venerdì 3 luglio 2026

Fra' Domenico Spatola: Venite a me...

Lode al Padre rendevi, o Cristo, 
perché al tristo
e saputello  dottore, 
che arroganza coltivava in cuore, 
non s'è svelato, 
mentre ai piccoli che aveva amato
in quintessenza
di benevolenza, 
del cielo
ha tolto il velo.
Tutto
diede a te, 
per me, 
e chi conosce lui
è colui
che nel Figlio  crede
perché il Padre vede.
I piccoli chiamasti a te
a dar senso ai lor perché 
di stanchezza e oppressione, 
dando ristoro e comprensione.
L'invitasti poi alla tua Scuola
per imparare da tua Parola
che del giogo il peso pur non poco, 
con te diventa fioco.

Fra' Domenico Spatola

Commento di Fra' Domenico Spatola al Vangelo della Quattordicesima domenica del tempo ordinario (Anno A): Matteo 11, 25-30

25
In quel tempo Gesù disse: «Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli. 26 Sì, o Padre, perché così è piaciuto a te. 27 Tutto mi è stato dato dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare.
28 Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò. 29 Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime. 30 Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero».

Gesù aveva lamentato il rifiuto delle città sottomesse  all'insegnamento di Scribi e Farisei. Benedice però il Padre per "i semplici" che lo hanno accolto. Del Padre elogiò l'essersi nascosto alle logiche dei dottori della Legge, perché egli è il Dio-Amore, non può essere compreso da chi si rapporta, con lui e con il prossimo coi criteri di un Codice. Per il Padre,
l'uomo è la creatura che egli ama e protegge. Perciò  criterio unico per interpretare la sua stessa Parola, è attuare la felicità dell'uomo. Chi ritiene che l'osservanza dei comandamenti è più importante del bene dell'uomo, non potrà mai comprendere
l'amore di Dio. Semplici sono coloro che accolgono Dio in quanto "Amore" , perché di esso hanno bisogno. Tale dinamica nello Spirito consente la conoscenza del Figlio e del Padre, che in Gesù "l'Emmanuele" si fa "Dio con noi", quindi non da cercare, ma da accogliere e, insieme con lui e come lui, orientarsi verso l'umanità.  Dio si mostra qual è, cioè Amore, se si toglie la Legge che impedisce di conoscerne la natura di Padre. Da qui  incolmabile la distanza dai dottori della Legge, che sanno  appesantire di norme e creare nell'anima spaventosi sensi di colpa. Agli "stanchi e oppressi" dalla Legge, Gesù dà l'invito a venire a lui. Il ristoro che promette è il riposo quando si accoglie il suo giogo da condividere con lui accogliendo le "Beatitudini", per la felicità. Non dunque regole da osservare, ma amore da accogliere e  condividere.

Fra' Domenico Spatola

venerdì 26 giugno 2026

Fra' Domenico Spatola: La tua ricompensa

 

Ai genitori, 
Gesù, dei figli vanno i cuori. 
"Ma se non son di impedimento" 
fu il tuo commento, 
per essere del Regno 
tuo segno. 
Chiara fu la tua voce:
"prendere la croce
e aprire la vela
per la tua sequela".
Dicesti che l'egoista
è un disfattista, 
mentre colui che vita dona, 
rende più che buona
la sua offerta, 
e lieto sarà alla scoperta
d'averla ritrovata. 
A lui verrà data
in ricompensa, 
se farà sedere a mensa 
il mio seguace
e acqua a lui verace  appronta, 
Perché infine è l'amor che conta.

Di Domenico Spatola

Commento di Fra' Domenico Spatola al Vangelo della Tredicesima Domenica del tempo ordinario (Anno A): Matteo 10, 37-42

37
Chi ama il padre o la madre più di me non è degno di me; chi ama il figlio o la figlia più di me non è degno di me; 38 chi non prende la sua croce e non mi segue, non è degno di me. 39 Chi avrà trovato la sua vita, la perderà: e chi avrà perduto la sua vita per causa mia, la troverà.
40 Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato. 41 Chi accoglie un profeta come profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto come giusto, avrà la ricompensa del giusto. 42 E chi avrà dato anche solo un bicchiere di acqua fresca a uno di questi piccoli, perché è mio discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa».

Padre e madre meritano amore. È nella natura delle cose. Se però la loro autorità si fa prepotente da inibire la crescita dei figli non consente di realizzare la pienezza della vita. Questa infatti chiede scelte coraggiose. Spesso anche dolorose. Il senso è nel figurato "sollevare la croce" per seguire Gesù. L'immagine è colta nel momento in cui il condannato alla crocifissione sollevava da terra il  patibolo. Il disprezzo della società era pari al rifiuto totale. Anticipato era nell'immagine il destino del Maestro,  perseguitato dalla società fino alla morte in Croce. Gesù chiedeva a chi lo voleva seguire stessa generosità. Incondizionata fino al dono della vita. Ne anticipava il premio. La adesione a lui infatti sarebbe stato il migliore investimento per il futuro. La ricompensa al suo discepolo  non era solo equiparata a quella del Profeta e del Giusto, ma insieme a chi gli offriva anche un bicchiere di acqua fresca, era nel dono più incommensurabile: il Padre e il Figlio avrebbero abitato in loro.

Fra' Domenico Spatola

venerdì 19 giugno 2026

Fra' Domenico Spatola: La tua offerta...


