venerdì 28 marzo 2025

Fra' Domenico Spatola: Andò lontano...




Addolorato in cuore, 
che tuo amore, 
o Padre, non vedevi nei figli, 
refrattari a consigli.
Il più piccolo lasciò tua mano
e andò lontano, 
da te. 
L'altro senza perché,
odiava il fratello. 
Per lui, non era quello
che additasti
per l'accoglienza, 
ma il fariseo con violenza
interpretò il paterno abbraccio
con l'odio che fece laccio
a soffocare in sé
d'accogliere anche te.

Fra' Domenico Spatola

Commento di fra Domenico Spatola al Vangelo della Quarta domenica di Quaresima (anno C): Luca 15, 1-3.11-32

Luca 15,1-3

1 Si avvicinavano a lui tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. 2 I farisei e gli scribi mormoravano: «Costui riceve i peccatori e mangia con loro». 3 Allora egli disse loro questa parabola:

Luca 15,11-32

11 Disse ancora: «Un uomo aveva due figli. 12 Il più giovane disse al padre: Padre, dammi la parte del patrimonio che mi spetta. E il padre divise tra loro le sostanze. 13 Dopo non molti giorni, il figlio più giovane, raccolte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò le sue sostanze vivendo da dissoluto. 14 Quando ebbe speso tutto, in quel paese venne una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. 15 Allora andò e si mise a servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei campi a pascolare i porci. 16 Avrebbe voluto saziarsi con le carrube che mangiavano i porci; ma nessuno gliene dava. 17 Allora rientrò in se stesso e disse: Quanti salariati in casa di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! 18 Mi leverò e andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te; 19 non sono più degno di esser chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi garzoni. 20 Partì e si incamminò verso suo padre.
Quando era ancora lontano il padre lo vide e commosso gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. 21 Il figlio gli disse: Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te; non sono più degno di esser chiamato tuo figlio. 22 Ma il padre disse ai servi: Presto, portate qui il vestito più bello e rivestitelo, mettetegli l'anello al dito e i calzari ai piedi. 23 Portate il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, 24 perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato. E cominciarono a far festa.
25 Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; 26 chiamò un servo e gli domandò che cosa fosse tutto ciò. 27 Il servo gli rispose: È tornato tuo fratello e il padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo. 28 Egli si arrabbiò, e non voleva entrare. Il padre allora uscì a pregarlo. 29 Ma lui rispose a suo padre: Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai trasgredito un tuo comando, e tu non mi hai dato mai un capretto per far festa con i miei amici. 30 Ma ora che questo tuo figlio che ha divorato i tuoi averi con le prostitute è tornato, per lui hai ammazzato il vitello grasso. 31 Gli rispose il padre: Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; 32 ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato».

Un dramma. Protagonisti: un padre, che fu anche madre, e due figli, fratelli ostili. Il racconto apre col figlio minore che, vivente il padre, pretese l'eredità.  Gli spettava un terzo dell'asse ereditario. Cifra tuttavia considerevole. La raccolse e, in breve, partì per sprecarla in un paese lontano. Esaurito il denaro, e rimasto senza amici e lavoro, lo trovò nell'unico offertogli: accudire i maiali. Dall'abisso, in cui era caduto,  ricordò del suo  "status" di figlio di un padre, che aveva sempre visto come "padrone" di una servitù, che non mancava di nulla. "Tornerò - si disse - e chiederò un posto da servo". Ma il padre, che l'aspettava, lo vide da lontano e gli corse incontro. L'abbracciò e lo baciò. Era il suo perdono, per la gioia che "il figlio morto era risuscitato". Lo riabilitò, con calzari ai piedi e anello al dito. Ma quel ritorno  dispiacque al fratello maggiore, che, tornato dai campi e udite le musiche dalla casa della tristezza, comprese che il fratello era tornato. Non volle entrare e al padre che lo supplicava, rivolse l'accusa di essere ingiusto, perché aveva immolato il vitello grasso per il figlio libertino. Ma il padre gli ricordò che il suo amore era più grande di qualunque peccato. Perciò accogliesse anche lui, da fratello, colui che egli aveva accolto da figlio.

