venerdì 6 marzo 2026

Fra' Domenico Spatola: Tuo cuore, Gesù, fonte d'amore




Quel pozzo fu l'approdo
ma era frodo, 
perché sua acqua non dissetò mia arsura. 
Giungesti allora tu e con tua cura
acqua a me donasti, 
e, chiedendo fede dissetasti
me, che dissoluto, cercavo altrove risoluto
come potere avere
acqua da bere. 
Gesù, la tua fu la migliore
offerta, 
mi mettevi però allerta
d'altra fonte che non fosse il cuore, 
quello tuo, da cui sgorga l'Amore.


Di Domenico Spatola

Commento di fra' Domenico Spatola al Vangelo della Terza domenica di Quaresima (anno A): Giovanni 4, 5-42

5
 Giunse pertanto ad una città della Samaria chiamata Sicàr, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: 6 qui c'era il pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, stanco del viaggio, sedeva presso il pozzo. Era verso mezzogiorno. 7 Arrivò intanto una donna di Samaria ad attingere acqua. Le disse Gesù: «Dammi da bere». 8 I suoi discepoli infatti erano andati in città a far provvista di cibi. 9 Ma la Samaritana gli disse: «Come mai tu, che sei Giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». I Giudei infatti non mantengono buone relazioni con i Samaritani. 10 Gesù le rispose: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: "Dammi da bere!", tu stessa gliene avresti chiesto ed egli ti avrebbe dato acqua viva». 11 Gli disse la donna: «Signore, tu non hai un mezzo per attingere e il pozzo è profondo; da dove hai dunque quest'acqua viva? 12 Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede questo pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo gregge?». 13 Rispose Gesù: «Chiunque beve di quest'acqua avrà di nuovo sete; 14 ma chi beve dell'acqua che io gli darò, non avrà mai più sete, anzi, l'acqua che io gli darò diventerà in lui sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna». 15 «Signore, gli disse la donna, dammi di quest'acqua, perché non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua». 16 Le disse: «Va' a chiamare tuo marito e poi ritorna qui». 17 Rispose la donna: «Non ho marito». Le disse Gesù: «Hai detto bene "non ho marito"; 18 infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero». 19 Gli replicò la donna: «Signore, vedo che tu sei un profeta. 20 I nostri padri hanno adorato Dio sopra questo monte e voi dite che è Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare». 21 Gesù le dice: «Credimi, donna, è giunto il momento in cui né su questo monte, né in Gerusalemme adorerete il Padre. 22 Voi adorate quel che non conoscete, noi adoriamo quello che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. 23 Ma è giunto il momento, ed è questo, in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità; perché il Padre cerca tali adoratori. 24 Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorarlo in spirito e verità». 25 Gli rispose la donna: «So che deve venire il Messia (cioè il Cristo): quando egli verrà, ci annunzierà ogni cosa». 26 Le disse Gesù: «Sono io, che ti parlo».
27 In quel momento giunsero i suoi discepoli e si meravigliarono che stesse a discorrere con una donna. Nessuno tuttavia gli disse: «Che desideri?», o: «Perché parli con lei?». 28 La donna intanto lasciò la brocca, andò in città e disse alla gente: 29 «Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia forse il Messia?». 30 Uscirono allora dalla città e andavano da lui.
31 Intanto i discepoli lo pregavano: «Rabbì, mangia». 32 Ma egli rispose: «Ho da mangiare un cibo che voi non conoscete». 33 E i discepoli si domandavano l'un l'altro: «Qualcuno forse gli ha portato da mangiare?». 34 Gesù disse loro: «Mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera. 35 Non dite voi: Ci sono ancora quattro mesi e poi viene la mietitura? Ecco, io vi dico: Levate i vostri occhi e guardate i campi che già biondeggiano per la mietitura. 36 E chi miete riceve salario e raccoglie frutto per la vita eterna, perché ne goda insieme chi semina e chi miete. 37 Qui infatti si realizza il detto: uno semina e uno miete. 38 Io vi ho mandati a mietere ciò che voi non avete lavorato; altri hanno lavorato e voi siete subentrati nel loro lavoro».
39 Molti Samaritani di quella città credettero in lui per le parole della donna che dichiarava: «Mi ha detto tutto quello che ho fatto». 40 E quando i Samaritani giunsero da lui, lo pregarono di fermarsi con loro ed egli vi rimase due giorni. 41 Molti di più credettero per la sua parola 42 e dicevano alla donna: «Non è più per la tua parola che noi crediamo; ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo».

