sabato 25 giugno 2022

Fra' Domenico Spatola: Sequela

Ferma fu la decisione
di Cristo, in previsione
d'essere elevato
e in cielo richiamato.
A Gerusalemme, suoi alfieri
inviò qual messaggeri 
che in un villaggio
entraron con coraggio:
era infatti di Samarìa.
Essi al Signore la via
dovean preparare, 
ma quelli ad ospitare
diedero il rifiuto.
Non stette muto
Giovanni e chiese fuoco
che dal cielo non fioco
scendesse su città,
a castigo di viltà.
Ma il Signore si voltò
e con lo sguardo riprovò.
Un tale disse: "vuoi che accada,
che ti segua dove tu vada?".
Ma rispose a sue parole vane:
"Le volpi  hanno tane,
e, se ti fidi,
anche gli uccelli hanno i nidi,
ma io non ho cosa mangiare
e neppure dov'alloggiare".
Ad un altro chiese sequela.
Ma quei non volle alzar la vela,
per seppellire prima il genitore,
cui legato avea suo cuore.
"Lascia ai morti tal incombenza,
tu del Regno non far mai senza".
A chi dai suoi si volea congedare,
dicea di "non lasciare
l'aratro e guardare indietro 
così futuro per lui non sarà tetro".

Fra' Domenico Spatola 

Commento di fra Domenico Spatola al Vangelo della 13.ma domenica del tempo ordinario (anno C): Luca 9, 51-62

 
51Mentre stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato elevato in alto, egli prese la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme 52e mandò messaggeri davanti a sé. Questi si incamminarono ed entrarono in un villaggio di Samaritani per preparargli l'ingresso. 53Ma essi non vollero riceverlo, perché era chiaramente in cammino verso Gerusalemme. 54Quando videro ciò, i discepoli Giacomo e Giovanni dissero: «Signore, vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?». 55Si voltò e li rimproverò. 56E si misero in cammino verso un altro villaggio. 
Come seguire Gesù57Mentre camminavano per la strada, un tale gli disse: «Ti seguirò dovunque tu vada». 58E Gesù gli rispose: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell'uomo non ha dove posare il capo». 59A un altro disse: «Seguimi». E costui rispose: «Signore, permettimi di andare prima a seppellire mio padre». 60Gli replicò: «Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu invece va' e annuncia il regno di Dio». 61Un altro disse: «Ti seguirò, Signore; prima però lascia che io mi congedi da quelli di casa mia». 62Ma Gesù gli rispose: «Nessuno che mette mano all'aratro e poi si volge indietro è adatto per il regno di Dio».

Accompagnavano Gesù, senza seguirlo i suoi discepoli assillati dall'idea del Messia davidico vincitore. In cammino verso Gerusalemme, città assassina dei profeti, che ucciderà anche lui. A sfida, Gesù "indurì il suo volto" per contestarle la pretesa di rappresentare  Dio, quando uccide i profeti. I discepoli, inviati a preparare i cuori all'accoglienza di Gesù, non seguirono i suoi insegnamenti e parlarono secondo le ideologie del potere. Così nel villaggio ai Samaritani, gli storici nemici di Israele, che il Messia avrebbe vendicato. 
Strano annuncio che irretì i Samaritani, i quali ritenendosi minacciati, non accolsero questi fatui prevaricatori. Ma Giacomo e Giovanni, tra i discepoli più fanatici da meritarsi l'ingiuria di "figli del tuono", pretendevano che Gesù facesse scendere un fuoco dal cielo, come in passato aveva fatto anche Elia, per incenerire quella gente. Gesù deluso dalla loro ottusità  e intolleranza, con durezza li guardò a esorcizzarne l'ossessione. Il gruppo perciò si diresse in altro villaggio samaritano. Mentre erano in cammino, un tizio si autocandidò a volere seguire Gesù: "Ti seguirò dovunque tu vada". Dalla risposta che gli diede Gesù,  le sue dovevano essere motivazioni interessate, a garantirsi vitto e alloggio. S'era fatto un pregiudizio che il Maestro gli distrusse: "Non ho nulla e nemmeno una casa, al contrario degli uccelli che hanno i nidi, e le volpi le tane". Ad un altro rivolse l'invito: "Seguimi!". Chiedeva tempo, almeno quello di aspettare che morissero prima o genitori per seppellire. Tergiversava. Ma Gesù fu deciso: "Lascia che i morti seppelliscano i loro morti". Il Regno urgeva: "Tu Seguimi!". L'ultimo modello del campionario delle possibili sequele, è di colui che vuole aspettare per congedarsi dai suoi. Ancora una dilazione in fatto temporale. L'esempio di Eliseo, che per seguire il profeta Elia che lo chiama mentre è al dodicesimo aratro ad arare la terra, a Gesù non stava bene. Quegli temporeggiò in festeggiamenti, per Gesù non c'è tempo da perdere, perché "chi mette mano all'aratro, e poi si volge indietro, non è adatto al Regno dei cieli".

