mercoledì 8 aprile 2020

Fra' Domenico Spatola: Pane e vino donasti

Spezzavi
il pane che davi
a nutrimento,
avevi intento,
di fugar mia noia.
Limpida fu la gioia
di soave vino:
era il Sangue tuo divino
e di Spirito abbondanza.
È viva mia speranza
se immergerò in te
tutto ciò che ami in me.

Fra' Domenico Spatola
Nella foto: Ultima cena (Leonardo da Vinci)

Fra' Domenico Spatola: Ove mio occhio fisso

Consentimi, Signore, in questo vespro dimesso, di venire in tua sala preparata ai seguaci per l'inedito del Dio che sorprende. L'atmosfera greve è intensa. Soverchiano ridde per ansia di potere, e il campionario del cuore in balze selvagge. Avidità è di chi ti ha già svenduto, e compromesso è di chi lotta per primeggiare. È miseria a confronto con la magnanima essenza del Figlio da te in perfezione paterna. Ti scade l'ora, giunta per la Gloria. La stessa del Padre in te manifesta. L'archetipo è nei primordi in convergenza d'Amore: il tuo, maturato in rifiuto di chi non t'accoglie, e che tu lo stesso ci rendi fratello. Stesso infatti il destino del Pane, tuo Corpo seminato nell'orto, e del Sangue adesione a tuo vino: Eucaristia che lo Spirito fa dono sicuro alla Chiesa, e tua Parola commenta tua resa al perdono. È giovedì santo, ove i tempi son stretti. E sua fretta denuncia la Chiesa, per l'urgenza di ministri dell'acqua, e del crisma con cui lo Spirito consacra a missione. Canti ora, o Cristo, la Gloria del Padre, resa in te manifesta, da Croce, a conforto, che donavi e chiedevi fin dall'orto, ove in pianto imploravi "perché?". Mi umilio a lezione nel mio angolo d'angusta pietà. Tu sei là ove è mio raccapriccio, nel vederti da servo vestito. Lavi i piedi, come lungo perdono, per il cammino dei passi smarriti, mentre ancora di Pietro mi ostino a difesa: brilla troppo il fulgore della tua umiltà!. In pazienza infinita, dici a me e a lui, che via dell'amore è nel dar vita, e suo potere nel totale servizio, per far felici, quali amici ci vuoi, Lezione incompresa da Giuda, solo avvezzo ad avidità schiavizzanti, come lidi spenti e senza spazi e voli a liberare freschezza di noi per luminose conquiste. Or mie piste son tutte segnate, da te che "Via" ti ostenti e "Verità" ti presenti a offerta di "Vita" matura. Sia per me tuo regalo, il palo ove ti inchiodi per me, e lì occhio mio io fisso, sperando in te, o mio Dio crocifisso.

Fra' Domenico Spatola 
Nella foto: Dipinto di Giotto di Bondone 

Diretta di Fra' Domenico Spatola per il Martedì della Settimana Santa 07 aprile 2020

Pubblicato da Fra' Domenico Spatola su Lunedì 6 aprile 2020

Diretta di Fra' Domenico Spatola sul Mercoledì Santo 08 aprile 2020

Pubblicato da Fra' Domenico Spatola su Mercoledì 8 aprile 2020

martedì 7 aprile 2020

Fra' Domenico Spatola: Uno di voi mi tradirà


Commento di fra' Domenico Spatola al Vangelo del mercoledì della settimana santa: Matteo 26, 14-25

14 Allora uno dei Dodici, chiamato Giuda Iscariota, andò dai sommi sacerdoti 15 e disse: «Quanto mi volete dare perché io ve lo consegni?». E quelli gli fissarono trenta monete d'argento. 16 Da quel momento cercava l'occasione propizia per consegnarlo.
17 Il primo giorno degli Azzimi, i discepoli si avvicinarono a Gesù e gli dissero: «Dove vuoi che ti prepariamo, per mangiare la Pasqua?». 18 Ed egli rispose: «Andate in città, da un tale, e ditegli: Il Maestro ti manda a dire: Il mio tempo è vicino; farò la Pasqua da te con i miei discepoli». 19 I discepoli fecero come aveva loro ordinato Gesù, e prepararono la Pasqua.
20 Venuta la sera, si mise a mensa con i Dodici. 21 Mentre mangiavano disse: «In verità io vi dico, uno di voi mi tradirà». 22 Ed essi, addolorati profondamente, incominciarono ciascuno a domandargli: «Sono forse io, Signore?». 23 Ed egli rispose: «Colui che ha intinto con me la mano nel piatto, quello mi tradirà. 24 Il Figlio dell'uomo se ne va, come è scritto di lui, ma guai a colui dal quale il Figlio dell'uomo viene tradito; sarebbe meglio per quell'uomo se non fosse mai nato!». 25 Giuda, il traditore, disse: «Rabbì, sono forse io?». Gli rispose: «Tu l'hai detto».

