venerdì 28 agosto 2026

Fra' Domenico Spatola: Pietro, tu non pensi secondo Dio...


Gesù, con pazienza, 
avea annunciato la sofferenza
che a Gerusalemme avrebbe patìto dagli anziani. 
Strani
come loro anche scribi e sacerdoti
che, in combutta, aveano fatto voti 
per la sua uccisione. 
Il terzo giorno, annunciò Risurrezione.      
Pietro, contrariato, presolo in disparte, 
disse che quell'arte
non gli era congeniale
e, con fare demenziale,
volle esorcizzare
Gesù che ritenea indemoniato. 
Ma egli, a lui voltato, 
disse: "Vade retro...  perché sei Satana e non più Pietro!". 
Commentò ch'è umano il ragionare 
di chi non sa amare, 
come ama Dio". 
Aggiunse: "Ricordati che il Maestro  sono io". 
Poi disse agli altri
che li voleva scaltri, 
ad ascoltare la sua voce
e sollevar da terra propria croce". 
Aggiunse: "chi perde per me la vita, 
l'avrà in eterno custodita. 
Mentre chi conquista il mondo senza amore, 
condannerà a morte il proprio cuore!". 

Di Domenico Spatola 

Commento di Fra' Domenico Spatola al Vangelo della XXII domenica del tempo ordinario (Anno A): Matteo 16, 21-27

 
21 Da allora Gesù cominciò a dire apertamente ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei sommi sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e risuscitare il terzo giorno. 22 Ma Pietro lo trasse in disparte e cominciò a protestare dicendo: «Dio te ne scampi, Signore; questo non ti accadrà mai». 23 Ma egli, voltandosi, disse a Pietro: «Lungi da me, satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!».
24 Allora Gesù disse ai suoi discepoli: «Se qualcuno vuol venire dietro a me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. 25 Perché chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà. 26 Qual vantaggio infatti avrà l'uomo se guadagnerà il mondo intero, e poi perderà la propria anima? O che cosa l'uomo potrà dare in cambio della propria anima? 27 Poiché il Figlio dell'uomo verrà nella gloria del Padre suo, con i suoi angeli, e renderà a ciascuno secondo le sue azioni.

Pietro, nel rispondere alla domanda di Gesù fatta ai discepoli, "chi fosse egli per loro?",  aveva equivocato.  Gli era andata bene, quando lo disse: "figlio del Dio vivente". Meritò l'elogio di "portavoce di Dio". Fu insopportabile quando aggiunse "tu sei il Cristo",  era il Messia della tradizione, ossia "il figlio di Davide", che Israele aspettava   per dominare sui nemici. A superare l'equivoco, condiviso anche dagli altri, Gesù volle chiarire. A Gerusalemme non  avrebbe ottenuto né trono né corona, ma sofferenza e morte ad opera del sinedrio". Aggiungeva tuttavia che il terzo giorno sarebbe risorto. 
Pietro contrariato "lo esorcizzò in disparte". E con la frase: "Dio ti perdoni!",  impiegata per ricondurre gli apostati della fede.  Gesù ricordò a Pietro che il "Maestro" non era il "discepolo", stesse perciò al suo posto dietro a lui, a sequela. Lo apostrofò "avversario", chiamandolo "satana" perché pensava "come gli uomini e non come Dio". Lo rimandò al suo posto: dietro a lui, da discepolo". Deluso che da "pietra eletta" quale l'aveva considerato, si era trasformato in "pietra di scandalo". Quindi ai discepoli disorientati, rinnovò le sue condizioni per seguirlo: rinnegare se stessi e portare la croce. Servivano per realizzarsi come uomini del Regno, mettendo a servizio degli altri la propria vita.

