venerdì 3 luglio 2020

Fra' Domenico Spatola: Per ricordare il compleanno dell'ordine dei frati Cappuccini: 3 luglio 1528

Oggi i Cappuccini
festeggiano i cammini
tanti e diversi
ma tutti conversi
all'ideale
che rende attuale
il Vangelo
che, con amore e zelo,
i frati predicaro.
Non sia in noi avaro
quel carisma
splendente come prisma,
offerto alla Chiesa.
Ovunque viene accesa
la fiamma di Francesco,
abbondante si fa il desco
della mistica Parola
che tanti frati, a scuola,
portarono alle genti.
Oggi non pieni son i conventi
perché il messaggio,
a coraggio,
attua la missione
dei Cappuccini che passione
servono i poverelli
che sono sempre quelli
dal Cristo prediletti.
A loro i nostri affetti
per l'ideale sano
e tutto francescano.

Fra' Domenico Spatola

Fra' Domenico Spatola: Venite a me.

Disse Gesù: "l'anima mia gode
a darti lode,
o Padre del Cielo,
perché hai tolto il velo
del tuo mistero
al misero sincero,
mentre fitto l'hai mantenuto
a chi ha creduto
d'essere sapiente.
Sì, o Padre onnipotente,
così deciso ha tua benevolenza,
facendo Provvidenza
a chi conosce il Figlio
e da lui prende consiglio
su ciò che hai svelato.
Venga l'affaticato
e oppresso
e per lui ristoro sarò io stesso.
Quel che chiedo è poco:
prendete il mio giogo
e da me imparate
mitezza e umiltà a voi insegnate,
e senza più fatica
vi arriderà amica
l'eterna vita,
ché mia dolcezza in voi sarà infinita!"

Fra' Domenico Spatola

Commento di fra Domenico Spatola al Vangelo della XIV domenica del tempo ordinario (anno A): Matteo 11, 25-30


25 In quel tempo Gesù disse: «Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli. 26 Sì, o Padre, perché così è piaciuto a te. 27 Tutto mi è stato dato dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare.
28 Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò. 29 Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime. 30 Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero».


Al rifiuto ideologico dei "sapienti e dottori della Legge", refrattari al suo messaggio, Gesù risponde con un'orazione di ringraziamento al Padre, perché  si è tenuto nascosto agli intellettuali ossessionati dal legalismo giuridico, mentre si è manifestato ai "piccoli", che venivano sfiduciati dalle pretese meritocratiche di una Legge, che imponendo obblighi numerosi e non attuabili da tutti, causava diritti solo ai pochi privilegiati. I "piccoli" da Gesù invece avevano "imparato" l'amore gratuito e incondizionato del "Padre", il quale non chiede ai figli sacrifici ma di essere accolto, per condividerne la benevolenza in favore dell'umanità, assunta quale ambito della sua rivelazione. L'invito a "venire a lui" è perciò rivolto da Gesù agli "affaticati e oppressi" dalle norme eccessive ed esigenti, rese capaci di ostacolare l'incontro con Dio, relegato in zona irraggiungibile.
Risolutivo appare l'invito di Gesù a condividere il suo "giogo dolce e leggero", per assomigliargli nei sentimenti che lo caratterizzano: "miti e umili", gli stessi dei "piccoli fiduciosi in braccio alla madre" (Salmo 131).

Fra' Domenico Spatola 

domenica 28 giugno 2020

Fra' Domenico Spatola: A Francesco, nostro amato papa

Oggi è san Pietro e voglio
onorar papa Bergoglio,
che sempre è pien d'amore
così come nostro Signore
ha voluto a noi donarlo.
Voglio perciò lodarlo
e fare presto
perché è modesto
e a scrivere sua storia
non cerca gloria,
che ai poveri suol dare
mentre ai ricchi fa risuonare
la voce del Vangelo.
A tutti, del Cielo
aprir vuole le porte,
ché, per nostra buona sorte,
lo Spirito le chiavi
a lui consegnò.
"Francesco" si nomò
per il Poverello
e vuol far quello
che Gesù chiede al credente:
farsi dono per la gente
dando pane all'affamato
e rifugio all'immigrato,
stando vicino a tutti,
nelle gioie e nei lutti
e dar consolazione
lottando con passione
la stessa che è di Cristo.
Francesco è da noi visto
suo "vicario" e testimone
di tante cose buone.
Nel giorno di San Pietro,
ogni male vada retro,
e vinca la sua luce
che a Cristo ci conduce.

