venerdì 20 marzo 2026

Fra' Domenico Spatola: Vita piena...




"Lazzaro non è morto:
ma sepolto è nell'orto
ove la vita seminata
a spiga sarà donata". 
Così a Marta, Gesù, dicesti
di Lazzaro cui facesti amicizia 
in dovizia
di bontà. 
Non muore in verità, 
chi ha in te  creduto, 
e vita piena avrà avuto.

Fra' Domenico Spatola
(dipinto di Giotto)

Commento di fra Domenico Spatola al Vangelo della Quinta Domenica di Quaresima (anno A): Giovanni 11,1-45

1 Era allora malato un certo Lazzaro di Betània, il villaggio di Maria e di Marta sua sorella. 2 Maria era quella che aveva cosparso di olio profumato il Signore e gli aveva asciugato i piedi con i suoi capelli; suo fratello Lazzaro era malato. 3 Le sorelle mandarono dunque a dirgli: «Signore, ecco, il tuo amico è malato».4 All'udire questo, Gesù disse: «Questa malattia non è per la morte, ma per la gloria di Dio, perché per essa il Figlio di Dio venga glorificato». 5 Gesù voleva molto bene a Marta, a sua sorella e a Lazzaro. 6 Quand'ebbe dunque sentito che era malato, si trattenne due giorni nel luogo dove si trovava. 7 Poi, disse ai discepoli: «Andiamo di nuovo in Giudea!». 8 I discepoli gli dissero: «Rabbì, poco fa i Giudei cercavano di lapidarti e tu ci vai di nuovo?». 9 Gesù rispose: «Non sono forse dodici le ore del giorno? Se uno cammina di giorno, non inciampa, perché vede la luce di questo mondo; 10 ma se invece uno cammina di notte, inciampa, perché gli manca la luce». 11 Così parlò e poi soggiunse loro: «Il nostro amico Lazzaro s'è addormentato; ma io vado a svegliarlo». 12 Gli dissero allora i discepoli: «Signore, se s'è addormentato, guarirà». 13 Gesù parlava della morte di lui, essi invece pensarono che si riferisse al riposo del sonno. 14 Allora Gesù disse loro apertamente: «Lazzaro è morto 15 e io sono contento per voi di non essere stato là, perché voi crediate. Orsù, andiamo da lui!». 16 Allora Tommaso, chiamato Dìdimo, disse ai condiscepoli: «Andiamo anche noi a morire con lui!».
17 Venne dunque Gesù e trovò Lazzaro che era già da quattro giorni nel sepolcro. 18 Betània distava da Gerusalemme meno di due miglia 19 e molti Giudei erano venuti da Marta e Maria per consolarle per il loro fratello. 20 Marta dunque, come seppe che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa. 21 Marta disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! 22 Ma anche ora so che qualunque cosa chiederai a Dio, egli te la concederà». 23 Gesù le disse: «Tuo fratello risusciterà». 24 Gli rispose Marta: «So che risusciterà nell'ultimo giorno». 25 Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; 26 chiunque vive e crede in me, non morrà in eterno. Credi tu questo?». 27 Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio che deve venire nel mondo».
28 Dopo queste parole se ne andò a chiamare di nascosto Maria, sua sorella, dicendo: «Il Maestro è qui e ti chiama». 29 Quella, udito ciò, si alzò in fretta e andò da lui. 30 Gesù non era entrato nel villaggio, ma si trovava ancora là dove Marta gli era andata incontro. 31 Allora i Giudei che erano in casa con lei a consolarla, quando videro Maria alzarsi in fretta e uscire, la seguirono pensando: «Va al sepolcro per piangere là». 32 Maria, dunque, quando giunse dov'era Gesù, vistolo si gettò ai suoi piedi dicendo: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!». 33 Gesù allora quando la vide piangere e piangere anche i Giudei che erano venuti con lei, si commosse profondamente, si turbò e disse: 34 «Dove l'avete posto?». Gli dissero: «Signore, vieni a vedere!». 35 Gesù scoppiò in pianto. 36 Dissero allora i Giudei: «Vedi come lo amava!». 37 Ma alcuni di loro dissero: «Costui che ha aperto gli occhi al cieco non poteva anche far sì che questi non morisse?».
38 Intanto Gesù, ancora profondamente commosso, si recò al sepolcro; era una grotta e contro vi era posta una pietra. 39 Disse Gesù: «Togliete la pietra!». Gli rispose Marta, la sorella del morto: «Signore, già manda cattivo odore, poiché è di quattro giorni». 40 Le disse Gesù: «Non ti ho detto che, se credi, vedrai la gloria di Dio?». 41 Tolsero dunque la pietra. Gesù allora alzò gli occhi e disse: «Padre, ti ringrazio che mi hai ascoltato. 42 Io sapevo che sempre mi dai ascolto, ma l'ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato». 43 E, detto questo, gridò a gran voce: «Lazzaro, vieni fuori!». 44 Il morto uscì, con i piedi e le mani avvolti in bende, e il volto coperto da un sudario. Gesù disse loro: «Scioglietelo e lasciatelo andare».
45 Molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di quel che egli aveva compiuto, credettero in lui.

