lunedì 31 dicembre 2018

Fra' Domenico Spatola: Capodanno

A fine anno
permesso danno
di insanire.
Ma a capodanno
minore danno
è rinsavire.
Un anno va
e un altro viene
ma la bontà
ove risiede?
Quello passato
è consumato
quello a venire
è sol sperato.
Diamo l'addio
all'anno vecchio
sperando nel nuovo
che non sia specchio
almeno nel male
che quello ha lasciato
sperando sempre
che sia fortunato.
Allora  brindiamo
e spumante libiamo
l'anno che arriva
sia senza IVA
E porti solo le cose belle
e tante novelle
che al cuore audaci
portino solo cose veraci

Fra' Domenico Spatola

giovedì 27 dicembre 2018

Fra' Domenico Spatola: Vuole l'attesa

È alle porte,
per nuova sorte,
l'Anno nuovo:
chiede a noi
cosa buttare.
Meglio infatti è ricordare
tutto il bello che ha lasciato
l'anno appena consumato.
Vuole notizie della fede
e dell'amore in cui si crede.
E della vigile speranza
chiede solo l'abbondanza.
L'anno nuovo,
è come l'uovo
con sorpresa:
e perciò vuole l'attesa.

Fra' Domenico Spatola

Fra' Domenico Spatola: Lo chiamarono Gesù

I pastori, senza indugio,
trovarono il pertugio
ove il tenero Bambino
viveva il suo destino:
nella greppia adagiato
e dai suoi circondato.
Dopo quella vista,
nuova conquista
fu il racconto
a rendiconto
della notte,
quando in frotte
Angeli avean narrato
le meraviglie del Neonato.
Maria, con Giuseppe,
quando seppe
quelle cose dai pastori
nutrì stupori,
mentre in petto
serbava quanto detto
e nel cuor lo meditava.
La ciurma dei pastori alfin andava
glorificando per il mistero
constatato vero.
Agli otto giorni fu circoncisione
chiamarono Gesù per l'indicazione
dell'Angelo, quando annunziò
a Maria
d'esser la Madre del Messia.

Fra' Domenico Spatola
Nella foto: Adorazione dei Pastori di Gherardo delle Notti

Commento di fra' Domenico Spatola al Vangelo del 1 gennaio 2019: Luca 2, 16-21

Andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia. 17E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro. 18Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori.19Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore. 20I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com'era stato detto loro.
Circoncisione di Gesù e presentazione al tempio
21Quando furono compiuti gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall'angelo prima che fosse concepito nel grembo.

I pastori di Betlemme che, per l'istituzione religiosa erano ritenuti inguaribilmente "impuri", erano stati "avvolti dalla luce del Signore", come quelli ritenuti i più vicini a Dio e con l'affido dell'angelico messaggio (vangelo), negato  ai " puri" per la Legge.
"Andarono senza indugio" e trovarono una famiglia: "Maria, Giuseppe e il Bambino che giaceva nella mangiatoia" e dall'Angelo annunziato "Salvatore". Non risuonò su di lui la parola "giustiziere" tanto minacciata e da loro temuta, perché, alla sua venuta, li avrebbe eliminati come le loro bestie. Essi, al contrario, erano stati avvolti dall'amore del Signore e grande era la loro gioia, non condivisa tuttavia dai tanti che ascoltavano "stupiti", e scandalizzati dalla misericordia divina. Nella "meritocrazia", non c'era spazio per l'amore gratuito. Crollava altrimenti il "perno" della religione: il Dio giudice che castiga i malvagi e premia i buoni. 
Ma a fronte degli "stupìti" perbenisti, c'era Maria che "da parte sua custodiva tutte queste cose, serbandole nel cuore" e ricercandone il vero senso. In lei mai rifiuto, nel progressivo itinerario di fede, che da Madre la trasformerà in discepola del Figlio. 
I pastori tornarono alle greggi, echeggiando il canto degli angeli, immaginati i più vicini a Dio a cantare la sua lode.
All'ottavo giorno, nell'imposizione della Legge, i genitori vollero rendere Gesù "figlio di Abramo", con la circoncisione. Veniva perpetrata una nuova resistenza dai "sotto la Legge" alla "novità" del Vangelo, e Luca vi anticipava il conflitto  tra Gesù e i Padri, perché egli seguirà la via del Padre.

Fra' Domenico Spatola
Nella foto: Adorazione dei pastori di Guido Reni 

mercoledì 26 dicembre 2018

Fra' Domenico Spatola: Gesù cresceva

Gerusalemme era in festa
di Pasqua che resta
il punto straordinario
di suo calendario.
Per la ricorrenza
era decenza
che i Genitori di Gesù
andassero lassù
nel santuario.
Al dodicesimo anniversario
toccò anche a Gesù.
Ma non si trovò più
per il ritorno.
Ricerche intorno
fecero i genitori,
trepidando in loro cuori
finché, al terzo giorno, fu trovato
nel tempio, circondato
dai Maestri ammutoliti
dai suoi discorsi approfonditi.
"Figlio!"
disse la madre con cipiglio
"Perché  a noi hai fatto questo?
Tuo padre lesto
ed io ti cercavamo
e in angoscia eravamo!"
Ma Gesù rispose loro
"Non sapevate che decoro
del Padre mio
 mi preme
e a tal causa il cuore mio freme?"
E quelli non compresero
ma solo si arresero
a quanto loro detto.
Gesù, costretto
scese a Nazaret dimesso
e stette a loro sottomesso.
La madre custodiva in cuore
l'oggetto di stupore.
Gesù cresceva sapiente
senza che niente
la grazia in lui ostacolasse
davanti a Dio e alle future masse.

