sabato 15 agosto 2026

Fra' Domenico Spatola: Il pane dei figli...



"Pietà di me!" gridò la Cananea, 
a Gesù appena giunto dalla Galilea.
Nella comune meraviglia, 
chiese la guarigione della figlia, 
che dal maligno era tormentata. 
Voleva che venisse liberata. 
Gesù stava a tacitare,
ma i discepoli la volevano cacciare.
Ma all'insistenza di costei, 
Gesù, escludendo i Cananei, 
disse che dei figli i pani
non andavano dati ai cani. 
Replicò: "Anche questi, 
pur se modesti, 
mangiano le  briciole cadute
ai figli che non le han volute". 
Gesù, allor meravigliato, 
disse di non aver trovato
in Israele tanta fede 
e alla donna
accordò ciò in cui essa crede.

Fra' Domenico Spatola

Commento di Fra' Domenico Spatola al Vangelo della Ventesima domenica del tempo ordinario (Anno A): Matteo 15, 21-28

21
Partito di là, Gesù si diresse verso le parti di Tiro e Sidone. 22 Ed ecco una donna Cananèa, che veniva da quelle regioni, si mise a gridare: «Pietà di me, Signore, figlio di Davide. Mia figlia è crudelmente tormentata da un demonio». 23 Ma egli non le rivolse neppure una parola.
Allora i discepoli gli si accostarono implorando: «Esaudiscila, vedi come ci grida dietro». 24 Ma egli rispose: «Non sono stato inviato che alle pecore perdute della casa di Israele». 25 Ma quella venne e si prostrò dinanzi a lui dicendo: «Signore, aiutami!». 26 Ed egli rispose: «Non è bene prendere il pane dei figli per gettarlo ai cagnolini». 27 «È vero, Signore, disse la donna, ma anche i cagnolini si cibano delle briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni». 28 Allora Gesù le replicò: «Donna, davvero grande è la tua fede! Ti sia fatto come desideri». E da quell'istante sua figlia fu guarita.

Si era compromesso in Galilea,  dichiarando che "nessun cibo è impuro". Aveva negato origine divina alla legge "sul puro e sull'impuro" che costituiva un intero libro di Mosè: il Levitico. Reato gravissimo  punibile con la morte. 
Gesù dovette perciò esiliare tra i Cananei, in terra pagana. Nei dintorni di Tiro e di Sidone una donna implorò la guarigione della figlia. Lo chiamò "figlio di Davide", col titolo del bellicoso Messia, che però Gesù non riconosceva per sé. Quindi non rispose. Allora i discepoli, insofferenti alle grida della donna, chiesero a Gesù di esaudirla, così se la sarebbero levata di torno. Gesù le parlò: "Non è bene prendere il pane dei figli per gettarlo ai cani". La donna comprese la provocazione, ma replicò: "Signore - disse - anche i cani mangiano le briciole che cadono dalla mensa dei padroni". Lodò la fede della madre, e la guarigione  della figlia fu conseguente. La lezione valeva anche per i discepoli, che iniziò alla missione nel mondo pagano.

Fra' Domenico Spatola

venerdì 14 agosto 2026

Fra' Domenico Spatola: Maria Assunta



Alla Madre del Signore
offriamo il cuore. 
ln cielo accolta dal Figlio, 
con divin Consiglio, 
ribaltò la sorte 
e di Eva anche la morte. Risorta, 
a noi aprì la porta,
quando ai piedi della croce
del Figlio udi la voce 
che ci poneva in suo grembo. 
Da lei accolti, 
col lembo
del suo manto,
ci copre a vanto. 
Ora tu Madre divina, 
mostrati a noi qual sei: nostra Regina!