Un appuntamento galante. Tale appare dalla necessità dell'incontro, cui Gesù non volle sottrarsi. La Samaritana "inconsapevole" venne al pozzo di Giacobbe. Acqua stantia raccoglieva e in maniera faticosa, come per l'osservanza della Legge di Mosè. Gesù le parlò subito dello Spirito, accolto senza fatica, come da sorgente d'acqua viva". "Dammi da bere!" aveva chiesto alla donna, che era Samaritana. Bastava ciò per dichiararla "impura", e come  i suoi corregionali, "nemica d'Israele". 
"Come mai un giudeo si abbassava a chiedere acqua da bere a lei?". Meravigliata la donna, non conoscendo ancora l'interlocutore. Altrimenti "sarebbe stata infatti essa stessa a chiedere a lui". Così Gesù rispose allo stupore della donna. Egli le avrebbe dato l'acqua viva che disseta, senza farle più rinnovare la fatica di venirla a prelevare dal pozzo". Disponibile la donna: "Dammi - gli disse - quest'acqua, così non sarò più costretta a tornare al pozzo". Era figurata la Legge. Fatta breccia nel suo animo, Gesù chiese di più: "Vai a chiamare tuo marito". 
"Non ho marito", gli rispose. 
"Ne hai avuto cinque" le rispose, dandole ragione. Alludeva alla Samaria divenuta idolatrica per le cinque divinità imposte dagli Assiri nell'VIII secolo avanti Cristo. Iahvè perciò non era più il marito unico. 
La donna, avvinta, lo dichiarò "profeta" e chiese in fatto del culto: "Dove bisogna adorare Dio?". Gli propose le due località: Gerusalemme o sul monte Garizim. Tranciante: "Dio - rispose - è Spirito e si adora in Spirito e verità", aggiungendo: "Il Padre cerca tali adoratori". La donna allora chiese se fosse lui "il Messia che avrebbe svelato ogni cosa" . "Sono io che ti parlo". Frattanto tornarono i discepoli, che erano andati a comprare cibo, a disincantare l'idillio. La donna, lasciata la brocca ormai inutile, corse ad annunciare alla sua gente dell'uomo che le aveva svelato tutto. "Sarà il Messia?" si interrogava. Intanto i discepoli, pressavano Gesù perché mangiasse, ma altro era il cibo da  lui preferito e che essi non conoscevano. Lo indicò tuttavia  nelle bionde messi, seminate da altri, e che essi avrebbero raccolto. Intanto i Samaritani accorsi, dichiararono di credere in Gesù "Salvatore del mondo", non per la parola della donna ma per quella udita da lui. 
Alla stessa ora, qualche tempo dopo, sulla Croce Gesù chiederà di nuovo acqua da bere, perché "la sua sete - affermava Gregorio Nazianzeno - è che noi abbiamo sete di lui".
Di Domenico Spatola

venerdì 27 febbraio 2026

Fra' Domenico Spatola: "Ascoltate il mio Figlio!"



Estremo fronte
fu l'alto monte 
dove già trasfigurato, 
ai suoi fu mostrato.
Con Gesù, Messia,   
eran Mosè ed Elia. 
Suo vestito in candore
e di solar splendore
ne era il volto. 
Pietro, coinvolto, 
a nome degli altri due, 
non stette sulle sue, 
e tre capanne volea costruire
così da non far sparire
la gloria da sua vista, 
ritenendo ormai conquista
bloccare quella scena
e di morir non darsi pena. 
Ma del Padre l'intervento, 
pose fine a quel commento, 
e dettò a Pietro 
di porsi dietro,
e a tutti il consiglio:
"Ascoltate il mio Figlio!".

