli animali: educati a ritenersi sgraditi a Dio e tra le vittime prescelte del giudizio inesorabile del futuro Messia. Gli angeli cantarono altro messaggio: "Gloria a Dio e pace agli uomini che egli ama!".
Al loro dileguarsi nell'empireo, donde si erano materializzati, si impose per i pastori fatale la scelta: andare a Betlemme per constatare il prodigio a rischio della vita per le minacce che li riguardavano, o rinunciarvi. Ma il nuovo rango di ambasciatori in cui li aveva accreditato l'angelo, non consentiva di sottrarsi all'urgenza dell'annuncio, sorprendente pure per i protagonisti del presepio: Maria e Giuseppe.
Essi garantirono anche per noi, custodendo nel cuore, quel mistero.
Videro la Madre e il Bambino nella mangiatoia... e raccontarono ciò che sapevano di lui. Tornando, pensarono al Bambino somigliante ai propri, anche per la mangiatoia.
 
Auguri di Natale a tutti: pace e amore. Il messaggio di Gesù - Fra' Domenico Spatola.


venerdì 22 dicembre 2017

Fra' Domenico Spatola: Nazareth

Nazareth,
dell'universo estremo lembo
ove di donna il grembo
materno e verginale
accolse degli echi i silenzi
e suoi arcani assenzi
diede a gravide promesse,
che il Creatore
pose nel suo cuore
aperto a mitica speranza
che di bellezza avanza:
Maria a ruolo pose nostra umana carne
di madre a figlio, per farne:
lui fratello a noi,
e noi a suoi figli.

Nella foto: Annunciazione - Caravaggio.

Commento di fra' Domenico Spatola al Vangelo della IV Domenica di Avvento: Luca 1, 26-38

26Al sesto mese, l'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, 27a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. 28Entrando da lei, disse: «Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te».
29A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. 30L'angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. 31Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. 32Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell'Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre 33e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».
34Allora Maria disse all'angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». 35Le rispose l'angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell'Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. 36Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch'essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: 37nulla è impossibile a Dio». 38Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l'angelo si allontanò da lei.
 
Per l'annunciazione alla Vergine, il genere letterario adottato da Luca evangelista è il "midrash". Utilizzo conosciuto di brani biblici per stigmatizzare l'evento. La Parola si spiegava a se stessa. Tali tasselli veterotestamentari evocativi per esprimere l'inesprimibile del fondamento cristiano. Doviziosi i dettagli per la scena: vengono precisati con il tempo ("al sesto mese") e il luogo (Nazareth, città della Galilea) anche i nomi della destinataria e dell'invito divino: Maria e l'annunciante Gabriele, l'arcangelo protagonista di precedenti missioni. Quella a Maria sarà senza eguali. Non indifferente il saluto se turbò la Vergine. Comportava programmi inauditi e immensi. Maria intuì e Gabriele la tranquillizzò per lo sconvolgente messaggio che stava per svelarle: "Dio ti vuole sposa e tu gli darai un figlio". A precipizio e tutto d'un fiato declina le fasi biologiche dal concepimento alla nascita, con l'aggiunta anticonvenzionale che sia la madre a dare il nome di Gesù. Maria, dalle qualità divine annunciate del Nascituro non ritiene alcun uomo capace di essergli padre. "Responsabile sarà lo Spirito che scenderà su di te e ti coprirà con la sua ombra". La Creazione è così promossa in dirittura di "divinizzazione". Il "Sì" di Maria fu salutato a festa dalla umanità che era in attesa dalla notte dei tempi, ossia dal suo primo vagito.
Maria fu sposa e serva e, come il Figlio, per amore. Al suo "Sì" il "Verbo si fece carne e si attendò tra noi". Per fare Dio nostro fratello, divenne sua Madre.
 
Fra' Domenico Spatola.
Nella foto: Annunciazione di Leonardo da Vinci (1475)
 
 
 

giovedì 21 dicembre 2017

Fra' Domenico Spatola: letterina di Natale a Gesù

Caro Gesù, 
sono Mirko e ho otto anni. 
La maestra mi ha detto di scriverti questa letterina a nome della classe. Non tutti erano d'accordo come Bruno, invidioso e io lo chiamo Brunello. Lui dice che non ti devo scrivere perché suo padre è ateo, dice proprio così. Io non lo so bene che vuol dire, ma penso che vuole dire che tu non ci sei. Ma lui è scemo. Lui vuole Babbo Natale che dice ti fa concorrenza in tutto il mondo perché tutti scrivono a lui e lui manda anzi ci porta i regali. Mentre tu, dice lui, sei poveraccio e non hai la slitta e le renne che portano i giocattoli e sei pure bambino più piccolo di noi perciò sei tu che vuoi i regali. 
A lui gli piace di più Babbo Natale. E io non sono d'accordo e pure Alì, il mio migliore amico che è musulmano e mi dice che il presepio ci piace. Io con lui ci gioco e vorrei giocare pure con te ma sei piccolo ma poi cresci e ti faccio giocare. Ti dicevo che pure Alì vuole essere un pastorello che a Natale ti viene a trovare. Io ci vengo al presepio più grande che fanno in chiesa quando c'è la folla, così ti guardo nella mangiatoia e dico all'asinello e al bue di riscaldarti meglio perché fa freddo. Poi ci dico alla tua mamma di guarire la mia e fare restare meno nervoso papà, che dice che non ci ha i soldi per il cuccellato e il panettone. Io so che tu ce lo mandi e dico a Babbo Natale che tu sei più bravo di lui. Lui mi fa paura perché vuole bene ai bambini ricchi, mentre tu sei per noi poverelli 
Ora ti bacio e consegno la letterina alla maestra che te la porta. 
Tuo amico che non ti tradisce con Babbo Natale perché sei meglio. 

