venerdì 3 luglio 2020

Fra' Domenico Spatola: Per ricordare il compleanno dell'ordine dei frati Cappuccini: 3 luglio 1528

Oggi i Cappuccini
festeggiano i cammini
tanti e diversi
ma tutti conversi
all'ideale
che rende attuale
il Vangelo
che, con amore e zelo,
i frati predicaro.
Non sia in noi avaro
quel carisma
splendente come prisma,
offerto alla Chiesa.
Ovunque viene accesa
la fiamma di Francesco,
abbondante si fa il desco
della mistica Parola
che tanti frati, a scuola,
portarono alle genti.
Oggi non pieni son i conventi
perché il messaggio,
a coraggio,
attua la missione
dei Cappuccini che passione
servono i poverelli
che sono sempre quelli
dal Cristo prediletti.
A loro i nostri affetti
per l'ideale sano
e tutto francescano.

Fra' Domenico Spatola

Fra' Domenico Spatola: Venite a me.

Disse Gesù: "l'anima mia gode
a darti lode,
o Padre del Cielo,
perché hai tolto il velo
del tuo mistero
al misero sincero,
mentre fitto l'hai mantenuto
a chi ha creduto
d'essere sapiente.
Sì, o Padre onnipotente,
così deciso ha tua benevolenza,
facendo Provvidenza
a chi conosce il Figlio
e da lui prende consiglio
su ciò che hai svelato.
Venga l'affaticato
e oppresso
e per lui ristoro sarò io stesso.
Quel che chiedo è poco:
prendete il mio giogo
e da me imparate
mitezza e umiltà a voi insegnate,
e senza più fatica
vi arriderà amica
l'eterna vita,
ché mia dolcezza in voi sarà infinita!"

Fra' Domenico Spatola

Commento di fra Domenico Spatola al Vangelo della XIV domenica del tempo ordinario (anno A): Matteo 11, 25-30


25 In quel tempo Gesù disse: «Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli. 26 Sì, o Padre, perché così è piaciuto a te. 27 Tutto mi è stato dato dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare.
28 Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò. 29 Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime. 30 Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero».


Al rifiuto ideologico dei "sapienti e dottori della Legge", refrattari al suo messaggio, Gesù risponde con un'orazione di ringraziamento al Padre, perché  si è tenuto nascosto agli intellettuali ossessionati dal legalismo giuridico, mentre si è manifestato ai "piccoli", che venivano sfiduciati dalle pretese meritocratiche di una Legge, che imponendo obblighi numerosi e non attuabili da tutti, causava diritti solo ai pochi privilegiati. I "piccoli" da Gesù invece avevano "imparato" l'amore gratuito e incondizionato del "Padre", il quale non chiede ai figli sacrifici ma di essere accolto, per condividerne la benevolenza in favore dell'umanità, assunta quale ambito della sua rivelazione. L'invito a "venire a lui" è perciò rivolto da Gesù agli "affaticati e oppressi" dalle norme eccessive ed esigenti, rese capaci di ostacolare l'incontro con Dio, relegato in zona irraggiungibile.
Risolutivo appare l'invito di Gesù a condividere il suo "giogo dolce e leggero", per assomigliargli nei sentimenti che lo caratterizzano: "miti e umili", gli stessi dei "piccoli fiduciosi in braccio alla madre" (Salmo 131).

Fra' Domenico Spatola 

domenica 28 giugno 2020

Fra' Domenico Spatola: A Francesco, nostro amato papa

Oggi è san Pietro e voglio
onorar papa Bergoglio,
che sempre è pien d'amore
così come nostro Signore
ha voluto a noi donarlo.
Voglio perciò lodarlo
e fare presto
perché è modesto
e a scrivere sua storia
non cerca gloria,
che ai poveri suol dare
mentre ai ricchi fa risuonare
la voce del Vangelo.
A tutti, del Cielo
aprir vuole le porte,
ché, per nostra buona sorte,
lo Spirito le chiavi
a lui consegnò.
"Francesco" si nomò
per il Poverello
e vuol far quello
che Gesù chiede al credente:
farsi dono per la gente
dando pane all'affamato
e rifugio all'immigrato,
stando vicino a tutti,
nelle gioie e nei lutti
e dar consolazione
lottando con passione
la stessa che è di Cristo.
Francesco è da noi visto
suo "vicario" e testimone
di tante cose buone.
Nel giorno di San Pietro,
ogni male vada retro,
e vinca la sua luce
che a Cristo ci conduce.

Fra' Domenico Spatola

venerdì 26 giugno 2020

Diretta video di fra' Domenico Spatola sul Vangelo della XIII Domenica del Tempo ordinario (anno A): Matteo 10, 37-42

Pubblicato da Fra' Domenico Spatola su Venerdì 26 giugno 2020

Fra' Domenico Spatola: Ricompensa

Disse ai suoi Gesù:
"Chi ama di più
i genitori
e ne predilige errori,
non è degno di me;
stessa sorte
di chi per il figlio
cerca consiglio
in altro segno
che non il mio Regno.
Stessa voce
per chi la croce
non prende a mia sequela,
e tesse altra tela.
Chi trattiene la vita,
la rende finita,
ma chi, a follia,
la perde a causa mia,
la troverà.
Chiunque accoglierà
ciascun di voi,
prima o poi
saprà che accoglie Cristo
facendo anche acquisto
di chi mi ha mandato.
Chi accoglie un profeta
ne condivide dieta
e chi ha vero gusto
accoglie anche il giusto.
Parole mie sincere
per chi un sol bicchiere
d'acqua verace
offre al mio seguace:
non sarà senza
la ricompensa".

fra' Domenico Spatola
Nella foto: dipinto di Tiziano Vecellio

Commento di fra' Domenico Spatola al Vangelo della XIII Domenica del Tempo ordinario (anno A): Matteo 10, 37-42


37 Chi ama il padre o la madre più di me non è degno di me; chi ama il figlio o la figlia più di me non è degno di me; 38 chi non prende la sua croce e non mi segue, non è degno di me. 39 Chi avrà trovato la sua vita, la perderà: e chi avrà perduto la sua vita per causa mia, la troverà.
40 Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato. 41 Chi accoglie un profeta come profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto come giusto, avrà la ricompensa del giusto. 42 E chi avrà dato anche solo un bicchiere di acqua fresca a uno di questi piccoli, perché è mio discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa».