Di Domenico Spatola

Commento di fra' Domenico Spatola al Vangelo della seconda domenica di Quaresima (anno A): Matteo 17, 1-9

1
 Sei giorni dopo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. 2 E fu trasfigurato davanti a loro; il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. 3 Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui. 4 Pietro prese allora la parola e disse a Gesù: «Signore, è bello per noi restare qui; se vuoi, farò qui tre tende, una per te, una per Mosè e una per Elia». 5 Egli stava ancora parlando quando una nuvola luminosa li avvolse con la sua ombra. Ed ecco una voce che diceva: «Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto. Ascoltatelo». 6 All'udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. 7 Ma Gesù si avvicinò e, toccatili, disse: «Alzatevi e non temete». 8 Sollevando gli occhi non videro più nessuno, se non Gesù solo.
9 E mentre discendevano dal monte, Gesù ordinò loro: «Non parlate a nessuno di questa visione, finché il Figlio dell'uomo non sia risorto dai morti».

Pietro, Giacomo e Giovanni, pur da discepoli prediletti, resistevano all'idea del "Messia sofferente". Pietro  per tale resistenza fu anche da Gesù rimproverato di comportarsi da "Satana". Sei giorni dopo, Gesù li volle condurre su un alto monte, per mostrare l'esito della sua morte.  Anticipando, per loro, la sua futura Risurrezione, si trasfigurò: il volto raggiante come il sole e il vestito splendente come la luce. Accanto a lui apparvero Mosè ed Elia, testimoni che la Legge e i profeti concordavano con Gesù per il suo esodo a Gerusalemme. Pietro pensava di bloccare quel processo costruendo tre capanne. Commise l'errore di destinare la capanna centrale a Mosè il legislatore. Per lui ancora "il raìs" da ascoltare. Il Padre celeste, risentito dalla tracotanza di Pietro, lo zittì, indicandogli:"Il figlio prediletto, da ascoltare".
A visione finita e, scomparsi i beniamini, i discepoli ebbero paura di morire, avendo visto Dio in Gesù. Tranquillizzati, furono dal Maestro diffidati dal diffondere la notizia prima della sua Risurrezione.

Fra' Domenico Spatola 

venerdì 20 febbraio 2026

Fra' Domenico Spatola: Il tentatore




Dal Santo Spirito portato, 
nel deserto fu tentato
dal Satana ribelle, 
che a Gesù fece querelle:
"Come pietre trasformare 
in pane per sfamare?". 
Ancor più quel empio
volea dal pinnacolo del tempio
che si gettasse a sfidar Dio. 
"Ruolo non mio!" 
a lui Gesù rispose. 
Mostrò allor le mondane cose, 
dopo il salto
sul monte alto,
e gliele offrì da seduttore, 
se del mondo imperatore
egli lo considerava
e, prostrato, l'adorava. 
Gesù disse:
"quel ruolo apparteneva a Dio". 
Ma il Satana in oblio
non volle sua sconfitta,
per pregiudizio invitta, 
e sarebbe a lui tornato... 
per nuovo pugilato.

Fra' Domenico Spatola 

Commento di fra' Domenico Spatola al Vangelo della prima domenica di Quaresima: Matteo 4, 1-11

1
 Allora Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto per esser tentato dal diavolo. 2 E dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, ebbe fame. 3 Il tentatore allora gli si accostò e gli disse: «Se sei Figlio di Dio, di' che questi sassi diventino pane». 4 Ma egli rispose: «Sta scritto:
Non di solo pane vivrà l'uomo,
ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio».
5 Allora il diavolo lo condusse con sé nella città santa, lo depose sul pinnacolo del tempio 6 e gli disse: «Se sei Figlio di Dio, gettati giù, poiché sta scritto:
Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo,
ed essi ti sorreggeranno con le loro mani,
perché non abbia a urtare contro un sasso il tuo piede».
7 Gesù gli rispose: «Sta scritto anche:
Non tentare il Signore Dio tuo».
8 Di nuovo il diavolo lo condusse con sé sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo con la loro gloria e gli disse: 9 «Tutte queste cose io ti darò, se, prostrandoti, mi adorerai». 10 Ma Gesù gli rispose: «Vattene, satana! Sta scritto:
Adora il Signore Dio tuo e a lui solo rendi culto».