Fra' Domenico Spatola

sabato 22 agosto 2026

Fra' Domenico Spatola: "Tu sei il Figlio del Dio vivente"




Nei pressi di Cesarea, 
nell'alta Galilea,     
Gesù chiese ai seguaci
se fossero veraci 
gl'insegnamenti
fatti alle genti. 
"Che dicevano di lui?". 
Per loro non era colui
che Gesù 
s'aspettava.    
Qualcuno l'indicava 
nel Battista,
ch'era già fuori pista. 
Altri nel risuscitato Elia
oppure in Geremia. 
Altri senza divieti
lo posero tra i Profeti. 
Gesù chiese
quali fossero loro intese. 
Pietro prontamente:
"Tu sei il figlio del Dio vivente". 
Piacque a Gesù il sermone: 
"Beato sei Simone, 
perché senza velo
ti suggerì di me il Cielo!
E io dico a te:
tu con me
edificherai la Chiesa. 
E niuna offesa 
gli inferi potranno,  
né alcun danno
con lor potenza, 
perché l'efficienza delle chiavi nel chiudere e aprire, 
non potrà mai finire".

Fra' Domenico Spatola

Commento di Fra' Domenico Spatola al Vangelo della XXI domenica del tempo ordinario (Anno A): Matteo 16, 13-20

 
3 Essendo giunto Gesù nella regione di Cesarèa di Filippo, chiese ai suoi discepoli: «La gente chi dice che sia il Figlio dell'uomo?». 14 Risposero: «Alcuni Giovanni il Battista, altri Elia, altri Geremia o qualcuno dei profeti». 15 Disse loro: «Voi chi dite che io sia?». 16 Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». 17 E Gesù: «Beato te, Simone figlio di Giona, perché né la carne né il sangue te l'hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli. 18 E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa. 19 A te darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli». 20 Allora ordinò ai discepoli di non dire ad alcuno che egli era il Cristo.

Gesù  condusse i discepoli  nell'alta Galilea, a Cesarea di Filippo, alle falde dell'Hermon, in territorio boschivo dedicato al dio Pan ("Panea"), dov'era la triplice sorgente del Giordano.  Luogo ideale per la verifica della recente evangelizzazione fatta dai discepoli. Dalle risposte date dalla gente, egli si sarebbe fatta l'idea del tipo di insegnamento. "Chi dice la gente che io sia?". Le risposte furono strane.  Applicavano infatti a Gesù personaggi morti in un lontano passato, o anche recente come il Battista. Così qualcuno in Gesù vedeva la reincarnazione di Elia o di Geremia, o di qualche Profeta.  Deluso, Gesù volle conoscere tuttavia la idea che essi si erano fatta su di lui. Folgorante fu la risposta di Pietro: "Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente". Risollevava la sorte anche dei compagni, perché la risposta piaceva a Gesù, avendolo chiamato "Figlio del Dio vivente", cioè di Colui  dà la vita, perché Padre. Lo disse "Beato" e portavoce di Dio col ruolo di prima pietra della  Chiesa da costruire sulla Roccia, che è egli stesso. Contro di essa la morte non avrebbe potere. Affidò inoltre a Pietro le chiavi dell'accoglienza e della interpretazione delle Scritture. "Legando e sciogliendo" la Parola di Dio in senso liberante.

Fra' Domenico Spatola

sabato 15 agosto 2026

Fra' Domenico Spatola: Il pane dei figli...



"Pietà di me!" gridò la Cananea, 
a Gesù appena giunto dalla Galilea.
Nella comune meraviglia, 
chiese la guarigione della figlia, 
che dal maligno era tormentata. 
Voleva che venisse liberata. 
Gesù stava a tacitare,
ma i discepoli la volevano cacciare.
Ma all'insistenza di costei, 
Gesù, escludendo i Cananei, 
disse che dei figli i pani
non andavano dati ai cani. 
Replicò: "Anche questi, 
pur se modesti, 
mangiano le  briciole cadute
ai figli che non le han volute". 
Gesù, allor meravigliato, 
disse di non aver trovato
in Israele tanta fede 
e alla donna
accordò ciò in cui essa crede.