Gesù, i tuoi segreti
non furon divieti, 
ma d'amore offerta, 
in cuore sofferta, 
a segno
del Regno
che ragiona di pace, 
e con forza audace
alla morte diè affondo
per la vita del mondo. 

Di Domenico Spatola

Commento di Fra' Domenico Spatola al Vangelo della XII domenica del tempo ordinario (Anno A): Matteo 10, 26-33

 
26 Non li temete dunque, poiché non v'è nulla di nascosto che non debba essere svelato, e di segreto che non debba essere manifestato. 27 Quello che vi dico nelle tenebre ditelo nella luce, e quello che ascoltate all'orecchio predicatelo sui tetti. 28 E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l'anima; temete piuttosto colui che ha il potere di far perire e l'anima e il corpo nella Geenna. 29 Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure neanche uno di essi cadrà a terra senza che il Padre vostro lo voglia.
30 Quanto a voi, perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati; 31 non abbiate dunque timore: voi valete più di molti passeri!
32 Chi dunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch'io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; 33 chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch'io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli.

Gesù preparando i discepoli alla Missione, li allertava sui pericoli e le minacce che avrebbero subìto dalla società che, non riconoscendoli suoi, li avrebbe rigettato come corpi estranei. Li incoraggiava a non avere paura di chi poteva uccidere il corpo ma non l'anima, perché la morte non interrompe la vita di chi crede in lui. Il compito affidato era l'evangelizzazione, da portare in tutto il mondo con la pace. Nessun timore dunque. L'unico da temere dovrebbe essere Dio, in grado di fare precipitare nella Geena, il fuoco inestinguibile. Ma non è il Dio annunciato da Gesù. Egli è infatti il Padre, datore di vita. Ama i figli e si prende cura di loro, come della intera Creazione. Nella sua tenerezza nutre passeri insignificanti e nocivi. Egli conosce e predilige chi ama suo Figlio e collabora con lui consentendogli di coronare la vita con successo,  perché, nel caso contrario, sarebbe il fallimento.

Fra' Domenico Spatola

venerdì 12 giugno 2026

Fra' Domenico Spatola: Risvegliar l'amore

 


Sul monte, 
un nuovo fronte
apristi ai tuoi:
eran 
Dodici e li volesti suoi, 
cioè del Padre che  implorato
avevi per il mandato 
ad evangelizzare. 
Ad andare
li inviasti
da seguaci,  
e li volesti generosamente audaci. 
A loro desti tuo potere
così che ognuno avere
potesse dello Spirito la forza
per rompere la scorza
d'ogni egoismo in cuore
e risvegliar l'amore.

Di Domenico Spatola

Commento di Fra' Domenico Spatola al Vangelo della Undicesima domenica del tempo ordinario (Anno A): Matteo 9,36-10,8

9:36
Vedendo le folle ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite, come pecore senza pastore. 37 Allora disse ai suoi discepoli: «La messe è molta, ma gli operai sono pochi! 38 Pregate dunque il padrone della messe che mandi operai nella sua messe!».
10:1 Chiamati a sé i dodici discepoli, diede loro il potere di scacciare gli spiriti immondi e di guarire ogni sorta di malattie e d'infermità.
2 I nomi dei dodici apostoli sono: primo, Simone, chiamato Pietro, e Andrea, suo fratello; Giacomo di Zebedèo e Giovanni suo fratello, 3 Filippo e Bartolomeo, Tommaso e Matteo il pubblicano, Giacomo di Alfeo e Taddeo, 4 Simone il Cananeo e Giuda l'Iscariota, che poi lo tradì.
5 Questi dodici Gesù li inviò dopo averli così istruiti:
«Non andate fra i pagani e non entrate nelle città dei Samaritani; 6 rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa d'Israele. 7 E strada facendo, predicate che il regno dei cieli è vicino. 8 Guarite gli infermi, risuscitate i morti, sanate i lebbrosi, cacciate i demòni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date.

Di compassione fu il sentimento di Cristo. Il popolo d'Israele languiva denutrito e stanco.  Abbandonato  dai capi come
"un gregge di pecore senza pastore". Traditori dell'affido divino, i capi religiosi avevano sfruttato la gente. Appassionato perciò fu l'appello di Gesù ai discepoli: "Pregate il Signore della messe perché mandi operai nella sua messe". Li chiedeva da servi per amore e non da sfruttatori. Scelse i "Dodici" a sostituire le dodici tribù di Israele che avevano rinunciato a collaborare. I nomi degli Apostoli emblematici a rappresentare i discepoli di tutti i tempi. Diede loro lo Spirito Santo perché dessero salute e guarissero dalle infermità e dagli spiriti immondi. Nuovo ruolo di apostolo, funzionale a motivare i discepoli futuri a proporre il Vangelo e partecipare  stessa "compassione" del Signore. Israele fu il primo destinatario. Urgeva provvedere alle "pecore perdute della casa di Israele". Il Regno loro annunciato era disponibile a chi lo volesse e l'annuncio motivato con stessa gratuità di dono ricevuto.

Fra' Domenico Spatola

venerdì 5 giugno 2026

Fra' Domenico Spatola: Era il tuo pane...



Attese non vane
mi dona il tuo Pane. 
Lo spezzi per me
perché con te
condivida destino
in stesso cammino
che Tu mi proponi, 
e al cuore mi esponi
stesso messaggio
perché con coraggio
mi faccia pane spezzato
per esser donato
sul tuo stesso modello, 
ad ogni fratello.

