venerdì 29 maggio 2026

Fra' Domenico Spatola: Santa Trinità


Mistero di luce, 
l'Universo conduce 
a te che di tua Natura
rivesti creatura. 
Impegni il Figlio
e lo Spirito con divin Consiglio, 
per la felicità
di stessa  Divinità
che mi offristi in dono
per cui figlio io sono. 
Anima mia detergo
e bianca immergo
veste
che voi mi deste
in battesimale grembo, 
ecclesiale lembo
di vostro divino amore
che alberga in me in cuore.

Di Domenico Spatola

Commento di Fra' Domenico Spatola al Vangelo della Santa Trinità (anno A): Giovanni 3, 16-18

16
Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna. 17 Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui. 18 Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell'unigenito Figlio di Dio.

Il Dio, presentato da Gesù a Nicodemo, è  innamorato dell'umanità. Lo testimonia  mandando il Figlio, che lo  rappresenterà nella condizione umana. Egli promette vita eterna non nel futuro ma al presente. La dichiara  possibile a chi pratica l'amore simile al suo. Tale vita è di qualità, ed è eterna, perché la morte non la può scalfire. Il Figlio  non viene come "giudice" del mondo ma Salvatore che comunica vita. Coloro che lo invocavano per giudicare erano i farisei. Nei loro calcoli il Messia sarebbe venuto per separare i "puri" dagli "impuri", e premiando i primi, perché osservanti della Legge, e condannando  gli  inadempienti. Gesù dichiara invece di essere venuto per offrire la vita e un nuovo modello di società.  Rifiutare l'amore vuol dire estromettersi. Esprime infine rammarico per coloro che  preferiscono le tenebre alla luce e si infliggono un giudizio di condanna per non avere scelto di amare.

Fra' Domenico Spatola

venerdì 22 maggio 2026

Fra' Domenico Spatola: Lo Spirito consola




Spirito Santo, 
da te tanto
in petto, aspetto affetto, 
in calor
che amor
corregge
la mosaica   Legge 
che, come dici, 
non è per amici. 
Con tua Parola
Gesù, lo Spirito consola
i seguaci
audaci
arresi all'amore
senza più timore.

Fra' Domenico Spatola

Commento di Fra' Domenico Spatola al Vangelo del giorno di Pentecoste (anno A): Giovanni, 20, 19-23

19
La sera di quello stesso giorno, il primo dopo il sabato, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, si fermò in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». 20 Detto questo, mostrò loro le mani e il costato. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. 21 Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anch'io mando voi». 22 Dopo aver detto questo, alitò su di loro e disse: «Ricevete lo Spirito Santo; 23 a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi».

Il nuovo rapporto con Dio, instaurato da Gesù, richiedeva la "Nuova ed eterna Alleanza".  Luca evangelista la vide attuata nel dono dello Spirito Santo a Pentecoste. Quella preesistente ebraica, da lui rivisitata, celebrava la Legge di Mosè, mentre è lo Spirito Santo il vero dono di Dio all'umanità. Se accolto, sprigiona immensa energia d'amore.  Ogni evangelista ha un proprio modello di Pentecoste. Per Giovanni è "consegna dello Spirito" alla Chiesa. Gesù, nel suo Vangelo, in due momenti comunica lo Spirito. La prima volta dalla Croce e l'altra, la sera di Pasqua, quando, a porte chiuse, venne tra i discepoli, ancora impauriti per la tragedia toccata al Maestro. Stando in mezzo a loro, Gesù disse: "Pace a voi!". Non era solo un augurio, ma il suo dono d'amore, del quale esibì i segni nelle mani e nel costato.  Monili esibiti con l'orgoglio del pastore che aveva dato la vita per le sue pecorelle. Li invitò a passare dal timore all'amore e, soffiando su loro lo Spirito, li rese capaci di separare gli uomini dalla sfera del male.  Aggiunse  nuovo affido:
portare il suo amore a tutti gli uomini, per viverlo in pienezza.

Fra' Domenico Spatola

sabato 16 maggio 2026

Fra' Domenico Spatola: Tornavi al Padre...



Non senza di me... 
ch'ero in te, 
nelle tue carni, 
risorte dai danni da me provocati. 
Affascinàti
ora dal velo, 
squarciato al Vangelo, 
per l'ingresso
nel cielo stesso 
da cui eri venuto
per darci il tuo aiuto. 
Or a noi sulla tua scia, 
additi la via,
per la stessa meta 
che il tuo amore non vieta. 

Fra' Domenico Spatola

Commento di Fra' Domenico Spatola al Vangelo della "Ascensione al cielo di Gesù" (Anno A): Matteo 28, 16-20

16
Gli undici discepoli, intanto, andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro fissato. 17 Quando lo videro, gli si prostrarono innanzi; alcuni però dubitavano. 18 E Gesù, avvicinatosi, disse loro: «Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra. 19 Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo, 20 insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».

