sabato 8 giugno 2024

Fra' Domenico Spatola: La tua vera famiglia...



Affrontasti, Gesù, il male, 
che mortale
dava all'uomo dipendenza, 
da calunnia di demenza
che affliggeva tua mente. 
Vennero allora prontamente 
a cercarti, 
per piegarti
a loro folli idee
di misfatto ree.
Li volesti liberare, 
e insegnasti che amare
è la sola divina arte
per chi resta e per chi parte.
È infatti la vita eterna
il destino che squaderna
il futuro alla esistenza
e destina Provvidenza
a chi ascolta
e rende folta
e infinita
di tuo verbo la sua vita.

Fra' Domenico Spatola 

Commento di fra' Domenico Spatola al Vangelo della Decima domenica del tempo ordinario (anno B): Marco 3,20-35

20Entrò in una casa e di nuovo si radunò una folla, tanto che non potevano neppure mangiare. 21Allora i suoi, sentito questo, uscirono per andare a prenderlo; dicevano infatti: «È fuori di sé».
22Gli scribi, che erano scesi da Gerusalemme, dicevano: «Costui è posseduto da Beelzebùl e scaccia i demòni per mezzo del capo dei demòni». 23Ma egli li chiamò e con parabole diceva loro: «Come può Satana scacciare Satana? 24Se un regno è diviso in se stesso, quel regno non potrà restare in piedi; 25se una casa è divisa in se stessa, quella casa non potrà restare in piedi. 26Anche Satana, se si ribella contro se stesso ed è diviso, non può restare in piedi, ma è finito. 27Nessuno può entrare nella casa di un uomo forte e rapire i suoi beni, se prima non lo lega. Soltanto allora potrà saccheggiargli la casa. 28In verità io vi dico: tutto sarà perdonato ai figli degli uomini, i peccati e anche tutte le bestemmie che diranno; 29ma chi avrà bestemmiato contro lo Spirito Santo non sarà perdonato in eterno: è reo di colpa eterna». 30Poiché dicevano: «È posseduto da uno spirito impuro».
31Giunsero sua madre e i suoi fratelli e, stando fuori, mandarono a chiamarlo. 32Attorno a lui era seduta una folla, e gli dissero: «Ecco, tua madre, i tuoi fratelli e le tue sorelle stanno fuori e ti cercano». 33Ma egli rispose loro: «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?». 34Girando lo sguardo su quelli che erano seduti attorno a lui, disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli! 35Perché chi fa la volontà di Dio, costui per me è fratello, sorella e madre».

Gesù si era inimicati i Capi religiosi e gli stessi suoi parenti. Aveva costituito un nuovo Israele con i Dodici discepoli, chiamati perché stessero con lui e per mandarli a evangelizzare. Il ripudio del vecchio Israele fu ritenuto opera di satana. I suoi, ritenendolo "forsennato", lo volevano catturare, mentre i dottori della Legge, si erano scomodati da Gerusalemme per venirlo a incriminare di "possessione diabolica". Ritenevano magie le opere da lui compiute e attribuibili a Beelzebul, il "demone delle mosche" che, anziché liberare dalle infezioni, le trasmetteva. Squalificavano le sue azioni liberatrici, dichiarandole opere del Satana. Non fu difficile per Gesù difendersi dalla idiozia argomentando che se fosse l'alleato di colui che combatteva, voleva dire che il regno del rivale era in declino. Ma dichiarava imperdonabile il peccato dei suoi detrattori, ostinati a non accettare l'evidenza. Deprecava il peccato di bestemmia allo Spirito Santo che si ostinavano a negare. Ad ascoltarlo, stava seduta intorno la folla: tutta gente impura per la Legge, perché peccatori ed emarginati dalla religione. Tra quelli venuti a rapirlo per rinchiuderlo c'erano la madre e i fratelli. essi, per non lasciarsi contagiare dagli impuri, restarono fuori gli mandarono a dire che lo cercavano. Per il loro comportamento, furibonda fu la reazione di Gesù, che, rinnegando i vincoli di sangue,  dichiarò il diritto ad essere sua famiglia per chi compie la volontà del Padre.  Con il gesto della mano, additò quelli che, reietti perché "impuri" per la Legge, gli erano veri "fratelli, sorelle e madre".

Fra' Domenico Spatola 

domenica 2 giugno 2024

Fra' Domenico Spatola: 78 anni della Repubblica Italiana.

Il 2 giugno 1946, il referendum premiò la Repubblica. Due milioni di voti in più della Monarchia. Re Umberto, da un mese succeduto a Vittorio Emanuele III, ne prese atto e si esiliò a Oporto. Il ventennio fascista e le macerie di guerra, anche partigiana, avevano legittimato il nuovo corso. L'anno dopo verrà  scritta la Costituzione. "La più bella del mondo" fu definita. Iperbole? Forse, ma la sua forza sta negli equilibri dei poteri: legislativo, giudiziario ed esecutivo. I pesi e i contrappesi, sapientemente dosati dai padri costituenti, avrebbero allontanato ogni ritorno alla "dittatura dell'uomo forte e della provvidenza". Non sono mancate, lungo la sua storia le "notti" con le stragi e le colpevoli coperture anche ai livelli insospettabili. La Costituzione è rimasta il baluardo contro ogni tentata deriva dittatoriale. Chi oggi detiene il potere, lo lamenta  insufficiente e prova a manomettere la Carta Costituzionale. Si faccia una ragione perché, anche "la più imperfetta democrazia, sarà da preferire alla più perfetta dittatura". Lo affermava Sandro Pertini da presidente, in un discorso di fine anno. Omaggio dunque ai caduti per la democrazia e per garantirci libertà. Il presidente Mattarella, da custode convinto della Costituzione, non si lascerà tentare dalle lusinghe del potere forte e manterrà saldo il timone, perché l'Italia non diventi "nave, senza nocchiero, in gran tempesta!"

Di Domenico Spatola

sabato 1 giugno 2024

Fra' Domenico Spatola: Pane e vino


Gesù, il Pane sulla mensa
in briciole dispensa
tenero il tuo Amore
e di novel candore
purifichi visione
col Sangue a profusione
da tua Croce versato
e nuzial vin, donato
a chi suo assetto,
nel divin banchetto, 
atteggia a sentimento
del tuo Testamento.