Fra' Domenico Spatola

venerdì 26 giugno 2020

Diretta video di fra' Domenico Spatola sul Vangelo della XIII Domenica del Tempo ordinario (anno A): Matteo 10, 37-42

Pubblicato da Fra' Domenico Spatola su Venerdì 26 giugno 2020

Fra' Domenico Spatola: Ricompensa

Disse ai suoi Gesù:
"Chi ama di più
i genitori
e ne predilige errori,
non è degno di me;
stessa sorte
di chi per il figlio
cerca consiglio
in altro segno
che non il mio Regno.
Stessa voce
per chi la croce
non prende a mia sequela,
e tesse altra tela.
Chi trattiene la vita,
la rende finita,
ma chi, a follia,
la perde a causa mia,
la troverà.
Chiunque accoglierà
ciascun di voi,
prima o poi
saprà che accoglie Cristo
facendo anche acquisto
di chi mi ha mandato.
Chi accoglie un profeta
ne condivide dieta
e chi ha vero gusto
accoglie anche il giusto.
Parole mie sincere
per chi un sol bicchiere
d'acqua verace
offre al mio seguace:
non sarà senza
la ricompensa".

fra' Domenico Spatola
Nella foto: dipinto di Tiziano Vecellio

Commento di fra' Domenico Spatola al Vangelo della XIII Domenica del Tempo ordinario (anno A): Matteo 10, 37-42


37 Chi ama il padre o la madre più di me non è degno di me; chi ama il figlio o la figlia più di me non è degno di me; 38 chi non prende la sua croce e non mi segue, non è degno di me. 39 Chi avrà trovato la sua vita, la perderà: e chi avrà perduto la sua vita per causa mia, la troverà.
40 Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato. 41 Chi accoglie un profeta come profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto come giusto, avrà la ricompensa del giusto. 42 E chi avrà dato anche solo un bicchiere di acqua fresca a uno di questi piccoli, perché è mio discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa».


Urge dare priorità al "Regno", inaugurato da Cristo. Radicali sono le esigenze delle "Beatitudini", da non consentire dilazioni neppure  per ricatti affettivi della parentela più cara. La "scelta" per Cristo e per il Vangelo non concede alibi. Non è in discussione il comandamento di "onorare il padre e la madre". Gesù si era opposto a coloro che, per il proprio interesse, lo intendevano sostituire con un  rito sacrificale ("corbàn"). La sequela di Gesù comporterà sollevazione della croce, decretata dal mondo a disprezzo di chi vorrà condividere il messaggio di Cristo. "Perdere la vita" sarà per Gesù" il migliore investimento per averla in pienezza. Mentre fallimentare sarà il raccolto dell'egoista che, non comunicando vita, la trattiene per sé. Superiore alla ricompensa meritata dal profeta e dal giusto, sarà quella di "chi accoglie un discepolo di Cristo". Con lui infatti, lo stesso Dio si farà dono a chi accoglie o dona un  bicchiere d'acqua fresca a un "piccolo", che non ha altro vanto che quello di essere "discepolo di Gesù".

Fra' Domenico Spatola

martedì 23 giugno 2020

Fra' Domenico Spatola: Giovanni il Precursore

Il Battista
aprì la pista
al Vangelo
e all'Antico tolse il velo,
additando altrui l'Agnello
che, dell'uomo poverello,
fece cargo
e largo
ad oltranza
fu di speranza
il suo messaggio
che, con coraggio,
Giovanni,
nei panni
del Profeta,
additò la meta.
I discepoli di lui,
a illuminare i luoghi bui,
di Gesù furon seguaci.
E in quegli audaci
eventi
il Battista, a lor contenti,
si disse "Amico dello Sposo",
che però accusò moroso
per interventi duri
a lui chiesti a giudicar gli impuri.
Nel Battista, d'Elia il fuoco
non fu fioco
ma di Gesù non fe' sequela,
ad altro aperta avea la  sua vela
per cui tale fu il segno:
a lui più grande era il più piccolo del Regno.

Fra' Domenico Spatola
Nella foto: Dipinto di Tiziano.