L'Ascensione di Gesù in cielo non fu  separazione ma vicinanza più intensa di lui con l'Umanità. Gli  apostoli, "Undici" e  non più "Dodici" perché Giuda aveva fatto altra scelta, furono convocati da lui in Galilea. Ormai Gerusalemme era evitata "avendo dato la morte ai profeti". Il "monte" indicato da Gesù, aveva invece valenza profetica. Da lì infatti egli aveva dettato lo statuto della Nuova Alleanza: le "Beatitudini".  La loro osservanza avrebbe consentito al credente di ogni epoca di fare esperienza del Risorto. Al vederlo gli "Undici", prostrati, lo adorarono. Lo riconobbero Dio, come i Magi a Betlem. "Dubitarono" , dice il testo. Non di ciò che vedevano, ma delle proprie capacità. Come avrebbero potuto raggiungere la Gloria, senza passare attraverso le sofferenze patite dal Cristo? 
Ma Gesù, credette in loro, e chiese da subito collaborazione. Dove era arrivato lui, avrebbero dovuto continuare loro, con lo stesso potere accreditato dal Padre. "Andate in tutto il mondo, annunciate il Vangelo ad ogni creatura e chi crederà sarà battezzato". 
L'immersione nell'acqua battesimale avrebbe costituito la nuova qualità del credente: "nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo". 
Le "Beatitudini" inoltre a orientamento della sua vita al bene degli altri, non come frutto dottrinale ma esperienziale. L'assicurazione finale del Risorto garantì i discepoli della sua Presenza che sarebbe stata intensa e duratura.

Fra' Domenico Spatola

venerdì 8 maggio 2026

Fra' Domenico Spatola: Un fiore per la Mamma

 


A te, Madre del Redentore, 
un fiore
porto al tuo altare
perché mi fai amare
ciò che ami Tu. 
Il tuo Gesù 
sento fratello
di stesso mio fardello.
Egli chiese a Te
come amare me
e a Lui facesti scuola
di stessa sua Parola:
"Amare" è suo linguaggio, 
e stesso è il tuo messaggio. 

Di Domenico Spatola

Fra' Domenico Spatola: Alla Mamma



Cercavo i tuoi occhi
tra i tanti balocchi
da infante:
ed eri mia amante. 
Bizzarri cristalli
di focosi cavalli
eran sogno
ma, a bisogno,
tuoi baci cercavo
e abbracci ti davo, 
legacci
per me:
Eri madre e io tuo re. 
Ogni anno non scordo
primordiale ricordo
della promessa che mai
mi lasciavi nei guai. 
Ora nel vento
son cento
pensieri sinceri
di intesa. 
È mia resa, 
d'immutato candore
al materno tuo amore.

Di Domenico Spatola

Fra' Domenico Spatola: Amore è il suo dono




Gesù, chiedi amore
a chi hai dato il cuore.
Soltanto
del Padre è il Santo
Spirito dono
di perdono
che il mondo non accoglie, 
perché non comprende voglie
di sua presenza
e assenza 
non avverte
e resta inerte.
Voi invece lo conoscete
perché la sua dimora siete 
e in voi egli rimane. 
Perciò non vane 
saràn le intese tra voi e me:
e col Padre sarèmo in tre.
Chi accoglie il mio mandato,
di me è innamorato:
il Padre lo amerà
e sempre con lui sarà.

Fra' Domenico Spatola

Commento di Fra' Domenico Spatola al Vangelo della VI domenica di Pasqua (Anno A): Giovanni 14,15- 21

15
 Se mi amate, osserverete i miei comandamenti. 16 Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore perché rimanga con voi per sempre, 17 lo Spirito di verità che il mondo non può ricevere, perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete, perché egli dimora presso di voi e sarà in voi. 18 Non vi lascerò orfani, ritornerò da voi. 19 Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete. 20 In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre e voi in me e io in voi. 21 Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi mi ama. Chi mi ama sarà amato dal Padre mio e anch'io lo amerò e mi manifesterò a lui».