Mirko


venerdì 15 dicembre 2017

Filastrocca di Natale


Nel Natale del Signore,
arde forte il nostro cuore:
è di brace o è di fiamma
porta in sé calor di mamma.

Fanno festa gli animali,
gli angioletti con le ali
e i bimbi tutti in coro
provan nenie con decoro,


per cantare con dolcezza,
che del cuore è tenerezza,
al Bambino nato vero
per salvare il Mondo intero.

A lui accorrono i pastori,
e i Magi portan gli ori,
e cammelli e pecorelle
vanno al suon di ciaramelle.

Mentre il bue e l’asinello
scaldan forte il Bambinello,
la sua Mamma con candore
chiede a Peppe con amore:

di restarle sempre accanto
a nutrire quell’incanto
di Bambino sopraffino,
che nasconde il suo divino.

E Giuseppe, con calore,
accoglie Madre e Redentore,
promettendo fedeltà
che accresce sua bontà.

O Famiglia prodigiosa,
tu lavori senza posa,
per donare eterno amore,
e tua pace ad ogni cuore.

 

Fra' Domenico Spatola - Una notte speciale: 13 favole e non solo per raccontare il Natale di Gesù.
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Commento di fra' Domenico Spatola al Vangelo della Domenica Terza di Avvento: Giovanni 1, 6-8, 19-28

6Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni. 7Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui.
8Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce.
PRIMA PASQUA
Testimonianza di Giovanni
19Questa è la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei gli inviarono da Gerusalemme sacerdoti e leviti a interrogarlo: «Tu, chi sei?». 20Egli confessò e non negò. Confessò: «Io non sono il Cristo». 21Allora gli chiesero: «Chi sei, dunque? Sei tu Elia?». «Non lo sono», disse. «Sei tu il profeta?». «No», rispose. 22Gli dissero allora: «Chi sei? Perché possiamo dare una risposta a coloro che ci hanno mandato. Che cosa dici di te stesso?». 23Rispose:
«Io sono voce di uno che grida nel deserto: Rendete diritta la via del Signore, come disse il profeta Isaia».
24Quelli che erano stati inviati venivano dai farisei. 25Essi lo interrogarono e gli dissero: «Perché dunque tu battezzi, se non sei il Cristo, né Elia, né il profeta?». 26Giovanni rispose loro: «Io battezzo nell'acqua. In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, 27colui che viene dopo di me: a lui io non sono degno di slegare il laccio del sandalo». 28Questo avvenne in Betània, al di là del Giordano, dove Giovanni stava battezzando.
 
Commento al Vangelo
 
L'uomo "mandato da Dio come testimone" è Giovanni. La sua missione, quella di indicare la "Luce" ossia il Cristo con il quale non s'identifica.
Drammatico il suo confronto con i bellicosi avversari, venuti da Gerusalemme per volerne la resa: sacerdoti e leviti, rispettivamente inquisitori e sgherri. Bastava un'improvvida autodichiarazione del Battista quale "Messia" perché spiccassero contro di lui il preventivato mandato d'arresto.
Triplice fu al riguardo la sua negazione: "Non sono il Cristo, né Elia, né il Profeta".
Agli snervanti inquisitori si rivelò qual "Voce che grida nel deserto: fate dritta la via del Signore!". Citò Isaia e omise, per gli avversari da lui ritenuti incapaci di preparare le vie del Signore, il corrispettivo versetto del Profeta, mentre rinnovò a loro il pressante invito a "raddrizzare le vie".
Piccati, in coro con i farisei che nel frattempo s'erano aggiunti, pretesero da Giovanni di esibire autorevoli garanzie per battezzare.
Pronta e chiarificatrice la risposta: "Io battezzo nell'acqua". Equipollenza di morte al peccato, ma anche attestazione dell'accentuato divario con il battesimo del Messia, lo "sposo d'Israele", che non andava "scalzato" per la superiorità e l'eccellenza del battesimo nello Spirito, senza confronto.
"L'oltre Giordano" è il confine da vadare per la libertà, come al tempo di Giosuè.
 
Fra' Domenico Spatola
Nella foto: San Giovanni Battista di Annibale Carracci

Fra' Domenico Spatola: Giovanni il testimone

Testimone dello Sposo,
di cui dice: "Io non oso
lui scalzare,
compito mio è solo lavare
dal peccato,
perché lo Spirito è donato
da Colui di cui dissi:
"Quello
è l'agnello!"
Egli è cibo, egli è pane:
offrirà sol cose sane
e il Battista già comprende
ma a sequela non s'arrende,
rimanendo di lui "la Voce"
che si ferma alla foce
ma non entra nel gran mare
sì che a volerlo confrontare
con il più piccolo del Regno
questi sarà segno
ancor più grande
di colui che da profeta
colma meta.
Ora là, da testimonio
qualcuno disse: "Ha un demonio",
per la grande astinenza
ch'egli addita a penitenza.
Suo battesimo è di morte,
nuova invece nostra sorte
per lo Spirito del Risorto
consegnato seme in orto.

