giovedì 30 aprile 2020

Diretta di fra' Domenico Spatola del 30 aprile 2020: Vangelo di Giovanni 6, 44-51

Pubblicato da Fra' Domenico Spatola su Giovedì 30 aprile 2020

Al fratello Antonino Giacalone

Con dolore apprendo la notizia che il confratello cappuccino frate Antonino Giacalone (classe 1954) è deceduto nell'ospedale di Trapani dove era in attesa per un'operazione di calcoli alla colecisti. Ricordo di lui la bontà e la mitezza. Sempre disponibile ad aiutare con grande generosità.  Affabile nei modi, e tra i primi a innovare mediazioni comunicative perché esperto di telematica, già nelle prime fasi nell'utilizzo della tecnologia. Fu per diverso tempo anche segretario del superiore provinciale, e qualunque frate poteva accedere a lui senza remore o paura di restare disatteso. Grazie frate Antonino, o come amavamo confidenzialmente chiamarti "Ninni". La tua fisionomia di grande pacioccone nascondeva una grande sensibilità di cuore. Siamo in quest'anno di dura prova, provando ad assorbire il dolore del distacco.
Ti lasciamo andare al Padre, come ci invita a fare Gesù,  consapevoli che pregherai per noi che hai amato, e continui ad assistere dal grembo del Padre che Cristo ti ha meritato.
Grazie ai confratelli che solidari:zzano  col nostro dolore nella preghiera e con tanto affetto.  Cristo è Risorto! Alleluia!

Fra' Domenico Spatola

lunedì 27 aprile 2020

Diretta di fra Domenico Spatola del 27 aprile 2020: Vangelo di Giovanni 6, 22-29



Pubblicato da Fra' Domenico Spatola su Lunedì 27 aprile 2020

L'opera dell'Associazione di volontariato Missione San Francesco

Cari amici,
La Missione San Francesco provvede giornalmente, da oltre venticinque anni ad assicurare un pasto caldo ai poveri che domandano un aiuto per sostenere la loro difficile condizione di vita, poiché spesso sono privi anche dell'essenziale per sopravvivere. 
A raccogliere la sfida ci hanno spinto i valori umani e gli ideali del Vangelo, e tutte le difficoltà incontrate anzichè scoraggiarci ci hanno sollecitato a riuscire nel nostro intento, poiché siamo sempre fiduciosi nella Provvidenza di Dio e nella bontà dei cuori del prossimo. 
Abbiamo realizzato il nostro sogno: rendere più vivibile la vita di tanti fratelli in difficoltà, poiché da noi vige la regola dei frati francescani per cui, chiunque bussi alla nostra porta, non può andare via senza mangiare. Tutto ciò che è a disposizione in ogni caso viene diviso in ugual modo.
Vogliamo coinvolgere anche te a far parte degli angeli che condividono con noi questa missione. Il tuo aiuto, in denaro o in offerte di generi alimentari, anche minimo, è prezioso per mantenere una "Missione" che, negli anni, ha fatto corrispondere all'emergenza il lavoro del cuore e della mente dei tanti volontari. 
La mensa è aperta tutti i giorni dell'anno, inclusi sabati, domeniche e festivi. Oltre ad un pasto caldo i bisognosi possono usufruire anche di un servizio doccia, 
Puoi dare un grande aiuto alla Missione donando il tuo 5x1000 nella dichiarazione dei redditi: firma e inserisci il nostro codice fiscale nell'apposito spazio: 97319880825.
Chi desidera anche contribuire economicamente, potrà farlo con un versamento sul c/c: 
Banca di Credito Siciliano agenzia 4 - Palermo
IBAN: IT45 C030 1904 6040 0000 9122 136

Fra' Domenico Spatola

Dona il 5x1000 alla Missione San Francesco: aiutaci ad aiutare i poveri sempre più numerosi

A tanti Amici che ci seguono nell'impegno quotidiano di offrire un pranzo e l'aiuto ai tanti poveri (resi più numerosi in questo tempo di coronavirus), chiediamo di venirci incontro sottoscrivendo il 5×1000 in favore della nostra Missione San Francesco. 
Vi siamo grati perché il vostro aiuto lo riteniamo dono della Provvidenza. 
Firma e inserisci il nostro codice fiscale nello spazio 5x1000 della tua dichiarazione dei redditi.
Dio saprà ricompensare ogni vostro segno di solidarietà verso i fratelli più bisognosi. Grazie.

Fra' Domenico Spatola 

sabato 25 aprile 2020

Fra' Domenico Spatola: 25 aprile, san Marco Evangelista

Tra noi e Cristo fe' arco
l'evangelista Marco:
A baleno
narrò puntuale e pieno
il vangelo di Cristo,
e primo acquisto
fece la Chiesa che riconosce
non mosce
indicazioni che offre
e, chi soffre
inizia a luminosa pista
da primo evangelista.
Dei quattro più solerte
fu ad iniziare alle erte
salite sul calvario
indicando a divario
via di salvezza,
narrando con saggezza
Gesù e il suo amore
all'interlocutore
che in lui crede
e, a sequela, offre sua fede.