Gesù chiese ai discepoli amore per sé. Dopo aver dato l'esempio di come amare, lavando loro i piedi, affidò "il mandato nuovo" e migliore. Non più i comandi di Mosè, che erano stati dettati da padrone a servi, ma la "consegna" fatta agli amici: "Amatevi come io ho amato voi". Per attuarlo, avrebbe pregato il Padre perché invii su loro l'altro Consolatore. Nella lingua dei Vangeli, in greco, è il "Paraclito", con mansioni di difesa da avvocato, e di materna protezione. Sarebbe rimasto per sempre coi suoi, a prevenire ogni loro necessità. 
Garantirà serenità in ogni tempesta, e in quella imminente che si sarebbe abbattuta di lì a poco su Gesù. Lo chiamò "Spirito di verità", per la missione di far conoscere Dio "Amore". Ma il  mondo non lo avrebbe compreso, perché, da "sistema ingiusto", mira esclusivamente alla propria convenienza. Gesù non lascia i suoi orfani: "verrò da voi", disse, e li assicurò che avrebbe comunicato la vita del Padre. Essa, per crescere, ha necessità di nutrire gli altri, mentre quella biologica, per crescere, deve nutre se stessa. 
Lo Spirito Santo, dato da Gesù nel giorno della sua morte, consentirà piena fusione col Padre e con lui stesso, perché in ognuno Dio si fa presente  come in un santuario, e da lì irradierà il suo amore.

Fra' Domenico Spatola

sabato 2 maggio 2026

Fra' Domenico Spatola: Vedi nel padre anche il Figlio

 



Gesù, a te domando il costo, 
del posto
a me preparato. 
E tu rispondi a me, da innamorato, 
dove sia
e mi additi che sei la via.
Vuoi che sia con te, 
tu che dimori in me.
Tommaso, diffidente, 
disse che niente
sapeva del destino. 
Allora dichiarasti esser tu il cammino:
"Via e Verità che si fa Vita", 
la stessa che del Padre è infinita. 
A Filippo destí poi il consiglio:
"Vedi tu nel Padre anche il Figlio!".

Fra' Domenico Spatola

Commento di fra' Domenico Spatola al Vangelo della Quinta domenica di Pasqua (anno A): Giovanni 14, 1-12

1
 «Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. 2 Nella casa del Padre mio vi sono molti posti. Se no, ve l'avrei detto. Io vado a prepararvi un posto; 3 quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, ritornerò e vi prenderò con me, perché siate anche voi dove sono io. 4 E del luogo dove io vado, voi conoscete la via».
5 Gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai e come possiamo conoscere la via?». 6 Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. 7 Se conoscete me, conoscerete anche il Padre: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto». 8 Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». 9 Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me ha visto il Padre. Come puoi dire: Mostraci il Padre? 10 Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me; ma il Padre che è con me compie le sue opere. 11 Credetemi: io sono nel Padre e il Padre è in me; se non altro, credetelo per le opere stesse.
12 In verità, in verità vi dico: anche chi crede in me, compirà le opere che io compio e ne farà di più grandi, perché io vado al Padre.

Per quel che capiterà al Maestro di lì a poco, i discepoli sarebbero andati in crisi. Non avrebbero riconosciuto in Gesù il Messia, né in Dio il Padre, dal momento che lo avrebbe lasciato morire crocifisso. Gesù provò a convincerli a credere che la sua morte non sarebbe stata un fallimento, ma la manifestazione gloriosa dell'amore più grande di Dio, che in tal modo avrebbe  preso dimora nel cuore di ognuno. Erano le molte abitazioni che egli, con la sua morte in croce, avrebbe preparato. Li invitò perciò a percorrere la stessa via di lui, che avrebbe dato la vita per il mondo. Tommaso non fu d'accordo. La sua perplessità nasceva dal non credere che ci potesse essere vita oltre la morte, perciò  Gesù, proponendosi "via", non era convincente. A dissipargli diffidenza, Gesù si dichiarò: "Io sono la via, la verità e la vita". Avrebbe introdotto i suoi, quale mediatore unico, dal Padre, che, aggiunse, essi già conoscevano, avendolo visto quando si era manifestato in lui con la lavanda dei piedi. 
Filippo volle  che Gesù  mostrasse il Padre. La richiesta impensierì il Maestro, che non si capacitava come, dopo tanto tempo, egli ancora non lo conosceva. Non lo collegava infatti con il Padre. Lo provavano le parole e le opere. Li supplicò di credergli, e lo stesso  potere avrebbe comunicato a coloro che avrebbero creduto in lui, con opere che sarebbero state più grandi e garantite dalla sua comunione col Padre.

