venerdì 24 maggio 2019

Fra' Domenico Spatola: Gesù, chiedevi amore

Gesù, chiedevi il cuore,
per porvi le dimore,
la tua e la paterna
e dare vita eterna
con il Consolatore.
"Lo Spirito d'ogni scibile dottore
- dicevi - a sazietà
v'insegnerá
ciò che v'ho detto,
facendolo capir sotto ogni aspetto".
E, a chi di custodirla era capace,
lasciavi anche la tua pace.
Non come il mondo la donavi,
mentre i tuoi incoraggiavi
a non aver timore:
essendo tu il Signore
al Padre ritornavi
e loro preparavi
al gran passaggio
chiedendo sol coraggio,
e, all'evento,
ognun doveva essere contento.


Fra'  Domenico Spatola 

Commento di fra' Domenico Spatola al Vangelo della Sesta Domenica di Pasqua: Giovanni 14, 23-29

Gli rispose Gesù: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. 24Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato.
25Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi.26Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto. 
27Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore. 28Avete udito che vi ho detto: «Vado e tornerò da voi». Se mi amaste, vi rallegrereste che io vado al Padre, perché il Padre è più grande di me. 29Ve l'ho detto ora, prima che avvenga, perché, quando avverrà, voi crediate.


"Verremo a lui e dimoreremo in lui ".
È  il rivoluzionario capovolgimento del rapporto dell'uomo con Dio, di cui ora egli diventa "dimora" se ama  e, come Gesù, impegna vita e tutte le energie in favore degli altri. Garante è il Paraclito ("Protettore"), lo Spirito che il Padre manderà.
La sua azione previene le emergenze future, perciò la Comunità deve sentirsi serena. Lo Spirito aggiornerà le risposte del Vangelo ai bisogni che emergeranno di volta in volta dalla società. Insegnerà, consentendo di ricordare quanto detto da Gesù, riformulandolo per adattarlo alle nuove situazioni della Comunità. "La pace", consegnata da Gesù ai suoi, è dono di vita, senza analogia con la pace ("tregua")
che dà il mondo. Andando al Padre, Gesù dichiarò di non separarsi, ma fa più intensa la sua presenza, che i discepoli dovranno rendere visibile con azioni d'amore.

Fra' Domenico Spatola 
Nella foto: Dipinto di Antonello da Messina

venerdì 17 maggio 2019

Fra' Domenico Spatola: Comandamento nuovo

Lasciasti a noi in memoria
ciò ch'è di tua gloria.
Assente Giuda,
per denaro che non suda,
 Gesù, ai tuoi, dicesti a promo:
"Il Figlio dell'uomo
ora è glorificato
da Dio in lui manifestato:
e gloria dal Padre avrà
in stessa fedeltà.
Ciò avverrà presto!"
A questo
aggiungesti
ai seguaci mesti:
"Figlioli, un poco ancora
con voi vivrò dimora,
ma a restar io provo,
con un comando nuovo,
perché  l'amore mio
mai cada in oblio,
amatevi a vicenda,
e a tal leggenda
vi diranno miei seguaci:
se d'amor sempre capaci!".


Fra' Domenico Spatola
Dipinto di Hoffmann

Commento di fra' Domenico Spatola al Vangelo della quinta domenica di Pasqua: Giovanni 13,31-33a.34-35

Quando fu uscito, Gesù disse: «Ora il Figlio dell'uomo è stato glorificato, e Dio è stato glorificato in lui. 32Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito. 33Figlioli, ancora per poco sono con voi; voi mi cercherete ma, come ho detto ai Giudei, ora lo dico anche a voi: dove vado io, voi non potete venire. 34Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri. 35Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri».

"Amatevi come io vi ho amati". Fu l' unico comandamento da Gesù consegnato ai suoi nell'ultima Cena. Aveva lavato loro i piedi e l'additava a distintivo della sua Comunità, per la nuova relazione con Dio. Con tal vangelo, l'uomo non era più chiamato a obbedire ma ad assomigliare al Padre, amando come lui.
L'amore, che non può essere imposto, viene da Gesù detto "comandamento" per contrapporlo a "quelli di Mosè", ed è "nuovo" il suo, cioè di qualità migliore e da preferire.
Con "come io vi ho amato"  commentava il servizio della "lavanda dei piedi", esplicitando la qualità del segno inconfondibile: "Tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri".
Un amore simile doveva diventare la caratteristica d'appartenenza di ogni discepolo.

Fra' Domenico Spatola
Nella foto: La più antica icona sopravvissuta del Cristo PantocratoreVI secoloMonastero di Santa Caterina 

sabato 11 maggio 2019

Fra' Domenico Spatola: Mamma come fiamma

Della mamma si può dire ogni cosa:
che è una rosa
e cuor di figlio vi riposa
Accompagna il suo bambino
nell'impervio suo cammino
con lo stesso amor di latte
nei destini in cui s'imbatte.
Sempre acceso cuor di mamma
né si spegne mai sua fiamma
e se il tempo si fa avaro
suo amor è ancor più caro
e tal ci manca,
quando, stanca
per l'età, essa s'invola
rimane sempre la parola:
"Mamma" balbettata dall'incipiente
e sussurrata dal morente
Essa infatti accompagna
e mai si lagna
di sua creatura
rimanendo tra le cose la sicura.

