Fra' Domenico Spatola
Volli emigrare, lontano, tra stelle, e guardare da quelle la terra vitale: la vidi sbocciare, qual rosa a dolore... e compresi l'amore. - Fra Domenico Spatola.
venerdì 8 maggio 2026
Fra' Domenico Spatola: Alla Mamma
Cercavo i tuoi occhi
tra i tanti balocchi
da infante:
ed eri mia amante.
Bizzarri cristalli
di focosi cavalli
eran sogno
ma, a bisogno,
tuoi baci cercavo
e abbracci ti davo,
legacci
per me:
Eri madre e io tuo re.
Ogni anno non scordo
primordiale ricordo
della promessa che mai
mi lasciavi nei guai.
Ora nel vento
son cento
pensieri sinceri
di intesa.
È mia resa,
d'immutato candore
al materno tuo amore.
Di Domenico Spatola
Fra' Domenico Spatola: Amore è il suo dono
Gesù, chiedi amore
a chi hai dato il cuore.
Soltanto
del Padre è il Santo
Spirito dono
di perdono
che il mondo non accoglie,
perché non comprende voglie
di sua presenza
e assenza
non avverte
e resta inerte.
Voi invece lo conoscete
perché la sua dimora siete
e in voi egli rimane.
Perciò non vane
saràn le intese tra voi e me:
e col Padre sarèmo in tre.
Chi accoglie il mio mandato,
di me è innamorato:
il Padre lo amerà
e sempre con lui sarà.
Fra' Domenico Spatola
Commento di Fra' Domenico Spatola al Vangelo della VI domenica di Pasqua (Anno A): Giovanni 14,15- 21
15 Se mi amate, osserverete i miei comandamenti. 16 Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore perché rimanga con voi per sempre, 17 lo Spirito di verità che il mondo non può ricevere, perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete, perché egli dimora presso di voi e sarà in voi. 18 Non vi lascerò orfani, ritornerò da voi. 19 Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete. 20 In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre e voi in me e io in voi. 21 Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi mi ama. Chi mi ama sarà amato dal Padre mio e anch'io lo amerò e mi manifesterò a lui».
Gesù chiese ai discepoli amore per sé. Dopo aver dato l'esempio di come amare, lavando loro i piedi, affidò "il mandato nuovo" e migliore. Non più i comandi di Mosè, che erano stati dettati da padrone a servi, ma la "consegna" fatta agli amici: "Amatevi come io ho amato voi". Per attuarlo, avrebbe pregato il Padre perché invii su loro l'altro Consolatore. Nella lingua dei Vangeli, in greco, è il "Paraclito", con mansioni di difesa da avvocato, e di materna protezione. Sarebbe rimasto per sempre coi suoi, a prevenire ogni loro necessità.
Garantirà serenità in ogni tempesta, e in quella imminente che si sarebbe abbattuta di lì a poco su Gesù. Lo chiamò "Spirito di verità", per la missione di far conoscere Dio "Amore". Ma il mondo non lo avrebbe compreso, perché, da "sistema ingiusto", mira esclusivamente alla propria convenienza. Gesù non lascia i suoi orfani: "verrò da voi", disse, e li assicurò che avrebbe comunicato la vita del Padre. Essa, per crescere, ha necessità di nutrire gli altri, mentre quella biologica, per crescere, deve nutre se stessa.
Lo Spirito Santo, dato da Gesù nel giorno della sua morte, consentirà piena fusione col Padre e con lui stesso, perché in ognuno Dio si fa presente come in un santuario, e da lì irradierà il suo amore.
Fra' Domenico Spatola
sabato 2 maggio 2026
Fra' Domenico Spatola: Vedi nel padre anche il Figlio
Gesù, a te domando il costo,
del posto
a me preparato.
E tu rispondi a me, da innamorato,
dove sia
e mi additi che sei la via.
Vuoi che sia con te,
tu che dimori in me.
