venerdì 23 agosto 2019

Fra' Domenico Spatola: Gli ultimi saranno i primi

Passando per città e villaggi,
faceva nuovi ingaggi
con il suo insegnamento,
mentre il cammino lento
a Gerusalemme lo portava.
Un tale gli chiedea se si salvava
un numero cospicuo di fedeli,
ma Gesù rispondea a lui senza veli :
"Datemi retta!
Sforzatevi di entrar per la porta stretta,
perché chi quella larga cerca,
alterca
senza mai trovarla.
Quando il padrone chiuderà la porta,
a lui non importa
se starete a bussare.
Egli resterà ad ignorare
se avete mangiato o bevuto in sua presenza,
e predicato pure in sua assenza.
Egli vi dirà che altre mete
avete
voi cercato,
perciò non riconosce il vostro stato.
Vi giudicherà operatori di ingiustizia
e vi allontanerà dove non vizia
il pianto e lo stridor dei denti,
come perdenti
alla vista di Abramo, d'Isacco e di Giacobbe
e di chi conobbe
Dio
e lo pose al posto del suo io.
Verranno da Oriente
e con quelli d'Occidente
si siederanno a mensa
e di vita coglieranno immensa,
perché gli ultimi andati
soppianteranno i primi arrivati".

Fra' Domenico Spatola

Commento di fra' Domenico Spatola al Vangelo della XXI domenica del Tempo orfinario (anno C): Luca 13, 22-30

Passava insegnando per città e villaggi, mentre era in cammino verso Gerusalemme. 23Un tale gli chiese: «Signore, sono pochi quelli che si salvano?». Disse loro: 24«Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, io vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno. 25Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, voi, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: «Signore, aprici!». Ma egli vi risponderà: «Non so di dove siete». 26Allora comincerete a dire: «Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze». 27Ma egli vi dichiarerà: «Voi, non so di dove siete. Allontanatevi da me, voi tutti operatori di ingiustizia!». 28Là ci sarà pianto e stridore di denti, quando vedrete Abramo, Isacco e Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio, voi invece cacciati fuori. 29Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio. 30Ed ecco, vi sono ultimi che saranno primi, e vi sono primi che saranno ultimi.

A chi gli chiedeva quanti sarebbero alla fine i salvati, Gesù glissava nella risposta declinando "qualità" e "condizioni" per essere salvati. L'israelita richiedente  era convinto, come i suoi contemporanei, che la salvezza fosse esclusivo appannaggio del Popolo eletto.
Gesù l'invitava ad "entrare per la porta stretta", quella che, nelle case o nelle mura di cinta della città, era riservata alla servitù. Se la si cercherà tardivamente per il banchetto  con "Abramo, Isacco, Giacobbe e i profeti" la si troverà chiusa. Sorpresi, dichiareranno, ma invano, al Signore la loro familiarità per avere mangiato con lui (eucaristia) e insegnato per le strade e sulle piazze la di lui Parola senza però questa li abbia potuti trasformare in dono per i fratelli e "pane da mangiare". Inesorabile e senza appello sarà  per loro la recusazione: "Non vi conosco!". Verrà dichiarato il fallimento  ("pianto e stridore di denti") con l'implacabile sentenza: "Allontanatevi da me, operatori di ingiustizia". Seguirà, sorprendente, il capovolgimento totale: alla mensa con i Patriarchi e i Profeti vedranno seduti coloro ai quali non avevano riconosciuto il diritto: i pagani provenienti dai  quattro Punti cardinali. Mentre loro, che avevano fatto del culto sacrale il punto di forza della loro religiosità senza mai tradurlo in atteggiamenti di misericordia verso il prossimo, come in passato anche i Profeti avevano denunciato, rimasti fuori, verranno soppiantati  da "gli ultimi" divenuti "i primi".

Fra' Domenico Spatola

venerdì 16 agosto 2019

Disse Gesù: "ho gettato un fuoco"

Disse Gesù ai seguaci:
"Vi dirò parole audaci
che vi aiuteranno non poco:
venuto sono a gettar fuoco
e quanta voglia ho che sia acceso.
Ho un battesimo nel quale sceso
sarò
e angoscia avrò
finché non sia compiuto,
e non resterò muto:
Non ho portato pace sulla Terra
ma divisione e guerra.
D'ora innanzi, tra cinque persone
avverrà la divisione
di due contro tre:
il figlio non riconoscerà il padre "re"
e la figlia
con colei che, non è la madre, si consiglia,
né sarà più felice l'ora
tra la suocera e la nuora".

Fra' Domenico Spatola
Nella foto: Dipinto di Antonello da Messina

Commento di fra' Domenico Spatola al Vangello della XX domenica del tempo ordinario (anno C): Luca 12, 49-53


Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso! 50Ho un battesimo nel quale sarò battezzato, e come sono angosciato finché non sia compiuto!
51Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione.52D'ora innanzi, se in una famiglia vi sono cinque persone, saranno divisi tre contro due e due contro tre; 53si divideranno padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera».