Fra' Domenico Spatola 

Commento di fra' Domenico Spatola al Vangelo della Solennità del "Corpo e Sangue del Signore": Marco 14,12-16.22-26

 Marco 14:12-16

L'ultima Pasqua
12 Il primo giorno degli Azzimi, quando si sacrificava la Pasqua, i suoi discepoli gli dissero: «Dove vuoi che andiamo a preparare perché tu possa mangiare la Pasqua?» 13 Egli mandò due dei suoi discepoli e disse loro: «Andate in città, e vi verrà incontro un uomo che porta una brocca d'acqua; seguitelo; 14 dove entrerà, dite al padrone di casa: "Il Maestro dice: 'Dov'è la stanza in cui mangerò la Pasqua con i miei discepoli?'". 15 Egli vi mostrerà di sopra una grande sala ammobiliata e pronta; lì apparecchiate per noi». 16 I discepoli andarono, giunsero nella città e trovarono come egli aveva detto loro; e prepararono per la Pasqua.

Marco 14:22-26

La santa Cena
22 Mentre mangiavano, Gesù prese del pane; detta la benedizione, lo spezzò, lo diede loro e disse: «Prendete, questo è il mio corpo». 23 Poi, preso un calice e rese grazie, lo diede loro, e tutti ne bevvero. 24 Poi Gesù disse: «Questo è il mio sangue, il sangue del patto, che è sparso per molti. 25 In verità vi dico che non berrò più del frutto della vigna fino al giorno che lo berrò nuovo nel regno di Dio».

Gesù avverte Pietro del suo rinnegamento
26 Dopo che ebbero cantato l'inno, uscirono per andare al monte degli Ulivi.

 Era il primo giorno degli "Àzzimi", il pane non lievitato con cui i Giudei contrassegnavano la loro Pasqua. Stessa cena volevano preparare i discepoli al Maestro. Ma quella volta fu il Padre che la organizzò per il Figlio. Era "nuova" e "superiore". Gesù diede a due discepoli  indizi per raggiungere il luogo. In città avrebbero incontrato "l'uomo dalla brocca". lo dovevano seguire. La scena si caricava di simbolo: era Giovanni che, con il suo battesimo d'acqua, li avrebbe introdotti nella stanza "superiore e grande". Tutto era ornato con fiori e apparecchiato con divani e tappeti. Sulla antica, la sua Alleanza sarebbe stata migliore e capiente per quanti volessero entrarvi. Durante la cena Gesù, preso il pane, lo spezzò e lo diede ai discepoli. Disse: "Prendete e mangiatene tutti, questo è il mio Corpo". Con esso, sostituiva la Legge, che Mosè aveva dato al popolo. A sigillo del nuovo Patto, Gesù diede da bere il suo Sangue, e tutti sorseggiarono al calice. Lo effondeva "per la salvezza del mondo". Era il nuovo "frutto della vite" con il quale inaugurava il Regno.

Fra' Domenico Spatola 

sabato 25 maggio 2024

Fra' Domenico Spatola: Andate e battezzate...



Partirono dalla Giudea
per la Galilea. 
Gli Undici sul monte
dove Gesù sue impronte 
lasciò per i poveri invitati
ad essere beati.
Al Risorto si prostrarono, 
ma alcuni dubitarono, 
ed ei a tutti segno
diede di suo pegno, 
il potere a lui dato, 
e a loro consegnato:
"Da me inviati, evangelizzate, 
e battezzate 
nella Trinità
di luce piena e carità. 
Insegnate quanto ho detto, 
e vostro amor sarà perfetto!"

Fra' Domenico Spatola

Commento di fra' Domenico Spatola al Vangelo della Domenica della SS. Trinità (anno B): Matteo 28, 16-20

 
16 Gli undici discepoli, intanto, andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro fissato. 17 Quando lo videro, gli si prostrarono innanzi; alcuni però dubitavano. 18 E Gesù, avvicinatosi, disse loro: «Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra. 19 Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo, 20 insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».

Gli "Undici" discepoli andarono in Galilea, sul "Monte", da dove Gesù aveva dettato il suo Statuto: "le Beatitudini". L'indicazione per incontrarlo vale anche per noi a orientare l'esistenza al bene altrui, con la stessa energia del Risorto. Lo adorarono al vederlo: Dio era in lui. Li assillava tuttavia il dubbio di non poterlo raggiungere per la via dolorosa da lui percorsa. Il Signore però li invitò ad andare oltre e, con il suo potere,  evangelizzare i popoli della Terra. La fede suscitata, permetteva il battesimo del credente, quale immersione nell'amore pieno del Padre, il datore della vita, e del Figlio in cui tale vita si era realizzata in pienezza e nello Spirito che di questa vita è l'energia. Toccherà agli apostoli insegnare a vivere il Vangelo e, a garanzia della riuscita, promise sua permanenza fino al compimento della storia.

Fra' Domenico Spatola 

sabato 18 maggio 2024

Fra' Domenico Spatola: Pentecoste



Lo Spirito promesso, 
Gesù, è il tuo Messo. 
Lo chiedesti all'Eterno, 
ed ei paterno,
in novel linguaggio,
lo diede a omaggio. 
Non scalda poco, 
suo fuoco, 
e di tua Parola 
egli fa scuola. 
Ciò che da te ha udito 
attua nel rito 
del "Pane spezzato" 
e del perdono accordato. 
È tua nuova Legge
che l'antica corregge
e togliendo il gelo
scalda il cuore col Vangelo.

Fra' Domenico Spatola

venerdì 17 maggio 2024

Commento di fra Domenico Spatola al Vangelo di Pentecoste (anno B): Giovanni 15, 26-27. 16, 12-15

 

Giovanni 15:26-27

26 Quando verrà il Consolatore che io vi manderò dal Padre, lo Spirito di verità che procede dal Padre, egli mi renderà testimonianza; 27 e anche voi mi renderete testimonianza, perché siete stati con me fin dal principio.