Fra' Domenico Spatola
Nella foto: Gesù fra i dottori del Tempio di Hoffmann

Commento di fra Domenico Spatola al Vangelo della prima domenica di Natale: Luca 2, 41-52



Gesù tra i maestri del tempio
41I suoi genitori si recavano ogni anno a Gerusalemme per la festa di Pasqua.42Quando egli ebbe dodici anni, vi salirono secondo la consuetudine della festa. 43Ma, trascorsi i giorni, mentre riprendevano la via del ritorno, il fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme, senza che i genitori se ne accorgessero.44Credendo che egli fosse nella comitiva, fecero una giornata di viaggio e poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti; 45non avendolo trovato, tornarono in cerca di lui a Gerusalemme.46Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai maestri, mentre li ascoltava e li interrogava. 47E tutti quelli che l'udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte. 48Al vederlo restarono stupiti, e sua madre gli disse: «Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo». 49Ed egli rispose loro: «Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?». 50Ma essi non compresero ciò che aveva detto loro.
51Scese dunque con loro e venne a Nàzaret e stava loro sottomesso. Sua madre custodiva tutte queste cose nel suo cuore. 52E Gesù cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini.
I Vangeli non sono cronaca, ma teologia. Tra i fatti narrati che non riguardano la storia ma la fede, c'è il racconto odierno. In tutto l'episodio, viene riportato solo il nome di Gesù,  mentre gli altri personaggi sono anonimi, e ricordati per il ruolo (madre, padre...). È la frustrazione d'Israele che non riconosce Gesù che si rivela in modalità  diverse dalle loro aspettative.
La Pasqua obligava gli Ebrei al viaggio al tempio per la Pasqua,  a partire dall'età dei 13 anni. La famiglia si riconosce osservante della Legge, e anticipa di un anno. La festa durava l'intera settimana, ma venivano richiesti almeno tre giorni di permanenza,  trascorsi i quali, i genitori ripresero la via del ritorno, senza accorgersi però che Gesù non era con loro. L'evangelista vuol evidenziare che non tocca a Gesù seguire i genitori,  ma piuttosto a questi seguire lui, che rappresenta "il nuovo". Lo cercarono per un intero giorno ovunque,  eccetto che nel luogo dove potevano trovarlo. E lo vedono seduto "in mezzo" ai maestri, come viene detto della Sapienza nei libri sacri. Gesù interroga i dottori senza attendere loro risposte. L'autore registra dell'uditorio solo stupore. La madre, angosciata, lo chiama: "Figlio!" avanzando, con il termine "técnon", diritti di maternità: "Perché hai fatto questo?"  Al rimprovero si contrappone quello di Gesù a loro indirizzo: "Perché mi cercavate?", accusandoli d'ignoranza: "Non sapevate, che io devo compiere la volontà del Padre mio?", chiarendo così chi è il vero padre. Egli non seguirà i padri, che contesterà, ma il Padre.
Anche la Madre contestata, accoglie il nuovo che non comprende, ma la trasformerà in discepola del Signore

Fra' Domenico Spatola
Nella foto: Gesù fra i dottori del Tempio (Veronese)

domenica 23 dicembre 2018

Fra' Domenico Spatola: Notte di Natale. Un augurio a tutti i bambini


Quel cielo stellato
pareva incantato
nella notte in cui il bambino  
prendeva l'umano cammino.

Tutte pulsanti eran  le stelle   
e parevano ancora più belle: 
brillavano tenere a passione
per Gesù che veniva in missione,

a dire a noi tutti che il cielo
si apriva a magnifico velo
perché Dio dal punto più alto
in terra faceva il gran salto.

Le stelle più grandi e materne    
splendevano come lanterne 
mentre le piccole e tenere cucciole 
apparivano come le lucciole.

Il sentiero era così illuminato
mentre il cielo sembrava toccato
da tutti i festanti bambini
nel sonno angioletti carini.

A Gesù tanta festa facevano
per l'amor che in petto essi avevano.
E il mondo fu reso più bello
dal Natale di Gesù  Bambinello.

Fra' Domenico Spatola


Fra' Domenico Spatola: Era il loro Salvatore

In quella notte
senza lotte,
finalmente solo pace,
audace
e fiera fu la voce
dell'angelo veloce
che ai pastori
ch'eran fuori
a guardar le pecorelle
e a contare tutte le stelle
tanto strane
che non parevano più nane
e splendevano in ardore         
come a raccontare amore 
proprio a loro
ch'eran tra coloro
per cui Gesù  scendeva giù
sulla Terra,
sempre in guerra,
a portare pace
la sua ch'era  verace
ad ogni cuore. 
Era di fulgore
l'Angelo vestito
e puntò il dito
verso Betlemme
e li incitava a non esser flemme
loro gambe nell'andare ad adorarlo.
E per trovarlo
diede loro indicazione:
una greppia ad abitazione
come i bambini
dei poveri vicini.
Essi, accolto quel messaggio,
affrontarono il viaggio.
Quando videro il Bambino
s'appressarono vicino
per baciarlo con amore:
era il loro Salvatore.

Fra' Domenico Spatola
Nella foto: Dipinto di  Jean Baptiste Marie Pierre del XVIII secolo

Commento di fra Domenico Spatola al Vangelo del Natale del Signore: Luca 2, 1-14


Nascita di Gesù e visita dei pastori
1 In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. 2Questo primo censimento fu fatto quando Quirinio era governatore della Siria. 3Tutti andavano a farsi censire, ciascuno nella propria città. 4Anche Giuseppe, dalla Galilea, dalla città di Nàzaret, salì in Giudea alla città di Davide chiamata Betlemme: egli apparteneva infatti alla casa e alla famiglia di Davide.5Doveva farsi censire insieme a Maria, sua sposa, che era incinta. 6Mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. 7Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia, perché per loro non c'era posto nell'alloggio.
8C'erano in quella regione alcuni pastori che, pernottando all'aperto, vegliavano tutta la notte facendo la guardia al loro gregge. 9Un angelo del Signore si presentò a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande timore, 10ma l'angelo disse loro: «Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: 11oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore.12Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia». 13E subito apparve con l'angelo una moltitudine dell'esercito celeste, che lodava Dio e diceva:
14«Gloria a Dio nel più alto dei cieli
e sulla terra pace agli uomini, che egli ama».
Le cordinate storiche del Natale del Signore sono indicazioni dell'evangelista Luca, per asserire che non si tratta di un mito. Il Cesare è Ottaviano "Augusto"  ("divino"), e Quirinio della Siria passa agli annali dell'impero come governatore. Ogni potere umano tende a spingersi in alto fino a "divinizzarsi", nel paradosso del Dio che in Gesù si umanizza. Il censimento fu voluto per le nuove tasse da imporre ai sudditi. Cittadini dell'impero, anche Giuseppe e Maria sposi, da Nazareth, per farsi censire, si recarono a Betlemme, essendo Giuseppe della casa di Davide.
Incinta, per opera dello Spirito Santo,  Maria, compiuti i giorni del parto, diede alla luce Gesù che avvolse nelle fasce (attestazione teologica della sua umanità), e lo depose nella mangiatoia che servirà ai pastori da  segnale per trovare il Salvatore. Nelle vicinanze, i pastori vegliavano il gregge. "L'angelo del Signore li avvolse di luce". A quella vista, temettero per la propria vita, avendolo scambiato per "l'angelo sterminatore". Ma a risposta,  l'amore di Dio si fece proposta di gioia a loro e a tutto il popolo:
"Oggi, nella città di Davide (Betlemme), è nato per voi un Salvatore". 
Sorpresi furono i pastori ("impuri" per la istituzione religiosa e sgraditi a Dio) quando sperimentarono che Dio non solo non li perseguitava ma "li avvolgeva con la sua luce". Le indicazioni per trovarlo furono precise: "Il Bambino, in fasce, giaceva nella mangiatoia". Un coro di Angeli in cielo intonò il canto della "gloria di Dio e del suo amore per l'Umanità".
E quel canto raggiunge ogni cuore.