Anche Gesù promette il "suo" fuoco dal cielo. Suo perché non è quello del Battista, incendiario come Elia e "i figli del tuono" Giacomo e Giovanni. Il suo fuoco anticipa  la Pentecoste, che, donando alla Comunità lo Spirito Santo alimento di vita, preannuncia la nuova relazione con Dio, basata non più sulla servitù, ma sull'amicizia e sulla somiglianza con il Padre.
Tutto ciò sarà il frutto della sua morte e verrà consegnato dalla croce. Il desiderio di Gesù è che tale fuoco si accenda, quindi non fuoco che distrugge come quello minacciato dal Battista nell'incendio del giudizio.
Il battesimo, del quale desidera l'immersione, perciò sarà la sua morte per comunicare vita attraverso il dono dello Spirito. Ciò comporterà lacerazioni tra quanti accoglieranno la sua Parola e quanti l'avverseranno, anche all'interno della sua Comunità, questi ultimi attaccati  al vecchio, ricuseranno la novità portata da Gesù.

Fra' Domenico Spatola

martedì 13 agosto 2019

Con il Presidente del Palermo a Petralia







Fra' Domenico Spatola: "Beata, Maria, che hai creduto!"

Maria, fu fretta o amore
che ti spinse il cuore
a cercare Elisabetta
per la via più retta?
E, al tuo saluto,
solo Zaccaria restò muto,
perché il bimbo a madre danzò in grembo,
avendo conosciuto in te il "divino lembo".
E fu Elisabetta, di Spirito piena,
che dichiarò: "Appena
ho udito il tuo saluto,
il bimbo capì che tu avevi creduto".
Per cui disse di te che "sei beata
per la fede immensa professata!".
E tu, Maria, a lei rispondesti:
"Di Dio sono lesti
i mie ardori
da empir d'amore tutti i cuori.
Nelle generazioni che verranno,
tutti sapranno
che sarò Beata
per la grazia a me comunicata,
da chi ha guardato all'umiltà della sua serva
e ogni parola sua il cuore mio conserva.
Ha rovesciato dai troni i potenti,
innalzando poveri e nullatenenti,
soccorrendo Israele suo servo
e d'Abramo la promessa in cuore mio conservo".
Stesti lì, Maria, ancor tre mesi
e poi andasti via per nuovi pesi.

Fra' Domenico Spatola

Fra' Domenico Spatola: 15 agosto: La Vergine Maria assunta in cielo

Per la fede, Maria è Beata.
Ha creduto all'Angelo che l'annunciava "Madre dell'Altissimo" ad opera dello Spirito Santo; a Elisabetta che l'esaltò "corifea" tra tutte le donne da lei riscattate; ai pastori di Betlemme che le narravano del Bambino meraviglie che lei non conosceva e conservava gelosamente nel suo cuore per noi. Ha creduto alle parole del vecchio Simeone annunciante il Bambino "luce delle genti" e preconizzando a lei "la spada che ne avrebbe trafitto l'anima". Ha creduto a Gesù, l'adolescente che  rivendicava indipendenza anzitempo da lei per i diritti del Padre. Ha creduto al Figlio che la induceva, pena sentirsi recusata da lui come madre, ad uscire dalle logiche dei diritti sulla prole e rivestire i panni della discepola che, fino ai piedi della Croce avrebbe sperimentato straziante l'accoglimento della Parola. Ha creduto anche in noi,  accettandoci figli, da stesso travaglio.
Si è fidata di Dio. L'assunzione "in corpo e anima" è ideale traguardo a somiglianza condivisa della discepola con il Maestro morto e risorto.
Ora è modello trionfale di compimento da contemplare e condividere. È Madre nostra e la sua gloria sarà la nostra eredità.

Fra' Domenico Spatola 


venerdì 9 agosto 2019

Fra' Domenico Spatola: Il molto sarà richiesto maggiorato.

"Non tema il gregge,
- disse Gesù - è legge
del Padre darvi il Regno
e ognun ne sia degno
donando ciò che ha
per viver povertà.
Infatti son vere borse
le celesti risorse
del tesoro che né ladro né tarlo
potranno consumarlo.
Siate dunque desti
e con le vesti
ai fianchi strette,
come vedette,
con lampade accese
e senza deluse attese
di chi da nozze torna
e fuori non soggiorna.
Servi, se svegli, sarete beati,
e dal padrone onorati!
Sia per voi quadro:
chi sa l'ora in cui viene il ladro
non si lascia rubar la casa
perciò da voi non evasa
sia attenzione e, a promo,
dico: giungerà il Figlio dell'uomo,
in ora disattesa
e a lui la vostra resa!".
Pietro disse: "Ciò, Signore,
val per noi che tutte l'ore
t'abbiamo donato
o va da tutti meditato?"
Con nuovo estro,
rispose a lui il Maestro,
elogiando l'amministratore saggio
che rende omaggio
al suo mandato
e perciò nuovo onore gli sarà dato.
Se invece il servo, a dispetto
del padrone, del quale niun rispetto
serba in cuore,
con orrore,
percuote servi e serve
e tracanna trangugiando le riserve
del padrone
questi al ritorno lo punirà a ragione.
Il molto dato
sarà richiesto maggiorato!"