Urge dare priorità al "Regno", inaugurato da Cristo. Radicali sono le esigenze delle "Beatitudini", da non consentire dilazioni neppure  per ricatti affettivi della parentela più cara. La "scelta" per Cristo e per il Vangelo non concede alibi. Non è in discussione il comandamento di "onorare il padre e la madre". Gesù si era opposto a coloro che, per il proprio interesse, lo intendevano sostituire con un  rito sacrificale ("corbàn"). La sequela di Gesù comporterà sollevazione della croce, decretata dal mondo a disprezzo di chi vorrà condividere il messaggio di Cristo. "Perdere la vita" sarà per Gesù" il migliore investimento per averla in pienezza. Mentre fallimentare sarà il raccolto dell'egoista che, non comunicando vita, la trattiene per sé. Superiore alla ricompensa meritata dal profeta e dal giusto, sarà quella di "chi accoglie un discepolo di Cristo". Con lui infatti, lo stesso Dio si farà dono a chi accoglie o dona un  bicchiere d'acqua fresca a un "piccolo", che non ha altro vanto che quello di essere "discepolo di Gesù".

Fra' Domenico Spatola

martedì 23 giugno 2020

Fra' Domenico Spatola: Giovanni il Precursore

Il Battista
aprì la pista
al Vangelo
e all'Antico tolse il velo,
additando altrui l'Agnello
che, dell'uomo poverello,
fece cargo
e largo
ad oltranza
fu di speranza
il suo messaggio
che, con coraggio,
Giovanni,
nei panni
del Profeta,
additò la meta.
I discepoli di lui,
a illuminare i luoghi bui,
di Gesù furon seguaci.
E in quegli audaci
eventi
il Battista, a lor contenti,
si disse "Amico dello Sposo",
che però accusò moroso
per interventi duri
a lui chiesti a giudicar gli impuri.
Nel Battista, d'Elia il fuoco
non fu fioco
ma di Gesù non fe' sequela,
ad altro aperta avea la  sua vela
per cui tale fu il segno:
a lui più grande era il più piccolo del Regno.

Fra' Domenico Spatola
Nella foto: Dipinto di Tiziano.

Fra' Domenico Spatola: 24 giugno. Solennità di Giovanni il "Battista"

Giovanni, di Zaccaria e di Elisabetta, sarà "il Battista", per la missione al Giordano di "battezzare", esortando alla conversione quanti, immergendosi nell'acqua, dichiaravano di cambiare vita. Fu prodigiosa la sua nascita, preannunciata dall'angelo al padre, mentre officiava nel tempio la preghiera dell'incenso. Fu incredulo al "messaggio impossibile", e restò muto, perché era stato sordo alla Parola.  Attempata e "sterile", la consorte concepì il  "dono divino", come significato dal nome "Giovanni", che fu di Cristo il precursore, fin dal grembo della madre. Al saluto di Maria, riconobbe la presenza in lei del Redentore, e "danzò" per lui, come già Davide  dinanzi all'arca del Signore. Fu il profeta di cerniera tra i due Testamenti. Il più grande tra tutti quelli dell' "Antico", restò "il più piccolo di quelli del Nuovo". Pieno di Spirito Santo, Giovanni emulò di Sansone la forza e di Elia lo zelo.
Non fu sacerdote come il padre, ma "profeta dell'Altissimo". Dal deserto, come in passato Isaia, invitò a "preparare la via del  Signore", e indicò presente nel popolo il Messia che tutti confondevano con lui. Da "amico" dichiarò di non potere "scalzare" Gesù dal ruolo di "sposo". Al Giordano, provò a impedirne il battesimo, ad accettazione della morte in croce. Per lui, il Messia doveva giudicare, "con ascia e fuoco", i peccatori protervi.
L'austerità del Battista, fu elogiata: "non da canna  sbattuta dal vento".Fu invocato da Gesù a "testimone" a sua difesa, nello stupore di ciò che vide: "squarciarsi i cieli e lo Spirito su di lui, come colomba".  Consegueziale fu l'esortazione ai discepoli a seguire "l'Agnello che toglie il peccato del mondo". Il tramonto di Giovanni fu affrettato
da Erode Antipa con la decapitazione. Voleva tacitare una voce, mentre già un'altra più potente si elevava dal Vangelo.

Fra' Domenico Spatola
Dipinto di Simone Cantarini

sabato 20 giugno 2020

Fra' Domenico Spatola: Ricordando Alberto Sordi

Sol dal cinema i ricordi
sono i miei di Alberto Sordi:
estroverso e sornione,
si presenta furbacchione,
infatti sempre esilarante
era la verve sua costante.
Una maschera dell'arte,
e in ogni parte
facea magia:
impersonando dalla via
il cafone e il mandrillo
come Del Grillo
il marchese
di cui narrò ardue imprese
in arguzie e furberie
mostrandone rie
e demenziali trovate
e da lui fustigate.
Son molteplici le facce
e in ognuna trova tracce
di sé lo spettatore,
paradossi dell'onore
mescolato alla miseria,
per Alberto cosa seria
allo scopo di ammonire
ma con l'arte del gioire.

Fra' Domenico Spatola

venerdì 19 giugno 2020

Fra' Domenico Spatola: "Li riconoscerò anch'io!"

Disse Gesù ai suoi:
"Né tu, né i tuoi
abbiate mai paura:
non c'è in natura
infatti alcuna cosa
che resti ascosa
né venga mai svelata,
né altra che, obliviata,
non venga ricordata.
Ciò che dico in oscuro
di luce sia già puro,
e se detto è all'orecchio,
a specchio,
da voi sia annunciato.
Non preoccupato
sia ciascuno
per il potere di qualcuno
che di uccidere ha voglia,
il corpo è solo soglia
dell'anima immortale.
Temete il criminale
che a Geenna
fa strenna
di anima e di carne.
Di due passeri che farne?
Non si vendono per niente?
Eppur non consente
il Padre che alcuno cada.
Né capigliatura è rada,
senza il suo volere.
Ogni tuo pelo è in suo sapere.
Nessuna perciò paura,
perché duratura
è vostra vita
che donata è infinita,
più di quella degli uccelli.
Perciò io dico a quelli
che mi riconosceranno,
di non temere danno
perché davanti al Padre mio,
li riconoscerò anch'io!"