Fra' Domenico Spatola

Commento di Fra' Domenico Spatola al Vangelo della Solennità del "Corpus Domini" (anno A): Giovanni 6, 51, 58

51
Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».
52 Allora i Giudei si misero a discutere tra di loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?». 53 Gesù disse: «In verità, in verità vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell'uomo e non bevete il suo sangue, non avrete in voi la vita. 54 Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell'ultimo giorno. 55 Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. 56 Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e io in lui. 57 Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia di me vivrà per me. 58 Questo è il pane disceso dal cielo, non come quello che mangiarono i padri vostri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».

Nella sinagoga, a Cafarnao, col suo discorso Gesù aveva deluso la folla che lo voleva acclamare re, preoccupato i capi religiosi per la proposta della nuova  relazione con Dio e scontentato i discepoli che lo abbandonarono.  Si era dichiarato Dio e identificato come "Pane di vita". "Dato dall'alto" perché di origine divina  e portatore di vita immortale. Lo specificò "sua carne", per la quale comunica lo Spirito. Un Dio umanizzato, e la comunicazione con lui si fa possibile solo attraverso l'umanità. "Più si è umani e più si è divini" (papa Francesco). 
Quale la reazione dei Giudei? Di totale rigetto. Per loro era inaccettabile un Dio che, anziché pretendere sacrifici, si facesse egli stesso dono all'umanità.
Gesù ribadì che bisognava mangiare la sua carne e bere il suo sangue, per rimanere in lui. Sullo sfondo si alludeva all'Agnello  della notte di liberazione di Israele dalla schiavitù d'Egitto. La carne dell'animale serviva a dare forza nel viaggio, e 
il sangue a proteggerlo dalla morte. Offerta irrinunciabileper l'uomo che si vuole realizzare in pienezza. Assimilarsi a lui fino alla identificazione: "Chi mangia e beve di me, rimane in me".  Fondendosi con il credente Gesù ne avrebbe dilatato le  capacità di amore perché la vita ricevuta va donata. La manna di Mosè non salvò dalla morte chi la mangiò. Vero Pane è dunque il suo Corpo.

Fra' Domenico Spatola

venerdì 29 maggio 2026

Fra' Domenico Spatola: Santa Trinità


Mistero di luce, 
l'Universo conduce 
a te che di tua Natura
rivesti creatura. 
Impegni il Figlio
e lo Spirito con divin Consiglio, 
per la felicità
di stessa  Divinità
che mi offristi in dono
per cui figlio io sono. 
Anima mia detergo
e bianca immergo
veste
che voi mi deste
in battesimale grembo, 
ecclesiale lembo
di vostro divino amore
che alberga in me in cuore.

Di Domenico Spatola

Commento di Fra' Domenico Spatola al Vangelo della Santa Trinità (anno A): Giovanni 3, 16-18

16
Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna. 17 Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui. 18 Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell'unigenito Figlio di Dio.

Il Dio, presentato da Gesù a Nicodemo, è  innamorato dell'umanità. Lo testimonia  mandando il Figlio, che lo  rappresenterà nella condizione umana. Egli promette vita eterna non nel futuro ma al presente. La dichiara  possibile a chi pratica l'amore simile al suo. Tale vita è di qualità, ed è eterna, perché la morte non la può scalfire. Il Figlio  non viene come "giudice" del mondo ma Salvatore che comunica vita. Coloro che lo invocavano per giudicare erano i farisei. Nei loro calcoli il Messia sarebbe venuto per separare i "puri" dagli "impuri", e premiando i primi, perché osservanti della Legge, e condannando  gli  inadempienti. Gesù dichiara invece di essere venuto per offrire la vita e un nuovo modello di società.  Rifiutare l'amore vuol dire estromettersi. Esprime infine rammarico per coloro che  preferiscono le tenebre alla luce e si infliggono un giudizio di condanna per non avere scelto di amare.

Fra' Domenico Spatola

venerdì 22 maggio 2026

Fra' Domenico Spatola: Lo Spirito consola




Spirito Santo, 
da te tanto
in petto, aspetto affetto, 
in calor
che amor
corregge
la mosaica   Legge 
che, come dici, 
non è per amici. 
Con tua Parola
Gesù, lo Spirito consola
i seguaci
audaci
arresi all'amore
senza più timore.

Fra' Domenico Spatola

Commento di Fra' Domenico Spatola al Vangelo del giorno di Pentecoste (anno A): Giovanni, 20, 19-23

19
La sera di quello stesso giorno, il primo dopo il sabato, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, si fermò in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». 20 Detto questo, mostrò loro le mani e il costato. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. 21 Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anch'io mando voi». 22 Dopo aver detto questo, alitò su di loro e disse: «Ricevete lo Spirito Santo; 23 a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi».

