sabato 17 aprile 2021

Fra' Domenico Spatola: Testimoni senza timore

Da Emmaus tornati,
i discepoli ascoltati
su ciò che capitò
e come si svelò    
Gesù "pane a spezzare", 
in stile suo abituale.
Nella discussione,
fresco di Risurrezione 
Gesù si fè presente
e prontamente 
comunicò la pace.
Non parve audace 
la sua truppa 
che di paura inzuppa
suoi ricordi
di fantasmi ancor balordi.
Faticò il Maestro a liberarli
da dubbi come tarli,
e offrì a loro vista,
nuova pista
nei piedi e mani,
e a non star lontani
l'invitava e a toccarlo
ma non dicea d'amarlo.
Con sommo lor stupore,
chiese a candore,
qualcosa da mangiare.
L'offerta dal mare    
di ciò che fu pescato,                                
ad esser consumato.
Mangiò davanti a tutti: 
"I doverosi lutti
- disse - su di me
scritti da Profeti, Salmi e da Mosè,
contemplarono anche il terzo giorno,
nel qual d'intorno 
tolto avrei la morte
offrendo nuova sorte
nel perdono
per tutti reso dono.
Ora però dico a voi:
testimoniate da eroi
senza timore
che risorto è il Signore!"

Fra' Domenico Spatola
Nella foto: Dipinto di Caravaggio (Milano)

Commento di fra' Domenico Spatola al vangelo della terza domenica di Pasqua: Luca 24, 35-48

35 Essi poi riferirono ciò che era accaduto lungo la via e come l'avevano riconosciuto nello spezzare il pane. 36 Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona apparve in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». 37 Stupiti e spaventati credevano di vedere un fantasma. 38 Ma egli disse: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? 39 Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa come vedete che io ho». 40 Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi. 41 Ma poiché per la grande gioia ancora non credevano ed erano stupefatti, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?». 42 Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; 43 egli lo prese e lo mangiò davanti a loro.
44 Poi disse: «Sono queste le parole che vi dicevo quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella Legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi». 45 Allora aprì loro la mente all'intelligenza delle Scritture e disse: 46 «Così sta scritto: il Cristo dovrà patire e risuscitare dai morti il terzo giorno 47 e nel suo nome saranno predicati a tutte le genti la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. 48 Di questo voi siete testimoni.


Reduci da Emmaus, i due discepoli raccontarono l'accaduto. Legittimo immaginare che abbiano chiesto conferme gli "Undici apostoli" che erano a Gerusalemme. 
Frastornati dagli avvenimenti degli ultimi giorni, lo erano ancora di più dalle notizie sorprendenti, delle "apparizioni" di quel giorno a coloro che si dichiaravano "testimoni". Questi non erano stati tuttavia capaci di fugare l'ossessione del "fantasma", quale fu interpretato quella sera, Gesù quando si presentò e stette in mezzo a loro. Erano terrorizzati, e Gesù, non senza fatica, provò a rasserenarli invitandoli ad avvicinarsi per toccarlo nelle mani e nei piedi. Solo così avrebbero potuto sperimentare in lui ciò che un fantasma non può offrire: la resistenza corporea ora gloriosa. L'apostolo Paolo ne parlerà come di inedito per le leggi della fisica. Gesù improvvisò la catechesi spiegando le Scritture a cominciare da Mosè e, attraverso i profeti e i Salmi, descrisse il "progetto divino", che sarebbe sfociato nella "risurrezione al terzo giorno", come conseguenza della offerta del suo amore alla umanità. Concludeva con l'invito ai seguaci di testimoniare a tutti la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme, la "città santa e assassina".

Fra' Domenico Spatola
Nella foto: Dipinto di Caravaggio (Londra)

venerdì 9 aprile 2021

Fra' Domenico Spatola: "Signore mio e mio Dio!"

Chiuse eran le porte 
per la sorte
toccata al lor Maestro,
ma a togliere il capestro
di timore,
col suo amore,
Gesù si fa presente
e prontamente 
dona la sua pace
Parve loro audace
l'invito ad andare,
in vece sua, ad amare.
Stesso, del Padre e di Colui
ch'è lo Spirito per lui,
soffiò il perdono
nel nome di "Io sono".
Solo Tommaso
era l'evaso
e, a chi gli disse il fatto,
rispose ch'era da matto
credere al fantasma.
Suscitò il marasma.
Al giorno otto, Gesù si fa presente
e stavolta Tommaso non è assente.
Dopo il saluto suo, usuale
che per ognuno era il più normale,
volle Tommaso da se non lontano
così poteva mettere il dito
della mano
nella piaga del suo cuore,
e ciò senza timore.
"Signore mio,
e Dio mio!"
Disse convinto.
E a lui, che non intinto
ebbe il dito
perché già convertito,
disse: "Beato chi ha creduto
senza aver prima veduto!"

