venerdì 12 luglio 2024

Fra' Domenico Spatola: Missione

Li inviasti poverelli 
ad essere fratelli, 
i Dodici a ognuno
e a chi non ha nessuno. 
Raccomandavi fede
perché Dio a ognun provvede,
e fraterni, a due a due, 
nessun pensava sue
le grazie che donavi. 
Li diffidavi
dal seguir ricchezza
e, a segno di pochezza, 
prendere un bastone 
per l'evangelica missione
per ammorbidire i duri 
e fare i cuori puri.
Divina provvidenza 
sarà la quintessenza
e per lor vita sicura
Dio si farà cintura. 
Ogni accoglienza
comporti permanenza, 
altrimenti andare altrove
a viver nuove alcove.

Fra' Domenico Spatola

Commento di fra' Domenico Spatola al Vangelo della XV domenica del tempo ordinario (anno B): Marco 6, 7-13

7
 Allora chiamò i Dodici, ed incominciò a mandarli a due a due e diede loro potere sugli spiriti immondi. 8 E ordinò loro che, oltre al bastone, non prendessero nulla per il viaggio: né pane, né bisaccia, né denaro nella borsa; 9 ma, calzati solo i sandali, non indossassero due tuniche. 10 E diceva loro: «Entrati in una casa, rimanetevi fino a che ve ne andiate da quel luogo. 11 Se in qualche luogo non vi riceveranno e non vi ascolteranno, andandovene, scuotete la polvere di sotto ai vostri piedi, a testimonianza per loro». 12 E partiti, predicavano che la gente si convertisse, 13 scacciavano molti demòni, ungevano di olio molti infermi e li guarivano.

Rifiutato da Israele, Gesù ne costituì uno nuovo. I "Dodici" discepoli, li volle "apostoli" e li inviò "a due a due", come comunità di eguali. Il potere consegnato sugli spiriti impuri, serviva a separare l'uomo dalla sfera del male. Quel che ordinò di portare per il viaggio serviva a mostrare la verità dell'annuncio e che dovevano fidarsi di Dio e degli altri, rinunciando all'ambizione e all'aviditá. La descrizione dell'abbigliamento consigliato è dettagliata. I "sandali" da portare denunciavano che il peregrinare sarebbe stato lungo. Lo stesso simboleggiava il "bastone da viandante" raccomandato. Diffidate furono le "due tuniche", appannaggio esclusivo dei ricchi. La sollecitazione più importante però fu quella di liberarsi dall'affanno economico per fidarsi di Dio. Consentiva di entrare in qualunque casa, senza più il divieto imposto ai fedeli da Mosè di non entrare in quella dei pagani, pena l'impurità rituale. Per Gesù il termine "pagàno" non sarà più applicato  a chi non crede o è di altra religione, ma a colui che non accoglie l'invito oppure non offre l'aiuto. Gli apostoli partirono. Ma fecero quanto Gesù aveva ordinato? Lo chiariranno  i passaggi successivi.

Fra' Domenico Spatola

venerdì 5 luglio 2024

Commento di fra' Domenico Spatola al Vangelo della XIV domenica del tempo ordinario (anno B): Marco 6, 1-6

 
1 Partito quindi di là, andò nella sua patria e i discepoli lo seguirono. 2 Venuto il sabato, incominciò a insegnare nella sinagoga. E molti ascoltandolo rimanevano stupiti e dicevano: «Donde gli vengono queste cose? E che sapienza è mai questa che gli è stata data? E questi prodigi compiuti dalle sue mani? 3 Non è costui il carpentiere, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle non stanno qui da noi?». E si scandalizzavano di lui. 4 Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato che nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua». 5 E non vi potè operare nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi ammalati e li guarì. 6 E si meravigliava della loro incredulità. Gesù andava attorno per i villaggi, insegnando.

Gesù giunse a Nazareth. L'evangelista la chiama "patria", volendo  estendere all'intera Nazione la responsabilità del rifiuto dei suoi compaesani. Era un sabato e, come al solito, insegnava in sinagoga. Non conosciamo da Marco il contenuto della "lectio". La spigoliamo dall'omologo passo di Luca, che parla di "anno di grazia del Signore". Commentando il profeta Isaia, Gesù si dichiarava "consacrato dallo Spirito, per annunciare l'anno di grazia del Signore". Ma la causa del rifiuto dei Nazaretani, fu perché aveva cancellato colpevolmente, le parole che rimandavano al   "giorno della vendetta di Iahvè contro i nemici di Israele". Lo giudicarono eccessivo! Vanificava, a loro dire, le attese del futuro dominio, che Israele riponeva nel "Messia, il figlio di David". Da qui la persecuzione iniziava con la denigrazione del suo insegnamento. Lo disprezzavano perché non garantito da alcuna scuola. Gesù, da "falegname", non aveva studiato con alcun maestro. Passarono dunque a denigrarne la reputazione. In quanto "figlio di Maria", si sconosceva la paternità, che, nella norma, per Legge, era obbligo menzionare anche se il padre era morto. Dei fratelli e delle sorelle il ricordo avvenne senza infamia e senza lode. Per ripicca, provarono a distruggerne l'immagine, in risposta alla denigrazione che dei loro scribi era stata fatta precedentemente a Cafarnao. L'accusa di guarigioni illusorie venivano attribuite a mendacie opere di magia, compiuta con le mani. La difesa di Gesù fu l'amaro commento: "Nessun profeta è disprezzato se non in patria". Non trovando fede in loro, andò altrove a evangelizzare i villaggi e le città della Galilea.

Fra' Domenico Spatola 

Fra' Domenico Spatola: Il profeta in patria


Anch'io fui sorpreso,     
quando compreso
avevo il messaggio
che, a coraggio, 
Gesù, a Nazareth dettavi. 
D'Israele odio non allevavi
ma parlavi di perdono
per coloro che non sono
nemici da temere
ma fratelli da vedere.
Non ci fu per te accoglienza, 
ma l'irruenza
del furor dei paesani
che ti si volsero da cani
a latrar e, per tua ascendenza, 
non ti fecero credenza.
Amaro il tuo commento, 
nel raccontar l'evento:
"in patria non protetto
è il profeta non accetto!".

Di Domenico Spatola