Fra' Domenico Spatola

Diretta di fra' Domenico Spatola del 25 aprile 2020: Vangelo di Giovanni 6, 16-21




venerdì 24 aprile 2020

Fra' Domenico Spatola: La Resistenza. Tratto da: Un anno con fra' Domenico

Fu resistenza all’oppressore
che teutonico terrore
già seminava.
Così terminava
su tutta la Terra
la disumana guerra,
voluta fatale
dal caporale
che fece tremare
e ammazzare
milioni di gente.
Incosciente
fu Mussolini
che sugli stessi cammini
mosse i suoi passi.
Come tra i sassi,
fu quel risveglio
e meglio
si pensò al futuro
per un duraturo
comune cammino
di libertà a destino.
Oggi scommessa
sconfessa
chi vuol rifiutare
di ricordare
fatiche e dolori
subiti in passato
che non va cancellato.
Libertà è memoria
di ciò che la storia
ancora ricorda
né si scorda
perché il genere umano
non sia più insano.


Fra' Domenico Spatola: Un anno con fra' Domenico. Poesie per ogni giorno dell'anno.
Pagine 454 - Prezzo di copertina € 16,00
In vendita presso la Missione San Francesco - Via dei Cipressi - Palermo 
Disponibile dal catalogo prodotti della casa editrice al sito www.ibuonicuginieditori.it
Parte del ricavato è devoluto alla Missione San Francesco, la mensa dei poveri gestita da Fra' Domenico e dai volontari 

Diretta di fra' Domenico Spatola del 24 aprile 2020: Vangelo di Giovanni 6, 1-15

Pubblicato da Fra' Domenico Spatola su Venerdì 24 aprile 2020

Fra' Domenico Spatola: Non ebbi più dubbi

Quanti "perché", andando al villaggio
d'Emmaus, che a ingaggio
chiamava anche me.
Ero con te,
ma non ti vedevo,
avevo
in mente disfatta di croce,
neppure la tua voce
potevo capire,
amavo sentire
la mia sola lagnanza
perché m'era parsa devianza
del Messia la sorte
chiusa con morte.
Tu parlavi del normale destino,
coerente col volere divino:
che il Cristo patisse,
e questo il profeta predisse.
Quando alla meta
ancora non cheta
era mia anima affranta
e tanta
fu passione a volerti
e insistenze solerti
furon le mie
perché non continuassi tue vie:
"Resta - ti chiesi - Signore,
che volgon le ore
al tramonto".
Non so se a rendiconto,
con me tu restasti, 
e quando spezzasti
il tuo pane per me
non ebbi più dubbi: eri proprio il mio Re!

Fra' Domenico Spatola
Nella foto: Cena di Emmaus (Caravaggio)

Commento di fra' Domenico Spatola al Vangelo della Terza domenica di Pasqua (anno A): Luca 24, 13-35

13 Ed ecco in quello stesso giorno due di loro erano in cammino per un villaggio distante circa sette miglia da Gerusalemme, di nome Emmaus, 14 e conversavano di tutto quello che era accaduto. 15 Mentre discorrevano e discutevano insieme, Gesù in persona si accostò e camminava con loro. 16 Ma i loro occhi erano incapaci di riconoscerlo. 17 Ed egli disse loro: «Che sono questi discorsi che state facendo fra voi durante il cammino?». Si fermarono, col volto triste; 18 uno di loro, di nome Clèopa, gli disse: «Tu solo sei così forestiero in Gerusalemme da non sapere ciò che vi è accaduto in questi giorni?». 19 Domandò: «Che cosa?». Gli risposero: «Tutto ciò che riguarda Gesù Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; 20 come i sommi sacerdoti e i nostri capi lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e poi l'hanno crocifisso. 21 Noi speravamo che fosse lui a liberare Israele; con tutto ciò son passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. 22 Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; recatesi al mattino al sepolcro 23 e non avendo trovato il suo corpo, son venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. 24 Alcuni dei nostri sono andati al sepolcro e hanno trovato come avevan detto le donne, ma lui non l'hanno visto».
25 Ed egli disse loro: «Sciocchi e tardi di cuore nel credere alla parola dei profeti! 26 Non bisognava che il Cristo sopportasse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». 27 E cominciando da Mosè e da tutti i profeti spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui. 28 Quando furon vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. 29 Ma essi insistettero: «Resta con noi perché si fa sera e il giorno già volge al declino». Egli entrò per rimanere con loro. 30 Quando fu a tavola con loro, prese il pane, disse la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. 31 Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma lui sparì dalla loro vista. 32 Ed essi si dissero l'un l'altro: «Non ci ardeva forse il cuore nel petto mentre conversava con noi lungo il cammino, quando ci spiegava le Scritture?». 33 E partirono senz'indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, 34 i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone». 35 Essi poi riferirono ciò che era accaduto lungo la via e come l'avevano riconosciuto nello spezzare il pane.