Tommaso, diffidente,
disse che niente
sapeva del destino.
Allora dichiarasti esser tu il cammino:
"Via e Verità che si fa Vita",
la stessa che del Padre è infinita.
A Filippo destí poi il consiglio:
"Vedi tu nel Padre anche il Figlio!".
Fra' Domenico Spatola
Commento di fra' Domenico Spatola al Vangelo della Quinta domenica di Pasqua (anno A): Giovanni 14, 1-12
1 «Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. 2 Nella casa del Padre mio vi sono molti posti. Se no, ve l'avrei detto. Io vado a prepararvi un posto; 3 quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, ritornerò e vi prenderò con me, perché siate anche voi dove sono io. 4 E del luogo dove io vado, voi conoscete la via».
5 Gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai e come possiamo conoscere la via?». 6 Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. 7 Se conoscete me, conoscerete anche il Padre: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto». 8 Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». 9 Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me ha visto il Padre. Come puoi dire: Mostraci il Padre? 10 Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me; ma il Padre che è con me compie le sue opere. 11 Credetemi: io sono nel Padre e il Padre è in me; se non altro, credetelo per le opere stesse.
12 In verità, in verità vi dico: anche chi crede in me, compirà le opere che io compio e ne farà di più grandi, perché io vado al Padre.
Per quel che capiterà al Maestro di lì a poco, i discepoli sarebbero andati in crisi. Non avrebbero riconosciuto in Gesù il Messia, né in Dio il Padre, dal momento che lo avrebbe lasciato morire crocifisso. Gesù provò a convincerli a credere che la sua morte non sarebbe stata un fallimento, ma la manifestazione gloriosa dell'amore più grande di Dio, che in tal modo avrebbe preso dimora nel cuore di ognuno. Erano le molte abitazioni che egli, con la sua morte in croce, avrebbe preparato. Li invitò perciò a percorrere la stessa via di lui, che avrebbe dato la vita per il mondo. Tommaso non fu d'accordo. La sua perplessità nasceva dal non credere che ci potesse essere vita oltre la morte, perciò Gesù, proponendosi "via", non era convincente. A dissipargli diffidenza, Gesù si dichiarò: "Io sono la via, la verità e la vita". Avrebbe introdotto i suoi, quale mediatore unico, dal Padre, che, aggiunse, essi già conoscevano, avendolo visto quando si era manifestato in lui con la lavanda dei piedi.
Filippo volle che Gesù mostrasse il Padre. La richiesta impensierì il Maestro, che non si capacitava come, dopo tanto tempo, egli ancora non lo conosceva. Non lo collegava infatti con il Padre. Lo provavano le parole e le opere. Li supplicò di credergli, e lo stesso potere avrebbe comunicato a coloro che avrebbero creduto in lui, con opere che sarebbero state più grandi e garantite dalla sua comunione col Padre.
Fra' Domenico Spatola
sabato 25 aprile 2026
Fra' Domenico Spatola: San Marco
Sommariamente dichiarato da Sant'Agostino "divino abbreviatore", Marco nel suo Vangelo manifesta una teologia centrata su Gesù "Cristo e Figlio di Dio". Inventore egli stesso del genere "vangelo", offre, in crescendo, ai cristiani, provenienti dal mondo pagano, il profilo identitario di Gesù, sviluppando ciò che, a tema, anticipa nel titolo dato al suo lavoro. Tra i quattro Vangeli è il più antico. Databile nel 67 dell'era corrente. Fu considerato anche modello di ispirazione degli altri due Sinottici (Matteo e Luca), oggi si parla della fonte "Q" (dal tedesco "Quelle") , che abbia ispirato lo stesso Marco. Lo ritengo fondamentale per ogni catechesi da primo annuncio sulla personalità di Gesù. Il testo si struttura in rigoroso schema, così che al capitolo ottavo, il discepolo Pietro dichiara Gesù "il Cristo" e al quindicesimo toccherà al centurione romano, vedendo come moriva, riconoscerlo "Figlio di Dio". Il tutto si racconta in modo paratattico, privilegiando il coordinamento delle frasi. Lo stile rende fresco e immediato l'approccio al testo. L'umanità di Gesù è alla base di ogni paragrafo, ma soprattutto nel momento della passione e morte. Prostrato, come vinto, a terra nella agonia, e successivamente nell'abbandono sulla croce. Il testo originario fu lasciato incompleto, saranno altri ad aggiungere, con dubbia legittimità, il sedicesimo capitolo, a riepilogare i fatti di Pasqua, assenti nel testo di Marco, che invece chiude, o forse volutamente non conclude perché accenna alla "paura delle donne andate al sepolcro" ("efobunto gar"). Marco comprese meglio di altri, che il Vangelo non si conclude, perché aspetta la partecipazione di ognuno a completare l'opera di Dio in noi.
