venerdì 17 luglio 2026

Fra' Domenico Spatola: Il frumento e la zizzania



Gesù, in buon terreno,
facesti il pieno
del frumento 
che, contento,            
avevi seminato. 
Il nemico odiato
però sua zizzania contrappose in  abbondante dose,
da comprometterne la vita. 
Volevano i garzoni farla subito finita, 
ma prudenza
insegnasti e aver pazienza
per evitare che, nella loro mano, 
con la zizzania, finisse anche il grano. 
Aspettare dunque la  trebbiatura, 
e il raccolto manifestato avrebbe sua natura. 
Il grano fu così salvato
e del nemico il piano fu vanificato.

Fra' Domenico Spatola 

Commento di Fra' Domenico Spatola al Vangelo della Sedicesima domenica del tempo ordinario (Anno A): Matteo 13, 24-43

 
24 Un'altra parabola espose loro così: «Il regno dei cieli si può paragonare a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. 25 Ma mentre tutti dormivano venne il suo nemico, seminò zizzania in mezzo al grano e se ne andò. 26 Quando poi la messe fiorì e fece frutto, ecco apparve anche la zizzania. 27 Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: Padrone, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene dunque la zizzania? 28 Ed egli rispose loro: Un nemico ha fatto questo. E i servi gli dissero: Vuoi dunque che andiamo a raccoglierla? 29 No, rispose, perché non succeda che, cogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. 30 Lasciate che l'una e l'altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Cogliete prima la zizzania e legatela in fastelli per bruciarla; il grano invece riponetelo nel mio granaio».
31 Un'altra parabola espose loro: «Il regno dei cieli si può paragonare a un granellino di senapa, che un uomo prende e semina nel suo campo. 32 Esso è il più piccolo di tutti i semi ma, una volta cresciuto, è più grande degli altri legumi e diventa un albero, tanto che vengono gli uccelli del cielo e si annidano fra i suoi rami».
33 Un'altra parabola disse loro: «Il regno dei cieli si può paragonare al lievito, che una donna ha preso e impastato con tre misure di farina perché tutta si fermenti».
34 Tutte queste cose Gesù disse alla folla in parabole e non parlava ad essa se non in parabole, 35 perché si adempisse ciò che era stato detto dal profeta:
Aprirò la mia bocca in parabole,
proclamerò cose nascoste fin dalla fondazione del mondo.
36 Poi Gesù lasciò la folla ed entrò in casa; i suoi discepoli gli si accostarono per dirgli: «Spiegaci la parabola della zizzania nel campo». 37 Ed egli rispose: «Colui che semina il buon seme è il Figlio dell'uomo. 38 Il campo è il mondo. Il seme buono sono i figli del regno; la zizzania sono i figli del maligno, 39 e il nemico che l'ha seminata è il diavolo. La mietitura rappresenta la fine del mondo, e i mietitori sono gli angeli. 40 Come dunque si raccoglie la zizzania e si brucia nel fuoco, così avverrà alla fine del mondo. 41 Il Figlio dell'uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti gli operatori di iniquità 42 e li getteranno nella fornace ardente dove sarà pianto e stridore di denti. 43 Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro. Chi ha orecchi, intenda!

Tre parabole di Gesù per le dinamiche e l'affermazione del Regno di Dio. La prima narra del buon frumento fatto seminare dal padrone nel suo terreno. La zizzania sarà seminata nottetempo dal nemico. Tale erbaccia, dai frutti soporiferi e velenosi, agli inizi assomiglia al frumento da confondersi con esso. I garzoni, accortisi del danno, vorrebbero che il padrone desse loro il permesso di intervenire per estirparla. Il padrone fece notare il rischio di confonderla con il buon grano. Propose perciò di attenderne la crescita. Il messaggio di Gesù è alla Comunità di tutti i tempi. Il "catarismo" ossia la "Chiesa fatta solo dai puri", è  tentazione costante. Essa è fatta da "santi e  peccatori". "Casta meretrix"  la definì Sant'Ambrogio nel IV secolo. La maturazione dei due semi  dunque avrebbe verificato le rispettive identità e garantito quello buono.  La parabola della "senape", dice l'autocomprensione del Regno. Il seme della senape è il più piccolo tra quelli dell'orto, ma quando matura, il suo arbusto si fa il più grande. Dei suoi frutti vengono a nutrirsi gli uccelli. La senape è  contrapposta al cedro che invece simboleggia Israele, per le sue ansie di grandezza e di potere. Il cedro, sotto  rami robusti domina i pagani, raffigurati dagli uccelli che vi nidificano sottomessi. Terza similitudine del Regno è il lievito. Alla massaia, per far crescere tre staia di farina (quaranta chili), di lievito basta una minima dose. Così il Regno agisce intimamente nel silenzio e, con pazienza e umiltà, matura il prodigio della crescita.

