venerdì 20 febbraio 2026

Fra' Domenico Spatola: Il tentatore




Dal Santo Spirito portato, 
nel deserto fu tentato
dal Satana ribelle, 
che a Gesù fece querelle:
"Come pietre trasformare 
in pane per sfamare?". 
Ancor più quel empio
volea dal pinnacolo del tempio
che si gettasse a sfidar Dio. 
"Ruolo non mio!" 
a lui Gesù rispose. 
Mostrò allor le mondane cose, 
dopo il salto
sul monte alto,
e gliele offrì da seduttore, 
se del mondo imperatore
egli lo considerava
e, prostrato, l'adorava. 
Gesù disse:
"quel ruolo apparteneva a Dio". 
Ma il Satana in oblio
non volle sua sconfitta,
per pregiudizio invitta, 
e sarebbe a lui tornato... 
per nuovo pugilato.

Fra' Domenico Spatola 

Commento di fra' Domenico Spatola al Vangelo della prima domenica di Quaresima: Matteo 4, 1-11

1
 Allora Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto per esser tentato dal diavolo. 2 E dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, ebbe fame. 3 Il tentatore allora gli si accostò e gli disse: «Se sei Figlio di Dio, di' che questi sassi diventino pane». 4 Ma egli rispose: «Sta scritto:
Non di solo pane vivrà l'uomo,
ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio».
5 Allora il diavolo lo condusse con sé nella città santa, lo depose sul pinnacolo del tempio 6 e gli disse: «Se sei Figlio di Dio, gettati giù, poiché sta scritto:
Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo,
ed essi ti sorreggeranno con le loro mani,
perché non abbia a urtare contro un sasso il tuo piede».
7 Gesù gli rispose: «Sta scritto anche:
Non tentare il Signore Dio tuo».
8 Di nuovo il diavolo lo condusse con sé sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo con la loro gloria e gli disse: 9 «Tutte queste cose io ti darò, se, prostrandoti, mi adorerai». 10 Ma Gesù gli rispose: «Vattene, satana! Sta scritto:
Adora il Signore Dio tuo e a lui solo rendi culto».

11 Allora il diavolo lo lasciò ed ecco angeli gli si accostarono e lo servivano.
Satana aveva mal sopportato la dichiarazione del Padre al battesimo del Figlio, investendolo da "Servo Sofferente", che avrebbe dato la vita sulla croce. Lo Spirito Santo lo condusse  nel deserto perché il seduttore lo tentasse, per il digiuno di quaranta giorni, con un messianismo trionfale. Non era di tutti potere "trasformare le pietre in pane". A lui Gesù ribatté che "il vero pane che sfama è la  Parola che esce dalla bocca di Dio". Superata la prova, il tentatore spinse Gesù perché desse spettacolarità, sul punto più alto del tempio. Gettandosi da lì sarebbe planato dolcemente e illeso sulla valle del Cedron perché gli Angeli lo avrebbero protetto. "Non tentare il Signore, Dio tuo!", fu la risposta per allontanarlo. La terza prova si svolse sul monte altissimo. Gli chiedeva il Satana prostrazione da essere adorato. Quel gesto bastava per conferire a Gesù tutti i regni della Terra, con lusinghe da mentitore. A lui Gesù rispose che "solo Dio va adorato!". Sconfitto, il Satana andò via ma per tornare nella vita di Gesù, in future occasioni, per tentarlo anche quando sarà sulla croce, perché si sottraesse alla missione che il Padre gli aveva tracciato.

Fra' Domenico Spatola


venerdì 13 febbraio 2026

Fra' Domenico Spatola: Ricompensa sarà l'amore

 



Di Mosè la Legge, 
Gesù, il vangelo tuo corregge. 
Non venisti per abolire
ma per fare udire
tuo nuovo insegnamento
che dell'amore fosse compimento. 
Ascia e coltello
non usar col tuo fratello. 
Ti orienti come face
costruir ogni dì la pace. 
Il tuo occhio sia puro nel guardare, 
e ti saprà ricompensare 
Dio che vede il cuore, 
e la ricompensa sua sarà l'amore.