Fra' Domenico Spatola
Fra' Domenico Spatola: Gesù, Pastore bello...
Gesù pastore,
dài amore
a chi in tuo recinto
dal lupo non sarà vinto.
A scorta,
sei Porta
per l'avvio
al pascolo di Dio.
Avanti a loro
e in coro
le pecore tua voce
ascoltano fino a foce
a soddisfar desideri
e accogliere pensieri,
da te lor confidente,
mentre non dai niente
al ladro venuto per rubare.
Poi stai a spiegare
che tu sei la Porta,
e corta
fa la via per la salvezza,
mentre durezza
mostri a chi vien per dominare.
Amare
è il senso
intenso
per cui il gregge,
liberasti da mosaica Legge.
Fra' Domenico Spatola
Commento di fra' Domenico Spatola al Vangelo della Quarta Domenica di Pasqua (anno A): Giovanni 10, 1-10
1 «In verità, in verità vi dico: chi non entra nel recinto delle pecore per la porta, ma vi sale da un'altra parte, è un ladro e un brigante. 2 Chi invece entra per la porta, è il pastore delle pecore. 3 Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore una per una e le conduce fuori. 4 E quando ha condotto fuori tutte le sue pecore, cammina innanzi a loro, e le pecore lo seguono, perché conoscono la sua voce. 5 Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei». 6 Questa similitudine disse loro Gesù; ma essi non capirono che cosa significava ciò che diceva loro.
7 Allora Gesù disse loro di nuovo: «In verità, in verità vi dico: io sono la porta delle pecore. 8 Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati. 9 Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvo; entrerà e uscirà e troverà pascolo. 10 Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza.
La vista che Gesù aveva dato al cieco in giorno di sabato, l'aveva reso "colpevole" agli occhi dei farisei.
Ma Gesù si difese contro la teoria che non esprimeva il vero pensiero di Dio. Ne denunciò la prevaricazione, perché si arrogavano il diritto di Dio di esercitare il bene dell'uomo. Per questa ragione Gesù dichiarò i suoi diffamatori come "ladri". Essi infatti, anziché liberare il popolo, lo opprimevano con leggi insopportabili che ne inibivano la felicità. Egli di quel recinto, che nella figura era l'atrio del tempio, si dichiarava la "Porta". Il titolo lo si soleva dare ad ogni padre per i figli o ad ogni maestro per i discepoli, per la missione di introdurre rispettivamente alla vita e alla conoscenza.
Per Gesù il vero peccato consisteva nell'offesa che si faceva all'uomo.
Usò quindi per sé l'immagine del "pastore" la stessa usata per Dio dal profeta Ezechiele.
Compito del pastore è di condurre "fuori" dal recinto il gregge, e verso gli spazi della libertà. Evocava in quella azione l'opera di Dio che aveva liberato il popolo dalla schiavitù egiziana. Con un gioco di assonanza linguistica, l'evangelista evidenzia la differenza tra i due termini: "pascolo" e "legge". Il primo, nella lingua dei Vangeli, si dice "nomé", il secondo "nomos". Coi pascoli offerti, Gesù comunica la vita eterna, mentre, con la legge, Mosè obbligava a subordinazione e senza prospettive di libertà.