Fra' Domenico Spatola 


venerdì 21 marzo 2025

Fra' Domenico Spatola: Johan Sebastian Bach, 21 marzo 1685

340 anni fa, nasceva ad Eisenach, nell'alta Sassonia, il musicista imprescindibile della Musica moderna: John Sebastian Bach. "Barocca" fu dai critici definita la sua arte. Apprezzatissima, ma altrettanto dimenticata a partire dalla sua morte che avvenne a Lipsia nel 1750. Ci vorranno 79 anni (1829), prima che Mendelssohn la facesse riscoprire al mondo, con la esecuzione della "Passione secondo Matteo", tra i capolavori irraggiungibili dell'arte universale.
Bach, che in tedesco significa "ruscello", avrebbe secondo Beethoven meritato il nome di "Auchàn", perché oceanica fu la sua produzione. Assorbì dagli stili e dalle forme musicali precedenti che rielaborò nella nuova sensibilità, quella "tonale", cui contribuì a dare affermazione, dopo i tentativi di Claudio Monteverdi, di Genualdo da Venosa e di tutto il Madrigalismo che si affrancava dalle leggi severe della polifonia del Palestrina e del contrappunto in auge in tutta l'Europa della "Arte fiamminga". Di tutto Bach fece tesoro, ma andò oltre con il "Temperamento equabile". Con lui si affermò la "musica idiomatica", scritta per gli strumenti. Attratto dai "Concerti di Vivaldi, li trascriveva di notte, a lume di candela, da rimetterci la vista. Nacquero i "Concerti Grossi", con "Brandeburghesi" e tutta la musica strumentale, e le "Cantate" per la Chiesa di San Tommaso di Lipsia, dove oggi è sepolto, e nella quale esercitò da "Maestro cantore" per oltre diciotto anni, a creare settimanalmente le musiche per le liturgie. Ma oltre il violino, fu l'organo lo strumento che lo rese immortale, nell'esercizio della "Arte della Fuga", sua cifra polifonica, elaborata in linee intrecciate e sempre riconoscibili. A Bach deve l'umanità e noi europei, come suoi concittadini in questo frangente buio, lo riconosciamo artefice di valori che sveglia nel cuore, di chi sa palpitare, meritando la sua Arte.

Di Domenico Spatola

Fra' Domenico Spatola: Salvare il fico... senza frutto.




Disponibile a mediare, 
e col Padre a salvare
il fico senza frutto
e non volevi, Gesù, che distrutto,   
andasse il tuo lavoro. 
Era per te tanto oro, 
avendolo il Padre a te donato
e, quando da te fu concimato
e col tuo sangue irrorato, 
la salvezza 
fu certezza. 
Ora essa a noi attiene 
quando l'amore ci conviene,
e diventa nostra vita
la stessa che dài infinita.

Fra' Domenico Spatola 

Commento di Fra' Domenico Spatola al Vangelo della Terza domenica di Quaresima (anno C): Luca 13, 1-9

 1 In quello stesso tempo si presentarono alcuni a riferirgli circa quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva mescolato con quello dei loro sacrifici. 2 Prendendo la parola, Gesù rispose: «Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subito tale sorte? 3 No, vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. 4 O quei diciotto, sopra i quali rovinò la torre di Sìloe e li uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? 5 No, vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo».
6 Disse anche questa parabola: «Un tale aveva un fico piantato nella vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò. 7 Allora disse al vignaiolo: Ecco, son tre anni che vengo a cercare frutti su questo fico, ma non ne trovo. Taglialo. Perché deve sfruttare il terreno? 8 Ma quegli rispose: Padrone, lascialo ancora quest'anno finché io gli zappi attorno e vi metta il concime 9 e vedremo se porterà frutto per l'avvenire; se no, lo taglierai».