La morte di Lazzaro fu interpretata da Gesù come un "sonno". Annunziò perciò ai discepoli che sarebbe andato fino a Betania per svegliarlo. Ma Lazzaro era morto da quattro giorni. L'indicazione diceva morte definitiva. A Marta, la sorella andata incontro per rimproverargli l'assenza causa della morte del fratello, Gesù  promise la Risurrezione di Lazzaro. Ma "alla fine del tempo" lamentò a risposta la sorella. "No", le disse Gesù, "ma subito, perché io sono la risurrezione e la vita, e chi crede in me continua a vivere". Lazzaro aveva le carte in regola per non morire. Gesù chiese a Marta la  fede. "Credo", rispose, e lo proclamò  "Figlio di Dio". Maria, l'altra sorella venuta nel frattempo, ripeté a Gesù lo stesso lamento. Ed egli, commosso, chiese del luogo della sepoltura. Alla  vista della grotta con all'imboccatura l'enorme pietra, pianse. Chiese che venisse tolta, ma tornarono a ricordargli che i quattro giorni necessari per dichiarare la morte avvenuta, erano trascorsi. Gesù insistette. Tolta la pietra, Gesù ringraziò il Padre, per il gesto che avrebbe favorito la fede in lui. Poi gridò: "Lazzaro, vieni fuori!". Uscì il morto, legato con bende e con il viso nel sudario. Bisognava scioglierlo, ma il morto era quello che ognuno teneva legato nel proprio dolore, perché Lazzaro non era il morto, era con il Padre. "Lasciatelo andare" fu perciò l'ultima raccomandazione di Gesù alla Comunità, perché la morte non esisteva. "Si va al Padre"  divenne della Chiesa lo slogan della sua fede in Gesù "Vita e Risurrezione".

Fra' Domenico Spatola

(dipinto di Duccio di Buoninsegna)

giovedì 12 marzo 2026

Fra' Domenico Spatola: Del mondo sei Luce...



Quel cieco, o Dio,   
son io, 
e tu, Gesù, ungi miei occhi, 
perché schiocchi
in mio cuore
tuo splendore. 
Ero spento
ma, a portento, 
vedo il tuo volto
or che m'hai tolto
diottrie corte
cambiando la mia sorte.
Del mondo sei luce
la cui scia conduce
al tuo cuore, 
ove l'Amore,
da sua morte porge
Vita che risorge.