Giovanni 16:12-15

12 Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. 13 Quando però verrà lo Spirito di verità, egli vi guiderà alla verità tutta intera, perché non parlerà da sé, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annunzierà le cose future. 14 Egli mi glorificherà, perché prenderà del mio e ve l'annunzierà. 15 Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà del mio e ve l'annunzierà.

Lo Spirito Santo è il "Paraclito". Tra le molteplici attività esercita quella di "consolare". Elimina alla radice le cause della sofferenza e non gli difetta la difesa quale avvocato e protettore. È inviato, dal Padre, per introdurre ogni uomo nella verità del "Dio amore" e della "adozione" dell'uomo a figlio. Nel Quarto Vangelo, Gesù aveva comunicato lo Spirito dalla Croce, e quanti l'accolgono dilatano la propria esistenza nel divino. L'innesto consente novità di orizzonti sconfinati. Sono di libertà, e contrapposti alle angustie della Legge. Alla Chiesa chiede fedeltà ai poveri e oppressi, e per i discepoli sarà la forza per testimoniare il Vangelo, orientando la propria vita al bene degli altri, e con lo stesso amore del Risorto. Lo Spirito Santo si fa Maestro delle cose dettate da Gesù, ma attualizzandole alle esigenze della Storia. Non avranno spazio i nostalgici rigurgiti nel passato, perché Egli darà risposte nuove alle esigenze che l'Umanità di volta in volta presenterà.

Fra' Domenico Spatola 

sabato 11 maggio 2024

Fra' Domenico Spatola: Ascensione



Gesù, l'ascensione, 
fu finale soluzione:
spiccasti il volo, 
ma non da solo, 
e immergesti l'Umanità
nella tua Divinità.
Hai veste nostra
che al Padre mostra
a noi condivisione. 
Comunione, 
chiedi in risposta, 
a irresistibile proposta, 
che a noi fai
di fede assai. 
La  meta raggiunta, 
è a noi congiunta, 
e rende già divino
nostro uman cammino.

Fra' Domenico Spatola 

Commento al Vangelo della Ascensione al cielo di Gesù (anno B): Marco 16,15-20

 

15
 Gesù disse loro: «Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura. 16 Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, ma chi non crederà sarà condannato. 17 E questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno i demòni, parleranno lingue nuove, 18 prenderanno in mano i serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno, imporranno le mani ai malati e questi guariranno».
19 Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu assunto in cielo e sedette alla destra di Dio.
20 Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore operava insieme con loro e confermava la parola con i prodigi che l'accompagnavano.

L'attuale "finale" del Vangelo di Marco, non è di Marco. Il suo si concludeva al capitolo 16,8, in maniera sospesa e interlocutoria con il lettore, da sembrare incompleto ai primi Cristiani. Vi aggiunsero la pagina che riassumesse le ultime vicende terrene di Gesù e le prime della Chiesa dopo la Risurrezione. Erano racconti che circolavano, anche per merito di altri evangelisti. Narravano il "mandato" del Risorto agli "Undici", con cui inviava i discepoli a proclamare il Vangelo ad ogni creatura. Tutti gli uomini, nessuno escluso, ormai erano  garantiti di salvezza e battezzati per la conversione. I "segni" compiuti dagli apostoli dovevano liberare i cuori dai fanatismi. La glossolalia, il parlare lingue, avrebbe marcato, della Pentecoste, l'effusione dello Spirito Santo. Gli apostoli sarebbero passati indenni anche dai pericoli, evocati in stereotipi ricorrenti come i morsi da serpenti e il veleno. Avrebbero dato ovunque inizio al Regno, guarendo infermi, alla maniera di Gesù e con la  imposizione delle mani. Concluse il Risorto e, da Signore ("Kyrios") entrò nel cielo, per la piena condivisione con il Padre. "Fu elevato in cielo e sedette alla destra di Dio". Era la rilettura evangelica del Salmo messianico, il 110. Divino e vestito di Umanità, Gesù come Capo della Chiesa, le dava avvio  col dono dello Spirito Santo. La pagina aggiunta anticipò in sommario il racconto più ampio che l'evangelista Luca stenderà in maniera accurata nel suo Secondo Libro, dal titolo programmatico: "Atti degli Apostoli".

Fra' Domenico Spatola 

venerdì 3 maggio 2024

Fra' Domenico Spatola: L'amor comprende tutto.

Il Padre fu datore
a te del suo amore,
e tu, Gesù, del dono
a noi facesti abbuono.
Ci chiedi: con te stare,
per vivere e amare. 
È l'unico comando
che consegnasti a bando
a tuoi seguaci
per rendere veraci
i tuoi insegnamenti, 
ch'eran del Padre i sentimenti.
In gioia piena,
a lor chiedesti lena,
a testamento,
del tuo comandamento.
Li volevi svegli e scaltri,
da amarsi gli uni gli altri,
come tu amavi loro. 
E il tesoro? 
È, come dici,
dare la vita per gli amici, 
che del Padre tutto sanno
e ovunque vanno
ma non più da servi,
perché di lor conservi
in ognuno stesso affetto
del figlio prediletto. 
Chi è scelto, darà il frutto 
che dell'amor comprende tutto.

Fra' Domenico Spatola 

Commento di fra Domenico Spatola al Vangelo della Sesta domenica di Pasqua (anno B): Giovanni 15, 9-17.

9
 Come il Padre ha amato me, così anch'io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. 10 Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. 11 Questo vi ho detto perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena.
12 Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amati. 13 Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici. 14 Voi siete miei amici, se farete ciò che io vi comando. 15 Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamati amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre l'ho fatto conoscere a voi. 16 Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. 17 Questo vi comando: amatevi gli uni gli altri.