Forse perché nativo di Keriot, città moabita e antica rivale di Israele, Giuda, per alcuni, meritò il soprannome di "Iscariota", mentre ad altri, l'assonanza con la parola "sicra" (pugnale), farebbe pensare ai "Sicàri", frangia estremista degli Zeloti che propugnava la lotta armata contro i Romani. Caratteristiche forse concorrenti a gettare luce sinistra, su colui che verrà identificato "il traditore" per antonomasia. Come in ogni revisionismo storico, non sono tuttavia mancati anche nei confronti di Giuda difensori di discolparlo o ridimensionarne la responsabilità, per la "delusione" su Gesù, "Rabbi" rinunciatario alla restaurazione, con la Legge mosaica, del dominio di Israele sulle nazioni.
Perciò non fu mai un vero discepolo di Gesù, mentre si svela suo nemico giurato. Di nascosto trama la sua consegna ai sommi sacerdoti che, da avversari irriducibili, trovano ghiotta l'offerta, per liberarsi di chi critica il loro potere. Il costo della consegna figura nel listino dei prezzi tra i più convenienti: trenta denari d'argento che, a norma di Legge, bastavano per l'acquisto di uno schiavo.
Ad accordo concluso, per iniziare tocca a Giuda trovare l'occasione propizia. Gesù non aveva dimora fissa: se di giorno era protetto dalla folla, di notte cercava rifugi occasionali. Una mediazione per sorprenderlo lontano dal popolo, si rendeva perciò necessaria.
L'occasione venne dalla ricorrenza annuale della Pasqua, in contraddizione con ciò che era chiamata a commemorare.
Nel primo giorno detto "Azzimi", per l'uso celebrativo del pane non lievitato, i Dodici chiesero a Gesù dove preparare la Pasqua. Ma sarà Gesù a iniziarli al nuovo modo di far la Pasqua, nell'offerta del suo Corpo e del suo Sangue.
A mensa, l'atmosfera era segnata dagli eventi quali si stavano profilando per Gesù per il tradimento di uno dei discepoli. Senza dire il nome, denunciò il misfatto: "Uno di voi mi tradirà". 
Alla notizia andarono tutti in panico, avvertendo che l'ipotesi li riguardava. Inquietudine tradiva perciò la loro domanda: "Sono forse io, Signore?". L'indizio offerto da Gesù, non fu sufficiente per i compagni a stanare il traditore  per il quale il  "guai" emesso dal Signore fu lamento per un morto. Senza pudore, Giuda fino in fondo lancio la sua sfida: "Rabbi - chiese - sono forse io?"
Gesù non poté che confermare: "Tu l'hai detto!"

Fra' Domenico Spatola
Nella foto: Particolare dell'Ultima Cena (Tintoretto)

Fra' Domenico Spatola: Giuda chiese: "Son io?"

Giuda Iscariota
fece l'idiota
facendo a se stesso
un male da fesso.
Erano noti
a lui i sacerdoti,
cui per consegnare
andò a contrattare
quanto davano per avere Gesù:
"Trenta monete, né una in più!"
Essi risposero in modo sprezzante
al reo furfante
che si contentò.
Cercava però,
or che gli sfizia,
l'ora propizia.
D' Azzimi il giorno
i discepoli intorno
chiesero al Maestro
dove, a suo estro
e lor buona lena,
preparargli la cena.
"Andate in città
e troverete là
un tizio ospitale,
e ditegli: "Quale
stanza puoi dare
al Maestro che fare
vuole la Pasqua da te
coi seguaci con sé?"
A risposta non lasca
prepararon la Pasqua,
e, scesa la sera,
parea insincera
la lauta mensa,
mentre, con intensa
e forte emozione,
a conclusione
Gesù al momento
del tradimento
disse di uno di loro.
Tutti eran in coro
a domandare
se in lor regnare
potesse l'intento?"
Ma del tradimento
accusato fu chi sua mano
non lontano
da suo piatto postava.
"Figlio dell'uomo sen va
e guai a chi tradirà,
Meglio non nato
tanto grave il peccato!"
Giuda chiese: "Son io?"
"Gesto tuo infame, non resterà in oblìo"

Fra' Domenico Spatola

lunedì 6 aprile 2020

Commento di fra' Domenico Spatola al Vangelo del Martedì della Settimana Santa: Giovanni, 13, 21-33; 36-38