Fra' Domenico Spatola 

mercoledì 22 giugno 2022

Data memorabile 22 giugno 2022: Riaprono le Catacombe dei Cappuccini

A Palermo finalmente riaprono le Catacombe dei Cappuccini. Quasi due lunghi anni di chiusura anche per il Covid 19. Lavori di manutenzione hanno richiesto un grande sacrificio ai frati e ai turisti delusi. La gestione è dei Frati, ma con criteri più moderni per le visite e la manutenzione. Le Catacombe dei Cappuccini assurgono a Palermo a forte attrazione per la sacralità del luogo, e la storia che da cinquecento anni racconta di presenze religiose di alta spiritualità.  Si tratta di un sacrario, dove ottomila cadaveri di frati e non, sono a testimoniare di un passato non polverizzato dal tempo. È possibile contemplare i segni di "sorella morte", non a paura ma con la compassione di chi vede persone che da lontano annunciano un verbo qualificante chi ne interiorizza il messaggio: "fummo come te!"

Fra' Domenico Spatola 


domenica 19 giugno 2022

Fra' Domenico Spatola: Elena Del Pozzo: "mamma, che dramma!"

"Che fai, mamma?
Non conosco tuo dramma
non comprendo da figlia
tuo dolore di famiglia.
Un bacio ho dato
a te, che mi hai allattato,
e ora non bello
in tua mano è il coltello.
Non so cosa fai,
perché un bacio non dai?
Sol l'amore capivo
che da te non sentivo.
Mi hai fatto paura:
era contro natura
quel dramma
da terrore di mamma!".

Fra' Domenico Spatola 

sabato 18 giugno 2022

Fra' Domenico Spatola: La folla si saziò.

Disse Gesù:
"Date ancor più
Pane alla folla
da farla satolla".
Ma vide i seguaci
ancora incapaci,
volendo comprare.
Provò a domandare:
"Quanti pani avete?"
"Roba da diete:
cinque pani e due pesci.
Ma tu, come te n'esci?"
"Fateli sedere!"
Posti a scacchiere
di cinquanta,
tutta quanta
la folla mangiò.
Qualcun li contò:
eran cinquemila
e tutti in fila
in abbondanza 
ché, in dodici ceste, n'avanza.

Fra' Domenico Spatola

Commento di fra' Domenico Spatola al Vangelo della solennità del "Corpo e del Sangue del Signore" (anno C): Luca 9, 11-17

 
11 Ma le folle lo seppero e lo seguirono. Egli le accolse e prese a parlar loro del regno di Dio e a guarire quanti avevan bisogno di cure. 12 Il giorno cominciava a declinare e i Dodici gli si avvicinarono dicendo: «Congeda la folla, perché vada nei villaggi e nelle campagne dintorno per alloggiare e trovar cibo, poiché qui siamo in una zona deserta». 13 Gesù disse loro: «Dategli voi stessi da mangiare». Ma essi risposero: «Non abbiamo che cinque pani e due pesci, a meno che non andiamo noi a comprare viveri per tutta questa gente». 14 C'erano infatti circa cinquemila uomini. Egli disse ai discepoli: «Fateli sedere per gruppi di cinquanta». 15 Così fecero e li invitarono a sedersi tutti quanti. 16 Allora egli prese i cinque pani e i due pesci e, levati gli occhi al cielo, li benedisse, li spezzò e li diede ai discepoli perché li distribuissero alla folla. 17 Tutti mangiarono e si saziarono e delle parti loro avanzate furono portate via dodici ceste.