Fra' Domenico Spatola


venerdì 10 luglio 2026

Fra' Domenico Spatola: Tua Parola fu seme




Venni alla scuola
della tua Parola. 
Come seme
essa sol teme
la accoglienza. 
Dov'è l'assenza 
dell'umore, 
con batticuore, 
il seminatore getta la semente
anche dove non crescerà niente,
Si augura che non cada
sulla strada, 
o tra i sassi  incuneato
o dalle spine soffocato.
E gode invece se in buon terreno, 
onde spera verrà pieno
il raccolto
perché molto
è il frutto ricavato, 
col seme sparso e maturato.

Fra' Domenico Spatola

Commento di Fra' Domenico Spatola al Vangelo della Quindicesima domenica del tempo ordinario (Anno A): Matteo 13, 1-9

1
Quel giorno Gesù uscì di casa e si sedette in riva al mare. 2 Si cominciò a raccogliere attorno a lui tanta folla che dovette salire su una barca e là porsi a sedere, mentre tutta la folla rimaneva sulla spiaggia.
3 Egli parlò loro di molte cose in parabole.
E disse: «Ecco, il seminatore uscì a seminare. 4 E mentre seminava una parte del seme cadde sulla strada e vennero gli uccelli e la divorarono. 5 Un'altra parte cadde in luogo sassoso, dove non c'era molta terra; subito germogliò, perché il terreno non era profondo. 6 Ma, spuntato il sole, restò bruciata e non avendo radici si seccò. 7 Un'altra parte cadde sulle spine e le spine crebbero e la soffocarono. 8 Un'altra parte cadde sulla terra buona e diede frutto, dove il cento, dove il sessanta, dove il trenta. 9 Chi ha orecchi intenda».

Il mare doveva ispirare l'universalità della Parola. Perciò la folla stava in spiaggia a guardare il mare, e udire Gesù che, dalla barca, in parabola, annunciava la Parola. La descriveva con le dinamiche del seme. Il terreno, che l'accoglie, non sempre è idoneo. Infatti vengono esemplificati quattro modelli di recezione.  Il primo è la "strada". Il seme quando vi finisce non ha prospettive di crescita. Gli uccelli lo beccano. Quello caduto tra le pietre non trova umore, e senza radici secca al primo sole. Le "spine" cresciute con il seme, lo soffocano. Il quarto modello è rappresentato dal buon terreno, dove il seme, accolto, vi trova l'umore per crescere con picchi di maturazione che possono arrivare a  percentuali del cento per cento. 
Spiegava, fuori metàfora ai discepoli, la parabola,  perché comprendessero la Parola, mentre alla folla ne lasciava velato il significato. Ricordava quanto aveva affermato Isaia del suo popolo: "guardino ma non vedano e odano ma non comprendano". 
La Parola è il dono che va accolto per essere meritato.

Fra' Domenico Spatola

venerdì 3 luglio 2026

Fra' Domenico Spatola: Venite a me...

Lode al Padre rendevi, o Cristo, 
perché al tristo
e saputello  dottore, 
che arroganza coltivava in cuore, 
non s'è svelato, 
mentre ai piccoli che aveva amato
in quintessenza
di benevolenza, 
del cielo
ha tolto il velo.
Tutto
diede a te, 
per me, 
e chi conosce lui
è colui
che nel Figlio  crede
perché il Padre vede.
I piccoli chiamasti a te
a dar senso ai lor perché 
di stanchezza e oppressione, 
dando ristoro e comprensione.
L'invitasti poi alla tua Scuola
per imparare da tua Parola
che del giogo il peso pur non poco, 
con te diventa fioco.