Fra' Domenico Spatola
Dipinto Caravaggio

Commento di fra' Domenico Spatola al Vangelo della Seconda Domenica di Pasqua, detta "in albis (anno B): Giovanni 20, 19-31

19
 La sera di quello stesso giorno, il primo dopo il sabato, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, si fermò in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». 20 Detto questo, mostrò loro le mani e il costato. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. 21 Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anch'io mando voi». 22 Dopo aver detto questo, alitò su di loro e disse: «Ricevete lo Spirito Santo; 23 a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi».
24 Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. 25 Gli dissero allora gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il dito nel posto dei chiodi e non metto la mia mano nel suo costato, non crederò».
26 Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c'era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, si fermò in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». 27 Poi disse a Tommaso: «Metti qua il tuo dito e guarda le mie mani; stendi la tua mano, e mettila nel mio costato; e non essere più incredulo ma credente!». 28 Rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». 29 Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, hai creduto: beati quelli che pur non avendo visto crederanno!».
30 Molti altri segni fece Gesù in presenza dei suoi discepoli, ma non sono stati scritti in questo libro. 31 Questi sono stati scritti, perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.

La "prima settimana" tra le due apparizioni del Risorto, quella della sera di Pasqua e l'altra all'ottavo giorno, fu assunta dai primi Cristiani a misura del tempo liturgico. Ogni domenica la Comunità celebra, alla "mensa" della Parola e dell'Eucaristia, la comunione e il perdono dei peccati. L'evangelista inizia narrando "la sera del primo giorno", quando era tutto ancora incerto per i discepoli, asserragliati nella paura. I testimoni del mattino non li avevano persuasi. E la sera, alla vista del Risorto venuto a comunicare "la sua" pace, rimasero impauriti. A motivare la sua offerta, Gesù mostrò i segni dell'amore nelle mani e nel costato. Quindi, soffiando, comunicò loro lo Spirito Santo. Era la "Pentecoste", da Giovanni anticipata anche dalla croce. Coinvolgeva la Comunità perché elargisce lo stesso perdono del Padre.
Mancava Tommaso. Impavido, aveva sempre mostrato quel coraggio che gli meritò l'appellativo di "Gemello" (di Gesù), quando aveva proposto ai compagni di "andare a morire con lui". 
Provava tuttavia difficoltà a credere nella "vita, oltre la morte". Concedeva al massimo una parvenza larvale da "fantasma", perciò, per credere pretendeva prove dirette e tangibili, constatando i segni dei chiodi nelle mani e il costato ferito.
Dopo otto giorni, Gesù tornò e propose a Tommaso la verifica da lui richiesta. Non la fece, ma il "Didimo" si espresse con la formula, ritenuta esemplare perché compendio dell'intero Vangelo: "Mio Signore e mio Dio!" Aveva creduto, riconoscendo che "Dio è Gesù". A monito per noi, il Risorto gli disse: "Hai creduto perché hai veduto. Beati coloro che crederanno senza vedere!".

domenica 4 aprile 2021

Fra' Domenico Spatola: Resurrexit

È risorto
in stesso orto
dove il chicco fu gettato
e in terra macerato.
Ora è spiga ubertosa
e di luce fa radiosa
la speranza di chi crede.
Maddalena dà sua fede
a colui che da maestro
con suo estro
vuol esser lo Sposo 
di lei, ché burrascoso
fu il vissuto.
Risoluto
quel mattino
il suo cammino
per l'Amato,
ora non più carcerato
nella morte
e stessa sorte
assicura a pegno
ai discepoli del Regno.

