venerdì 7 luglio 2017

Commento di fra' Domenico Spatola al Vangelo della quattordicesima domenica del tempo ordinario: Matteo 11, 25-30

25 In quel tempo Gesù disse: «Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli. 26 Sì, o Padre, perché così è piaciuto a te. 27 Tutto mi è stato dato dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare.
28 Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò. 29 Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime. 30 Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero».


Commento al Vangelo
L'uditorio era inusuale. Non erano stati alle scuole rabbiniche, né preparati a ricette di scribi e sapienti, che esigenti a metafore ardite rendevano aspro il cammino per Dio, ostentato come giudice sulla base di un legalismo stizzito atto a rendere impervia crescita umana.
Non così il messaggio novello di Cristo. Dio è padre. E del suo ruolo ricopre valenze conosciute da chi condivide sua vita e amore. Loda il Padre, il Figlio a gratitudine per avere ribaltato attese mondane: non i saccenti e boriosi di sfoggio a usurata protervia di orgoglio e di imperio sulle coscienze, schiacciate da sensi di colpa in perpetuo. Mentre i piccoli, che accolgono sereno del Padre sentimento d'amore per figli, sono già pronti a stessa frequenza d'amore, che il Figlio sperimenta dal Padre. L'invito a venire a lui, quanti affranti e oppressi, per condividere stesso giogo, peso alleggerito da solidarietà di sua comprensione e affetto. 

Fra' Domenico Spatola. 
Nella foto: Gesù e i bambini di Vogel (palazzo Pitti - Firenze) 

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