Gioia piena aveva augurato ai discepoli, motivandola con l'amore del Padre per lui, comunicato a loro. Senza riserve: "Come ha amato me, anche io ho amato voi". La permanenza in lui, raccomandata caldamente, sarebbe stata possibile se si osservava il suo comandamento in tutte le potenzialità. L'amore ai fratelli doveva essere insomma speculare a quello del Figlio col Padre. La gioia piena  era conseguenza del "nuovo" comando: "Amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi". Qualificò l'amore più grande dal gesto supremo di dare la  vita per gli amici. Questo termine qualificava il nuovo legame con i discepoli: "Voi siete i miei amici". Era infatti inedito e rivoluzionario, fino a quel momento. "Servi", li aveva reso Mosè con la Legge. "Vi ho chiamati amici perché vi ho fatto conoscere ciò che ho udito dal Padre mio". Acciò li aveva "scelti", per coinvolgerli nei "segreti del Padre" e nella produttività dei frutti: copiosi e duraturi. Era il senso del nuovo: "Amatevi gli uni gli altri!".

Fra' Domenico Spatola 

sabato 27 aprile 2024

Fra' Domenico Spatola: Gesù, vera vite...



Sei vite feconda,
e tua vita inonda
i tralci a dar frutto. 
Dici: "il Padre di tutto
agricoltore
che, con amore,
purifica la pianta
affinché sia più tanta
sua produzione". 
Il tralcio, se non produce,
nel fuoco si riduce,
mentre l'operoso
sarà fruttuoso
se rimane nel tuo amore.
Gesù, col batticuore,
dicevi ai seguaci
che li volevi audaci
per rimanere in te
a fruttificar per tre.

Fra' Domenico Spatola 

Commento di fra Domenico Spatola al Vangelo della Quinta domenica di Pasqua: Giovanni 15, 1-8

 
1 «Io sono la vera vite e il Padre mio è il vignaiolo. 2 Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo toglie e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. 3 Voi siete già mondi, per la parola che vi ho annunziato. 4 Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può far frutto da se stesso se non rimane nella vite, così anche voi se non rimanete in me. 5 Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. 6 Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e si secca, e poi lo raccolgono e lo gettano nel fuoco e lo bruciano. 7 Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quel che volete e vi sarà dato. 8 In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli.

Nella parabola "della vite e dei tralci", Gesù indica ai discepoli i rispettivi ruoli: il Padre   impersona l'agricoltore, il Figlio è la "Vite", e i discepoli sono i "tralci". Al Padre spetta "purificare" 
la pianta. Il verbo non è il potare, che implicherebbe stroncature. Il Padre toglie i difetti ai tralci, perché diano più frutto. Gesù definendosi "vera Vite" si pone in polemica con l'Israele, denunciato anche da Isaia (cap. 5) per avere dato uva acerba. Anche i  tralci da Gesù sono chiamati a dare frutto vero. Le condizioni perché ciò avvenga è la comunione con lui: "Rimanete in me e io in voi". Linfa vitale della Vite è lo Spirito Santo che, osmoticamente nei tralci, comunica stessa vitalità. Se però essi si staccano, non avendo alimento, muiono e verranno bruciati. Gesù si offre a mistero di intimità col Padre e, in ogni Eucaristia, si offre speculare modello, chiedendo al discepolo lo stesso suo dono: farsi pane per i fratelli.

Fra' Domenico Spatola 

sabato 20 aprile 2024

Fra' Domenico Spatola: Buon Pastore



Tu amore
dài al gregge, 
da nuova legge
del tuo cuore
da pastore. 
Affrontasti il lupo 
giunto cupo, 
e con passione
evitasti dispersione
delle pecore a te date.
Eran ténere e delicate
e strette le tenevi al petto, 
e hai costretto
il vorace lupo
a finire nel dirupo. 
Dal Padre hai ricevuto,
che nessuno sia perduto
e in ogni Ostia ti consegni,
perché regni
in nostro cuore
in pienezza il tuo amore.

Fra' Domenico Spatola 

Commento di fra Domenico Spatola al Vangelo della Quarta domenica di Pasqua (anno B): Giovanni 10, 11-18

 
11 Io sono il buon pastore; il buon pastore dà la sua vita per le pecore. 12 Il mercenario, che non è pastore, e al quale non appartengono le pecore, vede venire il lupo, abbandona le pecore e si dà alla fuga (e il lupo le rapisce e disperde), 13 perché è mercenario e non si cura delle pecore. 14 Io sono il buon pastore, e conosco le mie, e le mie conoscono me, 15 come il Padre mi conosce e io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecore. 16 Ho anche altre pecore, che non sono di quest'ovile; anche quelle devo raccogliere ed esse ascolteranno la mia voce, e vi sarà un solo gregge, un solo pastore. 17 Per questo mi ama il Padre; perché io depongo la mia vita per riprenderla poi. 18 Nessuno me la toglie, ma io la depongo da me. Ho il potere di deporla e ho il potere di riprenderla. Quest'ordine ho ricevuto dal Padre mio».

"Io sono" equivaleva a "Iahvè" che, per gli Ebrei, era il nome santo di Dio. Con stessa dicitura perciò Gesù rivendicava per sé l'identità divina. Quello era infatti il nome, con cui Dio si presentò a Mosè, per dichiararsi a fianco del suo popolo.
Gesù si definì "buon Pastore". L'aggettivo greco non era tuttavia "agathòs" ma "kalòs", che meglio diceva bellezza e soprattutto "unicità". Dunque il Pastore atteso era l'eccellente. Le autorità giudaiche si allarmarono, gelosi da arrogarsi quel ruolo. Gesù li smascherò perché, a differenza di loro, non sarebbe fuggito alla vista del lupo, lasciandogli sbranare le pecore. Egli lo avrebbe affrontato a rischio della vita. L'immagine del pastore e delle pecore era stata adottata cinque secoli prima dal profeta Ezechiele per descrivere il rapporto tra Dio e il suo popolo. Gesù la recuperò per sé, superandola, perché egli non si sarebbe limitato a proteggere il gregge,   ma ne avrebbe prevenuto i bisogni, anche rischiando la vita. Bollò perciò gli avversari da "mercenari" e affaristi, e suo vanto fu quello di "conoscere" le sue pecore. Elegiaca la descrizione della intimità con loro. Stessa "conoscenza" infatti che relaziona il Padre al Figlio. Annunciò infine aperto agli immensi orizzonti il suo gregge, abolendo gli steccati dell'unico ovile. Garantita dal Padre fu infine la vita piena offerta a chi dava la sua per amore, coerente sua eredità evangelica: "si possiede ciò che si dona".