Il nuovo rapporto con Dio, instaurato da Gesù, richiedeva la "Nuova ed eterna Alleanza".  Luca evangelista la vide attuata nel dono dello Spirito Santo a Pentecoste. Quella preesistente ebraica, da lui rivisitata, celebrava la Legge di Mosè, mentre è lo Spirito Santo il vero dono di Dio all'umanità. Se accolto, sprigiona immensa energia d'amore.  Ogni evangelista ha un proprio modello di Pentecoste. Per Giovanni è "consegna dello Spirito" alla Chiesa. Gesù, nel suo Vangelo, in due momenti comunica lo Spirito. La prima volta dalla Croce e l'altra, la sera di Pasqua, quando, a porte chiuse, venne tra i discepoli, ancora impauriti per la tragedia toccata al Maestro. Stando in mezzo a loro, Gesù disse: "Pace a voi!". Non era solo un augurio, ma il suo dono d'amore, del quale esibì i segni nelle mani e nel costato.  Monili esibiti con l'orgoglio del pastore che aveva dato la vita per le sue pecorelle. Li invitò a passare dal timore all'amore e, soffiando su loro lo Spirito, li rese capaci di separare gli uomini dalla sfera del male.  Aggiunse  nuovo affido:
portare il suo amore a tutti gli uomini, per viverlo in pienezza.

Fra' Domenico Spatola

sabato 16 maggio 2026

Fra' Domenico Spatola: Tornavi al Padre...



Non senza di me... 
ch'ero in te, 
nelle tue carni, 
risorte dai danni da me provocati. 
Affascinàti
ora dal velo, 
squarciato al Vangelo, 
per l'ingresso
nel cielo stesso 
da cui eri venuto
per darci il tuo aiuto. 
Or a noi sulla tua scia, 
additi la via,
per la stessa meta 
che il tuo amore non vieta. 

Fra' Domenico Spatola

Commento di Fra' Domenico Spatola al Vangelo della "Ascensione al cielo di Gesù" (Anno A): Matteo 28, 16-20

16
Gli undici discepoli, intanto, andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro fissato. 17 Quando lo videro, gli si prostrarono innanzi; alcuni però dubitavano. 18 E Gesù, avvicinatosi, disse loro: «Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra. 19 Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo, 20 insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».

L'Ascensione di Gesù in cielo non fu  separazione ma vicinanza più intensa di lui con l'Umanità. Gli  apostoli, "Undici" e  non più "Dodici" perché Giuda aveva fatto altra scelta, furono convocati da lui in Galilea. Ormai Gerusalemme era evitata "avendo dato la morte ai profeti". Il "monte" indicato da Gesù, aveva invece valenza profetica. Da lì infatti egli aveva dettato lo statuto della Nuova Alleanza: le "Beatitudini".  La loro osservanza avrebbe consentito al credente di ogni epoca di fare esperienza del Risorto. Al vederlo gli "Undici", prostrati, lo adorarono. Lo riconobbero Dio, come i Magi a Betlem. "Dubitarono" , dice il testo. Non di ciò che vedevano, ma delle proprie capacità. Come avrebbero potuto raggiungere la Gloria, senza passare attraverso le sofferenze patite dal Cristo? 
Ma Gesù, credette in loro, e chiese da subito collaborazione. Dove era arrivato lui, avrebbero dovuto continuare loro, con lo stesso potere accreditato dal Padre. "Andate in tutto il mondo, annunciate il Vangelo ad ogni creatura e chi crederà sarà battezzato". 
L'immersione nell'acqua battesimale avrebbe costituito la nuova qualità del credente: "nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo". 
Le "Beatitudini" inoltre a orientamento della sua vita al bene degli altri, non come frutto dottrinale ma esperienziale. L'assicurazione finale del Risorto garantì i discepoli della sua Presenza che sarebbe stata intensa e duratura.

Fra' Domenico Spatola

venerdì 8 maggio 2026

Fra' Domenico Spatola: Un fiore per la Mamma

 


A te, Madre del Redentore, 
un fiore
porto al tuo altare
perché mi fai amare
ciò che ami Tu. 
Il tuo Gesù 
sento fratello
di stesso mio fardello.
Egli chiese a Te
come amare me
e a Lui facesti scuola
di stessa sua Parola:
"Amare" è suo linguaggio, 
e stesso è il tuo messaggio. 

Di Domenico Spatola

Fra' Domenico Spatola: Alla Mamma



Cercavo i tuoi occhi
tra i tanti balocchi
da infante:
ed eri mia amante. 
Bizzarri cristalli
di focosi cavalli
eran sogno
ma, a bisogno,
tuoi baci cercavo
e abbracci ti davo, 
legacci
per me:
Eri madre e io tuo re. 
Ogni anno non scordo
primordiale ricordo
della promessa che mai
mi lasciavi nei guai. 
Ora nel vento
son cento
pensieri sinceri
di intesa. 
È mia resa, 
d'immutato candore
al materno tuo amore.

Di Domenico Spatola

Fra' Domenico Spatola: Amore è il suo dono




Gesù, chiedi amore
a chi hai dato il cuore.
Soltanto
del Padre è il Santo
Spirito dono
di perdono
che il mondo non accoglie, 
perché non comprende voglie
di sua presenza
e assenza 
non avverte
e resta inerte.
Voi invece lo conoscete
perché la sua dimora siete 
e in voi egli rimane. 
Perciò non vane 
saràn le intese tra voi e me:
e col Padre sarèmo in tre.
Chi accoglie il mio mandato,
di me è innamorato:
il Padre lo amerà
e sempre con lui sarà.