Emmaus, luogo di vittoria di Israele al tempo di Giuda Maccabeo, fu quel giorno ("il primo dopo il sabato") meta di rifugio per due discepoli di Gesù. Di uno sappiamo il nome: Cleopa, da Cleopatros  ("il cui padre è illustre"), mentre all'altro, lasciato anonimo, pare che l'intenzione dell'evangelista sia che ogni credente possa dare il proprio nome. Il cammino procede ritmato in lamento responsiorato tra i  due, che manifestavano tristi per la sorte capitata al loro Maestro "che fu potente in opere e parole". Sotto le spoglie di un viandante ignaro, Gesù si accosta a loro, per dialogare avendo ascoltato le lagnanze su "Gesù di Nazareth" che aveva deluso ogni loro  aspettativa: "Noi speravamo che fosse lui a sollevare le sorti Israele!". Inutile si era rivelata inoltre l'attesa di tre giorni. Accennano tuttavia a uno spiraglio, cui però non danno peso perché non ritengono credibili le donne, che la mattina erano andate al sepolcro a cercare il cadavere di Gesù,  e avendolo trovato vuoto, erano venute a riferire di una visione di angeli che lo dicevano risuscitato. A tanta ostinazione, severo il rimprovero del Maestro per non avere interpretato le Scritture che, con Mosè, i profeti e i Salmi, orientavano a lui, Messia sofferente e glorioso. A destinazione,  il viandante prova a spingersi "oltre", ma i due insistono perché "resti con loro". Il tramonto lo impone e, a tavola,  Gesù si svela "nello spezzare il pane". Gesto di Gesù noto ai discepoli, ai quali, scaldati per la via dalla sua Parola, si aprirono gli occhi, e lo riconobbero. Controcanto alla tristezza dell'andata, fu  la loro gioia nel ritorno a Gerusalemme, dove agli Undici annunciarono: "il Signore veramente risorto", e come l'avessero riconosciuto "nello spezzare il pane", a modello per ogni Eucaristia.

Fra' Domenico Spatola 
Nella foto: La cena di Emmaus (Tiziano)

martedì 21 aprile 2020

Diretta di fra' Domenico Spatola del 21 aprile 2020; Vangelo di Giovanni 3, 9-15



Pubblicato da Fra' Domenico Spatola su Martedì 21 aprile 2020

Fra' Domenico Spatola: Compleanno di Roma. Tratto da: Un anno con fra' Domenico

Roma, città signora,
ti onora
dei popoli il destino
nel tuo cammino
raccontato alterno
in antico e in moderno
a luci ed ombre
di vittorie e di ecatombe.
Cartagine t’insidiò fino a morire
ma ti sciogliesti da sue spire.
Eroi tuoi da Cesare ad Antonio
che con Pompeo fan conio.
Ti resero gloria i Gracchi
e Cornelia, eroina in tacchi
e Silla e Mario
e, a non divario,
l’incorruttibile Catone.
E che dire del facondo Cicerone,
avverso a Catilina
e a quanti ti volevano a sentina?
Tu mostravi artiglio
a Verre, periglio
come Giugurta e gli indomiti Galli.
Verso altre calli
il tuo piede s’è allungato
e sbarcato
in altri lidi oltre Mare nostro,
con il rostro
di tue navi non sconfitto,
conquistò l’Egitto
e pur la Grecia che, da tua baldanza
catturata, ti rese il pari con la sua eleganza.
E venne il tempo degli imperatori
e degli immensi fori
e degli archi di vittoria
a raccontare gloria.
Ottaviano e Mecenate
favorirono ciascun vate:
Orazio come Virgilio
e Tito Livio
e Ovidio che, con “l’amatoria arte”,
di sua passione volle far parte
a quanti come lui innamorati
in sogni intensi e indisturbati.
Vennero Caligola e Nerone
e i tanti mentecatti in processione
e allora, come oggi, col potere
sacrificano l’altrui vita al lor piacere.
Poi fu dei Barbari il momento,
a realizzar l’intento
di cacciare Romani e loro scorte
e chiusero così le tue porte
a vera gloria.
Ora non sei più come allora,
e le tue pietre raccontano la vita
di bellezza tua solo sfiorita
per i danni che ruffiani e porporati
a te avranno procurati.
Ricordo i tanti papi con decenza,
che in te avean posto residenza,
e ora c’è Francesco su quel soglio,
senza l’imbroglio
come vuol qualcuno,
ma, da papa vero, come mai  nessuno.

Fra' Domenico Spatola



Un anno con fra' Domenico. Poesie per ogni giorno dell'anno.
Pagine 468 - Prezzo di copertina € 16,00
Disponibile dal catalogo prodotti della casa editrice al sito www.ibuonicuginieditori.it
Parte dell'incasso è devoluto alla missione San Francesco, la mensa dei poveri gestita da fra' Domenico e dai volontari.

venerdì 17 aprile 2020

Fra' Domenico Spatola: Ricordando il cappuccino Padre Zaccaria

Fu mio direttore nel Seminario cappuccino a Caltanissetta  negli anni della mia adolescenza. 
Ho di lui i ricordi belli per quell'età in cui egli faceva anche da mamma. 
Lo incontrai  la prima volta nel settembre del 1960 e da allora la mia stima per lui è solo cresciuta. Garbato, gentile, umile e paziente nell'ascoltare e con suo stile elegante assolvere alla mansione affidatagli dai superiori della direzione di un collegio con oltre ottanta ragazzi in età  di crescita. Ci parlava sempre di Gesù,  iniziandoci alla preghiera del cuore con lui. I lunghi anni di lontananza non hanno sminuito il fervore di una comunione carica di gratitudine e di preghiera.
Alla veneranda età di 98  anni ha chiuso serenamente la vita terrena a Caltanissetta dove attuò l'intero percorso del suo apostolato, anche come insegnante. 
Continui dal cielo a farci sentire il suo affetto e la sua protezione. 
Grazie, padre e fratello nella fede.