Fra' Domenico Spatola 

sabato 13 aprile 2024

Fra' Domenico Spatola: La Risurrezione



Fu nuova sorte
che dissacrò la morte.
Ma i tuoi seguaci
non furono audaci
per paura.
Nuova però natura
ad essi conveniva
di tua presenza viva. 
Li calmasti con amore
e rinverdirono l'ardore,
e desti a mandato
il Vangelo predicato
a ogni gente
gaudente,
per il peccato
ormai estirpato.

Fra' Domenico Spatola 
Nella foto: dipinto di Duccio di Buoninsegna 

Commento di fra' Domenico Spatola al Vangelo della Terza domenica di Pasqua (anno B): Luca 24, 35-48

35 Essi poi riferirono ciò che era accaduto lungo la via e come l'avevano riconosciuto nello spezzare il pane.
36 Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona apparve in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». 37 Stupiti e spaventati credevano di vedere un fantasma. 38 Ma egli disse: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? 39 Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa come vedete che io ho». 40 Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi. 41 Ma poiché per la grande gioia ancora non credevano ed erano stupefatti, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?». 42 Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; 43 egli lo prese e lo mangiò davanti a loro.
44 Poi disse: «Sono queste le parole che vi dicevo quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella Legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi». 45 Allora aprì loro la mente all'intelligenza delle Scritture e disse: 46 «Così sta scritto: il Cristo dovrà patire e risuscitare dai morti il terzo giorno 47 e nel suo nome saranno predicati a tutte le genti la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. 48 Di questo voi siete testimoni.

Che l'esperienza della Risurrezione di Gesù fosse possibile per tutti, lo attestarono i quattro evangelisti, dando preziosi indizi per incontrarlo. Quelli che, a Emmaus, lo avevano riconosciuto nello "spezzare il pane", erano tornati per raccontarlo a quelli di Gerusalemme. Gesù li raggiunse e stette nel mezzo, comunicando la Pace. Era il dono, meritato e ora consegnato ai suoi. I discepoli però gridarono al fantasma. Provò a rasserenarli. A dimostrazione della fisicità che un fantasma non poteva avere, li invitò a toccargli le mani e i piedi con segni della Crocifissione.  
Ancora impauriti, diede loro ulteriore prova mangiando davanti a loro."Corpo spirituale", da novità, spiegherà Paolo ai Corinti. Provata con passione la sua fisicità, Gesù interpretò le Scritture. Parlò ai discepoli di ciò che del Messia avevano attestato le Scritture, ma essi avevano pervicacemente rifiutato: il disprezzo e la persecuzione che avrebbe subìto fino alla croce. Sconfessò ancora da Risorto, gli aspetti trionfalistici, appannaggio del Messia davidico, quale essi avevano atteso e infine riconciliati, Gesù li poté inviare a "predicare, nel suo nome, la conversione a tutti i popoli e il perdono dei peccati". Precisò di cominciare da Gerusalemme, che più di tutti ne aveva bisogno.

Fra' Domenico Spatola
Nella foto: dipinto di Duccio di Buoninsegna 

martedì 9 aprile 2024

Ambulatorio solidale S. Francesco ai Cappuccini di Palermo

Visite ortopediche ai residenti meno abbienti o extracomunitari, previa prenotazione telefonica dalle 17:00 in poi all'ufficio parrocchiale.
Tel: 091212118

venerdì 5 aprile 2024

Fra' Domenico Spatola: La fede



A sera, 
passata la bufera, 
il seme morto, nell'orto 
era risorto,
e Tu, tra i tuoi venivi
a renderli giulivi
di speranza
col pane tuo che avanza
per gli invitati tanti.
Tommaso era tra i quanti
cercavan luce
che il tuo amor conduce. 
Insegnasti che la fede
è di chi non vede e crede
perché sa fidarsi,
e con amor donarsi.

Fra' Domenico Spatola 

Commento di fra' Domenico Spatola al Vangelo della seconda domenica di Pasqua: Giovanni 20, 19-31

 
19 La sera di quello stesso giorno, il primo dopo il sabato, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, si fermò in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». 20 Detto questo, mostrò loro le mani e il costato. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. 21 Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anch'io mando voi». 22 Dopo aver detto questo, alitò su di loro e disse: «Ricevete lo Spirito Santo; 23 a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi».
24 Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. 25 Gli dissero allora gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il dito nel posto dei chiodi e non metto la mia mano nel suo costato, non crederò».
26 Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c'era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, si fermò in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». 27 Poi disse a Tommaso: «Metti qua il tuo dito e guarda le mie mani; stendi la tua mano, e mettila nel mio costato; e non essere più incredulo ma credente!». 28 Rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». 29 Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, hai creduto: beati quelli che pur non avendo visto crederanno!».
30 Molti altri segni fece Gesù in presenza dei suoi discepoli, ma non sono stati scritti in questo libro. 31 Questi sono stati scritti, perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.

Ai discepoli, rintanatisi per paura di finire in croce, Gesù Risorto, la sera di Pasqua, consegnò la sua Pace. A testimonianza del suo amore mostrò i segni dei chiodi nelle mani e quello della lancia nel fianco. Da "buon pastore" si era offerto, per salvarli dagli sgherri venuti ad arrestarli. Prima di congedarsi volle che i suoi divenissero apostoli  della pace. Soffiò su di loro lo Spirito, perché cancellassero i peccati. 
All'incontro mancava Tommaso, in cerca di risposte ai suoi dubbi. Al rientro, diffidò i compagni. Non condivideva il loro racconto. Per lui, infatti essi avevano confuso un fantasma con il Risorto. Non era disposto a credere, dichiarando di voler toccare prima mani e fianco di Gesù. Otto giorni dopo, lo vide e, senza toccarlo, credette al suo amore: "Signore mio e Dio mio!". Fece la professione in sintonia tematica con il Vangelo, cioè mostrare che Dio è Gesù. 
A incoraggiare i credenti fu la sua ultima beatitudine: "Beati coloro che non hanno visto e hanno creduto!". Dettava così la nuova dinamica per la fede.

