Gesù parole audaci
rivolse ai suoi seguaci:
"Ve lo dico io:
Abbiate fede in Dio,
e anche in me.
Nessun si chiuda in sé,
né turbato sia suo cuore,
molte del Padre sono le dimore,
dov'è un posto
che, a niun costo,
io vado a preparare
e a voi consegnare.
Tornerò
e con me vi prenderò,
e del luogo già sapete
la via che prenderete".
Non fu a caso
che parlò anche Tommaso.
In difficoltà di fede,
chiedeva ove il piede
metterebbe se non sa,
dove il Maestro andrà.
"Io sono la via, la verità e la vita".
A lui con favella ardita rispose,
aggiungendo altre cose:
"Si va al Padre per mediazione mia:
perché io son l'unica via
d'accesso
a lui che si è concesso,
e da voi è conosciuto
perché già veduto".
Filippo, mostrò fede acerba e casta,
nel dire: "Mostraci il Padre e ci basta!"
Rattristato Gesù rispose:
"Da te non m'aspettavo tali chiose.
Dov'è l'inghippo?
Da tempo son con voi, Filippo,
e non mi hai ancora conosciuto?
Del Padre tutto hai già saputo:
chi mi ha visto,
non credi che acquisto
anche del Padre ha fatto?
Compatto
è nostro sentire:
il Padre fa udire
al Figlio la sua voce
e l'opera accomuna stessa foce.
In verità chi crede
e verso me dirige il piede
compirà mie stesse gesta:
ciò il mio andar al Padre attesta!"
Fra' Domenico Spatola
Volli emigrare, lontano, tra stelle, e guardare da quelle la terra vitale: la vidi sbocciare, qual rosa a dolore... e compresi l'amore. - Fra Domenico Spatola.
venerdì 8 maggio 2020
Commento di fra' Domenico Spatola al Vangelo della Quinta Domenica di Pasqua (anno A): Giovanni 14, 1-12
1 «Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. 2 Nella casa del Padre mio vi sono molti posti. Se no, ve l'avrei detto. Io vado a prepararvi un posto; 3 quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, ritornerò e vi prenderò con me, perché siate anche voi dove sono io. 4 E del luogo dove io vado, voi conoscete la via».
5 Gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai e come possiamo conoscere la via?». 6 Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. 7 Se conoscete me, conoscerete anche il Padre: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto». 8 Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». 9 Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me ha visto il Padre. Come puoi dire: Mostraci il Padre? 10 Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me; ma il Padre che è con me compie le sue opere. 11 Credetemi: io sono nel Padre e il Padre è in me; se non altro, credetelo per le opere stesse.
12 In verità, in verità vi dico: anche chi crede in me, compirà le opere che io compio e ne farà di più grandi, perché io vado al Padre.
Nell'ultima cena, con l'annuncio della sua imminente morte, Gesù aveva "turbato" i discepoli. Ma lo scandalo l'avrebbe provocato la modalità dell'esecuzione. Perciò non accetteranno un "Dio/Padre" incapace di salvare il Figlio, e rigetteranno il Cristo morto e in modo ignominioso sulla croce. Gesù implora fiducia, e dichiara che quella morte non è una sconfitta: "Vado a prepararvi un posto". La dimora sarà la stessa che il Padre sceglie nel cuore di chi l'accoglie. "All'andare", il corrispettivo sarà "il tornare" da Risorto, con lo Spirito che comunicherà per coinvolgere i discepoli nel "cammino" ad essi già noto. Parve provocazione a Tommaso che, se in precedenza era disposto a morire "con" Gesù, ora rifiutava di dare la vita "come" lui. "Non conosco la via". Fu l'obiezione.
"Io sono la via, la verità e la vita!" gli rispose Gesù, al netto di qualunque altra mediazione "per andare" al Padre.
Chiarisce loro che il Padre non è uno sconosciuto, essi "fin d'ora lo conoscono e l'hanno veduto". Ma Filippo pare estraniato e rilancia il quesito: "mostraci il Padre e ci basta!". Fu occasione risolutiva per la definitiva chiarificazione:
"Chi ha visto me, ha visto il Padre!". La dichiarazione poteva apparire inedita e soprattutto rivoluzionaria, perché nega le definizioni precedenti che di Dio si erano formulate e ormai si poteva affermare: "Dio è Gesù!".