21 Dette queste cose, Gesù si commosse profondamente e dichiarò: «In verità, in verità vi dico: uno di voi mi tradirà». 22 I discepoli si guardarono gli uni gli altri, non sapendo di chi parlasse. 23 Ora uno dei discepoli, quello che Gesù amava, si trovava a tavola al fianco di Gesù. 24 Simon Pietro gli fece un cenno e gli disse: «Di', chi è colui a cui si riferisce?». 25 Ed egli reclinandosi così sul petto di Gesù, gli disse: «Signore, chi è?». 26 Rispose allora Gesù: «È colui per il quale intingerò un boccone e glielo darò». E intinto il boccone, lo prese e lo diede a Giuda Iscariota, figlio di Simone. 27 E allora, dopo quel boccone, satana entrò in lui. Gesù quindi gli disse: «Quello che devi fare fallo al più presto». 28 Nessuno dei commensali capì perché gli aveva detto questo; 29 alcuni infatti pensavano che, tenendo Giuda la cassa, Gesù gli avesse detto: «Compra quello che ci occorre per la festa», oppure che dovesse dare qualche cosa ai poveri. 30 Preso il boccone, egli subito uscì. Ed era notte.
31 Quand'egli fu uscito, Gesù disse: «Ora il Figlio dell'uomo è stato glorificato, e anche Dio è stato glorificato in lui. 32 Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito. 33 Figlioli, ancora per poco sono con voi; voi mi cercherete, ma come ho già detto ai Giudei, lo dico ora anche a voi: dove vado io voi non potete venire.

36 Simon Pietro gli dice: «Signore, dove vai?». Gli rispose Gesù: «Dove io vado per ora tu non puoi seguirmi; mi seguirai più tardi». 37 Pietro disse: «Signore, perché non posso seguirti ora? Darò la mia vita per te!». 38 Rispose Gesù: «Darai la tua vita per me? In verità, in verità ti dico: non canterà il gallo, prima che tu non m'abbia rinnegato tre volte».

Gesù, turbato, svela ai discepoli il suo cruccio: "Uno di voi mi tradirà!". L'imbarazzo è corale, perché  stessa idea era balenata in tanti di loro? Ciascuno vuol sapere dell'altro. Sdraiati all'uso romano, Pietro occupa il posto più lontano da Gesù, fu ultimo infatti a ricevere la lavanda dei piedi. Mentre ai suoi lati stanno il "discepolo amato", e Giuda cui viene offerto dal Rabbi (come egli lo chiama) il boccone inzuppato, sentito privilegio per l'ospite di riguardo. Ad un segnale di Pietro, il discepolo amato, chiede a Gesù chi sia il traditore. La risposta è affidata al gesto d'amore per Giuda. Ma questi il boccone, non lo mangia, rendendosi vulnerabile al male, e, scelta la tenebra, si immerge nella notte.
In pieno dramma di fallimento per il discepolo, Gesù  parla della "Gloria ("presenza") del Padre in lui e sua nei discepoli, che accolgono la parola e la testimoniano con un comandamento nuovo (migliore): "amatevi come io vi ho amato".
Invoca dunque "Somiglianza" con Dio, per amare come lui. Conosce infatti Gesù la difficolta di quel che chiede ai suoi e prova a carezzarli con vocativi struggenti "figliolini miei ", ma che comportano inviti alla maturità.
Ne consegue che non si sente di svelare il luogo dove egli va, perché ancora impervio per loro. Pietro, che non è d'accordo, si dichiara pronto a seguire fino a dare la vita per lui.
Gesù, si affligge a tale tracotanza e ne piega l'orgoglio anticipandogli che, di lì a poco, il gallo, trombettiere del Satana, canterà vittoria per il suo triplice rinnegamento.

Fra' Domenico Spatola
Nella foto: dipinto di Valentin de Boulogne (1626)

Fra' Domenico Spatola: "Un di voi mi tradirà"

Gesù disse turbato:
"Da uno di voi sarò ingannato,
perché mi tradirà!"
Nessun discepolo sa
a chi si riferiva,
Ma Pietro che stava a riva
del discepolo amato
chiese che da lui fosse informato
su chi parlava.
Egli chinatosi sul petto che amava,
chiese: "Signor, chi è?"
Rispose: "Non ti dirò il perché,
ma per lui il boccone intingerò
e a segno d'amicizia gli darò".
Intinto il boccone
ne fece un guiderdone
sol per Giuda,
che l'anima sua nuda
consegnò all'avversario
perché fosse suo sicario.
Qui a lui Gesù fece premura.
Del fatto ciascun de' sua congettura:
o, da cassiere,
dovesse ai poveri provvedere,
o che più lesta
la provvigione per la festa.
Ma Giuda con quel dono andò a lotte
e, uscito, era già notte.
Andato via,
altra fu la melodia:
"Ora - Gesù disse - è glorificato
il Figlio dal Padre amato.
Figlioli per poco son con voi,
e mi cercherete poi,
ma dove io vado
ancor per voi non c'è il guado"
Pietro irruente: "Voglio seguirti ora
- disse - perché per te ognora
io darei la vita!"
"Pietro - gli rispose - ritengo ardita
tua proposta: tuo sarà il fallo,
perché non canterà il gallo
che, non solo non mi avrai amato,
ma, per tre volte, rinnegato!"