Fra' Domenico Spatola
venerdì 17 aprile 2026
Fra' Domenico Spatola: Spezzò il pane...
Dei discepoli lo stesso destino
vissi anch'io in quel cammino.
Emmaus fu la nostra meta,
dove non a dieta
ci lasciasti.
Con noi ti fermasti,
perché sera
e non volemmo inseguire tua chimera.
Volevi tu andare avanti,
mentre noi, affranti
di dolore,
chiedemmo a Te con fervore
di fermarti e di non proseguire.
Ma quando potemmo udire
tue parole,
veloci furon le nostre suole
ed arrivammo col cuor già contento,
avendo percepito il tuo intento.
Bastò poi che tu spezzassi il Pane,
che furon vane
le ansie e le paure
e potemmo annunciare più sicure
profezie di te Risorto,
perché tu non eri morto.
Fra' Domenico Spatola
Commento di fra' Domenico Spatola al Vangelo della Terza domenica di Pasqua (anno A): Luca 24, 13-35
13 Ed ecco in quello stesso giorno due di loro erano in cammino per un villaggio distante circa sette miglia da Gerusalemme, di nome Emmaus, 14 e conversavano di tutto quello che era accaduto. 15 Mentre discorrevano e discutevano insieme, Gesù in persona si accostò e camminava con loro. 16 Ma i loro occhi erano incapaci di riconoscerlo. 17 Ed egli disse loro: «Che sono questi discorsi che state facendo fra voi durante il cammino?». Si fermarono, col volto triste; 18 uno di loro, di nome Clèopa, gli disse: «Tu solo sei così forestiero in Gerusalemme da non sapere ciò che vi è accaduto in questi giorni?». 19 Domandò: «Che cosa?». Gli risposero: «Tutto ciò che riguarda Gesù Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; 20 come i sommi sacerdoti e i nostri capi lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e poi l'hanno crocifisso. 21 Noi speravamo che fosse lui a liberare Israele; con tutto ciò son passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. 22 Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; recatesi al mattino al sepolcro 23 e non avendo trovato il suo corpo, son venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. 24 Alcuni dei nostri sono andati al sepolcro e hanno trovato come avevan detto le donne, ma lui non l'hanno visto».
25 Ed egli disse loro: «Sciocchi e tardi di cuore nel credere alla parola dei profeti! 26 Non bisognava che il Cristo sopportasse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». 27 E cominciando da Mosè e da tutti i profeti spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui. 28 Quando furon vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. 29 Ma essi insistettero: «Resta con noi perché si fa sera e il giorno già volge al declino». Egli entrò per rimanere con loro. 30 Quando fu a tavola con loro, prese il pane, disse la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. 31 Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma lui sparì dalla loro vista. 32 Ed essi si dissero l'un l'altro: «Non ci ardeva forse il cuore nel petto mentre conversava con noi lungo il cammino, quando ci spiegava le Scritture?». 33 E partirono senz'indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, 34 i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone». 35 Essi poi riferirono ciò che era accaduto lungo la via e come l'avevano riconosciuto nello spezzare il pane.
