lunedì 5 gennaio 2026

Fra' Domenico Spatola: La Befana e... l'amore




La Befana, 
bella e strana: 
percorreva sulla scopa
America, Africa ed Europa. 
Qualcuno vide anche la Cina
e ogni terra a lei vicina. 
Suo messaggio
fu di coraggio
avverso al mondo violento, 
che nessuno fa contento. 
Sbirciai all'interno del suo sacco
e vidi che dentro c'era il pacco
per ogni bimbo sognatore. 
Vi aveva messo
amore, 
medicina per il cuore. 

Di Domenico Spatola

Commento di fra Domenico Spatola al Vangelo della Epifania del Signore: Matteo 2, 1-12

1 Gesù nacque a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode. Alcuni Magi giunsero da oriente a Gerusalemme e domandavano: 2 «Dov'è il re dei Giudei che è nato? Abbiamo visto sorgere la sua stella, e siamo venuti per adorarlo». 3 All'udire queste parole, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. 4 Riuniti tutti i sommi sacerdoti e gli scribi del popolo, s'informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Messia. 5 Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta:
6 E tu, Betlemme, terra di Giuda,
non sei davvero il più piccolo capoluogo di Giuda:
da te uscirà infatti un capo
che pascerà il mio popolo, Israele».
7 Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire con esattezza da loro il tempo in cui era apparsa la stella 8 e li inviò a Betlemme esortandoli: «Andate e informatevi accuratamente del bambino e, quando l'avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch'io venga ad adorarlo».
9 Udite le parole del re, essi partirono. Ed ecco la stella, che avevano visto nel suo sorgere, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. 10 Al vedere la stella, essi provarono una grandissima gioia. 11 Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, e prostratisi lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. 12 Avvertiti poi in sogno di non tornare da Erode, per un'altra strada fecero ritorno al loro paese.

Dello straniero si ha paura, temuto per quello che ci può togliere. Il Vangelo non è d'accordo. Lo straniero vi è presentato come una ricchezza. Israele si considerava, e forse è tentato di ritenersi anche adesso, "popolo eletto". Tutto ciò che concorreva alla pienezza della propria vita, lo riteneva suo esclusivo diritto da non condividere con gli altri popoli. Come tutt'oggi, anche in Italia, si ripete a mantra: "Prima noi, e poi gli altri". Per Gesù, il messaggio è inclusivo: "Tutti insieme".
I Magi vennero dall'Oriente. Il termine "mago" implicava un'attività proibita dal Levitico, il libro di Mosè, e dal suo commento orale, il Talmud. Era dichiarato "reato meritevole di morte". Eppure furono i "Maghi", i primi ad accorgersi della nascita di Gesù. Quindi, pagani dediti ad una attività scandalosa, ebbero il privilegio dell'annuncio anche se nel simbolo di una stella. "Mago" l'indicava "ingannatore", o che faceva il "corruttore". La primitiva Comunità cristiana volle annacquare il termine, e i "maghi" divennero  innocui "Magi". Il numero "tre" servì a rappresentare i tre Continenti del Pianeta, allora conosciuti. La "carica regale" li fece personaggi da favola per il presepe. Ma così il tutto era stato svuotato di contenuto. Arrivati i Magi a Gerusalemme, Erode e la città si terrorizzarono. L'uno, per la paura di perdere il trono, l'altra di perdere il Tempio. Ma nel luogo dove era nato Gesù, i Magi provarono grande gioia. Era la testimonianza che non esiste un popolo eletto o privilegiato, quel "prima noi e poi gli altri". Non è nelle corde del Vangelo. "Popolo privilegiato" è tutta l'umanità che riconosce il Salvatore. "Regale, sacerdotale e Sponsale", saranno i titoli simboleggiati dall'oro, dall'incenso e dalla mirra con cui i Magi si accreditano a conto dell'Umanità che rappresentano.