Fra' Domenico Spatola
Nella foto: San Giovanni Battista - Caravaggio

sabato 9 dicembre 2017

Fra' Domenico Spatola: Predicazione del Battista (Mc 1, 1-8). Tratto da: Vangelo di Marco in versi


Così prese a narrare di Gesù il mistero
Marco autore del suo Vangelo,
annunciato ai poveri della Terra
e a quanti il cuore avean in guerra.
Parlava non dello zelante Elia 
ma di Gesù, il Messia,
che tutti aspettavano
e, in più di Figlio natura divina 
non sospettavano.
A quella umanità, che era in peccato,
il Padre suo Unigenito avea inviato.
Il tutto cominciò con il Battista
che, fuori pista d’ogni convenienza,
cominciò a predicare quintessenza
di vera conversione nel deserto. 
Sofferto,
fu suo grido, dove sordi
erano i capi, i quali tordi 
e dai cuori astiosi,
pretendevano costosi
sacrifici e denaro
anche da quanti lo vedevano raro...



Fra' Domenico Spatola: Vangelo di Marco in versi
Prezzo di copertina € 13,00
Disponibile su Amazon, dal catalogo prodotti della casa editrice al sito: www.ibuonicuginieditori.it 
Disponibile in libreria e presso il Centro San Francesco - Via Cipressi (Piazza Cappuccini) - Palermo 
Parte dell'incasso sarà devoluta alla Mensa dei poveri del Centro San Francesco di Fra' Domenico Spatola. 

Commento di fra' Domenico Spatola al Vangelo della Seconda domenica di Avvento: Marco 1, 1-8

Predicazione di Giovanni il Battista

2Come sta scritto nel profeta Isaia:
Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero:
egli preparerà la tua via.
3Voce di uno che grida nel deserto:
Preparate la via del Signore,
raddrizzate i suoi sentieri,

4vi fu Giovanni, che battezzava nel deserto e proclamava un battesimo di conversione per il perdono dei peccati. 5Accorrevano a lui tutta la regione della Giudea e tutti gli abitanti di Gerusalemme. E si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati. 6Giovanni era vestito di peli di cammello, con una cintura di pelle attorno ai fianchi, e mangiava cavallette e miele selvatico. 7E proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. 8Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo».

Commento al Vangelo: 
Il Vangelo, genere di cui Marco ha priorità temporale dell'invenzione sugli altri tre Evangelisti, è la "buona notizia" per un rapporto "altro" con Dio, basato non sulla Legge a codice esterno, ma sull'accoglienza dello Spirito, interno all'uomo. Nel titolo il progetto, che l'intero testo svilupperà in conseguenza. 
L'overture è sul Battista, il precursore. Tematico l'incipit con la citazione di Isaia, folgorante collage di tre brani veterotestamentari: l'Esodo, Malachia e il "Carme" del Secondo Isaia. L'Esodo annunciato da Giovanni "nuovo e definitivo", ricalca quelli da epopea: dall'Egitto e da Babilonia. Le caratteristiche devono essere di collettività e di collaborazione, nel vissuto della storia di fatiche e senza facili sconti apocalittici. Giovanni è "Voce", megafono dello Spirito. Altra è la Parola, "fatta carne" in Gesù. 
Giovanni conosce i suoi compiti e limiti di testimone e di amico dello Sposo. Il Battesimo da lui amministrato è morte al passato, e la conversione da lui richiesta è cambio di mentalità perchè sia avversa all'ingiustizia che i riti del tempio non sanavano. 
La gente "usciva" dalla schiavitù incontro a lui e il Giordano della libertà segnava il confine. Il vestito di Giovanni "in peli di cammello" e la "cintura di cuoio" lo indicavano al mondo profeta e nuovo Elia. Cibo frugale il suo, da beduino, e suo "battesimo d'acqua" era di morte al passato, diverso da quello nello Spirito conferito dal Messia, "lo sposo da non scalzare". 

Fra' Domenico Spatola

Fra' Domenico Spatola: Giovanni Battista

Gigante di esperienza,
nel deserto maturata,
Giovanni fece scuola
da uomo di parola:
annunciatore del Messia,
vestito come Elia
con peli di cammello
e cintura di cuoio ai fianchi,
annunciava a tutti quanti
l'imminente,
e da lui visto intransigente,
Cristo severo;
e si diceva fiero
di non portare i sandali nuziali,
essendo non lo sposo ma il
testimone,
di messaggi suoi campione
e sua profezia,
la migliore che ci sia
in tutta quella landa,
da dove raccomanda
insistente e irruente
pronta conversione
in battesimo a profusione
senza temere di nessuno l'ira.
Gesù l'ammira
perché "non canna al vento"
dell'opportunismo
e conquista suo messaggio
ancora nitido a coraggio.

Fra' Domenico Spatola
Nella foto: Giovanni Battista - Leonardo da Vinci.

giovedì 7 dicembre 2017

Commento di fra Domenico Spatola al Vangelo della Immacolata: Luca 1, 26-38

Al sesto mese, l'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, 27a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. 28Entrando da lei, disse: «Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te».
29A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. 30L'angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. 31Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. 32Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell'Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre 33e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».
34Allora Maria disse all'angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». 35Le rispose l'angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell'Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. 36Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch'essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: 37nulla è impossibile a Dio». 38Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l'angelo si allontanò da lei.