Fra' Domenico Spatola 

sabato 30 marzo 2024

Fra' Domenico Spatola: Nuova sorte... non più morte.



Accorsi con la Maddalena,
che si dava pena. 
Anch'io, 
col dolor mio, 
lacrimavo a dirotto
quando pianto fu rotto
dallo stupore:
vidi il Risorto Signore. 
Ancora rimbomba
mio grido alla tomba, 
non più di morte
nuova infatti è la sorte:
la vita detiene
l'amor che sostiene. 
Risorto è nell'orto
il seme già morto, 
e ora è vivente
e di luce possente.

Fra' Domenico Spatola 
Nella foto: La Resurrezione di Salvador Dalì

Commento di fra Domenico Spatola al Vangelo della Notte di Pasqua (anno B): Marco 16, 1-7

 

1 Passato il sabato, Maria Maddalena, Maria, madre di Giacomo, e Salome comprarono degli aromi per andare a ungere Gesù. 2 La mattina del primo giorno della settimana, molto presto, vennero al sepolcro al levar del sole. 3 E dicevano tra di loro: «Chi ci rotolerà la pietra dall'apertura del sepolcro?» 4 Ma, alzati gli occhi, videro che la pietra era stata rotolata; ed era pure molto grande. 5 Entrate nel sepolcro, videro un giovane seduto a destra, vestito di una veste bianca, e furono spaventate. 6 Ma egli disse loro: «Non vi spaventate! Voi cercate Gesù il Nazareno che è stato crocifisso; egli è risuscitato; non è qui; ecco il luogo dove l'avevano messo. 7 Ma andate a dire ai suoi discepoli e a Pietro che egli vi precede in Galilea; là lo vedrete, come vi ha detto».

Aspettarono la fine del riposo sabbatico, prima di accorrere alla tomba di Gesù, dove tutto, ai loro occhi, si era inesorabilmente concluso. Un fallimento nella loro testa e Gesù che, morendo, le aveva ingannato. Il Messia infatti non doveva morire. Restava in loro tuttavia l'affetto, pur non condividendo di Gesù la morte in croce. Vi avevano assistito infatti da lontano. Ora, per pietà, si recavano a imbalsamare il loro fallimento. Le due donne furono identificate dall'evangelista in Maria di Magdala e nell'altra Maria, la madre di Giacomo e Solome, persone conosciute dai destinatari del Vangelo. Nel primo tempo consentito dalla legge della rituale purità, il giorno dopo il sabbatico riposo, vennero al sepolcro. Inconsapevoli che quella era l'aurora del nuovo giorno della rinnovata Creazione, che, al pari della prima, iniziava con la luce, ma questa, perché di Pasqua, non avrebbe conosciuto tramonto. Esse negavano tuttavia che ci fosse un rimedio alla morte, e la pietra tombale, inesorabile, ne era il segno inamovibile. Ma alzato il loro sguardo ebbero paura che la morte avesse altra sorte. La grossa pietra era infatti definitivamente rotolata, la morte aveva cambiato senso, ma ciò fece paura. Il giovane, seduto alla destra e in bianche vesti, era lo stesso che nudo era sfuggito ai nemici lasciando nelle loro mani il lenzuolo vuoto. Ora seduto alla destra e bianco vestito, manifestava la sua divinità. Illustrò il "nuovo" della morte, che apriva alla nuova Creazione. Le donne, che non avevano avuto paura quando assistettero da lontano alla Crocifissione, dinanzi al Risorto mostrarono paura. Resistevano al nuovo corso. Il Risorto volle tuttavia fidarsi, facendole messaggere per avvisare i discepoli e Pietro perché si recassero nella multietnica Galilea, dove erano risuonate le Beatitudini. Lontani dalla Giudea intransigente con i peccatori. Il messaggio era ormai pronto a valicare i confini della Nazione. E le donne?  Restarano ammutolite... per paura!

Fra' Domenico Spatola 
Nella foto: La Resurrezione di Beato Angelico 

Fra' Domenico Spatola: Madre dolorosa

Con te presso la Croce,
sentii sua voce
che t'affidava il figlio
chiedendoti, a consiglio, 
di essere sua Madre, 
stesso con te avea fatto il Padre:
e divenisti madre di noi.
Ora, che puoi, 
trasforma i figli bellicosi
in fratelli amorosi.
Allontana dalla Terra
questa guerra, 
che tarpa a noi le ali
con pericoli mortali.
Guarda perciò al Pianeta,
che non s'allieta
di questi tempi scuri:
l'amore tuo ci renda più sicuri. 

di Domenico Spatola

Fra' Domenico Spatola: 30 marzo 2024, Sabato Santo

 


L'allodola non tubava e l'usignolo non cantava. La tomba sigillata nel silenzio della natura. Il guerriero riposava. Lo credevo ch'era per poco. Ma quel sonno prodigioso fu in onirica discesa. Non da eroe, ma da fratello fino agli inferi, Regno dei morti, a risvegliare Adamo e la madre Eva, e i Patriarchi e i tanti, antichi o più recenti che aspettavano quella venuta, da prigionieri del sonno. Adamo vide in Gesù il modello, su cui era stato plasmato. Ma non riuscì ad eguagliarlo, per il peccato. Ora però che i ceppi della morte erano infranti, poté seguire la luce che gli si parava avanti. "Tu mio esemplare, e io tua copia", disse, "ripristina mie fattezze, perché t'assomigli!". 
"Son qua per te e la tua discendenza, senza di voi non potevo stare senza. Ho dato l'antidoto al veleno, con il Sangue sgorgato dal mio seno. 
Ormai l'umanità, che fu da te, se lo vorrà in me troverà modello, e da fratello che vi salva. Ho vinto della morte ostacoli tanti e perciò risorgeremo tutti quanti". 
Il "Grazie" fu corale, ma Adamo, non più rivale, di tutti respirò vitale soffio e non più loffio fu il suo ardire. Parve udire Cristo che diceva ai suoi che il tempo  dell'attesa era già fioco: la risurrezione infatti era tra poco. 