Fra' Domenico Spatola
Nella foto dipinto di Giotto di Bondone

Commento di fra' Domenico Spatola al Vangelo del lunedi santo: Giovanni 12, 1-11

Sei giorni prima della Pasqua, Gesù andò a Betània, dove si trovava Lazzaro, che egli aveva risuscitato dai morti. 2E qui fecero per lui una cena: Marta serviva e Lazzaro era uno dei commensali. 3Maria allora prese trecento grammi di profumo di puro nardo, assai prezioso, ne cosparse i piedi di Gesù, poi li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì dell'aroma di quel profumo. 4Allora Giuda Iscariota, uno dei suoi discepoli, che stava per tradirlo, disse: 5«Perché non si è venduto questo profumo per trecento denari e non si sono dati ai poveri?». 6Disse questo non perché gli importasse dei poveri, ma perché era un ladro e, siccome teneva la cassa, prendeva quello che vi mettevano dentro. 7Gesù allora disse: «Lasciala fare, perché essa lo conservi per il giorno della mia sepoltura. 8I poveri infatti li avete sempre con voi, ma non sempre avete me».
9Intanto una grande folla di Giudei venne a sapere che egli si trovava là e accorse, non solo per Gesù, ma anche per vedere Lazzaro che egli aveva risuscitato dai morti. 10I capi dei sacerdoti allora decisero di uccidere anche Lazzaro, 11perché molti Giudei se ne andavano a causa di lui e credevano in Gesù.

Con  Lazzaro, l'evangelista ha indicato il "nuovo" concetto di vita  cioè che con Gesù non esiste la morte. "Chiunque vive e crede in me non morirà mai" aveva dichiarato. L'inedito disturbava i capi dei Giudei che da quel momento organizzeranno la morte dell'Autore della vita.
L'episodio inizia narrando il primo degli ultimi giorni della vita di Gesù. "Sei giorni prima andò a Betania". È ormai il  "luogo di Lazzaro", ma più teologico che topografico.
Viene celebrato il banchetto funebre per il morto, come si soleva all'ottavo giorno. Ma Lazzaro è "sraiato con Gesù" da "discepolo amato". La cena però  non è "per lui" ma "con lui". L'indicazione è utile a letture eucaristiche future non celebrate "per i defunti" ma "con" loro che, vivi, ringraziano con noi il Padre per la vita che non muore. Tutti i presenti alla cena hanno un ruolo,  Lazzaro è solo "sraiato con lui".
Il gesto tuttavia che polarizza tutta la scena è il gesto di Maria. Antagonista di Giuda, per Gesù essa si impoverisce, con l'acquisto del profumo di nardo costosissimo (un anno di salario medio), mentre Giuda, per avidità, lo svenderà al nemico. Il profumo versato sui piedi di Gesù è riconoscimento della sua regalità mentre i capelli sciolti, con cui li asciuga,  è gesto nuziale, evocante la sposa del "Cantico dei Cantici", che con i suoi trini lega il cuore dell'amato. Il profumo versato è però definito "uno spreco" da Giuda: "Se venduto - egli lamenta - ne si poteva ricavare elemosina per i poveri". Puntuale il sarcasmo dell'evangelista, che definisce Giuda: "ladro e mistificatore, cui non interessano i poveri, ma la sua avidità!"
Anche l'uso del termine "elemosina", discorda dal termine "condivisione", preferito da Gesù, per i suoi cui insegna che "solo donando vita agli altri, ognuno arricchisce la propria".
"Lasciala fare - disse Gesù - perché lo conserva per la mia sepoltura". L'allusione è alla fede,  significata dal profumo che, impedendo fetore di morte, consentirà all'evangelista di raccontare il sepolcro quale "stanza nuziale".
I poveri, continua Gesù,  lo sostituiranno. Accoglierli senza farli sentire estranei, assicurerà la sua presenza in ogni Comunità.
Accorsero i Giudei, a tale nuova, numerosi impensierendo i capi, che complottarono la morte di Gesù e non solo di lui ma di coloro che, come Lazzaro, sperimenteranno la stessa vittoria sulla morte.

Fra' Domenico Spatola
Nella foto: La cena di Betania (dipinto anonimo del XVI secolo)

domenica 5 aprile 2020

Fra' Domenico Spatola: La cena di Betania

A Betania vi fu una cena
per Cristo, che pena
s'era dato
per Lazzaro, da lui amato,
e per le sorelle,
felici d'esser quelle
che accolsero Gesù.
Maria, tra le due, fa di più:
da una preziosa ampolla
profumo su lui tracolla,
come fa la Sposa con lo Sposo suo,
nel Cantico d'amore in visibilio a Duo.
Per Giuda, in dissenso
"lo spreco non ha senso,
e, se venduto, ai poveri si potea donare!"
Intento suo era però truffare
dalla comune cassa
quel che ognun v'incassa.
Amareggiato il Maestro
ne smascherò l'estro:
"I poveri sempre vi saranno
e il posto prenderanno
il mio e di color che vanno,
con me nel paterno lido:
tal comando ora io v'affido!"

Fra' Domenico Spatola
Nella foto: Foto: Gustavo Kralj

Fra' Domenico Spatola: La Settimana Santa.