Fra' Domenico Spatola

Commento di fra Domenico Spatola al Vangelo della Quarta domenica di Quaresima (Anno A): Giovanni 9,1.6-9.13-17.34-38

 
Giovanni 9:1
Passando vide un uomo cieco dalla nascita
Giovanni 9:6-9
6 Detto questo sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco 7 e gli disse: «Va' a lavarti nella piscina di Sìloe (che significa Inviato)». Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva. 8 Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, poiché era un mendicante, dicevano: «Non è egli quello che stava seduto a chiedere l'elemosina?». 9 Alcuni dicevano: «È lui»; altri dicevano: «No, ma gli assomiglia». Ed egli diceva: «Sono io!».
Giovanni 9:13-17
13 Intanto condussero dai farisei quello che era stato cieco: 14 era infatti sabato il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi. 15 Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come avesse acquistato la vista. Ed egli disse loro: «Mi ha posto del fango sopra gli occhi, mi sono lavato e ci vedo». 16 Allora alcuni dei farisei dicevano: «Quest'uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato». Altri dicevano: «Come può un peccatore compiere tali prodigi?». E c'era dissenso tra di loro. 17 Allora dissero di nuovo al cieco: «Tu che dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?». Egli rispose: «È un profeta!».
Giovanni 9:34-38
34 Gli replicarono: «Sei nato tutto nei peccati e vuoi insegnare a noi?». E lo cacciarono fuori.
35 Gesù seppe che l'avevano cacciato fuori, e incontratolo gli disse: «Tu credi nel Figlio dell'uomo?». 36 Egli rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in lui?». 37 Gli disse Gesù: «Tu l'hai visto: colui che parla con te è proprio lui». 38 Ed egli disse: «Io credo, Signore!». E gli si prostrò innanzi.


Gesù incontrò l'uomo cieco. Figura di chiunque ancora non aveva incontrato lui "luce del Mondo".
Lo volle "ri-creare", con il gesto di quando lo aveva creato. Stessi gli elementi: la "terra" e il "soffio dello Spirito". Con l'unguento, gli aprì gli occhi. "Vai a lavarli alla piscina di Siloe", gli disse. Il valore era messianico: "Inviato". Si lavò e vedeva.  Accadde in un sabato, giorno sacro al riposo di Dio. La guarigione dell'infermo era tra le 1521 cose proibite dalla Legge e, avendola  trasgredita, Gesù "non poteva venire da Dio". Fu la loro sentenza. Alcuni tra i presenti, privi di pregiudizi, invece lo riconobbero "profeta". Fu da subito istruito il processo. I farisei vollero sapere dai genitori del ragazzo se fosse stato realmente cieco. Essi, senza  compromettersi, risposero che "il figlio era in grado di chiarire. Lo chiedessero a lui".   Le pressioni furono anche psicologiche, per indurre il ragazzo a dire che "colui che gli aveva dato la vista era un peccatore". Ma l'imputato non cambiò versione: "So che ero cieco - ripeté a oltranza - e ora ci vedo". Poi, volle sfidarli: "Volete forse diventare suoi discepoli?". Presero la provocazione  come bestemmia, "noi - risposero - siamo discepoli di Mosè, del quale conosciamo l'origine, mentre di lui non sappiamo di dove sia". Ma al ragazzo non interessavano affatto le loro dottrine, perché "prima non vedeva e ora ci vede". Passarono  alle offese: "Anche tu sei un peccatore!". Lo cacciarono dalla sinagoga. Gesù lo trovò e ne sollecitò la fede: "Credi nel Figlio dell'uomo?".  Chiese: "Chi è, Signore?". 
"Sono io, che ti parlo". 
Rispose: "Credo, Signore!".

Fra' Domenico Spatola

venerdì 6 marzo 2026

Fra' Domenico Spatola: Tuo cuore, Gesù, fonte d'amore




Quel pozzo fu l'approdo
ma era frodo, 
perché sua acqua non dissetò mia arsura. 
Giungesti allora tu e con tua cura
acqua a me donasti, 
e, chiedendo fede dissetasti
me, che dissoluto, cercavo altrove risoluto
come potere avere
acqua da bere. 
Gesù, la tua fu la migliore
offerta, 
mi mettevi però allerta
d'altra fonte che non fosse il cuore, 
quello tuo, da cui sgorga l'Amore.