Fra' Domenico Spatola: 24 giugno. Solennità di Giovanni il "Battista"

Giovanni, di Zaccaria e di Elisabetta, sarà "il Battista", per la missione al Giordano di "battezzare", esortando alla conversione quanti, immergendosi nell'acqua, dichiaravano di cambiare vita. Fu prodigiosa la sua nascita, preannunciata dall'angelo al padre, mentre officiava nel tempio la preghiera dell'incenso. Fu incredulo al "messaggio impossibile", e restò muto, perché era stato sordo alla Parola.  Attempata e "sterile", la consorte concepì il  "dono divino", come significato dal nome "Giovanni", che fu di Cristo il precursore, fin dal grembo della madre. Al saluto di Maria, riconobbe la presenza in lei del Redentore, e "danzò" per lui, come già Davide  dinanzi all'arca del Signore. Fu il profeta di cerniera tra i due Testamenti. Il più grande tra tutti quelli dell' "Antico", restò "il più piccolo di quelli del Nuovo". Pieno di Spirito Santo, Giovanni emulò di Sansone la forza e di Elia lo zelo.
Non fu sacerdote come il padre, ma "profeta dell'Altissimo". Dal deserto, come in passato Isaia, invitò a "preparare la via del  Signore", e indicò presente nel popolo il Messia che tutti confondevano con lui. Da "amico" dichiarò di non potere "scalzare" Gesù dal ruolo di "sposo". Al Giordano, provò a impedirne il battesimo, ad accettazione della morte in croce. Per lui, il Messia doveva giudicare, "con ascia e fuoco", i peccatori protervi.
L'austerità del Battista, fu elogiata: "non da canna  sbattuta dal vento".Fu invocato da Gesù a "testimone" a sua difesa, nello stupore di ciò che vide: "squarciarsi i cieli e lo Spirito su di lui, come colomba".  Consegueziale fu l'esortazione ai discepoli a seguire "l'Agnello che toglie il peccato del mondo". Il tramonto di Giovanni fu affrettato
da Erode Antipa con la decapitazione. Voleva tacitare una voce, mentre già un'altra più potente si elevava dal Vangelo.

Fra' Domenico Spatola
Dipinto di Simone Cantarini

sabato 20 giugno 2020

Fra' Domenico Spatola: Ricordando Alberto Sordi

Sol dal cinema i ricordi
sono i miei di Alberto Sordi:
estroverso e sornione,
si presenta furbacchione,
infatti sempre esilarante
era la verve sua costante.
Una maschera dell'arte,
e in ogni parte
facea magia:
impersonando dalla via
il cafone e il mandrillo
come Del Grillo
il marchese
di cui narrò ardue imprese
in arguzie e furberie
mostrandone rie
e demenziali trovate
e da lui fustigate.
Son molteplici le facce
e in ognuna trova tracce
di sé lo spettatore,
paradossi dell'onore
mescolato alla miseria,
per Alberto cosa seria
allo scopo di ammonire
ma con l'arte del gioire.

Fra' Domenico Spatola

venerdì 19 giugno 2020

Fra' Domenico Spatola: "Li riconoscerò anch'io!"

Disse Gesù ai suoi:
"Né tu, né i tuoi
abbiate mai paura:
non c'è in natura
infatti alcuna cosa
che resti ascosa
né venga mai svelata,
né altra che, obliviata,
non venga ricordata.
Ciò che dico in oscuro
di luce sia già puro,
e se detto è all'orecchio,
a specchio,
da voi sia annunciato.
Non preoccupato
sia ciascuno
per il potere di qualcuno
che di uccidere ha voglia,
il corpo è solo soglia
dell'anima immortale.
Temete il criminale
che a Geenna
fa strenna
di anima e di carne.
Di due passeri che farne?
Non si vendono per niente?
Eppur non consente
il Padre che alcuno cada.
Né capigliatura è rada,
senza il suo volere.
Ogni tuo pelo è in suo sapere.
Nessuna perciò paura,
perché duratura
è vostra vita
che donata è infinita,
più di quella degli uccelli.
Perciò io dico a quelli
che mi riconosceranno,
di non temere danno
perché davanti al Padre mio,
li riconoscerò anch'io!"