Fra' Domenico Spatola

sabato 3 gennaio 2026

Fra' Domenico Spatola: Il Verbo, mio fratello




Nuova legge 
fu d'amore
offerta al cuore. 
Era Progetto
prediletto
dal buon Dio, 
perché anche mio
fosse il sogno, 
dettato dal bisogno
di vita piena, 
che lo Spirito allena
a dono. 
E or lo sono:
reso bello
dal Verbo mio fratello.

Di Domenico Spatola

Commento di fra' Domenico Spatola al Vangelo della seconda Domenica di Natale (anno A): Giovanni 1, 1-18


 1 In principio era il Verbo,
il Verbo era presso Dio
e il Verbo era Dio.
2 Egli era in principio presso Dio:
3 tutto è stato fatto per mezzo di lui,
e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste.
4 In lui era la vita
e la vita era la luce degli uomini;
5 la luce splende nelle tenebre,
ma le tenebre non l'hanno accolta.
6 Venne un uomo mandato da Dio
e il suo nome era Giovanni.
7 Egli venne come testimone
per rendere testimonianza alla luce,
perché tutti credessero per mezzo di lui.
8 Egli non era la luce,
ma doveva render testimonianza alla luce.
9 Veniva nel mondo
la luce vera,
quella che illumina ogni uomo.
10 Egli era nel mondo,
e il mondo fu fatto per mezzo di lui,
eppure il mondo non lo riconobbe.
11 Venne fra la sua gente,
ma i suoi non l'hanno accolto.
12 A quanti però l'hanno accolto,
ha dato potere di diventare figli di Dio:
a quelli che credono nel suo nome,
13 i quali non da sangue,
né da volere di carne,
né da volere di uomo,
ma da Dio sono stati generati.
14 E il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi;
e noi vedemmo la sua gloria,
gloria come di unigenito dal Padre,
pieno di grazia e di verità.
15 Giovanni gli rende testimonianza
e grida: «Ecco l'uomo di cui io dissi:
Colui che viene dopo di me
mi è passato avanti,
perché era prima di me».
16 Dalla sua pienezza
noi tutti abbiamo ricevuto
e grazia su grazia.
17 Perché la legge fu data per mezzo di Mosè,
la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo.
18 Dio nessuno l'ha mai visto:
proprio il Figlio unigenito,
che è nel seno del Padre,
lui lo ha rivelato.

Nel "Prologo", Giovanni anticipò le tematiche dell'intero Vangelo. Tutto prendeva senso da una affermazione clamorosa, quanto rivoluzionaria: "Nessuno ha mai visto Dio". Mise in crisi le Scritture antiche, dal momento che affermava che né Mosè né altri profeti avevano visto Dio. Le loro descrizioni sono state incomplete e spesso devianti. Solo il Figlio, l'Unigenito, dalla piena intimità, ha rivelato il Padre.  Nuova dunque la definizione: "Dio è uguale a Gesù". Gesù diventava l'unica idea che si poteva avere di Dio, che in lui si manifestava. Mosè, da servo, aveva imposto la relazione tra servi e padrone. Gesù, da Figlio, iniziò a nuova relazione tra figli e Padre. Nuovo rapporto dunque non basato sulla obbedienza, ma sulla somiglianza attuata nella accoglienza del suo amore. Il confronto ormai è tra la Legge e la Grazia. La prima, data da Mosè, la seconda dal Padre. È amore conseguente da comunicare ai fratelli. Più ne si dona, più ne si riceverà dal  Padre. Bisogna dunque crescere nell'amore a partire dal Verbo che si fece carne. L'umanità così divenne il sacramento per incontrare la sua Divinità.

Fra' Domenico Spatola 

mercoledì 31 dicembre 2025

Fra' Domenico Spatola: L' anno che verrà...


L'anno piccolino
fa capolino.
"Tocca a me entrare?" 
"Prova ad aspettare". 
Un consiglio:
è l'amore, 
che bisogna al nostro cuore. 
Tuo padre se ne va, 
e niun lo rimpiangerà. 
Perché non è finita la guerra, 
che infiamma ancor la Terra. 
Perciò sii tu migliore, 
e mente e cuore
collega di chi "assoluto" 
non pensa a dare aiuto. 
Porta ai piccoli la gioia
e togli noia
a chi non ha speranza. 
Ti chiediamo infin costanza,
perché pace sia costruita, 
come impegno della vita. 