Fra' Domenico Spatola

Commento di fra Domenico Spatola al Vangelo della XIX Domenica del Tempo Ordinario (anno C): Luca 12, 32-48


32 Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto di darvi il suo regno.
33 Vendete ciò che avete e datelo in elemosina; fatevi borse che non invecchiano, un tesoro inesauribile nei cieli, dove i ladri non arrivano e la tignola non consuma. 34 Perché dove è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore.
35 Siate pronti, con la cintura ai fianchi e le lucerne accese; 36 siate simili a coloro che aspettano il padrone quando torna dalle nozze, per aprirgli subito, appena arriva e bussa. 37 Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità vi dico, si cingerà le sue vesti, li farà mettere a tavola e passerà a servirli. 38 E se, giungendo nel mezzo della notte o prima dell'alba, li troverà così, beati loro! 39 Sappiate bene questo: se il padrone di casa sapesse a che ora viene il ladro, non si lascerebbe scassinare la casa. 40 Anche voi tenetevi pronti, perché il Figlio dell'uomo verrà nell'ora che non pensate».
41 Allora Pietro disse: «Signore, questa parabola la dici per noi o anche per tutti?». 42 Il Signore rispose: «Qual è dunque l'amministratore fedele e saggio, che il Signore porrà a capo della sua servitù, per distribuire a tempo debito la razione di cibo? 43 Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà al suo lavoro. 44 In verità vi dico, lo metterà a capo di tutti i suoi averi. 45 Ma se quel servo dicesse in cuor suo: Il padrone tarda a venire, e cominciasse a percuotere i servi e le serve, a mangiare, a bere e a ubriacarsi, 46 il padrone di quel servo arriverà nel giorno in cui meno se l'aspetta e in un'ora che non sa, e lo punirà con rigore assegnandogli il posto fra gli infedeli. 47 Il servo che, conoscendo la volontà del padrone, non avrà disposto o agito secondo la sua volontà, riceverà molte percosse; 48 quello invece che, non conoscendola, avrà fatto cose meritevoli di percosse, ne riceverà poche. A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più.

Il capitolo 12 di Luca argomenta del Regno di Dio. È il programma di Cristo alla Comunità. I suoi precetti sono inviti a liberarsi dagli affanni per condividere amore con i fratelli sul modello del Padre. Con "Regno di Dio" infatti Gesù traduce la cura che il Padre si prende di noi, se ci interessiamo del bene degli altri. Audace affido del Regno dalle immense potenzialità al gruppo definito "piccolo gregge". "Non temere! Il Padre si fida di voi". Non mancano le condizioni, esplicitate per collocare in luogo sicuro  cuore e desideri, dove ladri e tarli non possano accedere e consumarne il tesoro.
L'invito è perciò alla vigilanza e al servizio, qualificanti coloro che aspettano il Signore "che torna dalle nozze". Egli infatti non ha scadenze né orari. La sua Comunità lo deve attendere vigilante in servizio e riconoscerlo ad ogni incontro con i fratelli. La "beatitudine" sarà piena. Ammonìto è chi vive distratto e dissoluto. Il ladro non si lascia annunciare e, non ostacolato, saccheggia la casa.
Sobrietà e vigilanza d'attesa garantiranno al servitore la ricompensa quando ritornerà il Signore.
Pietro chiese se il richiamo fosse esclusivo per i seguaci, o rivolto tutti. La risposta senza appello è per lui e per tutti gli amministratori cui è stato dato di più, e perciò sarà richiesto di più.

venerdì 2 agosto 2019

Fra' Domenico Spatola: A chi toccherà ciò che hai guadagnato?

Un tale dalla folla disse a Gesù:
"Intervieni tu,
per dire a mio fratello
di dividere il fardello
della paterna eredità!"
Ma egli a lui rispose:
"Queste cose
non son di mia pertinenza.
Cercate piuttosto di farne senza,
perché, dall'abbondanza,
vita non sopravanza".
E raccontò del ricco
che aveva fatto il picco
di ricchezza.
Volea più ampiezza
per porvi i suoi raccolti.
"Demolirò i locali incolti
e costruirò più grandi magazzini
che accoglieranno numerosi tini,
e farò rifugio sano
alla gran quantità di grano.
Poi dirò a me stesso:
non fare il fesso,
disponi ricchezza.
In dissolutezza
vivi tua nuova vita:
mangia, bevi e falla ardita
nel gran divertimento!"
Scontento
fu Dio di quel suo ragionare,
e disse a lui: "Stanotte ti verrò a bussare.
A chi toccherà  ciò che hai guadagnato?"
"Così - concluse il Signore - privato
delle ricchezze
sarà chi ha accumulato
senza averlo mai donato".