Fra' Domenico Spatola

Diretta di fra' Domenico Spatola del 17 aprile 2020: Vangelo di Giovanni 21, 1-14

Pubblicato da Fra' Domenico Spatola su Venerdì 17 aprile 2020

Fra' Domenico Spatola: Tommaso disse: "Signore mio..."

Era la sera,
e primavera
fioriva nuova vita,
quando, a sortita
e definitiva sorte,
Gesù valicò porte
ove i seguaci,
poco audaci
e gran paura,
serrati eran in clausura.
"Pace a voi!"
disse, e mostrò poi
le mani e il fianco,
e gioia in loro fece banco.
"Come il Padre - disse - mi ha mandato,
stesso affido a voi è da me dato".
Quindi lo Spirito comunicò in dono,
col soffio, ad annunciar perdono.
In quel frangente, evaso
era però Tommaso,
che dei Dodici fu quello
che tutti nominavano "Gemello".
Tornato non stette muto
e dichiarò di sua fede il rifiuto:
"Non crederò,
se non toccherò
con le mie mani.
Perché ritengo vani,
i vostri detti
né costretti
farete i miei intendimenti.
Sol commenti
di vera convinzione
accetterò se a intrusione
porrò mio dito
nel sito
di sue mani e fianco".
Dopo otto giorni, non stanco
di pazientar coi suoi,
venne Gesù e disse: "Pace a voi!"
Chiamò quindi a sé Tommaso,
che in ogni cosa solea porre il naso,
a cercar certezza
e reale concretezza.
A lui disse: "Metti qua il tuo dito.
Fantasma non son né mito,
perciò non esser diffidente,
ma sii credente!"
"Signore mio
e mio Dio!"
disse allor Tommaso.
A lui e, non a caso
anche a noi
che siamo i suoi,
disse il Cristo:
"Tommaso, perché mi hai visto,
hai creduto.
Beato chi, non ha veduto,
eppure crede!"
Questa è la fede
che questo libro annuncia,
a denuncia
dell'errore
vinto da Gesù, Dio e Salvatore.

Fra' Domenico Spatola
Nella foto: Incredulità di San Tommaso (Caravaggio)

Commento di fra' Domenico Spatola al Vangelo della seconda domenica di Pasqua: Giovanni 20, 19-31

19 La sera di quello stesso giorno, il primo dopo il sabato, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, si fermò in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». 20 Detto questo, mostrò loro le mani e il costato. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. 21 Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anch'io mando voi». 22 Dopo aver detto questo, alitò su di loro e disse: «Ricevete lo Spirito Santo; 23 a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi».
24 Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. 25 Gli dissero allora gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il dito nel posto dei chiodi e non metto la mia mano nel suo costato, non crederò».
26 Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c'era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, si fermò in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». 27 Poi disse a Tommaso: «Metti qua il tuo dito e guarda le mie mani; stendi la tua mano, e mettila nel mio costato; e non essere più incredulo ma credente!». 28 Rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». 29 Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, hai creduto: beati quelli che pur non avendo visto crederanno!».
30 Molti altri segni fece Gesù in presenza dei suoi discepoli, ma non sono stati scritti in questo libro. 31 Questi sono stati scritti, perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.

I simboli pasquali si irradiano dalla Comunità dove il Risorto si fa presente, fugando i dubbi e la paura dei discepoli, rintanati e con le porte sbarrate a scongiurare per sé la stessa fine del Maestro.
Gesù comunica "Pace", dono a pienezza di felicità, e col "soffio" dà inizio alla nuova Umanità, da lui responsabilizzata, con l'effusione dello Spirito, a missione universale: "Come il Padre ha mandato me,  così anche io mando voi". Il perdono dei peccati sarà consequenziale
alla conversione di chi pone la sua vita per il bene degli altri. Era la sera del giorno speciale, "il primo dopo il sabato", quando il Risorto recuperò i suoi alla fede. Mancava però Tommaso, dal carattere indipendente e irregimentabile. Noto il suo coraggio, quando  solidarizzò, distinguendosi dagli altri, con Gesù fino alla proposta di "andare a morire con lui". Generoso da meritare il lusinghiero appellativo di "Gemello di Gesù". Tornato in Comunità, diffida del racconto dei compagni. Era per lui certezza, che dopo la morte, non esistesse più nulla, ammissibile solo la sopravvivenza "larvale" da fantasma. Si ricrederà solo se "porrà la sua mano nel posto dei chiodi e il dito nel suo fianco". Con il ripresentarsi di Gesù, all'ottavo giorno, la Chiesa vi vede l'inizio di nuova scansione del tempo, ritmato dall'Eucaristia domenicale.   
Gesù dà seguito alla richiesta del discepolo esigente, invitandolo a constatare le ferite delle mani e del suo costato. Anche se detterà a lui la beatitudine di "coloro che credono senza vedere". Tommaso però professa la fede più corretta: "Signore mio e Dio mio!" L'evangelista la stigmatizza a compendio e scopo dell'intero suo Vangelo: "perché crediate che Gesù è il Figlio di Dio e Salvatore, e credendo abbiate la vita in lui!"

