venerdì 30 dicembre 2016

Fra' Domenico Spatola: L'anno vecchio e l'anno nuovo.

I due si incontrarono.
Il vecchio era deluso e
mormorone
voleva perpetuare bizze a
profusione
come avea fatto per l'intero anno
arrecando a tanti grave danno:
continuare con la guerra,
quale sport preferito sulla Terra;
o, a dispetto, un altro terremoto
o un nuovo alluvione,
o qualche altro segno di
disperazione.
Il giovane gli disse:
"Tu fra poche ore sarai estinto,
e non potrai più comandare
e non sei ancor convinto
che chi ti vuol cercare
solo tra i morti ti potrà trovare.
Pensa piuttosto a chiedere
perdono
perché sei stato un anno affatto
buono!"
- "Che colpa ho? - rispose il
vecchio
- se bisestile mi è toccato,
e si sa che è una jattura,
e qualche danno l'ho provocato
è nella intima natura!"
- "Potevi attenuare il danno
- con vigore gli rispose -
distruzione non sol di cose
e all'intero genere umano
non hai dato una mano
consentendo ai terroristi,
loschi e tristi,
di uccidere da incoscienti
e far strage di innocenti.
Potevi essere clemente
e meno ostile:
fatti da parte ora che di finire
è arrivato il tuo momento,
ora tocca a me l'aggiustamento.
In ogni campo, a iniziar da quello
del lavoro
dove hai spaziato allegramente
fuori coro,
togliendo l'illusione a tanta gente
che sogna sempre il posto
permanente".
- "Hai detto il vero: l'ho verificato
l'illusione ho tolto, con leggi di
mercato
che gli interessi fa solo del
potente
lasciando l'operaio senza niente.
Il posto fisso te lo togli dalla
mente,
chi comanda non può non esser
refrattario
gli è infatti più comodo il
precario,
a lui non importa se il lavoro,
oltre il pane dà pure decoro,
e, garantendo più dignità,
accresce in famiglia serenità.
Mi han fatto fare le cose più
strane:
a sostituire con vaucher di spese
stipendio di un mese.
Così il lavoro al padrone è
assicurato
ma l'operaio è gabbato
né nutre più l'intenzione
di avere infine una pensione.
E' il mercato, caro mio,
t'assicuro che ci ho provato
anch'io
con sforzi intensi
a cambiare le idee a Renzi.
Ora che egli è stato rottamato,
fai che tutto sia cambiato.
Te lo lascio a testamento
a riparar degli uomini scontento
che è stato pure mio,
e ora che io muoio
lo affido al buon Dio".

Fra' Domenico Spatola

Fra' Domenico Spatola: Preghiera d'inizio anno alla Vergine Maria

Madre del Signore,
trepidanti
il nuovo anno ci trova
e stessi auspici rinnova
di quello morente:
non sol di pace è preghiera
insistente
son tanti infatti i desideri inevasi,
e disperati i casi
come il lavoro inesistente
che umilia la gente,
o il gravame d'età che non mente
e nel più avanzato cammino,
rende più incerto il severo
destino
che umani accomuna
e scorie di storie e rimembranza
aduna
in solitudine che accresce ad
oltranza
rimpianti del tempo trascorso
in corso
del tempo futuro
e pensiero maturo.

Fra' Domenico Spatola
Nella foto: Madonna con Bambino di Giovan Battista Salvi detto il "Sassoferrato".

Fra' Domenico Spatola: Commento al Vangelo della prima Domenica dopo Natale: Luca 2, 16-21

Andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia. 17E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro. 18Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori. 19Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore. 20I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com'era stato detto loro.
Quando furono compiuti gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall'angelo prima che fosse concepito nel grembo.

Il primo giorno dell'anno è dalla Chiesa dedicato alla venerazione della Vergine Maria con il titolo di "Madre di Dio". Tale riconoscimento era avvenuto nel 431 durante il Concilio in cui i Vescovi posero fine alla questione cristologica sollevata da Nestorio, vescovo di Antiochia, e risolta con il riconoscimento di Gesù "persona divina" che ha assunto da Maria la natura umana. A Lei e alle sue attenzioni materne viene affidato il nuovo Anno e soprattutto la pace nel mondo, l'altro tema di questa liturgia.
Il Vangelo di questa domenica riprende il racconto del Natale con la visita dei pastori che "erano stati avvolti dalla grande luce del Signore". Andando a Betlem, seguendo il comando dell'angelo, avevano incontrato "la madre e il bambino, adagiato nella mangiatoia". Il segnale era prezioso perché vi potevano riconoscere "uno" nelle stesse modalità di trattamento da essi adottate per i loro bambini: "un Salvatore per loro" dunque, e per tutti gli emarginati della terra. Il racconto del messaggio angelico da loro fatto agli interessati, ignari delle "sorprese" di Dio, più che "gioia" creò stupore. Infatti, l'inedito comportamento di Dio appare loro incomprensibile. Sono troppo legati alle convinzioni religiose che non prevedono "novità" né stravolgimenti, per essi tutto deve restare nel solco della tradizione, e così Gesù, "secondo la Legge" di Mosè, all'ottavo giorno venne "circonciso", iscritto cioè tra i Figli di Abramo: Egli era nato per la salvezza di tutti gli uomini.

Fra' Domenico Spatola
Nella foto: Madonna con Bambino di Pompeo Batoni (1741)

martedì 27 dicembre 2016

2017: l'Anno Nuovo che accogliamo...