Fra' Domenico Spatola 

Commento di Fra Domenico spatola al Vangelo della Assunzione di Maria in corpo e anima in cielo: Luca 1, 39-56

 
39 In quei giorni Maria si mise in viaggio verso la montagna e raggiunse in fretta una città di Giuda. 40 Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta. 41 Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino le sussultò nel grembo. Elisabetta fu piena di Spirito Santo 42 ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! 43 A che debbo che la madre del mio Signore venga a me? 44 Ecco, appena la voce del tuo saluto è giunta ai miei orecchi, il bambino ha esultato di gioia nel mio grembo. 45 E beata colei che ha creduto nell'adempimento delle parole del Signore».
46 Allora Maria disse:
«L'anima mia magnifica il Signore
47 e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,
48 perché ha guardato l'umiltà della sua serva.
D'ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.
49 Grandi cose ha fatto in me l'Onnipotente
e Santo è il suo nome:
50 di generazione in generazione la sua misericordia
si stende su quelli che lo temono.
51 Ha spiegato la potenza del suo braccio,
ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;
52 ha rovesciato i potenti dai troni,
ha innalzato gli umili;
53 ha ricolmato di beni gli affamati,
ha rimandato a mani vuote i ricchi.
54 Ha soccorso Israele, suo servo,
ricordandosi della sua misericordia,
55 come aveva promesso ai nostri padri,
ad Abramo e alla sua discendenza,
per sempre».
56 Maria rimase con lei circa tre mesi, poi tornò a casa sua.

Maria incontra Elisabetta. Due madri in attesa dei rispettivi bambini. Il saluto della Vergine non fu rivolto a Zaccaria, incredulo, perciò attualmente muto perché sordo, ma ad Elisabetta che avendo creduto sa interpretare il saluto di Maria. Trasmissione dello Spirito Santo, di cui Maria era portatrice. Intercetta il saluto il bimbo nel grembo della madre, e danza di gioia, come in passato Davide davanti l'arca di Dio. Anche Elisabetta partecipò alla comunicazione dello Spirito e diede di Maria l'elogio più qualificante: "Beata te, che hai creduto!". Qui Maria sciolse il suo "cantico" all'Altissimo, magnificandolo per avere operato in lei grandi cose. Con sette verbi Maria dichiara la potenza di Dio che abbatte i troni dei potenti e innalza gli umili. Gli "anahim", ossia gli umiliati della Storia, a partire dal giusto Abele in lei hanno la "corifea" dell'innalzamento e la salvezza, a cominciare da Abramo e per tutta la discendenza.

Fra' Domenico Spatola

venerdì 7 agosto 2026

Fra' Domenico Spatola: Camminò sulle acque...


Contro l'onde, nella notte, 
furon lotte. 
Il vento più furioso, 
dalla barca prodigioso 
in quel marasma, 
Gesù, ti videro fantasma. 
Gridarono
non audaci 
i tuo seguaci. 
E ti svelasti a loro
qual tesoro:
"Io sono non temete!"
furon le parole liete. 
Pietro allor si fè coraggio
e chiese a te  a omaggio, 
sull'acqua camminare. 
Volevi a lui dare
stesso potere. 
Ma egli fu a temere 
dal vento impaurito, 
e a darti udito
non stette  
ma temette,
nei gorghi d'affondare. 
Lo tirasti su dal mare, 
e da tuo erede, 
lo invogliasti ad aver fede. 
Giunti poi a riva, 
di meraviglia viva
rimasti ammirati, 
t'adorarono prostrati.

Fra' Domenico Spatola 

Commento di Fra' Domenico Spatola al Vangelo della Diciannovesima domenica del tempo ordinario (Anno A): Matteo 14, 22-33

22
Subito dopo ordinò ai discepoli di salire sulla barca e di precederlo sull'altra sponda, mentre egli avrebbe congedato la folla. 23 Congedata la folla, salì sul monte, solo, a pregare. Venuta la sera, egli se ne stava ancora solo lassù.
24 La barca intanto distava già qualche miglio da terra ed era agitata dalle onde, a causa del vento contrario. 25 Verso la fine della notte egli venne verso di loro camminando sul mare. 26 I discepoli, a vederlo camminare sul mare, furono turbati e dissero: «È un fantasma» e si misero a gridare dalla paura. 27 Ma subito Gesù parlò loro: «Coraggio, sono io, non abbiate paura». 28 Pietro gli disse: «Signore, se sei tu, comanda che io venga da te sulle acque». 29 Ed egli disse: «Vieni!». Pietro, scendendo dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù. 30 Ma per la violenza del vento, s'impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: «Signore, salvami!». 31 E subito Gesù stese la mano, lo afferrò e gli disse: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?».
32 Appena saliti sulla barca, il vento cessò. 33 Quelli che erano sulla barca gli si prostrarono davanti, esclamando: «Tu sei veramente il Figlio di Dio!».