Di Domenico Spatola

Commento di fra' Domenico Spatola al Vangelo della Terza domenica di Quaresima (anno A): Giovanni 4, 5-42

5
 Giunse pertanto ad una città della Samaria chiamata Sicàr, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: 6 qui c'era il pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, stanco del viaggio, sedeva presso il pozzo. Era verso mezzogiorno. 7 Arrivò intanto una donna di Samaria ad attingere acqua. Le disse Gesù: «Dammi da bere». 8 I suoi discepoli infatti erano andati in città a far provvista di cibi. 9 Ma la Samaritana gli disse: «Come mai tu, che sei Giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». I Giudei infatti non mantengono buone relazioni con i Samaritani. 10 Gesù le rispose: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: "Dammi da bere!", tu stessa gliene avresti chiesto ed egli ti avrebbe dato acqua viva». 11 Gli disse la donna: «Signore, tu non hai un mezzo per attingere e il pozzo è profondo; da dove hai dunque quest'acqua viva? 12 Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede questo pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo gregge?». 13 Rispose Gesù: «Chiunque beve di quest'acqua avrà di nuovo sete; 14 ma chi beve dell'acqua che io gli darò, non avrà mai più sete, anzi, l'acqua che io gli darò diventerà in lui sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna». 15 «Signore, gli disse la donna, dammi di quest'acqua, perché non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua». 16 Le disse: «Va' a chiamare tuo marito e poi ritorna qui». 17 Rispose la donna: «Non ho marito». Le disse Gesù: «Hai detto bene "non ho marito"; 18 infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero». 19 Gli replicò la donna: «Signore, vedo che tu sei un profeta. 20 I nostri padri hanno adorato Dio sopra questo monte e voi dite che è Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare». 21 Gesù le dice: «Credimi, donna, è giunto il momento in cui né su questo monte, né in Gerusalemme adorerete il Padre. 22 Voi adorate quel che non conoscete, noi adoriamo quello che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. 23 Ma è giunto il momento, ed è questo, in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità; perché il Padre cerca tali adoratori. 24 Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorarlo in spirito e verità». 25 Gli rispose la donna: «So che deve venire il Messia (cioè il Cristo): quando egli verrà, ci annunzierà ogni cosa». 26 Le disse Gesù: «Sono io, che ti parlo».
27 In quel momento giunsero i suoi discepoli e si meravigliarono che stesse a discorrere con una donna. Nessuno tuttavia gli disse: «Che desideri?», o: «Perché parli con lei?». 28 La donna intanto lasciò la brocca, andò in città e disse alla gente: 29 «Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia forse il Messia?». 30 Uscirono allora dalla città e andavano da lui.
31 Intanto i discepoli lo pregavano: «Rabbì, mangia». 32 Ma egli rispose: «Ho da mangiare un cibo che voi non conoscete». 33 E i discepoli si domandavano l'un l'altro: «Qualcuno forse gli ha portato da mangiare?». 34 Gesù disse loro: «Mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera. 35 Non dite voi: Ci sono ancora quattro mesi e poi viene la mietitura? Ecco, io vi dico: Levate i vostri occhi e guardate i campi che già biondeggiano per la mietitura. 36 E chi miete riceve salario e raccoglie frutto per la vita eterna, perché ne goda insieme chi semina e chi miete. 37 Qui infatti si realizza il detto: uno semina e uno miete. 38 Io vi ho mandati a mietere ciò che voi non avete lavorato; altri hanno lavorato e voi siete subentrati nel loro lavoro».
39 Molti Samaritani di quella città credettero in lui per le parole della donna che dichiarava: «Mi ha detto tutto quello che ho fatto». 40 E quando i Samaritani giunsero da lui, lo pregarono di fermarsi con loro ed egli vi rimase due giorni. 41 Molti di più credettero per la sua parola 42 e dicevano alla donna: «Non è più per la tua parola che noi crediamo; ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo».