Fra' Domenico Spatola

Commento di Fra' Domenico Spatola al Vangelo della VI domenica di Pasqua (Anno A): Giovanni 14,15- 21

15
 Se mi amate, osserverete i miei comandamenti. 16 Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore perché rimanga con voi per sempre, 17 lo Spirito di verità che il mondo non può ricevere, perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete, perché egli dimora presso di voi e sarà in voi. 18 Non vi lascerò orfani, ritornerò da voi. 19 Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete. 20 In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre e voi in me e io in voi. 21 Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi mi ama. Chi mi ama sarà amato dal Padre mio e anch'io lo amerò e mi manifesterò a lui».

Gesù chiese ai discepoli amore per sé. Dopo aver dato l'esempio di come amare, lavando loro i piedi, affidò "il mandato nuovo" e migliore. Non più i comandi di Mosè, che erano stati dettati da padrone a servi, ma la "consegna" fatta agli amici: "Amatevi come io ho amato voi". Per attuarlo, avrebbe pregato il Padre perché invii su loro l'altro Consolatore. Nella lingua dei Vangeli, in greco, è il "Paraclito", con mansioni di difesa da avvocato, e di materna protezione. Sarebbe rimasto per sempre coi suoi, a prevenire ogni loro necessità. 
Garantirà serenità in ogni tempesta, e in quella imminente che si sarebbe abbattuta di lì a poco su Gesù. Lo chiamò "Spirito di verità", per la missione di far conoscere Dio "Amore". Ma il  mondo non lo avrebbe compreso, perché, da "sistema ingiusto", mira esclusivamente alla propria convenienza. Gesù non lascia i suoi orfani: "verrò da voi", disse, e li assicurò che avrebbe comunicato la vita del Padre. Essa, per crescere, ha necessità di nutrire gli altri, mentre quella biologica, per crescere, deve nutre se stessa. 
Lo Spirito Santo, dato da Gesù nel giorno della sua morte, consentirà piena fusione col Padre e con lui stesso, perché in ognuno Dio si fa presente  come in un santuario, e da lì irradierà il suo amore.

Fra' Domenico Spatola

sabato 2 maggio 2026

Fra' Domenico Spatola: Vedi nel padre anche il Figlio

 



Gesù, a te domando il costo, 
del posto
a me preparato. 
E tu rispondi a me, da innamorato, 
dove sia
e mi additi che sei la via.
Vuoi che sia con te, 
tu che dimori in me.
Tommaso, diffidente, 
disse che niente
sapeva del destino. 
Allora dichiarasti esser tu il cammino:
"Via e Verità che si fa Vita", 
la stessa che del Padre è infinita. 
A Filippo destí poi il consiglio:
"Vedi tu nel Padre anche il Figlio!".

Fra' Domenico Spatola

Commento di fra' Domenico Spatola al Vangelo della Quinta domenica di Pasqua (anno A): Giovanni 14, 1-12

1
 «Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. 2 Nella casa del Padre mio vi sono molti posti. Se no, ve l'avrei detto. Io vado a prepararvi un posto; 3 quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, ritornerò e vi prenderò con me, perché siate anche voi dove sono io. 4 E del luogo dove io vado, voi conoscete la via».
5 Gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai e come possiamo conoscere la via?». 6 Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. 7 Se conoscete me, conoscerete anche il Padre: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto». 8 Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». 9 Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me ha visto il Padre. Come puoi dire: Mostraci il Padre? 10 Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me; ma il Padre che è con me compie le sue opere. 11 Credetemi: io sono nel Padre e il Padre è in me; se non altro, credetelo per le opere stesse.
12 In verità, in verità vi dico: anche chi crede in me, compirà le opere che io compio e ne farà di più grandi, perché io vado al Padre.

Per quel che capiterà al Maestro di lì a poco, i discepoli sarebbero andati in crisi. Non avrebbero riconosciuto in Gesù il Messia, né in Dio il Padre, dal momento che lo avrebbe lasciato morire crocifisso. Gesù provò a convincerli a credere che la sua morte non sarebbe stata un fallimento, ma la manifestazione gloriosa dell'amore più grande di Dio, che in tal modo avrebbe  preso dimora nel cuore di ognuno. Erano le molte abitazioni che egli, con la sua morte in croce, avrebbe preparato. Li invitò perciò a percorrere la stessa via di lui, che avrebbe dato la vita per il mondo. Tommaso non fu d'accordo. La sua perplessità nasceva dal non credere che ci potesse essere vita oltre la morte, perciò  Gesù, proponendosi "via", non era convincente. A dissipargli diffidenza, Gesù si dichiarò: "Io sono la via, la verità e la vita". Avrebbe introdotto i suoi, quale mediatore unico, dal Padre, che, aggiunse, essi già conoscevano, avendolo visto quando si era manifestato in lui con la lavanda dei piedi. 
Filippo volle  che Gesù  mostrasse il Padre. La richiesta impensierì il Maestro, che non si capacitava come, dopo tanto tempo, egli ancora non lo conosceva. Non lo collegava infatti con il Padre. Lo provavano le parole e le opere. Li supplicò di credergli, e lo stesso  potere avrebbe comunicato a coloro che avrebbero creduto in lui, con opere che sarebbero state più grandi e garantite dalla sua comunione col Padre.