Fra' Domenico Spatola

sabato 3 aprile 2021

Fra' Domenico Spatola: Rimasero mute

Finito il dì di festa,
quel che di Gesù resta
le donne affrante
andarono, non in tante,
perché eran solo in tre
a imbalsamare il Re.
Comprarono gli unguenti
e, nel buio, ancor dolenti
si chiedevan come fare
per il masso da levare
da dimora sepolcrale.
Parve loro spettacolare
quella strana apertura
della tombale imboccatura.
Vi entrarono curiose
ma, da subito timorose,
videro biancovestito 
il giovane ardito,
alla destra ormai seduto
e di gloria compiaciuto.
"Voi cercate il Nazareno
- le invitò perciò al sereno -
il Crocifisso è Risorto
e non più è seme nell'orto!
Dite a Pietro e ai seguaci
d'essere forti e audaci
e di andare in Galilea
più lontano dalla Giudea, 
e là essi mi vedranno
e con me essi saranno!"
Andaron via impaurite
per le doglie non finite
e rimasero ancor mute
e di silenzio risolute.

Fra' Domenico Spatola 
Dipinto di Peter Von Cornelius

Commento di fra'Domenico Spatola al vangelo della Veglia di Pasqua (anno B): Marco 16, 1-7

1 Passato il sabato, Maria Maddalena, Maria, madre di Giacomo, e Salome comprarono degli aromi per andare a ungere Gesù. 2 La mattina del primo giorno della settimana, molto presto, vennero al sepolcro al levar del sole. 3 E dicevano tra di loro: «Chi ci rotolerà la pietra dall'apertura del sepolcro?» 4 Ma, alzati gli occhi, videro che la pietra era stata rotolata; ed era pure molto grande. 5 Entrate nel sepolcro, videro un giovane seduto a destra, vestito di una veste bianca, e furono spaventate. 6 Ma egli disse loro: «Non vi spaventate! Voi cercate Gesù il Nazareno che è stato crocifisso; egli è risuscitato; non è qui; ecco il luogo dove l'avevano messo. 7 Ma andate a dire ai suoi discepoli e a Pietro che egli vi precede in Galilea; là lo vedrete, come vi ha detto».

Le donne al sepolcro. 

Per la fretta di seppellire, non avevano potuto ungere il cadavere di Gesù. Maria Maddalena, Maria madre di Giacomo e Salome, con tanto magone in petto per il fallimento del loro Maestro, comprarono unguenti per profumarlo. Un dubbio le frenava: "Come spostare la pietra tombale?" Erano andate senza coinvolgere i discepoli, nascosti chissà dove, per paura e delusione. Qualcuno di loro confesserà più tardi allo stesso interessato (Gesù), in cammino verso Emmaus: "Noi speravamo che fosse lui!"
Le discepole andarono all'alba del nuovo giorno quando era ancora buio, a indice della loro fede ancora nebulosa, e si interrogavano: "Come rimuovere l'enorme pietra?" Fu, per loro, sorpresa il sepolcro aperto e la pietra rotolata lontano, e definitivamente inservibile. A loro gli interrogativi si infittirono, varcando l'imboccatura del sepolcro, videro un "giovane", vestito di bianco a simbolo di luce, seduto alla destra (di Dio), e perciò già "glorioso". La loro paura registrata dall'evangelista indicava la visione teofanica, cui erano ammesse.  Gesù raccomandò: "Del Padre non si dovrà più avere paura!" A correggere la ricerca del "Nazareno crocifisso", disse che "è Risorto  e non è qui!". Lasciò indizi per Pietro e i fratelli dove incontrarlo: nella Galilea. Era luogo simbolo delle "Beatitudini". Indizio anche  per noi. Ogni evangelista infatti se non potè raccontare il "come" Gesù sia risorto, seppe indicare "dove" poterlo incontrare.

Fra' Domenico Spatola 
Dipinto di Nicola da Siena 

venerdì 2 aprile 2021

Fra' Domenico Spatola: Suo cuore, dono d'amore

Del calvario
l'anniversario 
il venerdì santo
dice quanto
mi ha amato
il Padre che mandato
ha il Figlio suo diletto,
da dolor reso perfetto
sulla croce,
onde a voce
perdono implora
ognora 
e, a me errante,
da pellegrino amante
offre a pudore
suo cuore
a convivenza
ché di me non sa star senza.