Fra' Domenico Spatola

Fra' Domenico Spatola: Dai la vita eterna

Gesù, alla folla tu dicevi
che un gregge avevi:
eran le pecorelle
ai tuoi occhi tutte belle,
attente alla tua voce
appresso alla tua croce.
Per loro doni vita
generosa e infinita
e nessuno le porterà lontano
perché le tieni strette in mano.
Del Padre sono il dono
e con te ancora sono.
Parli del paterno affetto
a te suo Figlio prediletto
e dell'unità una è parola:
"Il Padre ed io siamo una cosa sola".

Fra' Domenico Spatola
Nella foto: Il buon pastore (Moses)

Commento di fra' Domenico Spatola al Vangelo della IV Domenica di Pasqua: Giovanni 10, 27-30

Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. 28Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano. 29Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre. 30Io e il Padre siamo una cosa sola».

Si festeggiava la "Dedicazione".
Annuale riconsacrazione del tempio di Gerusalemme a ricordo di quella ad opera di Giuda Maccabeo del 165 a.C. Detta anche "festa della luce", visibilizzata dall'enorme candelabro acceso per continuare nella notte lo splendore del giorno.
Gesù, proclamatosi  "Luce del mondo", offriva ai credenti in lui vita e libertà da ogni schiavitù.  I capi religiosi, terrorizzati di perdere nella gente prestigio e potere, per la loro convenienza fecero deflagrare un conflitto. Gesù li sconfessò "non appartenenti al suo gregge", perché "sue pecore erano coloro che lo conoscono e che egli ama, dando per esse la propria vita".  In ascolto della sua voce esse lo seguono, riconoscendo nella sua parola quella del Padre che comunica vita eterna. Gli provengono dal Padre, e nessuno le potrà strappare dalla sua mano. "Pastore vero" polemizza con i  "falsi"; ladri del gregge di Dio, per i propri interessi. Gesù riuscirà nella missione garantita dal Padre con cui è "Uno" e insieme comunica la vita ai suoi.

Fra' Domenico Spatola
Nella foto: Salvador Mundi di Leonardo da Vinci

venerdì 3 maggio 2019

Fra' Domenico Spatola: La missione

Stavan con Simon Pietro,
e a lui dietro,
Tommaso "il gemello"
e Natanaele,  ch'era quello
di Cana di Galilea
e chi avean nomea
di "figli di Zebedeo"
e altri due in corteo.
Ancor tetro
parve Pietro
quando disse: "Vado a pescare".
"Con te - gli risposero - veniamo per remare".
Nella mente però ancor mi frulla
quella pesca sì fasulla.
Venne l'alba
e a lor vista scialba
si fè presente Gesù
invitante a gettar più giù
la rete
ove l'acque eran chete
e profonde
a destra della barca ove l'onde
custodivano il pesce
sì che la rete non si riesce
a tirarla sù.
Riconoscendo ch'era Gesù,
il discepolo prediletto
disse a Pietro in modo assai corretto:
"È il Signore!"
Simone pien d' ardore
cinse ai fianchi la sua veste
e, con maniere spicce e leste,
si gettò in mare
mentre gli altri continuarono a remare
fino alla costa
ov'era la sosta
con il pane e il fuoco
che non era fioco.
Disse Gesù: "portatemi del pesce appena preso!"
Pietro fu sorpreso
dalla moltitudine di pesci grossi:
eran infatti centocinquantatrè molossi
che però non squarciarono la rete.
"Venite -disse loro- e mangerete".
Gesù, preso il pane lo diede loro,
ed essi in coro
mangiarono anche il pesce.
Fu la terza volta in cui riesce
Gesù a parlare con i suoi
e a Pietro domandar:
"Se vuoi
amarmi più degli altri".
Non scaltri
parvero suoi commenti
ma con tre lenti
e diretti suoi quesiti
Gesù ottenne da Pietro
rinsaviti
propositi da divenir Pastore
del gregge del Signore.

Fra' Domenico Spatola
Nella foto: Dipinto di Raffaello

Commento di fra' Domenico Spatola al Vangelo della Terza Domenica di Pasqua: Giovanni 21, 1-19


Gesù risorto e i discepoli
1 Dopo questi fatti, Gesù si manifestò di nuovo ai discepoli sul mare di Tiberìade. E si manifestò così: 2si trovavano insieme Simon Pietro, Tommaso detto Dìdimo, Natanaele di Cana di Galilea, i figli di Zebedeo e altri due discepoli. 3Disse loro Simon Pietro: «Io vado a pescare». Gli dissero: «Veniamo anche noi con te». Allora uscirono e salirono sulla barca; ma quella notte non presero nulla.
4Quando già era l'alba, Gesù stette sulla riva, ma i discepoli non si erano accorti che era Gesù.5Gesù disse loro: «Figlioli, non avete nulla da mangiare?». Gli risposero: «No».6Allora egli disse loro: «Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete». La gettarono e non riuscivano più a tirarla su per la grande quantità di pesci. 7Allora quel discepolo che Gesù amava disse a Pietro: «È il Signore!». Simon Pietro, appena udì che era il Signore, si strinse la veste attorno ai fianchi, perché era svestito, e si gettò in mare. 8Gli altri discepoli invece vennero con la barca, trascinando la rete piena di pesci: non erano infatti lontani da terra se non un centinaio di metri.
9Appena scesi a terra, videro un fuoco di brace con del pesce sopra, e del pane.10Disse loro Gesù: «Portate un po' del pesce che avete preso ora». 11Allora Simon Pietro salì nella barca e trasse a terra la rete piena di centocinquantatré grossi pesci. E benché fossero tanti, la rete non si squarciò.12Gesù disse loro: «Venite a mangiare». E nessuno dei discepoli osava domandargli: «Chi sei?», perché sapevano bene che era il Signore. 13Gesù si avvicinò, prese il pane e lo diede loro, e così pure il pesce.14Era la terza volta che Gesù si manifestava ai discepoli, dopo essere risorto dai morti.
Gesù e Pietro
15Quand'ebbero mangiato, Gesù disse a Simon Pietro: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami più di costoro?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pasci i miei agnelli». 16Gli disse di nuovo, per la seconda volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pascola le mie pecore». 17Gli disse per la terza volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi vuoi bene?». Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli domandasse: «Mi vuoi bene?», e gli disse: «Signore, tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene». Gli rispose Gesù: «Pasci le mie pecore.18In verità, in verità io ti dico: quando eri più giovane ti vestivi da solo e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti vestirà e ti porterà dove tu non vuoi». 19Questo disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio. E, detto questo, aggiunse: «Seguimi».