Fra' Domenico Spatola
Nella foto: Natività del Murillo 

venerdì 21 dicembre 2018

Fra' Domenico Spatola: Beata te che hai creduto!

L'incontro fu nella Giudea:
la Vergine dalla Galilea,
in tutta fretta
venne a salutare Elisabetta.
Dopo lunga e perigliosa via,
raggiunse casa di Zaccaria.
Solo alla sposa però volse il saluto
perchè soltanto lei avea creduto.
Elisabetta
dal bimbo all'erta
ché in grembo le danzava,
e, come nelle Scritture si narrava
di Davide il patriarca,
anch'egli danzó davanti all'arca.
Elisabetta di Spirito colmata,
disse a Maria: "Te beata
per la fede alle parole del Signore!
Da adesso e in tutte l'ore
dalle genti sei benedetta
perché da te ogni donna s'aspetta
stesso frutto di tuo grembo"
muliebre  lembo
di fecondità.
Con umiltà,
allor Maria, a tributo,
accolse quel saluto
e, dal profondo cuore,
magnificò il Signore.

Fra' Domenico Spatola
Nella foto: Visitazione della Vergine Maria - Raffaello

Commento di fra' Domenico Spatola al Vangelo della IV domenica di Avvento (anno C): Luca 1, 39-45


Maria va a visitare Elisabetta
39In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda.40Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta. 41Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo.Elisabetta fu colmata di Spirito Santo 42ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! 43A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? 44Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. 45E beata colei che ha creduto nell'adempimento di ciò che il Signore le ha detto».

"Beata te che hai creduto". Queste parole in bocca ad Elisabetta e all'indirizzo della Vergine Maria, costituiscono, di Luca,  la prima delle beatitudini riportate dai Vangeli. L'ultima sarà in Giovanni: "Beati quelli che, pur non vedendo, crederanno". Tra questi due estremi si colloca l'itinerario di fede della Madre del Signore.
Nell'Annunciazione, aveva appreso dall'Angelo della gravidanza, già al sesto mese della parente Elisabetta, "che tutti dicevano sterile". Con coraggio ed emancipazione,
da sola, Maria intraprese il viaggio, attraverso la Samaria, più breve ma pericolosa. Le indicazioni a Luca servono per descrivere la statura morale e di fede di Maria: donna libera e indipendente, (qualità questa eccezionale in quella cultura  rigidamente patriarcale).
Rischiando, Maria vuol comunicare vita a chi ne ha bisogno.
Entra in casa di Zaccaria, e l'ignora perché da incredulo è refrattario allo Spirito Santo, si volge piuttosto alla moglie, Elisabetta e il saluto, non limitato al volere il bene dell'altro, é intenzionato a procurarlo. A sentire  quella voce, danzò il bambino nel grembo della madre. Quel saluto infatti comunicava vita, e così Elisabetta, piena di Spirito Santo, l'interpretò a gran voce: "Benedetta tu fra le donne". Qui, evocate sono tutte le eroine d'Israele, Giaele, Giuditta, Debora, Ester: tutte salvatrici del popolo. 
Benedetto è anche il frutto del grembo di una donna. Benedizione che il Deuteronomio fino a quel momento riservava al maschio.
Sintesi prefigurativa però della grandezza di Maria e del suo ruolo e missione,  era l'arca, lo scrigno nell'antichitá d'Israele consacrato a Iahvé e alla sua presenza in mezzo al popolo. Maria ne attualizza la figura.  Dinanzi all'antica arca danzò re David, dinanzi alla nuova fu Giovanni che, riconosciuta la voce, danzò nel grembo di sua madre, motivandola a riconoscere Maria "beata perché ha creduto".
Nei tre mesi in casa di Zaccaria essa divenne benedizione anche per lui, che da incredulo divenne profeta.

Fra' Domenico Spatola
Nella foto: Visitazione della Vergine Maria - De Matteis

venerdì 14 dicembre 2018

Fra' Domenico Spatola: Egli battezzerà in Spirito Santo...

Andavano le folle da Giovanni
per riparar lor danni.
A lui chiedevano "il da fare"
e il Profeta spiegava come oprare:
"Chi possiede abiti numerosi,
ne faccia dono ai bisognosi;
e lo stesso faccia con il mangiare
con chi non riesce mai a desinare".
Anche i pubblicani s'accodarono
e, ben disposti, domandarono:
"Cosa a noi tocca fare?"
"Non imbrogliare,
-fu proposta- su quanto vi è dovuto".
Vennero, con tanto di saluto,
anche i soldati;
eran contrariati
sul da fare:
"Non maltrattare!
-fu risposta-
né fate tosta
estorsione ad alcuno.
Sia pago ognuno
di propria ricompensa,
né si dia a saccheggi e a violenza".
Non si poteva intanto non
pensare
che Giovanni fosse il Cristo da acclamare.
Ma egli rispondea
che "non si dovea
di lui ragionare
venuto solo a battezzare
con acqua,
che dai peccati sciacqua.
Sarebbe venuto fra poco
chi in Spirito Santo e fuoco
avrebbe battezzato,
e di pala attrezzato
avrebbe purificato il grano
e, con implacabile mano,
bruciato avrebbe la pula
che nell' aia calpesta anche la mula"
Aggiunse infine: "A lui Messia
non credo che ci sia
qualcuno che slacciare
possa il suo calzare".