Di Domenico Spatola

Commento di fra Domenico Spatola al Vangelo della sesta domenica del tempo ordinario (anno A): Matteo 5, 17-37

17
 Non pensate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non son venuto per abolire, ma per dare compimento. 18 In verità vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà neppure un iota o un segno dalla legge, senza che tutto sia compiuto. 19 Chi dunque trasgredirà uno solo di questi precetti, anche minimi, e insegnerà agli uomini a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà agli uomini, sarà considerato grande nel regno dei cieli.
20 Poiché io vi dico: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli.
21 Avete inteso che fu detto agli antichi: Non uccidere; chi avrà ucciso sarà sottoposto a giudizio. 22 Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello, sarà sottoposto a giudizio. Chi poi dice al fratello: stupido, sarà sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: pazzo, sarà sottoposto al fuoco della Geenna.
23 Se dunque presenti la tua offerta sull'altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, 24 lascia lì il tuo dono davanti all'altare e va' prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna ad offrire il tuo dono.
25 Mettiti presto d'accordo con il tuo avversario mentre sei per via con lui, perché l'avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia e tu venga gettato in prigione. 26 In verità ti dico: non uscirai di là finché tu non abbia pagato fino all'ultimo spicciolo!
27 Avete inteso che fu detto: Non commettere adulterio; 28 ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore.
29 Se il tuo occhio destro ti è occasione di scandalo, cavalo e gettalo via da te: conviene che perisca uno dei tuoi membri, piuttosto che tutto il tuo corpo venga gettato nella Geenna. 30 E se la tua mano destra ti è occasione di scandalo, tagliala e gettala via da te: conviene che perisca uno dei tuoi membri, piuttosto che tutto il tuo corpo vada a finire nella Geenna.
31 Fu pure detto: Chi ripudia la propria moglie, le dia l'atto di ripudio; 32 ma io vi dico: chiunque ripudia sua moglie, eccetto il caso di concubinato, la espone all'adulterio e chiunque sposa una ripudiata, commette adulterio.
33 Avete anche inteso che fu detto agli antichi: Non spergiurare, ma adempi con il Signore i tuoi giuramenti; 34 ma io vi dico: non giurate affatto: né per il cielo, perché è il trono di Dio; 35 né per la terra, perché è lo sgabello per i suoi piedi; né per Gerusalemme, perché è la città del gran re. 36 Non giurare neppure per la tua testa, perché non hai il potere di rendere bianco o nero un solo capello. 37 Sia invece il vostro parlare sì, sì; no, no; il di più viene dal maligno.

Le "beatitudini" non furono gradite, né dal popolo né dagli stessi discepoli. Sognavano il regno di Israele dominando i pagani e impadronendosi delle loro ricchezze. Gesù affermò che le Beatitudini avevano radici nelle Scritture (Legge e Profeti). Egli non aboliva ma inaugurava il Regno, col quale Dio governa non emanando leggi ma comunicando il suo Spirito. Pretese perciò dai discepoli una "giustizia" superiore a quella formale di Scribi e Farisei. Sostituì le tradizioni passate con sue proposte: "Avete inteso che fu detto... Ma io vi dico". La formula risuonò sei volte, offrendo preziosi consigli per il quotidiano di ogni sua Comunità, disinnescando tensioni e rabbia perché non si trasformino in insulti fino ad escludere i fratelli dalla propria vita. Altrimenti si finisce nella Geenna, tipologia di ogni totale fallimento.
Nuovo il rapporto con Dio da non anteporre alla relazione col fratello e l'offerta a lui, solo dopo essersi riappacificati.
Affrontò inoltre il caso dell'adulterio nella dignità della donna sposata che fa parte della creazione e non è da considerare un oggetto di  impossesso. Suggerisce anche rimedi e prevenzione per non cadere nelle ambizioni e nel potere. La sincerità diventi abituale, senza ricorrere alla pratica del giuramento, perché il di più viene dal maligno.