Fra' Domenico Spatola

Commento di fra' Domenico Spatola al Vangelo della XVIII domenica del Tempo ordinario (anno C): Luca 12, 13-21

Uno della folla gli disse: «Maestro, di' a mio fratello che divida con me l'eredità». 14Ma egli rispose: «O uomo, chi mi ha costituito giudice o mediatore sopra di voi?». 15E disse loro: «Fate attenzione e tenetevi lontani da ogni cupidigia perché, anche se uno è nell'abbondanza, la sua vita non dipende da ciò che egli possiede». 
16Poi disse loro una parabola: «La campagna di un uomo ricco aveva dato un raccolto abbondante. 17Egli ragionava tra sé: «Che farò, poiché non ho dove mettere i miei raccolti? 18Farò così - disse -: demolirò i miei magazzini e ne costruirò altri più grandi e vi raccoglierò tutto il grano e i miei beni. 19Poi dirò a me stesso: Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; ripòsati, mangia, bevi e divèrtiti!». 20Ma Dio gli disse: «Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato, di chi sarà?». 21Così è di chi accumula tesori per sé e non si arricchisce presso Dio».

Gesù stava parlando della fiducia nell'amore del Padre provvidente,  quando viene interrotto da un tizio tra la folla che vuol coinvolgere Gesù nelle sue questioni di eredità con il fratello. Il Signore prende le distanze e insieme anche lo spunto per parlare delle insidie della ricchezza. Sempre ingiusta perché accumulata a danno degli altri, e frutto di amore non condiviso. La parabola è il severo giudizio che la vita impone. Il ricco, che pensa solo a se stesso, è soltanto povero, perché, secondo il Vangelo, si possiede solo ciò che si dona. Il ricco è colui che tutto conserva per sé e, sopraggiunta la morte, lascia agli eredi un frutto avvelenato,  perché fonte di divisioni. Il mondo gira attorno al denaro e al suo potere, Gesù mette in guardia che la felicità non dipende dal possedere ma dalla condivisione, atteggiamento che ci fa figli di Dio perché meglio ci fa assomigliare al Padre.

Fra' Domenico Spatola
Nella foto: Il ricco stolto (dipinto di Rembrandt)

sabato 27 luglio 2019

Fra' Domenico Spatola: Signore, insegnaci a pregare!

Gesù, che a pregare stava,
un discepolo lo supplicava:
"Insegnaci a pregare,
come il Battista con i suoi suol fare".
A lui gli altri fecero coro,
ed egli disse loro:
"Quando il Padre pregate,
nome suo santificate,
e, a segno,
chiedete il Regno
e per ogni giorno il pane,
col perdono per cose vane;
e a ogni debitore
mostrate il cuore,
e il Padre, perché non entriate in confusione, 
non vi abbandona alla tentazione".
Disse poi a commento:
"Se a casa in un momento
giunge l'amico tuo inatteso,
non ti sentirai offeso
se chiede a te tre pani a mezzanotte,
perché un amico per le sue rotte
a lui improvviso è arrivato.
Sarà non rifiutato
da te quanto ti chiede,
per l'insistenza cui non soprassiede".
Aggiunse Gesù: "Chiedete,
e nel nome mio otterrete,
perché, se chi ha figlio
richiedente un pesce,      

con serpe non se ne esce.
O se gli chiede le uova
non gli darà una serpe che cova.
Se voi - dunque - pur  cattivi
non date cibi già retrivi,
quanto più darà a vostro vanto
il Padre a voi lo Spirito Santo".


Fra' Domenico Spatola

Commento di fra' Domenico Spatola al vangelo della XVII domenica del tempo ordinario (anno C): Luca 11, 1-13

Gesù si trovava in un luogo a pregare; quando ebbe finito, uno dei suoi discepoli gli disse: «Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli». 2Ed egli disse loro: «Quando pregate, dite:
Padre,
sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno;
3dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano,
4e perdona a noi i nostri peccati,
anche noi infatti perdoniamo a ogni nostro debitore,
e non abbandonarci alla tentazione».


5Poi disse loro: «Se uno di voi ha un amico e a mezzanotte va da lui a dirgli: «Amico, prestami tre pani, 6perché è giunto da me un amico da un viaggio e non ho nulla da offrirgli», 7e se quello dall'interno gli risponde: «Non m'importunare, la porta è già chiusa, io e i miei bambini siamo a letto, non posso alzarmi per darti i pani», 8vi dico che, anche se non si alzerà a darglieli perché è suo amico, almeno per la sua invadenza si alzerà a dargliene quanti gliene occorrono.
9Ebbene, io vi dico: chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. 10Perché chiunque chiede riceve e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto. 11Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pesce, gli darà una serpe al posto del pesce? 12O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione? 13Se voi dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro del cielo darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono!».