Fra' Domenico Spatola

Commento di fra Domenico Spatola al Vangelo della Dodicesima Domenica del Tempo Ordinario (anno A): Matteo 10, 26-33


26 Non li temete dunque, poiché non v'è nulla di nascosto che non debba essere svelato, e di segreto che non debba essere manifestato. 27 Quello che vi dico nelle tenebre ditelo nella luce, e quello che ascoltate all'orecchio predicatelo sui tetti. 28 E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l'anima; temete piuttosto colui che ha il potere di far perire e l'anima e il corpo nella Geenna. 29 Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure neanche uno di essi cadrà a terra senza che il Padre vostro lo voglia.
30 Quanto a voi, perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati; 31 non abbiate dunque timore: voi valete più di molti passeri!
32 Chi dunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch'io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; 33 chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch'io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli.


Nel capitolo decimo del suo vangelo, Matteo alla chiamata dei "Dodici", in sostituzione del vecchio Israele, fa seguire l'invio alla missione. Da "apostoli", i Dodici ricevono il "potere" di liberare oppressi e fanatici, e curare gli infermi. Vengono inviati alla "Casa d'Israele", perché  prematuro era per loro spingersi a pagani e samaritani,  disprezzati come "impuri" ed "eretici". La "prossimità del Regno" era l'annuncio che andava offerto gratuitamente, come ricevuto. Il comportamento del missionario doveva testimoniare la conversione: "senza bastone né bisaccia e andare scalzi". Usanza ebraica per  dichiarare il perdono di Dio a Israele nel "giorno del Kippur", una volta l'anno. Con Gesù diventa segno per testimoniare che il perdono di Dio è incondizionato e totale. Con sollecita precauzione, Gesù attenziona i suoi sulle persecuzioni che subiranno. I destinatari del messaggio infatti non saranno sempre solidali: "Vi perseguiteranno e vi flaggelleranno nelle loro sinagoghe".  Ritornellata tre volte (totalità) però è l'assicurazione a "non avere paura, perché il Padre si prenderà cura di voi". Non sono perciò da temere coloro che potranno uccidere il corpo, ma non potranno neppure scalfire la vitalità della loro persona ("psiche"). La Geenna, (l'immondezzaio di Gerusalemme) è evocata da Gesù  a minaccia come meta per quanti scelgono d'essere privi di questa vitalità. Ogni apostolo sarà garantito dal Padre che si prende cura anche di esseri minuscoli come i passeri, e temuti dai contadini perché nocivi all'agricoltura. Il Padre non trascura neanche i capelli che solo lui sa contare. Ultimo richiamo è a "riconoscere Gesù", cioè a darne "testimonianza" al mondo per far  risplendere il suo Vangelo come luce nelle tenebre.

Fra' Domenico Spatola 
Nella foto: particolare (Caravaggio)

mercoledì 17 giugno 2020

In omaggio a tutti coloro che seguono la pagina Facebook e il Blog di fra' Domenico Spatola

Fra' Domenico Spatola...

Pubblicato da Anna Squatrito su Mercoledì 17 giugno 2020

Avviso per la Messa del Sacro Cuore di Gesù

Venerdì 19 giugno alle ore 18.00 nella parrocchia santa Maria delle Grazie ci sarà la santa  messa del sacro Cuore di Gesù Siete tutti invitati a partecipare o a mettervi in ascolto su Facebook, poichè la messa sarà trasmessa in diretta dalla pagina della parrocchia. Vi aspetto,

Fra' Domenico Spatola

Fra' Domenico Spatola: Cuor di Mamma

"Quanta fu la tenerezza
del tuo Cuore in amarezza
per il Figlio a te dato!"
È quesito non fugato
da mia mente,
al ricordo di Te dolente,
sotto croce,
onde udisti la sua voce:
"sei la madre anche di noi".
Eravamo tutti suoi,
intendo alludere al tuo Figlio,
e tu, Madre, quel consiglio
accogliesti nel tuo cuore.
Ti levasti dal dolore
per iniziar materna cura,
perché fosse più sicura
nostra vita.
Oggi tuo Cuore a noi addita
fisso
il Figlio crocifisso,
e ci mostra stesso amore
in dolcezza e con ardore
da accendere in noi la fiamma
che assomigli al cuor di mamma.

Fra' Domenico Spatola
Nella foto: La Madonna del riposo di A. Ferruzzi