Fra' Domenico Spatola
Nella foto: San Giovanni Battista del Caravaggio

Commento di fra' Domenico Spatola al Vangelo della Terza Domenica di Avvento (anno C): Luca 3,10-18

Le folle lo interrogavano: «Che cosa dobbiamo fare?».11Rispondeva loro: «Chi ha due tuniche ne dia a chi non ne ha, e chi ha da mangiare faccia altrettanto». 12Vennero anche dei pubblicani a farsi battezzare e gli chiesero: «Maestro, che cosa dobbiamo fare?».13Ed egli disse loro: «Non esigete nulla di più di quanto vi è stato fissato». 14Lo interrogavano anche alcuni soldati: «E noi, che cosa dobbiamo fare?». Rispose loro: «Non maltrattate e non estorcete niente a nessuno; accontentatevi delle vostre paghe».
15Poiché il popolo era in attesa e tutti, riguardo a Giovanni, si domandavano in cuor loro se non fosse lui il Cristo, 16Giovanni rispose a tutti dicendo: «Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. 17Tiene in mano la pala per pulire la sua aia e per raccogliere il frumento nel suo granaio; ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile».
18Con molte altre esortazioni Giovanni evangelizzava il popolo.

Accorrevano al Battista gli emarginati dall'Istituzione religiosa, come "impuri". Erano folle. Attratti dall' invito al battesimo come fonte di perdono, disertavano i cortili del Tempio. Chiedevano al Profeta: "Cosa fare?". La risposta verteva sulla solidarietà: "Chi ha vestiti in più o cibo in abbondanza lo condivida con chi non ne ha".
Anche i "pubblicani", odiati esattori nell'interesse proprio e del nemico romano, chiedevano un riscatto, altrove negato. Giovanni a tutti raccomandava la giustizia, la solidarietà e la condivisione, perché per lui, come più tardi per Gesù, il peccato era non l'offesa Dio, ma all'uomo.
Ai soldati, che si accodavano  sperando in una salvezza, l'invito era alla non violenza, ad accontentarsi delle paghe, e a non darsi alle rapine e ai saccheggi. Non  esplicitato alcun dovere di religione o verso Dio.
Giovanni era sì famoso, da essere ritenuto da molti "il Messia" atteso. Avrebbe potuto approfittare del favore popolare per autoproclamarsi "il Cristo", ma riconosceva ad un altro il ruolo di "Sposo d'Israele" né ardiva "scalzarlo". "La distanza - a suo dire- la faceva il battesimo: il suo squisitamente per il perdono dei peccati, quello del Cristo in Spirito Santo". L'aggiunta nell'affermazione del Profeta non sarà condivisa da Gesù: il giudizio dei peccatori "col fuoco".

Fra' Domenico Spatola
Nella foto: San Giovanni Battista - Dipinto del Marullo 

giovedì 13 dicembre 2018

Fra' Domenico Spatola: il 13 dicembre (Santa Lucia)

La chiamano arancina
per la forma che assomiglia
ad un’arancia.
Rosolata di fuori vi è dentro riso:
roba da paradiso!
Custodisce al suo interno tritato
o burro e se ti sfizia,
e ne sei ammaliato,
pure il cioccolato.
La trovi tutto l’anno dentro i bar
ma soprattutto te la ritrovi là
dove per santa Lucia
a Palermo pane e pasta
sono diavoleria
da evitare dalla mensa
perché ammessi per devozione
sono non solo a colazione,
ma anche a pranzo e cena
senza darsi pena
solo roba di grano non lavorato
antica usanza del Palermitano affamato
che vide per la festa della Santa
celebrata
un giorno assai lontano, arrivare in
porto un bastimento
con tanta ma tanta abbondanza
di frumento.
Da quel momento a Palermo
fermo rimase
l’uso di mangiare solo cuccìa
per devozione alla santa Lucia.
Così ogni tredici dell’ultimo mese
tutta Palermo è alle prese
con panelle, crocchè, arancine
e altro fritto
che alletta solo gola, e manda dritto
l’indomani all’ospedale
se si perde il controllo del reale
senso della salute e della misura
di cui invece la Santa si prende cura.



Fra' Domenico Spatola: Palermo dono di perle in versi
La raccolta di poesie e foto dedicata alla città di Palermo: un percorso immaginario per le strade, i monumenti, le tradizioni
Prezzo di copertina € 13,00
Acquistando il libro, parte dell'incasso sarà devoluto alla Missione San Francesco.
Disponibile dal catalogo prodotti della casa editrice al sito www.ibuonicuginieditori.it o presso la libreria Voglia di Leggere - Via Pacinotti - Palermo

Fra' Domenico Spatola: Santa Lucia

Luogo di luce
ove conduce
la Santa
che incanta
per i suoi begli occhi.
Chi si innamorò
li voleva per sé
né fino a tre
volle contare
e glieli fece cavare.
Santa Lucia
non ne restò priva:
da lei subito arriva
lo Sposo Gesù
che dalla tenebra
la trasse quaggiù
donando a lei
più magnifici occhi
e quanti a vederli parevano allocchi.
Mai così belli e inusitati
erano infatti incantati.
Chi l'invoca con problemi
di vista
acquista
stessa visione:
"Cosa vede, in conclusione?"
mi chiederete
Vede l'amore
come gran fuoco
che accende di fede non poco.
Ora la Santa protegge
la vista
che tra i beni è più grande conquista