Fra' Domenico Spatola
Nella foto: Incredulità di San Tommaso (Guercino)

mercoledì 15 aprile 2020

Diretta di fra' Domenico Spatola del 15 aprile 2020: l'episodio di Emmaus

Pubblicato da Fra' Domenico Spatola su Mercoledì 15 aprile 2020

Fra' Domenico Spatola: Il principe Totò. Tratto da: Un anno con fra' Domenico

Mi piacque del gran Totò l'umanità:
in Miseria e nobiltà
e negli altri film che narrano le storie
come glorie
di noi tutti
con la bonomia di chi i costrutti
li propone arguti e seri
o scaltri in intrighi sempre sinceri.
Totò della vita,  guitto o maschera che sia,
giocò sua arte tra realtà e fantasia.
Nato poveramente,
nella Napoli indigente,
inseguì i nobili natali
immaginati oppur reali,
come la vita della gente
guardata con la lente
a color dell'ironia
e portata con maestria
sulle scene.
Erano di ognun furbizie e pene
rivisitate qual fanciullo
ora serio e or citrullo
e ciascuno si vedeva
vittima e vizioso
con l'artista mai noioso.
Ma A livella fu campione
col barone
e lo scupatore,
e da figure umane
a dirsi cose sane
costrette dalla morte
in stessa sorte,
cose di serietà
a rinsavire chi ha età
matura
e coglie da natura
il senso della fine
che Totò varcò senza confine.

Fra' Domenico Spatola



Un anno con fra' Domenico: poesie per ogni giorno dell'anno.
Pagine 468 - Prezzo di copertina € 16,00
Illustrato.
Disponibile dal catalogo prodotti della casa editrice al sito www.ibuonicuginieditori.it
Parte del prezzo di copertina è devoluta alla Missione San Francesco, la mensa dei poveri creata e gestita da fra' Domenico Spatola e dai volontari.

lunedì 13 aprile 2020

Fra' Domenico Spatola: Se ci fosse altro Pianeta?

Se ci fosse altro Pianeta?
Nulla vieta
il poterlo immaginare:
con i monti, i fiumi e il mare,
e con gli alberi e tanta foresta
e uccelli in cinguettii di festa,
e varietà di animali,
e di stagioni riti e baccanali,
e bambini ormai senza paura
incantati dal prodigio di natura
dei prati verdi e variegati fiori:
gialli, rossi e tanti altri colori.
"Ma questo mondo - dici a richiamo -
già l'abbiamo!"
Domanda tua è diretta
e so che hai fretta
di sapere
se le ipotesi son vere
e di vita esiste altra serra
a sosia della Terra
dove poter emigrare
lontano dall'imperversare
del male
di questo virus letale!"
"No!" Rispondo,
a tutto tondo,
né penso farti male
se ti dico quanto vale
nostra Terra
anche se appare sempre in guerra.
Chiedi a me: "Dov'è l'imbroglio?"
Rispondo:"Nel nostro orgoglio,
che, a prepotenza,
oscura ogni decenza
del rispetto per la vita
così da renderla finita
sul Pianeta".
Perciò ognuno abbia a meta
l'idea che Terra è solo quella
che ci è sorella,
e, se orfani di padre,
fa a noi anche da madre,
con i frutti e i suoi tesori,
da grembo suo usciti fuori.
Essa chiede sol rispetto
offrendo latte dal suo petto
come al bimbo da sfamare,
e di lei ti puoi fidare.
Su! Da bravo figlioletto,
metti al bando ogni sospetto,
e, provando a fare il bene,
della madre calmerai le pene.

Fra' Domenico Spatola

domenica 12 aprile 2020

Fra' Domenico Spatola: Pasquetta al Coronavirus.

Questa Pasquetta
- mi dia retta -
non pare reale,
mascherata com'è da carnevale.
Non capisco proprio niente:
a niuno si consente
una gita fuori porta,
perché sotto scorta
è per tutti la città.
"Si deve sol restare qua!"
"Dove?" Tu mi vieni a domandare.
"In casa, e là devi restare!"
Conosco ormai la planimetria
d'ogni angolo di casa mia:
stanza da letto, o da pranzo
ma è il salotto dove accanso
il massimale delle ore
ormai intontito dal televisore
che non vizia
di notizia
su questo virus indecente,
che si insinua nella mente
e ci rende solo scemi.
In garage ho barca a remi,
ma vietato è andare a mare;
volevo poi anche sciare,
e acquistato avevo gli scarponi
rimasti chiusi in scatoloni,
perché vietato è pure il monte,
lo dice a tutti Giuseppe Conte,
che, in tele, quando appare
fa a ognuno il cuor tremare:
parla infatti sol di chiusura
e di costretta clausura,
perché dice: "Se ne andrà,
solo se restiamo qua",
a casa
ove evasa
è nostra voglia,
per la doglia
di non sognare
e di cantare:
"Bella ciao!" al partigiano,
anch'egli già lontano
ché negata è quella festa.
Dobbiamo solo avere in testa
di pazienza
sufficienza
e, ogni mattina a medicina,
fare un pieno di strafottina,
e sognare la Favorita,
anch'essa a tutti noi proibita;
e, per dispetto, a Mondello
fare il gesto dell'ombrello,
mentre di Monte Pellegrino
parlare solo per il Festino.
Immaginare la campagna
col carciofo e la lasagna.
Tutte idee di chi fa niente
e si sente
ai domiciliari
a litigare pure coi familiari.
Va così da un intero mese,
dite voi se non sono offese
alla nostra libertà
consentita solo a un "fatti più là"
ripetuto a chi costretto 
è a condividere stesso tetto.
Il quesito è pur lo stesso:
"Questo virus, che non è fesso,
quanto ancora durerà?"
Fortunato chi lo sa!