Di Domenico Spatola

Commento di fra Domenico Spatola al Vangelo della solennità di Maria Madre di Dio: Luca 2, 16-21

16 Andarono dunque senz'indugio e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, che giaceva nella mangiatoia. 17 E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro. 18 Tutti quelli che udirono, si stupirono delle cose che i pastori dicevano. 19 Maria, da parte sua, serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore.20 I pastori poi se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com'era stato detto loro.
21 Quando furon passati gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall'angelo prima di essere concepito nel grembo della madre.

Otto giorni son passati dalla Natività, e ancora la liturgia incantata ritorna al racconto dei pastori. Centrale per Luca e per il Figlio di Dio che predilige i poveri, categoria indiscussa cui appartennero i primi adoratori del Signore. La mangiatoia fu la sua culla nell'umiltà, come la mensa sarà il luogo ideale per comunicare il suo Pane. Quello che solo il Padre darà, perciò vero Pane. I pastori informarono delle cose solo a loro rivelate, da generare stupore e stuzzicare sconcerto per quel comportamento insospettabile divino. Chi raccolse e conservò nel cuore ogni singola parola o gesto, come in uno scrigno, fu la Madre, che attentamente meditava e custodiva per noi. Agli otto giorni, fu iscritto tra i figli di Abramo, perciò circonciso secondo la Legge. Sorprese il Nome. Toccava al Padre darlo al suo Unigenito e Dio lo chiamò Gesù, perché Salvatore.

Fra' Domenico Spatola

sabato 27 dicembre 2025

Fra' Domenico Spatola: Fuga in Egitto


Il sogno di Giuseppe
nessuno seppe.
Così, nella notte,
prevenne le erodiane lotte,
che anzitempo
volevano del bambino la mattanza.
In Egitto trovò buona creanza,
finché morì Erode
che, per la rabbia, ancor si rode,
per non avere ucciso il suo rivale.
Ma Gesù non era il tale
che a lui toglieva il trono,
come dirà a Pilato:
"io non sono
dei Giudei il re.
Se vuoi conoscere il perché
il mio regno non è di questo mondo".
Provò così a tutto tondo
a farglielo capire.
Ma nessuno volle udire
che ei si faceva salvatore,
del fratello peccatore.
Morto Erode, Archelao il figlio
dal padre seguì consiglio
e fu feroce in crudeltà
così che Giuseppe non andò là
nella Giudea,
ma si trasferì sicuro in Galilea.
"Nazareno" infin sarà chiamato,
perché fu dal Padre consacrato.


Fra' Domenico Spatola

Commento di fra Domenico Spatola al Vangelo della Santa Famiglia (anno A): Matteo 2,13-15.19-23

 
Matteo 2:13-15
14 Giuseppe, destatosi, prese con sé il bambino e sua madre nella notte e fuggì in Egitto, 15 dove rimase fino alla morte di Erode, perché si adempisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: Dall'Egitto ho chiamato il mio figlio.
Matteo 2:19-23
13 Essi erano appena partiti, quando un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: «Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e fuggi in Egitto, e resta là finché non ti avvertirò, perché Erode sta cercando il bambino per ucciderlo».
19 Morto Erode, un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe in Egitto 20 e gli disse: «Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e va' nel paese d'Israele; perché sono morti coloro che insidiavano la vita del bambino». 21 Egli, alzatosi, prese con sé il bambino e sua madre, ed entrò nel paese d'Israele. 22 Avendo però saputo che era re della Giudea Archelào al posto di suo padre Erode, ebbe paura di andarvi. Avvertito poi in sogno, si ritirò nelle regioni della Galilea 23 e, appena giunto, andò ad abitare in una città chiamata Nazaret, perché si adempisse ciò che era stato detto dai profeti: «Sarà chiamato Nazareno».