Di Domenico Spatola

venerdì 29 marzo 2024

Fra' Domenico Spatola: Udii la tua voce...

Indegno, 
mi sentii sotto il legno
di tua Croce. 
Al dolore tuo atroce
contribuì mio peccato. 
Ora, in cuore mio arato, 
di speme
mettesti tuo seme: 
non di morte
ma d'altra sorte
dettata da Croce
ad alta voce:
mi vidi sanato
dal mio peccato!

Di Domenico Spatola
Nella foto: Crocifissione di Salvador Dalì

Fra' Domenico Spatola: 29 marzo 2024, Venerdì Santo

Giuda uscì nella notte, per consegnare Gesù ai capi. Non persero tempo a inviare una guarnigione per arrestarlo. Giuda in testa, a portare la fiaccola e pronto al segnale. Non si doveva equivocare nel buio, e il bacio fu diretto. 
Gesù si fece avanti. 
Era la notte degli infingardi e dei paurosi. Gesù fu solo a fronteggiare gli sgherri, venuti per non fallire. 
"Chi cercate?". Terribile verbo. Lo cercavano per ucciderlo, e i mandanti, Anna e il genero Caifa, cufarono la sua morte. Approvò il sinedrio, insignificante e pilotato. Poteva sfogare la sua stupidità, applaudendo chi disse: "Muoia uno e si salvi la Nazione!". Divenne ragione, la loro convenienza. Pilato, governatore, inetto e coniglio, fu vinto dalla canea della plebaglia aizzata lì a gridare, supinamente: "crocifiggilo!". 
E seppellì la giustizia. 
La folla ottenne quanto pretese. Barabba, il suo mito liberato. E Gesù flagellato col sussiego al "re da burla", inscenato dai militari. L'Uomo già pronto allo scopo finì sulla croce. Gridò la sua sete, ch'era di noi e solo d'amore. 
Raccolsero il grido la madre, crocifissa nel cuore, e il discepolo amato. Presso la croce. Era l'eredità, sua per noi lo Spirito consegnato. Dono alla Chiesa, che nasceva dal "sangue e dall'acqua", simboli del mistero, sgorgato dal suo seno, ormai squarciato per sempre. E mio rifugio. 
Giuseppe d'Arimatea offrì il sepolcro. Nuovo. Servirà solo per poco: il Guaritore ferito vi entrava a risanarsi... per ricominciare. 

Fra' Domenico Spatola

giovedì 28 marzo 2024

Fra' Domenico Spatola: 28 marzo 2024, Giovedì santo



Fu sorpresa per tutti, e scandalo per Pietro. Non era dignitoso per un maestro lavare i piedi ai discepoli. Protestò perché indisponibile a imitare il gesto. Non comprendeva, né capirà fino al triplice rinnegamento del suo Signore. Per Gesù non c'era alternativa: "Come ho fatto io, Signore e Maestro, dovete anche voi lavare i piedi gli uni agli altri!". 
Era la sua ultima lezione: riassuntiva e a testamento, per essere suoi discepoli. La sua "Kenosis", quale svuotamento della natura divina per condivisione con gli uomini, aveva raggiunto il punto più basso. Da Figlio, si era inabissato fino alla condizione dello schiavo. Scelta, la sua, "dell'amore più grande di Colui che dà la vita per gli amici". La Chiesa lo fa oggi "memoriale" per il suo essere e  proesistere nel mondo. Da tale servizio d'amore infatti scaturiscono i "misteri" della salvezza e, in ogni Eucaristia,  riassapora la dote del Sangue, dono suo nuziale dalla Croce, dello Sposo alla Sposa.

Di Domenico Spatola

lunedì 25 marzo 2024

Sostieni la Missione San Francesco: dona il tuo 5 x 1000

Sull'esempio di Gesù che indossa il grembiule per mettersi al servizio del prossimo, il Centro San Francesco, la mensa dei poveri creata da Fra' Domenico Spatola, grazie ai volontari si mette al servizio dei bisognosi, offrendo loro ogni giorno un pasto completo.
Sostieni anche tu il Centro San Francesco dando il tuo 5x1000: firma, e inserisci nell'apposito spazio il codice fiscale: 97319880825. A te non costa nulla: dai una mano e un grande aiuto per portare avanti la Missione fondata sull'amore e sul servizio al prossimo.
Grazie.

venerdì 22 marzo 2024

Fra' Domenico Spatola: Un asinello



Un asinello, 
mite e non bello, 
doveva portare
Gesù, che a salvare
era venuto. 
Ora un tributo
gli rendeva la folla, 
che, come colla, 
a lui legata:
si sapeva amata. 
Del Messia, 
fu Zaccaria, 
che non parlò del cavallo, 
destriero da sballo, 
ma dell'asinello
mite e non bello.

Fra' Domenico Spatola

Commento di fra' Domenico Spatola al Vangelo della Domenica delle Palme (anno B): Marco 11, 1-10

 
1 Quando si avvicinarono a Gerusalemme, verso Bètfage e Betània, presso il monte degli Ulivi, mandò due dei suoi discepoli 2 e disse loro: «Andate nel villaggio che vi sta di fronte, e subito entrando in esso troverete un asinello legato, sul quale nessuno è mai salito. Scioglietelo e conducetelo. 3 E se qualcuno vi dirà: Perché fate questo?, rispondete: Il Signore ne ha bisogno, ma lo rimanderà qui subito». 4 Andarono e trovarono un asinello legato vicino a una porta, fuori sulla strada, e lo sciolsero. 5 E alcuni dei presenti però dissero loro: «Che cosa fate, sciogliendo questo asinello?». 6 Ed essi risposero come aveva detto loro il Signore. E li lasciarono fare. 7 Essi condussero l'asinello da Gesù, e vi gettarono sopra i loro mantelli, ed egli vi montò sopra. 8 E molti stendevano i propri mantelli sulla strada e altri delle fronde, che avevano tagliate dai campi. 9 Quelli poi che andavano innanzi, e quelli che venivano dietro gridavano:
Osanna!
Benedetto colui che viene nel nome del Signore!
10 Benedetto il regno che viene, del nostro padre Davide!
Osanna nel più alto dei cieli!