Fra' Domenico Spatola

sabato 7 febbraio 2026

Fra Domenico Spatola. Dicesti, Gesù: "Voi siete il sale..."





Gesù, facesti omaggio  
ai tuoi del tuo messaggio:
"Della Terra siete il sale, 
ma, se perde sapor, non vale, 
e viene  calpestato, 
perché suo scopo ha rinnegato". 
Aggiungesti: "Luce sul poggio, 
e non sotto il moggio, 
o qual città sul monte
da chi le sta di fronte
sarà ammirata. 
Perché la luce in alto collocata
splenderà in casa
e da voi sarà evasa,
con vostra vita
che al Padre
darà gloria infinita".

Di Domenico Spatola

Commento di fra Domenico Spatola al Vangelo della quinta domenica del tempo ordinario (anno A): Matteo 5, 13-16

13
 Voi siete il sale della terra; ma se il sale perdesse il sapore, con che cosa lo si potrà render salato? A null'altro serve che ad essere gettato via e calpestato dagli uomini.
14 Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città collocata sopra un monte, 15 né si accende una lucerna per metterla sotto il moggio, ma sopra il lucerniere perché faccia luce a tutti quelli che sono nella casa. 16 Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli.

Le "Beatitudini", dettate dal monte costituivano la Nuova Legge. Alla stregua di un atto testamentario, Gesù volle che a garantirne la immortalità fossero i discepoli. Li chiamò "sale della Terra" e per responsabilizzarli, ipotizzò che "il sale perda il sapore". Chiese loro: "A che servirà?". Le strade sterrate della Galilea, con la pioggia diventavano pantani intransitabili. Il sale scipito vi si gettava per prosciugarli ed essere calpestati dalla gente. Con altra immagine, inoltre prospettava la missione dei discepoli: "Voi siete la luce del mondo". Li invitava a risplendere, come "la città costruita sul monte o la lampada accesa sul candelabro, posta sopra il moggio". 
Le "Beatitudini" sono proposte per tradurle in opere buone, a somiglianza di quelle del Padre del cielo.

Fra' Domenico Spatola 

sabato 31 gennaio 2026

Fra' Domenico Spatola: Beatitudini



Con tuo linguaggio, 
felice assaggio
facesti di novità. 
Dicesti: "beato chi è in povertà
e chi, assetato di giustizia, 
senza mestizia
guarda al futuro
e nel tempo duraturo, 
in cui la consolazione
sarà ecclesial missione. 
Infin sono beati i miti 
che, fuori dalle liti, 
costruiscono la pace
la sola audace
che fa di Dio figli. 
Poi ai seguaci desti consigli
per il Regno
nel segno 
della tua consolazione, 
in ogni persecuzione.

Fra' Domenico Spatola 

Commento di fra Domenico Spatola al Vangelo della quarta domenica del tempo ordinario (anno A): Matteo 5, 1-12a

1
 Vedendo le folle, Gesù salì sulla montagna e, messosi a sedere, gli si avvicinarono i suoi discepoli. 2 Prendendo allora la parola, li ammaestrava dicendo:
3 «Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli.
4 Beati gli afflitti,
perché saranno consolati.
5 Beati i miti,
perché erediteranno la terra.
6 Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,
perché saranno saziati.
7 Beati i misericordiosi,
perché troveranno misericordia.
8 Beati i puri di cuore,
perché vedranno Dio.
9 Beati gli operatori di pace,
perché saranno chiamati figli di Dio.
10 Beati i perseguitati per causa della giustizia,
perché di essi è il regno dei cieli.
11 Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. 12 Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Così infatti hanno perseguitato i profeti prima di voi.