Fra' Domenico Spatola

sabato 25 aprile 2026

Fra' Domenico Spatola: San Marco

Sommariamente dichiarato da Sant'Agostino "divino abbreviatore", Marco nel suo Vangelo manifesta una teologia  centrata su Gesù "Cristo e Figlio di Dio". Inventore egli stesso del genere "vangelo", offre, in crescendo, ai cristiani, provenienti dal mondo pagano, il profilo identitario di Gesù, sviluppando ciò che, a tema, anticipa nel titolo dato al suo lavoro. Tra i quattro Vangeli è il più antico. Databile nel 67 dell'era corrente. Fu considerato anche modello di ispirazione degli altri due Sinottici (Matteo e Luca), oggi si parla della fonte "Q" (dal tedesco "Quelle") , che abbia  ispirato lo stesso Marco.  Lo ritengo fondamentale per ogni catechesi da primo annuncio  sulla personalità di Gesù. Il testo si struttura in rigoroso schema, così che al capitolo ottavo, il discepolo Pietro dichiara Gesù  "il Cristo" e al quindicesimo toccherà al centurione romano, vedendo come moriva, riconoscerlo "Figlio di Dio". Il tutto si racconta in modo paratattico, privilegiando il coordinamento delle frasi. Lo stile rende fresco e immediato l'approccio al testo. L'umanità di Gesù è alla base di ogni paragrafo, ma soprattutto nel momento della passione e morte. Prostrato, come vinto, a terra nella agonia, e successivamente  nell'abbandono sulla croce. Il testo  originario fu lasciato incompleto, saranno altri ad aggiungere, con dubbia legittimità, il sedicesimo capitolo, a riepilogare i fatti di Pasqua, assenti nel testo di Marco, che invece chiude, o forse volutamente non conclude perché accenna alla "paura delle donne andate al sepolcro"  ("efobunto gar"). Marco comprese meglio di altri, che il Vangelo non si conclude, perché aspetta la partecipazione di ognuno a completare l'opera di Dio in noi. 

Fra' Domenico Spatola

Fra' Domenico Spatola: Gesù, Pastore bello...



Gesù pastore, 
dài amore
a chi in tuo recinto 
dal lupo non sarà vinto. 
A scorta, 
sei Porta
per l'avvio
al pascolo di Dio. 
Avanti a loro
e in coro
le pecore tua voce
ascoltano  fino a foce
a soddisfar desideri
e accogliere pensieri,
da te lor confidente, 
mentre non dai niente
al ladro venuto per rubare. 
Poi stai a spiegare
che tu sei la Porta, 
e corta 
fa la via per la salvezza, 
mentre durezza
mostri a chi vien per dominare. 
Amare
è il senso
intenso
per cui il gregge, 
liberasti da mosaica Legge.

Fra' Domenico Spatola

Commento di fra' Domenico Spatola al Vangelo della Quarta Domenica di Pasqua (anno A): Giovanni 10, 1-10

1
 «In verità, in verità vi dico: chi non entra nel recinto delle pecore per la porta, ma vi sale da un'altra parte, è un ladro e un brigante. 2 Chi invece entra per la porta, è il pastore delle pecore. 3 Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore una per una e le conduce fuori. 4 E quando ha condotto fuori tutte le sue pecore, cammina innanzi a loro, e le pecore lo seguono, perché conoscono la sua voce. 5 Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei». 6 Questa similitudine disse loro Gesù; ma essi non capirono che cosa significava ciò che diceva loro.
7 Allora Gesù disse loro di nuovo: «In verità, in verità vi dico: io sono la porta delle pecore. 8 Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati. 9 Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvo; entrerà e uscirà e troverà pascolo. 10 Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza.

La vista che Gesù aveva dato al cieco in giorno di sabato, l'aveva reso "colpevole" agli occhi dei farisei. 
Ma Gesù si difese contro la teoria che non esprimeva il vero pensiero di Dio. Ne denunciò la prevaricazione, perché si arrogavano il diritto di Dio di esercitare il bene dell'uomo. Per questa ragione Gesù dichiarò i suoi diffamatori come "ladri". Essi infatti, anziché liberare il popolo, lo opprimevano con leggi insopportabili che ne inibivano la felicità. Egli di quel recinto, che nella figura era l'atrio del tempio, si dichiarava la "Porta". Il titolo lo si soleva dare ad ogni padre per i figli o ad ogni maestro per i discepoli, per la missione di  introdurre rispettivamente alla vita e alla conoscenza. 
Per Gesù il vero peccato consisteva nell'offesa che si faceva all'uomo. 
Usò quindi per sé l'immagine del "pastore" la stessa usata per Dio dal profeta Ezechiele. 
Compito del pastore è di condurre "fuori" dal recinto il gregge, e verso gli spazi della libertà. Evocava in quella azione l'opera di Dio che aveva liberato il popolo dalla schiavitù egiziana. Con un gioco di assonanza linguistica, l'evangelista  evidenzia la differenza tra i due termini: "pascolo" e "legge". Il primo, nella lingua dei Vangeli, si dice "nomé", il secondo  "nomos". Coi pascoli offerti, Gesù comunica la vita eterna, mentre, con la legge, Mosè obbligava a subordinazione e senza prospettive di libertà.

Fra' Domenico Spatola

venerdì 17 aprile 2026

Fra' Domenico Spatola: Spezzò il pane...



Dei discepoli lo stesso destino
vissi anch'io in quel cammino.
Emmaus fu la nostra meta, 
dove non a dieta
ci lasciasti.
Con noi ti fermasti, 
perché sera
e non volemmo inseguire tua chimera.
Volevi tu andare avanti, 
mentre noi, affranti 
di dolore, 
chiedemmo a Te con fervore
di fermarti e di non proseguire. 
Ma quando potemmo udire
tue parole, 
veloci furon le nostre suole
ed arrivammo col cuor già contento, 
avendo percepito il tuo intento. 
Bastò poi che tu spezzassi il Pane, 
che furon vane
le ansie e le paure
e potemmo annunciare più sicure
profezie di te Risorto, 
perché tu non eri morto.