Astronomicamente si tratta di un nuovo giro di valzer, lungo 365 giorni, che il nostro Pianeta farà intorno al sole. Quattro i miliardi di anni dal suo primo vagito e l'uomo, che l'abita da quattro milioni, è tra gli animali l'unica specie che, potendo decidere la propria sopravvivenza, ancora non ha deciso, perché guerre e armi sempre più sofisticate e di distruzione di massa sono in continua crescita.
Ogni "anno che viene" rileva il testimone da quello che va e, a staffetta, collega bilanci passati con quelli che non enigmatici ripresenta il nuovo: debito pubblico, disoccupazione, tasse, precarietà e, gettando lo sguardo sullo scacchiere sempre inquietante e senza apparente soluzione del Medioriente, la guerra infinita e tribale siriana, conseguenza di scelte sbagliate dei decenni precedenti, senza il fiuto lungimirante di una politica mondiale in grado di prevenire i tragici effetti di reazioni emotive e improvvisate.
Il mondo globalizzato vive la crisi della "inversione a U": la tentazione di ritornare ai nazionalismi e alle chiusure di tutte le frontiere non solo agli extracomunitari, ma agli stessi cittadini dell'Unione.
I demagoghi del momento cavalcano la tigre in senso disgregante, facendo paura alla gente con apocalittiche previsioni catastrofiche circa il fallimento dell'euro e delle banche. L'esempio negativo della Brexit, con l'uscita dalla Comunità Europea della Gran Bretagna, ha gettato notevole scompiglio in chi crede all'Europa unita, e ha gonfiato le vele di quanti ne sperano la disgregazione.
Con l'anno che viene inizia l'era di Trump. Qualunque sorpresa possa comportare la dirigenza americana, non ne si può eludere il dialogo. E' necessaria tanta diplomazia, soprattutto per evitare che l'Europa venga marginalizzata dall'inquietante intesa esclusiva tra  Putin e Trump.
L'Italia vive la difficoltà del terremoto, che sul finire di Agosto è iniziato ad Amatrice e dintorni e non ha smesso, per i mesi successivi, di distruggere i paesini dell'Italia centrale. Oltre il centinaio di morti, c'è il disagio degli sfollati che con la casa hanno perso il lavoro e tanti anche il futuro. La solidarietà è stata ammirevole, ma il fenomeno ricorrente mette a dura prova anche le dissanguate casse dello Stato, il cui debito pubblico è spaventoso e grava pesantemente sulle spalle delle future generazioni.
In tal senso è la politica europea che va rivista. Chi ne propizia l'andamento infatti non è il popolo mediante i suoi rappresentanti, ma le lobby finanziarie e bancarie private che possiedono il monopolio della zecca e vendono a interessi non proprio di favore l'euro ai vari Stati.
L'anno che verrà eredita dunque tanti problemi, e si propone a offrire soluzioni. L'augurio è a tutti e l'auspicio che finalmente i capi del mondo si facciano ambasciatori di pace e rispettino i diritti alla libertà e all'autodeterminazione dei popoli, nel rispetto culturale delle minoranze, e questo in Turchia, in Siria, in Iraq e Iran, come nei tanti Paesi dell'Africa dove la guerra, come la fame, è epidemica e la popolazione cerca scampo altrove. Gli sbarchi degli immigrati sono quotidiani. I paesi di frontiera come l'Italia e la Grecia sono al colmo delle possibilità, soprattutto perché lasciate sole dalla maggioranza degli altri Stati europei. La Germania è tra quelli che ha dato di più, eppure nelle feste di Natale ha subito lo sfregio dello  jiadista tunisino, che, imitando la strage di Nizza dello scorso 14 luglio, ha causato anche la morte della ragazza di Sulmona.
Il nuovo anno è ascrivibile alla speranza che qualcosa cambierà, come nell'annuncio di papa Francesco, rimasto tra le voci profetiche più credibili del mondo.
Buon anno 2017!!!!

Fra' Domenico Spatola.

Fra' Domenico Spatola: Tuo dono, Signore.

Anche io venni
come un pastore:
ti ricordi, Signore?
Mi sembrasti felice
a veder tanta gente
mentre poppante
ti nutrivi innocente.
Messaggeri in festa
annunciavano veri
a umani
che in testa
nutrivano vani
sensi di colpa
da ritenerti arrabbiato
per lo sporco peccato.
Ma a vederti bambino
finì mio timore:
ti confesso, Signore,
che a mio errore
perdono
mi parve Tuo dono,
e di Tua Mamma il sorriso
mi fu paradiso.

Fra' Domenico Spatola

Nella foto: La Madonna litta di Leonardo da Vinci.

domenica 25 dicembre 2016

Fra' Domenico Spatola: Il Natale di Gesù

Il Natale di Gesù
dice a tutti chi sei tu:
sei colui che Egli ama
e la cosa che più brama
è di farti ognor felice.
Questo infatti ognun lo dice:
l'angioletto sopra il tetto
della casa ove il Diletto
Figlio umano e divino
porta gioia qual bambino
che richiama tenerezza
per offrire sua carezza
ad un mondo che insicura
conduce vita con paura,
perché pace non ha in cuore
se non scopre quell'amore
che a Betlem fu donato
e da Maria conquistato.
Tutti abbiamo questo dono
quando diamo il perdono
a chi ha reso nostra vita
più difficile e ardita.
E' importante come Lui
superare i momenti bui
e sperare che la guerra
possa finire sulla Terra,
così tutti i bimbi del mondo
giocheranno a girotondo
dandosi calorosa mano
in un mondo più umano.

Fra' Domenico Spatola

Nella foto: Bambinello Gesù esposto nella chiesa di S. Ernesto a Palermo.

sabato 24 dicembre 2016

Fra Domenico Spatola: Quella notte.

Quella notte,
fu fuoco di stelle;
quella notte,
vegliarono le pecorelle;
quella notte,
a rendere omaggi
partirono i magi;
quella notte,
annunciò solo pace
l'angelo verace;
quella notte,
tenero raggio
di luna a coraggio
svegliò mio torpore;
quella notte,
si parlò sol d'amore.
Quella notte,
l'universo fu diverso;
quella notte
fu paranza di stelle
le più belle
del cielo
ormai non più velo
a nascondere Dio
che bambino si è fatto
per l'amor mio.