Condivisi i pani con la folla, i discepoli speravano in un plebiscito per Gesù "Messia, figlio di Davide". Ma egli, fiutato il pericolo,  volle spedire i suoi in barca, all'altra riva. 
Egli, congedata la folla, salì  sul monte. Tutto solo. L'evangelista rivide il fallimento di Mosè, quando il suo popolo aveva adorato il vitello d'oro. La barca, in mezzo al mare, intanto era  flagellata dal vento. Gesù andò incontro ai suoi, camminando sulle acque. Il gesto era teofanico. Solo Dio infatti poteva camminare sulle acque. I discepoli, spaventati, gridarono al fantasma. 
Gesù li tranquillizzò, dichiarandosi col nome divino "Iahvé". "Non temete - disse - io sono". Pietro ne volle la prova chiedendo a Gesù lo stesso potere: "Fammi venire da te camminando sulle acque". Dopo qualche passo, impaurito dal forte vento, dubitò e stava per affondare. Gesù lo prese per mano e gli rimproverò la poca fede. 
I discepoli, accolto Gesù in barca, giunsero subito a riva  e scesi si prostrarono e lo adorarono quale Dio.

Fra' Domenico Spatola 

venerdì 31 luglio 2026

Fra' Domenico Spatola: "Date voi da mangiare..."


Per esser di sua Parola eredi, 
la folla a piedi
lo seguì dalle città. 
Sbarcò là
dove la folla
non lo molla.
Provò compassione
e di ammalati ne guarì a profusione.
Ma a sera, 
severa
dai discepoli
fu richiesta:
"Congeda lesta
la folla perché comprare 
possa
pane da mangiare!". 
Di Gesù tosta
fu risposta:
"Date voi da mangiare, 
e ognun si potrà  rifocillare". 
"Cinque i pani e solo due i pesci. 
Ma con tanta gente come te ne esci?".
Egli li fè sedere
e con divin potere, 
con sue mani
spezzò i cinque pani. 
I discepoli quella folla
di pani e pesci fecero satolla. 
Il pane avanzato, 
in dodici ceste fu accumulato. 
Gli uomini ch'eran in fila
furon cinquemila,
senza contare bambini e donne
ma solo coloro che vestivan senza gonne.

Fra' Domenico Spatola

Commento di Fra' Domenico Spatola al Vangelo della XVIII domenica del tempo ordinario (Anno A): Matteo 14, 13-21

3
Udito ciò, Gesù partì di là su una barca e si ritirò in disparte in un luogo deserto. Ma la folla, saputolo, lo seguì a piedi dalle città. 14 Egli, sceso dalla barca, vide una grande folla e sentì compassione per loro e guarì i loro malati.
15 Sul far della sera, gli si accostarono i discepoli e gli dissero: «Il luogo è deserto ed è ormai tardi; congeda la folla perché vada nei villaggi a comprarsi da mangiare». 16 Ma Gesù rispose: «Non occorre che vadano; date loro voi stessi da mangiare». 17 Gli risposero: «Non abbiamo che cinque pani e due pesci!». 18 Ed egli disse: «Portatemeli qua». 19 E dopo aver ordinato alla folla di sedersi sull'erba, prese i cinque pani e i due pesci e, alzati gli occhi al cielo, pronunziò la benedizione, spezzò i pani e li diede ai discepoli e i discepoli li distribuirono alla folla. 20 Tutti mangiarono e furono saziati; e portarono via dodici ceste piene di pezzi avanzati. 21 Quelli che avevano mangiato erano circa cinquemila uomini, senza contare le donne e i bambini.