11 Allora il diavolo lo lasciò ed ecco angeli gli si accostarono e lo servivano.
Satana aveva mal sopportato la dichiarazione del Padre al battesimo del Figlio, investendolo da "Servo Sofferente", che avrebbe dato la vita sulla croce. Lo Spirito Santo lo condusse  nel deserto perché il seduttore lo tentasse, per il digiuno di quaranta giorni, con un messianismo trionfale. Non era di tutti potere "trasformare le pietre in pane". A lui Gesù ribatté che "il vero pane che sfama è la  Parola che esce dalla bocca di Dio". Superata la prova, il tentatore spinse Gesù perché desse spettacolarità, sul punto più alto del tempio. Gettandosi da lì sarebbe planato dolcemente e illeso sulla valle del Cedron perché gli Angeli lo avrebbero protetto. "Non tentare il Signore, Dio tuo!", fu la risposta per allontanarlo. La terza prova si svolse sul monte altissimo. Gli chiedeva il Satana prostrazione da essere adorato. Quel gesto bastava per conferire a Gesù tutti i regni della Terra, con lusinghe da mentitore. A lui Gesù rispose che "solo Dio va adorato!". Sconfitto, il Satana andò via ma per tornare nella vita di Gesù, in future occasioni, per tentarlo anche quando sarà sulla croce, perché si sottraesse alla missione che il Padre gli aveva tracciato.

Fra' Domenico Spatola


venerdì 13 febbraio 2026

Fra' Domenico Spatola: Ricompensa sarà l'amore

 



Di Mosè la Legge, 
Gesù, il vangelo tuo corregge. 
Non venisti per abolire
ma per fare udire
tuo nuovo insegnamento
che dell'amore fosse compimento. 
Ascia e coltello
non usar col tuo fratello. 
Ti orienti come face
costruir ogni dì la pace. 
Il tuo occhio sia puro nel guardare, 
e ti saprà ricompensare 
Dio che vede il cuore, 
e la ricompensa sua sarà l'amore.

Di Domenico Spatola

Commento di fra Domenico Spatola al Vangelo della sesta domenica del tempo ordinario (anno A): Matteo 5, 17-37

17
 Non pensate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non son venuto per abolire, ma per dare compimento. 18 In verità vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà neppure un iota o un segno dalla legge, senza che tutto sia compiuto. 19 Chi dunque trasgredirà uno solo di questi precetti, anche minimi, e insegnerà agli uomini a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà agli uomini, sarà considerato grande nel regno dei cieli.
20 Poiché io vi dico: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli.
21 Avete inteso che fu detto agli antichi: Non uccidere; chi avrà ucciso sarà sottoposto a giudizio. 22 Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello, sarà sottoposto a giudizio. Chi poi dice al fratello: stupido, sarà sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: pazzo, sarà sottoposto al fuoco della Geenna.
23 Se dunque presenti la tua offerta sull'altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, 24 lascia lì il tuo dono davanti all'altare e va' prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna ad offrire il tuo dono.
25 Mettiti presto d'accordo con il tuo avversario mentre sei per via con lui, perché l'avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia e tu venga gettato in prigione. 26 In verità ti dico: non uscirai di là finché tu non abbia pagato fino all'ultimo spicciolo!
27 Avete inteso che fu detto: Non commettere adulterio; 28 ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore.
29 Se il tuo occhio destro ti è occasione di scandalo, cavalo e gettalo via da te: conviene che perisca uno dei tuoi membri, piuttosto che tutto il tuo corpo venga gettato nella Geenna. 30 E se la tua mano destra ti è occasione di scandalo, tagliala e gettala via da te: conviene che perisca uno dei tuoi membri, piuttosto che tutto il tuo corpo vada a finire nella Geenna.
31 Fu pure detto: Chi ripudia la propria moglie, le dia l'atto di ripudio; 32 ma io vi dico: chiunque ripudia sua moglie, eccetto il caso di concubinato, la espone all'adulterio e chiunque sposa una ripudiata, commette adulterio.
33 Avete anche inteso che fu detto agli antichi: Non spergiurare, ma adempi con il Signore i tuoi giuramenti; 34 ma io vi dico: non giurate affatto: né per il cielo, perché è il trono di Dio; 35 né per la terra, perché è lo sgabello per i suoi piedi; né per Gerusalemme, perché è la città del gran re. 36 Non giurare neppure per la tua testa, perché non hai il potere di rendere bianco o nero un solo capello. 37 Sia invece il vostro parlare sì, sì; no, no; il di più viene dal maligno.