Fra' Domenico Spatola

Commento di Fra' Domenico Spatola al Vangelo della Ventesima domenica del tempo ordinario (Anno A): Matteo 15, 21-28

21
Partito di là, Gesù si diresse verso le parti di Tiro e Sidone. 22 Ed ecco una donna Cananèa, che veniva da quelle regioni, si mise a gridare: «Pietà di me, Signore, figlio di Davide. Mia figlia è crudelmente tormentata da un demonio». 23 Ma egli non le rivolse neppure una parola.
Allora i discepoli gli si accostarono implorando: «Esaudiscila, vedi come ci grida dietro». 24 Ma egli rispose: «Non sono stato inviato che alle pecore perdute della casa di Israele». 25 Ma quella venne e si prostrò dinanzi a lui dicendo: «Signore, aiutami!». 26 Ed egli rispose: «Non è bene prendere il pane dei figli per gettarlo ai cagnolini». 27 «È vero, Signore, disse la donna, ma anche i cagnolini si cibano delle briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni». 28 Allora Gesù le replicò: «Donna, davvero grande è la tua fede! Ti sia fatto come desideri». E da quell'istante sua figlia fu guarita.

Si era compromesso in Galilea,  dichiarando che "nessun cibo è impuro". Aveva negato origine divina alla legge "sul puro e sull'impuro" che costituiva un intero libro di Mosè: il Levitico. Reato gravissimo  punibile con la morte. 
Gesù dovette perciò esiliare tra i Cananei, in terra pagana. Nei dintorni di Tiro e di Sidone una donna implorò la guarigione della figlia. Lo chiamò "figlio di Davide", col titolo del bellicoso Messia, che però Gesù non riconosceva per sé. Quindi non rispose. Allora i discepoli, insofferenti alle grida della donna, chiesero a Gesù di esaudirla, così se la sarebbero levata di torno. Gesù le parlò: "Non è bene prendere il pane dei figli per gettarlo ai cani". La donna comprese la provocazione, ma replicò: "Signore - disse - anche i cani mangiano le briciole che cadono dalla mensa dei padroni". Lodò la fede della madre, e la guarigione  della figlia fu conseguente. La lezione valeva anche per i discepoli, che iniziò alla missione nel mondo pagano.

Fra' Domenico Spatola

venerdì 14 agosto 2026

Fra' Domenico Spatola: Maria Assunta



Alla Madre del Signore
offriamo il cuore. 
ln cielo accolta dal Figlio, 
con divin Consiglio, 
ribaltò la sorte 
e di Eva anche la morte. Risorta, 
a noi aprì la porta,
quando ai piedi della croce
del Figlio udi la voce 
che ci poneva in suo grembo. 
Da lei accolti, 
col lembo
del suo manto,
ci copre a vanto. 
Ora tu Madre divina, 
mostrati a noi qual sei: nostra Regina!

Fra' Domenico Spatola 

Commento di Fra Domenico spatola al Vangelo della Assunzione di Maria in corpo e anima in cielo: Luca 1, 39-56

 
39 In quei giorni Maria si mise in viaggio verso la montagna e raggiunse in fretta una città di Giuda. 40 Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta. 41 Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino le sussultò nel grembo. Elisabetta fu piena di Spirito Santo 42 ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! 43 A che debbo che la madre del mio Signore venga a me? 44 Ecco, appena la voce del tuo saluto è giunta ai miei orecchi, il bambino ha esultato di gioia nel mio grembo. 45 E beata colei che ha creduto nell'adempimento delle parole del Signore».
46 Allora Maria disse:
«L'anima mia magnifica il Signore
47 e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,
48 perché ha guardato l'umiltà della sua serva.
D'ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.
49 Grandi cose ha fatto in me l'Onnipotente
e Santo è il suo nome:
50 di generazione in generazione la sua misericordia
si stende su quelli che lo temono.
51 Ha spiegato la potenza del suo braccio,
ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;
52 ha rovesciato i potenti dai troni,
ha innalzato gli umili;
53 ha ricolmato di beni gli affamati,
ha rimandato a mani vuote i ricchi.
54 Ha soccorso Israele, suo servo,
ricordandosi della sua misericordia,
55 come aveva promesso ai nostri padri,
ad Abramo e alla sua discendenza,
per sempre».
56 Maria rimase con lei circa tre mesi, poi tornò a casa sua.