Decapitato il Battista,  toccò a Gesù iniziare la gente al nuovo "esodo" attraverso il deserto. Della folla, che lo accolse sulla riva appena sbarcato, ebbe compassione e guarì i molti malati.  La condivisione dei pani, secondo Matteo, orienta all'Eucaristia, il tema pasquale per eccellenza. I due eventi vengono, dall'evangelista, collegati con gli stessi indizi. A partire  dall'ora: "al calar della sera". I discepoli interruppero Gesù che parlava alla folla, perché la congedasse per andare a cercarsi pane da mangiare. 
Immediata la controproposta: "date voi pane da mangiare!". Ma essi di pani ne avevano cinque, quanti i libri della Legge di Mosè. E, per la loro logica, ambedue andavano meritati. Aggiunsero inoltre di avere due pesci. Avrebbero completato il numero sette, cifra della totalità. Gesù volle che la folla si sdraiasse sull'erba. L'Eucaristia li rendeva infatti signori e i suoi discepoli sarebbero stati a loro servizio.  Gesù  "prese i pani" e in intimità col Padre, rese grazie "alzando gli occhi al cielo". Ordinò quindi ai discepoli di distribuire il pane. Non pretese dalla folla né le abluzioni né i riti di purificazione. Mangiarono tutti gratuitamente e a sazietà. Si attuavano così i tempi messianici dell'abbondanza. La condivisione  consentì aumento
di altro pane posto in dodici ceste, destinate alle tribù di Israele. Gli uomini in numero di "cinquemila", multiplo di Cinquanta, testimoniavano  l'effusione dello Spirito Santo, in rinnovata Pentecoste.

Fra' Domenico Spatola

venerdì 24 luglio 2026

Fra' Domenico Spatola: Il Regno assomiglia...


Per il tesoro in campo, 
come un lampo, 
agì chi lo trovò. 
Vendette tutto e lo comprò. 
Era ideale segno
per il nuovo Regno. 
Lo stesso capitò a un mercante, 
che, vagante, 
in cerca era d'una perla. 
Per averla, 
quando la trova, 
vende anche l'alcova.
Il Regno assomiglia
alla rete quando piglia
i pesci vari, 
ordinari e rari. 
I pescatori seduti in riva, 
fanno la rete priva 
dei marci e dei cattivi, 
mentre vi lascian solo
quelli ancora vivi.

Fra' Domenico Spatola

Commento di Fra' Domenico Spatola al Vengelo della XVII domenica del tempo ordinario (Anno A): Matteo 13, 44-52

4
4 Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto in un campo; un uomo lo trova e lo nasconde di nuovo, poi va, pieno di gioia, e vende tutti i suoi averi e compra quel campo.
45 Il regno dei cieli è simile a un mercante che va in cerca di perle preziose; 46 trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra.
47 Il regno dei cieli è simile anche a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci. 48 Quando è piena, i pescatori la tirano a riva e poi, sedutisi, raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi. 49 Così sarà alla fine del mondo. Verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni 50 e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti.
51 Avete capito tutte queste cose?». Gli risposero: «Sì». 52 Ed egli disse loro: «Per questo ogni scriba divenuto discepolo del regno dei cieli è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche».

Le ultime tre parabole delle sette nelle quali Matteo parla del Regno dei cieli. Nella prima lo dichiara "tesoro, nascosto in un campo". Chi lo trova è beato perché lo apprezza e, per averlo deve liberarsi di quanto possiede, e comprare il campo. Affine è la parabola del mercante intenditore  di perle. Curioso, si aggira nei bazar orientali forniti di ogni genere  di mercanzia. Solo una perla lo attira, perché la ritiene di grande valore e, per comprarla, vende quanto possiede. Di diversa natura è la terza parabola. La rete gettata in mare dai pescatori. Tratta a riva, piena di ogni genere di pesci buoni e cattivi. Seduti i pescatori, li selezionano. I buoni li pongono in canestri e i marci li ributtano in mare. È simboleggiato il finale della Storia. Toccherà agli angeli eseguire infine il giudizio, gettando nella fornace ardente, coloro che hanno fallito  l'esistenza, per non avere amato. 
A conclusione, l'evangelista  si presenta: "scriba, divenuto discepolo del Regno dei Cieli". Dichiara il diritto di agire con l'autorità di un padre di famiglia, che dal tesoro estrae il nuovo. Il vecchio se  compatibile con il Regno.