Gesù parlava alla folla, che lo seguiva, del "Regno di Dio" e guariva i bisognosi di cure. I temi erano consequenziali, perché l'alternativa da lui proposta era avversa alle ideologie del mondo. Curava e guariva, perché le malattie di sempre sono quelle del cuore: l'avidità e il potere. La guarigione consisteva dunque nella "condivisione" e nel "servizio": temi squisitamente eucaristici nel racconto della "moltiplicazione dei cinque pani e due pesci". Luca racconta che, al declinare del giorno di ascolto nel deserto, urgevano cibo e riposo. Ma tutto ciò per i discepoli, andava meritato (comprato). Fecero quindi pressione su Gesù perché congedasse l'enorme folla perché ciascuno potesse  andare nei villaggi vicini per procurarsi vitto e alloggio. Ma Gesù non fu d'accordo, perché toccava ai discepoli dare da mangiare. Ma erano in cinquemila! La cifra era spaventosa per poterli sfamare tutti. Il numero (5x1000) assunto dall'evangelista alludeva allo Spirito Santo, che essi ancora non conoscevano, quindi per formazione culturale, non capivano la gratuità divina. Per loro infatti tutto andava meritato, come ereditato da Mosè e dalla Legge. Per Gesù, al contrario, essi dovevano farsi dono: "Date voi (o: fatevi voi) pane da mangiare". Obiettarono che "duecento denari non sarebbero bastati per tanta folla!". Gesù bypassando la loro lagnanza, fece sedere tutti. Li voleva infatti "signori". E la gente si organizzò in gruppi di cinquanta, come quando Mosè doveva consegnare la Legge. Adesso Gesù avrebbe consegnato il suo Pane. Il servizio toccava ai discepoli, da "servi", non da "padroni della Eucaristia". Poi "presi i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo", a totale affidamento al Padre. "Li benedisse",  consacrandoli a "dono di sé", e li consegnò ai discepoli perché li distribuissero. La condivisione produsse sazietà, e le "dodici ceste" di pani avanzati, furono destinati a Israele invitato anch'esso alla stessa mensa.

Fra' Domenico Spatola 

sabato 11 giugno 2022

Fra' Domenico Spatola: Alla Santa Trinità...

Fonte di mia luce.
fede mi conduce 
a cercar di te intelletto
e diletto 
di tuo agire.
Provo a udire 
echi dal Figlio, 
cui assomiglio.
Mi frastorna
mistero tuo e torna
a gaudio di bellezza 
a occhi miei carezza 
di tuo bene 
che non trattiene 
dono, 
al questuante di perdono.
Unità di natura,
divina e imperitura,
ma in triplice Persona. 
Risuona 
prodigioso canto 
del Figlio affranto
in croce 
che con sua voce 
a boato 
gridò quanto m'ha amato.              
Fuoco senza consumo,
e ancor presumo  
stesso il roveto 
a me non vieto,
per danza intorno. 
Verrà di vita il giorno 
quando a tremore
d'universo pallido il bagliore. 
Padre, mi generi figlio, 
e da te piglio
respiro eterno, 
in tuo Spirito materno.
Al mondo, amato, 
il Figlio hai mandato,
e fu prova d'amore
il Crocifisso mio Signore.

Fra' Domenico Spatola 
(dipinto di Velazquez)

Commento di fra' Domenico Spatola al vangelo della Santissima Trinità (anno C): Giovanni 16, 12-15

12
 Ho ancora molte cose da dirvi; ma non sono per ora alla vostra portata; 13 quando però sarà venuto lui, lo Spirito della verità, egli vi guiderà in tutta la verità, perché non parlerà di suo, ma dirà tutto quello che avrà udito, e vi annuncerà le cose a venire. 14 Egli mi glorificherà perché prenderà del mio e ve lo annuncerà. 15 Tutte le cose che ha il Padre, sono mie; per questo ho detto che prenderà del mio e ve lo annuncerà