Fra' Domenico Spatola

Commento di Fra' Domenico Spatola al Vangelo della Quattordicesima domenica del tempo ordinario (Anno A): Matteo 11, 25-30

25
In quel tempo Gesù disse: «Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli. 26 Sì, o Padre, perché così è piaciuto a te. 27 Tutto mi è stato dato dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare.
28 Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò. 29 Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime. 30 Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero».

Gesù aveva lamentato il rifiuto delle città sottomesse  all'insegnamento di Scribi e Farisei. Benedice però il Padre per "i semplici" che lo hanno accolto. Del Padre elogiò l'essersi nascosto alle logiche dei dottori della Legge, perché egli è il Dio-Amore, non può essere compreso da chi si rapporta, con lui e con il prossimo coi criteri di un Codice. Per il Padre,
l'uomo è la creatura che egli ama e protegge. Perciò  criterio unico per interpretare la sua stessa Parola, è attuare la felicità dell'uomo. Chi ritiene che l'osservanza dei comandamenti è più importante del bene dell'uomo, non potrà mai comprendere
l'amore di Dio. Semplici sono coloro che accolgono Dio in quanto "Amore" , perché di esso hanno bisogno. Tale dinamica nello Spirito consente la conoscenza del Figlio e del Padre, che in Gesù "l'Emmanuele" si fa "Dio con noi", quindi non da cercare, ma da accogliere e, insieme con lui e come lui, orientarsi verso l'umanità.  Dio si mostra qual è, cioè Amore, se si toglie la Legge che impedisce di conoscerne la natura di Padre. Da qui  incolmabile la distanza dai dottori della Legge, che sanno  appesantire di norme e creare nell'anima spaventosi sensi di colpa. Agli "stanchi e oppressi" dalla Legge, Gesù dà l'invito a venire a lui. Il ristoro che promette è il riposo quando si accoglie il suo giogo da condividere con lui accogliendo le "Beatitudini", per la felicità. Non dunque regole da osservare, ma amore da accogliere e  condividere.

Fra' Domenico Spatola

venerdì 26 giugno 2026

Fra' Domenico Spatola: La tua ricompensa

 

Ai genitori, 
Gesù, dei figli vanno i cuori. 
"Ma se non son di impedimento" 
fu il tuo commento, 
per essere del Regno 
tuo segno. 
Chiara fu la tua voce:
"prendere la croce
e aprire la vela
per la tua sequela".
Dicesti che l'egoista
è un disfattista, 
mentre colui che vita dona, 
rende più che buona
la sua offerta, 
e lieto sarà alla scoperta
d'averla ritrovata. 
A lui verrà data
in ricompensa, 
se farà sedere a mensa 
il mio seguace
e acqua a lui verace  appronta, 
Perché infine è l'amor che conta.

Di Domenico Spatola

Commento di Fra' Domenico Spatola al Vangelo della Tredicesima Domenica del tempo ordinario (Anno A): Matteo 10, 37-42

37
Chi ama il padre o la madre più di me non è degno di me; chi ama il figlio o la figlia più di me non è degno di me; 38 chi non prende la sua croce e non mi segue, non è degno di me. 39 Chi avrà trovato la sua vita, la perderà: e chi avrà perduto la sua vita per causa mia, la troverà.
40 Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato. 41 Chi accoglie un profeta come profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto come giusto, avrà la ricompensa del giusto. 42 E chi avrà dato anche solo un bicchiere di acqua fresca a uno di questi piccoli, perché è mio discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa».

Padre e madre meritano amore. È nella natura delle cose. Se però la loro autorità si fa prepotente da inibire la crescita dei figli non consente di realizzare la pienezza della vita. Questa infatti chiede scelte coraggiose. Spesso anche dolorose. Il senso è nel figurato "sollevare la croce" per seguire Gesù. L'immagine è colta nel momento in cui il condannato alla crocifissione sollevava da terra il  patibolo. Il disprezzo della società era pari al rifiuto totale. Anticipato era nell'immagine il destino del Maestro,  perseguitato dalla società fino alla morte in Croce. Gesù chiedeva a chi lo voleva seguire stessa generosità. Incondizionata fino al dono della vita. Ne anticipava il premio. La adesione a lui infatti sarebbe stato il migliore investimento per il futuro. La ricompensa al suo discepolo  non era solo equiparata a quella del Profeta e del Giusto, ma insieme a chi gli offriva anche un bicchiere di acqua fresca, era nel dono più incommensurabile: il Padre e il Figlio avrebbero abitato in loro.