Fra' Domenico Spatola

Commento di fra Domenico Spatola al Vangelo della Dodicesima Domenica del Tempo Ordinario (anno A): Matteo 10, 26-33


26 Non li temete dunque, poiché non v'è nulla di nascosto che non debba essere svelato, e di segreto che non debba essere manifestato. 27 Quello che vi dico nelle tenebre ditelo nella luce, e quello che ascoltate all'orecchio predicatelo sui tetti. 28 E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l'anima; temete piuttosto colui che ha il potere di far perire e l'anima e il corpo nella Geenna. 29 Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure neanche uno di essi cadrà a terra senza che il Padre vostro lo voglia.
30 Quanto a voi, perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati; 31 non abbiate dunque timore: voi valete più di molti passeri!
32 Chi dunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch'io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; 33 chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch'io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli.


Nel capitolo decimo del suo vangelo, Matteo alla chiamata dei "Dodici", in sostituzione del vecchio Israele, fa seguire l'invio alla missione. Da "apostoli", i Dodici ricevono il "potere" di liberare oppressi e fanatici, e curare gli infermi. Vengono inviati alla "Casa d'Israele", perché  prematuro era per loro spingersi a pagani e samaritani,  disprezzati come "impuri" ed "eretici". La "prossimità del Regno" era l'annuncio che andava offerto gratuitamente, come ricevuto. Il comportamento del missionario doveva testimoniare la conversione: "senza bastone né bisaccia e andare scalzi". Usanza ebraica per  dichiarare il perdono di Dio a Israele nel "giorno del Kippur", una volta l'anno. Con Gesù diventa segno per testimoniare che il perdono di Dio è incondizionato e totale. Con sollecita precauzione, Gesù attenziona i suoi sulle persecuzioni che subiranno. I destinatari del messaggio infatti non saranno sempre solidali: "Vi perseguiteranno e vi flaggelleranno nelle loro sinagoghe".  Ritornellata tre volte (totalità) però è l'assicurazione a "non avere paura, perché il Padre si prenderà cura di voi". Non sono perciò da temere coloro che potranno uccidere il corpo, ma non potranno neppure scalfire la vitalità della loro persona ("psiche"). La Geenna, (l'immondezzaio di Gerusalemme) è evocata da Gesù  a minaccia come meta per quanti scelgono d'essere privi di questa vitalità. Ogni apostolo sarà garantito dal Padre che si prende cura anche di esseri minuscoli come i passeri, e temuti dai contadini perché nocivi all'agricoltura. Il Padre non trascura neanche i capelli che solo lui sa contare. Ultimo richiamo è a "riconoscere Gesù", cioè a darne "testimonianza" al mondo per far  risplendere il suo Vangelo come luce nelle tenebre.

Fra' Domenico Spatola 
Nella foto: particolare (Caravaggio)

mercoledì 17 giugno 2020

In omaggio a tutti coloro che seguono la pagina Facebook e il Blog di fra' Domenico Spatola

Fra' Domenico Spatola...

Pubblicato da Anna Squatrito su Mercoledì 17 giugno 2020

Avviso per la Messa del Sacro Cuore di Gesù

Venerdì 19 giugno alle ore 18.00 nella parrocchia santa Maria delle Grazie ci sarà la santa  messa del sacro Cuore di Gesù Siete tutti invitati a partecipare o a mettervi in ascolto su Facebook, poichè la messa sarà trasmessa in diretta dalla pagina della parrocchia. Vi aspetto,

Fra' Domenico Spatola

Fra' Domenico Spatola: Cuor di Mamma

"Quanta fu la tenerezza
del tuo Cuore in amarezza
per il Figlio a te dato!"
È quesito non fugato
da mia mente,
al ricordo di Te dolente,
sotto croce,
onde udisti la sua voce:
"sei la madre anche di noi".
Eravamo tutti suoi,
intendo alludere al tuo Figlio,
e tu, Madre, quel consiglio
accogliesti nel tuo cuore.
Ti levasti dal dolore
per iniziar materna cura,
perché fosse più sicura
nostra vita.
Oggi tuo Cuore a noi addita
fisso
il Figlio crocifisso,
e ci mostra stesso amore
in dolcezza e con ardore
da accendere in noi la fiamma
che assomigli al cuor di mamma.

Fra' Domenico Spatola
Nella foto: La Madonna del riposo di A. Ferruzzi

Fra' Domenico Spatola: Cuore di Gesù

"Ecco il mio Cuore!"
Dicesti, o Signore,
mostrando all'amato
il cuore a lui dato.
Squarciato a riprova
di vita che cova
dal tuo costato
fu il sangue versato.
Era tua cena
che a pena
di nostra arsura
trovasti a misura
come noi dissetare,
e a quel tuo cenare
il sangue approntasti,
a lavare i nefasti
peccati del mondo.
Rubicondo
portò a noi vita
in storia infinita
del sacrificio d'agnello.
Stesso a quello
è in ogni banchetto
luogo protetto
per i tuoi amici
cui - come dici -
riveli segreti
paterni che vieti
a chi senza cuore
non vive d'amore.

Fra' Domenico Spatola
Nella foto: Salvador mundi (Antonello da Messina)

venerdì 12 giugno 2020

Fra' Domenico Spatola: Pane e vino a me doni

Pane sulla mensa
è il Corpo tuo donato.
Il vino è da condensa
di Sangue tuo versato.
T'offri a me dono
e nell'intimo perdono,
e, di passione fonte,
chiedi a me impronte
a tua sequela.
Sciogli mia vela
a tuo ristoro
e mio tesoro
a te affido
a nido.
Sazia mia fame e sete,
e saran liete
mie attese
quando saranno arrese
a te, mio Dio,
e naufragheranno in Te, a oblio.

Fra' Domenico Spatola
Nella foto: Particolare Cappella di Santa Monica - Roma

Commento di fra' Domenico Spatola al Vangelo del "Santissimo Corpo e Sangue di Cristo" (anno A): Giovanni 6, 51-58


51 Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».
52 Allora i Giudei si misero a discutere tra di loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?». 53 Gesù disse: «In verità, in verità vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell'uomo e non bevete il suo sangue, non avrete in voi la vita. 54 Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell'ultimo giorno. 55 Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. 56 Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e io in lui. 57 Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia di me vivrà per me. 58 Questo è il pane disceso dal cielo, non come quello che mangiarono i padri vostri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».