La  "Terra promessa" si era trasformata in "Terra di schiavitù e di morte", bisognava perciò scappare. L'evangelista Matteo anticipa negli episodi dell'infanzia di Gesù i tragici avvenimenti che svilupperà nel Vangelo. Partiti i Magi, Dio intervenne a proteggere la vita del Bambino dalle mire criminali di Erode. Gli disse di "fuggire con la madre e il Bambino". Lo invitò a restare in Egitto finché non lo avesse avvertito. Erode infatti da "re illegittimo" era sospettoso di chiunque volesse togliergli la corona. Per tale gelosia, aveva eliminato una decina di familiari,  tra cui tre figli e l'ultimo qualche giorno prima di morire. Era la risposta del potere al dono di Dio che è la vita, come in passato il faraone aveva tentato di uccidere Mosè. La fuga di Gesù fu come quella del popolo ebraico dalla terra di schiavitù, nella notte  della Liberazione. E come aveva profetato Osea "dall'Egitto richiamerà suo Figlio". Morto Erode, l'angelo tornò in sogno a Giuseppe perché entrasse in terra di Israele essendo morti quelli che cercavano il bambino per ucciderlo. Gesù si rivelava come il nuovo Mosè. Con l'episodio l'evangelista  in filigrana ricordava l'esodo. Aggiunse che erano morti coloro che cercavano di uccidere il bambino. Non dunque soltanto Erode, l'evangelista teneva presenti  quelli  della istituzione religiosa che daranno la morte a Gesù: farisei, sacerdoti e anziani del popolo. La élite religiosa che si scatenerà contro di lui. 
Giuseppe entrò nella terra di Israele anticipando il processo di liberazione (nuovo esodo) che Gesù compirà. Egli, saputo che in Giudea regnava Archelao, il figlio di Erode crudele quanto il padre,  non volle andarci e, avvertito in sogno, si ritirò nella Galilea, la regione disprezzata da Isaia che l'aveva sette secoli prima nominata "Galil" ossia distretto dei pagani, senza darle un nome. Andò ad abitare a Nazareth. "Poco di buono" la definì Natanaele. Il Nome per l'evangelista alludeva a tre possibili matrici: "Nazareno" da "neser" che significa "consacrato" o da "nazir",  "germoglio" come da profezia di Isaia, e infine da "Nazareth", la provenienza storica di Gesù.

Fra' Domenico Spatola 

mercoledì 24 dicembre 2025

Fra' Domenico Spatola: È Natale

È speciale
il mio Natale.
Tanti piccoli pastori
offron cuori
al più piccolo di loro,
a Gesù cantando in coro.
È la ninna che a lor bambini
quando eran più piccini
cantava mamma
col cuore in fiamma.
"Fai la nanna, o buon Gesù.
Sei venuto da lassù 
e, ad ogni cuore,
chiedi amore.
Il tuo dono 
è il perdono,
ché sulla terra 
infuria guerra,
e i bambini tuoi amici
non son felici:
son le bombe a dar calore
perché in giro non c'è amore.
Ma tu, Gesù, che sei Dio,
il tuo proposito fai anche mio:
a Natale la fratellanza
sia di tutti la creanza,
cosí che quando vieni tu,
possano amarsi, o buon Gesù"

Fra' Domenico Spatola 

Commento di fra Domenico Spatola al Vangelo del Natale del Signore: Luca 2, 1-14

1
 In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. 2 Questo primo censimento fu fatto quando era governatore della Siria Quirinio. 3 Andavano tutti a farsi registrare, ciascuno nella sua città. 4 Anche Giuseppe, che era della casa e della famiglia di Davide, dalla città di Nazaret e dalla Galilea salì in Giudea alla città di Davide, chiamata Betlemme, 5 per farsi registrare insieme con Maria sua sposa, che era incinta. 6 Ora, mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. 7 Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, perché non c'era posto per loro nell'albergo.
8 C'erano in quella regione alcuni pastori che vegliavano di notte facendo la guardia al loro gregge. 9 Un angelo del Signore si presentò davanti a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande spavento, 10 ma l'angelo disse loro: «Non temete, ecco vi annunzio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: 11 oggi vi è nato nella città di Davide un salvatore, che è il Cristo Signore. 12 Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia». 13 E subito apparve con l'angelo una moltitudine dell'esercito celeste che lodava Dio e diceva:
14 «Gloria a Dio nel più alto dei cieli
e pace in terra agli uomini che egli ama».