Fra' Domenico Spatola

venerdì 23 dicembre 2016

Fra' Domenico Spatola: Lettera a Gesù Bambino


Caro Gesù Bambino,

sono Mimmo che ti ho scritto l’anno scorso. Ora io sono cresciuto, mentre tu sei sempre Bambino. Ma la maestra ci ha detto che tu sei bambino quando vieni da noi, perché, nella tua vita privata, sei grande e governi il mondo.
Ti scrivo perché ti voglio ringraziare perché hai fatto trovare il lavoro a papà e così quest’anno noi abbiamo mangiato ogni sera e mamma non ha pianto più.
Io però non gliel’ho detto che eri stato tu, perché ti avevo scritto la lettera.
Mi devi perdonare la dimenticanza. Ora però è venuto un grosso guaio.
Papà, quando torna la sera dal lavoro, non vuole più giocare con me, né con la sorellina e neppure con Salvuccio, perché dice che è stanco. Ma ho scoperto che non è vero. Ieri sera la mamma non ci ha fatto vedere la televisione e ci ha mandato subito a letto, perché aveva da dire cose importanti. Rosetta e Salvo si sono addormentati subito perché sono piccoli, io invece ho fatto finta di dormire e ho sentito papà che diceva “licenziamento” e la mamma che piangendo ripeteva “come faremo?”
La prima parola l’avevo pure sentita dalle maestre durante la ricreazione, parlando tra di loro. Deve essere brutta questa parola, se preoccupa tutti e fa piangere la mamma.
Oggi, a scuola alla maestra ho domandato che voleva dire questa parola. Mi ha detto che significa che si perde il lavoro. Allora sono diventato triste pure io, perché come si può vivere vedendo la mamma preoccupata e che piange?
Gesù non mi piace stare qui. È brutto. Come fai tu a volere venire ogni anno a vederci?
Io, se non ci fosse la mamma e il papà e la sorellina e il fratellino, vorrei venire a stare con te. Devo aggiungere anche nonna Pina e nonno Totò che spesso ci portano la spesa e ci danno bacetti e caramelle a noi bambini.
Insomma, Gesù, ti scrivo per sapere che devo fare?
La maestra ci ha fatto ripetere il canto che tu conosci, perché te l’abbiamo cantato pure l’anno scorso, sai quello che dice “Tu scendi dalle stelle...”
Le stelle perciò devono essere le stanze della tua casa. La mia casa è piccola, la tua invece deve essere molto grande. Io l’ho vista la tua casa, quando in estate siamo andati nel paese di papà a vedere i nonni a Regargiofoli, con la macchina tutta scassata che si fermò di notte in campagna.
Quante stelle che ho visto! Belle e lontane. Ho capito pure perché tutto l’anno te ne stai lassù per poterle visitare tutte.
Qualche volta mi fai fare un giro con te? Magari ci andiamo con la slitta di babbo Natale che non ha mai problemi.
La tua casa deve essere accogliente, bella e piena di luce, e di tanti dolci e gelati, e ci saranno pure tanti giochi e i regali e gli angioletti, riccioluti come mia sorella, che giocano a nascondino con le nuvole.
Mi vuoi nel tuo gruppo? Mi sogno già con le alette e sempre in volo a giocare nel cielo e, di tanto in tanto, ritornare da papà e da mamma e portare a loro tanti regali, così la mamma non piangerà più e il papà saprà che ci sono sempre io, anzi tu, ad aiutarlo.
Ciao. Da’ un bacio per me alla tua mamma, e io lo farò per te con la mia.  
 
Ti saluto

 il tuo amico Mimmo
 
Fra' Domenico Spatola.

 

Filastrocca del Natale - Una notte speciale: tredici favole e non solo per raccontare il Natale di Gesù


Nel Natale del Signore,
arde forte il nostro cuore:
è di brace o è di fiamma
porta in sé calor di mamma.

Fanno festa gli animali,
gli angioletti con le ali
e i bimbi tutti in coro
provan nenie con decoro,

per cantare con dolcezza,
che del cuore è tenerezza,
al Bambino nato vero
per salvare il Mondo intero.

A lui accorrono i pastori,
e i Magi portan gli ori,
e cammelli e pecorelle
vanno al suon di ciaramelle.

Mentre il bue e l’asinello
scaldan forte il Bambinello,
la sua Mamma con candore
chiede a Peppe con amore:

di restarle sempre accanto
a nutrire quell’incanto
di Bambino sopraffino,
che nasconde il suo divino.

E Giuseppe, con calore,
accoglie Madre e Redentore,
promettendo fedeltà
che accresce sua bontà.

O Famiglia prodigiosa,
tu lavori senza posa,
per donare eterno amore,
e tua pace ad ogni cuore.

Fra' Domenico Spatola 
Filastrocca tratta da: Una notte speciale: tredici favole e non solo per raccontare il Natale di Gesù con illustrazioni della pittrice Alessandra Veccia
Prezzo di copertina € 13,00

Buon Natale da Fra' Domenico Spatola

A tutti i lettori, che hanno prediletto la via sovrana e liberante della poesia e delle favole, un magico augurio del Natale a promessa di speranza per un mondo che si rinnovi nel cuore di quanti hanno fatto dell'amore la ragione e il nutrimento della vita.
Auguri sognanti per credere nei valori della bontà e dell'amicizia, che il Natale di Gesù che si rinnova in ogni nascita di bimbo e quanti credono nella vita.

Fra' Domenico Spatola.

Fra' Domenico Spatola: Presepio di Francesco

A Greccio, Francesco,
visse l'ansia
perché in danza
accorressero festanti
a salutare il Bimbo nato.
Tutto era pronto quella notte,
lontane eran le lotte
lasciate in Palestina
dove, in nome della croce,
crociata rendeva feroce
messaggio che, se verace,
poteva esser di pace.
Tanti furon i presenti
contenti di tributare
al Bambino loro ideale
sogno d'amare.
All'appuntamento non
mancarono gli angeli a cantare,
le pecorelle a belare,
e tutti i piccoli a sognare: Colui
che l'universo non contiene,
Francesco in braccio felice tiene.
Con la stessa umiltà,
che fu della Madre del Signore,
Francesco in povertà
offrì il suo stesso amore.

Fra' Domenico Spatola.

Nella foto: Il presepe di Greccio (Giotto)

Fra' Domenico Spatola: Commento al Vangelo di Luca 2, 1-14

In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. 2Questo primo censimento fu fatto quando Quirinio era governatore della Siria. 3Tutti andavano a farsi censire, ciascuno nella propria città. 4Anche Giuseppe, dalla Galilea, dalla città di Nàzaret, salì in Giudea alla città di Davide chiamata Betlemme: egli apparteneva infatti alla casa e alla famiglia di Davide. 5Doveva farsi censire insieme a Maria, sua sposa, che era incinta. 6Mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. 7Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia, perché per loro non c'era posto nell'alloggio.
8C'erano in quella regione alcuni pastori che, pernottando all'aperto, vegliavano tutta la notte facendo la guardia al loro gregge. 9Un angelo del Signore si presentò a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande timore, 10ma l'angelo disse loro: «Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: 11oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore. 12Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia». 13E subito apparve con l'angelo una moltitudine dell'esercito celeste, che lodava Dio e diceva:
 
14«Gloria a Dio nel più alto dei cieli
e sulla terra pace agli uomini, che egli ama».
 