La Settimana degli eventi cardini della Liturgia cristiana ("misteri") è detta meritatamente "santa". Per i credenti infatti il "percorso" di Cristo, iniziato con l'Incarnazione, culmina nella sua Morte e Risurrezione.  Ogni Eucaristia ne attualizza il "memoriale" con la consegna dello Spirito alla Chiesa. Con il Pane, suo Corpo, riceviamo Gesù e il suo Amore (lo Spirito Santo), con il Vino, suo Sangue, accettiamo di condividere il dono.
 La settimana è stata calendarizzata dal Vangelo di Giovanni: "Sei giorni prima della Pasqua" (Gv 12, 1) a Betania. Qui la Comunità tributò amore a Gesù e, come a Sposo, versò su di lui il profumo prezioso, a simbolo d'amore. Altrettanto farà Cristo: dalla Croce verserà il Sangue, dono nuziale alla Chiesa e consegna del suo Spirito.
Con sommo rammarico, quest'anno i riti sono privati (causa  coronavirus) della partecipazione dei fedeli. Assenza che auguriamo solo fisica, perché non meno intensa auspichiamo la partecipazione, intima e spirituale, per il grazie a Colui che non si è risparmiato fino alla morte e con noi condivide il suo amore.

Fra' Domenico Spatola 
Nella foto dipinto di Salvador Dalì

Fra' Domenico Spatola: Con Papa Francesco, Cireneo di Cristo

Mi parve Cireneo di tua croce,
papa Francesco che, a trepida voce
ti narrò il dolore,
Signore,
dei tuoi figli
finiti tra gli artigli.
Ti pregò dalla barca
che gli affidasti ad arca
per traghettar nel mondo
e non andasse a fondo
la tua Chiesa.
Sembrò a tutti resa
la sua umiliazione
ma, a commozione,
egli chiedea tua grazia
a debellar nostra disgrazia,
che c'incatena.
Stessa è, ora, nostra pena
e preghiamo l'Amor tuo,
perché il nostro assomigli al suo.

Fra' Domenico Spatola

Fra' Domenico Spatola: Domenica delle Palme


Oggi con le Palme,
quante salme
dovremo ancor contare
per un virus da debellare?
Oggi è l'Osanna
a Colui che non condanna
il peccatore,
perché Padre e Signore
Andando a lui incontro
vinceremo noi lo scontro
con il male
in virus letale.
E a Pasqua poi vedremo
che risorti anche noi saremo,
se dell'amore la solidarietà
erigeremo a nostra civiltà.

Fra' Domenico Spatola

giovedì 2 aprile 2020

Fra' Domenico Spatola: Ecco il tuo Re!


Commento di fra' Domenico Spatola al Vangelo della "Domenica delle Palme" (anno A): Matteo 21, 1-11


Fra' Domenico Spatola: "Ecco il tuo re!"

Giunto al monte degli Ulivi,
Gesù mandò tra i più attivi
due seguaci nel villaggio di fronte
a cercar le impronte
d'un'asina legata ad asinello
per ricondurli a lui che a modello
volea per nuova sua regalità.
"A chi vi chiederà
il senso,
direte che il consenso
dato ha il Signore,
ed ei vi darà il suo favore".
Or questo avvenne a mèta
di ciò che detto avea il profeta:
"Dite a Sion: ecco il Re,
che mite viene a te
sull' asinello!".
I discepoli fecero quello
che ordinato avea il Signore,
mentre la folla, accorsa con clamore
da tutta la contrada,
stendea dinanzi a lui i mantelli sulla strada
e, tagliando i rami dall'ulivo,
li agitava con cuor giulivo
e fier cipiglio
inneggiando a chi di Davide era
 figlio,
e benediceva nel nome del Signore
Colui che a tutti dava pieno amore.
Il corteo festante entrava lemme lemme,
mentre s'agitava tutta quanta Gerusalemme,
terrorizzata come per i tempi bui
e si chiedea chi fosse mai Costui.
Ma la folla rispondea pronta e lieta:
"Questi è Gesù di Galilea, il Profeta!"


Dipinto di Bernhard Plockhorst

Commento di fra' Domenico Spatola al Vangelo della "Domenica delle Palme" (anno A): Matteo 21, 1-11

1 Quando furono vicini a Gerusalemme e giunsero presso Bètfage, verso il monte degli Ulivi, Gesù mandò due dei suoi discepoli 2 dicendo loro: «Andate nel villaggio che vi sta di fronte: subito troverete un'asina legata e con essa un puledro. Scioglieteli e conduceteli a me. 3 Se qualcuno poi vi dirà qualche cosa, risponderete: Il Signore ne ha bisogno, ma li rimanderà subito». 4 Ora questo avvenne perché si adempisse ciò che era stato annunziato dal profeta:
5 Dite alla figlia di Sion:
Ecco, il tuo re viene a te
mite, seduto su un'asina,
con un puledro figlio di bestia da soma.
6 I discepoli andarono e fecero quello che aveva ordinato loro Gesù: 7 condussero l'asina e il puledro, misero su di essi i mantelli ed egli vi si pose a sedere. 8 La folla numerosissima stese i suoi mantelli sulla strada mentre altri tagliavano rami dagli alberi e li stendevano sulla via. 9 La folla che andava innanzi e quella che veniva dietro, gridava:
Osanna al figlio di Davide!
Benedetto colui che viene nel nome del Signore!
Osanna nel più alto dei cieli!
10 Entrato Gesù in Gerusalemme, tutta la città fu in agitazione e la gente si chiedeva: «Chi è costui?». 11 E la folla rispondeva: «Questi è il profeta Gesù, da Nazaret di Galilea».