Vennero alcuni Giudei a minacciare Gesù. Non era gradita la sua presenza nella loro regione. Se voleva salvarsi era consigliato di tornarsene in Galilea. Gli prospettarono l'atroce destino capitato a quei Galilei uccisi da Pilato, durante i sacrifici nel tempio. Gesù non si lasciò intimorire, e sfruttò la notizia per parlare di conversione, resasi urgente dinanzi alla morte, che a ciascuno poteva accadere in qualunque momento. Portò  il caso  delle diciotto persone uccise dal crollo della Torre di Siloe. Fatti che dovevano spingere a cambiare vita, per non perire allo stesso modo.
Dio dà tuttavia tempi per il recupero. Come all'albero di fichi che, da tre anni, non portava frutti. Alla decisione del padrone di rimuoverlo, intervenne l'agricoltore con la proposta di un anno di proroga, durante il quale avrebbe potenziato le cure. Erano i tempi di grazia per la conversione.

Fra' Domenico Spatola 

venerdì 14 marzo 2025

Fra' Domenico Spatola: Trasfigurazione



Fu la tua risposta 
alla opposta
idea di morte, 
rifiutata sorte
dal davidico Messia. 
Altra via
indicavi ai  seguaci, 
incapaci
di venirti dietro. 
Così a Pietro, 
e ai compagni
e a chi si lagni
che la morte sia disfatta:
la risposta fu compatta, 
con Elia e con Mosè, 
e la donasti ai tre
che volevano le tende. 
Anche il Padre non si arrende
e, con voce roboante, 
orienta il claudicante
e venire ad ascoltare
il Figlio da amare.

Fra' Domenico Spatola 

Commento di fra Domenico Spatola al Vangelo della Seconda Domenica di Quaresima: Luca 9, 28b-36

28
 Circa otto giorni dopo questi discorsi, prese con sé Pietro, Giovanni e Giacomo e salì sul monte a pregare. 29 E, mentre pregava, il suo volto cambiò d'aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante. 30 Ed ecco due uomini parlavano con lui: erano Mosè ed Elia, 31 apparsi nella loro gloria, e parlavano della sua dipartita che avrebbe portato a compimento a Gerusalemme. 32 Pietro e i suoi compagni erano oppressi dal sonno; tuttavia restarono svegli e videro la sua gloria e i due uomini che stavano con lui. 33 Mentre questi si separavano da lui, Pietro disse a Gesù: «Maestro, è bello per noi stare qui. Facciamo tre tende, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli non sapeva quel che diceva. 34 Mentre parlava così, venne una nube e li avvolse; all'entrare in quella nube, ebbero paura. 35 E dalla nube uscì una voce, che diceva: «Questi è il Figlio mio, l'eletto; ascoltatelo». 36 Appena la voce cessò, Gesù restò solo. Essi tacquero e in quei giorni non riferirono a nessuno ciò che avevano visto.

L'alto monte fu meta per Gesù e i tre discepoli: Pietro, Giacomo e Giovanni.  Accadde l'ottavo giorno dall'annuncio della passione e morte fatto ai discepoli. Ma "Ottavo" anticipava la Risurrezione,  esito finale della sua morte. Lo videro trasfigurato: il vestito era candido e sfolgorante, come quello degli angeli al sepolcro vuoto. Testimoni in stessa gloria furono Mosè ed Elia a rappresentare la Legge e i Profeti. Interrogavano Gesù sul suo prossimo esodo da Gerusalemme. Pietro provò a fermare la storia, e bypassare la morte annunciata del Messia. "Maestro - disse -, è bello per noi stare qui!". Gli avrebbe costruito tre capanne, ma disposte con al centro quella di Mosè. Gesù per lui stava accanto, da gregario. Ma la sua arroganza fu tacitata dalla voce del Padre che gli indicò in Gesù, il Figlio eletto, da ascoltare.

Fra' Domenico Spatola

venerdì 7 marzo 2025

Fra' Domenico Spatola: Fosti tentato...




Gesù, fosti tentato, 
dall'assatanato. 
Ti porse i sassi
perché li trasformassi.
Ma vero pane è la tua Parola
e ne facesti scuola. 
Poi ti portò sull'alto monte, 
e, a te di fronte, 
propose i regni. 
Pretese pegni
di te sommesso. 
Ma non dimesso, 
ne piegasti boria, 
perché vittoria
è fiducia in Dio 
di chi rinnega "l'io".
Infine fu sul tempio
spettacol empio.
"Gettati giù" 
diceva a te, Gesù,
"gli angeli avrebbero evitato 
che venissi fracassato!". 
"Non tenterai Dio!", 
e lo ricacciasti nell'oblio.