Un appuntamento galante. Tale appare dalla necessità dell'incontro, cui Gesù non volle sottrarsi. La Samaritana "inconsapevole" venne al pozzo di Giacobbe. Acqua stantia raccoglieva e in maniera faticosa, come per l'osservanza della Legge di Mosè. Gesù le parlò subito dello Spirito, accolto senza fatica, come da sorgente d'acqua viva". "Dammi da bere!" aveva chiesto alla donna, che era Samaritana. Bastava ciò per dichiararla "impura", e come  i suoi corregionali, "nemica d'Israele". 
"Come mai un giudeo si abbassava a chiedere acqua da bere a lei?". Meravigliata la donna, non conoscendo ancora l'interlocutore. Altrimenti "sarebbe stata infatti essa stessa a chiedere a lui". Così Gesù rispose allo stupore della donna. Egli le avrebbe dato l'acqua viva che disseta, senza farle più rinnovare la fatica di venirla a prelevare dal pozzo". Disponibile la donna: "Dammi - gli disse - quest'acqua, così non sarò più costretta a tornare al pozzo". Era figurata la Legge. Fatta breccia nel suo animo, Gesù chiese di più: "Vai a chiamare tuo marito". 
"Non ho marito", gli rispose. 
"Ne hai avuto cinque" le rispose, dandole ragione. Alludeva alla Samaria divenuta idolatrica per le cinque divinità imposte dagli Assiri nell'VIII secolo avanti Cristo. Iahvè perciò non era più il marito unico. 
La donna, avvinta, lo dichiarò "profeta" e chiese in fatto del culto: "Dove bisogna adorare Dio?". Gli propose le due località: Gerusalemme o sul monte Garizim. Tranciante: "Dio - rispose - è Spirito e si adora in Spirito e verità", aggiungendo: "Il Padre cerca tali adoratori". La donna allora chiese se fosse lui "il Messia che avrebbe svelato ogni cosa" . "Sono io che ti parlo". Frattanto tornarono i discepoli, che erano andati a comprare cibo, a disincantare l'idillio. La donna, lasciata la brocca ormai inutile, corse ad annunciare alla sua gente dell'uomo che le aveva svelato tutto. "Sarà il Messia?" si interrogava. Intanto i discepoli, pressavano Gesù perché mangiasse, ma altro era il cibo da  lui preferito e che essi non conoscevano. Lo indicò tuttavia  nelle bionde messi, seminate da altri, e che essi avrebbero raccolto. Intanto i Samaritani accorsi, dichiararono di credere in Gesù "Salvatore del mondo", non per la parola della donna ma per quella udita da lui. 
Alla stessa ora, qualche tempo dopo, sulla Croce Gesù chiederà di nuovo acqua da bere, perché "la sua sete - affermava Gregorio Nazianzeno - è che noi abbiamo sete di lui".
Di Domenico Spatola

venerdì 27 febbraio 2026

Fra' Domenico Spatola: "Ascoltate il mio Figlio!"



Estremo fronte
fu l'alto monte 
dove già trasfigurato, 
ai suoi fu mostrato.
Con Gesù, Messia,   
eran Mosè ed Elia. 
Suo vestito in candore
e di solar splendore
ne era il volto. 
Pietro, coinvolto, 
a nome degli altri due, 
non stette sulle sue, 
e tre capanne volea costruire
così da non far sparire
la gloria da sua vista, 
ritenendo ormai conquista
bloccare quella scena
e di morir non darsi pena. 
Ma del Padre l'intervento, 
pose fine a quel commento, 
e dettò a Pietro 
di porsi dietro,
e a tutti il consiglio:
"Ascoltate il mio Figlio!".

Di Domenico Spatola

Commento di fra' Domenico Spatola al Vangelo della seconda domenica di Quaresima (anno A): Matteo 17, 1-9

1
 Sei giorni dopo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. 2 E fu trasfigurato davanti a loro; il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. 3 Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui. 4 Pietro prese allora la parola e disse a Gesù: «Signore, è bello per noi restare qui; se vuoi, farò qui tre tende, una per te, una per Mosè e una per Elia». 5 Egli stava ancora parlando quando una nuvola luminosa li avvolse con la sua ombra. Ed ecco una voce che diceva: «Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto. Ascoltatelo». 6 All'udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. 7 Ma Gesù si avvicinò e, toccatili, disse: «Alzatevi e non temete». 8 Sollevando gli occhi non videro più nessuno, se non Gesù solo.
9 E mentre discendevano dal monte, Gesù ordinò loro: «Non parlate a nessuno di questa visione, finché il Figlio dell'uomo non sia risorto dai morti».