Commento al Vangelo
 
Il racconto della nascita di Gesù nella versione di Luca evidenzia da subito uno dei temi cari all'evangelista e che fa da filo conduttore in tutto il Vangelo: l'amore per i poveri e gli ultimi della terra. Il racconto, al capitolo secondo, si apre solennemente con l'enunciato decreto dell'uomo più potente del momento, Cesare Augusto, che ordinava il censimento di tutti i sudditi dell'impero. Le motivazioni che spingevano l'imperatore erano dettate dall'esigenza di imporre le tasse. Viene dall'evangelista indicato Quirinio governatore della Siria, da cui dipendeva la Palestina. Va subito detto che le indicazioni storiche non sono rigorose al punto da creare qualche problema di natura cronologica. Ma la fedeltà storica non è preoccupazione dell'evangelista, quanto piuttosto il messaggio teologico che è quello di inserire la nascita di Gesù in un contesto umano e il suo nome riscontrabile tra quelli censiti negli Annali dell'impero.
Giuseppe, lo sposo di Maria che era incinta di Gesù, infatti vantava di avere antenati regali come appunto il re David, vissuto circa mille anni prima. Ma una profezia del suo profeta di corte, Natan, gli aveva pronosticato che un suo discendente avrebbe regnato per sempre e su tutta la terra. Questo presagio riguarderà Gesù il figlio di Maria, al quale Giuseppe darà il nome, come ricorda il Vangelo di Matteo, a indicare che toccherà a lui assicurare una paternità putativa.
Il racconto prosegue con l'informazione che anche Giuseppe e Maria devono farsi censire nella loro regione d'origine: la Giudea e, in particolare, Betlemme la città natale del re David; e la custodia della madre, in una cultura dove la figura maschile era determinante per la stessa struttura familiare. Molto tempo prima la santa Coppia raggiunse la città di Davide e, molto laconicamente, l'evangelista annota che quando si compirono i giorni del parto, Maria diede alla luce un figlio che avvolse in fasce e depose in una "mangiatoia". Pur nella sua essenzialità feriale, la notizia è carica di informazioni. Si racconta infatti della povertà e della normalità dei genitori di Gesù, alla cui nascita non preludano eventi miracolistici: Gesù nasce come tutti i bambini e, l'indicazione della "mangiatoia" come culla approntata per il Neonato, servirà come "segno" per i pastori, per riconoscere in Gesù il "proprio Salvatore".
Frattanto, nel vicino campo, i pastori vegliano di notte le greggi, quando dinanzi a loro apparve l'Angelo del Signore per annunciare la nascita di Gesù a Betlem. Evidenziarono giustificabile timore di quella vista, ma furono rassicurati perché il Neonato "Cristo Signore" era come i loro bambini "adagiato su una mangiatoia". Si rallegrarono e vollero subito dar seguito all'invito: "Andarono, e videro il Bambino che riposava nella mangiatoia". Pieni di gioia, ritornarono alle loro greggi, per avere visto la Gloria del Signore che li aveva abbracciati con la Sua luce. 
 
Fra' Domenico Spatola 
Nella foto: Adorazione dei pastori (Rubens)

mercoledì 21 dicembre 2016

Il sogno di un'Europa migliore

I fatti della Turchia e di Berlino, accadimenti in tempo di Natale, inquietano per il rumore che mette in fibrillazione, seppure ce ne fosse ulteriore bisogno per prenderne coscienza, il mondo occidentale provato da questa ondata di violenza che da qualche anno contrappone due modelli di concepire la Storia: chi vuole riportare indietro le lancette del tempo per imporre un mondo di tirannia e di schiavitù in termini culturali ed economici.
Oggi i popoli vivono un momento di transizione fortemente accelerato dal processo di globalizzazione, che ha consentito una visione in tempo reale dei problemi planetari. Si pensava che tutto ciò facilitasse una migliore fraternizzazione fra le genti, invece sono prevalsi gli interessi economici che hanno condizionato i veri sogni che si cullavano. Si sono evidenziate le scissioni e i nazionalismi hanno avuto la meglio.
L'Europa è impaurita, perché altre scelte nel ventennio della sua unificazione ha operato; è stata ammaliata dalla chimera del capitalismo ad oltranza, gettando scoraggiamento e disillusione nei tanti giovani alla ricerca dell'avventura del proprio futuro.
L'Europa, dinanzi alle sfide del prossimo anno, nello scacchiere degli interessi internazionali che vedranno il sempre più rampante Putin in idillio con un non ancora decifrabile Trump, apparirà debole e confusa e magari ancora più vulnerabile agli attentati di matrice islamica oltre che approdo sempre più costante di immigrati che, disperati, scappano da una guerra che ancora non si capisce (o si capisce troppo bene e non si fa molto per fermarla) da chi è voluta. Il Natale ci raccoglie quest'anno attorno al presepe o all'albero di Natale, con qualche perplessità di troppo. Il Bambino di Betlemme viene a darci speranza per nutrire i figli con una Europa migliore e più unita nell'umanità.

Fra' Domenico Spatola.

domenica 18 dicembre 2016

Fra' Domenico Spatola. L'attesa della Notte speciale: il Natale di Gesù



La domenica prima di Natale
apre con ansia
l'intera settimana
che vale a preparare la più dolce
festa
quella dei bambini
che han testa ai tanti regali
che riceveranno
perché l'attendono da un intero
anno:
li porta Gesù
o il suo amico che vien da lassù
Babbo Natale, che con sua slitta e
le dodici renne
vola nel cielo senza le penne.
Vien dai paesi
dove la neve
è tanta e lieve
e delicata, la notte santa
tanta e poi tanta
scenderà
a coprire le ferite
e portare sua luce a ogni cuore
perché quella notte
si parlerà sol d'amore.

Fra' Domenico Spatola
Nella foto: disegno di Alessandra Veccia tratto dalla raccolta di favole: Una notte speciale. Tredici favole e non solo per raccontare il Natale di Gesù di fra' Domenico Spatola.

venerdì 16 dicembre 2016

Fra' Domenico Spatola: Ossimoro

Madre e Vergine fu tuo ossimoro
di nostra salvezza:
quanto costò, o Maria,
in pena d'amore
faticosa nostra incomprensione.
Rifiuto da subito trovasti
in chi, tuo sposo,
appena compassione
a non denuncia
ma a escluderti
deciso fu da suo cammino.
Era tuo destino
incompreso per sentieri
che ardui percorrevi.
Accettasti l'onta del ripudio:
tanto ti costava
essere la Madre del Signore:
fu rincorsa tua vita
al Figlio incompreso
da crudeltà di nostra storia
assunta da Lui a nostro onore
e a disagio tuo di Madre,
che, a dolore,
sotto la croce
opponesti rifiuto
sol tuo grande amore.

Fra' Domenico Spatola
Nella foto: La Madonna del Parto di Antonio Veneziano.

Commento di fra' Domenico Spatola al Vangelo della IV domenica di Avvento: Matteo 1,18-24 (18 dicembre 2016)

Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. 19Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto. 20Mentre però stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; 21ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati».
22Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta:
23Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio:a lui sarà dato il nome di Emmanuele,
che significa Dio con noi. 24Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l'angelo del Signore e prese con sé la sua sposa.
 