Protagonisti del Natale di Gesù furono i pastori. In quella società  erano emarginati e reietti. A Betlemme, nella notte, vegliavano il gregge, quando l'angelo del Signore apparve e annunziò che era nato per loro un Salvatore. Del "Messia" avevano paura, perché colpevolizzati  dalla Legge in quanto permanentemente "impuri". Il Messia quindi sarebbe venuto per giudicarli e giustiziarli. Come segno che Gesù nasceva come  salvatore, l'angelo disse che l'avrebbero trovato nella mangiatoia. Luogo abituale dove i pastori ponevano i loro neonati. Lo trovarono come era stato detto: in fasce e nella mangiatoia. Ormai il Messia "giustiziere" non li interessava. Si sorpresero i genitori al loro racconto, e la Madre custodiva tutto nel suo cuore. I pastori andarono via, cantando come gli angeli: "gloria a Dio e  pace agli uomini". Avevano sperimentato l'amore del Dio Salvatore, fatto uomo.

Fra' Domenico Spatola 

sabato 20 dicembre 2025

Fra' Domenico Spatola: Il progetto divino



Giuseppe
non seppe, 
se non a cosa fatta, 
e sua mente  parve matta
da ripudiare
anziché amare
colei che, fu resa madre, 
da Dio ch'era il Padre.
L'angelo, nel sogno, 
svelò a lui il bisogno 
del ruolo suo paterno
per Gesù che, dall'inferno, 
veniva il mondo a liberare. 
Egli al Bambino doveva dare
il nome
e "dinastia di David" a cognome. 
S'arrese, 
e con Maria prese
a condividere destino
del progetto già divino.

Di Domenico Spatola

Commento di fra' Domenico Spatola al Vangelo della Domenica IV domenica di Avvento (anno A): Matteo 1, 18-24

18 Ecco come avvenne la nascita di Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. 19 Giuseppe suo sposo, che era giusto e non voleva ripudiarla, decise di licenziarla in segreto. 20 Mentre però stava pensando a queste cose, ecco che gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo. 21 Essa partorirà un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati».22 Tutto questo avvenne perché si adempisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta:
23 Ecco, la vergine concepirà e partorirà un figlio
che sarà chiamato Emmanuele,
che significa Dio con noi. 24 Destatosi dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l'angelo del Signore e prese con sé la sua sposa,

Sul concepimento di Gesù, Matteo con il suo Vangelo, intese rispondere alle attese di Israele. Il Messia doveva essere il discendente (figlio) di Davide. Giuseppe poteva trasmettere quel titolo e inoltre, con paternità surrogata, dare al bambino il nome. Del concepimento della sposa, era stato tenuto all'oscuro, prima che fosse richiesto l'assenso a Maria. Essa, vergine di lui, rimase incinta per opera dello Spirito Santo. La reazione di Giuseppe, non fu descritta come dell'uomo tradito, ma del "giusto", osservante della Legge. Le conseguenze legali erano severe. Giuseppe gliele volle risparmiare perciò non motivò il ripudio, ma le avrebbe consegnato il libello "in segreto".
L'angelo del Signore, in sogno, spiegò a Giuseppe che "quel concepimento era opera dello Spirito Santo". Lo invogliò a prendere con sé Maria, come sposa ed essere "padre" del suo bambino. Obbedì. L'evangelista nell'evento vide realizzata la profezia di Isaia: "la Vergine partorirà un figlio, dal nome Emmanuele".