Le "beatitudini" non furono gradite, né dal popolo né dagli stessi discepoli. Sognavano il regno di Israele dominando i pagani e impadronendosi delle loro ricchezze. Gesù affermò che le Beatitudini avevano radici nelle Scritture (Legge e Profeti). Egli non aboliva ma inaugurava il Regno, col quale Dio governa non emanando leggi ma comunicando il suo Spirito. Pretese perciò dai discepoli una "giustizia" superiore a quella formale di Scribi e Farisei. Sostituì le tradizioni passate con sue proposte: "Avete inteso che fu detto... Ma io vi dico". La formula risuonò sei volte, offrendo preziosi consigli per il quotidiano di ogni sua Comunità, disinnescando tensioni e rabbia perché non si trasformino in insulti fino ad escludere i fratelli dalla propria vita. Altrimenti si finisce nella Geenna, tipologia di ogni totale fallimento.
Nuovo il rapporto con Dio da non anteporre alla relazione col fratello e l'offerta a lui, solo dopo essersi riappacificati.
Affrontò inoltre il caso dell'adulterio nella dignità della donna sposata che fa parte della creazione e non è da considerare un oggetto di  impossesso. Suggerisce anche rimedi e prevenzione per non cadere nelle ambizioni e nel potere. La sincerità diventi abituale, senza ricorrere alla pratica del giuramento, perché il di più viene dal maligno.

Fra' Domenico Spatola

sabato 7 febbraio 2026

Fra Domenico Spatola. Dicesti, Gesù: "Voi siete il sale..."





Gesù, facesti omaggio  
ai tuoi del tuo messaggio:
"Della Terra siete il sale, 
ma, se perde sapor, non vale, 
e viene  calpestato, 
perché suo scopo ha rinnegato". 
Aggiungesti: "Luce sul poggio, 
e non sotto il moggio, 
o qual città sul monte
da chi le sta di fronte
sarà ammirata. 
Perché la luce in alto collocata
splenderà in casa
e da voi sarà evasa,
con vostra vita
che al Padre
darà gloria infinita".

Di Domenico Spatola

Commento di fra Domenico Spatola al Vangelo della quinta domenica del tempo ordinario (anno A): Matteo 5, 13-16

13
 Voi siete il sale della terra; ma se il sale perdesse il sapore, con che cosa lo si potrà render salato? A null'altro serve che ad essere gettato via e calpestato dagli uomini.
14 Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città collocata sopra un monte, 15 né si accende una lucerna per metterla sotto il moggio, ma sopra il lucerniere perché faccia luce a tutti quelli che sono nella casa. 16 Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli.

Le "Beatitudini", dettate dal monte costituivano la Nuova Legge. Alla stregua di un atto testamentario, Gesù volle che a garantirne la immortalità fossero i discepoli. Li chiamò "sale della Terra" e per responsabilizzarli, ipotizzò che "il sale perda il sapore". Chiese loro: "A che servirà?". Le strade sterrate della Galilea, con la pioggia diventavano pantani intransitabili. Il sale scipito vi si gettava per prosciugarli ed essere calpestati dalla gente. Con altra immagine, inoltre prospettava la missione dei discepoli: "Voi siete la luce del mondo". Li invitava a risplendere, come "la città costruita sul monte o la lampada accesa sul candelabro, posta sopra il moggio". 
Le "Beatitudini" sono proposte per tradurle in opere buone, a somiglianza di quelle del Padre del cielo.

