venerdì 23 marzo 2018

Commento di fra' Domenico Spatola alla festa de "Le palme".

Quando furono vicini a Gerusalemme, verso Bètfage e Betània, presso il monte degli Ulivi, mandò due dei suoi discepoli e disse loro: «Andate nel villaggio di fronte a voi e subito, entrando in esso, troverete un puledro legato, sul quale nessuno è ancora salito. Slegatelo e portatelo qui. E se qualcuno vi dirà: “Perché fate questo?”, rispondete: “Il Signore ne ha bisogno, ma lo rimanderà qui subito”». 
Andarono e trovarono un puledro legato vicino a una porta, fuori sulla strada, e lo slegarono. Alcuni dei presenti dissero loro: «Perché slegate questo puledro?». Ed essi risposero loro come aveva detto Gesù. E li lasciarono fare.
Portarono il puledro da Gesù, vi gettarono sopra i loro mantelli ed egli vi salì sopra. Molti stendevano i propri mantelli sulla strada, altri invece delle fronde, tagliate nei campi. Quelli che precedevano e quelli che seguivano, gridavano: «Osanna! Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Benedetto il Regno che viene, del nostro padre Davide! Osanna nel più alto dei cieli!».
 
La festa cristiana "delle palme" trova spunto da quella ebraica  "delle Capanne", dove centrale era la processione,  che si snodava dal tempio fino alla sorgente di Siloe per attingervi l'acqua e irrorare la terra, propiziandone fertilità.
Si commemorava "l'Esodo dalla schiavitù egiziana" e si vaticinava "l'intronizzazione regale del Messia".
Il sommo sacerdote, riuniti in un mazzetto i ramoscelli di diverse piante tra cui l'ulivo e la palma, aspergeva, con acqua della fonte, i quattro punti cardinali.
A metà della settimana (tanto duravano i festeggiamenti), l'atteso Elia sarebbe apparso, per indicare tra i presenti il Messia e iniziare la guerra globale ("armagheddon") contro i pagani.
Nel suo ultimo ingresso a Gerusalemme, Gesù fu accolto dalla folla festante,  che agitava rami di palme e di ulivi.
"L' osanna al Figlio di Davide, benedetto perché venuto nel nome del Signore" era però gridato al "Messia davidico", ritenuto "immortale e bellicoso":
modello tuttavia non sintonico con l'ideale di Gesù.
Il dissenso era nei segni oltre che nell'insegnamento. Il "somarello", fu la cavalcatura scelta da Gesù per il suo ingresso nella Città santa. Il gesto liberava, da secoli di oblio, la profezia di Zaccaria che, nel V sec. a.C., esaltando la mitezza del Messia, lo rappresentava "umile" e "su un puledro d'asina". La lezione venne compresa da coloro che ponevano i mantelli sul dorso del somaro, mentre fu equivocata da quanti li stendevano ai suoi piedi, a chiederne il dominio da "Messia davidico".
I Farisei opposero rifiuto intransigente a Cristo,  dichiaratosi "il Servo" di tutti.
Per le folle, era giunto il momento del dominio d'Israele sui popoli. Chiarito l'equivoco, però accuseranno Gesù di tradimento e per lui pretenderanno la morte in croce.
Fra' Domenico Spatola
 

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