Fra' Domenico Spatola

Commento di fra' Domenico Spatola al Vangelo della Terza domenica di Pasqua (anno A): Luca 24, 13-35

13
 Ed ecco in quello stesso giorno due di loro erano in cammino per un villaggio distante circa sette miglia da Gerusalemme, di nome Emmaus, 14 e conversavano di tutto quello che era accaduto. 15 Mentre discorrevano e discutevano insieme, Gesù in persona si accostò e camminava con loro. 16 Ma i loro occhi erano incapaci di riconoscerlo. 17 Ed egli disse loro: «Che sono questi discorsi che state facendo fra voi durante il cammino?». Si fermarono, col volto triste; 18 uno di loro, di nome Clèopa, gli disse: «Tu solo sei così forestiero in Gerusalemme da non sapere ciò che vi è accaduto in questi giorni?». 19 Domandò: «Che cosa?». Gli risposero: «Tutto ciò che riguarda Gesù Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; 20 come i sommi sacerdoti e i nostri capi lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e poi l'hanno crocifisso. 21 Noi speravamo che fosse lui a liberare Israele; con tutto ciò son passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. 22 Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; recatesi al mattino al sepolcro 23 e non avendo trovato il suo corpo, son venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. 24 Alcuni dei nostri sono andati al sepolcro e hanno trovato come avevan detto le donne, ma lui non l'hanno visto».
25 Ed egli disse loro: «Sciocchi e tardi di cuore nel credere alla parola dei profeti! 26 Non bisognava che il Cristo sopportasse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». 27 E cominciando da Mosè e da tutti i profeti spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui. 28 Quando furon vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. 29 Ma essi insistettero: «Resta con noi perché si fa sera e il giorno già volge al declino». Egli entrò per rimanere con loro. 30 Quando fu a tavola con loro, prese il pane, disse la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. 31 Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma lui sparì dalla loro vista. 32 Ed essi si dissero l'un l'altro: «Non ci ardeva forse il cuore nel petto mentre conversava con noi lungo il cammino, quando ci spiegava le Scritture?». 33 E partirono senz'indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, 34 i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone». 35 Essi poi riferirono ciò che era accaduto lungo la via e come l'avevano riconosciuto nello spezzare il pane.

Il villaggio di Emmaus era una gloriosa roccaforte di Israele, per la vittoria ivi riportata, due secoli prima, da Giuda Maccabeo. Distava undici kilometri da Gerusalemme. Il primo giorno della settimana, due discepoli di Gesù vi si recavano. Mentre discutevano lungo la via, Gesù in persona, senza tuttavia essere riconosciuto, si affiancò a loro e chiese l'argomento della loro discussione. Cleopa, uno dei due, si dichiarò  stupito: "Sei così forestiero in Gerusalemme da non sapere quel che vi è successo in questi giorni?" gli disse. Poi cominciò a narrare come i loro capi e le autorità avessero fatto crocifiggere Gesù di Nazareth, che fu "profeta potente in opere e parole".  A commento dichiarò la comune delusione: "Noi speravamo che fosse lui, il Messia a  liberare Israele". Aggiunse che ormai erano passati tre giorni dalla sua morte, anche se delle donne, andate al sepolcro e non avendo trovato lui, riferirono di avere avuto la visione degli angeli che lo annunciavano risorto. Altri discepoli, andati a constatare, riferirono che le donne avevano detto il vero. Gesù li rimproverò per la mancata fede in  Mosè e nei profeti, che avevano parlato dei patimenti del Cristo per entrare nella sua Gloria. Giunti al villaggio, Gesù provò ad andare oltre, ma essi lo trattennero per rimanere. Restò e, a cena, prese il pane e, proclamata la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Lo  riconobbero, ma egli scomparve. Tornati a Gerusalemme, agli Undici riferirono l'accaduto, ma non senza chiedersi lungo la via come, al sentirlo parlare, ardeva in petto il loro cuore!

Fra' Domenico Spatola

sabato 11 aprile 2026

Fra' Domenico Spatola: "Signore e mio Dio..."


Di Tommaso, detto "gemello" 
mi sentii fratello.        
Come lui ero dubbioso, 
e moroso, 
e quella sera anch'io assente
mentre tu splendente 
da Risorto ti mostravi ai seguaci. 
Ad essi ancor non audaci, 
perché presi da paura,
donavi pace
per ogni creatura, 
affinché da veri
messaggeri 
la portassero. 
Solo Tommaso però faceva il passero
per altra scelta. 
Quando a lui divelta
fu sua incredulità, 
tu, con bontà, 
lo invitasti come a rito
a mettere il dito
nella ferita del tuo petto, 
donde consegni a noi tutto l'affetto. 
Egli s'arrese, 
perché comprese, 
come chi esce dall'oblio, 
e disse a te: "Signore mio e Dio mio".