Fra' Domenico Spatola 

sabato 31 gennaio 2026

Fra' Domenico Spatola: Beatitudini



Con tuo linguaggio, 
felice assaggio
facesti di novità. 
Dicesti: "beato chi è in povertà
e chi, assetato di giustizia, 
senza mestizia
guarda al futuro
e nel tempo duraturo, 
in cui la consolazione
sarà ecclesial missione. 
Infin sono beati i miti 
che, fuori dalle liti, 
costruiscono la pace
la sola audace
che fa di Dio figli. 
Poi ai seguaci desti consigli
per il Regno
nel segno 
della tua consolazione, 
in ogni persecuzione.

Fra' Domenico Spatola 

Commento di fra Domenico Spatola al Vangelo della quarta domenica del tempo ordinario (anno A): Matteo 5, 1-12a

1
 Vedendo le folle, Gesù salì sulla montagna e, messosi a sedere, gli si avvicinarono i suoi discepoli. 2 Prendendo allora la parola, li ammaestrava dicendo:
3 «Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli.
4 Beati gli afflitti,
perché saranno consolati.
5 Beati i miti,
perché erediteranno la terra.
6 Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,
perché saranno saziati.
7 Beati i misericordiosi,
perché troveranno misericordia.
8 Beati i puri di cuore,
perché vedranno Dio.
9 Beati gli operatori di pace,
perché saranno chiamati figli di Dio.
10 Beati i perseguitati per causa della giustizia,
perché di essi è il regno dei cieli.
11 Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. 12 Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Così infatti hanno perseguitato i profeti prima di voi.

Il monte delle Beatitudini, in Galilea, avvicinò il Sinai fino a sostituirlo. Gesù vi salì coi discepoli. Da lì, dettò la nuova legge, la sua, in sostituzione di quella di Mosè. Sedette, da Maestro e disse: "Beati i poveri per lo spirito, perché di essi è il Regno dei Cieli". Il termine "beato" traduce la felicità di Dio in chi condivide lo stesso ideale. Dio si fa "povero" perché dà se stesso. A tale "modello" aspira la beatitudine. La legge di Mosè supponeva l'obbedienza, la proposta di Gesù invece, la somiglianza: "Siate perfetti come il Padre del cielo". Dunque l'uomo riportato all'origine della Creazione "ad immagine e somiglianza divina". 
Le Beatitudini si qualificano come quintessenza del Vangelo, la "buona notizia". Vive del Regno dei Cieli chi le sceglie per consolare, per sfamare e per ospitare chi è nel bisogno. Beati perciò quanti affamati o diseredati o che subiscono ingiustizia, se incontreranno un discepolo, che ha scelto di vivere le Beatitudini. Riceveranno infatti conforto da chi è misericordioso, pacifico e dal cuore senza falsità. Ma chi  pratica le beatitudini, in un mondo che professa ideologie opposte come la cupidigia, il potere e l'arrivismo, verrà perseguitato perché estraneo a quelle logiche.
Eppure sono beati "i perseguitati, perché di essi è il Regno dei Cieli".

Fra' Domenico Spatola 

venerdì 23 gennaio 2026

Fra' Domenico Spatola: "Vi farò pescatori di uomini"




Gesù dalla Giudea 
portò in Galilea
luce immensa
che, nel tempo, si fè più intensa,
per il Regno già vicino
e per l'urgenza del cammino.
Andando lungo il mare, 
due fratelli a pescare
in quel di Galilea, 
eran Pietro e Andrea.
Li chiamò a sua sequela
ed essi, ammainata vela,
vennero a lui appresso.
Avanti fè lo stesso, 
chiamando due fratelli, 
e a quelli
che lasciaron di Zabedeo la barca.
stessa mission rimarca:                                         
"Di uomini vi farò pescatori, 
se a me convertirete i cuori".