Commento al Vangelo:
 
Nella prossimità del Natale e al culmine del cammino dell'Avvento, la liturgia affronta il racconto del concepimento della Vergine nella narrazione drammatica che ne fa l'evangelista Matteo. Dopo la successione genealogica, che corrisponde al bisogno di inserire la nascita del Messia all'interno del solco della tradizione e dell'attesa messianica del popolo ebraico, così che Gesù potesse impersonare il ruolo di discendente di Davide, la generazione, esclusivamente al maschile, si interrompe dopo la trentanovesima, per dire che trattandosi del concepimento di Gesù, Giuseppe non è coinvolto, ma con un inedito impensabile all'epoca per una donna, immaginata impropriamente come "non generante" ma "incubatrice"; l'evangelista afferma: "Giacobbe generò Giuseppe, sposo di Maria, dalla quale fu generato Gesù". La novità ammicca ad una nuova creazione, a qualcosa di mai avvenuto.
A seguito di questa premessa, il racconto drammatico della irruzione divina nella vita della Vergine Maria e dell'inizio della nuova storia dell'Umanità. Scabra la sequenza della narrazione senza indugiare e data come risaputa: "Sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme, si ritrovò incinta per opera dello Spirito Santo". Il tutto si consuma all'interno della cultura ebraica che prevedeva il matrimonio in due tappe distinte: lo "sposalizio" e, dopo un anno, le "nozze". In questo arco di attesa, Maria era a tutti gli effetti "sposa" e non semplicemente "promessa". Qualunque infedeltà veniva punita con la lapidazione. L'evangelista ci fa sapere la reazione di Giuseppe, che probabilmente immagina Maria vittima ingenua di qualche mascalzone. Matteo lo definisce "giusto", ossia osservante della Legge di Mosè che per casi come questi prevede la pena di morte. Giuseppe non vuole tanto, ma semplicemente "ripudiarla", cosa molto facile e soprattutto unilaterale: solo il maschio poteva ripudiare la sposa, a volte anche per futili motivi. Nel caso di Giuseppe si dice che la "licenziava in segreto" cioè senza addurre le ragioni del ripudio. Quando si crea anche una piccola fessura nell'ostinata rigida osservanza della Legge e ci si appropria della libertà dell'amore, Dio non manca di fare il suo ingresso; così accadde a Giuseppe al quale l'Angelo del Signore apparve nel sonno per dirgli della verginità di Maria e che "il bambino generato in lei viene dallo Spirito Santo". A questo figlio che nascerà tuttavia Giuseppe sarà legato; toccherà infatti a lui, come ad ogni padre ebreo, dare il nome al bambino. "Lo chiamerai Gesù", cioè "Salvatore" per la missione cui è destinato: "Egli infatti salverà il popolo dai suoi peccati".
Il vertice del racconto trova nell'esplicitazione del nome "Emmanuele" il messaggio teologico di Matteo. Emmanuele vuol dire: "Dio è con noi" e la sintesi dell'intero Vangelo è nella rassicurante conclusione, con la quale Gesù assicura i suoi: "Io sarò con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo".
 
Fra' Domenico Spatola
Nella foto: La Ssacra Famiglia di Pompeo Girolamo Batoni conservato nella Pinacoteca capitolina - Roma.

mercoledì 14 dicembre 2016

Fra Domenico Spatola: Natale d'infanzia


In sfere di cristallo,
su abete adagiate,
festanti e colorate,
intravidi, da prisma,
l’età dell’infanzia
in scintille di stelle
e passioni di quelle
che ansia di vita
mai sopita,
a Natale,
svela costanza
a sperare futuro
da adulto maturo.

Fra' Domenico Spatola.

In libertà d'amore... - poesie di Fra' Domenico Spatola

 
 
 

Fra' Domenico Spatola: Il Bue e l'Asinello


 
Il giorno in cui doveva nascere Gesù stava arrivando e i preparativi non erano completati. La madre era pronta e anche Giuseppe, il padre, si era attrezzato all’evento.
Mancavano però tante cose e soprattutto il riscaldamento nella grotta. A quel tempo tutto era naturale; non c’erano le pompe di calore e provvedevano gli animali con il loro respiro. Ma quali in questo caso?
La scelta doveva essere all’altezza del ruolo: c’era infatti da riscaldare la stanza di Dio in terra, né  si  poteva  delegare  a  questo compito  un  animale  qualunque.  Bisognava scegliere quelli più prestigiosi e rappresentativi della specie. Così l’Angelo, che aveva già lavorato affinchè la notte del 24 dicembre tutto fosse perfetto, andò all’ultimo momento a parlare direttamente con il Re della foresta.
Re Leone compiaciuto, non temendo eguali per nobiltà e per potenza, disse che soltanto lui era il più idoneo a coprire quel ruolo...


 
Fra' Domenico Spatola: Una notte speciale: tredici favole e non solo per raccontare il Natale di Gesù.
Con le illustrazioni della pittrice Alessandra Veccia.
Prezzo di copertina € 13,00
www.ibuonicuginieditori.it
 

venerdì 9 dicembre 2016

Il dubbio di Giovanni


Il Battista si dibatte
si cruccia e combatte
suo dubbio più atroce
non vuole del Messia la croce.
Gli chiede se in errore
è caduto a veder disonore
del Dio
che non assomiglia
a quello che il reo consiglia
a pregare e amare
perché solo amore
sa egli donare.
Anche a Giovanni arriva il conforto
di Gesù
che acquieta corto
ogni nostra ansia e sol paura
perché a tutti dona sua vita
sicura
senza più scandalo per l'umanità
che finalmente ha creduto nella
sua bontà.

Fra' Domenico Spatola.

Nella foto: San Giovanni Battista di Simone Cantarini

Commento al Vangelo della terza domenica di Avvento: Matteo 11, 2-15 (11/12/2016)

Giovanni, che era in carcere, avendo sentito parlare delle opere del Cristo, per mezzo dei suoi discepoli mandò 3a dirgli: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?». 4Gesù rispose loro: «Andate e riferite a Giovanni ciò che udite e vedete: 5i ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciato il Vangelo. 6E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!».
7Mentre quelli se ne andavano, Gesù si mise a parlare di Giovanni alle folle: «Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento? 8Allora, che cosa siete andati a vedere? Un uomo vestito con abiti di lusso? Ecco, quelli che vestono abiti di lusso stanno nei palazzi dei re! 9Ebbene, che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, io vi dico, anzi, più che un profeta. 10Egli è colui del quale sta scritto:
Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero,
davanti a te egli preparerà la tua via.
11In verità io vi dico: fra i nati da donna non è sorto alcuno più grande di Giovanni il Battista; ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui.