Come forza probante sono evocate le "opere" compiute da Gesù in favore dell'umanità, e chiunque le condivide "possederà la sua stessa condizione, e ne farà di più grandi".
Fra' Domenico Spatola
Fra' Domenico Spatola: Per la festa della mamma
A te madre,
questo giorno
che t'offriamo,
annuale rinnoviamo
a compensar fatica
di tua capacità antica
di dare amore.
Oggi il cuore
a te doniamo
nella fede
che lega a te
e occhio che rivede
tenerezza
ed evoca carezza
in tanti abbracci
e ora memoria lacci
riproduce di quel ricordo.
Sei madre e non lo scordo
e se di vita virtù apprezzo
so che fu il tuo vezzo
a liberar appiglio
dandomi a consiglio
offerta in libertà.
Ma sei sempre qua,
nel cuore mio,
quale regalo dolce del buon Dio.
Fra' Domenico Spatola
questo giorno
che t'offriamo,
annuale rinnoviamo
a compensar fatica
di tua capacità antica
di dare amore.
Oggi il cuore
a te doniamo
nella fede
che lega a te
e occhio che rivede
tenerezza
ed evoca carezza
in tanti abbracci
e ora memoria lacci
riproduce di quel ricordo.
Sei madre e non lo scordo
e se di vita virtù apprezzo
so che fu il tuo vezzo
a liberar appiglio
dandomi a consiglio
offerta in libertà.
Ma sei sempre qua,
nel cuore mio,
quale regalo dolce del buon Dio.
Fra' Domenico Spatola
Fra' Domenico Spatola: Ricordando quella volta...
Quella volta che ti dissi,
era prima che morissi:
Madre tenera e discreta,
allor cheta
la tua faccia,
tra mie braccia
io ti tenni
e fu allora che convenni
che importante era quell'ora:
tu partivi per altra dimora.
Il mio cuore che t'amava
comprendeva e più tremava
per il passaggio,
e a dar coraggio
fosti tu,
ma eri già col buon Gesù.
Fra' Domenico Spatola
era prima che morissi:
Madre tenera e discreta,
allor cheta
la tua faccia,
tra mie braccia
io ti tenni
e fu allora che convenni
che importante era quell'ora:
tu partivi per altra dimora.
Il mio cuore che t'amava
comprendeva e più tremava
per il passaggio,
e a dar coraggio
fosti tu,
ma eri già col buon Gesù.
Fra' Domenico Spatola
Fra' Domenico Spatola: Alla madre del Signore.
Madre del Signore,
che a tutte l'ore
volgi a noi tuo sguardo
perché traguardo
a noi si sveli immenso,
dono a compenso
del tuo Figlio:
a noi dai consiglio
per esserti vicino
illumini il cammino
perché non fuori strada
di terrena nostra contrada
siano i nostri passi
e nei sassi
non trovino perigli,
libera dagli artigli
dell'umano sbaglio.
Sciogli a noi il bavaglio
perché la bocca canti
quel che son nostri vanti:
dono a te di maternità,
estesa a Umanità.
Fra' Domenico Spatola
che a tutte l'ore
volgi a noi tuo sguardo
perché traguardo
a noi si sveli immenso,
dono a compenso
del tuo Figlio:
a noi dai consiglio
per esserti vicino
illumini il cammino
perché non fuori strada
di terrena nostra contrada
siano i nostri passi
e nei sassi
non trovino perigli,
libera dagli artigli
dell'umano sbaglio.
Sciogli a noi il bavaglio
perché la bocca canti
quel che son nostri vanti:
dono a te di maternità,
estesa a Umanità.
Fra' Domenico Spatola
giovedì 7 maggio 2020
Diretta di Fra' Domenico Spatola del 07 maggio 2020: Vangelo di Giovanni 13, 16-20
Pubblicato da Fra' Domenico Spatola su Giovedì 7 maggio 2020
mercoledì 6 maggio 2020
Fra' Domenico Spatola: Preghiera alla Madre di Gesù
Madre del Signore,
t'affido il mio cuore
in tempi burrascosi
e in mari tempestosi.