A Cafarnao, Gesù si offre "Pane di vita". Si dichiara "disceso dal Cielo", per condividere con i suoi la condizione divina, che Mosè non poteva dare. Del suo "Pane", Gesù dichiara l'equivalenza: "è la mia carne per la vita del mondo".  Disponibilità fragile e solidale, in ogni Eucaristia, a compimento dell'ardito "Verbo fatto carne", per "l'Alleanza nuova" e nell'inedito fondamento del "Pane/Carne da mangiare", e del "Vino/Sangue da bere" in stessa passione per l'Umanità.
In Gesù, Dio non è "esterno" all'uomo, perché non si relaziona sui legalistici contratti per servi. Osmotica invece è la linfa vitale in reciprocità dinamica di "vite/tralci", fino a congetturabile ardimentosa consanguineità,  manifestata già dall'apostolo Paolo: "Non più io vivo, ma Cristo vive in me".
Ciò irretisce fino allo scandalo l'uditorio di Giudei e discepoli, ma non ci sono alternative plausibili. Solo l'accoglimento della Parola infatti, consente di superare la morte, che i padri nel deserto sperimentarono, pur avendo mangiato la manna. "Chi mangia questo Pane vivrà in eterno!" È  l'ultimatum di Gesù senza alternativa, corrisposto da Pietro che, a professione di fede, esclama: "Tu solo hai parole di vita eterna!"

Fra' Domenico Spatola 
Nella foto: Particolare Cappella di Santa Monica - Roma

venerdì 5 giugno 2020

Diretta video di fra' Domenico Spatola del 05 giugno 2020: Vangelo di Giovanni, capitoli conclusivi XX e XXI

Pubblicato da Fra' Domenico Spatola su Venerdì 5 giugno 2020

Aiuta la Missione San Francesco a sostenere i bisognosi: dona il tuo 8x1000.


Associazione di volontariato Missione san Francesco
Mensa dei poveri - Via Cipressi 233 (Trav. piazza Cappuccini) - Palermo
Servizi offerti:
1) Mensa tutti i giorni, inclusi sabato, domenica e festivi dalle ore 12:30 alle ore 13:30.
2)Servizio doccia dalle ore 09:30 alle ore 11:30 domenica esclusa.
3) Servizio vestiario: si mettono a disposizione degli indigenti capi di abbigliamento in ottime condizioni.
4) Servizio assistenza medica di base e specialistica su appuntamento, secondo il calendario stabilito dalla Missione.
5) Sportello legale, civile e penale.
La missione si sostiene con le offerte che chi vuole può offrire nella raccolta mensile di ogni ultima domenica del mese, oltre le eventuali offerte dei vari Enti. E' possibile contribuire anche con beni necessari al sostenimento dei bisognosi (abbigliamento, scarpe, giocattoli, alimentari e quant'altro). Quanti desiderano contribuire economicamente, potranno farlo con un versamento sul c/c della:
 Banca Credito Siciliano ag. n. 4 Palermo all'Iban IT45C030 1904 6040 0000 9122 136.

Fra' Domenico Spatola: Santa Trinità

A te l'offerta
di mia sofferta
ansia d'infinito,
in Te m'inoltro ardito
a indagar mistero
che invero
in tuo mare di splendore
e, in ardore
mi confondo
e occhi inondo
di lacrime di pace.
Audace
è il sogno mio,
da te nutrito, o Dio,
col Figlio che a me fisso
riveli Crocifisso,
in stessa commozione
che fu di sua passione
dove amore
ha infranto il mio dolore.
Poni ora,
tua, in me, dimora
e, a santuario,
apri divario
tuo messaggio,
in raggio
sol fecondo
da tuo mondo
che paura mia dissolve
ed estatico assolve
stesso tuo destino
d'amor divino.

Fra' Domenico Spatola

Commento di fra' Domenico Spatola al Vangelo della domenica della Santissima Trinità (anno A): Giovanni 3, 16-18

Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. 17Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. 18Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell'unigenito Figlio di Dio.


Un triangolo o un trifoglio mi dovevano da bambino bastare a comprendere la Trinità: "Dio uno in tre Persone". Mi affascinava (di Sant'Agostino?) del bambino intraprendente (forse un angelo) che voleva, a provocazione,  in una buca travasare l'oceano. La mia era resa senza replica: Mistero! 
Lo pensavo perciò impenetrabile ad intuito umano e comprensibile solo nei segni della fede. Volli tuttavia indagare sul "fondamentale mistero cristiano": il "Padre  che genera il Figlio" e da loro "procede lo Spirito". Il Quarto Vangelo mi fu rivelatore: il "Mistero" andava indagato attraverso l'Umanità e la croce del Figlio, dallo stesso dichiarata "luogo della sua Gloria". Il percorso, pur arduo, mi apparve condivisione di vita: il Padre diventava anche "il mio". E lo Spirito, ossia l'Amore eterno, dal Figlio mi veniva consegnato. Folgorante mi parve della teologia trinitaria,  la dinamica delle Relazioni divine: "pericoresi trinitaria" ossia "danza all'intorno". Mi intrigò coinvolgendomi in ogni assise eucaristica, da commensale. E da subito la compresi adeguata traduzione del "Dio che tanto ha amato il mondo da mandare il Figlio". Ancora mi avvince e mi commuove.

Fra' Domenico Spatola 

mercoledì 3 giugno 2020

In memoria di un grande: Roberto Gervaso

Con la complicità di un comune amico, chiesi e ottenni un incontro con lui. Lo sapevo un grande della penna, lo scrittore e maestro Roberto Gervaso. Apprendo con tristezza che oggi non combatte più da questa barricata. I suoi scritti in tantissimi libri e articoli di vario genere mi affascinavano e sapendolo a Palermo volli incontrarlo. Per la verità lo chiesi con insistenza. Il Maestro era infatti schivo, e come tutti i grandi che conoscono le persone voleva cerziorarsi delle mie intenzioni. Di stima e tante. Appassionato della sua letteratura, come incontrare Pirandello, Oscar Wilde, ritenni quel incontro. Egli mi parve uscito dal mondo da me sognato. Dalla letteratura e con sentimento profondo di venerazione mi accostai. Timido ero io. Ma da subito mi mise a mio agio. Sapeva conoscere i cuori e i sentimenti. Uomo forse d'altri tempi. Di lui avremo bisogno. Mi congedò con un suo libro, l'ultimo da lui scritto. Io gli feci dono, e ne provai onore per il suo entusiasmo,  di un mio più umile lavoro. Fu un'ora indimenticabile. Così la ritenne anche lui. Ci demmo un altro appuntamento.  La malattia non lo permise.