Il monte delle Beatitudini, in Galilea, avvicinò il Sinai fino a sostituirlo. Gesù vi salì coi discepoli. Da lì, dettò la nuova legge, la sua, in sostituzione di quella di Mosè. Sedette, da Maestro e disse: "Beati i poveri per lo spirito, perché di essi è il Regno dei Cieli". Il termine "beato" traduce la felicità di Dio in chi condivide lo stesso ideale. Dio si fa "povero" perché dà se stesso. A tale "modello" aspira la beatitudine. La legge di Mosè supponeva l'obbedienza, la proposta di Gesù invece, la somiglianza: "Siate perfetti come il Padre del cielo". Dunque l'uomo riportato all'origine della Creazione "ad immagine e somiglianza divina". 
Le Beatitudini si qualificano come quintessenza del Vangelo, la "buona notizia". Vive del Regno dei Cieli chi le sceglie per consolare, per sfamare e per ospitare chi è nel bisogno. Beati perciò quanti affamati o diseredati o che subiscono ingiustizia, se incontreranno un discepolo, che ha scelto di vivere le Beatitudini. Riceveranno infatti conforto da chi è misericordioso, pacifico e dal cuore senza falsità. Ma chi  pratica le beatitudini, in un mondo che professa ideologie opposte come la cupidigia, il potere e l'arrivismo, verrà perseguitato perché estraneo a quelle logiche.
Eppure sono beati "i perseguitati, perché di essi è il Regno dei Cieli".

Fra' Domenico Spatola 

venerdì 23 gennaio 2026

Fra' Domenico Spatola: "Vi farò pescatori di uomini"




Gesù dalla Giudea 
portò in Galilea
luce immensa
che, nel tempo, si fè più intensa,
per il Regno già vicino
e per l'urgenza del cammino.
Andando lungo il mare, 
due fratelli a pescare
in quel di Galilea, 
eran Pietro e Andrea.
Li chiamò a sua sequela
ed essi, ammainata vela,
vennero a lui appresso.
Avanti fè lo stesso, 
chiamando due fratelli, 
e a quelli
che lasciaron di Zabedeo la barca.
stessa mission rimarca:                                         
"Di uomini vi farò pescatori, 
se a me convertirete i cuori".

Di Domenico Spatola

Commento di fra' Domenico Spatola al Vangelo della Terza domenica del tempo ordinario (anno A): Matteo 4, 12-23

2 Avendo intanto saputo che Giovanni era stato arrestato, Gesù si ritirò nella Galilea 13 e, lasciata Nazaret, venne ad abitare a Cafarnao, presso il mare, nel territorio di Zàbulon e di Nèftali, 14 perché si adempisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaia:
15 Il paese di Zàbulon e il paese di Nèftali,
sulla via del mare, al di là del Giordano,
Galilea delle genti;
16 il popolo immerso nelle tenebre
ha visto una grande luce;
su quelli che dimoravano in terra e ombra di morte
una luce si è levata.
17 Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino».
18 Mentre camminava lungo il mare di Galilea vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano la rete in mare, poiché erano pescatori.
19 E disse loro: «Seguitemi, vi farò pescatori di uomini». 20 Ed essi subito, lasciate le reti, lo seguirono. 21 Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo di Zebedèo e Giovanni suo fratello, che nella barca insieme con Zebedèo, loro padre, riassettavano le reti; e li chiamò. 22 Ed essi subito, lasciata la barca e il padre, lo seguirono.
23 Gesù andava attorno per tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe e predicando la buona novella del regno e curando ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo.