Fra' Domenico Spatola
Nella foto: Santa Lucia di Jacopo Palma il Giovane

La Missione San Francesco ha bisogno del vostro buon cuore

Tutti quanti siete a conoscenza del grande lavoro svolto ogni giorno dalla Missione San Francesco, la mensa dei poveri creata da Fra' Domenico Spatola che ogni giorno offre un pasto caldo a cento persone, oltre a un servizio "doccia" dalle ore 09:30 alle ore 11:30, un servizio vestiario, poiché si mettono a disposizione degli indigenti capi di abbigliamento in ottime condizioni, un servizio assistenza medica di base e specialistica su appuntamento, secondo il calendario stabilito dalla Missione, ed infine, ma non meno importante, uno sportello legale gratuito, civile e penale.
Tutto l'anno la missione si sostiene con le offerte, nella raccolta mensile di ogni ultima domenica del mese presso la Parrocchia Maria SS. della Pace (Cappuccini), oltre eventuali offerte di Enti. 
Si può contribuire anche con beni necessari al sostentamento dei bisognosi, e con l'avvicinarsi delle prossime feste, chiediamo a tutti voi un piccolo contributo affinché anche chi non ha nulla possa godere di un buon pasto caldo, frutto dell'amore del prossimo. E alla Missione questo lavoro viene svolto tutti i giorni, non soltanto in occasione del Natale, grazie all'aiuto dei tanti volontari. 
Tutto è necessario per la preparazione dei vari pranzi: olio di oliva, sugo in bottiglia, formaggio (da affettare o dividere a tocchi) e tutto quanto è suggerito dal vostro buon cuore. Le offerte possono essere portate alla Missione San Francesco, Via dei Cipressi 233 (trav. piazza Cappuccini). Grazie a tutti e buone feste! 
Quanti desiderano contribuire economicamente, possono farlo con un versamento sul c/c della Banca Credito Siciliano ag. n. 4 Palermo all'Iban IT45C030 1904 6040 0000 9122 136.
Grazie a tutti e buone feste! 


venerdì 7 dicembre 2018

Fra' Domenico Spatola: Ogni uomo vedrà la salvezza

Mentre Tiberio imperava
e Pilato governava
la Giudea,
Erode era tetrarca della Galilea
stesso ruolo in Traconitide e Iturea
teneva Filippo suo fratello
Lisania portava stesso fardello
nell'Abilene
e in altalene
tra Caifa e Anna
il potere sacerdotale affanna.
Il deserto per Giovanni era dimora,
quando scese su lui di Dio la Parola.
Nel Giordano e in tutta la
regione
si alzò sua voce per la conversione.
Predicava di Dio il perdono
a total condono
per tutti i peccatori convertiti
che già erano avvertiti
da Isaia il profeta:
"Meta
sarà il deserto
e concerto
per i dritti sentieri
di chi di Dio accolto ha i suoi pensieri.
"Giovanni è solo voce
e, come a foce,
fiume di gente a lui arriverà:
Ogni vallo si riempirà,
né vi sarà ostacolo di monte
perché la strada dritta starà di fronte,
e non più tortuosa,
e di Dio ognun vedrà salvezza a iosa".

Fra' Domenico Spatola
Nella foto: Giovanni Battista di Tiziano

Commento di fra Domenico Spatola al Vangelo della seconda domenica d'Avvento (anno C): Luca 3,1-6


Nell'anno quindicesimo dell'impero di Tiberio Cesare, mentre Ponzio Pilato era governatore della Giudea, Erode tetrarca della Galilea, e Filippo, suo fratello, tetrarca dell'Iturea e della Traconìtide, e Lisània tetrarca dell'Abilene, 2sotto i sommi sacerdoti Anna e Caifa, la parola di Dio venne su Giovanni, figlio di Zaccaria, nel deserto. 3Egli percorse tutta la regione del Giordano, predicando un battesimo di conversione per il perdono dei peccati, 4com'è scritto nel libro degli oracoli del profeta Isaia:
Voce di uno che grida nel deserto:
Preparate la via del Signore,
raddrizzate isuoi sentieri!
5Ogni burrone sarà riempito,
ogni monte e ogni colle sarà abbassato;
le vie tortuose diverranno diritte
e quelle impervie, spianate.
6Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio!

Enfatica presentazione per cronicizzare l'evento del Battista. Sono nominati i  grandi della terra: Tiberio imperatore; Pilato governatore della Giudea; Erode e Filippo,  rispettivamente tetrarchi della Galilea e della Traconitide e Iturea. Viene nominato anche Lisania dell'Abilene  sconosciuto alle cronache per colmare con i nomi dei sacerdoti Anna e Caifa il numero di sette. L'elenco è su base d'importanza, dal chi più alto e ritenuto più vicino a Dio.
Premessa solo roboante perché di questi, nessuno viene chiamato da Dio, la cui parola viene su Giovanni, figlio di Zaccaria,  nel deserto. Lontano dal tempio, convenzionalmente riservato alle manifestazioni divine, e fuori dai riti religiosi. La scelta è su di luiperché non refrattario. Il Giordano (come il mar Rosso del tempo di Mosè) era il passaggio obbligato verso la libertà. L'immersione nelle sue acque a battesimo, testimoniava conversione, per il cambiamento di mentalità. La direzione non più egocentrica è aperta all'altruismo.
Eroico Giovanni a sottrarre le offerte dei peccatori al tempio, con l'alternativa sua del battesimo non costoso ed efficace.
Il profeta Isaia (V secolo a.C.)
aveva vaticinato "la voce che grida nel deserto: preparate le vie del Signore", facilitando i cammini non più tortuosi o discontinui.
Era il preludio annunciante a ogni uomo "la salvezza di Dio".

Fra' Domenico Spatola
Nella foto: San Giovanni Battista di Leonardo da Vinci 

mercoledì 5 dicembre 2018

Fra' Domenico Spatola: Ave, Maria

Ti salutò Gabriele:
"donna" e "sposa",
e disse: "in te riposa
lo Spirito del Padre".
Divenisti così Madre
del suo Figlio
e, a consiglio,
accogliesti a viva voce
noi dalla croce,
divenendo madre a noi.
Siam tuoi
e in te nostra speranza;
ad oltranza
chiediamo aiuto
ché non muto
a te rimane il cuore:
sei tu la Madre dell'Amore.
Grazia in te dimora
e tu ancora
a noi la versi,
a cascata conversi
fiumi d'acqua pura,
fan sicura
nostra età.
Donasti dignità
alle altre donne,
che notte insonne
fan per lor creature,
e tu vite sicure
con tua preghiera
vera
consoli nel dolore.
Madre del Signore,
per noi
stesso destino vuoi
che fu del tuo Figlio
sicuro estremo appiglio
quando la morte
sarà nostra sorte,
e tu a confortare noi:
perché  lo vuoi.