Fra' Domenico Spatola

Diretta video di fra' Domenico Spatola del 03 giugno 2020: Vangelo di Giovanni capitoli XVI e XVII

Pubblicato da Fra' Domenico Spatola su Mercoledì 3 giugno 2020

lunedì 1 giugno 2020

Fra' Domenico Spatola: I colori della Bandiera. Tratto da: Un anno con fra' Domenico

Tre sono i colori
che, come fiori,
individuano italica bandiera:
il rosso anche di sera
dice smosso
e vulcanico il fuoco
che non poco
arde
nelle vene
e non si perde
con il verde
che, a carezza boschiva,
viva
ammanta a protezione
la Nazione.
Altro colore è il bianco
che ne limita il fianco
a Nord, ove montagne alpine
sono al confine.
Non so se il senso dei colori è giusto
ma, a gusto,
mia logica d’amare
è ciò che è bello
e dell’italico stendardo piace quello.

Fra' Domenico Spatola



Fa parte di: Un anno con fra' Domenico. Poesie per ogni giorno dell'anno. 
Pagine 468 - Prezzo di copertina € 16,00 - Illustrato. 
Disponibile presso il Centro San Francesco - Via dei Cipressi - Palermo
Disponibile al sito www.ibuonicuginieditori.it 
Parte dell'incasso è devoluta alla Missione San Francesco, la mensa dei poveri creata e gestita da Fra' Domenico Spatola. 

Diretta video di fra' Domenico Spatola del 01 giugno 2020: Vangelo di Giovanni, capitolo XV

Pubblicato da Fra' Domenico Spatola su Lunedì 1 giugno 2020

domenica 31 maggio 2020

Fra' Domenico Spatola: Sei luce

Spirito Santo,
in me tanto
di pace è il desìo
di te che togli oblio
in tuo respiro.
Ad esso aspiro
in danza
e tu d'abbondanza
colma miei spazi
a farli sazi
di desideri
di te sinceri,
in cuor che brama
ciò che di Te ama,
suo Dono
e condono
del reato.
Del Creato
sei la luce,
che conduce
per arditi sentieri
in tuoi misteri.

Fra' Domenico Spatola

venerdì 29 maggio 2020

Diretta di fra' Domenico Spatola del 29 maggio 2020: Vangelo di Giovanni, Capitolo XIV

Pubblicato da Fra' Domenico Spatola su Venerdì 29 maggio 2020

Fra' Domenico Spatola: "Lo Spirito riceverete"

Parve ad essi cosa strana,
quel giorno della settimana,
il primo a porte chiuse.
Dei discepoli confuse
eran le menti,
e i lor commenti
di paura,
temendo duratura
l'inimicizia dei Giudei,
rei
della morte del Maestro.
A togliere il capestro,
venne il Risorto
che, come in suo orto,
stette in mezzo a loro:
"Pace!" disse a coloro
che avevano temuto.
"Da voi è risaputo
che il Padre mi ha mandato.
Tal affido è consegnato
a voi da me".
Loro gioia fu per tre,
quando videro le mani
di lui che lontani
l'inviò alle genti.
Furon quelli i frangenti
in cui soffiò e loro disse:
"Permangan fisse
in voi le mie parole:
il Padre mio lo vuole.
Lo Spirito riceverete
e chi perdonerete
sarà perdonato
perché ognuno sia salvato".

Fra' Domenico Spatola
(dipinto di Tiziano)

Commento di fra' Domenico Spatola al Vangelo della Domenica di Pentecoste (anno A): Giovanni 20, 19-23

19 La sera di quello stesso giorno, il primo dopo il sabato, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, si fermò in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». 20 Detto questo, mostrò loro le mani e il costato. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. 21 Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anch'io mando voi». 22 Dopo aver detto questo, alitò su di loro e disse: «Ricevete lo Spirito Santo; 23 a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi».

Il primo giorno dopo il sabato, diventa il giorno Uno della nuova Creazione. È il tempo della Chiesa, chiamata a costruire il Regno. I discepoli, rintanati per paura dei Giudei, sperimentano gioia al vedere il Risorto e da lui ricevono con il "soffio" dello Spirito, l'affido missionario. Col Vangelo viene offerto alle genti il perdono di Dio. Si attua quanto promesso da Gesù ai suoi: "Io me ne vado, mando però a voi lo Spirito Paraclito", col ruolo di consolare e di santificare. È il nuovo tempo ("kairòs) quello di Cristo nella Chiesa e nel Mondo. L'amore e i sacramenti ne diverranno "segni" nella Storia. E lo Spirito tra Cristo/Capo e le sue membra ecclesiali, sarà "linfa" come tra "la vite e i tralci". Dono del Padre altissimo egli stesso è portatore di doni con cui viene garantita la bellezza e la funzionalità della Chiesa "Sposa". Tali doni ("carismi") esplicitano un servizio qualificante ("diaconia" e "ministeri") per la crescita. Essa  dello Spirito Santo partecipa dinamiche che nel credente traducono assimilazione al Cristo, sì da affermare come l'apostolo Paolo: "Non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me!". È la richiesta giovannea al Padre fatta da Gesù a favore dei discepoli, in quella che viene ricordata  come "la preghiera sacerdotale": "Siano Uno come me e te, o Padre". La Pentecoste immerge la "Cattolica"  nelle molteplici Culture sul modello del Cristo incarnato (Vaticano II), la Chiesa cioè vocata ad annunciare, nelle lingue degli uomini, il messaggio unificante.