Per la solennità della Santissima Trinità, la liturgia fa interprete il Vangelo di Giovanni. "Molto ho ancora da dirvi", diceva ai suoi, Gesù in procinto di andare. Aggiungeva: "per il momento non siete capaci di portarne il peso". Infatti la comprensione del suo messaggio richiedeva innalzare il livello d'amore verso i fratelli. Questo avrebbe reso più intensa la sua comunicazione divina. Continua infatti Gesù a parlare nella Eucaristia e attraverso i suoi profeti cui lo Spirito Santo enuncerà la  verità. A Tommaso, durante la Cena, Gesù si era rivelato: "Via, Verità e Vita". E come verbo aveva usato quello della identità "essere", e non del possesso "avere". La Verità non è una dottrina che si possiede, ma la testimonianza in azioni che comunicano vita. Essere nella verità diventa, per il credente, piena sintonia col dinamismo d'amore del Creatore che ha cura della vita e guiderà i credenti  verso tutta la verità. Lo Spirito Santo non parlerà da sé, ma dirà tutto quel che avrà udito, annunciando le cose future. La sua non sarà perciò una nuova rivelazione ma l'attuazione dell'unico  messaggio di Gesù che si invererà in forme nuove per la Comunità aperta ai cambiamenti della Storia.  Sorgeranno infatti sempre nuove esigenze e lo Spirito farà comprendere come andarvi incontro con nuove risposte. Non si può infatti soddisfare il "nuovo", con il ricorso al "vecchio". E il messaggio di Gesù, se compreso, può dare sempre risposte ai problemi insorgenti, perché Gesù condividerà con il credente tutto ciò che possiede ed è del Padre.

Fra' Domenico Spatola 
(dipinto di Masaccio)
 

sabato 4 giugno 2022

Fra' Domenico Spatola: Pentecoste

Spirito Santo,
è da tanto
che t'aspetto in mia vita:
ritengo che sia da età infinita.
Amore increato,
dal Padre sei donato
e, per il Figlio, meritato.
Sei Soffio suo vitale
che annienta il fatale
mio peccato, ché dura sorte
è sua condanna a morte.
Sei l'Acqua che, a gorgoglio,
vince imbroglio
di mia siccità 
con la tua fecondità.
Rimembro di Samaria il pozzo:
allora venni rozzo
ma imparai altra sete,
per le diete
che portan desìo
di te, mio Dio.
Muovi Universo 
e converso
lo volgi a stupore.
Guarisci mio cuore,
perché possa capire
e riuscire
a viver il dono
di Gesù, pastore buono
e mio Signore. 
Del Padre sei Ardore
che in lutulenta foce,
col Figlio in Croce,
hai distrutto di noi l'offesa
e purificato la sua Chiesa.

Fra' Domenico Spatola 

Commento di fra' Domenico Spatola al vangelo della Pentecoste (anno C): Giovanni 14, 15-16.23b-26

15
Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; 16e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre,23Gli rispose Gesù: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. 24Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato.
25Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. 26Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto.