L'arcangelo Gabriele collegò le due alleanze. Chiuse l'Antica, annunciando all'incredulo Zaccaria la nascita del Battista, ultimo e maggiore profeta, e aprì la Nuova, con l'invito alla Vergine di accettare di essere la madre di Gesù. Per Zaccaria, sacerdote dell'antico culto, il mutismo fu il contrapasso alla sua sfiducia: muto perchè sordo. Alla Vergine, l' "Ave di grazia", fu beneagurante per noi. Il saluto "la turbò a quelle parole". 
"Non temere Maria" sussurrò l'Angelo a sostegno, premuroso a rincuorarla. Nessun prosieguo possibile altrimenti, per l'ineffabile dialogo. Più sorprendente tuttavia quel "hai trovato grazia presso Dio", equivalente a "Dio, che innamorato di te, ti vuole sposa e madre di Gesù". Le qualità dell'erede sono divine come i titoli del suo Regno senza tramonto e il trono di Davide consegnato dal Padre. La Vergine, che si dichiara inesperta, è lucida tuttavia nella luce che l'avvolge: "Come avverrà ciò, se non conosco uomo?" Missione inattuabile da alcun uomo sulla terra. Svolta fu per l'Angelo per la missiva dal divino latore: "Lo Spirito Santo ti coprirà". L'Agente della Creazione la destinava a Madre dell'Uomo in pienezza di vita.
Missione fu compromissione, da Dio richiesta alla Vergine per il futuro imprevedibile e surreale oltre ogni immaginazione, soprattutto sul finale della croce. Il "Sì" nuziale della Vergine fu perciò incondizionato e l'Angelo potè ritornare con la missione felicemente compiuta.

Fra' Domenico Spatola

Nella foto: L'Annunciata di Antonello da Messina  

Fra' Domenico Spatola: Sposa di Dio

Maria, in tuo grembo,
a candore di rosa,
Sposa di Dio,
pone l'angelo mio,
quel mattino, raggiante
e pur titubante,
tenero amore
chiedendo tepore.
Ancora più belle,
le attonite stelle
perché nell'umano
trasferito è l'arcano
rifugio divino
in tuo novello destino
di Madre,
che Dio fai padre
di noi figli da croce
dono che vale
suo anello nuziale.

Fra' Domenico Spatola
Nella foto: Madonna del Parto, scuola fiorentina del XIV secolo

venerdì 1 dicembre 2017

Fra' Domenico Spatola: Il discorso escatologico. Tratto da: Vangelo di Marco in versi.

"In verità vi dico,
come amico: 
questa generazione non passerà
prima che tutto ciò si compirà.
Cielo e terra passeranno, 
ma parole mie non voleranno”. 
Richiesto dai suoi circa l’ora e il giorno, 
rispose a torno 
che nessuno li conosce,
né gli angeli, né il Figlio
che pur prende consiglio
dal Padre, cui solo è noto,
mentre ignoto
sarà quel tempo
per cui opportuno è vegliare
per meta non mancare.
“È come un uomo che, partito in un viaggio, 
ha lasciato i servi a proprio agio
a gestire la sua casa e il podere
e a ciascuno di esercitare il suo mestiere:
al portinaio in prima istanza 
di fare vigilanza.
Svegli, dunque, siate
affinchè sappiate
quando il Signore tornerà,
se a sera tardi,
o se si attardi
fino a mezzanotte,
o se del gallo al primo canto sente le lotte,
o al mattino venendo all’improvviso,
non vi trovi assonnato il viso.
Ora, quel che dico a voi: la vigilanza
diventi per ciascuno impegno di costanza.

Fra' Domenico Spatola: Vangelo di Marco in versi. 

La nuova pubblicazione di Fra' Domenico Spatola dove la sua vena poetica si cimenta nella grande impresa di mettere in "rima baciata" tutto il Vangelo di San Marco dal primo all'ultimo verso, lasciando inalterato il divino messaggio e arricchendolo di poesia pratica e dotta, vergata d'amore. 
Pagine 168 - Prezzo di copertina € 13,00
Disponibile in libreria e in tutti i siti di vendita online
Disponibile dal catalogo prodotti della casa editrice al sito www.ibuonicuginieditori.it 

Fra' Domenico Spatola: Vigilia in attesa

In vigilia di tua festa,
attivi, Signore, in mia testa
vigilanza al cuore,
chè non bivacchi
distratto,
qual matto
in sortilegi
effimeri del tempo,
mentre tue leggi
siano pensieri
e di felicità miei desideri,
nei sogni ogn'ora,
e lo spero ancora
quando terreni i passi
tuoi, sento or forti or lassi
in dolcezza o nell'asprezza
che vita comporta,
mi conforta
tuo Vangelo
a parlar di cielo
nel dolore o nel rifiuto,
in amore, ancor che muto,
sveglio né dissennato,
per sentirmi da te amato.

Fra' Domenico Spatola
Nella foto: Cristo nel Getsemani di Hermann Clementz


Commento al Vangelo della Prima Domenica di Avvento, Anno B: Marco 13, 33-37

Fate attenzione, vegliate, perché non sapete quando è il momento. 34È come un uomo, che è partito dopo aver lasciato la propria casa e dato il potere ai suoi servi, a ciascuno il suo compito, e ha ordinato al portiere di vegliare. 35Vegliate dunque: voi non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino; 36fate in modo che, giungendo all'improvviso, non vi trovi addormentati. 37Quello che dico a voi, lo dico a tutti: vegliate!