Fra' Domenico Spatola

venerdì 17 luglio 2026

Fra' Domenico Spatola: Il frumento e la zizzania



Gesù, in buon terreno,
facesti il pieno
del frumento 
che, contento,            
avevi seminato. 
Il nemico odiato
però sua zizzania contrappose in  abbondante dose,
da comprometterne la vita. 
Volevano i garzoni farla subito finita, 
ma prudenza
insegnasti e aver pazienza
per evitare che, nella loro mano, 
con la zizzania, finisse anche il grano. 
Aspettare dunque la  trebbiatura, 
e il raccolto manifestato avrebbe sua natura. 
Il grano fu così salvato
e del nemico il piano fu vanificato.

Fra' Domenico Spatola 

Commento di Fra' Domenico Spatola al Vangelo della Sedicesima domenica del tempo ordinario (Anno A): Matteo 13, 24-43

 
24 Un'altra parabola espose loro così: «Il regno dei cieli si può paragonare a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. 25 Ma mentre tutti dormivano venne il suo nemico, seminò zizzania in mezzo al grano e se ne andò. 26 Quando poi la messe fiorì e fece frutto, ecco apparve anche la zizzania. 27 Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: Padrone, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene dunque la zizzania? 28 Ed egli rispose loro: Un nemico ha fatto questo. E i servi gli dissero: Vuoi dunque che andiamo a raccoglierla? 29 No, rispose, perché non succeda che, cogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. 30 Lasciate che l'una e l'altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Cogliete prima la zizzania e legatela in fastelli per bruciarla; il grano invece riponetelo nel mio granaio».
31 Un'altra parabola espose loro: «Il regno dei cieli si può paragonare a un granellino di senapa, che un uomo prende e semina nel suo campo. 32 Esso è il più piccolo di tutti i semi ma, una volta cresciuto, è più grande degli altri legumi e diventa un albero, tanto che vengono gli uccelli del cielo e si annidano fra i suoi rami».
33 Un'altra parabola disse loro: «Il regno dei cieli si può paragonare al lievito, che una donna ha preso e impastato con tre misure di farina perché tutta si fermenti».
34 Tutte queste cose Gesù disse alla folla in parabole e non parlava ad essa se non in parabole, 35 perché si adempisse ciò che era stato detto dal profeta:
Aprirò la mia bocca in parabole,
proclamerò cose nascoste fin dalla fondazione del mondo.
36 Poi Gesù lasciò la folla ed entrò in casa; i suoi discepoli gli si accostarono per dirgli: «Spiegaci la parabola della zizzania nel campo». 37 Ed egli rispose: «Colui che semina il buon seme è il Figlio dell'uomo. 38 Il campo è il mondo. Il seme buono sono i figli del regno; la zizzania sono i figli del maligno, 39 e il nemico che l'ha seminata è il diavolo. La mietitura rappresenta la fine del mondo, e i mietitori sono gli angeli. 40 Come dunque si raccoglie la zizzania e si brucia nel fuoco, così avverrà alla fine del mondo. 41 Il Figlio dell'uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti gli operatori di iniquità 42 e li getteranno nella fornace ardente dove sarà pianto e stridore di denti. 43 Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro. Chi ha orecchi, intenda!

Tre parabole di Gesù per le dinamiche e l'affermazione del Regno di Dio. La prima narra del buon frumento fatto seminare dal padrone nel suo terreno. La zizzania sarà seminata nottetempo dal nemico. Tale erbaccia, dai frutti soporiferi e velenosi, agli inizi assomiglia al frumento da confondersi con esso. I garzoni, accortisi del danno, vorrebbero che il padrone desse loro il permesso di intervenire per estirparla. Il padrone fece notare il rischio di confonderla con il buon grano. Propose perciò di attenderne la crescita. Il messaggio di Gesù è alla Comunità di tutti i tempi. Il "catarismo" ossia la "Chiesa fatta solo dai puri", è  tentazione costante. Essa è fatta da "santi e  peccatori". "Casta meretrix"  la definì Sant'Ambrogio nel IV secolo. La maturazione dei due semi  dunque avrebbe verificato le rispettive identità e garantito quello buono.  La parabola della "senape", dice l'autocomprensione del Regno. Il seme della senape è il più piccolo tra quelli dell'orto, ma quando matura, il suo arbusto si fa il più grande. Dei suoi frutti vengono a nutrirsi gli uccelli. La senape è  contrapposta al cedro che invece simboleggia Israele, per le sue ansie di grandezza e di potere. Il cedro, sotto  rami robusti domina i pagani, raffigurati dagli uccelli che vi nidificano sottomessi. Terza similitudine del Regno è il lievito. Alla massaia, per far crescere tre staia di farina (quaranta chili), di lievito basta una minima dose. Così il Regno agisce intimamente nel silenzio e, con pazienza e umiltà, matura il prodigio della crescita.