Gesù s'era proposto ai discepoli a modello di amore nel servizio della lavanda dei piedi. Era il massimo della misura, per il Maestro e Signore che si fa servo. Chiedeva in cambio osservanza dei suoi comandamenti, declinati dall'unico proclamato: quello dell'amore come il suo. A queste condizioni, il Padre li avrebbe amati e, da lui pregato, avrebbe inviato lo Spirito Santo, l'altro Paraclito, soccorritore e protettore sempre in attività, che sarebbe rimasto perennemente con loro.
Non occasionale figura dunque la sua, ma presenza costante. Gesù in tal modo sollecitava nei suoi piena fiducia da non dovere preoccuparsi di nulla, in quanto lo Spirito avrebbe assolto a ogni loro necessità. Esortava così i discepoli a vivere sereni: "il Padre mio amerà chi osserva i miei comandamenti e insieme verremo e dimoreremo in lui".
Si realizzata in tal modo il "progetto" di Dio per l'uomo. Non più quello del dio lontano ma di Colui che vuole essere accolto per fondersi con l'uomo e dilatarne le capacità di amore, rendendone la vita indistruttibile. Quindi ogni comunità e ogni credente sarebbe diventata l'unico vero santuario dal quale si potrà irradiare l'amore di Dio. Se nel "vecchio santuario" le persone dovevano andare, e non tutte venivano ammesse, "il nuovo santuario" va incontro alle persone e specialmente agli esclusi ed emarginati dalla religione. Si realizzava in tal modo quanto scritto nel "Prologo" di Giovanni: "il Logos/Progetto di Dio aveva piantato la sua tenda in mezzo a noi". Abitazione divina è dunque l'uomo e la comunità cristiana di Dio, che chiede di essere accolto per fondersi con l'uomo, non per assorbirne energie ma per comunicargli le sue. Il Dio di Gesù non chiede di vivere "per lui" ma di vivere "di lui" e "con lui" e "come lui" per essere "dono d'amore" per l'Umanità. Aggiunse: "Vi ho detto queste cose mentre sono presso di voi, ma il Paraclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, vi ricorderà tutto quello che vi ho detto". Consentire perciò allo Spirito di entrare in noi, equivale a rendere al Dio di amore, rivelatosi in Gesù, di farsi più visibile e a noi di meglio comprenderlo.

Fra' Domenico Spatola 

martedì 31 maggio 2022

Associazione di volontariato "Missione San Francesco". Mensa dei poveri

La mensa è aperta tutti i giorni dell'anno, dal lunedì al venerdì dalle 12:30 alle 13:30. 
Il sabato, la domenica e le festività dalle ore 12:00 alle ore 13:00.
La Missione si sostiene con le offerte che i fedeli generosamente offrono e con l'indispensabile collaborazione dei volontari. 
Quanti desiderano contribuire economicamente, potranno farlo con un versamento sul c/c del Crèdit Agricole Italia S.p.A. ag. n. 4 Palermo Iban: IT13 P062 3004 6040 0001 5149 490.
Sostieni la Missione San Francesco donando il tuo 5 x 1000. Codice fiscale 97319880825.
Con una semplice firma che a te non costa nulla, puoi fare tanto. 


lunedì 30 maggio 2022

31 maggio 2022, "Visitazione della Beata Vergine Maria a Elisabetta": Luca 1, 39-56

Tu, o Maria, ascoltasti Gabriele che ti diceva "socia di Dio e madre del Figlio", che da te sarebbe nato. Furon segnali i sei mesi di Giovanni Battista nel grembo di Elisabetta, la madre attempata e non più sterile. Echeggiarono in  te le parole del Messo celeste, e il "nulla è impossibile a Dio" risuona ancor oggi per noi di speranza. Tuo fu il "Sì", e "senza ma". Sua energia lo Spirito Santo pose in te sua novella Creazione, esplosiva di carità e raggiante per la fede. La più breve, perché più celere, scegliesti via e, in casa di Zaccaria "il non udente", salutasti Colei che, come te, aveva creduto. Anch'essa fu colma di Spirito e, avvisata dal Bimbo nel grembo festante, rispose al saluto. Ti aveva riconosciuto: eri "l'arca di Dio" ed, emulo del suo avo re Davide, danzò per te. Stupivi la parente: "Tu la Madre del Signore venivi a lei". E cantò il poema della "sposa e regina" della Cantica nuziale. Interpretò la benedizione che tutte le donne aspettavano da Te, dei loro grembi, gravati da onte di chi misconosceva vita. Tu fosti il riscatto. E, ispirata, Elisabetta vide in te "la Credente" e ti acclamò "la Beata". "Magnificasti il Signore: per le grandi cose in te operate". Così anche noi, oggi con te, rinnoviamo stesso sentimento per ciò che ha  fatto in noi, grazie al tuo "Sì!".

Fra' Domenico Spatola 
Nella foto: Visitazione di Raffaello


Fra' Domenico Spatola: Regale madre...