Commento al Vangelo

"Avvento" dal latino "venturus", annuncia nella liturgia cristiana "Colui che viene" e il suo tempo ("kairos") di grazia e d'attesa. "Vigilanza" chiede disponibilità all'evento, con divieti di ubriacature e di conviti con gli idoli, assonnati da droghe e imbambolati in fatui miraggi d'avidità e di potere. "Un uomo parte" è l'incipit della parabola, seguita a preconizzazione di crolli dei poteri a sistema in boria e arroganza. 
Gerusalemme, non esclusa, ne diventa emblema e pretesto per le colpevoli sue sicumere, suicide fino al rigetto del "Figlio dell'uomo" venuto a visitarla, e a disprezzo di proposta del Vangelo e del perdono. 
Memorabile la sua distruzione ad opera dei Romani, da "non restare pietra su pietra". Il Redentore pianse sulla "città che uccide i profeti". Con triplice invito, Gesù insegnò ai suoi a vigilare. Pari sequenza, nel Getsemani, a ultimo tentativo, fallito, di superamento della prova finale. 
"Chi parte" è Gesù, non senza prima affidare poteri di perdono e di vita, al "portiere di casa" responsabilità di sicurezza e, a quelli in casa, di vegliare fino al suo ritorno. 
L'attesa operosa è ragionata sulla scelta fondamentale per la vita. 

Fra' Domenico Spatola 
Nella foto: Orazione nell'orto, di Andrea Mantegna 

venerdì 24 novembre 2017

Fra' Domenico Spatola: A sera di quel giorno

Quel giorno ti presenterai a me
qual Re,
e chiederai a sera di mia vita
dov'ero quando ardita
era tua fame
e mia appartenenza a tuo reame.
Hai avuto sete ed eri ignudo
mentre io troppo vestito ancora sudo.
Eri carcerato
o ammalato
e chiederai a me perché
estraniato
a tuo dolore.
Eri infatti tu, Signore,
che non vedevo,
perché con altra idea non conoscevo
tua logica d'amare
e navigavo in altro mare.
Ora comprendo tuo accorato appello:
mi mandi ancora l'ammalato e il poverello
e chiedi a me di porre attenzione
per non sciupare l'ultima occasione:
quella della sera del tuo arrivo
e rimpianto non sarà corrivo.

Fra' Domenico Spatola
Nella foto: Giotto - Il giudizio universale

Commento di fra' Domenico Spatola al Vangelo della XXXIV Domenica del tempo ordinario: Matteo 25, 31-46

Il Giudizio finale. Quando il Figlio dell'uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria. 32Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre, 33e porrà le pecore alla sua destra e le capre alla sinistra. 34Allora il re dirà a quelli che saranno alla sua destra: «Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, 35perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, 36nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi». 37Allora i giusti gli risponderanno: «Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? 38Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? 39Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?». 40E il re risponderà loro: «In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me». 41Poi dirà anche a quelli che saranno alla sinistra: «Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli, 42perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e non mi avete dato da bere, 43ero straniero e non mi avete accolto, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato». 44Anch'essi allora risponderanno: «Signore, quando ti abbiamo visto affamato o assetato o straniero o nudo o malato o in carcere, e non ti abbiamo servito?». 45Allora egli risponderà loro: «In verità io vi dico: tutto quello che non avete fatto a uno solo di questi più piccoli, non l'avete fatto a me». 46E se ne andranno: questi al supplizio eterno, i giusti invece alla vita eterna».

Era nota, nei circoli culturali ebraici, la parabola che sintetizza il giudizio di Jahvè avverso tutti i popoli, mentre Israele, già salvato, è al suo fianco. Il parametro era costituito (secondo il "Talmud", autorevole interprete della Torah) dalla Legge sulla cui osservanza venivano esaminate le genti. Il discrimine era di rigore e senza appello. Dio, seduto in trono come un re, teneva sulle sue ginocchia il rotolo della Torah, per vagliare e premiare i giusti e castigare alla morte definitiva gli ingiusti. 
Gesù impose al racconto nuovo criterio di verifica: non la Legge di Mosè, conoscibile solo da Israele, ma l'amore compassionevole per i dolenti e gli ultimi della Terra. La coreografia spettacolare è da compimento della Storia, e il grande raduno muove a serietà di grandi rese, come la narrazione è nella dinamica del rendiconto. L'apertura è il solenne invito di Cristo a quanti, alla sua destra, di entrare nel Regno, per avere intercettato i bisogni degli affamati, assetati, nudi, ammalati o in carcere, e avervi sopperito. 
La loro meraviglia viene accresciuta dalla sorpresa di conoscere adesso che dietro ogni beneficato c'era Cristo stesso. Al negativo, viene riproposto stesso messaggio con il severo respingimento di quanti, avendo creduto di "servire" il Signore, mai si sono interessati del bene degli altri. 
La parabola non lascia alibi circa l'autentica relazione con Dio, mediata esclusivamente dall'amore per gli ultimi.

Fra' Domenico Spatola. 

venerdì 17 novembre 2017

17 novembre 2017: Morte di Totò Riina.