Disattendendo al comando del Signore che li inviava in missione, i discepoli avevano ripreso le vecchie occupazioni, seguendo Pietro, che, da leader, decideva di andare a pescare. Anche in passato l'avevano seguito, spesso preferendolo al Maestro. La fatica quella notte fu infruttuosa. All'alba venne Gesù, e dalla riva porse a loro parole di tenerezza: "Figlioli, avete qualcosa da mangiare?". Alla risposta negativa, propose di "gettare la rete a destra della barca".  Sorprendente  "moltitudine" quella dei pesci nella rete che non si strappò. Altra "moltitudine" vien qui evocata: quella dei paralitici e  degli emarginati giacenti sotto i cinque portici. Nella Comunità di Gesù ci sarà posto anche per gli esclusi. Il "discepolo prediletto", sa riconoscere Gesù dai segni d'amore. Dice a Pietro: "È il Signore!". Si  vestì Simone, per tuffarsi in mare per raggiungere la riva. Era "nudo", senza cioè  la veste indossata da Gesù per lavare i piedi. 
A riva, i discepoli trovarono pane e il fuoco acceso con del pesce sopra. Erano le caratteristiche inconfondibili di Gesù, sperimentate già "nella moltiplicazione dei pani e dei pesci". Il Risorto chiese collaborazione ed essi gli portarono parte del pescato nel prodigioso numero di centocinquantatrè grossi pesci. A valenza simbolica era il multiplo di cinquanta più il tre della perfezione: ormai le Chiese vivevano la piena Pentecoste. Finito il desinare, Gesù volle sanare con Pietro cui avrebbe affidato il suo gregge. A lui, Cristo chiedeva amore per pascere agnelli e pecorelle. Pietro rispose: "Ti voglio bene!", aggiungendo alla terza volta: "Tu sai tutto!". Ripudiava in tal modo il triplice rinnegamento e la presunzione di conoscersi meglio di come lo potesse conoscere Gesù e finalmente si fidò. L'invito a sequela questa volta non tardò e Gesù gli disse: "Seguimi!"

Fra' Domenico Spatola
Nella foto: dipinto di Duccio di Buoninsegna

martedì 30 aprile 2019

Campionato in poesia: Livorno-Palermo 2-2

Uno scorno
speravamo al Livorno
lo facesse il Palermo,
per non restar fermo
al palo,
perché il lento scalo
ci dà un punto,
mentre altri han già raggiunto
su le vette.
Il primo goal lo scommette
il rigore di Nestarosky
ma a salvare sará Traiacosky
dalla doppietta del nemico
per un pareggio più amico.
Temiamo tanto i tesori
che mietendo pieni allori
altri accrescono a dispetto
di un Palermo circospetto
che ancora fa più floscia
nostra passione alquanto  moscia.
Cosa a noi darà il futuro
forse è un poco prematuro:
ma a restare tra i cadetti
i calzari ci vanno stretti.
Non rinunciamo all' utopia
del Palermo che ancor sia
sogno e vanto da inseguire
Tale ansia a noi lenire
chi ci pensa?
Della A non può far senza
questa bella gran  città
e la nuova Società
che da squadra prendon vanto:
non toglieteci l'incanto!

Fra' Domenico Spatola

Fra' Domenico Spatola: Festa del lavoro

Più dell'oro
è il lavoro.
È ricco
chi ce l'ha
e a picco
va nella vita
chi invano fatica.
E l'impresa
tal da resa
a chi lo cerca
e con la vita alterca.
Il robot fa quello
che cento operai non fanno:
forse è un danno
oppure no.
Il lavoro non può
né deve mancare.
Opportuno è creare
nuove mansioni
non a umiliazioni
della gente
ma in quei campi ove niente
può la robotica
perché  esotica
a sua strutturazione:
ossia l'arte e ciò che è creazione

venerdì 26 aprile 2019

Fra' Domenico Spatola: "Signor mio e Dio mio"