Fra' Domenico Spatola


venerdì 10 luglio 2026

Fra' Domenico Spatola: Tua Parola fu seme




Venni alla scuola
della tua Parola. 
Come seme
essa sol teme
la accoglienza. 
Dov'è l'assenza 
dell'umore, 
con batticuore, 
il seminatore getta la semente
anche dove non crescerà niente,
Si augura che non cada
sulla strada, 
o tra i sassi  incuneato
o dalle spine soffocato.
E gode invece se in buon terreno, 
onde spera verrà pieno
il raccolto
perché molto
è il frutto ricavato, 
col seme sparso e maturato.

Fra' Domenico Spatola

Commento di Fra' Domenico Spatola al Vangelo della Quindicesima domenica del tempo ordinario (Anno A): Matteo 13, 1-9

1
Quel giorno Gesù uscì di casa e si sedette in riva al mare. 2 Si cominciò a raccogliere attorno a lui tanta folla che dovette salire su una barca e là porsi a sedere, mentre tutta la folla rimaneva sulla spiaggia.
3 Egli parlò loro di molte cose in parabole.
E disse: «Ecco, il seminatore uscì a seminare. 4 E mentre seminava una parte del seme cadde sulla strada e vennero gli uccelli e la divorarono. 5 Un'altra parte cadde in luogo sassoso, dove non c'era molta terra; subito germogliò, perché il terreno non era profondo. 6 Ma, spuntato il sole, restò bruciata e non avendo radici si seccò. 7 Un'altra parte cadde sulle spine e le spine crebbero e la soffocarono. 8 Un'altra parte cadde sulla terra buona e diede frutto, dove il cento, dove il sessanta, dove il trenta. 9 Chi ha orecchi intenda».

Il mare doveva ispirare l'universalità della Parola. Perciò la folla stava in spiaggia a guardare il mare, e udire Gesù che, dalla barca, in parabola, annunciava la Parola. La descriveva con le dinamiche del seme. Il terreno, che l'accoglie, non sempre è idoneo. Infatti vengono esemplificati quattro modelli di recezione.  Il primo è la "strada". Il seme quando vi finisce non ha prospettive di crescita. Gli uccelli lo beccano. Quello caduto tra le pietre non trova umore, e senza radici secca al primo sole. Le "spine" cresciute con il seme, lo soffocano. Il quarto modello è rappresentato dal buon terreno, dove il seme, accolto, vi trova l'umore per crescere con picchi di maturazione che possono arrivare a  percentuali del cento per cento. 
Spiegava, fuori metàfora ai discepoli, la parabola,  perché comprendessero la Parola, mentre alla folla ne lasciava velato il significato. Ricordava quanto aveva affermato Isaia del suo popolo: "guardino ma non vedano e odano ma non comprendano". 
La Parola è il dono che va accolto per essere meritato.

Fra' Domenico Spatola

venerdì 3 luglio 2026

Fra' Domenico Spatola: Venite a me...

Lode al Padre rendevi, o Cristo, 
perché al tristo
e saputello  dottore, 
che arroganza coltivava in cuore, 
non s'è svelato, 
mentre ai piccoli che aveva amato
in quintessenza
di benevolenza, 
del cielo
ha tolto il velo.
Tutto
diede a te, 
per me, 
e chi conosce lui
è colui
che nel Figlio  crede
perché il Padre vede.
I piccoli chiamasti a te
a dar senso ai lor perché 
di stanchezza e oppressione, 
dando ristoro e comprensione.
L'invitasti poi alla tua Scuola
per imparare da tua Parola
che del giogo il peso pur non poco, 
con te diventa fioco.

Fra' Domenico Spatola