Fra' Domenico Spatola

sabato 11 aprile 2020

Fra' Domenico Spatola: Nemico fautore

Che come mosaico ghigno
s'è rivelato arcigno
Covis nemico fautore
e untore
a tradimento.
Sia perciò nostro commento
al testardo come un mulo:
"Quando ci lasci e vai a fare in culo?"

Fra' Domenico Spatola

Fra' Domenico Spatola: Pasqua 2020. Narrerò le gloriose gesta

Quel sepolcro parve strano
da lontano:
infatti il Morto
appariva a me Risorto.
Era sogno
o mio bisogno,
di cantar novella storia?
Sì! È Cristo in piena gloria
perché la morte
non era sorte.
A sua corte
ora andremo
e canti lieti intoneremo,
perché è Pasqua del Vivente
dell'Agnello che consente
anche a noi il suo risveglio,
con il meglio
a noi offerto
e da passione per noi sofferto.
Al mistero dell'amore
sveglierò ogni mio ardore
e, di tale speciale festa,
narrerò le gloriose gesta.

Fra' Domenico Spatola
Nella foto: dipinto di Salvador Dalì

Commento di fra Domenico Spatola al Vangelo della Veglia Pasquale della notte santa (Anno A): Matteo 28, 1-10

1 Passato il sabato, all'alba del primo giorno della settimana, Maria di Màgdala e l'altra Maria andarono a visitare il sepolcro. 2 Ed ecco che vi fu un gran terremoto: un angelo del Signore, sceso dal cielo, si accostò, rotolò la pietra e si pose a sedere su di essa. 3 Il suo aspetto era come la folgore e il suo vestito bianco come la neve. 4 Per lo spavento che ebbero di lui le guardie tremarono tramortite. 5 Ma l'angelo disse alle donne: «Non abbiate paura, voi! So che cercate Gesù il crocifisso. 6 Non è qui. È risorto, come aveva detto; venite a vedere il luogo dove era deposto. 7 Presto, andate a dire ai suoi discepoli: È risuscitato dai morti, e ora vi precede in Galilea; là lo vedrete. Ecco, io ve l'ho detto». 8 Abbandonato in fretta il sepolcro, con timore e gioia grande, le donne corsero a dare l'annunzio ai suoi discepoli.
9 Ed ecco Gesù venne loro incontro dicendo: «Salute a voi». Ed esse, avvicinatesi, gli presero i piedi e lo adorarono. 10 Allora Gesù disse loro: «Non temete; andate ad annunziare ai miei fratelli che vadano in Galilea e là mi vedranno».

Impazienti, Maria Maddalena e l'altra Maria, ai primi albori del nuovo giorno, si recarono al sepolcro, che, a causa della "Parasceve" della Pasqua ebraica, avevano dovuto abbandonare in tutta fretta. Stessa esigenza rituale le aveva recluse in casa per tutto quel sabato. Il giorno dopo (dall'evangelista interpretato "uno" come a inizio della "nuova creazione"), meste e ignare, andarono per piangere alla tomba, sigillata dalla grossa pietra. Ma ai loro occhi rivoluzionarie furono le  sorprese da intimorirle: un grande terremoto e, a ribaltare le prospettive di morte, l'angelo folgorante rotolava la grossa pietra tombale e vi si siedeva sopra. La morte era dunque vinta! Le guardie, messe lì a vigilare,  fuggirono con terrore. L'angelo del Signore parlò alle donne per tranquillizzarle e invitarle a constatare di persona che il luogo era vuoto, e il Crocifisso era risorto. Urgeva però comunicare ai discepoli dove lo potevano incontrare: in Galilea. La distanza da Gerusalemme era di due giornate di cammino. Perché rimandare l'incontro?  In quella regione, Gesù aveva evangelizzato anche i pagani e dettato le "Beatitudini". Era dell'evangelista il suggerimento ai credenti di ogni tempo per fare esperienza del Risorto.
Le donne abbandonarono l'idea del sepolcro,  per evangelizzare i "fratelli", come chiamerà per la prima volta Gesù i suoi discepoli. Esse perciò meriteranno un incontro speciale col Risorto, cui manifesteranno affetto per la sua umanità ("gli strinsero i piedi").