Fra' Domenico Spatola

venerdì 19 giugno 2026

Fra' Domenico Spatola: La tua offerta...


Gesù, i tuoi segreti
non furon divieti, 
ma d'amore offerta, 
in cuore sofferta, 
a segno
del Regno
che ragiona di pace, 
e con forza audace
alla morte diè affondo
per la vita del mondo. 

Di Domenico Spatola

Commento di Fra' Domenico Spatola al Vangelo della XII domenica del tempo ordinario (Anno A): Matteo 10, 26-33

 
26 Non li temete dunque, poiché non v'è nulla di nascosto che non debba essere svelato, e di segreto che non debba essere manifestato. 27 Quello che vi dico nelle tenebre ditelo nella luce, e quello che ascoltate all'orecchio predicatelo sui tetti. 28 E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l'anima; temete piuttosto colui che ha il potere di far perire e l'anima e il corpo nella Geenna. 29 Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure neanche uno di essi cadrà a terra senza che il Padre vostro lo voglia.
30 Quanto a voi, perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati; 31 non abbiate dunque timore: voi valete più di molti passeri!
32 Chi dunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch'io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; 33 chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch'io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli.

Gesù preparando i discepoli alla Missione, li allertava sui pericoli e le minacce che avrebbero subìto dalla società che, non riconoscendoli suoi, li avrebbe rigettato come corpi estranei. Li incoraggiava a non avere paura di chi poteva uccidere il corpo ma non l'anima, perché la morte non interrompe la vita di chi crede in lui. Il compito affidato era l'evangelizzazione, da portare in tutto il mondo con la pace. Nessun timore dunque. L'unico da temere dovrebbe essere Dio, in grado di fare precipitare nella Geena, il fuoco inestinguibile. Ma non è il Dio annunciato da Gesù. Egli è infatti il Padre, datore di vita. Ama i figli e si prende cura di loro, come della intera Creazione. Nella sua tenerezza nutre passeri insignificanti e nocivi. Egli conosce e predilige chi ama suo Figlio e collabora con lui consentendogli di coronare la vita con successo,  perché, nel caso contrario, sarebbe il fallimento.

Fra' Domenico Spatola

venerdì 12 giugno 2026

Fra' Domenico Spatola: Risvegliar l'amore

 


Sul monte, 
un nuovo fronte
apristi ai tuoi:
eran 
Dodici e li volesti suoi, 
cioè del Padre che  implorato
avevi per il mandato 
ad evangelizzare. 
Ad andare
li inviasti
da seguaci,  
e li volesti generosamente audaci. 
A loro desti tuo potere
così che ognuno avere
potesse dello Spirito la forza
per rompere la scorza
d'ogni egoismo in cuore
e risvegliar l'amore.

Di Domenico Spatola

Commento di Fra' Domenico Spatola al Vangelo della Undicesima domenica del tempo ordinario (Anno A): Matteo 9,36-10,8

9:36
Vedendo le folle ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite, come pecore senza pastore. 37 Allora disse ai suoi discepoli: «La messe è molta, ma gli operai sono pochi! 38 Pregate dunque il padrone della messe che mandi operai nella sua messe!».
10:1 Chiamati a sé i dodici discepoli, diede loro il potere di scacciare gli spiriti immondi e di guarire ogni sorta di malattie e d'infermità.
2 I nomi dei dodici apostoli sono: primo, Simone, chiamato Pietro, e Andrea, suo fratello; Giacomo di Zebedèo e Giovanni suo fratello, 3 Filippo e Bartolomeo, Tommaso e Matteo il pubblicano, Giacomo di Alfeo e Taddeo, 4 Simone il Cananeo e Giuda l'Iscariota, che poi lo tradì.
5 Questi dodici Gesù li inviò dopo averli così istruiti:
«Non andate fra i pagani e non entrate nelle città dei Samaritani; 6 rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa d'Israele. 7 E strada facendo, predicate che il regno dei cieli è vicino. 8 Guarite gli infermi, risuscitate i morti, sanate i lebbrosi, cacciate i demòni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date.