Betfage e Betania, considerati unico villaggio satellitare di Gerusalemme, perché la tradizione irremovibile li accomunava. Gesù provò l'incursione per cambiarla. Chiese la collaborazione a due discepoli. Voleva mostrare a tutti la vera natura del suo messianismo, cavalcando l'asinello. L'episodio era stato anticipato profeticamente, quattro secoli prima, da Zaccaria. Fu tuttavia sgradita ai contemporanei, quella profezia per la ferialità del modello prospettato: "Il Messia cavalcherà un asino". Il simbolo era modesto per chi nutriva ambizioni di grandezza! Così dai coevi di Zaccaria, la figura venne rimossa e la profezia "legata". Ma con Gesù era l'ora di "scioglierla". I discepoli inviati a prelevare il puledro, avrebbero dovuto rispondere: "Serve al Signore!". Convinsero e Gesù cavalcò il puledro. Le reazioni? Coerenti al proprio "credo". Chi aderiva al progetto di Gesù, aveva posto sulla cavalcatura il proprio mantello, come a consegnare l'esistenza. Chi sognava il Messia trionfatore, gli professava sottomissione, col mantello in terra, perché Gesù lo calpestasse. Con prepotenza si posero alla guida del corteo coloro che volevano imporre l'itinerario, mentre, da dietro, altri controllavano il percorso. Gesù fu prigioniero della loro paranoia di potere e al grido di osanna al Regno di Davide.
Era l'ambiguità del brano!

Fra' Domenico Spatola

sabato 16 marzo 2024

Fra' Domenico Spatola: Tutti attirerò a me

Quell'ora della storia 
fu di gloria
quando, a festa, 
fu richiesta
dai Greci quella
vista, 
che il Signor chiamò "conquista".
Era seme caduto in terra, 
e da serra
aperto a vita, 
più ambita 
perché non sola, 
frutto della Parola. 
L'egoismo nella vita,
è rovinosa fatica, 
mentre colui che generosa 
la dona è già fruttuosa.
Chi il Figlio segue, 
nel Padre vivrà tregue. 
Quell'ora allor disturba? 
È col Padre e non si turba.
Il Padre gli dá gloria, 
per tutta la sua storia, 
e di paterna Voce il suono, 
per la folla fu un tuono. 
Per altri, l'angelo avea parlato.
Ma per Gesù il mondo è giudicato. 
Poi parlò di sé:  
"Dalla croce, tutti attirerò a me!"

Fra' Domenico Spatola 

Commento di fra Domenico Spatola al Vangelo della Quinta domenica di Quaresima (anno B): Giovanni 12, 20-33

 
20 Tra quelli che erano saliti per il culto durante la festa, c'erano anche alcuni Greci. 21 Questi si avvicinarono a Filippo, che era di Betsàida di Galilea, e gli chiesero: «Signore, vogliamo vedere Gesù». 22 Filippo andò a dirlo ad Andrea, e poi Andrea e Filippo andarono a dirlo a Gesù. 23 Gesù rispose: «È giunta l'ora che sia glorificato il Figlio dell'uomo. 24 In verità, in verità vi dico: se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. 25 Chi ama la sua vita la perde e chi odia la sua vita in questo mondo la conserverà per la vita eterna. 26 Se uno mi vuol servire mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servo. Se uno mi serve, il Padre lo onorerà. 27 Ora l'anima mia è turbata; e che devo dire? Padre, salvami da quest'ora? Ma per questo sono giunto a quest'ora! 28 Padre, glorifica il tuo nome». Venne allora una voce dal cielo: «L'ho glorificato e di nuovo lo glorificherò!».
29 La folla che era presente e aveva udito diceva che era stato un tuono. Altri dicevano: «Un angelo gli ha parlato». 30 Rispose Gesù: «Questa voce non è venuta per me, ma per voi. 31 Ora è il giudizio di questo mondo; ora il principe di questo mondo sarà gettato fuori. 32 Io, quando sarò elevato da terra, attirerò tutti a me». 33 Questo diceva per indicare di qual morte doveva morire.


Era Pasqua, accorsero a Gerusalemme anche gli Ellenisti. Greci della Diaspora. Si dirottarono però per altra meta. Non il tempio, ma Gesù. Volevano "vederlo". Il verbo equivaleva a "credere". Cercarono la mediazione di Filippo e di Andrea, che riferirono. Gesù parlò della svolta attesa. Il suo messaggio aveva superato i confini di Israele. I pagani chiedevano di  entrare nel suo Regno. In definitiva: "È giunta l'ora della gloria" disse. A Cana, durante le nozze, quella "ora" era stata promessa, finalmente si realizzava, e sulla  Croce avrebbe manifestato il massimo splendore. Commentò la sua morte, con un simbolo di vita: il "chicco di grano" che, caduto in terra, muore per fare esplodere l'energia che possiede. Era la parabola in favore di chi si spende per gli altri. La sua vita raggiungerà la pienezza. Chi, al contrario, predilige i propri interessi e  convenienza, disinteressandosi degli altri, si autodestina al fallimento. A quanti si proponevano per servirlo, chiese di seguirlo, cioè di imitarlo nell'amore per l''umanità. Non sfuggiva tuttavia anche egli all'angoscia della solitudine. Chiese conforto. Il Padre, gli rispose, che avrebbe fino in fondo "glorificato il suo Nome". Chi udì diede le differenti interpretazioni. Secondo le proprie convinzioni.  Alcuni infatti parlarono di "tuono", con linguaggio che evocava Mosè nel suo relazionarsi con Dio. Chi disse: "un angelo gli ha parlato", alludeva alla vecchia Alleanza che tratteneva Dio lontano dagli uomini, e per comunicare necessitava di intermediari. Nessuno però interpretò la filiazione unica di Gesù con il Padre. Tale consapevolezza la matureranno, quando egli "innalzato da terra, avrebbe attirato tutti a sé".

Fra' Domenico Spatola