venerdì 10 luglio 2026

Commento di Fra' Domenico Spatola al Vangelo della Quindicesima domenica del tempo ordinario (Anno A): Matteo 13, 1-9

1
Quel giorno Gesù uscì di casa e si sedette in riva al mare. 2 Si cominciò a raccogliere attorno a lui tanta folla che dovette salire su una barca e là porsi a sedere, mentre tutta la folla rimaneva sulla spiaggia.
3 Egli parlò loro di molte cose in parabole.
E disse: «Ecco, il seminatore uscì a seminare. 4 E mentre seminava una parte del seme cadde sulla strada e vennero gli uccelli e la divorarono. 5 Un'altra parte cadde in luogo sassoso, dove non c'era molta terra; subito germogliò, perché il terreno non era profondo. 6 Ma, spuntato il sole, restò bruciata e non avendo radici si seccò. 7 Un'altra parte cadde sulle spine e le spine crebbero e la soffocarono. 8 Un'altra parte cadde sulla terra buona e diede frutto, dove il cento, dove il sessanta, dove il trenta. 9 Chi ha orecchi intenda».

Il mare doveva ispirare l'universalità della Parola. Perciò la folla stava in spiaggia a guardare il mare, e udire Gesù che, dalla barca, in parabola, annunciava la Parola. La descriveva con le dinamiche del seme. Il terreno, che l'accoglie, non sempre è idoneo. Infatti vengono esemplificati quattro modelli di recezione.  Il primo è la "strada". Il seme quando vi finisce non ha prospettive di crescita. Gli uccelli lo beccano. Quello caduto tra le pietre non trova umore, e senza radici secca al primo sole. Le "spine" cresciute con il seme, lo soffocano. Il quarto modello è rappresentato dal buon terreno, dove il seme, accolto, vi trova l'umore per crescere con picchi di maturazione che possono arrivare a  percentuali del cento per cento. 
Spiegava, fuori metàfora ai discepoli, la parabola,  perché comprendessero la Parola, mentre alla folla ne lasciava velato il significato. Ricordava quanto aveva affermato Isaia del suo popolo: "guardino ma non vedano e odano ma non comprendano". 
La Parola è il dono che va accolto per essere meritato.

Fra' Domenico Spatola

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