Gesù prega. Ma non basta il modello per i discepoli che si ispirano ad altro chiedendo al Signore che dia indicazioni sulla preghiera, come fa il Battista con i suoi. In precedenza Gesù li aveva messo in guardia dal volgersi a Dio alla stregua di  pagani e farisei, avendo assimilato, in altra circostanza, a questi ultimi anche i seguaci di Giovanni. Ampolloso ed insistente era il loro modo di pregare e dettagliata era la richiesta a Dio su cosa dare. Feriale e intima è al contrario la proposta di Gesù del Padre che previene i bisogni dei figli, prima che essi ne facciano richiesta.  Dritto al cuore il suo insegnamento: "Dite: Padre che sei nei cieli". Sfera ormai solo sua perché definitivamente evacuata dalle credute potenze intermedie, influenzanti i destini umani. Per Gesù il Padre non necessita di intermediari che ne condizionino la cura dei figli. Fiducia dunque totale e così "santificare" il suo nome sperimentandolo familiare e paterno. Si estenda in tal modo il suo Regno, che però è presente. "Pane quotidiano" è il "supersostanziale"  (oltre la sostanza). Si fa Eucaristia e Parola, a espressione d'amore. Il perdono ricevuto va donato come remissione di debiti, perché nella comunità di Gesù non ci siano debitori. Certificata è la sua assistenza nella prova, con la "paternità" divina incondizionata. Quella umana è trattata a confronto cogente per il  "tanto più" dell'amore del Padre che sa dare solo cose buone a chi gliele chiede. L'insegnamento si fa preghiera al Padre per ottenere  lo Spirito Santo, che dell'amore è pienezza.

Fra' Domenico Spatola
Nella foto: Cristo orante (Mendoza)

giovedì 18 luglio 2019

Fra' Domenico Spatola: Addio a Camilleri

Innamorato della sua terra, l'ha immortalata nel solco dell'eredità dei grandi Pirandello e Sciascia e della tradizione teatrale che gli Scrittori della Magna Grecia stimmatizzarono con personaggi resi immortali per i pregi e i difetti. 
Camilleri non meno icastico a sancire, pur nella ferialità, icone narrative assurte a modelli scanzonati ma solo apparente era il disimpegno di vita, guardata col distacco dell'esperto delle umane vicende. Coerente con i valori a dignità, esaltata da passione filtrata dalla sua anima, benevola anche nelle complicazioni mai artificiose e con l'ironia di chi, per alleggerire, sdrammatizza esaminando tuttavia col pungolo severo e scientifico ma non senza la personale sottile amarezza che s'arrende alle sorti umane determinate dal fato, baro e avverso. 
Ci era simpatico nel muovere i suoi personaggi, pedine di un progetto predestinato come nelle Tragedie greche.
Il Camilleri che mi mancherà e di cui piangerò l'assenza è quello delle lotte per la libertà così minacciata in questi tempi. Ma la sua voce, negli Scritti appassionanti, echeggerà a edificare e correggere, ma anche a dilettare chi in essi saprà approfittare per trovare spazi di felicità per l'anima.

Fra' Domenico Spatola 

Fra' Domenico Spatola: La parte migliore

Entrato Gesù in un villaggio,
nuovo messaggio
diede alle sorelle
Marta e Maria, che non gemelle
eran di ideali.
Maria offriva a Gesù cure speciali
ascoltando, seduta
attenta e muta,
la Parola ai piedi del Signore
così testimoniava amore.
Invece era distratta
e dai molti servigi attratta
Marta, che impertinente
dice che Gesù è "indifferente"
a lasciarla sola,
perché trattien Maria alla sua scuola.
Il Signore a lei rispose:
"Marta, in molte cose
poni affanni,
creando danni.
Di una c'è bisogno
e scelta da Maria come sogno.
Quella parte a lei non sarà tolta,
fallo anche tu, e non sarai sconvolta!"

Fra' Domenico Spatola
Nella foto: Dipinto del Tintoretto

Commento di fra Domenico Spatola al Vangelo della XVI domenica del tempo ordinario (anno C): Luca 10, 38-42


Mentre erano in cammino, entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo ospitò. 39Ella aveva una sorella, di nome Maria, la quale, seduta ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola. 40Marta invece era distolta per i molti servizi. Allora si fece avanti e disse: «Signore, non t'importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti». 41Ma il Signore le rispose: «Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, 42ma di una cosa sola c'è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta».

Nel villaggio di Betania, Gesù  ha i suoi affetti.  Una comunità che già ha compreso la sequela. Rappresentativa è Maria che, accovacciata ai piedi del Maestro, è la discepola del "nuovo" messaggio. Non la fatica le si chiede, ma solo l'ascolto.  È la scelta migliore di chi sa che la Parola non va meritata ma accolta. Marta è il polo espressivo di logiche meritocratiche e veterotestamentarie. Marta pensa ancora come nell'antica Alleanza. Gesù la vuole traghettare nella "Nuova", e le propone a modello colei che ha scelto "la parte migliore".