Commento al  Vangelo

Continua anche questa domenica un approfondimento sulla "vicenda" di Giovanni il Battista e della difficile comprensione della sua missione, complessa anche ai suoi occhi. Egli è erede di un profetismo intransigente che vede nella affermazione di Isaia "il tuo popolo sarà tutto di giusti", il motivo conduttore del suo annuncio e la ragione etica della sua vita. E' preoccupato perché non vede realizzato da Gesù questo programma del quale si era fatto banditore. Gesù, non è il Messia che castiga i peccatori, ma va per villaggi e città, per annunciare l'amore di Dio soprattutto alle categorie più impure con le quali condivide persino il cibo.
Giovanni parlava di castighi divini, Gesù annuncia l'amore del Padre senza chiedere altro che l'accoglimento di questo amore, il solo capace di far cambiare vita. Giovanni dal carcere dove è stato imprigionato ad opera di Erode Antipa, invia una delegazione di suoi discepoli, perché portino a Gesù l'ultimatum del loro Maestro: "Sei tu il Messia che deve venire, oppure dobbiamo aspettare un Altro?".
La richiesta è raggelante e manifesta tutto il dissenso. La risposta di Gesù esprime il disappunto di chi non è ancora compreso da colui che più di tutti avrebbe dovuto, in quanto precursore, mandato da Dio.
Gesù, nella risposta, evoca le sei opere del Messia in favore dell'uomo (sei come i giorni della Creazione): "i ciechi riacquistano la vista; gli zoppi camminano; i lebbrosi sono purificati; i sordi odono; i morti risuscitano; ai poveri è annunciata la Buona Notizia". E' attento a censurare, perché evidentemente non la condivide, l'ultima azione: "la vendetta contro i pagani". Egli parla solo dell'amore di Dio e non di vendette o castighi, perché solo la via dell'amore fa crescere l'umanità. Aggiunge infine, all'indirizzo del Battista e dei tanti che in nome di Dio si arrogano il diritto di giudicare e di condannare, il monito: "E' beato colui che non trova in me motivo di scandalo!".
Era il paradosso: un Dio immaginato giustiziere e che impauriva, non faceva scandalo, il Dio di Gesù che è amore "scandalizza". I pii non vogliono un Dio che ama tutti, indipendentemente dalla loro condotta, e che riversa su tutti il suo amore.
Andati via i messaggeri di Giovanni, Gesù tesse l'elogio del "più grande profeta dell'antichità". Giovanni non è una "canna sbattuta al vento", ossia l'opportunista che si piega ai cambiamenti del potere per ottenerne utili e privilegi personali. Il suo atteggiamento non è del "cortigiano ruffiano" che vive nei palazzi del servilismo più indecente e incapace di denunciare le nefandezze e le ingiustizie dei tiranni di turno.
Tuttavia Gesù avverte, con non qualche rimpianto, il rifiuto del Battista a seguirlo, per cui "il più piccolo del suo Regno sarà più grande di lui".

Fra' Domenico Spatola.

Nella foto: Giovanni Battista di Tiziano Vencellio

 

mercoledì 7 dicembre 2016

Fra' Domenico Spatola: Ruben dalle mani libere.

Una notte speciale: tredici favole e non solo per raccontare il Natale di Gesù


 
 
Mi commossi quando, alla vostra età, l’ascoltai per la prima volta e mi convinsi già da allora che, nella notte di Natale, tutti i sogni si avverano per incanto, pure quelli non sperati.
Accadde così anche al protagonista del nostro racconto, il giovane Ruben di professione pastore.
Dovete sapere che al tempo in cui nacque Gesù, i pastori non godevano di buona fama ed erano da tutti disprezzati. Ruben tra loro appariva anche il più sfortunato. Non aveva neppure una sola pecorella tutta sua da far pascolare, come gli altri pastori, insieme con quelle del padrone.
Viveva a giornata per un pane destinato ora dall’uno ora dall’altro padrone ai lavori che nessuno voleva fare....
 
Fra' Domenico Spatola: Una notte speciale. Tredici favole e non solo per raccontare il Natale di Gesù. Con le illustrazioni della pittrice Alessandra Veccia.
Prezzo di copertina € 13,50
 

martedì 6 dicembre 2016

Candore di Madre


 
 
Quella volta, o Vergine Maria, trovò l'Angelo candore
ove posare di luce suo fiore: era tuo cuore
che ignaro e sincero
accolse mistero:
"essere Madre diletta del Figlio più santo";
vanto
d'umana natura,
divina creatura,
che intatta lasciava bellezza in mai tua sfiorita  freschezza
di candore immacolato
qual neve
lieve e leggiadra
sogno amato
da Umanità
che sua guida ti chiede
e con fede
tua mediana fatica
che amica vale
ideale sognato
e solo attuato
in offerta di dono
sofferta fatica
a perdono infinito
fin sulla croce
consegnato da Figlio morente:
ingente
accogliesti
da eterno Consiglio
amore
che a noi donasti
in stesso tuo cuore
offerto al Signore.

Fra' Domenico Spatola  
 
Nella foto: l'Annunciazione, di Leonardo da Vinci.

Commento al Vangelo di Luca 1,26-38 per la festa della Immacolata Concezione

26Al sesto mese, l'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, 27a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. 28Entrando da lei, disse: «Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te».
29A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. 30L'angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. 31Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. 32Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell'Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre 33e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».
34Allora Maria disse all'angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». 35Le rispose l'angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell'Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. 36Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch'essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: 37nulla è impossibile a Dio». 38Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l'angelo si allontanò da lei.
 