Fra' Domenico Spatola 

venerdì 22 maggio 2020

Diretta video di fra' Domenico Spatola del 22 maggio 2020: Vangelo di Giovanni Capitolo IX

Pubblicato da Fra' Domenico Spatola su Venerdì 22 maggio 2020

Fra' Domenico Spatola: 23 maggio 1992: un grazie per loro

Autostrada in frantumi,
di sangue sol grumi
e carni raccolte
di eroi, cui tolte
le vite osteggiate
eran state
da color che atroci
han voluto le croci
per Falcone e la scorta
ove morta
fu pure Morvillo.
Non  valga cavillo
per la festa
di chi loro testa
impenitente ha voluto.
È risaputo
ancor irridono sorte
di chi la morte
ha subìto da loro.
Lamentevole coro
di noi, traditi due volte,
ché più sconvolte
son le nostre speranze.
Ma a tali devianze
lo Stato rimedia?
Chiediam: non soprassieda
all' ingiustizia.
Forse vizia
un autorevole Stato?
Oggi arrecato
sia novello tributo
agli Eroi, ch'è dovuto.
A Umanità,
libertà 
han garantito:
sia dunque sentito
il grazie per loro
col simbolico alloro.

Fra' Domenico Spatola

Fra' Domenico Spatola: "Battezzate nel Nome..."

Andati in Galilea,
agli Undici rimanea
attendere il Signore
sul monte ove dimore
avea loro indicato.
Al vederlo, ognun prostrato
teneva dubbio in cuore
chiedendosi a tremore
il senso del programma,
testato dal suo dramma.
Ma avvicinatosi, Gesù,
li convinse ancor di più:
"A me ogni potere è stato dato
in cielo, in terra e sul creato.
Andate a far seguaci
e discepoli veraci
nel mondo intero,
col battesimo sincero
nel Padre e nel Figlio
e nello Spirito Consiglio,
e insegnando clamorose
stesse cose
che vi ho comandato,
avendole a voi testimoniato.
Io con voi sarò ogni giorno
finché alla fine non ritorno!"

Fra' Domenico Spatola
Nella foto: Ascensione di Salvador Dalì

Commento di fra' Domenico Spatola al Vangelo della Festa della "Ascensione di Gesù al Cielo" (anno A): Matteo 28, 16-20

16 Gli undici discepoli, intanto, andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro fissato. 17 Quando lo videro, gli si prostrarono innanzi; alcuni però dubitavano. 18 E Gesù, avvicinatosi, disse loro: «Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra. 19 Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo, 20 insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».

In ogni Vangelo sono offerte alle Comunità ecclesiali indicazioni puntuali sul "dove" e "come" fare esperienza del Cristo Risorto.  In Matteo, Gesù nel dare appuntamento ai discepoli  predilige della Galilea "il monte" delle Beatitudini.  Le aveva dettato a programma della sua "Nuova Alleanza". Tornare alle origini rappresenta per l'evangelista il segnale inconfondibile per le Chiese di tutti i tempi. Agli Undici in attesa (ormai Giuda è retrocesso), il Risorto si fa visibile, senza tuttavia fugare in essi il dubbio di non farcela a seguirlo, nella via da lui tracciata. Ma il Risorto li consola, affidando loro stesso "potere" concessogli dal Padre, "in cielo sulla terra".  Perciò: "Andate e fate discepoli tutti i popoli, evangelizzandoli e battezzando i credenti nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo". Non sarà però un rito sterile e senza conseguenze per la vita. Egli stesso ne si fa garante assicurando la sua permanenza con loro per sempre.

Fra' Domenico Spatola 
Nella foto: Ascensione di Raffaello Sanzio

venerdì 15 maggio 2020

Diretta di fra' Domenico Spatola del 15 maggio 2020: Vangelo di Giovanni, terzo capitolo.

Pubblicato da Fra' Domenico Spatola su Venerdì 15 maggio 2020

Fra' Domenico Spatola: Non vi lascio orfani.

Ai suoi Gesù rivolse le parole:
"Chiunque osservare vuole
i miei comandamenti
senza timore delle genti,
mi ama con fervore,
e dal Padre avrà il Consolatore,
lo Spirito di verità
che a lui verrà.
Il mondo non lo vede e nol conosce,
perché le attese sue sono mosce
e inevase,
voi, invece, del Padre siete case
ove ei dimora.
Sia chiaro fin da ora:
orfani non resterete,
perché con me sempre sarete.
Ancora un poco
e il mondo suo fuoco
spegnerà,
e più non mi vedrà,
mentre di me sarà in voi visione
a gran soddisfazione.
La vita infatti ci accomuna
né cosa alcuna
ci separerà,
e ognun saprà
che io col Padre mio
sono Dio.
Chi mi riconoscerà,
ei lo farà
a me vicino
nel cammino.
A voi svelo
tutto il mio vangelo
e chi osserva i miei comandamenti
mostra i veri intenti
dell'amore,
dando a me possesso del suo cuore".

Fra' Domenico Spatola

Commento di fra Domenico Spatola al Vangelo della Sesta domenica di Pasqua (anno A): Giovanni 14, 15-21



15 Se mi amate, osserverete i miei comandamenti. 16 Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore perché rimanga con voi per sempre, 17 lo Spirito di verità che il mondo non può ricevere, perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete, perché egli dimora presso di voi e sarà in voi. 18 Non vi lascerò orfani, ritornerò da voi. 19 Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete. 20 In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre e voi in me e io in voi. 21 Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi mi ama. Chi mi ama sarà amato dal Padre mio e anch'io lo amerò e mi manifesterò a lui».

Gesù aveva annunciato ai discepoli l'imminente sua morte. L'idea di restare "orfani", li aveva turbati. Per rassicurarli, dettò le condizioni che gli avrebbero consentito di restare in loro. Chiedendo amore per sé (è la prima volta) vuole che si visibilizzi con l'osservanza dei comandamenti. Li definisce "suoi" e al plurale, anche se ne aveva dettato uno solo: "Amatevi come io vi ho amato". Ne aveva fatto  massima esemplificazione con "la lavanda dei  piedi" Ora vuole che subentri ai "Comandamenti" di Mosè. Il "nuovo" era nel "come" s'ha d'amare. La risposta a chi li osserva, è la consegna che il Padre farà dello "Spirito di verità", nella veste di "Paraclito", ossia di "Soccorritore" e "Avvocato". Non scalzerà Gesù, ma lo renderà "intimo" e "onnipresente" nella vita della sua Comunità che avrà fatto la scelta del servizio. Il  Mondo non comprenderà. Antitetica è la sua ideologia assillata da ansie di potere e di dominio. Gesù nell'intimità come sussurro offre discernimento e viatici per conoscere il Padre e farne esperienza. L'adesione al progetto del Padre, svelato nel Figlio, sarà manifesto a chi crede in lui.