Era la sera del primo giorno
e tutto all'intorno
faceva paura.
Resa sicura
era la porta del luogo
dove sol giogo
era natura.
Fu l'avventura
per i discepoli affranti
e non tutti quanti
eran presenti
mancava per caso
solo Tommaso.
Venne Gesù
che diede di più
la sua pace
che fu capace
di dare a respiro
lo Spirito divo
per il perdono
e l'abbandono
d'inimicizia
e a dovizia
fu grande la gioia,
passata la noia
di quanto accaduto.
Non fu muto
Tommaso
 quando seppe del caso:
"Voglio toccare sue mani
e porre in suoi vani
del cuore mio dito
sarà il mio rito
per credere in lui
e non saranno più bui
i miei pensieri".
Furon severi
i rimbrotti di Cristo
verso quel tristo,
ostinato a negare:
"Mi puoi toccare"
gli disse il Signore
"Ma beato il cuore
che crede
e non vede".
Tommaso ora più pio:
disse: "Signor mio
e mio Dio!".

Fra' Domenico Spatola
Nella foto: Incredulità di Tommaso (Caravaggio)

Commento di fra' Domenico Spatola al Vangelo della seconda Domenica di Pasqua: Giovanni 20, 19-31

19La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». 20Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. 21Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi».22Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. 23A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».
Tommaso incredulo e credente
24Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. 25Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».
26Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c'era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!».27Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». 28Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». 29Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».

Sera di paura. I discepoli stavano rintanati a porte sbarrate per timore dei Giudei. Quel giorno, primo della settimana, si stava chiudendo in delusione, quando irruppe in mezzo il Risorto. Il loro timore s'acquietò nel ricevere la sua "Pace". La stessa comunicata prima di "andare" e ora con l'affido di un nuovo mandato per diffonderla con la stessa gratuità con cui l'avevano ricevuta. Si trattava del perdono, all'intera Umanità, mediato dal Risorto. Li inviò missionari, con la stessa delega avuta dal Padre.
Mancava Tommaso. Difficile per lui non pensare che i compagni avessero visto un fantasma. Vorrebbe toccare per credere. L'ottavo giorno (da qui presero cadenza i ritmi della Eucaristia domenicale), Gesù fu in mezzo ai suoi con Tommaso, finalmente presente: "Metti la tua mano nel posto dei chiodi - gli disse mostrandogli le mani - e il tuo dito nel mio costato, e non essere incredulo ma credente". Esplose, in sintesi corretta, Tommaso da credente: "Signore mio e Dio mio!". Ma il Risorto l'ammonì pure per noi:
"Hai voluto vedere per credere; beati coloro che credono senza vedere!".

Fra' Domenico Spatola
Nella foto: Incredulità di Tommaso (Verniglio)

giovedì 25 aprile 2019

Fra' Domenico Spatola: 25 aprile, sognando libertà


Oggi è il ricordo della Liberazione
da ciò che fu guerra e distruzione.
Lotte partigiane su ambo i fronti
di una Italia che val si confronti
con gli ideali di libertà che severi
chiede impegni in diritti e doveri.
Non è più nemico il fatale nazista
né il camerata nazionalista,
ma è l'avidità degli egoisti
che vogliono di tutto fare acquisti .
Il 25 aprile è data ideale 
per non dimenticare
che la libertà non è conquista
sempre in pista
e, quando è raggiunta,
mai sia disgiunta
dal rispetto
di ciò ch'è retto
dalla giustizia e dall'equità:
essa si costruisce con solidarietà.

Fra' Domenico Spatola

venerdì 19 aprile 2019

Fra' Domenico Spatola: La morte di Gesù. Tratto da: Vangelo di Marco in versi

(Mc 15, 33-41)
All’ora sesta, il buio sulla terra
fece a luce guerra,
all’ora nona
di Gesù voce risuona
con l’alto grido: “Eloì, Eloì, lemà sabachtàni!”,
che significa: “Dio mio, Dio mio,
perché con me non rimani?”
Alcuni dei presenti, ancora in via,
dicevano: “Chiama Elia”,
mentre un tale correva a inzuppar d’aceto
la spugna, e beffardamente lieto,
come manna
la pose sulla canna
per dare a lui da bere:
“Stiamo a vedere
– diceva – se viene Elia,
a fargli compagnia,
o a tirarlo giù!”
Ma furono le ultime parole di Gesù,
che, a sua Comunità, con alto grido,
dello Spirito Santo diede l’affido.
Ma quella sua morte
dell’Umanità cambiò la sorte,
non più divisore fu del santuario il velo
che fino in basso si squarciò dal cielo.
Il centurione, disse al suo spirare:
“Davvero era il Figlio di Dio da amare!”
Osservavano alcune donne da lontano;
tra queste, che invano
si davan pena,
c’era Maria la Maddalena,
condiviso era dolore dall’altra Maria,
che si dice sia
la madre di Giacomo il Minore,
e dei fratelli Giose e Salome.
Altre donne dalla Galilea seguivano,
e, con amore, lo servivano,
durante i giorni bui,
da quando a Gerusalemme salite erano con lui.