Dopo che nella Giudea, Erode Antipa aveva fatto arrestare Giovanni Battista, Gesù volle ritirarsi nella Galilea, a confine con il Libano e la Decapoli, multietnica e di grandi potenzialità commerciali. Per Gesù era la più idonea a recepire la novità del suo Messaggio universalistico. Vi risiedevano infatti genti dalle molteplici etnie. La attraversava la "via maris", la strada carovaniera che collegava l'Egitto con la Siria, superpotenze dell'epoca. Il profeta Isaia, in passato, aveva squalificato la regione senza darle un nome, ma definendola semplicemente "distretto dei pagani". Tale infatti il significato del termine "Galilea". Lo stesso profeta aveva preconizzato per essa, "una grande luce, che avrebbe visto la sua gente". Tale luce l'evangelista la vide realizzata in Gesù, venuto a inaugurarvi il Regno. La percorreva fermandosi a spiegare le Scritture nelle sinagoghe o a evangelizzare lungo le vie, nei mercati e nelle piazze. A premessa, chiedeva a tutti la conversione, che presupponeva un "nuovo modo" di concepire Dio. Non andava più visto come colui che governa emanando leggi, ma creduto come colui che comunica capacità di amare. Questi temi Gesù approfondirà nel "discorso della montagna", e soprattutto con le "Beatitudini" che costituiscono la sua nuova Legge. La fatica della missione intanto richiedeva collaboratori, e Gesù li andò a cercare non nel tempio o nei santuari, ma lungo il litorale di Galilea. Vide due pescatori che lanciavano le reti in mare. Erano fratelli. Simon Pietro e Andrea. A loro rivolse l'invito a seguirlo, con la proposta di riqualificarne il ruolo: da pescatori che davano la morte ai pesci li avrebbe trasformati in pescatori che salvano gli uomini, dai gorghi della morte. Essi lasciarono tutto e lo seguirono. Andando oltre, scorse anche altri due, Giacomo e Giovanni, che nella barca col padre Zebedeo, riassettavano le reti. Fece loro lo stesso invito, ed essi risposero lasciando tutto e seguendolo.

venerdì 16 gennaio 2026

Fra' Domenico Spatola: Chi ho visto è il Figlio di Dio

 



Giovanni, di Gesù disse: "È quello... 
l'Agnello
da cui il peccato
del mondo sarà lavato!". 
Spiegando poi il perché: 
disse: "Era davanti a me. 
Contemplai lo Spirito qual colomba 
scender su di lui, e ancor rimbomba 
la voce di chi disse a suo vanto:
"Egli è colui che battezza in Spirito Santo". 
Concluse: "Questo è il ricordo mio:
Colui che ho visto è il Figlio di Dio". 

Di Domenico Spatola

Commento di fra' Domenico Spatola al Vangelo della Seconda Domenica del tempo ordinario (Anno A): Giovanni 1, 29-34

29 Il giorno seguente Giovanni vide Gesù che veniva verso di lui e disse: «Ecco l'Agnello di Dio, che toglie il peccato del mondo! 30 Questi è colui del quale dicevo: "Dopo di me viene un uomo che mi ha preceduto, perché egli era prima di me". 31 Io non lo conoscevo; ma appunto perché egli sia manifestato a Israele, io sono venuto a battezzare in acqua». 32 Giovanni rese testimonianza, dicendo: «Ho visto lo Spirito scendere dal cielo come una colomba e fermarsi su di lui. 33 Io non lo conoscevo, ma colui che mi ha mandato a battezzare in acqua mi ha detto: "Colui sul quale vedrai lo Spirito scendere e fermarsi, è quello che battezza con lo Spirito Santo". 34 E io ho veduto e ho attestato che questi è il Figlio di Dio».

L'agnello e il sangue eccellevano quali simboli della Pasqua di Mosè.  Il Battista dichiarò che quei modelli avevano trovato attuazione. Vedendo infatti venirgli incontro Gesù, disse:  "Ecco l'Agnello che espìa il peccato del mondo". Quel peccato era il rifiuto dell'amore di Dio, che le false ideologie impedivano di sperimentare. Compito dunque dell'Agnello era di estirpare quell'aberrazione. Gesù non si vestiva di arroganza come i tiranni, ma della mitezza dell'Agnello. Della nostra Umanità avrebbe fatto sacramento della sua Divinità, manifestandosi al "resto di Israele", cioè al popolo fedele. Testimoniò inoltre Giovanni di avere visto scendere sopra Gesù lo Spirito di Dio. Era la risposta di fede a Gesù che rendeva  visibile l'amore del Padre. Lo Spirito di Dio, nel simbolo della "colomba", rappresentava la fedeltà al suo nido. E Gesù era la sua abitazione permanente e lo accompagnerà fin sulla Croce, da dove egli lo effonderà sulla Comunità, quale nuovo battesimo in Spirito Santo.

