sabato 25 aprile 2026

Fra' Domenico Spatola: San Marco

Sommariamente dichiarato da Sant'Agostino "divino abbreviatore", Marco nel suo Vangelo manifesta una teologia  centrata su Gesù "Cristo e Figlio di Dio". Inventore egli stesso del genere "vangelo", offre, in crescendo, ai cristiani, provenienti dal mondo pagano, il profilo identitario di Gesù, sviluppando ciò che, a tema, anticipa nel titolo dato al suo lavoro. Tra i quattro Vangeli è il più antico. Databile nel 67 dell'era corrente. Fu considerato anche modello di ispirazione degli altri due Sinottici (Matteo e Luca), oggi si parla della fonte "Q" (dal tedesco "Quelle") , che abbia  ispirato lo stesso Marco.  Lo ritengo fondamentale per ogni catechesi da primo annuncio  sulla personalità di Gesù. Il testo si struttura in rigoroso schema, così che al capitolo ottavo, il discepolo Pietro dichiara Gesù  "il Cristo" e al quindicesimo toccherà al centurione romano, vedendo come moriva, riconoscerlo "Figlio di Dio". Il tutto si racconta in modo paratattico, privilegiando il coordinamento delle frasi. Lo stile rende fresco e immediato l'approccio al testo. L'umanità di Gesù è alla base di ogni paragrafo, ma soprattutto nel momento della passione e morte. Prostrato, come vinto, a terra nella agonia, e successivamente  nell'abbandono sulla croce. Il testo  originario fu lasciato incompleto, saranno altri ad aggiungere, con dubbia legittimità, il sedicesimo capitolo, a riepilogare i fatti di Pasqua, assenti nel testo di Marco, che invece chiude, o forse volutamente non conclude perché accenna alla "paura delle donne andate al sepolcro"  ("efobunto gar"). Marco comprese meglio di altri, che il Vangelo non si conclude, perché aspetta la partecipazione di ognuno a completare l'opera di Dio in noi. 

Fra' Domenico Spatola

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