Fra' Domenico Spatola: Vangelo di Marco in versi.
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Fra' Domenico Spatola: La coronazione di spine. Tratto da: Vangelo di Marco in versi

(Mc 15, 16-20)
I soldati, nell’atrio del pretorio,
convocarono a mortorio
la coorte, per irridere regalità
di un re a metà,
perché considerato morto.
Con un mantello corto
lo vestirono di rosso
percuotendo, a più non posso,
le membra sue divine,
e coronandogli il capo con acuminate spine.
Inginocchiati e con ipocrite moine,
lo burlavano: “Salve dei Giudei re!
Ecco a te!”
E con la canna a simil scettro,
usata come plettro
gli facean risuonar la testa
sghignazzando a festa
e, piegando le ginocchia
e, sol per spocchia,
gli sputavano con volgarità
a umiliare sua regale dignità.
Dopo tanti scherni,
da vili e vermi
gli strapparono di dosso
la porpora irridente, appiccicata fino all’osso, 
e gli rimisero le vesti
e, lesti,
lo spinsero senza alcuna compassione
fuori città, per la crocifissione.


Fra' Domenico Spatola: Vangelo di Marco in versi.
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Fra' Domenico Spatola: Gesù davanti a Pilato. Tratto da: Vangelo di Marco in versi.

 (Mc 15, 1-5)
A nuova luce il giorno non avea aperto ciglio,
quando i sommi sacerdoti e il gran Consiglio
di scribi e anziani,
senza più infidi e vani
loro temporeggiamenti,
fremendo, fecero precipitare quegli eventi.
Dopo aver Gesù legato,
prigioniero, lo condussero da Pilato,
che lo interrogò sul “perché?”
e se dei Giudei egli fosse il re.
Gesù rispose: “Perché lo chiedi a me?
Se tu l’hai detto”.
I sommi sacerdoti in grande assetto,
l’accusarono in maniere ingiuriose
e di tante cose.
Pilato tornò da Gesù a interrogarlo,
ma suo silenzio sembrava destabilizzarlo:
“Non ti difendi dalle accuse numerose?”
Ma Gesù non gli rispose
sì che, anche se contrariato
Pilato restò meravigliato.




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Fra' Domenico Spatola: Il rinnegamento di Pietro. Tratto da: Vangelo di Marco in versi

(Mc 14, 66-72)
Pietro intanto si scaldava nel cortile,
quando, impertinente e non leggiadro stile,
una serva del sommo sacerdote
lo fissò e, con parole ormai note,
puntò su lui il dito e senza freno:
“Anche tu – gli disse – eri col Nazareno!”
Ma egli, scoperto e rattristato,
con fare contrariato
negò:
“Non capisco – disse – e non so
quello che tu vuoi dire!”
Era svanito di Pietro il tracotante ardire,
e, appena fuori dal cortile,
non poté non udire il vile
gallo cantare la prima volta.
Ma la serva lo seguì per l’altra svolta,
e, senza titubanza,
ripetè ad oltranza
davanti ai presenti più straniti:
“Anche costui fa parte dei falliti!”
Ma Pietro ripeté suo diniego.
mentre tutti in coro a sussiego:
cantilenavano: “Canta e fai l’Orfeo,
dillo che anche tu sei Galileo!”
Ma egli, imprecò
e spergiurò:
“Non conosco quell’uomo che voi dite,
è troppo mite
per essere il Messia.
Io di lui neppure so chi sia!”
Il gallo, suonò sua tromba,
che ancor quel canto in ogni regione rimbomba.
Per Pietro fu la tomba
della sua caduta,
ricordando la parola di Gesù avveduta:
“Prima che il gallo canterà due volte,
per tre volte, prove saran raccolte
che vita mia da te sarà svenduta”.
E, a conversione già avvenuta,
angosciato suo pianto
fu amaro e tanto.



Fra' Domenico Spatola: Vangelo di Marco in versi
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Nella foto: dipinto di Caravaggio

Fra' Domenico Spatola: Il tradimento di Giuda. Tratto da: Vangelo di Marco in versi

(Mc 14, 10-11)
Era Giuda un discepolo di Cristo,
e con lui volle fare un grosso acquisto.
“Iscariota” veniva chiamato
e tra i Dodici annoverato.
Egli andò per tradire il Maestro,
che, a suoi gusti, non aveva più l’estro
del Messia da lui immaginato
“vittorioso” e “coi nemici spietato”.
Si recò dai sommi sacerdoti
per saziare d’avidità i suoi moti.
Quelli gioirono per l’inattesa fortuna
come se avessero preso la luna.
Gli promisero parecchio denaro,
ma il prezzo infin si rivelò avaro:
quanto da Giuda venne richiesto
i sacerdoti, nel modo più lesto,
trenta monete gli misero in mano,
sì che ormai ripensamento suo fu vano,
e dal frangente fino al precipizio,
ad arrestarlo cercò tempo propizio.


Il Vangelo di Marco, preferito per strategica essenzialità di narrazione, discorre in elegante sequenza di quadretti o finestre per la luce del messaggio che, anche con simboli, produce ansia di bellezza nella fedeltà al testo. Il libro servirà ai piccoli e agli adulti, e ciò ripagherà la mia fatica e quella degli editori che vi hanno creduto.
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Nella foto: Il bacio di Giuda (Caravaggio)

Fra' Domenico Spatola: ll Cristo, come seme nell'orto

Non dormii quella notte.
Tante eran lotte
nel sonno a tormento.
Non fui lento
ad andare alla tomba,
con il cuore che ancora rimbomba
di dolore e speranza,
che avanza
a paura
di trovare la morte sicura.
E il sepolcro era aperto
e vi entrai circospetto:
vidi i teli e il sudario di morte
ma il Cristo avea già aperto le porte.
Era in strada
e andava in contrada
di Emmaus al villaggio,
facendo coraggio
a due suoi seguaci
dicendo veraci
le Scritture sul suo conto
e, quando fu pronto
a spezzare loro il pane,
non furon più vane
le loro pretese
e, senza più attese
tornarono indietro
dai discepoli e Pietro,
a dir che il seme nell'orto:
è Cristo risorto!