Ho appreso della sua morte. Sapevo. Non mi ha lasciato tuttavia indifferente né raggiante. Ho ricordato il giorno del suo arresto. Inevitabile, coincidendo con il dolore della mia vita: il 15 gennaio 1993 moriva mia madre. Ho ripensato le accuse sul suo conto, tante e da orrore, e le sentenze severe e pur sempre miti a confronto del suo trascorso: orrido per i tanti da lui uccisi e per lui. 
Ridda di sentimenti contrastanti in me e, suppongo, nei tanti viventi e contemporanei ai fatti. Ho tentato di mediare in me la riconciliazione con il dolore di quanti da lui uccisi, e ora nella pace. La sua morte è perciò diversa da quella da lui decretata per le vittime. La differenza la fanno l'amore, che le sue vittime - ne son convinto - avranno donato per lui, e il perdono già accordato a marcare distanza tra l'efferatezza disumana e la misericordia a risuonare stessa assicurazione di Gesù al ladrone croficisso: "Oggi sarai con me in Paradiso!"
A spezzare la catena d'odio e di vendetta. 

Fra' Domenico Spatola


Fra' Domenico Spatola: Donò suoi talenti

Dovendo mancar non poche ore
consegnò i suoi talenti il Signore.
Del primo servo i cinque capitali
tosto divennero investimenti surreali
con l'affido a lui di nuovi beni.
Lo stesso avvenne del secondo, i cui geni
raddoppiarono in quattro quei talenti
mentre il terzo perdenti
li ritenne da non rischiare
e nella buca andò ad affogare
il solo a lui rimasto,
temeva infatti il guasto
rapporto col padrone.
Non volle perciò correre apprensione
al suo ritorno gli restituì il talento
e, scontento,
l'accusò d'essere spietato
così che spaventato
non compromesso
voleva con se stesso.
Il re, che ai due virtuosi
serbato avea generosi
elogi e altro bene,
non si trattenne
contro il fannullone
che decretato avea da sé
stessa prigione
di chi libertà sacrifica a certezza
e solo nell'ignavia pone sicurezza.

Fra' Domenico Spatola

Commento di fra' Domenico Spatola al Vangelo della XXXIII Domenica del tempo ordinario: Matteo 25, 14-30

Parabola dei cinque talenti: Avverrà infatti come a un uomo che, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni. 15A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, secondo le capacità di ciascuno; poi partì. Subito 16colui che aveva ricevuto cinque talenti andò a impiegarli, e ne guadagnò altri cinque. 17Così anche quello che ne aveva ricevuti due, ne guadagnò altri due. 18Colui invece che aveva ricevuto un solo talento, andò a fare una buca nel terreno e vi nascose il denaro del suo padrone. 19Dopo molto tempo il padrone di quei servi tornò e volle regolare i conti con loro. 20Si presentò colui che aveva ricevuto cinque talenti e ne portò altri cinque, dicendo: «Signore, mi hai consegnato cinque talenti; ecco, ne ho guadagnati altri cinque». 21«Bene, servo buono e fedele - gli disse il suo padrone -, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone». 22Si presentò poi colui che aveva ricevuto due talenti e disse: «Signore, mi hai consegnato due talenti; ecco, ne ho guadagnati altri due». 23«Bene, servo buono e fedele - gli disse il suo padrone -, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone». 24Si presentò infine anche colui che aveva ricevuto un solo talento e disse: «Signore, so che sei un uomo duro, che mieti dove non hai seminato e raccogli dove non hai sparso. 25Ho avuto paura e sono andato a nascondere il tuo talento sotto terra: ecco ciò che è tuo». 26Il padrone gli rispose: «Servo malvagio e pigro, tu sapevi che mieto dove non ho seminato e raccolgo dove non ho sparso; 27avresti dovuto affidare il mio denaro ai banchieri e così, ritornando, avrei ritirato il mio con l'interesse. 28Toglietegli dunque il talento, e datelo a chi ha i dieci talenti. 29Perché a chiunque ha, verrà dato e sarà nell'abbondanza; ma a chi non ha, verrà tolto anche quello che ha. 30E il servo inutile gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti».  

Commento al Vangelo

Con un'altra parabola, rivolta ai suoi, Gesù raccontò il "Regno", svelandone dinamiche e potenzialità. 
L'azione prodigale del ricco signore è la stessa di Dio. La lunga sua assenza offre opportunità di agire con impegno e responsabilità: far fruttare i "talenti" dal valore da capogiro, uno solo era pari a trenta chili d'oro, equivalente alla paga di venti anni lavorativi. 
Ai tre vennero affidati, rispettivamente, cinque, due e un talento. 
Non si trattava di un prestito, ma dell'elargizione della quale il donatore, con magnanimità, si compiaceva a promuovere le capacità di ciascuno. 
I due, fruitori iniziali, si rivelarono all'altezza della consegna, raddoppiando il ricevuto. Il terzo, cui era stato dato un solo talento, fece dell'affido la lettura sbagliata. Ebbe il sospetto di un tranello del padrone, e lo accusò di spietatezza e avidità per volere "raccogliere dove non aveva seminato". Giustificava a se stesso pusillanimità, per avere sepolto il talento e poterlo restituire intatto e a riparo da rischi. Ritornato il Signore, i servi, felici e orgogliosi del raddoppiato capitale, furono gratificati con altri beni e con l'affido del governo delle città, mentre il pavido campione d'ignavia, avendo sciupato l'occasione della vita, approntava con l'insulto la giustificazione del fallimento. 