Di compassione fu il sentimento di Cristo. Il popolo d'Israele languiva denutrito e stanco.  Abbandonato  dai capi come
"un gregge di pecore senza pastore". Traditori dell'affido divino, i capi religiosi avevano sfruttato la gente. Appassionato perciò fu l'appello di Gesù ai discepoli: "Pregate il Signore della messe perché mandi operai nella sua messe". Li chiedeva da servi per amore e non da sfruttatori. Scelse i "Dodici" a sostituire le dodici tribù di Israele che avevano rinunciato a collaborare. I nomi degli Apostoli emblematici a rappresentare i discepoli di tutti i tempi. Diede loro lo Spirito Santo perché dessero salute e guarissero dalle infermità e dagli spiriti immondi. Nuovo ruolo di apostolo, funzionale a motivare i discepoli futuri a proporre il Vangelo e partecipare  stessa "compassione" del Signore. Israele fu il primo destinatario. Urgeva provvedere alle "pecore perdute della casa di Israele". Il Regno loro annunciato era disponibile a chi lo volesse e l'annuncio motivato con stessa gratuità di dono ricevuto.

Fra' Domenico Spatola

venerdì 5 giugno 2026

Fra' Domenico Spatola: Era il tuo pane...



Attese non vane
mi dona il tuo Pane. 
Lo spezzi per me
perché con te
condivida destino
in stesso cammino
che Tu mi proponi, 
e al cuore mi esponi
stesso messaggio
perché con coraggio
mi faccia pane spezzato
per esser donato
sul tuo stesso modello, 
ad ogni fratello.

Fra' Domenico Spatola

Commento di Fra' Domenico Spatola al Vangelo della Solennità del "Corpus Domini" (anno A): Giovanni 6, 51, 58

51
Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».
52 Allora i Giudei si misero a discutere tra di loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?». 53 Gesù disse: «In verità, in verità vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell'uomo e non bevete il suo sangue, non avrete in voi la vita. 54 Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell'ultimo giorno. 55 Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. 56 Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e io in lui. 57 Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia di me vivrà per me. 58 Questo è il pane disceso dal cielo, non come quello che mangiarono i padri vostri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».

Nella sinagoga, a Cafarnao, col suo discorso Gesù aveva deluso la folla che lo voleva acclamare re, preoccupato i capi religiosi per la proposta della nuova  relazione con Dio e scontentato i discepoli che lo abbandonarono.  Si era dichiarato Dio e identificato come "Pane di vita". "Dato dall'alto" perché di origine divina  e portatore di vita immortale. Lo specificò "sua carne", per la quale comunica lo Spirito. Un Dio umanizzato, e la comunicazione con lui si fa possibile solo attraverso l'umanità. "Più si è umani e più si è divini" (papa Francesco). 
Quale la reazione dei Giudei? Di totale rigetto. Per loro era inaccettabile un Dio che, anziché pretendere sacrifici, si facesse egli stesso dono all'umanità.
Gesù ribadì che bisognava mangiare la sua carne e bere il suo sangue, per rimanere in lui. Sullo sfondo si alludeva all'Agnello  della notte di liberazione di Israele dalla schiavitù d'Egitto. La carne dell'animale serviva a dare forza nel viaggio, e 
il sangue a proteggerlo dalla morte. Offerta irrinunciabileper l'uomo che si vuole realizzare in pienezza. Assimilarsi a lui fino alla identificazione: "Chi mangia e beve di me, rimane in me".  Fondendosi con il credente Gesù ne avrebbe dilatato le  capacità di amore perché la vita ricevuta va donata. La manna di Mosè non salvò dalla morte chi la mangiò. Vero Pane è dunque il suo Corpo.

Fra' Domenico Spatola

venerdì 29 maggio 2026

Fra' Domenico Spatola: Santa Trinità


Mistero di luce, 
l'Universo conduce 
a te che di tua Natura
rivesti creatura. 
Impegni il Figlio
e lo Spirito con divin Consiglio, 
per la felicità
di stessa  Divinità
che mi offristi in dono
per cui figlio io sono. 
Anima mia detergo
e bianca immergo
veste
che voi mi deste
in battesimale grembo, 
ecclesiale lembo
di vostro divino amore
che alberga in me in cuore.

Di Domenico Spatola