Fra' Domenico Spatola 


venerdì 9 gennaio 2026

Fra' Domenico Spatola: Gesù sulla Croce


Giovanni battezzava
col rito che lavava
nostre colpe. 
Gli parse un golpe
che, dalla Galilea
fino alla Giudea, 
giungesse anche Gesù. 
Non lo riconosceva più
Messia, se da lui riceveva il rito. 
Per lui egli era il mito
annunciato, 
che in Spirito avrebbe battezzato.
Ma Gesù fu intransigente, 
accettava stessa sorte del morente
fin sulla Croce.
Allora s'udì la Voce
del Padre che, su di lui avea mandato
lo Spirito, simboleggiato
dalla colomba
e ancora rimbomba
la sua voce:
"Questi è il Figlio che sulla Croce 
sarà il mio compiacimento, 
per l'adempimento
di dare a voi la vita
così sarà infinita".

Di Domenico Spatola

Commento di fra Domenico Spatola al Vangelo del Battesimo del Signore (anno A): Matteo 3, 13-17

13
 Allora Gesù dalla Galilea si recò al Giordano da Giovanni per essere da lui battezzato. 14 Ma questi vi si opponeva dicendo: «Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?» 15 Ma Gesù gli rispose: «Lascia fare per ora, poiché conviene che noi adempiamo in questo modo ogni giustizia». Allora Giovanni lo lasciò fare. 16 Gesù, appena fu battezzato, salì fuori dall'acqua; ed ecco, i cieli gli si aprirono ed egli vide lo Spirito di Dio scendere come una colomba e venire su di lui. 17 Ed ecco una voce dai cieli che disse: «Questo è il mio diletto Figlio, nel quale mi sono compiaciuto».

Per la investitura messianica, Gesù cercò il Battista che, alle foci del Giordano, radunava i peccatori desiderosi di cambiare vita. Li battezzava nell'acqua, simbolo di morte ad un passato colpevole. Gesù si aggregò alla folla. La sua scelta, non era rivolta al passato, ma al futuro, per cambiare l'orientamento al messianismo davidico, come atteso anche dal Battista. Il "Messia immortale" non era infatti quello di Gesù, il quale proverà a fare accettare al suo Precursore il cambiamento radicale delle attese di Israele e del mondo. "Il Messia, con in mano la fiaccola, per bruciare i peccatori" non era nei progetti del Padre. La sua "giustizia" era di misericordia per i peccatori. Si ricredesse perciò Giovanni, che provava ad impedire a Gesù quel "rito di morte". Il Padre, intervenne a commentare con parole e simboli che accreditavano il suo Consacrato. "Il cielo squarciato irrimediabilmente, e lo Spirito, come colomba che scendeva su di lui come nel suo nido". Il Padre, a commento, parlò del "Figlio amato, su cui aveva posto il suo compiacimento". Richiami biblici per spiegare il suo Messia, non come guerriero che toglie la vita ma come Salvatore del mondo che  dona la sua, sulla croce.

Fra' Domenico Spatola

lunedì 5 gennaio 2026

Fra' Domenico Spatola: La Befana e... l'amore




La Befana, 
bella e strana: 
percorreva sulla scopa
America, Africa ed Europa. 
Qualcuno vide anche la Cina
e ogni terra a lei vicina. 
Suo messaggio
fu di coraggio
avverso al mondo violento, 
che nessuno fa contento. 
Sbirciai all'interno del suo sacco
e vidi che dentro c'era il pacco
per ogni bimbo sognatore. 
Vi aveva messo
amore, 
medicina per il cuore. 

Di Domenico Spatola