Fra' Domenico Spatola
Nella foto: Annunciazione del Caravaggio

Fra' Domenico Spatola: Alla madre del Signore

In virgineo candore,
qual fiore,
al ciel rivolto
per missione ardita
l'angelo t'affida
il segreto arcano:
Dio vuol tua mano
e te Sposa a inanellare
madre del suo Figlio
e tu a noi lui affratellare
in mistica nuziale.
Attende l'universo
e orecchio nostro terso
quel tuo "Sì" benedetto
che nuovo aspetto
dà a Umanità
segnata ormai da tua beltà

Fra' Domenico Spatola

Riflessione di fra' Domenico Spatola sulla festa dell'Immacolata

Lc 1, 26-38
Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, l'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallègrati, piena di grazia: il Signore è con te».
A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L'angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell'Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».
Allora Maria disse all'angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l'angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell'Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch'essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio».
Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l'angelo si allontanò da lei.

L'Immacolata è l'umana risposta a Dio che vuol farsi carne. Maria diede il "sì" incondizionato da "serva del Signore". L'angelo Gabriele l'aveva salutata "piena di grazia" per il messaggio che, a conto di Dio, le annunciava. Ineffabile: Dio la sceglieva sposa e madre del suo Figlio. "Tu sei colei che l'umana natura nobilitasti, sì che il suo Fattore non disdegnò di farsi sua fattura" (Dante). Univa l'umano al divino in teandrico equilibrio. Il Figlio eterno nel Padre, senza madre, si fa umano da madre senza padre. È "il mistero" che i Cristiani proclamano da duemila anni
Di lei, madre a mediare mirabile scambio: chi offre natura divina,  chiede a lei umana carne.
Lo Spirito Santo l'adombra come novella creazione, e, a compimento umano nel figlio suo: Dio. Né privilegiata appare dalle Scritture, ma sottomessa alle leggi del dolore e della fatica dei tanti passaggi travagliati fino alla rottura ("Chi è mia madre?"), da sembrare consumate le distanze prese dal figlio, e pure dalla croce l' affido: "Ecco tua madre!".
Bellezza iconica per la Chiesa, l'altra sposa da Cristo dotata del suo sangue. Speculare verginità e maternità: ossimoro altrimenti inestricabile. Il confronto è per la Chiesa che della Madre del Signore copia lineamenti d'esempio per piacere a Cristo sposo, e Maria, nel tempo, ne accompagna i passi perché mai siano fuori pista.

Fra' Domenico Spatola
Nella foto: Annunziata di Antonello da Messina

giovedì 29 novembre 2018

Fra' Domenico Spatola: Vegliate e pregate

Per quei tempi, Signore
a noi dicesti per amore
che segni non mancheranno
che faran danno
nel sole, nella luna e nelle stelle
e, aggiunte a quelle,
poscia,
sulla terra, di popoli sarà angoscia
per il mare
pronto a straripare
e coi suoi flutti,
come rutti,
metterà paura
e futura
condizione della terra
sarà di guerra
alle Potenze nelle celesti volte
che saràn sconvolte.
Vedranno con cipiglio
dell'uomo il Figlio
venire sulle nubi con gran potenza e gloria
a riniziar la storia
e a sollevar la testa
perché della liberazione è già la festa
ormai vicina.
"Attenti - aggiungesti- ad ubriacature di cantina,
a dissipazioni e agli affanni
che a vita crean danni"
e questo fu tuo avviso:
che "quel giorno non vi colga improvviso:
come un laccio si abbatterà
sull'intera Umanità.
Vegliate - aggiungesti - ogni momento,
e la preghiera sia il vostro documento
per ciò che sta per avvenire
e dal Figlio dell'uomo comparire!"

Fra' Domenico Spatola
Nella foto: Particolare di Gesù (Giotto di Bondone)

Commento di fra Domenico Spatola al Vangelo della prima domenica di Avvento (anno C): Luca 21, 25-28, 34-36


Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del mare e dei flutti, 26mentre gli uomini moriranno per la paura e per l'attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra. Le potenze dei cieli infatti saranno sconvolte. 27Allora vedranno il Figlio dell'uomo venire su una nube con grande potenza e gloria.28Quando cominceranno ad accadere queste cose, risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina».
34State attenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso all'improvviso; 35come un laccio infatti esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano sulla faccia di tutta la terra.36Vegliate in ogni momento pregando, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che sta per accadere e di comparire davanti al Figlio dell'uomo».


All'inizio del "tempo di Avvento", la liturgia della Parola propone risoluta l'era inaugurata dal Vangelo, in sostituzione dell'antica delle fatue idolatrie e schiavitù. Ogni potere, con le strutture simboleggiate da sole, luna e stelle (per l'epoca 'divinità'), mostreranno collassamento, e la caduta di quei sistemi verrà temuta dai popoli "in balia dei fragori del mare e dei flutti", come la loro fine. L'accadimento, al contrario, garantirà novità e termine di ogni schiavitù dovuta alle Potenze dei  cieli e tirannie da esse rappresentate. Sarà l'ora della liberazione e ognuno potrà identificarsi nel "Figlio dell'uomo che viene sulle nubi con grande potenza e gloria". 
L'invito è dunque alla gioia "rallegratevi - all'accadere di queste cose - e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina".
Vale "comprendere i segni dei tempi", perché ogni generazione ne sarà gravida, e non lasciarsi irretire "dalle dissipazione, ubriachezze e dagli affanni della vita", idoli antichi e moderni dai quali il progetto divino vuole esonerarci. Così il Vangelo non sarà "laccio che lega" ma capacità che scioglie.
La distruzione di Gerusalemme e del suo tempio, ad opera dei Romani, aprirà orizzonti nuovi alla evangelizzazione, e la vigilanza, raccomandata con la preghiera, assicura che il Padre non abbandona nella prova.

Fra' Domenico Spatola
Nella foto: Particolare di Gesù con la Vergine (Cappella Sistina, Michelangelo) 

venerdì 23 novembre 2018

Fra' Domenico Spatola: Dunque sei re?