Da Betfage, villaggio nei pressi del monte degli Ulivi, inizia la tappa verso la Pasqua di Gesù. Due i discepoli inviati a "slegare" con "l'asina e il puledro", la profezia fatta da Giacobbe al figlio Giuda: "lo scettro del comando gli sarebbe stato tolto da chi lega alla vite il suo asinello e a scelta vite il figlio d'asina" (Genesi 49, 11). Il profeta Zaccaria (V sec. a.C) descriverà la modalità dell'esercizio di  tale comando: "Esulta Gerusalemme, a te viene il tuo re: umile cavalca un asino, un puledro figlio d'asina" (9,9). Così doveva essere sconfessato il Messia atteso come bellicoso e dominatore. Ma la novità di Gesù non viene accettata, e ciascuno dà la sua adesione in base alle aspettative. L'evangelista utilizza il mantello, come metafora della persona, per descrivere il tipo di risposta. I discepoli lo pongono sul dorso dell'animale su cui siederà Gesù, per dargli totale adesione. La folla lo stende a terra, a totale sottomissione al "figlio di Davide", acclamato con "Osanna" (salmo 118). I rami di ulivo, agitati a festa, evocano i riti "delle Capanne" e il cerimoniale del Messia davidico  che si sarebbe manifestato durante quella celebrazione.
Di contro Gesù è sull'asinello, senza riuscire a disilludere la folla, rimanendone egli stesso in balìa per imporgli il cammino. Anche se a breve, essa, accortasi dell'equivoco, richiederà a Pilato la di lui morte in croce. A quell'ingresso tutta Gerusalemme, angosciata, è in allarme: "Chi è costui?", con le stessa inquietudine che fu di Erode e dell'intera città al tempo  dei Magi. Ma Gerusalemme,  "che uccide i profeti", nutre altri interessi e il denaro è il suo vero dio nel tempio "covo di ladri". Implacabile fu la denuncia che a Gesù costerà cara.

Fra' Domenico Spatola
Nella foto: Ingresso di Gesù a Gerusalemme (Harold Copping)

lunedì 30 marzo 2020

Fra' Domenico Spatola: Ricordo mio d'infanzia

Ricordo, o madre, ciò che mi dicevi
di mia infanzia e come traducevi
a fatica vagiti miei inquieti
in tempi in cui divieti
eran a tante cose,
sequenze della guerra ancor morose.
Non avevi latte per fame da me gridata
e non sapevi come renderla sedata.
Correvi dalla vicina prospera di latte
e lei con suo abbondante seno facea  patte
mie primarie esigenze.
Sono ricordi pescati con le lenze
nel grande mare del mio mondo antico
reso ora amico
da nostalgico ricordo
per trovare con te materno accordo.

Fra' Domenico Spatola

domenica 29 marzo 2020

Fra' Domenico Spatola: Desideri di compleanno

Ogni anno
il compleanno
vien gentile
ma poi par che ostile
si dimostra,
come giostra
dell'età che si fa breve
e il numero più lieve.
È il pensiero che assilla:
"Quanto ancora sua scintilla
resta accesa?"
Non vuol essere una resa
ma solo complimento
alla vita e al suo momento,
e non spegne mio ardore
che divampa con furore.
I lustri ormai sono tanti:
chiedo a voi e a tutti i Santi
una prece perché lieve
e in candore come neve
sia età mia vetusta
ancor più onusta
di valori
sì da far gioire i cuori.

Fra' Domenico Spatola

sabato 28 marzo 2020

Commento al Vangelo della V domenica di quaresima (anno A): Giovanni 11, 1-45


Fra' Domenico Spatola: San Pietro surreale...


Piazza San Pietro surreale. Uno solo al centro claudicante e titanico. Come don Chisciotte e i suoi mulini al vento. A guerreggiare con i fantasmi pietrificati. Le colonne del Bernini ingigantite per lo stupore. Incedeva il Santo in solitudine chiassosa su di lui dal mondo, a interrogare "perché?" Ritenuto responsabile dei segreti del divino, ora è là solo tra Cristo in croce e la Vergine. Sembra in croce pure lui. A farfugliare risposte, perché vorrebbe che fossero altre. Ma è lì Francesco a impetrarle, come nel Venerdì  del Cristo: "Perché mi hai abbandonato?"
Sente il peso e il ruolo del Cireneo. Non vuol dare risposte di convenzione ma il suo grido a svegliare Gesù che dorme nella barca dove tutti stiamo ad affondare. "Parce Domine!" è sua preghiera per essere stati sordi al grido dei poveri della Terra,  e per aver fatto del denaro e della convenienza l'altro dio. Poi dolente sotto il pesante carico d'oro, certamente impostogli, di un ostensorio d'arte  a benedire il Mondo e Roma, concentrati nella speranza che "le stelle non stanno a guardare."