Fra' Domenico Spatola 

Fra' Domenico Spatola: 2 aprile 2021, Venerdì santo

È il giorno che con sua luce riduce a tenebre altre luminarie. Dalla  croce il Signore, elevato, attira a sé. "Presenza" è la sua gloria resa accessibile, senza ostacoli, ad ognuno. La Croce è trono dove assiso è Colui che sa comprendere la nostra sofferenza, avendola condivisa. Scopo suo ultimo è comunicare lo Spirito  "spirandolo", con lo stesso "soffio" del Creatore, ora, da Redentore, dalla Croce a rianimare Umanità prossima a vittoria sulla morte. Se il nostro sepolcro suggellava fallimenti, a sorpresa, il "nuovo" ispirerà speranza. Le "mirofore" porterenno inutili unguenti perché Cristo non avrà bisogno, e la vita esploderà potente. Quel venerdì fu anche viziato da tenebre in nomi inquietanti: Giuda, Pietro, Anna, Caifa, Pilato... Co-protagonisti nel dramma. Ma a ciascuno Gesù aveva fatto l'offerta di amicizia e lealtà: "chi è dalla verità accoglie la mia voce". La "tunica senza cuciture" è, a testamento inequivoco, la stessa sua Chiesa "indivisibile". Il suo lascito. Ebbe sete della nostra sete di lui, mentre fedeltà additava nel reciproco affido della Madre, "iuxta Crucem", e del "discepolo che amava". Il "tutto è compiuto" ("Tetelestai") assimila le identità: Figlio col Padre, per l'incondizionato amore per noi.

Fra' Domenico Spatola

Fra' Domenico Spatola: Mater dolorosa

Mater dolorosa, 
anima pietosa,
del tuo cuore i battiti 
sono d'amore palpiti,
per il Figlio in croce,
in dolore atroce
che cuor te affligge 
e in noi sconfigge
a compassione,
perversione
di triste sorte
che diede morte 
al tuo Figlio,
che ad appiglio
cerca ristoro
nel suo tesoro
ch'è tuo petto 
onde affetto 
a lui donavi
quando allattavi.
Or in dolore 
suo è l'amore
che ci alimenta,
e da tormenta 
di peccato 
ci ha liberato.
A traguardo,
suo sguardo 
ei posa su te
chiedendo a me
l'amore 
a felicitarmi il cuore.

Fra' Domenico Spatola 

mercoledì 31 marzo 2021

Fra' Domenico Spatola: 31 marzo 2021, Mercoledi della Settimana santa: Matteo 26, 14-25

14
 Allora uno dei Dodici, chiamato Giuda Iscariota, andò dai sommi sacerdoti 15 e disse: «Quanto mi volete dare perché io ve lo consegni?». E quelli gli fissarono trenta monete d'argento16 Da quel momento cercava l'occasione propizia per consegnarlo.
17 Il primo giorno degli Azzimi, i discepoli si avvicinarono a Gesù e gli dissero: «Dove vuoi che ti prepariamo, per mangiare la Pasqua?». 18 Ed egli rispose: «Andate in città, da un tale, e ditegli: Il Maestro ti manda a dire: Il mio tempo è vicino; farò la Pasqua da te con i miei discepoli». 19 I discepoli fecero come aveva loro ordinato Gesù, e prepararono la Pasqua.
20 Venuta la sera, si mise a mensa con i Dodici. 21 Mentre mangiavano disse: «In verità io vi dico, uno di voi mi tradirà». 22 Ed essi, addolorati profondamente, incominciarono ciascuno a domandargli: «Sono forse io, Signore?». 23 Ed egli rispose: «Colui che ha intinto con me la mano nel piatto, quello mi tradirà. 24 Il Figlio dell'uomo se ne va, come è scritto di lui, ma guai a colui dal quale il Figlio dell'uomo viene tradito; sarebbe meglio per quell'uomo se non fosse mai nato!». 25 Giuda, il traditore, disse: «Rabbì, sono forse io?». Gli rispose: «Tu l'hai detto».