Ti chiese Pilato
s'eri tu l'aspettato
re dei Giudei.
Chiedesti se da Ebrei
o di sua sponte
apriva quel fronte.
Rispose non reo:
"Sono forse Giudeo?
La tua gente
e chi perdente                            
ti vuole, t'han consegnato.
Qual è il tuo reato?"
Signor rispondesti:
"Non questi
son servitori
del Regno
che alcun segno
ha di questo mondo".
Gli desti l'affondo
sui tuoi servitori
che, senza timori,
ti avrebbero difeso
se il tuo Regno è conteso.
Ma non è di quaggiù"
gli dicesti, Gesù.
Allora Pilato,
ancor più intronato,
chiese a te:
"Dunque sei re?"
Rispondesti:"Tu stesso lo dici.
Io per gli amici
son nato,
e nel mondo arrivato
perché verità
sia libertà
per chi mia voce ascolta
e di Parola fa accolta".

Fra' Domenico Spatola
Nella foto: Cristo davanti a Pilato (Tintoretto)

Commento di fra' Domenico Spatola al Vangelo della XXXIV del Tempo ordinario ( Anno B): Giovanni 18, 33b-37

3
Pilato allora rientrò nel pretorio, fece chiamare Gesù e gli disse: «Sei tu il re dei Giudei?». 34Gesù rispose: «Dici questo da te, oppure altri ti hanno parlato di me?». 35Pilato disse: «Sono forse io Giudeo? La tua gente e i capi dei sacerdoti ti hanno consegnato a me. Che cosa hai fatto?». 36Rispose Gesù: «Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù». 37Allora Pilato gli disse: «Dunque tu sei re?». Rispose Gesù: «Tu lo dici: io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per dare testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce».


Anomalo processo. È l'imputato che interroga il giudice e chiede a lui se le decisioni maturate sono autonome o pilotate. Pilato, risentito dalla provocazione, rivendica distanze dalla stirpe giudaica e dalle scelte dei suoi capi. Vuol solo sapere "cosa ha fatto" per meritare un processo e l'eventuale condanna.
"Dunque tu sei Re?"
È nodo d'ambiguità inconciliabile tra i due interlocutori. Il "regno" di Gesù fa paura ai potenti, ma esso, anche se in questa terra, "non è di quaggiù". Nessun interesse per le logiche di potere e di dominio di questo mondo, e si presenta come alternativa.
Pilato, che aveva contribuito con l'esercito all'arresto di Gesù, se l'era visto comparire non da "temuto terrorista rivoluzionario" (era l'accusa) ma in silenzio senza provare a difendersi. Rimase colpito, e cercava di conoscere i motivi che potessero giustificare la cattura e un'eventuale condanna.
Gesù, eludendo la domanda con "tu lo dici che io sono re", riprese a parlare della sua missione: "venuto per dare testimonianza alla verità". Spiegata a Nicodemo (Gv capitolo terzo) come "il bene degli altri" reso a propria ragione di vita e condizione per "udire la voce del Padre e accoglierne la Parola".

Fra' Domenico Spatola
Nella foto: Cristo davanti a Pilato. Duccio di Buoninsegna  

sabato 17 novembre 2018

Fra' Domenico Spatola: Verrà il Figlio dell' uomo

Parlavi, Signore, del nostro futuro
quando maturo
il cielo
muterà il suo velo:
la luce del sole oscurata
e luna sarà obliata,
le stelle cadute
e le potenze saran mute.
Sol il Figlio dell'uomo,
con suo duomo
di nubi, verrà in potenza
e in gloria sua immensa.
Dai quattro venti,
Angeli attenti
vorranno adunare
eletti a salvare
dall'estremità di cielo e di terra.
"Come da serra
- dicesti - ov'è il fico
imparate ciò che vi dico:
quando il ramo si fa tenerello
e la foglia ha forma d'ombrello,
voi sapete che l'estate è vicina
anche se ancora si mostra piccina.
Stessa cosa accadendo
diran che accedendo
sta alle porte
chi cambia di noi la sorte
con parola sua che non passa
mentre il cielo tutto sconquassa.
Non chiedete a me di quel giorno
e quando tutto sarà come forno.
Quel dì è noto solo al cuore paterno
perché per voi suo amore è eterno".

Fra' Domenico Spatola
Nella foto: dipinto di Leonardo da Vinci

Commento di fra' Domenico Spatola al Vangelo della XXXIII domenica del tempo ordinario (anno B): Marco 13, 24-32

In quei giorni, dopo quella tribolazione,
il sole si oscurerà,
la luna non darà più la sua luce,
25le stellecadranno dal cielo
e le potenze che sono nei cielisaranno sconvolte.
26Allora vedranno il Figlio dell'uomo venire sulle nubi con grande potenza e gloria. 27Egli manderà gli angeli e radunerà i suoi eletti dai quattro venti, dall'estremità della terra fino all'estremità del cielo.
28Dalla pianta di fico imparate la parabola: quando ormai il suo ramo diventa tenero e spuntano le foglie, sapete che l'estate è vicina. 29Così anche voi: quando vedrete accadere queste cose, sappiate che egli è vicino, è alle porte.
30In verità io vi dico: non passerà questa generazione prima che tutto questo avvenga. 31Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno.
32Quanto però a quel giorno o a quell'ora, nessuno lo sa, né gli angeli nel cielo né il Figlio, eccetto il Padre.

Non sono minacce per seminare paure, perché il Vangelo è sempre e comunque "buona notizia". La "tribolazione" preannunciata si avvera con la distruzione del Tempio  di Gerusalemme nell'anno 70. Catastrofe immane traumatizzante l'Israelita, per Gesù, al contrario, sarà inizio del processo di liberazione. Il linguaggio è dei Profeti dei grandi cambiamenti. Di Isaia in primis.  Fantasioso quanto severo giudizio il suo nel capitolo 13 su Babilonia per l' inesorabile caduta. Collassati i regimi, i popoli sottomessi sperimenteranno libertà. "Il sole e la luna senza luce" sono le superpotenze di ogni epoca oscurate dallo splendore del Vangelo.
"Le stelle cadono", come in Isaia 14, e figurano i dominatori precipitati nella morte. "Vedranno venire il Figlio dell'uomo con grande potenza" nel cielo finalmente liberato. Egli, testimone del Padre, darà intelligenza alle vicende umane e speranza sarà il messaggio per l'Uomo ormai in condizione divina.
La maturazione del "fico", preludiante la bella stagione, è modello per la nuova era e gli avvenimenti annunciati.
A pruriginosa curiosità dei discepoli sul "quando?", la risposta di Cristo elude e declina fiducia nel Padre, regista assoluto della Storia.