Fra' Domenico Spatola
Nella foto: La Resurrezione (Rubens)

Commento di fra' Domenico Spatola al Vangelo della notte di Pasqua: Luca 24, 1-12


1 Il primo giorno dopo il sabato, di buon mattino, si recarono alla tomba, portando con sé gli aromi che avevano preparato. 2 Trovarono la pietra rotolata via dal sepolcro; 3 ma, entrate, non trovarono il corpo del Signore Gesù. 4 Mentre erano ancora incerte, ecco due uomini apparire vicino a loro in vesti sfolgoranti. 5 Essendosi le donne impaurite e avendo chinato il volto a terra, essi dissero loro: «Perché cercate tra i morti colui che è vivo? 6 Non è qui, è risuscitato. Ricordatevi come vi parlò quando era ancora in Galilea, 7 dicendo che bisognava che il Figlio dell'uomo fosse consegnato in mano ai peccatori, che fosse crocifisso e risuscitasse il terzo giorno». 8 Ed esse si ricordarono delle sue parole.
9 E, tornate dal sepolcro, annunziarono tutto questo agli Undici e a tutti gli altri. 10 Erano Maria di Màgdala, Giovanna e Maria di Giacomo. Anche le altre che erano insieme lo raccontarono agli apostoli. 11 Quelle parole parvero loro come un vaneggiamento e non credettero ad esse.
12 Pietro tuttavia corse al sepolcro e chinatosi vide solo le bende. E tornò a casa pieno di stupore per l'accaduto.

Avevano sepolto il Crocifisso in tutta fretta, perché  il gran sabato, appena iniziato, vietava il contatto con i cadaveri. L'impurità che si contraeva non avrebbe consentito le celebrazioni pasquali. Le donne avevano visto il luogo della sepoltura di Gesù, ma erano andate via senza imbalsamarlo. Ligie alla Legge, avevano perso anche per noi di assistere alla risurrezione. Il giorno "uno" dopo il sabato, indicativo di nuovo inizio, le donne si recarono di buon mattino al sepolcro. Sorprendente che la pietra fosse rotolata via, e mancasse il corpo del Signore. Due personaggi dalle sfolgoranti vesti come quelle indossate da Mosè e daElia, nel momento della Trasfigurazione, provarono a diradare i loro dubbi, invitandole a "non cercare tra i morti il Vivente". Non dovevano perciò piangere Gesù come morto, ma sperimentarlo vivo. Le invitavano a riandare con la memoria  in Galilea, dove tutto quanto era stato dal Cristo annunciato: il Figlio dell'uomo consegnato ai capi religiosi che, da peccatori, ne avrebbero voluto la morte mediante crocifissione. Ma egli sarebbe risorto il terzo giorno. Le donne presero l'iniziativa di  annunciare agli Undici e a tutti gli altri, l'evento. Non furono credute, perché donne. Pietro stesso volle constatare di persona,  andando a cercare il Signore, dove non andava trovato, ossia nel sepolcro, perché "il Vivente". Luca darà più tardi l'indicazione dove trovarlo: a Emmaus, due discepoli lo sperimenteranno nello spezzare il pane, lasciando a noi il modello per ogni celebrazione eucaristica.

Fra' Domenico Spatola
Nella foto: Resurrezione di Cristo di Raffaello Sanzio

giovedì 18 aprile 2019

Fra' Domenico Spatola: Ora dormi tuo sonno

Al sepolcro ti lasciai tutto rotto
e riposi mia speranza di sotto.
Eri morto
Signore, e, nell'orto, 
campione suonato apparivi.
Piansi anch'io fra i retrivi
mia pena,
e con me c'era Maria Maddalena,
alla quale avea ucciso il Signore
gente atroce e priva di cuore.
Ora dormi tuo sonno, Gesù,
e riposa perché presto laggiù
nuove fatiche ti aspettano al varco
per ricondurre i seguaci al tuo parco.
Taci, Usignolo che canti dolore:
dorme infatti il nostro Signore.
Quando del risveglio,
giungerà l'ora, allora meglio
canterai la sua storia.

Fra' Domenico Spatola
Nella foto: Il Cristo velato

Fra' Domenico Spatola: Chiedevi a me Cireneo


Non divario
fu il mio calvario:
lo salivo dolente con te
che chiedevi a me
Cireneo
d'aiutarti a salvare il reo
che ti stava uccidendo.
Mi scusavo Signore opponendo
impegni ad oltranza
verso altra devianza.
Mi mostrasti le ferite e le piaghe
le baciai come fossero paghe  
che riscattavano il mio peccato
che avvertii da tua croce annullato.

Fra' Domenico Spatola
Nella foto: Cristo in croce di Anthon Van Dyck (1621)

Fra' Domenico Spatola: Alleanza novella.