Fra' Domenico Spatola

venerdì 27 marzo 2020

Fra' Domenico Spatola: Gesù disse "Io sono la vita"

Lazzaro era malato.
Di ciò fu informato
Gesù dalle sorelle
che, come ancelle,
lo stavano ad accudire.
"Non per la morte,
- disse - è tal sorte,
ma nuovo appiglio
per la gloria del Figlio!"
Dopo il secondo giorno,
ai seguaci intorno
disse: "Lazzaro dorme
e, su sue orme,
lo vado a svegliare".
"Lasciati consigliare:
se dorme si risveglierà".
"Contento sono di non esser là
- replicò - perché crediate.
Vi prego, con me state:
Lazzaro è morto
e io lo farò risorto!"
Tommaso disse a tutti:
"Viviam con lui suoi lutti
e andiamo insieme
verso l'estrema speme!"
Giunto a Betania, voce rimbomba:
"Lazzaro è nella tomba!"
Molti Giudei eran venuti
a dar conforto e lor saluti
a Marta e Maria,
mentre Gesù era ancor per via.
Marta, udito del suo arrivo,
corse a lui col cuor corrivo:
"Signore, se tu fossi stato qua,
il fratello non sarebbe là.
Ma so che ciò che chiederai,
dal Padre l'otterrai!"
Gesù le disse:
"Lazzaro, che visse,
ti sorprenderà,
e a vita ei risorgerà!".
"So - rispose Marta -
che chiunque parta,
nell'ultimo giorno tornerà".
Or qua
a comprensione,
Gesù: "Risurrezione
- disse - io sono e vita,
e chi la vuol infinita,
si affidi a me!".
Disse Marta: "Credo in Te,
Figlio del Dio giocondo
che deve venir nel mondo!".
Poi corse da Maria che Gesù ama,
e a lei dice: "il Maestro è qui e ti chiama!"
Senza alcun "forse",
Maria corse
a incontrar Gesù.
Gli astanti dissero: "Va laggiù
a piangere il fratello",
ma pensiero suo era quello,
in tutta confidenza,
di lamentar sua assenza.
Gesù, a quel pianto
e degli altri in controcanto,
fremette a dissapore
e lacrimò dolore.
Chiese quindi tosto:
"Dove l'avete posto?"
"Signore, vieni e vedi".
Tra le funeree sedi,
c'era una grotta
contro cui a porta
sostava grossa pietra.
Per Cristo era tetra
e la volle tolta,
così capovolta
venisse a sorte
l'idea di morte.
"Signore, manda fetore!"
Disse Marta con pudore.
"Non ti ho detto che vedrai
la divina gloria se crederai?"
Tolta la pietra, sguardo
Gesù fissò a traguardo
in intimità da Duo
col Padre suo:
"Grazie, perché mi ascolti,
e in te verranno accolti
quanti mi hai dati
e di me si son fidati".
Detto questo, come a foce,
gridò a gran voce:
"Lazzaro, vieni fuori!"
Di tutti sobbalzaro i cuori
al vedere che il morto uscì
ed era ancor così
come sepolto:
col viso avvolto
nel sudario
e mani e piedi a non divario.
Gesù disse: "Liberatelo
e subito lasciatelo
andar via!".
I Giudei, venuti da Maria,
numerosi ancor di più,
credettero in Gesù.

Fra' Domenico Spatola
Nella foto: Resurrezione di Lazzaro (Guercino)

Commento di fra' Domenico Spatola al Vangelo della quinta domenica di Quaresima (anno A): Giovanni 11, 1-45