Pietro, Giacomo e Giovanni, pur da discepoli prediletti, resistevano all'idea del "Messia sofferente". Pietro  per tale resistenza fu anche da Gesù rimproverato di comportarsi da "Satana". Sei giorni dopo, Gesù li volle condurre su un alto monte, per mostrare l'esito della sua morte.  Anticipando, per loro, la sua futura Risurrezione, si trasfigurò: il volto raggiante come il sole e il vestito splendente come la luce. Accanto a lui apparvero Mosè ed Elia, testimoni che la Legge e i profeti concordavano con Gesù per il suo esodo a Gerusalemme. Pietro pensava di bloccare quel processo costruendo tre capanne. Commise l'errore di destinare la capanna centrale a Mosè il legislatore. Per lui ancora "il raìs" da ascoltare. Il Padre celeste, risentito dalla tracotanza di Pietro, lo zittì, indicandogli:"Il figlio prediletto, da ascoltare".
A visione finita e, scomparsi i beniamini, i discepoli ebbero paura di morire, avendo visto Dio in Gesù. Tranquillizzati, furono dal Maestro diffidati dal diffondere la notizia prima della sua Risurrezione.

Fra' Domenico Spatola 

venerdì 20 febbraio 2026

Fra' Domenico Spatola: Il tentatore




Dal Santo Spirito portato, 
nel deserto fu tentato
dal Satana ribelle, 
che a Gesù fece querelle:
"Come pietre trasformare 
in pane per sfamare?". 
Ancor più quel empio
volea dal pinnacolo del tempio
che si gettasse a sfidar Dio. 
"Ruolo non mio!" 
a lui Gesù rispose. 
Mostrò allor le mondane cose, 
dopo il salto
sul monte alto,
e gliele offrì da seduttore, 
se del mondo imperatore
egli lo considerava
e, prostrato, l'adorava. 
Gesù disse:
"quel ruolo apparteneva a Dio". 
Ma il Satana in oblio
non volle sua sconfitta,
per pregiudizio invitta, 
e sarebbe a lui tornato... 
per nuovo pugilato.

Fra' Domenico Spatola 

Commento di fra' Domenico Spatola al Vangelo della prima domenica di Quaresima: Matteo 4, 1-11

1
 Allora Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto per esser tentato dal diavolo. 2 E dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, ebbe fame. 3 Il tentatore allora gli si accostò e gli disse: «Se sei Figlio di Dio, di' che questi sassi diventino pane». 4 Ma egli rispose: «Sta scritto:
Non di solo pane vivrà l'uomo,
ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio».
5 Allora il diavolo lo condusse con sé nella città santa, lo depose sul pinnacolo del tempio 6 e gli disse: «Se sei Figlio di Dio, gettati giù, poiché sta scritto:
Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo,
ed essi ti sorreggeranno con le loro mani,
perché non abbia a urtare contro un sasso il tuo piede».
7 Gesù gli rispose: «Sta scritto anche:
Non tentare il Signore Dio tuo».
8 Di nuovo il diavolo lo condusse con sé sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo con la loro gloria e gli disse: 9 «Tutte queste cose io ti darò, se, prostrandoti, mi adorerai». 10 Ma Gesù gli rispose: «Vattene, satana! Sta scritto:
Adora il Signore Dio tuo e a lui solo rendi culto».

