martedì 15 settembre 2020

Fra' Domenico Spatola: Doveroso ricordo di don Pino Puglisi, 15 settembre 1993

Duplice compleanno festeggia oggi Padre Pino Puglisi. Alla terra e al cielo. Nello stesso giorno consegnava a Dio, con un sorriso ai suoi uccisori, la sua grande anima. 
Era il 15 settembre 1993. 
In quel di Brancaccio, a Palermo, zona insidiata dalla mafia dei Graviano. Così fu detto nei due processi a carico degli assassini, poi pentiti. Il Grigoli Salvatore lo ricorderà "a dono" per la sua conversione, nel momento dello sparo. Ero a Siracusa in pellegrinaggio alla "Madonna delle lacrime". Avevo provato strana sensazione, ma solo a sera compresi il perché. Sul momento mi era parso la Vergine mi volesse far dono di qualche istante del suo dolore. Ma ricondussi il tutto a singolare "sensazione!" 
E la ritenni dono, solo  per me. A sera mi si chiarì la ragione di quel pianto. 
Avrò incontrato, in qualche occasione padre Pino, ma non avrei immaginato che, il 25 maggio 2013, sarei stato tra "i mille" presbiteri a celebrarne alla Marina di Palermo la "beatificazione", ossia la "ragione di fede" per il suo sacrificio. Lessi, a caldo, nei giornali l'efferato episodio di mafia. Ennesimo a Palermo, reso più singolare, dopo le "stragi" di Capaci e di via d'Amelio, che appena un anno prima avevano fatto puntare i riflettori dell'intero Pianeta sulla nostra sventurata Terra. Padre Pino "sacerdote e parroco", assolveva il ministero ecclesiale con il coraggio del "Pastore che espone la sua vita per difendere il gregge dai lupi rapaci". Sottraendo manovalanza alla mafia per gli sporchi interessi di droga e criminalità, si accaniva, non senza le ripetute minacce subite e i vandalismi arrecati alle sue strutture, a curare  giovani e ragazzi, con le sue forze in campo. Poche, ma assolutamente garantite dalla sua fede incrollabile nel Vangelo. Attuò così le evangeliche  "Beatitudini", fino all'ottava: "Beati i perseguitati per la giustizia, perché di essi è il Regno dei cieli". Tornai in tempo, per l'ultimo saluto nella cattedrale di Palermo, allestita per lui a camera ardente. Mi parve meritata sede della "sua cattedra", a lezione di vita e di fedeltà. Fu immortalato "Pastore", da Cristo che pose al "fedele soldato" la clamide "lordata" del suo stesso Sangue.
Padre Pino - si sa - non fu il solo nella lotta alla mafia. Egli testimoniò la forza del Vangelo, a comune denominatore per i non meno meritori  sacrifici dei tanti (troppi!) che hanno creduto, con la vita e la forza delle idee, di poter cambiare la Società. Padre Pino ha dato al loro eroismo una lettura divina e per l'eternità. 
Come Gesù, han creduto infatti che l'uomo è buono e può cambiare, in meglio. Se lo vuole.

Fra' Domenico Spatola

Nessun commento:

Posta un commento