Vergine Maria,
che pace sia
all'umano vissuto
cui benvoluto
hai in gioia e dolore:
e dell'amore
da regale madre. 
Dio nostro Padre
a te diede quel ruolo
in amore e duolo
giuso alla Croce. 
E ascoltasti sua voce
d'esser Madre di noi.
Furon comandi suoi
di nuova tua attesa,
e a resa
offristi tuo grembo,
materno lembo
a umanità cui offre
il Figlio che soffre.

Fra' Domenico Spatola 

sabato 28 maggio 2022

Fra' Domenico Spatola: Salì in cielo


Stando ritto:
"Così sta scritto" 
disse Gesù 
prima d'ascender sù.
"Il Cristo dovrà patire
e da morte risalire
il terzo giorno.
Predicate tutt'intorno 
conversione 
e dei peccati la remissione.
Pien  d'ardore e senza flemne
annunciate a Gerusalemme.
mia risurrezione 
di cui ciascuno è testimone.
E del Padre il promesso, 
cioè lo Spirito suo Messo,
a voi io manderò 
appena me ne andrò.
Rimanete in città 
finché di regalità 
vi rivesta suo smalto
in potenza che vien dall'alto".
Detto questo,
li condusse lesto 
a Betania, fuori porta,
per la via più corta,
e, benedicente,
dinanzi a sua gente
salì in cielo,
e, caduto ad essa il velo,
lo vide in sù salire.
Tornarono a gioire,
e stavano nel tempio
a dare buon esempio.

Fra' Domenico Spatola,

Commento di fra' Domenico Spatola al Vangelo della Ascensione del Signore (anno C): Luca 24, 46-53

E disse loro: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, 47e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. 48Di questo voi siete testimoni. 49Ed ecco, io mando su di voi colui che il Padre mio ha promesso; ma voi restate in città, finché non siate rivestiti di potenza dall'alto».

Ascensione di Gesù

50Poi li condusse fuori verso Betània e, alzate le mani, li benedisse. 51Mentre li benediceva, si staccò da loro e veniva portato su, in cielo. 52Ed essi si prostrarono davanti a lui; poi tornarono a Gerusalemme con grande gioia 53e stavano sempre nel tempio lodando Dio.


La cosmologia antica destinava a Dio come sede il cielo, mentre agli uomini designava la terra. Il racconto  dell'ascensione di Gesù in cielo, si carica perciò di simbolismo. Non significa distacco dalla sua Comunità, ma pienezza della sua condizione divina che lo avvicinava di più ai suoi. Auspicato da Luca è che Gesù apra ai discepoli la mente  alla comprensione. Il "nuovo" da lui manifestato infatti non può rifarsi a formule obsolete. Con il "così sta scritto", con cui Cristo, sul monte degli Ulivi, apre il suo discorso intende confermare del Messia i patimenti in vista della risurrezione al terzo giorno. La missione è conseguente: "Nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati". La novità  è nella conversione per cancellare i peccati, e a partire da Gerusalemme, rea di avere marcato la distanza tra l'uomo e Dio. Le regole di impurità rituali imposte infatti costringevano a costosi e snervanti riti di purificazione. Il perdono per Gesù si può invece ottenere orientando la propria vita a beneficio degli altri. È la novità che i discepoli di tutti i tempi sono chiamati ad annunciare. Tale invio sarà patrocinato dallo Spirito Santo, e la sua effusione, per l'evangelista, coincide con la Pentecoste, festa della Legge della comunità giudaica. Lo Spirito avrebbe dato nuovo impulso alla relazione con Dio, perché il credente non sarebbe più chiamato ad obbedire alla Legge, ma ad assomigliare al Padre, con un amore simile al suo. Quel "li condusse verso Betania"  racconta nuova la liberazione evocata su quella d'Israele dall'Egitto, mentre "le mani alzate" sono il segno di vittoria, come quelle di Mosè mentre il suo esercito   vinceva sugli Amaleciti. "Si staccò da loro e veniva portato in cielo". Luca evoca l'ascesa di Elia in cielo, mentre Eliseo lo vedeva salire sul carro di fuoco e ne riceveva lo spirito profetico. Anche i discepoli vedendo salire Gesù in cielo, ne riceveranno lo Spirito a Pentecoste.

Fra' Domenico Spatola 
Nella foto Ascensione del Garofalo