La scena è tenuta da Giuda Iscariota. Altra angolatura, da Giovanni, è quella dei Sinottici e, nello specifico, di Matteo. L'espressione "Uno dei Dodici" accomuna i discepoli sospettati, in quella che poi sarà la esclusiva scelta di Giuda. La paura per la tragica fine, aveva infatti destabilizzato tutti, e ciascuno chiederà: "Sono forse io, Maestro?". Il timore era di essere stato scoperto. Ma "svendere" il Maestro ai capi dei Giudei, comprensibilmente interessati "all'affare", fu esclusiva azione di Giuda. "Trenta le monete d'argento" pattuite, corrispondenti al prezzo di mercato di uno schiavo. Al decisivo passo, gli altri saranno conseguenziali. Restava da aspettare l'occasione per la "consegna".  Propizia fu la Pasqua dei Giudei, ideale a trasformarsi in "Pasqua del Signore". Gesù infatti sarebbe stato  "l'Agnello" sacrificale. I discepoli, inviati da Gesù a un tale, riferirono: "Il Maestro dice: il mio tempo è vicino, e voglio fare la Pasqua con i miei discepoli". La stanza offerta era delle grandi occasioni. A sera, a tavola, non c'era allegria. Pesava la denuncia del Maestro: "Uno di voi mi tradirà!" Ognuno chiedeva dal suo canto se avesse individuato in lui il traditore, ma Gesù lo indicò in chi intingeva in quel momento il pane nel suo stesso piatto. A lamento, proseguì: "Il Figlio dell'uomo se ne va  come sta scritto, ma guai a colui da cui  viene tradito!
Meglio per lui se non fosse mai nato!" 
La denuncia non servì tuttavia a conversione del traditore che, spavaldo, lo sfidò: "Rabbì, sono forse io?" Come un sibilo risuonò la risposta: "Tu l'hai detto!".

Fra' Domenico Spatola 

martedì 30 marzo 2021

Fra' Domenico Spatola: Raccolsi coraggio... (ricordando colei che mi diede la vita)

 
Ti rividi stanotte,
sulle mie rotte
a navigare
in stesso mare:
procelloso
era pauroso
per l'onde
infrante su sponde
della mia barca,
già parca
da annosa tua assenza.
Venivi a clemenza
materna
e offrivi lanterna 
a buio mio fitto
e afflitto 
a perché.
Parlavi a me
di vita tua antica
e della fatica,
e quando tuo viso
atteggiasti a sorriso:
in mio equipaggio
raccolsi il coraggio.

Fra' Domenico Spatola

lunedì 29 marzo 2021

Fra' Domenico Spatola: Ringraziamento

Voglio ringraziare amici
che si dicono felici
di farmi gli auguri
con sentimenti puri
e in grande affetto.
Vi porto nel mio petto
con amore
servandovi in cuore
un posticino
così a voi vicino
mi sarà conforto
sapere che il porto
sarà il sollievo
che Gesù darà all'allievo.

Fra' Domenico Spatola

Fra' Domenico Spatola: I miei anni


Ogni "Buon compleanno!"
sono anni che vanno
e del tempo trascorso
provo qualche rimorso.
Ai Settanta,
che cifra è già tanta,
ne aggiungo altri due:
Settantadue
è l'età che ti trovi
Gatta ci covi
nuovi anni futuri
che più maturi
aggiungan sapienza,
di cui ormai senza
non posso restare:
è l'arte d'amare.

Sono anni che pesano e trasudano ansia di libertà.  Fatti costelli in piccole e grandi cose,  aspirazioni e sogni, a volte immaginati ideali, altre fantasmi in paure. È soprattutto fede nell'uomo e nell'umanità cui ho creduto a toccare cuore della gente, tanta in dolore e speranza. Quanti sono e saranno misteri in lotte per ideali, a cogliere ansie di vita, maggior parte gia vissuta, quanto resta è ancor mistero in fiducioso affido all'amore che non mi difettò, perché mai sazio fui, nè mai bastante il respiro d'immenso, di cui esito attendo in incanto, a vanto che l'amore ha ferito ancora...era il tuo, o Signore.

Fra' Domenico Spatola 

venerdì 26 marzo 2021

Fra' Domenico Spatola: Di loro Osanna eran giulivi

Presso Betfage e Betania 
ebbe smania
di inviare due seguaci
perché audaci
liberassero un legato
puledro mai montato
con la scusa che al Signore 
dava onore.
Condotto a lui quel asinello,
lo vestiron del mantello
e su lui Gesù salì.
Stesso gesto qualcun seguì,
mentre altri il mantello
stesero a terra a modello,
e a segno di potere
mentre mani lor sincere
agitavano gli ulivi
con gli Osanna più giulivi,
e gridavan: "Benedetto
a colui che è perfetto,
e con mirabile suo segno,
di re Davide fa il Regno!"

Fra' Domenico Spatola 
Nella foto: Dipinto del Lorenzetti