Fra' Domenico Spatola

Avviso per la messa della veglia di Pasqua

Questa sera la veglia di Pasqua dalla chiesa Ssanta Maria delle Grazie in san Lorenzo Colli verrà trasmessa via Facebook dalle 22,30. 
Saremo felici di condividere con tanti il felice evento della Risurrezione. 
Buona Pasqua a tutti

Fra' Domenico Spatola 

Diretta di fra' Domenico Spatola del sabato Santo 11 aprile 2020

Pubblicato da Fra' Domenico Spatola su Venerdì 10 aprile 2020

Fra' Domenico Spatola: Adamo è liberato



Pubblicato da Fra' Domenico Spatola su Sabato 11 aprile 2020

venerdì 10 aprile 2020

Fra' Domenico Spatola: Adamo è liberato!

Il Signore dorme:
percorriamo le orme
di sua fatica.
Era antica
la promessa: che il Servo
l'uomo protervo
l'avrebbe ammazzato.
Ma ora l'Amato
suo sonno riposa
e nessuno più osa
svegliarlo.
Come non amarlo
per ciò che ha fatto?
Ha annullato il contratto
del nostro peccato.
Da lui tutto è pagato:
ora chiede riposo
perché vigoroso
sarà questa notte,
e, dopo le lotte
con cui vinta ha la morte,
aprirà le porte
del suo Paradiso
a chi più intriso
sarà di peccato:
Adamo ch'è già  liberato!

Fra' Domenico Spatola
Nella foto particolare del dipinto di Mantegna

Fra' Domenico Spatola: Oggi dorme

Silenzio!
Oggi il Campione dorme. Affaticato, ma non è "pugile suonato". Lo ritennero morto e il corpo lo portarono cadavere nell'orto, dove è vita. Ma quella sepoltura non era duratura, ma sol per momentaneo riposo.  L'Atleta preparava nuova sfida, per l'Umanità di cui si fida. Iniziò da Adamo a infondere coraggio a lui e alla sposa Eva, dei viventi madre. E a totalità, fu suo progetto a cominciar dagli inferi, da comune immaginario "terra dei morti". Vi scese a parlar del Padre e dell'amore in ogni cuore. Discepolo nascosto, era Giuseppe d'Arimatea che approntò il sepolcro, che l'evangelista rivisitò e lo definì "nuovo" perché inedito ideale da stanza nuziale. Lì lo Sposo incontrerà l'amata. Nardo e mirra, specifici unguenti, approntati furono da Nicodemo, abbondanti e a stesso fine. Inutile infine si rivelò la pietra rotolata a confine con la morte e superflua copertura, per la sosta di passaggio. Ora però che il nuovo giorno s'avvicina, la mia anima attenta si china sul Pastore, che ancora dorme, e avverte suo turgore  prossimo al risveglio e "gloria", canterà Comunità sua a vittoria.

Fra' Domenico Spatola
Nella foto: Il Cristo velato.

Diretta di oggi, Venerdì Santo, 10 aprile 2020

Pubblicato da Fra' Domenico Spatola su Venerdì 10 aprile 2020

Fra' Domenico Spatola: Fammi sentir tua voce


giovedì 9 aprile 2020

Fra' Domenico Spatola: diretta di oggi 09 aprile 2020, giovedì santo


Pubblicato da Fra' Domenico Spatola su Mercoledì 8 aprile 2020

Fra' Domenico Spatola: Gesù, a te vicino.

Gesù, a te vicino. Nell'orto degli ulivi, ove lamentavi solitudine dai tuoi. Il traditore, un di loro, ostentava nuovi appigli. La coorte di soldati, da lui guidata, millantava altra forza, ma, a tua parola, genuflessa ad adorarti. Giuda il bacio, alterno al pane, dona a te di suo tradimento, ma il tuo "amico" è suo scontento. Sfidi chi ti vuol rubar seguaci. Sei il Pastore dai gesti audaci: "Prendete me, son io il Re", dicesti poi, a tutto tondo, che regno tuo non è di questo mondo. Del Padre tuo fosti innamorato, e di lui parlasti a chi viziato avea il suo nome: al sommo sacerdote che di Dio l'intuizione avea arrogato. Di quell'arte, intransigente difendesti parte che t'appartiene da Figlio venuto sulle nubi. Di "bestemmia" t'imputarono, e "reo confesso", e bastò la prova a quel consesso. Falsa e oscena fu la testimonianza di chi decise altrove la mattanza non sol di te, ma ancor dei tuoi. Condotto al mondo che attendea l'Uomo vero e il Re. Pilato non comprende ma si fa in tre, per altro tuo destino, complice l'Erode, su medesimo cammino. A lui lezione facesti su "Verità", mentre  la folla ondeggia senza età. D'altri lo strumento è  l'affanno di fare subir da sé il proprio danno. Incitata al grido del rifiuto, sol Barabba  da essa è ben voluto,  perché omicida, e per questa a lui s'affida. Estraniato, fosti flagellato, ma poi incoronato re con il reame di chi organizzava trame, per te da burla. Sol chi non crede a nulla, è ridotto a marionetta, costretta a gridare: "Crocifisso!" Alla svelta, Israele fece sua scelta. Le spine ornano la tua corona, in capo mansueto, che perdona. Inizia così l'erta, dal tratto lungo quanto tua offerta, infin raggiungi, o Cristo, la solitaria vetta e il mondo aspetta elevata sagoma di cielo.
Ormai squarciato è il velo, apposto a Dio, e nuovo altare fa cader l'oblio del Dio silente. Reso impotente dal dramma dell'amore del Signore, crocifisso davanti a testimoni. Son due: la madre dolorosa, e l'erede che ogni chiosa, accoglie dalla  croce: "Eri il più bello!"  Ma or non sembri quello per fattezze sfigurate. Riconoscerà il Padre la sua gloria? A piegar mia boria gridi a me tua sete. Fede vuoi in chi crede come Colei che ti fu madre, per essere nostra. A inizio di creazione, a "fiat" perché luce sia, da tenebra liberata e, dal boato, tuo grido in quel momento reso a compimento con lo Spirito donato. Ricomincia vorticosa vita  ritmo accelerato e non muto. Con sua Parola recupera ciò che era perduto.