Il brano, adottato dalla liturgia per commentare il dogma dell'Immacolato Concepimento della Vergine Maria, è sicuramente tra i più celebri per descrivere l'identità di Maria e la sua missione di madre del Figlio di Dio.
Il racconto si presenta come un insieme di richiami e di allusioni a testi dell'Antico Testamento, come un mosaico che però acquista autonomia e vitalità propria. Il messaggio è teologico e tale da garantire insegnamenti corretti sul mistero della Vergine.
Il brano esordisce con una connotazione temporale: "Al sesto mese". Premesso che nei Vangeli non esistono brani o parole che non abbiano un significato teologico, il "sesto", numero evocato, non è soltanto nella logica della narrazione corrispondente al concepimento del Battista, ma ricorda il giorno della creazione dell'uomo, da dove dunque inizia, con l'incarnazione del Verbo, il compimento in sommo grado della sua "divinizzazione" ("theosis").
Il messaggero del progetto divino è Gabriele, il cui nome "forza di Dio", orienta il racconto sull'affermazione a suggello finale dell'angelo intenzionato a fugare ogni ostacolo: "Nulla è impossibile a Dio".
Lo scenario del suo secondo invio non è più Gerusalemme e il suo tempio, straordinario per grandezza e bellezza, né il destinatario è il sacerdote Zaccaria nel cuore  di una celebrazione liturgica, ma una ragazza ("vergine") che abitava nel villaggio più sperduto (Nazareth) della regione più malfamata della Palestina, tale dall'antichità, se sette secoli prima, il profeta Isaia la definiva semplicemente: "Distretto dei pagani", ossia di gente impura.
Di Maria  si dice subito che ha uno sposo di nome Giuseppe, con il quale ha semplicemente celebrato la prima parte del matrimonio ebraico ("sposalizio") mentre, per la definitiva convivenza, mancano le "nozze" che sarebbero avvenute dopo un anno del primo rito.
Il dialogo tra l'Angelo e la Vergine è densamente teologico.
"Rallegrati, piena di grazia: il Signore è con te!"
Già il Verbo usato orienta circa la identità della Vergine. Il termine greco è un participio passato, "Kekaritomene", come a voler dire: "posseduta dalla grazia", non "fonte" (quella è Gesù) ma "Vaso della divina grazia", come viene invocata nelle Litanie.
Quale la reazione di Maria? L'evangelista dice che "si turbò a queste parole". Perché? Il testo evoca il condottiero Gedeone, chiamato a combattere i nemici di Israele. L'evangelista in tal modo tiene alta la tensione, dietro un saluto così solenne. L'Angelo prova a tranquillizzarla: "Non temere, Maria". Ma quel che vi aggiunge è da vertigini: "Hai trovato grazia presso Dio!". Semplicemente le dice che Dio si è innamorato di lei e la vuole come madre del suo Figlio. Un'autentica proposta di nozze. "Concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù". Una rivoluzione anche circa le convenienze e agli usi sociali, toccava infatti al padre dare il nome al figlio.
L'Angelo continua con la elencazione dei titoli di questo figlio e tutti "divini". Di lui dice infatti: "Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell'Altissimo", né gli mancherà quello "davidico", proprio del Messia. Ma non lo erediterà,  sarà  infatti "il Signore Dio che gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine".
C'è ora un indugiare della Vergine, come a offrire all'angelo la possibilità di chiarire meglio. "Come avverrà questo, perché non conosco uomo?"
"Infatti - spiega l'Angelo - lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell'Altissimo ti coprirà con la sua ombra". Il linguaggio adottato è squisitamente nuziale e descrive intimità coniugale in termini di unicità e di fedeltà. Esplicita ulteriormente le qualità identificanti il nascituro: "Colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio" (chiamato perché lo è).
A questo punto a testimonianza di una nascita prodigiosa ("dalla Vergine") la prova di un altro concepimento umanamente improbabile: "Elisabetta,  tua parente, nella sua vecchiaia, ha concepito anch'essa un figlio,  e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio".
Tocca a Maria la risposta. Ed essa in libertà e consapevolezza unica, al messaggero che attende, e all'intera Umanità che dipende dalla sua risposta, affida il suo "Sì" di totale e incondizionata disponibilità di "Serva del Signore, perché si compia in lei la sua parola".
In mirabile pittura, Antonello da Messina la ritrae di fronte mentre con la mano destra congeda l'Angelo, e attenta con la sinistra a chiudere a riserbo il mantello, analogia del suo grembo che custodisce per noi il figlio Gesù.
 
Fra' Domenico Spatola

Nella foto: l'Annunziata, di Antonello da Messina.

venerdì 2 dicembre 2016

Commento al Vangelo della seconda domenica di Avvento (Anno A; 4 dicembre 2016) Matteo 3, 1-12

"In quei giorni venne Giovanni il Battista e predicava nel deserto della Giudea 2dicendo: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino!». 3Egli infatti è colui del quale aveva parlato il profeta Isaia quando disse:
Voce di uno che grida nel deserto:Preparate la via del Signore,
raddrizzate i suoi sentieri!
4E lui, Giovanni, portava un vestito di peli di cammello e una cintura di pelle attorno ai fianchi; il suo cibo erano cavallette e miele selvatico.
5Allora Gerusalemme, tutta la Giudea e tutta la zona lungo il Giordano accorrevano a lui 6e si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati.
7Vedendo molti farisei e sadducei venire al suo battesimo, disse loro: «Razza di vipere! Chi vi ha fatto credere di poter sfuggire all'ira imminente? 8Fate dunque un frutto degno della conversione, 9e non crediate di poter dire dentro di voi: «Abbiamo Abramo per padre!». Perché io vi dico che da queste pietre Dio può suscitare figli ad Abramo. 10Già la scure è posta alla radice degli alberi; perciò ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco. 11Io vi battezzo nell'acqua per la conversione; ma colui che viene dopo di me è più forte di me e io non sono degno di portargli i sandali; egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. 12Tiene in mano la pala e pulirà la sua aia e raccoglierà il suo frumento nel granaio, ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile»."
 
Protagonista indiscusso di questa pagina del Vangelo di Matteo è Giovanni, il precursore di Gesù. Egli, per la scelta fatta di una nuova modalità di attuare il perdono divino alternava a quella più complessa e soprattutto più costosa che si celebrava nel Tempio di Gerusalemme, passerà alla storia con l'appellativo di "Battista", perché invitando la gente che a lui accorreva a convertirsi, la immergeva nelle acque del fiume Giordano, a simboleggiare la morte al passato e la nascita ad una vita nuova, di conversione.
Della sua nascita prodigiosa ci dà ampie notizie, seppure in chiave teologica, l'evangelista Luca nei primi due capitoli della sua opera definiti "Vangelo dell'infanzia di Gesù".
Del Battista si hanno notizie storiche anche da fonti extrabibliche, come dal coevo Giuseppe Flavio, che ricorda di lui il "movimento" suscitato dalla sua predicazione.
Tutti e quattro gli Evangelisti danno ampio risalto alla predicazione del Battista sintetizzandone il contenuto nel verbo "Convertitevi" che traduce dal greco il termine "metanoiete" che significa letteralmente "cambiate mentalità". Luogo del suo "grido" è il "deserto", evocativo non solo delle esperienze bibliche e indicativo degli spazi ove i rivoluzionari, in dissenso con le autorità ufficiali, spesso si rifugiano per preparare il cambiamento della società. Egli aggiungeva all'invito alla conversione, la motivazione:
"Perché il Regno dei Cieli è vicino". Va ricordato che la parola "Cielo", nel Vangelo di Matteo sta per "Dio", che per rispetto dagli ebrei non viene mai nominato. Giovanni adatta per sé e per la sua missione il detto del profeta Isaia: "Voce di uno che grida nel deserto: preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri". Gli aggiustamenti apportati al testo originale sono preziose indicazioni circa la specificità del suo messaggio. Il "deserto" diventa luogo dell'annuncio e non più il tramite più veloce perché il popolo, ormai da settant'anni schiavo in Babilonia (Secolo VI avanti Cristo) stava preparando la liberazione e il suo rientro in Palestina. Per Giovanni è il luogo dove il messaggio è inascoltato, soprattutto dalle autorità religiose che mantengono in stato di oppressione in popolo.
L'evangelista indugia nella descrizione del personaggio. Nulla nei Vangeli è superfluo, anche i dettagli che potrebbero apparire insignificanti, hanno valenza teologica. "Il vestito di peli di cammello e la cintura ai fianchi" sono evocativi del profeta Elia vissuto VIII secoli prima e atteso come colui che avrebbe indicato a Israele il Messia. Tale fama lo rendeva popolare così che a lui accorressero da tutta la regione per farsi battezzare. Accoglieva tutti, chiedendo in cambio la conversione. Anche molti "farisei e sadducei" (rappresentanti rigidi del legalismo religioso) andavano, forse per curiosità e senza convinzione, e la reazione di Giovanni è, a dir poco, "violenta".
Li apostrofa come portatori di morte: "Razza di vipere!" insistendo su di loro per un vero proposito di conversione e ricordando che non basta l'appartenenza  etnica per sentirsi in salvo "dall'ira divina".
Questo tema rende Giovanni epigono dei riformatori dell'antichità- Continuerà a parlare del castigo che incombe sui peccatori restii a convertirsi e dell'imminenza del giudizio che da lì a poco avrebbe attuato il Messia con in mano l'ascia per tagliare i colpevoli e il ventilabro per separare la pula dal buon grano. Un'immagine dunque di giudizio imminente e inesorabile. Fu questo il suo limite e la ragione della sua crisi, quando vide che il comportamento di Gesù era ben diverso: misericordioso e comprensivo verso tutti i peccatori.
 