Il villaggio di Emmaus era una gloriosa roccaforte di Israele, per la vittoria ivi riportata, due secoli prima, da Giuda Maccabeo. Distava undici kilometri da Gerusalemme. Il primo giorno della settimana, due discepoli di Gesù vi si recavano. Mentre discutevano lungo la via, Gesù in persona, senza tuttavia essere riconosciuto, si affiancò a loro e chiese l'argomento della loro discussione. Cleopa, uno dei due, si dichiarò stupito: "Sei così forestiero in Gerusalemme da non sapere quel che vi è successo in questi giorni?" gli disse. Poi cominciò a narrare come i loro capi e le autorità avessero fatto crocifiggere Gesù di Nazareth, che fu "profeta potente in opere e parole". A commento dichiarò la comune delusione: "Noi speravamo che fosse lui, il Messia a liberare Israele". Aggiunse che ormai erano passati tre giorni dalla sua morte, anche se delle donne, andate al sepolcro e non avendo trovato lui, riferirono di avere avuto la visione degli angeli che lo annunciavano risorto. Altri discepoli, andati a constatare, riferirono che le donne avevano detto il vero. Gesù li rimproverò per la mancata fede in Mosè e nei profeti, che avevano parlato dei patimenti del Cristo per entrare nella sua Gloria. Giunti al villaggio, Gesù provò ad andare oltre, ma essi lo trattennero per rimanere. Restò e, a cena, prese il pane e, proclamata la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Lo riconobbero, ma egli scomparve. Tornati a Gerusalemme, agli Undici riferirono l'accaduto, ma non senza chiedersi lungo la via come, al sentirlo parlare, ardeva in petto il loro cuore!
Fra' Domenico Spatola
sabato 11 aprile 2026
Fra' Domenico Spatola: "Signore e mio Dio..."
Di Tommaso, detto "gemello"
mi sentii fratello.
Come lui ero dubbioso,
e moroso,
e quella sera anch'io assente
mentre tu splendente
da Risorto ti mostravi ai seguaci.
Ad essi ancor non audaci,
perché presi da paura,
donavi pace
per ogni creatura,
affinché da veri
messaggeri
la portassero.
Solo Tommaso però faceva il passero
per altra scelta.
Quando a lui divelta
fu sua incredulità,
tu, con bontà,
lo invitasti come a rito
a mettere il dito
nella ferita del tuo petto,
donde consegni a noi tutto l'affetto.
Egli s'arrese,
perché comprese,
come chi esce dall'oblio,
e disse a te: "Signore mio e Dio mio".
Fra' Domenico Spatola
Commento di fra' Domenico Spatola al Vangelo della Seconda Domenica di Pasqua: Giovanni 20,19-31
19 La sera di quello stesso giorno, il primo dopo il sabato, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, si fermò in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». 20 Detto questo, mostrò loro le mani e il costato. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. 21 Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anch'io mando voi». 22 Dopo aver detto questo, alitò su di loro e disse: «Ricevete lo Spirito Santo; 23 a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi».
24 Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. 25 Gli dissero allora gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il dito nel posto dei chiodi e non metto la mia mano nel suo costato, non crederò».
26 Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c'era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, si fermò in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». 27 Poi disse a Tommaso: «Metti qua il tuo dito e guarda le mie mani; stendi la tua mano, e mettila nel mio costato; e non essere più incredulo ma credente!». 28 Rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». 29 Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, hai creduto: beati quelli che pur non avendo visto crederanno!».
30 Molti altri segni fece Gesù in presenza dei suoi discepoli, ma non sono stati scritti in questo libro. 31 Questi sono stati scritti, perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.
Il giorno "Uno" della settimana, Gesù Risorto incontrò la sua Comunità. Stette in mezzo a loro, perché, in ogni celebrazione eucaristica, si è tutti uguali attorno a lui. La "Pace" augurata ("Shalòm") non era un semplice saluto, ma il suo dono a benessere della Comunità. "Mostrò le mani e il fianco". Erano i "segni" tangibili della sua passione e del suo amore stigmatizzato. I discepoli "gioirono" nel sentirsi amati e Gesù esplicitò che quel suo amore era risposta, non ai meriti, ma alle esigenze di ciascuno. Aggiunse: "Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi". Li inviava perché non trasmettessero una dottrina, ma, prolungassero l'amore del Padre. Soffiando inoltre lo Spirito, comunicò il potere ai discepoli di prolungare il suo amore. Il perdono ne diventava particolare attuazione e Sacramento affidato alla Chiesa .