Maria incontra Elisabetta. Due madri in attesa dei rispettivi bambini. Il saluto della Vergine non fu rivolto a Zaccaria, incredulo, perciò attualmente muto perché sordo, ma ad Elisabetta che avendo creduto sa interpretare il saluto di Maria. Trasmissione dello Spirito Santo, di cui Maria era portatrice. Intercetta il saluto il bimbo nel grembo della madre, e danza di gioia, come in passato Davide davanti l'arca di Dio. Anche Elisabetta partecipò alla comunicazione dello Spirito e diede di Maria l'elogio più qualificante: "Beata te, che hai creduto!". Qui Maria sciolse il suo "cantico" all'Altissimo, magnificandolo per avere operato in lei grandi cose. Con sette verbi Maria dichiara la potenza di Dio che abbatte i troni dei potenti e innalza gli umili. Gli "anahim", ossia gli umiliati della Storia, a partire dal giusto Abele in lei hanno la "corifea" dell'innalzamento e la salvezza, a cominciare da Abramo e per tutta la discendenza.

Fra' Domenico Spatola

venerdì 7 agosto 2026

Fra' Domenico Spatola: Camminò sulle acque...


Contro l'onde, nella notte, 
furon lotte. 
Il vento più furioso, 
dalla barca prodigioso 
in quel marasma, 
Gesù, ti videro fantasma. 
Gridarono
non audaci 
i tuo seguaci. 
E ti svelasti a loro
qual tesoro:
"Io sono non temete!"
furon le parole liete. 
Pietro allor si fè coraggio
e chiese a te  a omaggio, 
sull'acqua camminare. 
Volevi a lui dare
stesso potere. 
Ma egli fu a temere 
dal vento impaurito, 
e a darti udito
non stette  
ma temette,
nei gorghi d'affondare. 
Lo tirasti su dal mare, 
e da tuo erede, 
lo invogliasti ad aver fede. 
Giunti poi a riva, 
di meraviglia viva
rimasti ammirati, 
t'adorarono prostrati.

Fra' Domenico Spatola 

Commento di Fra' Domenico Spatola al Vangelo della Diciannovesima domenica del tempo ordinario (Anno A): Matteo 14, 22-33

22
Subito dopo ordinò ai discepoli di salire sulla barca e di precederlo sull'altra sponda, mentre egli avrebbe congedato la folla. 23 Congedata la folla, salì sul monte, solo, a pregare. Venuta la sera, egli se ne stava ancora solo lassù.
24 La barca intanto distava già qualche miglio da terra ed era agitata dalle onde, a causa del vento contrario. 25 Verso la fine della notte egli venne verso di loro camminando sul mare. 26 I discepoli, a vederlo camminare sul mare, furono turbati e dissero: «È un fantasma» e si misero a gridare dalla paura. 27 Ma subito Gesù parlò loro: «Coraggio, sono io, non abbiate paura». 28 Pietro gli disse: «Signore, se sei tu, comanda che io venga da te sulle acque». 29 Ed egli disse: «Vieni!». Pietro, scendendo dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù. 30 Ma per la violenza del vento, s'impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: «Signore, salvami!». 31 E subito Gesù stese la mano, lo afferrò e gli disse: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?».
32 Appena saliti sulla barca, il vento cessò. 33 Quelli che erano sulla barca gli si prostrarono davanti, esclamando: «Tu sei veramente il Figlio di Dio!».

Condivisi i pani con la folla, i discepoli speravano in un plebiscito per Gesù "Messia, figlio di Davide". Ma egli, fiutato il pericolo,  volle spedire i suoi in barca, all'altra riva. 
Egli, congedata la folla, salì  sul monte. Tutto solo. L'evangelista rivide il fallimento di Mosè, quando il suo popolo aveva adorato il vitello d'oro. La barca, in mezzo al mare, intanto era  flagellata dal vento. Gesù andò incontro ai suoi, camminando sulle acque. Il gesto era teofanico. Solo Dio infatti poteva camminare sulle acque. I discepoli, spaventati, gridarono al fantasma. 
Gesù li tranquillizzò, dichiarandosi col nome divino "Iahvé". "Non temete - disse - io sono". Pietro ne volle la prova chiedendo a Gesù lo stesso potere: "Fammi venire da te camminando sulle acque". Dopo qualche passo, impaurito dal forte vento, dubitò e stava per affondare. Gesù lo prese per mano e gli rimproverò la poca fede. 
I discepoli, accolto Gesù in barca, giunsero subito a riva  e scesi si prostrarono e lo adorarono quale Dio.

Fra' Domenico Spatola