venerdì 27 marzo 2026

Commento di fra Domenico Spatola al Vangelo della Domenica delle Palme: Matteo 21, 1-11

1
 Quando furono vicini a Gerusalemme e giunsero presso Bètfage, verso il monte degli Ulivi, Gesù mandò due dei suoi discepoli 2 dicendo loro: «Andate nel villaggio che vi sta di fronte: subito troverete un'asina legata e con essa un puledro. Scioglieteli e conduceteli a me. 3 Se qualcuno poi vi dirà qualche cosa, risponderete: Il Signore ne ha bisogno, ma li rimanderà subito». 4 Ora questo avvenne perché si adempisse ciò che era stato annunziato dal profeta:
5 Dite alla figlia di Sion:
Ecco, il tuo re viene a te
mite, seduto su un'asina,
con un puledro figlio di bestia da soma
Ecco, il tuo re viene a te
mite, seduto su un'asina,
con un puledro figlio di bestia da soma.
6 I discepoli andarono e fecero quello che aveva ordinato loro Gesù: 7 condussero l'asina e il puledro, misero su di essi i mantelli ed egli vi si pose a sedere. 8 La folla numerosissima stese i suoi mantelli sulla strada mentre altri tagliavano rami dagli alberi e li stendevano sulla via. 9 La folla che andava innanzi e quella che veniva dietro, gridava:
Osanna al figlio di Davide!
Benedetto colui che viene nel nome del Signore!
Osanna nel più alto dei cieli!
10 Entrato Gesù in Gerusalemme, tutta la città fu in agitazione e la gente si chiedeva: «Chi è costui?». 11 E la folla rispondeva: «Questi è il profeta Gesù, da Nazaret di Galilea».

I riti di Pasqua si aprono con l'accoglienza del Messia. Sorprese il suo arrivo su un asinello. Era la predizione inusuale del profeta  Zaccaria, nel sesto secolo avanti Cristo. I modelli frequenti per l'attesa del Messia erano infatti quelli trionfalistici, e su cavalcature regali e guerriere, come il cavallo o il mulo. L'asinello diceva umiltà nella dedizione e nel servizio. La scelta fatta da Gesù di "slegare" con l'asino anche la profezia del Messia umile, che dà la sua vita e non la toglie ad altri, fu condivisa in parte. Il "villaggio" dove Gesù inviò i suoi a "sciogliere" il puledro d'asina era Gerusalemme. Di fronte a Betfage sul monte degli ulivi, ove si trovava Gesù, la città santa si mostrerà nemica della novità e del Vangelo. Non  rinunciava infatti al "messianismo davidico",  ritenendo Israele destinato a dominare sui nemici. Si turbò, perciò, quando vide Gesù entrare sul puledro d'asina, cioè da "servo umile e sofferente". I discepoli  condivisero mettendo i mantelli sulla cavalcatura, mentre la folla, preferendo essere dominata, li stendeva a terra in segno di totale sottomissione al "figlio di Davide". Alla testa del corteo si posero quanti volevano guidare anziché seguire Gesù. Plusvalente e ambigua dunque appare la "domenica delle Palme e degli Ulivi". Se le prime infatti indicano vittoria, i rami di ulivo testimoniavano il "messianismo di Pace". La folla osannando, chiedeva salvezza. Il "Farla tacere!", come preteso dagli ostili farisei, sarebbe stato inutile: "Avrebbero infatti gridato anche le pietre!"

Fra' Domenico Spatola 
(nella foto dipinto di Giotto)

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