venerdì 21 settembre 2018

Commento di fra Domenico Spatola al Vangelo della XXV Domenica del Tempo Ordinario (anno B): Marco 9, 30-37


30 Partiti di là, attraversavano la Galilea, ma egli non voleva che alcuno lo sapesse. 31 Istruiva infatti i suoi discepoli e diceva loro: «Il Figlio dell'uomo sta per esser consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno; ma una volta ucciso, dopo tre giorni, risusciterà». 32 Essi però non comprendevano queste parole e avevano timore di chiedergli spiegazioni.
33 Giunsero intanto a Cafarnao. E quando fu in casa, chiese loro: «Di che cosa stavate discutendo lungo la via?». 34 Ed essi tacevano. Per la via infatti avevano discusso tra loro chi fosse il più grande. 35 Allora, sedutosi, chiamò i Dodici e disse loro: «Se uno vuol essere il primo, sia l'ultimo di tutti e il servo di tutti». 36 E, preso un bambino, lo pose in mezzo e abbracciandolo disse loro:
37 «Chi accoglie uno di questi bambini nel mio nome, accoglie me; chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato».

La Galilea, in Marco, è geografia d'annuncio e d'incomprensione, soprattutto dei discepoli.
Gesù l'attraversa in segreto, parlando ai suoi del destino prossimo del "Figlio dell'uomo". Li informava che, a breve, sarebbe stato "consegnato".
Mani di uomini l'avrebbero ucciso.
Ma non la "morte" l'estrema fatica, "al terzo giorno sarebbe risorto".
Non comprendono i discepoli o piuttosto non vogliono. Han paura di conferme e non fanno domande.
A Cafarnao, è  Gesù che li interroga. Sulla strada "han discusso chi di loro fosse il più grande".
Gesù propone loro di "essere il primo", per stargli vicino. Ne addita il modello. È un garzone, inserviente e inosservato. Solo Gesù lo colloca al centro, stesso posto occupato da lui. Lo abbraccia a identificarsi con lui, e lo addita modello di servizio d'amore, come lui e il Padre. 

Fra' Domenico Spatola
Nella foto: dipinto di Luca Rubin

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