venerdì 6 settembre 2019

Commento di fra' Domenico Spatola al Vangelo della XXIII domenica del Tempo Ordinario (anno C): Lc 14, 25-33

25 Siccome molta gente andava con lui, egli si voltò e disse: 26 «Se uno viene a me e non odia suo padre, sua madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo. 27 Chi non porta la propria croce e non viene dietro di me, non può essere mio discepolo.
28 Chi di voi, volendo costruire una torre, non si siede prima a calcolarne la spesa, se ha i mezzi per portarla a compimento? 29 Per evitare che, se getta le fondamenta e non può finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo: 30 Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro. 31 Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila? 32 Se no, mentre l'altro è ancora lontano, gli manda un'ambasceria per la pace. 33 Così chiunque di voi non rinunzia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo.


Delirio della folla che segue colui che essa ritiene Messia davidico: combattivo e vittorioso, prossimo a regnare su Israele.
L'equivoco è sommo e Gesù la disillude. Si volta, perché ad altro è orientato lo sguardo dei seguaci, e detta le tre condizioni per la di lui sequela.
Bisogna scegliere lui, preferendolo agli stessi affetti più cari, se sono d'impedimento alla costruzione del Regno.
La seconda condizione riguarda gli effetti della sequela, sollevare la croce vuol dire coprirsi di insulti dalla gente che non condivide i valori evangelici e ritiene avversario chiunque li professi. 
La terza condizione va nella previgenza di chi affronta la costruzione di una torre o di chi muove guerra. Studiare prima i piani per non cadere nel ridicolo. Questo trova applicazione nella rinuncia agli averi, ostacolo alla libertà di chi ha sperimentato come Gesù che c'è più gioia nel dare che nel possedere.

Fra' Domenico Spatola
Dipinto di Tiziano Vecellio

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