La tua cena perpetua l' amore
che mischiava ardore e dolore
Signore, quella sera.
Era vera
la tua gioia d'amare
e in fatica regale
lavavi loro i piedi.
Ora siedi
in mezzo ai seguaci
e affettuose son confidenze veraci
e non vane:
per noi ti fai pane
e per nuovo cammino
il tuo sangue è il vino,
a fondare alleanza novella,
quella
che vide te sulla croce
e s'udì la tua voce
a commento narrar la fatica
del tuo pane di vita
e del sangue
versato
per il nostro peccato.

Fra' Domenico Spatola
Nella foto: Ultima cena di Valentine de Boulogne 1625

venerdì 12 aprile 2019

Fra' Domenico Spatola: Antica focacceria S. Francesco. Tratto da: Palermo dono di perle in versi

Antica usanza
che mai va in vacanza,
sol palermitana
e per altrui strana:
il pane con la milza
che si sfizia,
lo trovi “maritato”
con formaggio a profusione
o se “schietto”
lo mangi soltanto con il limone.
Ha fiuto ogni palermitano
che, da lontano,
ne coglie irresistibile l’odore
e non lo molla
anche se trova folla
in lunga coda ad aspettare,
e pazienza ostenta
e con audacia tenta
a scavalcare
chi gli sta davanti né sa più aspettare:
l’odore è quello giusto
che titilla il gusto
e appena tocca il turno
ti sembra di svenire
per la gioia che infantile
risveglia i tuoi ricordi
quando svezzato da materno latte
nulla assaporavi di più fresco
della focacceria di San Francesco.



Palermo, dono di perle in versi. - La raccolta di novanta poesie di fra' Domenico dedicata alla città di Palermo, alle sue strade, ai suoi monumenti, ai suoi personaggi, alle sue tradizioni. Ogni poesia è corredata da foto. 
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Fra' Domenico Spatola: Franco Franchi e Ciccio Ingrassia

Franco Franchi e Ciccio Ingrassia
furono comici sulla scia
di Ollio e Stanlio con l’aggiunta
all’ironia della facile furberia.
Abbinati a spalleggiarsi
surreali nell’impiccio
Franco e Ciccio a sbellicarsi
inducevano ideale
loro battuta surreale.
Erano comici d’altri tempi
quando la vita era ridente
si sognava con la mente
nuovo mondo da ammirare.
Ora guerre e paura
che insicura
fanno la vita
che non riso ci consente
ma una smorfia infinita.




Fra' Domenico Spatola

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Fra' Domenico Spatola: Urna di S. Rosalia. Tratto da: Palermo dono di perle in versi

Scrigno di fede
l’argentea urna
di Rosalia la Santa
che a Palermo
sconfigge peste
e dagli altri guai
protegge e mai
abbandona chi lei
prega
per ammalati
e affamati
e i tanti disoccupati
nell’urna
a custodire
e benedire
soprattutto nei giorni
portata nei dintorni
da chi spera grazia
nel giorno del Festino
e porta vanto
il proprio canto
alla Santuzza
affidano preghiere
e lacrime sincere.

Fra' Domenico Spatola



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Commento di fra' Domenico Spatola al Vangelo della Domenica delle Palme: Luca 19, 28-40

28 Dette queste cose, Gesù proseguì avanti agli altri salendo verso Gerusalemme.
29 Quando fu vicino a Bètfage e a Betània, presso il monte detto degli Ulivi, inviò due discepoli dicendo: 30 «Andate nel villaggio di fronte; entrando, troverete un puledro legato, sul quale nessuno è mai salito; scioglietelo e portatelo qui. 31 E se qualcuno vi chiederà: Perché lo sciogliete?, direte così: Il Signore ne ha bisogno». 32 Gli inviati andarono e trovarono tutto come aveva detto. 33 Mentre scioglievano il puledro, i proprietari dissero loro: «Perché sciogliete il puledro?». 34 Essi risposero: «Il Signore ne ha bisogno».
35 Lo condussero allora da Gesù; e gettati i loro mantelli sul puledro, vi fecero salire Gesù. 36 Via via che egli avanzava, stendevano i loro mantelli sulla strada. 37 Era ormai vicino alla discesa del monte degli Ulivi, quando tutta la folla dei discepoli, esultando, cominciò a lodare Dio a gran voce, per tutti i prodigi che avevano veduto, dicendo:
38 «Benedetto colui che viene,
il re, nel nome del Signore.
Pace in cielo
e gloria nel più alto dei cieli!».
39 Alcuni farisei tra la folla gli dissero: «Maestro, rimprovera i tuoi discepoli». 40 Ma egli rispose: «Vi dico che, se questi taceranno, grideranno le pietre».


Ne aveva parlato cinque secoli prima il profeta Zaccaria: "umile cavalca un asino il tuo re, o Gerusalemme" (Zc 9,9).
Tale profezia era stata dimenticata ("legata"), per l'altra più gloriosa del "Figlio di Davide", messia vittorioso che cavalca la guerra.
Gesù inviò due discepoli nel "villaggio di fronte". È Gerusalemme, zoccolo duro della tradizione che rifiuta la novità di Gesù: sarà la città assassina.
"Slegare l'asinello", e agli obiettori rispondere: "Il Signore ne ha bisogno!", fu l'indicazione del Maestro.
Inizia il corteo, a corto di trionfalismo, e ciascuno vi si relazione secondo il proprio credo: "chi getta i mantelli sul puledro", a sintonia col progetto evangelico e chi invece ritiene Gesù "il re atteso" e stende il mantello ai suoi piedi in segno di prostrazione. La scena festosa è commentata dall'osanna della gente: "Benedetto chi viene nel nome del Signore", accompagnando la lode, con le parole degli angeli a Natale: "Pace in terra e gloria nel più alto dei cieli!".
Contrariati i farisei, tra la folla, pretendono dal Maestro che zittisca tutti. "Anche le pietre grideranno!" fu la risposta del Cristo: tranciante e senz'alibi.