Fra' Domenico Spatola 
Nella foto: Cattura di Cristo. (Caravaggio)

Fra' Domenico Spatola: Fammi sentir tua voce

Sofferta,
fu per te, o Madre, l'erta
che a sentiero conduceva al Figlio.
Prendevi consiglio
da chi ti stava accanto,
ché affranto
era tuo cuore
che al Signore
volevi dare,
mentre ei ti stava ad aspettare.
Crocifisso da terra,
e per la guerra
a lui fatta,
fu compatta
la canea d'avversari,
così ei rimembrava  commentari
dei Profeti,
che di lui poco lieti
anticiparono racconti,
a ponti
or colmati,
in impervi sentieri attraversati,
con la croce
che a voce
sua risposta dichiarava
a chi amava.
Or sei giunta, Madre del Signore,
a chi vuoi dare tuo squarciato cuore?
Sette le spade di tuo dolore: qual'è la mia che t'ha trafitto il cuore?
Son con te, qui lacrimoso e pio,
e con te dico: "Perché, mio Dio,
dolor sì grande
s'espande da tua croce?
Fammi sentir tua voce,
che, a sommo dono,
risuoni a me perdono!"

Fra' Domenico Spatola

Avviso per la diretta della messa di oggi, 09 aprile 2020 Giovedì Santo

Questa sera alle 19.00 dalla parrocchia santa Maria delle grazie in san Lorenzo colli in diretta Facebook ci sarà la messa della Cena del Signore. 
Lo stesso domani a commemorazione della Passione del Signore. 
Vi aspetto

Fra' Domenico Spatola 

Fra' Domenico Spatola: Consentimi Signore...


mercoledì 8 aprile 2020

Fra' Domenico Spatola: Pane e vino donasti

Spezzavi
il pane che davi
a nutrimento,
avevi intento,
di fugar mia noia.
Limpida fu la gioia
di soave vino:
era il Sangue tuo divino
e di Spirito abbondanza.
È viva mia speranza
se immergerò in te
tutto ciò che ami in me.

Fra' Domenico Spatola
Nella foto: Ultima cena (Leonardo da Vinci)

Fra' Domenico Spatola: Ove mio occhio fisso

Consentimi, Signore, in questo vespro dimesso, di venire in tua sala preparata ai seguaci per l'inedito del Dio che sorprende. L'atmosfera greve è intensa. Soverchiano ridde per ansia di potere, e il campionario del cuore in balze selvagge. Avidità è di chi ti ha già svenduto, e compromesso è di chi lotta per primeggiare. È miseria a confronto con la magnanima essenza del Figlio da te in perfezione paterna. Ti scade l'ora, giunta per la Gloria. La stessa del Padre in te manifesta. L'archetipo è nei primordi in convergenza d'Amore: il tuo, maturato in rifiuto di chi non t'accoglie, e che tu lo stesso ci rendi fratello. Stesso infatti il destino del Pane, tuo Corpo seminato nell'orto, e del Sangue adesione a tuo vino: Eucaristia che lo Spirito fa dono sicuro alla Chiesa, e tua Parola commenta tua resa al perdono. È giovedì santo, ove i tempi son stretti. E sua fretta denuncia la Chiesa, per l'urgenza di ministri dell'acqua, e del crisma con cui lo Spirito consacra a missione. Canti ora, o Cristo, la Gloria del Padre, resa in te manifesta, da Croce, a conforto, che donavi e chiedevi fin dall'orto, ove in pianto imploravi "perché?". Mi umilio a lezione nel mio angolo d'angusta pietà. Tu sei là ove è mio raccapriccio, nel vederti da servo vestito. Lavi i piedi, come lungo perdono, per il cammino dei passi smarriti, mentre ancora di Pietro mi ostino a difesa: brilla troppo il fulgore della tua umiltà!. In pazienza infinita, dici a me e a lui, che via dell'amore è nel dar vita, e suo potere nel totale servizio, per far felici, quali amici ci vuoi, Lezione incompresa da Giuda, solo avvezzo ad avidità schiavizzanti, come lidi spenti e senza spazi e voli a liberare freschezza di noi per luminose conquiste. Or mie piste son tutte segnate, da te che "Via" ti ostenti e "Verità" ti presenti a offerta di "Vita" matura. Sia per me tuo regalo, il palo ove ti inchiodi per me, e lì occhio mio io fisso, sperando in te, o mio Dio crocifisso.

Fra' Domenico Spatola 
Nella foto: Dipinto di Giotto di Bondone