Fra' Domenico Spatola

giovedì 14 maggio 2020

Diretta di fra' Domenico Spatola del 14 maggio 2020: Vangelo di Giovanni, secondo capitolo.

Pubblicato da Fra' Domenico Spatola su Giovedì 14 maggio 2020

Fra' Domenico Spatola: Compleanno di Ivo

Ora vi dico:
conosco un amico
che è un gran signore.
È il mio editore.
Si chiama Ivo,
che è sempre schivo
di complimenti,
ma vuol chiarimenti
se qualcosa non quadra
a sua intelligenza mai ladra
d’altrui intuizioni,
ei sol promozioni
intende onorare.
Allora a strigliare
lo vedi di lena,
e, a malapena,
riesci a fermarlo.
Non si può non amarlo
per il dolce suo tratto
e la passione del gatto.
Ha pure il cane e molti uccellini,
cui dà amore come ai bambini.
Anna, sua moglie, fedele consorte,
con lui divide di due figli la sorte.
Avrete capito:
Ivo è un mito
per gli amici
che rende felici
con mille attenzioni,
e noi gli auguroni
a lui oggi facciamo
e tanto affetto gli consegniamo,
perché tutti già sanno
che oggi fa il compleanno.

Fra' Domenico Spatola

sabato 9 maggio 2020

Fra' Domenico Spatola: Quel 9 maggio 1978... Tratta da: Un anno con fra' Domenico

Oggi il ricordo di due vittime dell’odio
che fece danno
in stesso giorno e stesso anno:
Aldo Moro e Peppino Impastato,
fratelli, per accomunato
impegno a migliorare il mondo
da diversa sponda
ma sopra stessa onda
di ambizioni e ideali
che furono fatali.
Scosse la morte di Moro ucciso da Brigate Rosse,
che con violenza e vili mosse,
volevano a confusione
 la lor rivoluzione.
Peppino nel suo paese,
per qualche mese,
tenne testa
a quella mafia che calpesta
i diritti vitali della gente
e, prepotente,
impone la sua legge.
Peppino, consigliato dallo zio a restar calmo,
volle a lui cantar suo salmo:
“Tano seduto”,
non volendo restar muto,
lo apostrofava forte per le strade
percorrendo tutte le contrade.
Gli rinfacciava loschi affari e malefatte
che prigioniere avevan fatte
intere città siciliane.
Qualcuno le denunciò disumane,
ma sol Peppino
con sua Radio e qualche galoppino,
sfidava l’orco fin sotto il suo palazzo
da apparire alla gente solo un pazzo.
La madre, in grande apprensione,
non si dava pace per tutta l’avversione
che in paese avevan per il figlio,
cui non facea mancar consiglio.
Cercava fino in fondo protezione
perché il figlio non finisse nel burrone.
Ma il giovane temerario
osava contro l’avversario
prepotente,
attenzionandolo ironico alla gente
come mafioso, 
criminale e ombroso.
Venne il fatale giorno di vendetta,
s’approfittò della disattenzion costretta
dell’uccisione di Aldo Moro,
vero statista dal cuore d’oro,
trovato morto a Roma in via Caetani
mentre a Cinisi accadevan fatti strani.
Lo zio volle (ciò dicea la madre addolorata)
la salma di Peppino dilaniata:
inventaron sabotaggio alla stazione
perché da tutti compresa fosse la cagione
che Impastato era già morto
e far credere, a tagliar corto,
che si era suicidato.
Così venìa certificato
e tutti dovevan accettare la versione,
ma solo la madre, senza confusione,
poté richiesta in tribunale,
puntare il dito contro il criminale.
Ora Peppino e Aldo son l’ideale
d’ogni eroismo la cui comune sorte
non teme morte.


Un anno con fra' Domenico: poesie per ogni giorno dell'anno.
Pagine 468 - Prezzo di copertina € 16,00
Parte del ricavato è devoluta alla Missione San Francesco, la mensa dei poveri di fra' Domenico Spatola.
In vendita presso la Missione San Francesco - Via dei Cipressi - Palermo
Disponibile dal catalogo prodotti della casa editrice al sito www.ibuonicuginieditori.it


Diretta di fra' Domenico Spatola del 09 maggio 2020: Giovanni 14, 1-12

Pubblicato da Fra' Domenico Spatola su Sabato 9 maggio 2020

venerdì 8 maggio 2020

Diretta di fra' Domenico Spatola del 08 maggio 2020: dedicato alla Vergine Maria, madre di Dio e della Chiesa

Pubblicato da Fra' Domenico Spatola su Venerdì 8 maggio 2020

Diretta video per la Vergine Maria madre di Dio e della Chiesa

Oggi, 8 maggio 2020, la diretta Facebook di fra' Domenico Spatola dal tema "la Vergine Maria, madre di Dio e della Chiesa" sarà alle ore 16, 30.

Fra' Domenico Spatola

Fra' Domenico Spatola: "Io sono via, verità e vita"

Gesù parole audaci
rivolse ai suoi seguaci:
"Ve lo dico io:
Abbiate fede in Dio,
e anche in me.
Nessun si chiuda in sé,
né turbato sia suo cuore,
molte del Padre sono le dimore,
dov'è un posto
che, a niun costo,
io vado a preparare
e a voi consegnare.
Tornerò
e con me vi prenderò,
e del luogo già sapete
la via che prenderete".
Non fu a caso
che parlò anche Tommaso.
In difficoltà di fede,
chiedeva ove il piede
metterebbe se non sa,
dove il Maestro andrà.
"Io sono la via, la verità e la vita".
A lui con favella ardita rispose,
aggiungendo altre cose:
"Si va al Padre per mediazione mia:
perché io son l'unica via
d'accesso
a lui che si è concesso,
e da voi è conosciuto
perché già veduto".
Filippo, mostrò fede acerba e casta,
nel dire: "Mostraci il Padre e ci basta!"
Rattristato Gesù rispose:
"Da te non m'aspettavo tali chiose.
Dov'è l'inghippo?
Da tempo son con voi, Filippo,
e non mi hai ancora conosciuto?
Del Padre tutto hai già saputo:
chi mi ha visto,
non credi che acquisto
anche del Padre ha fatto?
Compatto
è nostro sentire:
il Padre fa udire
al Figlio la sua voce
e l'opera accomuna stessa foce.
In verità chi crede
e verso me dirige il piede
compirà mie stesse gesta:
ciò il mio andar al Padre attesta!"