Fra' Domenico Spatola

sabato 25 aprile 2026

Fra' Domenico Spatola: San Marco

Sommariamente dichiarato da Sant'Agostino "divino abbreviatore", Marco nel suo Vangelo manifesta una teologia  centrata su Gesù "Cristo e Figlio di Dio". Inventore egli stesso del genere "vangelo", offre, in crescendo, ai cristiani, provenienti dal mondo pagano, il profilo identitario di Gesù, sviluppando ciò che, a tema, anticipa nel titolo dato al suo lavoro. Tra i quattro Vangeli è il più antico. Databile nel 67 dell'era corrente. Fu considerato anche modello di ispirazione degli altri due Sinottici (Matteo e Luca), oggi si parla della fonte "Q" (dal tedesco "Quelle") , che abbia  ispirato lo stesso Marco.  Lo ritengo fondamentale per ogni catechesi da primo annuncio  sulla personalità di Gesù. Il testo si struttura in rigoroso schema, così che al capitolo ottavo, il discepolo Pietro dichiara Gesù  "il Cristo" e al quindicesimo toccherà al centurione romano, vedendo come moriva, riconoscerlo "Figlio di Dio". Il tutto si racconta in modo paratattico, privilegiando il coordinamento delle frasi. Lo stile rende fresco e immediato l'approccio al testo. L'umanità di Gesù è alla base di ogni paragrafo, ma soprattutto nel momento della passione e morte. Prostrato, come vinto, a terra nella agonia, e successivamente  nell'abbandono sulla croce. Il testo  originario fu lasciato incompleto, saranno altri ad aggiungere, con dubbia legittimità, il sedicesimo capitolo, a riepilogare i fatti di Pasqua, assenti nel testo di Marco, che invece chiude, o forse volutamente non conclude perché accenna alla "paura delle donne andate al sepolcro"  ("efobunto gar"). Marco comprese meglio di altri, che il Vangelo non si conclude, perché aspetta la partecipazione di ognuno a completare l'opera di Dio in noi. 

Fra' Domenico Spatola

Fra' Domenico Spatola: Gesù, Pastore bello...



Gesù pastore, 
dài amore
a chi in tuo recinto 
dal lupo non sarà vinto. 
A scorta, 
sei Porta
per l'avvio
al pascolo di Dio. 
Avanti a loro
e in coro
le pecore tua voce
ascoltano  fino a foce
a soddisfar desideri
e accogliere pensieri,
da te lor confidente, 
mentre non dai niente
al ladro venuto per rubare. 
Poi stai a spiegare
che tu sei la Porta, 
e corta 
fa la via per la salvezza, 
mentre durezza
mostri a chi vien per dominare. 
Amare
è il senso
intenso
per cui il gregge, 
liberasti da mosaica Legge.

Fra' Domenico Spatola

Commento di fra' Domenico Spatola al Vangelo della Quarta Domenica di Pasqua (anno A): Giovanni 10, 1-10

1
 «In verità, in verità vi dico: chi non entra nel recinto delle pecore per la porta, ma vi sale da un'altra parte, è un ladro e un brigante. 2 Chi invece entra per la porta, è il pastore delle pecore. 3 Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore una per una e le conduce fuori. 4 E quando ha condotto fuori tutte le sue pecore, cammina innanzi a loro, e le pecore lo seguono, perché conoscono la sua voce. 5 Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei». 6 Questa similitudine disse loro Gesù; ma essi non capirono che cosa significava ciò che diceva loro.
7 Allora Gesù disse loro di nuovo: «In verità, in verità vi dico: io sono la porta delle pecore. 8 Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati. 9 Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvo; entrerà e uscirà e troverà pascolo. 10 Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza.

La vista che Gesù aveva dato al cieco in giorno di sabato, l'aveva reso "colpevole" agli occhi dei farisei. 
Ma Gesù si difese contro la teoria che non esprimeva il vero pensiero di Dio. Ne denunciò la prevaricazione, perché si arrogavano il diritto di Dio di esercitare il bene dell'uomo. Per questa ragione Gesù dichiarò i suoi diffamatori come "ladri". Essi infatti, anziché liberare il popolo, lo opprimevano con leggi insopportabili che ne inibivano la felicità. Egli di quel recinto, che nella figura era l'atrio del tempio, si dichiarava la "Porta". Il titolo lo si soleva dare ad ogni padre per i figli o ad ogni maestro per i discepoli, per la missione di  introdurre rispettivamente alla vita e alla conoscenza. 
Per Gesù il vero peccato consisteva nell'offesa che si faceva all'uomo. 
Usò quindi per sé l'immagine del "pastore" la stessa usata per Dio dal profeta Ezechiele. 
Compito del pastore è di condurre "fuori" dal recinto il gregge, e verso gli spazi della libertà. Evocava in quella azione l'opera di Dio che aveva liberato il popolo dalla schiavitù egiziana. Con un gioco di assonanza linguistica, l'evangelista  evidenzia la differenza tra i due termini: "pascolo" e "legge". Il primo, nella lingua dei Vangeli, si dice "nomé", il secondo  "nomos". Coi pascoli offerti, Gesù comunica la vita eterna, mentre, con la legge, Mosè obbligava a subordinazione e senza prospettive di libertà.

Fra' Domenico Spatola