Fra' Domenico Spatola
Nella foto: Entrata di Gesù in Gerusalemme (Giotto) 

Signore vieni re... vieni per me!

Signore, volesti sciogliere
il puledro, per farci cogliere
la tua umiltà
di mitezza e carità:
non il cavallo, né il destriero
o un altro animale fiero
ma dimessa fu tua cavalcatura,
caricatura
della boria
di davidica memoria
in baldanzoso orgoglio.
Dicesti: "Voglio
servire e non essere servito,
sia per voi il mio nuovo rito".
E quando vi salisti,
ti copristi
di vanto
da chi suo manto
gettava sull'asinello
mentre lor mantello,
altri stendevano sulla tua strada.
Quando vicino fosti alla contrada,
che del monte degli Ulivi prende nome,
tutti gridarono siccome
fossero uno
e di quella lode restò muto alcuno:
"Benedetto il re,
che viene a me,
nel nome del Signore,
che sol parla d'amore!
La gloria nel più alto dei cieli
pace a noi sveli!"
Alcuni farisei tra la folla
dissero: "Maestro, non molla
il tuo seguito nel gridare:
fallo dunque tacitare".
Ma a loro rispondesti
con motteggi spicci e lesti:
"Se questi taceranno,
le pietre stesse grideranno!".

Fra' Domenico Spatola
Nella foto: Entrata di Cristo in Gerusalemme (Ademollo - Galleria degli Uffizi)

venerdì 5 aprile 2019

Commento di fra' Domenico Spatola al Vangelo della Quinta domenica di Quaresima (anno C): Giovanni 8, 1-11


E Gesù se ne andò al monte degli Ulivi. 2 Ma sul far del giorno tornò di nuovo nel tempio e tutto il popolo venne da lui; ed egli, postosi a sedere, li ammaestrava. 3 Allora i farisei e gli scribi gli condussero una donna sorpresa in adulterio e, postala nel mezzo, 4 dissero a Gesù: «Maestro, questa donna è stata sorpresa sul fatto, mentre commetteva adulterio. 5 Ora, nella legge Mosè ci ha comandato di lapidare tali donne; ma tu, che ne dici?». 6 Or dicevano questo per metterlo alla prova e per aver di che accusarlo. Ma Gesù, fingendo di non sentire, chinatosi, scriveva col dito in terra. 7 E, come essi continuavano ad interrogarlo, egli si alzò e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei». 8 Poi, chinatosi di nuovo, scriveva in terra. 9 Quelli allora, udito ciò e convinti dalla coscienza, se ne andarono ad uno ad uno, cominciando dai più vecchi fino agli ultimi; così Gesù fu lasciato solo con la donna, che stava in mezzo. 10 Gesù dunque, alzatosi e non vedendo altri che la donna, le disse: «Donna, dove sono quelli che ti accusavano? Nessuno ti ha condannata?». 11 Ed ella rispose: «Nessuno, Signore». Gesù allora le disse: «Neppure io ti condanno; va' e non peccare più».


Pagina estrapolata dal Vangelo di Luca 21, 38. Scabroso brano per gli uomini delle prime Comunità cristiane, che non l'accettavano, ritagliandolo e inviandolo alle altre, finché venne accolto dalla Comunità giovannea, che lo inserì nel Vangelo al capitolo ottavo versetti 1-11.
Gli Scribi e i Farisei, volendo screditare Gesù agli occhi della gente, gli tesero una trappola. Come in un dilemma Gesù poteva venire incastrato, nell'uno o nell'altro caso: se avesse accolte le loro richieste di condanna l'avrebbero sminuito agli occhi della gente in quanto disumano;  se, nel caso contrario avesse negato, sarebbe apparso per la religione un  blasfemo e dissacratore della Legge. All'alba, era stata sorpresa dalla loro ronda, una ragazza in flagranza di adulterio. Per una colpevole del genere, la Legge decretava "la pena di morte per lapidazione". Gesù, provocato a dire la sua,  rispose col gesto già noto nel profeta Geremia: "tocca la polvere, perché i loro nomi sono scritti nella morte". I provocatori insistono, e Gesù li sfida apertamente: "Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei". Morte per lapidazione dunque destinata alle adultere che non avevano ancora maturato la seconda fase delle nozze, altrimenti la morte sarebbe stata per strangolamento. Certi dunque i dati dell'età della ragazza: dai 12 ai 13 anni.
Nessuna risposta. Gesù  si china e riscrive nella polvere. Confusi, gli accusatori vanno via. Rimasto Gesù solo con la donna in mezzo: "Nessuno ti ha condannata?" Le chiede.
 "Nessuno, Signore". "Neanche io ti condanno".
L'incontro tra la "Misera" e la "Misericordia", ha sortito l'effetto:
"Va' e non peccare più!".

Fra' Domenico Spatola 
Nella foto: Gesù e l'Adultera di Jacopo Tintoretto