Fra' Domenico Spatola

Commento di fra' Domenico Spatola al Vangelo della Prima domenica di Quaresima (anno C): Luca 4, 1-13

 
1 Gesù, pieno di Spirito Santo, si allontanò dal Giordano e fu condotto dallo Spirito nel deserto 2 dove, per quaranta giorni, fu tentato dal diavolo. Non mangiò nulla in quei giorni; ma quando furono terminati ebbe fame. 3 Allora il diavolo gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di' a questa pietra che diventi pane». 4 Gesù gli rispose: «Sta scritto: Non di solo pane vivrà l'uomo». 5 Il diavolo lo condusse in alto e, mostrandogli in un istante tutti i regni della terra, gli disse: 6 «Ti darò tutta questa potenza e la gloria di questi regni, perché è stata messa nelle mie mani e io la do a chi voglio. 7 Se ti prostri dinanzi a me tutto sarà tuo». 8 Gesù gli rispose: «Sta scritto: Solo al Signore Dio tuo ti prostrerai, lui solo adorerai». 9 Lo condusse a Gerusalemme, lo pose sul pinnacolo del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, buttati giù; 10 sta scritto infatti:
Ai suoi angeli darà ordine per te,
perché essi ti custodiscano;
11 e anche:
essi ti sosterranno con le mani,
perché il tuo piede non inciampi in una pietra».
12 Gesù gli rispose: «È stato detto: Non tenterai il Signore Dio tuo». 13 Dopo aver esaurito ogni specie di tentazione, il diavolo si allontanò da lui per ritornare al tempo fissato.

Gesù lottò tutta la vita col Satana, forbito in risposte scritturistiche. Era suo mestiere, da scriba e fariseo. Contestava a Gesù il progetto del "Messia sofferente", contrapposto al "figlio di David", spietato contro i nemici d'Israele. Nel modello opposto da Gesù non c'era ambizione di potere.  L'ambito del confronto fu il deserto. Lo stesso dell'Israele liberato dall'Egitto.  Quaranta i giorni. In prospettiva della intera generazione. Il tentatore, suasivo proponeva esiti facilitati: "le pietre divenissero pani". Avrebbero sfamato se stesso e in prospettiva l'umanità, con tanto di plauso. 
"Non di solo pane vive l'uomo, ma di ogni Parola di Dio". Fu tagliente la risposta. 
Altra meta allora si prefisse il Satana. Il monte altissimo da dove dominare i regni. Chiedeva a Gesù assuefazione alla sua ideologia e sottomissione. Succubo, Gesù avrebbe dovuto ripudiare la libertà, a compromissione di ricchezza e benessere. Tutto un business, dunque. Quanto attuale! Ma fu la terza tentazione più blasfema, perché consumata nell'area del tempio. "Búttati giù dal pinnacolo" che si affacciava sui quattrocento metri di strapiombo. "Gli angeli ti salveranno, e darai spettacolo, con l'incantevole magia del sacro per sostituirti a Dio". 
"Non tentarlo!" fu la risposta. 
Il satana, cacciato, sarebbe tornato con nuove sue proposte, fino alla Croce.

Fra' Domenico Spatola 

venerdì 28 febbraio 2025

Fra' Domenico Spatola: Dai frutti...



Come padre ai figli, 
Gesù, dai consigli. 
Cieco non guidi altro cieco, 
perché bieco
sarebbe il cammino. 
Ovvio destino, 
non maldestro, 
che il discepolo 
uguagli il suo Maestro. 
Se vedi la pagliuzza
nell'occhio altrui, 
è perché una trave fa i tuoi occhi bui. 
Togli perciò la trave
quanto una nave,
e allora vedrai, 
e, dai guai, 
solleverai il fratello. 
L'albero buono fa il frutto bello,
perché l'uomo si comprende dai suoi frutti. 
Dal cattivo si raccolgon solo lutti,
e la bocca parla d'amore, 
se ne abbonda il cuore.