1 Era allora malato un certo Lazzaro di Betània, il villaggio di Maria e di Marta sua sorella. 2 Maria era quella che aveva cosparso di olio profumato il Signore e gli aveva asciugato i piedi con i suoi capelli; suo fratello Lazzaro era malato. 3 Le sorelle mandarono dunque a dirgli: «Signore, ecco, il tuo amico è malato».
4 All'udire questo, Gesù disse: «Questa malattia non è per la morte, ma per la gloria di Dio, perché per essa il Figlio di Dio venga glorificato». 5 Gesù voleva molto bene a Marta, a sua sorella e a Lazzaro. 6 Quand'ebbe dunque sentito che era malato, si trattenne due giorni nel luogo dove si trovava. 7 Poi, disse ai discepoli: «Andiamo di nuovo in Giudea!». 8 I discepoli gli dissero: «Rabbì, poco fa i Giudei cercavano di lapidarti e tu ci vai di nuovo?». 9 Gesù rispose: «Non sono forse dodici le ore del giorno? Se uno cammina di giorno, non inciampa, perché vede la luce di questo mondo; 10 ma se invece uno cammina di notte, inciampa, perché gli manca la luce». 11 Così parlò e poi soggiunse loro: «Il nostro amico Lazzaro s'è addormentato; ma io vado a svegliarlo». 12 Gli dissero allora i discepoli: «Signore, se s'è addormentato, guarirà». 13 Gesù parlava della morte di lui, essi invece pensarono che si riferisse al riposo del sonno. 14 Allora Gesù disse loro apertamente: «Lazzaro è morto 15 e io sono contento per voi di non essere stato là, perché voi crediate. Orsù, andiamo da lui!». 16 Allora Tommaso, chiamato Dìdimo, disse ai condiscepoli: «Andiamo anche noi a morire con lui!».
17 Venne dunque Gesù e trovò Lazzaro che era già da quattro giorni nel sepolcro. 18 Betània distava da Gerusalemme meno di due miglia 19 e molti Giudei erano venuti da Marta e Maria per consolarle per il loro fratello. 20 Marta dunque, come seppe che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa. 21 Marta disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! 22 Ma anche ora so che qualunque cosa chiederai a Dio, egli te la concederà». 23 Gesù le disse: «Tuo fratello risusciterà». 24 Gli rispose Marta: «So che risusciterà nell'ultimo giorno». 25 Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; 26 chiunque vive e crede in me, non morrà in eterno. Credi tu questo?». 27 Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio che deve venire nel mondo».
28 Dopo queste parole se ne andò a chiamare di nascosto Maria, sua sorella, dicendo: «Il Maestro è qui e ti chiama». 29 Quella, udito ciò, si alzò in fretta e andò da lui. 30 Gesù non era entrato nel villaggio, ma si trovava ancora là dove Marta gli era andata incontro. 31 Allora i Giudei che erano in casa con lei a consolarla, quando videro Maria alzarsi in fretta e uscire, la seguirono pensando: «Va al sepolcro per piangere là». 32 Maria, dunque, quando giunse dov'era Gesù, vistolo si gettò ai suoi piedi dicendo: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!». 33 Gesù allora quando la vide piangere e piangere anche i Giudei che erano venuti con lei, si commosse profondamente, si turbò e disse: 34 «Dove l'avete posto?». Gli dissero: «Signore, vieni a vedere!». 35 Gesù scoppiò in pianto. 36 Dissero allora i Giudei: «Vedi come lo amava!». 37 Ma alcuni di loro dissero: «Costui che ha aperto gli occhi al cieco non poteva anche far sì che questi non morisse?».
38 Intanto Gesù, ancora profondamente commosso, si recò al sepolcro; era una grotta e contro vi era posta una pietra. 39 Disse Gesù: «Togliete la pietra!». Gli rispose Marta, la sorella del morto: «Signore, già manda cattivo odore, poiché è di quattro giorni». 40 Le disse Gesù: «Non ti ho detto che, se credi, vedrai la gloria di Dio?». 41 Tolsero dunque la pietra. Gesù allora alzò gli occhi e disse: «Padre, ti ringrazio che mi hai ascoltato. 42 Io sapevo che sempre mi dai ascolto, ma l'ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato». 43 E, detto questo, gridò a gran voce: «Lazzaro, vieni fuori!». 44 Il morto uscì, con i piedi e le mani avvolti in bende, e il volto coperto da un sudario. Gesù disse loro: «Scioglietelo e lasciatelo andare».
45 Molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di quel che egli aveva compiuto, credettero in lui.

"Lazzaro è morto!". Non era accorso a Betania all'annuncio delle sorelle Maria e Marta di un suo aggravamento. Gesù vuol correggere l'idea, radicata nella sua Comunità,  che con la morte è la fine. Chi crede in lui, anche se muore (come Lazzaro) continua ad esistere in pienezza di vita.
 Betania è un villaggio della Giudea a tre chilometri da Gerusalemme. Qui la sua Comunità si dispera per la morte di un fratello. Gesù vi accorre per dire a Marta che la morte è solo un passaggio a pienezza di vita. Si può fidare. Anche Maria accorsa per lamentare l'assenza di Gesù dichiara la sua fede. Il sepolcro e la sua grossa pietra tombale, è modello da dimenticare. Nessuna discontinuità tra la vita e la morte. Questa è come una nascita a pienezza. Nella tomba non c'è Lazzaro, che già è nella gloria del Padre, ma il morto legato dalla credenza che tutto sia finito. Il grido di Gesù, come boato, a fare uscire il morto dal cuore dei suoi, è descritto nell'improbabile movenza di chi legato, va prima liberato. Sarà Lazzaro da liberare dall'idea che sia morto, mentre egli, che ha creduto in Gesù, vive nella dimensione del Padre.

Fra' Domenico Spatola
Nella foto: Resurrezione di Lazzaro (Del Piombo)