Fra' Domenico Spatola
Nella foto: Erasmus Quellinus II, Jan Fyt – Cristo nella casa di Marta e Maria, 1650-75, Palais des Beaux-Arts de Lille

martedì 9 luglio 2019

Fra' Domenico Spatola: "Fai anche tu a imitazione!"

Uno scriba, a tentazione,
chiese a Gesù assicurazione
"per aver la vita eterna".
Gli rispose: "Della Legge qual interna
Scrittura la sorregge?
Cosa ognun legge?"
Lo scriba a lui rispose:
"Ama Dio con le tue cose:
con il cuore e con la mente
e la forza più ingente.
E, a suo secondo messo,
ama il prossimo come te stesso".
La risposta parve saggia
a Gesù che Scriba omaggia:
"Fai questo per la vita
e così l'avrai infinita".
Ma il tale non s'arrese
e il messaggio non comprese:
"Chi è il vicino
da amar fin dal mattino?"  
All'affanno suo curioso
il racconto fu prodigioso:
"Un uomo da Gerusalemme,
lemme lemme,
scendeva a Gerico e, per  strada,
s'imbattè nei briganti di contrada,
che lo derubarono,
e tutto lo lasciarono
quasi morto.
A corto,
un sacerdote per stessa via,
lo vide e ("così sia!")
passò oltre.
Anche un levita inoltre
non gli diè attenzione,
dritto per la sua destinazione.
Unico il Samaritano
a lui diede una mano,
e, a compassione,
ne medicò ferite e infezione
versandovi olio e vino.
Ripreso poi il cammino
sulla cavalcatura,
lo portò ove cura
si prese di lui l'albergatore
che di due denari si fece creditore.
"Attento a lui - gli disse - fino al ritorno,
il resto te lo rifonderò tutto quel giorno".
Allo Scriba rivolto,
Gesù chiese: "Chi coinvolto
fu dei tre da apparir vicino?"
Gli rispose: "Chi del suo destino
ebbe compassione".
"Fallo anche tu -  gli disse - a imitazione!"

Fra' Domenico Spatola
Nella foto: Il buon samaritano. Dipinto di Fetti Domenico

Commento di fra' Domenico Spatola al Vangelo della XV domenica del Tempo Ordinario: Luca 10, 25-37


Ed ecco, un dottore della Legge si alzò per metterlo alla prova e chiese: «Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?». 26Gesù gli disse: «Che cosa sta scritto nella Legge? Come leggi?».27Costui rispose: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza econ tutta la tua mente, e il tuo prossimo come te stesso». 28Gli disse: «Hai risposto bene; fa' questo e vivrai».
29Ma quello, volendo giustificarsi, disse a Gesù: «E chi è mio prossimo?». 30Gesù riprese: «Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e cadde nelle mani dei briganti, che gli portarono via tutto, lo percossero a sangue e se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. 31Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e, quando lo vide, passò oltre. 32Anche un levita, giunto in quel luogo, vide e passò oltre. 33Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto, vide e ne ebbe compassione. 34Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi lo caricò sulla sua cavalcatura, lo portò in un albergo e si prese cura di lui. 35Il giorno seguente, tirò fuori due denari e li diede all'albergatore, dicendo: «Abbi cura di lui; ciò che spenderai in più, te lo pagherò al mio ritorno». 36Chi di questi tre ti sembra sia stato prossimo di colui che è caduto nelle mani dei briganti?». 37Quello rispose: «Chi ha avuto compassione di lui». Gesù gli disse: «Va' e anche tu fa' così».

Il dottore della Legge conosce i comandamenti  del rapporto con Dio,  ma ha perplessità su chi esercitare il secondo dettato dell'amore.
"Chi è il mio prossimo?".
Lo ha sempre identificato nel connazionale e mai tra coloro che ha ritenuto nemici d'Israele. Con la sua domanda offre a Gesù l'occasione di definire il "prossimo", col correttivo posto da Gesù  di "come farsi prossimo?". La parabola del "buon Samaritano" risponde al quesito.
Un uomo, scendendo da Gerusalemme a Gerico, si imbatte nei briganti che lo depredano lasciandolo a terra moribondo. In successione sullo stesso tragitto compaiono due personaggi, emblematici dell'istituzione religiosa: un sacerdote e un levita. Essi, tarpati da obblighi di purità sacrale, evitano il contagio del sangue che sarebbe ostativo all'esercizio nel tempio, e passano oltre. Un Samaritano sullo stesso tragitto, svincolato da obblighi di Legge, può soccorrere il malcapitato per la sola compassione. Disinfetta le sue ferite con olio e vino e continua l'opera di misericordia, caricandolo sulla cavalcatura per il vicino ostello, dove l'albergatore si prenderà cura di lui. Gli promette, oltre i due denari già versati, l'ulteriore  ricompensa al ritorno.
A racconto ultimato, Gesù capovolge la domanda del richiedente: "Chi è il mio prossimo?" e gli domanda:  "Chi si è fatto prossimo del povero sventurato?".
Il dottore della Legge comprende, e l'invito è consequenziale: "Va', e anche tu fai lo stesso! ".