Di Domenico Spatola

Commento di fra' Domenico Spatola al Vangelo della Terza domenica del tempo ordinario (anno A): Matteo 4, 12-23

2 Avendo intanto saputo che Giovanni era stato arrestato, Gesù si ritirò nella Galilea 13 e, lasciata Nazaret, venne ad abitare a Cafarnao, presso il mare, nel territorio di Zàbulon e di Nèftali, 14 perché si adempisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaia:
15 Il paese di Zàbulon e il paese di Nèftali,
sulla via del mare, al di là del Giordano,
Galilea delle genti;
16 il popolo immerso nelle tenebre
ha visto una grande luce;
su quelli che dimoravano in terra e ombra di morte
una luce si è levata.
17 Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino».
18 Mentre camminava lungo il mare di Galilea vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano la rete in mare, poiché erano pescatori.
19 E disse loro: «Seguitemi, vi farò pescatori di uomini». 20 Ed essi subito, lasciate le reti, lo seguirono. 21 Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo di Zebedèo e Giovanni suo fratello, che nella barca insieme con Zebedèo, loro padre, riassettavano le reti; e li chiamò. 22 Ed essi subito, lasciata la barca e il padre, lo seguirono.
23 Gesù andava attorno per tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe e predicando la buona novella del regno e curando ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo.

Dopo che nella Giudea, Erode Antipa aveva fatto arrestare Giovanni Battista, Gesù volle ritirarsi nella Galilea, a confine con il Libano e la Decapoli, multietnica e di grandi potenzialità commerciali. Per Gesù era la più idonea a recepire la novità del suo Messaggio universalistico. Vi risiedevano infatti genti dalle molteplici etnie. La attraversava la "via maris", la strada carovaniera che collegava l'Egitto con la Siria, superpotenze dell'epoca. Il profeta Isaia, in passato, aveva squalificato la regione senza darle un nome, ma definendola semplicemente "distretto dei pagani". Tale infatti il significato del termine "Galilea". Lo stesso profeta aveva preconizzato per essa, "una grande luce, che avrebbe visto la sua gente". Tale luce l'evangelista la vide realizzata in Gesù, venuto a inaugurarvi il Regno. La percorreva fermandosi a spiegare le Scritture nelle sinagoghe o a evangelizzare lungo le vie, nei mercati e nelle piazze. A premessa, chiedeva a tutti la conversione, che presupponeva un "nuovo modo" di concepire Dio. Non andava più visto come colui che governa emanando leggi, ma creduto come colui che comunica capacità di amare. Questi temi Gesù approfondirà nel "discorso della montagna", e soprattutto con le "Beatitudini" che costituiscono la sua nuova Legge. La fatica della missione intanto richiedeva collaboratori, e Gesù li andò a cercare non nel tempio o nei santuari, ma lungo il litorale di Galilea. Vide due pescatori che lanciavano le reti in mare. Erano fratelli. Simon Pietro e Andrea. A loro rivolse l'invito a seguirlo, con la proposta di riqualificarne il ruolo: da pescatori che davano la morte ai pesci li avrebbe trasformati in pescatori che salvano gli uomini, dai gorghi della morte. Essi lasciarono tutto e lo seguirono. Andando oltre, scorse anche altri due, Giacomo e Giovanni, che nella barca col padre Zebedeo, riassettavano le reti. Fece loro lo stesso invito, ed essi risposero lasciando tutto e seguendolo.

venerdì 16 gennaio 2026

Fra' Domenico Spatola: Chi ho visto è il Figlio di Dio

 



Giovanni, di Gesù disse: "È quello... 
l'Agnello
da cui il peccato
del mondo sarà lavato!". 
Spiegando poi il perché: 
disse: "Era davanti a me. 
Contemplai lo Spirito qual colomba 
scender su di lui, e ancor rimbomba 
la voce di chi disse a suo vanto:
"Egli è colui che battezza in Spirito Santo". 
Concluse: "Questo è il ricordo mio:
Colui che ho visto è il Figlio di Dio". 

Di Domenico Spatola