Tommaso, che era lontano quella sera in cerca di risposte ai suoi inquieti "perché?", seppe del Risorto ma non credette ai compagni. Pensò alla comune allucinazione dinanzi ad un fantasma. Dichiarò perciò di volere toccare le mani e il fianco del Risorto, per sperimentarne la resistenza che un fantasma non potrebbe dare.
All'ottavo giorno, Gesù fu tra i suoi. A Tommaso rivolse da subito l'invito a fare quanto aveva chiesto. Ma il discepolo, questa volta credette senza toccarlo e, con la sua espressione di fede: "Signore mio e Dio mio", divenne l'emblema di ogni credente. Ma
"Tommaso aveva creduto, perché aveva visto", era stato il commento di Gesù, che aggiunse per noi: "Beati coloro che, senza vedere crederanno!".
Fra' Domenico Spatola
sabato 4 aprile 2026
Fra' Domenico Spatola: È risorto
Fu nell'orto
che il Risorto
non più morto
ora vive.
Son giulive
le donne sante
qui venute non in tante
a imbalsare il loro Re
eran tre.
Ma il rito non consumato
perché Cristo risuscitato
non era lì e volea
incontrare i suoi in Galilea.
Andarono via e con coraggio
portaro ai discepoli il messaggio:
"Non è morto...
È Risorto!"
Fra' Domenico Spatola
Commento di fra Domenico Spatola al Vangelo della Veglia Pasquale (anno A)
1 Passato il sabato, all'alba del primo giorno della settimana, Maria di Màgdala e l'altra Maria andarono a visitare il sepolcro. 2 Ed ecco che vi fu un gran terremoto: un angelo del Signore, sceso dal cielo, si accostò, rotolò la pietra e si pose a sedere su di essa. 3 Il suo aspetto era come la folgore e il suo vestito bianco come la neve. 4 Per lo spavento che ebbero di lui le guardie tremarono tramortite. 5 Ma l'angelo disse alle donne: «Non abbiate paura, voi! So che cercate Gesù il crocifisso. 6 Non è qui. È risorto, come aveva detto; venite a vedere il luogo dove era deposto. 7 Presto, andate a dire ai suoi discepoli: È risuscitato dai morti, e ora vi precede in Galilea; là lo vedrete. Ecco, io ve l'ho detto». 8 Abbandonato in fretta il sepolcro, con timore e gioia grande, le donne corsero a dare l'annunzio ai suoi discepoli.
9 Ed ecco Gesù venne loro incontro dicendo: «Salute a voi». Ed esse, avvicinatesi, gli presero i piedi e lo adorarono. 10 Allora Gesù disse loro: «Non temete; andate ad annunziare ai miei fratelli che vadano in Galilea e là mi vedranno».
9 Ed ecco Gesù venne loro incontro dicendo: «Salute a voi». Ed esse, avvicinatesi, gli presero i piedi e lo adorarono. 10 Allora Gesù disse loro: «Non temete; andate ad annunziare ai miei fratelli che vadano in Galilea e là mi vedranno».
Furono due le Marie che andarono al sepolcro a cercare il cadavere da imbalsamare. La terza donna, madre dei figli di Zebedeo, era assente, perché alla crocifissione aveva visto con Gesù morire ogni speranza del potere messianico. L'angelo, della trasfigurazione (come la folgore e vestito di bianco) era figura di Dio, che ribaltò la pietra tombale e vi sedette sopra. La morte era stata vinta. "Non è qui il Crocifisso, che cercate". Dove incontrarlo? Chiara la risposta: "I discepoli vadano in Galilea". Modello alternativo anche per noi. Per incontrare il Risorto bisogna vivere le "Beatitudini". Vale per ogni discepolo di tutti i tempi. Il Risorto non allietò perciò solo quelli del passato, perché della sua visione è possibile farne esperienza sempre, facendosi "Dono" ai fratelli secondo quanto proclamato da Gesù sul monte di Galilea.
Fra' Domenico Spatola
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