Fra' Domenico Spatola 

venerdì 12 dicembre 2025

Fra' Domenico Spatola: Il più grande Profeta

Giovanni, in prigione, 
entrò in confusione.
Dubitando sul Cristo, 
per il suo destino tristo,
mandò a Gesù seguaci, 
per chiedere audaci:
"Sei tu il Messia, 
o abbiam sbagliato via?". 
Sua risposta   comprensiva, 
al profeta riferiva:
dei ciechi e sordi, 
e di quanti avean accordi
con ogni malattia. 
Egli, o in casa o per la via, 
guariva tutti, 
evitando così i lutti. 
Tornati da Giovanni a riferire, 
ciò che avea fatto loro udire, 
Gesù disse con vigore:
"il Battista non è un
traditore,
né una canna che sbatte il vento, 
né uno che, contento, 
vive gli agi dei palazzi". 
Aggiunse che i suoi sprazzi
sono solo da profeta, 
il più grande, ma che si vieta
d'esserlo dell'Alleanza nuova, 
perché tra suoi seguaci Gesù non lo ritrova.

Fra' Domenico Spatola 

Commento di fra Domenico Spatola al Vangelo della Terza Domenica di Avvento (anno A): Matteo 11, 2-11

2
 Giovanni intanto, che era in carcere, avendo sentito parlare delle opere del Cristo, mandò a dirgli per mezzo dei suoi discepoli: 3 «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo attenderne un altro?». 4 Gesù rispose: «Andate e riferite a Giovanni ciò che voi udite e vedete: 5 I ciechi ricuperano la vista, gli storpi camminano, i lebbrosi sono guariti, i sordi riacquistano l'udito, i morti risuscitano, ai poveri è predicata la buona novella6 e beato colui che non si scandalizza di me». 7 Mentre questi se ne andavano, Gesù si mise a parlare di Giovanni alle folle: «Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento? 8 Che cosa dunque siete andati a vedere? Un uomo avvolto in morbide vesti? Coloro che portano morbide vesti stanno nei palazzi dei re! 9 E allora, che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, vi dico, anche più di un profeta. 10 Egli è colui, del quale sta scritto:
Ecco, io mando davanti a te il mio messaggero
che preparerà la tua via davanti a te.
11 In verità vi dico: tra i nati di donna non è sorto uno più grande di Giovanni il Battista; tuttavia il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui.

Dal Macheronte dove era prigioniero, il Battista inviò suoi seguaci a chiedere a Gesù, se fosse il Messia. Non vedeva infatti quei gesti irredentisti che egli aveva annunciato. Insomma, Gesù non stava progettando la insurrezione da "giudice della Storia", mentre egli infradiciva nella tetra prigione. Fu dunque una  provocazione, la domanda: "Sei tu il Messia o dobbiamo aspettare un altro?". Gesù  rispose, invitandoli a constatare l'evidenza: i ciechi vedono, i sordi odono, i lebbrosi e i morti risuscitano, e ai poveri è annunciato il Vangelo. Aggiunse tuttavia un monito per Giovanni in crisi: "beato chi non si scandalizza di me". Altri profeti infatti avevano dato del Messia, il modello compassionevole che egli incarnava. Andati via gli ambasciatori, parlò alla folla del Battista, tessendone l'elogio e offrendo di lui il ritratto dell'uomo coerente con la missione affidatagli. "Non era una canna sbattuta dal vento, né un vanesio che vestiva sontuosamente. Quei tipi - aggiungeva - vivevano altrove!". L'allusione fu a Erode che abitava lussuosi palazzi e opprimeva, da despota, la gente. Del Battista, Gesù aggiunse che era il più grande profeta. Tuttavia, irrefrenabile  fu il confronto con il più piccolo dei suoi discepoli, dichiarato da Gesù" più grande di lui". 
Non censurava la dirittura morale del precursore, ma lamentava che si fosse fermato alle soglie del Nuovo Testamento,  senza entrarvi per diventare suo seguace.

Fra' Domenico Spatola 

venerdì 5 dicembre 2025

Fra' Domenico Spatola: Ti diede a noi per Madre




Candido fiore raccolsi, 
e m'accorsi
che mi legava a te, 
o Vergine Maria. 
Mi ponevi sulla via
del Figlio che a noi indicavi. 
Poi m'abbracciavi
a inizio del cammino,
per ugual destino 
del Figlio in Croce. 
Egli che, con sua voce, 
avea Dio dato per Padre, 
Te diede a noi per Madre. 

Di Domenico Spatola