Fra' Domenico Spatola
Nella foto (Ottmar Ellinger 1735)

Commento di fra' Domenico Spatola al Vangelo della Ottava domenica del tempo ordinario (anno C): Luca 6, 39-45

 
39 Poi disse loro anche una parabola: «Può un cieco guidare un altro cieco? Non cadranno tutti e due in un fosso?
40 Un discepolo non è più grande del maestro; ma ogni discepolo ben preparato sarà come il suo maestro.
41 Perché guardi la pagliuzza che è nell'occhio di tuo fratello, mentre non scorgi la trave che è nell'occhio tuo? 42 Come puoi dire a tuo fratello: "Fratello, lascia che io tolga la pagliuzza che hai nell'occhio", mentre tu stesso non vedi la trave che è nell'occhio tuo? Ipocrita, togli prima dall'occhio tuo la trave, e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza che è nell'occhio di tuo fratello.
43 Non c'è infatti albero buono che faccia frutto cattivo, né vi è albero cattivo che faccia frutto buono; 44 perché ogni albero si riconosce dal proprio frutto; infatti non si colgono fichi dalle spine, né si vendemmia uva dai rovi. 45 L'uomo buono dal buon tesoro del suo cuore tira fuori il bene, e l'uomo malvagio dal malvagio tesoro del suo cuore tira fuori il male; perché dall'abbondanza del cuore parla la sua bocca.

"Guide di ciechi" si proponevano i farisei. Ma di quella cecità, Gesù li denunciava "portatori". Da ciò la diffida al "cieco di guidare un altro cieco". L'esito sarebbe fatale: "cadranno ambedue in un fosso". Evidenziata perciò è, al riguardo, la figura del maestro: essere, per il discepolo, il modello da uguagliare. Ad allontanare i suoi dalla ipocrita ma suggestiva puntigliosità dei farisei, Gesù propose la parabola della "pagliuzza, da essi cercata nell'occhio del fratello, senza l'autocritica di rilevare e togliere la trave dal proprio occhio". Dai frutti buoni, come dalle opere avrebbero riconosciuto l'albero buono. La validità della persona sta infatti nel cuore buono, dal quale, come da uno scrigno si estrae il vero tesoro.

Fra' Domenico Spatola

Nella foto (Domenico Fetti, 1619)

sabato 22 febbraio 2025

Fra' Domenico Spatola: Siate misericordiosi...

 


"Nemici da amare, 
son fratelli per cui pregare". 
È tuo messaggio
che, con coraggio, 
Gesù, a noi offri
e, anche se ingiustizia soffri
da chi uno schiaffo sgancia, 
porgi l'altra guancia. 
Esser misericordiosi
renderà gioiosi
perché la ricompensa
sarà altrettanto intensa.

Fra' Domenico Spatola 

Commento di fra' Domenico Spatola al Vangelo della settima domenica del tempo ordinario (anno C): Luca 6, 27-38

27
 Ma a voi che ascoltate, io dico: Amate i vostri nemici, fate del bene a coloro che vi odiano, 28 benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi maltrattano. 29 A chi ti percuote sulla guancia, porgi anche l'altra; a chi ti leva il mantello, non rifiutare la tunica. 30 Da' a chiunque ti chiede; e a chi prende del tuo, non richiederlo. 31 Ciò che volete gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro. 32 Se amate quelli che vi amano, che merito ne avrete? Anche i peccatori fanno lo stesso. 33 E se fate del bene a coloro che vi fanno del bene, che merito ne avrete? Anche i peccatori fanno lo stesso. 34 E se prestate a coloro da cui sperate ricevere, che merito ne avrete? Anche i peccatori concedono prestiti ai peccatori per riceverne altrettanto. 35 Amate invece i vostri nemici, fate del bene e prestate senza sperarne nulla, e il vostro premio sarà grande e sarete figli dell'Altissimo; perché egli è benevolo verso gl'ingrati e i malvagi.
36 Siate misericordiosi, come è misericordioso il Padre vostro. 37 Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e vi sarà perdonato; 38 date e vi sarà dato; una buona misura, pigiata, scossa e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con cui misurate, sarà misurato a voi in cambio».