Fra' Domenico Spatola

Commento di fra' Domenico Spatola al Vangelo della Quinta Domenica di Pasqua (anno A): Giovanni 14, 1-12


1 «Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. 2 Nella casa del Padre mio vi sono molti posti. Se no, ve l'avrei detto. Io vado a prepararvi un posto; 3 quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, ritornerò e vi prenderò con me, perché siate anche voi dove sono io. 4 E del luogo dove io vado, voi conoscete la via».
5 Gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai e come possiamo conoscere la via?». 6 Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. 7 Se conoscete me, conoscerete anche il Padre: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto». 8 Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». 9 Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me ha visto il Padre. Come puoi dire: Mostraci il Padre? 10 Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me; ma il Padre che è con me compie le sue opere. 11 Credetemi: io sono nel Padre e il Padre è in me; se non altro, credetelo per le opere stesse.
12 In verità, in verità vi dico: anche chi crede in me, compirà le opere che io compio e ne farà di più grandi, perché io vado al Padre.


Nell'ultima cena, con l'annuncio della sua imminente morte, Gesù aveva "turbato" i discepoli. Ma lo scandalo  l'avrebbe provocato la modalità dell'esecuzione. Perciò non accetteranno un "Dio/Padre" incapace di salvare il Figlio, e rigetteranno il Cristo morto e in modo ignominioso sulla croce. Gesù implora fiducia, e dichiara che quella morte non è  una sconfitta: "Vado a prepararvi un posto". La dimora sarà la stessa che il Padre sceglie nel cuore di chi l'accoglie. "All'andare", il corrispettivo sarà "il tornare" da Risorto, con lo Spirito che comunicherà per coinvolgere i discepoli nel "cammino" ad essi già noto. Parve provocazione a Tommaso che, se in precedenza era disposto a morire "con" Gesù, ora rifiutava di dare la vita "come" lui. "Non conosco la via". Fu l'obiezione.
"Io sono la via, la verità e la vita!" gli rispose Gesù, al netto di qualunque altra mediazione "per andare" al Padre.
Chiarisce loro che il Padre non è uno sconosciuto, essi "fin d'ora lo conoscono e l'hanno veduto". Ma Filippo pare estraniato e rilancia il quesito: "mostraci il Padre e ci basta!". Fu  occasione risolutiva per la definitiva chiarificazione:
"Chi ha visto me, ha visto il Padre!". La dichiarazione poteva apparire inedita e soprattutto rivoluzionaria, perché nega le definizioni precedenti che di Dio si erano formulate e ormai si poteva affermare: "Dio è Gesù!".
Come forza probante sono evocate le "opere" compiute da Gesù in favore dell'umanità, e chiunque le condivide "possederà la sua stessa condizione, e ne farà di più grandi".

Fra' Domenico Spatola

Fra' Domenico Spatola: Per la festa della mamma

A te madre,
questo giorno
che t'offriamo,
annuale rinnoviamo
a compensar fatica
di tua capacità antica
di dare amore.
Oggi il cuore
a te doniamo
nella fede
che lega a te
e occhio che rivede
tenerezza
ed evoca carezza
in tanti abbracci
e ora memoria lacci
riproduce di quel ricordo.
Sei madre e non lo scordo
e se di vita virtù apprezzo
so che fu il tuo vezzo
a liberar appiglio
dandomi a consiglio
offerta in libertà.
Ma sei sempre qua,
nel cuore mio,
quale regalo dolce del buon Dio.

Fra' Domenico Spatola

Fra' Domenico Spatola: Ricordando quella volta...

Quella volta che ti dissi,
era prima che morissi: 
Madre tenera e discreta,
allor cheta
la tua faccia,
tra mie braccia
io ti tenni
e fu allora che convenni                             
che importante era quell'ora:
tu partivi per altra dimora.
Il mio cuore che t'amava
comprendeva e più tremava   
per il passaggio,
e a dar coraggio 
fosti tu,
ma eri già col buon Gesù.

Fra' Domenico Spatola

Fra' Domenico Spatola: Alla madre del Signore.

Madre del Signore,
che a tutte l'ore
volgi a noi tuo sguardo
perché traguardo
a noi si sveli immenso,
dono a compenso
del tuo Figlio:
a noi dai consiglio
per esserti vicino
illumini il cammino
perché non fuori strada
di terrena nostra contrada
siano i nostri passi
e nei sassi
non trovino perigli,
libera dagli artigli
dell'umano sbaglio.
Sciogli a noi il bavaglio
perché la bocca canti
quel che son nostri vanti:
dono a te di maternità,
estesa a Umanità.

Fra' Domenico Spatola

mercoledì 6 maggio 2020

Fra' Domenico Spatola: Preghiera alla Madre di Gesù

Madre del Signore,
t'affido il mio cuore
in tempi burrascosi
e in mari tempestosi.
Tu che in luce stai,
liberaci dai guai:
siamo tuoi figli
e i tuoi consigli
guideranno il cammino
e il progetto divino
produrrà effetto.
Dì, al Figlio tuo diletto
che con lui nostra vita
sarà ardita
e del bene altrui capace.
Tu, terrena face,
illumina nostra fede
dirigi il nostro piede
che non diragli altrove.
Fai che le prove
di nostra storia
regalino la gloria
che il Figlio ci ha promesso.
Porta a successo,
o Madre l'ideale,
per cui in te mortale
per noi si fe' Gesù
così per te di più
sarà la nostra fede:
ciò a te la prole chiede.

Fra' Domenico Spatola

domenica 3 maggio 2020

Fra' Domenico Spatola: Amicizia

È miraggio
o sol coraggio,
quel abbraccio caloroso?
In questo tempo doloroso
che vieta affetti e compagnia,
viene detto quale sia
il congiunto da baciare,
né si può più visitare
alcun amico.
Da deficiente, vengo e dico:
"Il parente
spesso è serpente!
Solo lui puoi frequentare?
Mentre vietato è avvicinare
coloro stessi
con cui professi
medesimi ideali.
Siam reali,
Giuseppe Conte,
la question portiamo a monte
e rivediamo questo errore,
diamo onore
a cosa onesta:
all'amicizia, che ci resta!

Fra' Domenico Spatola