Fra' Domenico Spatola
Nella foto: Distruzione del Tempio di Gerusalemme nel 70 D.C.

lunedì 12 novembre 2018

Fra' Domenico Spatola: Cane e Gatto. Da: Fiabe e Favole di fra' Domenico.

Cane e gatto,
binomio matto:
uno ringhia,
l’altro frigna
e non c’è pace
tra loro due.
Piuttosto strani:
sembrano umani.
Quando l’uno però sta male,
dice all’altro: «Che vale
farsi la guerra?
Siamo tutti di questa Terra.
Allora sia pace!»
gridano in coro:
«Viva la pappa col pomodoro!».




Fra' Domenico Spatola: Fiabe e Favole di fra' Domenico. Una raccolta di sessantaquattro fiabe e favole in poesia, alcune famose, altre inventate da fra' Domenico; con le illustrazioni di Isabella Ceravolo, nel classico stile "disneyano" tanto amato dai bambini. 
Una raccolta creata per i bambini, e per ogni adulto che vuole tornare ad esserlo. 
Pagine 183 - Prezzo di copertina € 14,00
Acquistando il libro, parte dell'incasso sarà devoluta alla Missione San Francesco, la mensa dei poveri creata da Fra' Domenico Spatola
Per acquistare dal catalogo prodotti della casa editrice al sito www.ibuonicuginieditori.it 
http://www.ibuonicuginieditori.it/catalogo_prodotti_i_buoni_cugini_editori/spatola-domenico-fiabe-e-favole-di-fra--domenico.html


domenica 11 novembre 2018

Fra' Domenico Spatola: Palermo- Pescara: 3-0

Per il Pescara
sconfitta amara.
Due combattenti
son contendenti
per il primo posto:
Palermo è tosto
per la vittoria
e gol di Puskas fa subito storia.
Quando il Pescara
cercò la rimonta
subì l'onta
di nuova rete
da Murawsky che diete
impose a diaria
all'avversaria
e a siglare il torneo
con terzo gol ci pensa Moreo.
È  un'ecatombe
per il Pescara su cui incombe
l'ombra del Palermo
che ha trovato il perno
del gioco organizzato
dove ognuno è ammaestrato
da Stellone
per forgiare Palermo  campione.
Grazie, Palermo perché  in testa
guida noi alla gran festa
per vederti in serie A
perché questa è civiltà
guadagnare con bravura
d'arrivare in dirittura.
Ci siam tutti noi tifosi
per i tuoi frutti più copiosi.
Facci dono di certezza
di finire in gran bellezza.

Fra' Domenico Spatola

San Martino

Io lo so perché da bambino
attendevo san Martino.
Cavaliere a cavallo,
attraversato il vallo,
incontrò un poverello
che gli chiese il mantello
ed egli con ardore
glielo diede con cuore.
Non sapeva il Santo
che il gesto a vanto
doveva apparire
in avvenire:
non cadde in oblio
perchè il povero era Dio.
Noi ancor ricordiamo
il gesto che amiamo
perché in ogni uomo
e non solo in duomo
abita Cristo
che Martino ha visto
con sua fede
e ognuno a lui crede.
San Martino a noi doni
tra i lampi e i tuoni
della vita
protezione infinita.

Fra' Domenico Spatola

venerdì 9 novembre 2018

Fra' Domenico Spatola: Ha dato se stessa

Signore,
accendesti furore
contro lo Scriba
che liba
a sua gloria
e con vesti fa boria
per farsi onorare
e nelle piazze da ognun salutare.
Alti eran i posti da loro pretesi
perché a lor resi
migliori servigi
e vantavan prestigi
in sinagoga
e, denunciavi con foga,
che in tutti i banchetti
eran architetti
a divorare ogni cosa
di donna non sposa.
E, per farsi vedere,
allungavan preghiere.
Allarmavi i seguaci
da questi rapaci,
quando innanzi al tesoro
vedevi costoro
elogiare i donanti
mentre una vedova senza contanti
e sol due monetine,
con occhio tuo fine,
dicesti che essa
donava se stessa
avendole offerto,
e, nei tuoi, fu sconcerto.

Fra' Domenico Spatola

Commento di fra Domenico Spatola al Vangelo della XXXII domenica del tempo ordinario (anno B): Marco 12, 38-44


Diceva loro nel suo insegnamento: «Guardatevi dagli scribi, che amano passeggiare in lunghe vesti, ricevere saluti nelle piazze, 39avere i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei banchetti.40Divorano le case delle vedove e pregano a lungo per farsi vedere. Essi riceveranno una condanna più severa».
La piccola offerta di una vedova
41Seduto di fronte al tesoro, osservava come la folla vi gettava monete. Tanti ricchi ne gettavano molte. 42Ma, venuta una vedova povera, vi gettò due monetine, che fanno un soldo.43Allora, chiamati a sé i suoi discepoli, disse loro: «In verità io vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri. 44Tutti infatti hanno gettato parte del loro superfluo. Lei invece, nella sua miseria, vi ha gettato tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere».

Tragica denuncia di Gesù contro gli Scribi, che, per loro professione, avrebbero dovuto essere della Legge interpreti credibili nello spirito e nella vita. Invece sfruttavano la loro condizione per il prestigio personale. Già lo stesso vestito aveva funzione di singolarità e solitudine della millantata superiorità. Il saluto esigito nelle piazze era referenza dovuta, e tronfia l'ambiziosa pretesa dei posti più  alti nelle sinagoghe, a costringere tutti ai loro piedi. Nei banchetti i posti più vicini al capotavola pretesi per essere meglio serviti. La voracità più colpevole era nel raggiro delle vedove indifese per divorarne le case. La finzione di pregare a lungo serviva ad ammaliare la gente. La sentenza nei loro confronti non potrà che essere pari alla colpevolezza di avere deformato Dio, nel vampiro sanguisuga di offerte anche delle indifese vedove, che la Legge, prevedeva mantenute con le offerte del Tempio. Gesù ne sorprende una con le due monetine, tutto il sostentamento, mentre le versa nel Tesoro. Il giudizio del Signore è severo anche per lei che con il "suo niente" contribuisce a mantenere il dio denaro, contrabbandato come Iahvè.

Fra Domenico Spatola