Fra' Domenico Spatola 

giovedì 16 novembre 2017

La nuova opera di Fra' Domenico Spatola: Vangelo di Marco in versi.

Lo scritto, che nell'antichità cristiana offriva ai primi evangelizzatori la trama su cui tessere la "Buona Novella" ha interessato la mia "rilettura in versi". 
La tendenza al ritmo, sperimentata in gioiosa cadenza musicale che accresce magia alla parola in versi e con rime, ha consentito inediti portali e insospettate intuizioni. 
Il Vangelo di Marco, preferito per strategica essenzialità di narrazione, discorre in elegante sequenza di quadretti o finestre per la luce del messaggio che, anche con simboli, traduce ansia di bellezza nella fedeltà al testo in ermeneutica da diletto e passione. 
Il libro servirà ai piccoli e agli adulti, e ciò ripagherà la mia fatica e quella degli editori che vi hanno creduto. 
Vada però, anche per esso, l'augurio di Orazio, poeta latino: "habent sua fata libelli". Condividiamo anche noi che "ogni libro ha il suo destino". 

Fra' Domenico Spatola 

Vangelo di Marco in versi è l'ultima pubblicazione del poeta cappuccino fra' Domenico Spatola, dove la sua vena poetica si cimenta nella grande impresa di mettere in "rima baciata" tutto il Vangelo di San Marco dal primo all'ultimo verso, lasciando inalterato il divino messaggio e arricchendolo di poesia pratica e dotta, vergata d'amore.

Pagine 163 - Prezzo di copertina € 13,00
Disponibile in libreria e dal catalogo prodotti della casa editrice al sito www.ibuonicuginieditori.it
Acquistando dal catalogo prodotti della casa editrice parte del ricavato sarà devoluto alla "Missione San Francesco", la mensa dei poveri fondata e gestita da fra' Domenico Spatola e dai volontari della missione.  


venerdì 10 novembre 2017

Fra' Domenico Spatola: Vergini stolte e sagge

Dieci le elette dal coro ideale:
erano le vergini a garanzia nuziale
per illuminare il corteo
al novello romeo
con lampade accese,
in mani protese
e canti di festa
e fior sulla testa.
Cinque eran stolte,
né sagge, né colte
e, in totale follia,
non videro qual sia
dello Sposo il ritardo.
A mezzanotte gagliardo,
fu il grido
d'affido:
"Si apran le nozze,
si attinga a tinozze
il vino del cuore
e lieto sia amore!"
Esse, in attesa,
avean fatto resa
a sonno profondo,
quando dal fondo
iniziò la gran festa,
a urgenza fu desta
l'intera nidiata
a luce votata,
ma solo di Cinque
l'olio fu pingue
per fiamma nutrire,
mentre a patire
eran le altre,
non scaltre
né attente al consiglio
per l'olio del Figlio.
Volean da compagne,
a penose lagne,
l'olio di fede.
"Non si concede,
l'olio d'amore,
né riciclato se non si ha in cuore".
Corsero altrove,
da altrui alcove
e triste fu sorte,
quando chiuse le porte
ad esse, tornate
indaffarate,
con olio futile
e richiesta inutile
per nuova apertura:
non fu copertura
alle grida atroci
di loro voci
lanciate qual dardi:
"Ormai è troppo tardi!"
replicò lo Sposo,
e, quasi non oso,
mi parve pur losco
quel: "Non vi conosco!"

Fra' Domenico Spatola
Nella foto: Five of Them Were Wise, by Walter Rane

Commento di fra' Domenico Spatola al Vangelo della Domenica XXXII del tempo ordinario: Matteo 25, 1-13

Allora il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini che presero le loro lampade e uscirono incontro allo sposo. 2Cinque di esse erano stolte e cinque sagge; 3le stolte presero le loro lampade, ma non presero con sé l'olio; 4le sagge invece, insieme alle loro lampade, presero anche l'olio in piccoli vasi. 5Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e si addormentarono. 6A mezzanotte si alzò un grido: «Ecco lo sposo! Andategli incontro!». 7Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade. 8Le stolte dissero alle sagge: «Dateci un po' del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono». 9Le sagge risposero: «No, perché non venga a mancare a noi e a voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene». 10Ora, mentre quelle andavano a comprare l'olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa. 11Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: «Signore, signore, aprici!». 12Ma egli rispose: «In verità io vi dico: non vi conosco». 13Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l'ora.
 
Commento al Vangelo
 
Il "Regno dei Cieli" per la costruzione, esigeva attenzione ai modelli diversi e complementari da eguagliare alla "Nuova Alleanza", che nelle "Beatitudini" ha il fondamento. Tra le immagini a narrare il Regno, le "nozze" furono dagli Evangelisti preferite.
"Dieci" a segno di totalità le Vergini protagoniste del corteo nuziale. Di esse il compito di alimentare le fiaccole nelle ore notturne.
Inquietanti il ritardo dello sposo e l'assopimento delle Vergini fino al suo arrivo.
"Stolte" le Cinque senza l'olio per la torcia. Colpevolizzate perché distratte e sprovvedute nel costruire la "casa" come la vita sulla sabbia. Non basterà gridare: "Signore! Signore!" per entrare nel Regno, e spasmodica e vana sarà la richiesta, fuori tempo massimo, alle "sagge" dell'olio non condivisibile, perché esclusivo della libertà di ciascuno. Severa sentenza, per le Vergini "stolte" , il "non vi conosco!" monito per tutti gli invitati a non sciupare il tempo di amare, breve e avaro.
 