Fra' Domenico Spatola

Commento di fra' Domenico Spatola al Vangelo della Seconda Domenica di Pasqua: Giovanni 20,19-31

 
19 La sera di quello stesso giorno, il primo dopo il sabato, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, si fermò in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». 20 Detto questo, mostrò loro le mani e il costato. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. 21 Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anch'io mando voi». 22 Dopo aver detto questo, alitò su di loro e disse: «Ricevete lo Spirito Santo; 23 a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi».
24 Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. 25 Gli dissero allora gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il dito nel posto dei chiodi e non metto la mia mano nel suo costato, non crederò».
26 Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c'era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, si fermò in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». 27 Poi disse a Tommaso: «Metti qua il tuo dito e guarda le mie mani; stendi la tua mano, e mettila nel mio costato; e non essere più incredulo ma credente!». 28 Rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». 29 Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, hai creduto: beati quelli che pur non avendo visto crederanno!».
30 Molti altri segni fece Gesù in presenza dei suoi discepoli, ma non sono stati scritti in questo libro. 31 Questi sono stati scritti, perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.

Il giorno "Uno" della settimana, Gesù Risorto incontrò la sua Comunità. Stette in mezzo a loro, perché, in ogni celebrazione eucaristica, si è tutti uguali attorno a lui. La "Pace" augurata ("Shalòm") non era un semplice saluto, ma il suo dono a benessere della Comunità. "Mostrò le mani e il fianco". Erano i "segni" tangibili della sua passione e del suo amore stigmatizzato. I discepoli "gioirono" nel sentirsi amati e Gesù esplicitò che quel suo amore era risposta, non ai meriti, ma alle esigenze di ciascuno. Aggiunse: "Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi". Li inviava perché non trasmettessero una dottrina, ma, prolungassero l'amore del Padre. Soffiando inoltre lo Spirito, comunicò il potere ai discepoli di prolungare il suo amore. Il perdono ne diventava particolare attuazione e Sacramento affidato alla Chiesa .
Tommaso, che era lontano quella sera in cerca di risposte ai suoi inquieti "perché?", seppe del Risorto ma non credette ai compagni. Pensò alla comune allucinazione dinanzi ad un fantasma. Dichiarò perciò di volere toccare le mani e il fianco del Risorto, per sperimentarne la resistenza che un fantasma non potrebbe dare.
All'ottavo giorno, Gesù fu tra i suoi. A Tommaso rivolse da subito l'invito a fare quanto aveva chiesto. Ma il discepolo, questa volta credette senza toccarlo e, con la sua espressione di fede: "Signore mio e Dio mio", divenne l'emblema di ogni credente. Ma
 "Tommaso aveva creduto, perché aveva visto", era stato il commento di Gesù, che  aggiunse per noi: "Beati coloro che, senza vedere  crederanno!".

Fra' Domenico Spatola

sabato 4 aprile 2026

Fra' Domenico Spatola: È risorto




Fu nell'orto
che il Risorto
non più morto
ora vive. 
Son giulive
le donne sante
qui venute non in tante
a imbalsare il loro Re
eran tre. 
Ma il rito non consumato
perché Cristo risuscitato
non era lì e volea
incontrare i suoi in Galilea. 
Andarono via e con coraggio 
portaro ai discepoli il messaggio:
"Non è morto...
È Risorto!"

Fra' Domenico Spatola 

Commento di fra Domenico Spatola al Vangelo della Veglia Pasquale (anno A)

1
 Passato il sabato, all'alba del primo giorno della settimana, Maria di Màgdala e l'altra Maria andarono a visitare il sepolcro. 2 Ed ecco che vi fu un gran terremoto: un angelo del Signore, sceso dal cielo, si accostò, rotolò la pietra e si pose a sedere su di essa. 3 Il suo aspetto era come la folgore e il suo vestito bianco come la neve. 4 Per lo spavento che ebbero di lui le guardie tremarono tramortite. 5 Ma l'angelo disse alle donne: «Non abbiate paura, voi! So che cercate Gesù il crocifisso. 6 Non è qui. È risorto, come aveva detto; venite a vedere il luogo dove era deposto. 7 Presto, andate a dire ai suoi discepoli: È risuscitato dai morti, e ora vi precede in Galilea; là lo vedrete. Ecco, io ve l'ho detto». 8 Abbandonato in fretta il sepolcro, con timore e gioia grande, le donne corsero a dare l'annunzio ai suoi discepoli.
9 Ed ecco Gesù venne loro incontro dicendo: «Salute a voi». Ed esse, avvicinatesi, gli presero i piedi e lo adorarono. 10 Allora Gesù disse loro: «Non temete; andate ad annunziare ai miei fratelli che vadano in Galilea e là mi vedranno».

Furono due le Marie che andarono al sepolcro a cercare il cadavere da imbalsamare. La terza donna,  madre dei figli di Zebedeo, era assente, perché alla crocifissione aveva visto con Gesù morire ogni speranza del  potere messianico. L'angelo, della trasfigurazione (come la folgore e vestito di bianco) era figura di Dio, che ribaltò la pietra tombale e vi sedette sopra. La morte era stata vinta. "Non è qui il Crocifisso, che cercate". Dove incontrarlo? Chiara la risposta: "I discepoli vadano in Galilea". Modello alternativo anche per noi. Per incontrare il Risorto bisogna vivere le "Beatitudini". Vale per ogni discepolo di tutti i tempi. Il Risorto non allietò perciò solo quelli del passato, perché della sua visione è possibile farne esperienza sempre, facendosi "Dono" ai fratelli secondo quanto proclamato da Gesù sul monte di Galilea.

Fra' Domenico Spatola