11 Allora il diavolo lo lasciò ed ecco angeli gli si accostarono e lo servivano.
Satana aveva mal sopportato la dichiarazione del Padre al battesimo del Figlio, investendolo da "Servo Sofferente", che avrebbe dato la vita sulla croce. Lo Spirito Santo lo condusse  nel deserto perché il seduttore lo tentasse, per il digiuno di quaranta giorni, con un messianismo trionfale. Non era di tutti potere "trasformare le pietre in pane". A lui Gesù ribatté che "il vero pane che sfama è la  Parola che esce dalla bocca di Dio". Superata la prova, il tentatore spinse Gesù perché desse spettacolarità, sul punto più alto del tempio. Gettandosi da lì sarebbe planato dolcemente e illeso sulla valle del Cedron perché gli Angeli lo avrebbero protetto. "Non tentare il Signore, Dio tuo!", fu la risposta per allontanarlo. La terza prova si svolse sul monte altissimo. Gli chiedeva il Satana prostrazione da essere adorato. Quel gesto bastava per conferire a Gesù tutti i regni della Terra, con lusinghe da mentitore. A lui Gesù rispose che "solo Dio va adorato!". Sconfitto, il Satana andò via ma per tornare nella vita di Gesù, in future occasioni, per tentarlo anche quando sarà sulla croce, perché si sottraesse alla missione che il Padre gli aveva tracciato.

Fra' Domenico Spatola


venerdì 13 febbraio 2026

Fra' Domenico Spatola: Ricompensa sarà l'amore

 



Di Mosè la Legge, 
Gesù, il vangelo tuo corregge. 
Non venisti per abolire
ma per fare udire
tuo nuovo insegnamento
che dell'amore fosse compimento. 
Ascia e coltello
non usar col tuo fratello. 
Ti orienti come face
costruir ogni dì la pace. 
Il tuo occhio sia puro nel guardare, 
e ti saprà ricompensare 
Dio che vede il cuore, 
e la ricompensa sua sarà l'amore.

Di Domenico Spatola

Commento di fra Domenico Spatola al Vangelo della sesta domenica del tempo ordinario (anno A): Matteo 5, 17-37

17
 Non pensate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non son venuto per abolire, ma per dare compimento. 18 In verità vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà neppure un iota o un segno dalla legge, senza che tutto sia compiuto. 19 Chi dunque trasgredirà uno solo di questi precetti, anche minimi, e insegnerà agli uomini a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà agli uomini, sarà considerato grande nel regno dei cieli.
20 Poiché io vi dico: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli.
21 Avete inteso che fu detto agli antichi: Non uccidere; chi avrà ucciso sarà sottoposto a giudizio. 22 Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello, sarà sottoposto a giudizio. Chi poi dice al fratello: stupido, sarà sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: pazzo, sarà sottoposto al fuoco della Geenna.
23 Se dunque presenti la tua offerta sull'altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, 24 lascia lì il tuo dono davanti all'altare e va' prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna ad offrire il tuo dono.
25 Mettiti presto d'accordo con il tuo avversario mentre sei per via con lui, perché l'avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia e tu venga gettato in prigione. 26 In verità ti dico: non uscirai di là finché tu non abbia pagato fino all'ultimo spicciolo!
27 Avete inteso che fu detto: Non commettere adulterio; 28 ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore.
29 Se il tuo occhio destro ti è occasione di scandalo, cavalo e gettalo via da te: conviene che perisca uno dei tuoi membri, piuttosto che tutto il tuo corpo venga gettato nella Geenna. 30 E se la tua mano destra ti è occasione di scandalo, tagliala e gettala via da te: conviene che perisca uno dei tuoi membri, piuttosto che tutto il tuo corpo vada a finire nella Geenna.
31 Fu pure detto: Chi ripudia la propria moglie, le dia l'atto di ripudio; 32 ma io vi dico: chiunque ripudia sua moglie, eccetto il caso di concubinato, la espone all'adulterio e chiunque sposa una ripudiata, commette adulterio.
33 Avete anche inteso che fu detto agli antichi: Non spergiurare, ma adempi con il Signore i tuoi giuramenti; 34 ma io vi dico: non giurate affatto: né per il cielo, perché è il trono di Dio; 35 né per la terra, perché è lo sgabello per i suoi piedi; né per Gerusalemme, perché è la città del gran re. 36 Non giurare neppure per la tua testa, perché non hai il potere di rendere bianco o nero un solo capello. 37 Sia invece il vostro parlare sì, sì; no, no; il di più viene dal maligno.