Fra' Domenico Spatola
 
 

giovedì 1 dicembre 2016

Le tredici favole di fra' Domenico per raccontare il Natale di Gesù

Ruben "dalle mani libere"
Quella notte...
Quando nacque il Salvatore dei pastori...
Quando Dio preparò il presepe a suo Figlio...
Il Bue e l'Asinello
La favola dell'angioletto cantore
E le stelle non stettero solo a guardare (favola per bambini e non solo)
Quella notte di stupore
L'asino e il bue nel presepe di Gesù
Il Natale dei burattini di mastro Pietro
I pinguini del Natale di Gesù
Il Natale di Alfredino

Fra' Domenico Spatola: Una notte speciale - Tredici favole e non solo per raccontare il Natale di Gesù

Con illustrazioni di Alessandra Veccia.
Pagine 103 - Prezzo di copertina € 13,00.
 
Il mondo dei bambini è definito dagli adulti "Favole", salvo poi gli stessi a rivisitarlo, non senza qualche nostalgia, come chi va allo scrigno del cuore per trovarvi i ricordi, "perle" che l'infanzia vi aveva consegnato.
Anche se l'età adulta costringe al realismo, disincantato e a volte duro, avverte l'esigenza di riappropriarsi della libertà illimitata che solo la fantasia, primordiale modo di percezione, può garantire.
La Notte nella quale nacque Gesù, essendo la più speciale della Storia, è quella che nell'immaginario dei piccoli si carica maggiormente di simboli e di magia. Di essa, che continua a far sognare non solo i bambini, abbiamo voluto raccontare, in tredici favole e alcune filastrocche, l'evento, provando a sintonizzarci con i lettori.
 
Fra' Domenico Spatola
 

mercoledì 30 novembre 2016

Fra' Domenico Spatola: Conca d'Oro di Palermo.


 
Sagomati da vento,
monti a cornice
di Conca,
che alcova fu di Sultano,
dorata in aranci
a profumo di zagara,
or cemento
a costello
di case e percorsi:
ferite di spazi
di verde rubato
che l’anima, nostalgica
di splendore trascorso,
lamenta ricordo...

Fra' Domenico Spatola



Tratto dalla raccolta di poesie "In libertà d'amore..." di Fra' Domenico Spatola edita I Buoni Cugini editori.
Prezzo di copertina € 12,00
www.ibuonicuginieditori.it

venerdì 25 novembre 2016

Commento al Vangelo della Prima Domenica d'Avvento: Matteo 24, 37-44: "Vegliate perchè non sapete in quale giorno il Signore verrà".

Come furono i giorni di Noè, così sarà la venuta del Figlio dell'uomo. Infatti, come nei giorni che precedettero il diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell'arca, e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e travolse tutti: così sarà anche la venuta del Figlio dell'uomo. Allora due uomini saranno nel campo: uno verrà portato via e l'altro lasciato. Due donne macineranno alla mola: una verrà portata via e l'altra lasciata.
Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Perciò anche voi tenetevi pronti perché, nell'ora che non immaginate, viene il Figlio dell'uomo.
 
Il "nuovo " ciclo liturgico (anno A) invita alla conversione. Il brano evangelico esordisce abbinando l'invito di Gesù al cambiamento rivolto a quelli della sua "generazione", alla fatica del mitico Noè, disatteso nel suo pressante quanto minaccioso invito a quanti si concentravano esclusivamente sui propri interessi, senza rendersi conto degli straordinari avvenimenti che incombevano. Per Noè si trattava dell'imminenza del "diluvio" che avrebbe sommerso, stando al racconto della Genesi, l'Umanità refrattaria alle sue urgenze. Gesù a quelli della sua generazione parla sia della fine del Tempio, il luogo più sacro della Istituzione ebraica, sia della stessa Gerusalemme, assassina perché "uccide i profeti". L'evento, che si poteva evitare se Israele avesse accolto il messaggio di amore e di perdono nei confronti dei nemici come aveva raccomandato il suo Vangelo, si avvererà quaranta anni dopo la crocifissione di Gesù. Nell'anno 70 dell'era vigente, le armate romane, sotto la guida di Tito che succederà al padre Vespasiano come imperatore, misero a ferro e fuoco la città "senza lasciare pietra su pietra". Quell'evento tuttavia viene dall'evangelista guardato con la positività di chi vi vede l'attuazione del progetto del Padre sulla crescita dell'Umanità. Ad una generazione che fallisce si sussegue quella nuova che apre all'ottimismo di un'era ricca di potenzialità per la crescita, che per l'evangelista Matteo si avvera attraverso le "Beatitudini", presenti già nella prima: che invita tutti a farsi "poveri", prendendo a progetto della propria vita il bene e la felicità degli altri.
Il messaggio è tanto sorprendente quanto caustico per quanti ubriachi di potere, perdono il senso della caducità senza mettere a frutto alcune potenzialità per essere veramente liberi e felici. Ciò viene ritenuto, da quanti si oppongono al Vangelo, un attentato alla propria convenienza e reagiscono con la persecuzione. Il brano evangelico si conclude con l'invito di Gesù alla "vigilanza", per non lasciarsi cogliere sprovveduti senza accorgersi del suo venire nella storia e nelle culture dei popoli, invitati perciò alla speranza.
 
Fra' Domenico Spatola.