Fra' Domenico Spatola
Nella foto: "Il buon Samaritano" di Vincent Van Gogh

venerdì 5 luglio 2019

Fra' Domenico Spatola: I nomi scritti in cielo

Nuova compagnia Gesù volle
di settantadue discepoli dalle zolle
varie e diverse,
perché notizie sue più terse,
annunziassero, andando "a due a due"
e recandosi nei villaggi con le sue
sagge raccomandazioni:
"La messe a provvigioni
è abbondante
mentre le mani a lavorar non sono tante.
Pregate dunque il padrone della messe
perché le stesse
siano numerose.
Andate né sian paurose
le vostre attese,
e in faccia ai lupi
non sian cupi
i vostri pensieri,
ma solo fieri
senza portar né borsa né bisaccia
né andare a caccia     
a temporeggiare
fermandovi per strada a salutare.
Entrando in ogni casa, prima dite:
'Pace' e a ognuno la servite.
Quando nelle città vi accoglieranno,
mangiate di ciò che vi prepareranno,
guarendo gli ammalati e, a chi l'ha in oblio,
direte: vicino è a voi il Regno di Dio".
Dalla missione tornarono contenti
i discepoli che, senza stenti,
avean domato demòni
producendo anche guarigioni
ma, col solito suo far, a lor rivolto
Gesù disse: "Sconvolto
è il cielo e di felicità al culmine
ho visto Satana cadere come fulmine
nella polvere,
e nuovo poter vi do da assolvere
sullo scorpione e sul serpente
che contro voi non  potranno fare niente.
Ma più che dei demòni sottomessi,
rallegratevi che scritti i vostri nomi stessi
son nel cielo.
Questo sia per voi il mio vangelo!"

Fra' Domenico Spatola

Commento di fra Domenico Spatola al Vangelo della XIV domenica del tempo ordinario (anno C): Luca 10, 1-12,17,20

Missione dei settantadue discepoli
1 Dopo questi fatti il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi. 2Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe!3Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; 4non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada. 5In qualunque casa entriate, prima dite: «Pace a questa casa!». 6Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi.7Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all'altra.8Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, 9guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: «È vicino a voi il regno di Dio». 10Ma quando entrerete in una città e non vi accoglieranno, uscite sulle sue piazze e dite:11«Anche la polvere della vostra città, che si è attaccata ai nostri piedi, noi la scuotiamo contro di voi; sappiate però che il regno di Dio è vicino». 12Io vi dico che, in quel giorno, Sòdoma sarà trattata meno duramente di quella città.
Ritorno dei discepoli
17I settantadue tornarono pieni di gioia, dicendo: «Signore, anche i demòni si sottomettono a noi nel tuo nome». 18Egli disse loro: «Vedevo Satana cadere dal cielo come una folgore. 19Ecco, io vi ho dato il potere di camminare sopra serpenti e scorpioni e sopra tutta la potenza del nemico: nulla potrà danneggiarvi. 20Non rallegratevi però perché i demòni si sottomettono a voi; rallegratevi piuttosto perché i vostri nomi sono scritti nei cieli».

Dalla Samaria nuovi discepoli seguivano Gesù. "Settantadue" i componenti, quanti erano ritenuti dal libro della Genesi (cap. X) i popoli della terra. A vocazione universalistica è dunque convocata questa nuova Comunità di seguaci, dal momento che quella dei "Dodici" aveva accusato fallimento per l'ideologia nazionalistica dell'Israele "dominatore dei popoli".
Gesù inviò, e stavolta a efficienza, i nuovi discepoli "a due a due" in ogni parte, previ  i suggerimenti di una testimonianza che non contraddicesse l'annuncio. L'equipaggiamento da indossare doveva avere i crismi dell'essenzialità ed contrari alle logiche del potere, dell'avere e del primeggiare, che costituiscono le leve delle ideologie del mondo. Per la sopravvivenza economica e alimentare dovevano  fidarsi della Provvidenza. Loro compito era "portare pace", favorendo la vita piena ad ogni persona. Abbattuti i divieti di entrare in qualunque casa,  dovevano rivolgersi ad ogni persona senza più i pregiudizi etnici e religiosi. I cibi non dovevano essere più parametrati sul dilemma del "puro o impuro". L'accoglienza sarebbe stata un benedizione per la casa ospitante, ma anche l'eventuale rifiuto non doveva causare rancore. Le indicazioni serviranno anche per i missionari del tempo di Luca e della Chiesa post-pasquale.
Al ritorno dalla missione, i discepoli erano pieni di gioia: "anche i démoni - dicevano - si sottomettevano alla nostra  parola". Avevano annunciato il Padre che, "buono verso tutti, fa sorgere il sole sui buoni e sui cattivi", e perciò nel suo cielo non c'era spazio per un dio "giudice" e per il suo "satana",  l'accusatore che additasse i peccatori da condannare. Gesù l'aveva visto precipitare dal cielo come folgore e perciò ne dichiarava la fine, mentre per la forza liberante del Vangelo,  "i vostri nomi sono scritti nel cielo".