Le "beatitudini" non furono gradite, né dal popolo né dagli stessi discepoli. Sognavano il regno di Israele dominando i pagani e impadronendosi delle loro ricchezze. Gesù affermò che le Beatitudini avevano radici nelle Scritture (Legge e Profeti). Egli non aboliva ma inaugurava il Regno, col quale Dio governa non emanando leggi ma comunicando il suo Spirito. Pretese perciò dai discepoli una "giustizia" superiore a quella formale di Scribi e Farisei. Sostituì le tradizioni passate con sue proposte: "Avete inteso che fu detto... Ma io vi dico". La formula risuonò sei volte, offrendo preziosi consigli per il quotidiano di ogni sua Comunità, disinnescando tensioni e rabbia perché non si trasformino in insulti fino ad escludere i fratelli dalla propria vita. Altrimenti si finisce nella Geenna, tipologia di ogni totale fallimento.
Nuovo il rapporto con Dio da non anteporre alla relazione col fratello e l'offerta a lui, solo dopo essersi riappacificati.
Affrontò inoltre il caso dell'adulterio nella dignità della donna sposata che fa parte della creazione e non è da considerare un oggetto di  impossesso. Suggerisce anche rimedi e prevenzione per non cadere nelle ambizioni e nel potere. La sincerità diventi abituale, senza ricorrere alla pratica del giuramento, perché il di più viene dal maligno.

Fra' Domenico Spatola

sabato 7 febbraio 2026

Fra Domenico Spatola. Dicesti, Gesù: "Voi siete il sale..."





Gesù, facesti omaggio  
ai tuoi del tuo messaggio:
"Della Terra siete il sale, 
ma, se perde sapor, non vale, 
e viene  calpestato, 
perché suo scopo ha rinnegato". 
Aggiungesti: "Luce sul poggio, 
e non sotto il moggio, 
o qual città sul monte
da chi le sta di fronte
sarà ammirata. 
Perché la luce in alto collocata
splenderà in casa
e da voi sarà evasa,
con vostra vita
che al Padre
darà gloria infinita".

Di Domenico Spatola

Commento di fra Domenico Spatola al Vangelo della quinta domenica del tempo ordinario (anno A): Matteo 5, 13-16

13
 Voi siete il sale della terra; ma se il sale perdesse il sapore, con che cosa lo si potrà render salato? A null'altro serve che ad essere gettato via e calpestato dagli uomini.
14 Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città collocata sopra un monte, 15 né si accende una lucerna per metterla sotto il moggio, ma sopra il lucerniere perché faccia luce a tutti quelli che sono nella casa. 16 Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli.

Le "Beatitudini", dettate dal monte costituivano la Nuova Legge. Alla stregua di un atto testamentario, Gesù volle che a garantirne la immortalità fossero i discepoli. Li chiamò "sale della Terra" e per responsabilizzarli, ipotizzò che "il sale perda il sapore". Chiese loro: "A che servirà?". Le strade sterrate della Galilea, con la pioggia diventavano pantani intransitabili. Il sale scipito vi si gettava per prosciugarli ed essere calpestati dalla gente. Con altra immagine, inoltre prospettava la missione dei discepoli: "Voi siete la luce del mondo". Li invitava a risplendere, come "la città costruita sul monte o la lampada accesa sul candelabro, posta sopra il moggio". 
Le "Beatitudini" sono proposte per tradurle in opere buone, a somiglianza di quelle del Padre del cielo.

Fra' Domenico Spatola 

sabato 31 gennaio 2026

Fra' Domenico Spatola: Beatitudini



Con tuo linguaggio, 
felice assaggio
facesti di novità. 
Dicesti: "beato chi è in povertà
e chi, assetato di giustizia, 
senza mestizia
guarda al futuro
e nel tempo duraturo, 
in cui la consolazione
sarà ecclesial missione. 
Infin sono beati i miti 
che, fuori dalle liti, 
costruiscono la pace
la sola audace
che fa di Dio figli. 
Poi ai seguaci desti consigli
per il Regno
nel segno 
della tua consolazione, 
in ogni persecuzione.

Fra' Domenico Spatola