Fra' Domenico Spatola
Nella foto: Peter von Cornelius  Le CinqueVergini Savie e Le Cinque Vergini Stolte

venerdì 3 novembre 2017

Fra' Domenico Spatola: Se umiliato potrà essere esaltato

Condannavi orrore
d'ipocrisia, Signore,
in religione falsata
di quanti votata
aveano vita: rei,
Scribi e Farisei,
di soverchiare a rito
altrui spalle con pesi che loro dito
non avrebbe mai sfiorato.
Ammaliando il malcapitato
dalla sedia di Mosè
sopra lui scaricavan i lor perché
di orgoglio e di potere
sol per l'avido interesse dell'avere.
Si facevan chiamare "rabbì"
dalla gente con i "sì"
dell'accondiscendenza
ai maestri dell'incontinenza.
Ma tu dai tuoi non volevi
che alcun si ritenesse "padre"
perché quel ruolo
a Dio solo
spetta
e corretta
è la "guida"
cui il discepolo si affida
ossia il Cristo,
né gli appare tristo
farsi altrui servo:
e chi tra tutti, osservo,
vuole primeggiare
e dagli altri farsi corteggiare
ritenendosi il più grande:
scelga - dicesti - le estreme lande,
perché chi vuol essere il primo
di te si faccia mimo,
e solo se umiliato
potrà essere esaltato.

Fra' Domenico Spatola

Commento al Vangelo della XXXI domenica del tempo ordinario: Matteo 23, 1-12

Allora Gesù si rivolse alla folla e ai suoi discepoli 2dicendo: «Sulla cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e i farisei. 3Praticate e osservate tutto ciò che vi dicono, ma non agite secondo le loro opere, perché essi dicono e non fanno. 4Legano infatti fardelli pesanti e difficili da portare e li pongono sulle spalle della gente, ma essi non vogliono muoverli neppure con un dito. 5Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dalla gente: allargano i loro filattèri e allungano le frange; 6si compiacciono dei posti d'onore nei banchetti, dei primi seggi nelle sinagoghe, 7dei saluti nelle piazze, come anche di essere chiamati «rabbì» dalla gente.
8Ma voi non fatevi chiamare «rabbì», perché uno solo è il vostro Maestro e voi siete tutti fratelli. 9E non chiamate «padre» nessuno di voi sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello celeste. 10E non fatevi chiamare «guide», perché uno solo è la vostra Guida, il Cristo. 11Chi tra voi è più grande, sarà vostro servo; 12chi invece si esalterà, sarà umiliato e chi si umilierà sarà esaltato.

Commento al Vangelo

Dopo gli attacchi subiti, Gesù replicò con un discorso di inaudita violenza ai rappresentanti dell'istituzione religiosa. Il messaggio tuttavia era rivolto ai componenti delle Comunità cristiane di tutti i tempi, perché, nel momento in cui si formavano i Vangeli, Israele era già irreversibilmente in declino, con il tempio distrutto e il culto inibito. Monito dunque per i discepoli di Cristo affinché non cadano negli errori denunciati, lasciandosi irretire dalle stesse passioni che trascinarono il "Popolo eletto" alla distruzione: ambizione e avidità di potere e di denaro. Nella sua denuncia, Gesù aveva evocato la cattedra di Mosè, riservata al profeta venturo ma abusivamente occupata dagli Scribi e dai Farisei che, in ansia meritocratica arrogavano di Dio il volto del giustiziere implacabile, escludendo dalla salvezza quanti fossero incapaci di osservare le leggi da loro accresciute per la più difficile osservanza. 
Gesù condannò il loro insegnamento, bollandone la dottrina come "precetti di uomini". Pretese dai suoi che non facessero nulla di ciò che essi dicevano, né li imitassero in ciò che facevano. 
I loro insegnamenti erano come pesanti fardelli che imponevano sulle spalle altrui e da essi scandalosamente neppure sfiorati con un dito, perché l'unico interesse (è l'accusa) era la convenienza. 
Con ironia pungente venne descritto l'abbigliamento della loro tronfia prosapia fino al ridicolo: "filatteri allargati" (scatoline con i brani della Scrittura, posti a pendaglio sulla fronte o legati al braccio) e "frange allungate" a ostentare la loro fedeltà ai Comandamenti. 
"Ipocriti", li definì sferzante Gesù, smascherandone la "voracità" nell'accaparrarsi i primi posti nei banchetti, e quelli più alti nelle sinagoghe. Vanesi di referenze nelle piazze e ambiziosi dei titoli come "rabbì" o "monsignore". Gesù avvertì i suoi a non fregiarsi del titolo di "padre", ambito dai membri del Sinedrio. Quel nome è esclusivo di Dio, datore di vita, mentre quello di "guida" appartiene solo a Cristo. 
"Voi - concluse Gesù - siete tutti fratelli, e chi vuol il primo posto, sia il servo di tutti". 
Via per la gloria è infatti l'umiltà e "il servire", l'azione da imparare da Gesù, il Maestro. 

Fra' Domenico Spatola 
Nella foto: Gesù e i farisei di James Tissot