29 Il giorno seguente Giovanni vide Gesù che veniva verso di lui e disse: «Ecco l'Agnello di Dio, che toglie il peccato del mondo! 30 Questi è colui del quale dicevo: "Dopo di me viene un uomo che mi ha preceduto, perché egli era prima di me". 31 Io non lo conoscevo; ma appunto perché egli sia manifestato a Israele, io sono venuto a battezzare in acqua». 32 Giovanni rese testimonianza, dicendo: «Ho visto lo Spirito scendere dal cielo come una colomba e fermarsi su di lui. 33 Io non lo conoscevo, ma colui che mi ha mandato a battezzare in acqua mi ha detto: "Colui sul quale vedrai lo Spirito scendere e fermarsi, è quello che battezza con lo Spirito Santo". 34 E io ho veduto e ho attestato che questi è il Figlio di Dio».
L'agnello e il sangue eccellevano quali simboli della Pasqua di Mosè. Il Battista dichiarò che quei modelli avevano trovato attuazione. Vedendo infatti venirgli incontro Gesù, disse: "Ecco l'Agnello che espìa il peccato del mondo". Quel peccato era il rifiuto dell'amore di Dio, che le false ideologie impedivano di sperimentare. Compito dunque dell'Agnello era di estirpare quell'aberrazione. Gesù non si vestiva di arroganza come i tiranni, ma della mitezza dell'Agnello. Della nostra Umanità avrebbe fatto sacramento della sua Divinità, manifestandosi al "resto di Israele", cioè al popolo fedele. Testimoniò inoltre Giovanni di avere visto scendere sopra Gesù lo Spirito di Dio. Era la risposta di fede a Gesù che rendeva visibile l'amore del Padre. Lo Spirito di Dio, nel simbolo della "colomba", rappresentava la fedeltà al suo nido. E Gesù era la sua abitazione permanente e lo accompagnerà fin sulla Croce, da dove egli lo effonderà sulla Comunità, quale nuovo battesimo in Spirito Santo.
Fra' Domenico Spatola

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