"Siate misericordiosi come il Padre vostro che è nei cieli", è il corrispettivo del Vangelo di Matteo: "Siate perfetti come il Padre celeste". Il termine "misericordia" traduce l'aramaico "rahamin", che richiama le "viscere materne".  Il Padre è dunque anche "Madre". Il suo amore è per i figli cui, anche se peccatori, dona luce e pioggia, al di là dei meriti. Dio chiede ai figli di amare anche i nemici, e il suo messaggio raggiunge il culmine nella preghiera per loro. Nessun limite all'amore, che si fa perdono anche verso chi usa violenza. "Porgere l'altra guancia, a chi dà uno schiaffo", è consiglio gandhiano per interrompere la catena della violenza. Messaggio correttivo nei confronti di quello antico che si esplicita nel "Non fare agli altri quel che non vuoi che sia fatto a te". Con Gesù il comando si fa positivo: "Fai agli altri quel che vuoi che sia fatto a te". Creativo dunque, e proposto in misure incommensurabili, perché si verrà giudicati con la misura con cui si giudicherà il fratello. E la misura di Dio è illimitata.

Fra' Domenico Spatola 

venerdì 14 febbraio 2025

Fra' Domenico Spatola: Beati i poveri...



Alla folla, in pianura, 
presente e futura, 
offristi il messaggio
con grande coraggio. 
"Poveri e affamati
sono beati" 
e a chi nel pianto 
è nuovo il tuo canto:
consolati e saziati,
per questo beati! 
Del divin Regno, 
nel dolore, avràn pegno, 
e più intensa, 
la ricompensa. 
Ma guai e lamenti 
sui possidenti, 
che, solo in ricchezza, 
fan sicurezza. 


Di Domenico Spatola

Commento di fra Domenico Spatola al Vangelo della Sesta domenica del tempo ordinario (anno C): Luca 6,17.20-26

17
 Disceso con loro, si fermò in un luogo pianeggiante. C'era gran folla di suoi discepoli e gran moltitudine di gente da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidone, 18 che erano venuti per ascoltarlo ed esser guariti dalle loro malattie; anche quelli che erano tormentati da spiriti immondi, venivano guariti. 19 Tutta la folla cercava di toccarlo, perché da lui usciva una forza che sanava tutti.
20 Alzati gli occhi verso i suoi discepoli, Gesù diceva:
«Beati voi poveri,
perché vostro è il regno di Dio.
21 Beati voi che ora avete fame,
perché sarete saziati.
Beati voi che ora piangete,
perché riderete.
22 Beati voi quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e v'insulteranno e respingeranno il vostro nome come scellerato, a causa del Figlio dell'uomo. 23 Rallegratevi in quel giorno ed esultate, perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nei cieli. Allo stesso modo infatti facevano i loro padri con i profeti.
24 Ma guai a voi, ricchi,
perché avete già la vostra consolazione.
25 Guai a voi che ora siete sazi,
perché avrete fame.
Guai a voi che ora ridete,
perché sarete afflitti e piangerete.
26 Guai quando tutti gli uomini diranno bene di voi.
Allo stesso modo infatti facevano i loro padri con i falsi profeti.

Gesù aveva, sul monte, scelto i Dodici, che rinunciato a tutto, lo avevano seguito. A loro, e non alla moltitudine che da ogni  parte si era radunata in pianura, dichiarò che erano "beati", avendo scelto di farsi poveri per il Regno. Dio li avrebbe garantito anche in futuro. Infatti, se affamati li avrebbe saziati, e trasformato in gioia il loro pianto.  Il dettato di Luca si distingueva da quello di Matteo per i destinatari. Per il primo Evangelista le Beatitudini erano proposte per entrare nel Regno. Per Luca erano di consolazione per quanti già ne avevano fatto la scelta e vi erano entrati. Convergente però sarà la risposta del mondo. Li avrebbe perseguitati, come in passato, aveva fatto con i profeti. Severo perciò il lamento sui ricchi. Il "guai" è pianto funebre e senza speranza, come sui morti.

Fra' Domenico Spatola