Fra' Domenico Spatola
Nella foto: icona dei 72 discepoli

venerdì 28 giugno 2019

Fra' Domenico Spatola: Sequela di Gesù per il divin Regno

A compimento di sua elevazione,
Gesù  prese ferma decisione:
verso Gerusalemme mettersi in cammino
a consumare lì il proprio suo destino,
e come fa qualunque re
messi inviò davanti a sé.
Essi però a oltraggio
entrarono nel villaggio
di Samaria
a preparargli la via.
Gli abitanti offesi non li accolsero
e Giacomo e Giovanni a Gesù si volsero
a chiedere dal cielo che li consumi
il fuoco che in testa aveano con tanti fumi.
Il rimprovero del Maestro fu folgorante
e per altro villaggio s'incamminarono all'istante.
Mentre della contrada percorrevano la strada,
un tal gli disse: "Ovunque tu vada
io ti seguirò".
Non si turbò
Gesù, che gli rispose
con tal parole e altre chiose:
"Le volpi hanno tane
e gli uccelli dimor non vane,
ma al Figlio dell'uomo non resta
neppure ove posar la testa".
A un altro impose la sequela,
ma quegli altra vela:
"andar -diceva- prima a seppellire
chi generato l'avea senz'altre mire".
"Lascia -gli rispose- che i morti
vivano loro sorti,
tu invece fa' come ti dico io:
va' e annuncia il Regno di Dio!".
Un altro disse: "Ti seguirò, Signore,
ma lasciami congedare con onore".
Gesù a lui rispose:
"Per Dio urgon altre cose:
chiunque all'aratro sua mano metta
e poi al passato continua a dare retta
si comporta come un matto
perché al divin Regno non adatto!"

Fra' Domenico Spatola
Nella foto: Dipinto di Antonello da Messina

Commento di fra' Domenico Spatola al Vangelo della XIII domenica del Tempo Ordinario (anno C): Luca 9, 51-62b

Mentre stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato elevato in alto, egli prese la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme 52e mandò messaggeri davanti a sé. Questi si incamminarono ed entrarono in un villaggio di Samaritani per preparargli l'ingresso. 53Ma essi non vollero riceverlo, perché era chiaramente in cammino verso Gerusalemme. 54Quando videro ciò, i discepoli Giacomo e Giovanni dissero: «Signore, vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?». 55Si voltò e li rimproverò. 56E si misero in cammino verso un altro villaggio.
Come seguire Gesù
57Mentre camminavano per la strada, un tale gli disse: «Ti seguirò dovunque tu vada». 58E Gesù gli rispose: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell'uomo non ha dove posare il capo». 59A un altro disse: «Seguimi». E costui rispose: «Signore, permettimi di andare prima a seppellire mio padre». 60Gli replicò: «Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu invece va' e annuncia il regno di Dio». 61Un altro disse: «Ti seguirò, Signore; prima però lascia che io mi congedi da quelli di casa mia». 62Ma Gesù gli rispose: «Nessuno che mette mano all'aratro e poi si volge indietro è adatto per il regno di Dio».

Si avvicinavano i giorni del suo "esodo": la morte in croce e la "elevazione" al cielo ("rapimento" come per Elia). A tale scopo Gesù inizia "il viaggio" che Luca narra in dieci capitoli. La destinazione è Gerusalemme e il suo tempio, che verrà denunciato "covo di ladri!", ma la meta finale sarà il Monte degli Ulivi da dove il Cristo si eleverà in cielo.
Alcuni discepoli furono inviati per preparare i villaggi ad accogliere Gesù nel suo passaggio, ma il rifiuto dei Samaritani fu netto e provocato dagli stessi messaggeri, che presentavano "il figlio di Davide" alla conquista di Gerusalemme e a dominare i popoli. I "Boanerghes" ("figli del tuono") Giovanni e Giacomo pretendevano dal  Maestro che emulasse Elia il quale aveva fatto piovere dal cielo fuoco sugli idolatri. "Si voltò a rimproverarli".
In altro villaggio, Gesù  detterà le condizioni della di lui sequela. Chi vuol un futuro agiato, viene dissuaso dal Maestro, "nulla tenente" e che "non ha nemmeno dove posare il capo". Chi, invitato ("seguimi!"), obietta i previ adempimenti della tradizione ("seppellire i morti"), viene incoraggiato a "lasciare che i morti seppelliscano  i loro morti". Terza tipologia è di chi si propone,  ma non prima di "congedarsi da quelli di casa", ritenendo ancora  possibile l'attardarsi di Eliseo quando fu chiamato da Elia. La risposta del Maestro è nell'urgenza del Vangelo: "l'aratro" avviato non permette nostalgie del passato o rimpianti.

Fra' Domenico Spatola
Nella foto: Dipinto del Masaccio