Tu che in luce stai,
liberaci dai guai:
siamo tuoi figli
e i tuoi consigli
guideranno il cammino
e il progetto divino
produrrà effetto.
Dì, al Figlio tuo diletto
che con lui nostra vita
sarà ardita
e del bene altrui capace.
Tu, terrena face,
illumina nostra fede
dirigi il nostro piede
che non diragli altrove.
Fai che le prove
di nostra storia
regalino la gloria
che il Figlio ci ha promesso.
Porta a successo,
o Madre l'ideale,
per cui in te mortale
per noi si fe' Gesù
così per te di più
sarà la nostra fede:
ciò a te la prole chiede.
Fra' Domenico Spatola
t'affido il mio cuore
in tempi burrascosi
e in mari tempestosi.
Tu che in luce stai,
liberaci dai guai:
siamo tuoi figli
e i tuoi consigli
guideranno il cammino
e il progetto divino
produrrà effetto.
Dì, al Figlio tuo diletto
che con lui nostra vita
sarà ardita
e del bene altrui capace.
Tu, terrena face,
illumina nostra fede
dirigi il nostro piede
che non diragli altrove.
Fai che le prove
di nostra storia
regalino la gloria
che il Figlio ci ha promesso.
Porta a successo,
o Madre l'ideale,
per cui in te mortale
per noi si fe' Gesù
così per te di più
sarà la nostra fede:
ciò a te la prole chiede.
Fra' Domenico Spatola
martedì 5 maggio 2020
Diretta di fra' Domenico Spatola del 05 maggio 2020: Vangelo di Giovanni 10,19 ss
Pubblicato da Fra' Domenico Spatola su Martedì 5 maggio 2020
lunedì 4 maggio 2020
Diretta di fra' Domenico Spatola del 04 maggio 2020: Vangelo di Giovanni 10, 11-18
Pubblicato da Fra' Domenico Spatola su Lunedì 4 maggio 2020
domenica 3 maggio 2020
Fra' Domenico Spatola: Amicizia
È miraggio
o sol coraggio,
quel abbraccio caloroso?
In questo tempo doloroso
che vieta affetti e compagnia,
viene detto quale sia
il congiunto da baciare,
né si può più visitare
alcun amico.
Da deficiente, vengo e dico:
"Il parente
spesso è serpente!
Solo lui puoi frequentare?
Mentre vietato è avvicinare
coloro stessi
con cui professi
medesimi ideali.
Siam reali,
Giuseppe Conte,
la question portiamo a monte
e rivediamo questo errore,
diamo onore
a cosa onesta:
all'amicizia, che ci resta!
Fra' Domenico Spatola
o sol coraggio,
quel abbraccio caloroso?
In questo tempo doloroso
che vieta affetti e compagnia,
viene detto quale sia
il congiunto da baciare,
né si può più visitare
alcun amico.
Da deficiente, vengo e dico:
"Il parente
spesso è serpente!
Solo lui puoi frequentare?
Mentre vietato è avvicinare
coloro stessi
con cui professi
medesimi ideali.
Siam reali,
Giuseppe Conte,
la question portiamo a monte
e rivediamo questo errore,
diamo onore
a cosa onesta:
all'amicizia, che ci resta!
Fra' Domenico Spatola
sabato 2 maggio 2020
Diretta di fra' Domenico Spatola del 02 maggio 2020: Vangelo di Giovanni capitolo 6
Pubblicato da Fra' Domenico Spatola su Sabato 2 maggio 2020
venerdì 1 maggio 2020
Fra' Domenico Spatola: "Io sono la Porta"
Gesù disse: "Chi è convinto
di entrare nel recinto
e d'altra porta
egli fa sorta,
non è il Pastore
ma millantatore
e ladro.
Questo è il quadro:
il Pastore vero
è sincero
e non ruba il gregge.
Al bussare regge
il custode,
che non frode,
vede in lui e apre
e pecore e capre
ne ascoltano voce
ed ei le porta a foce
andando innanzi ad esse
e saran loro stesse
che fuggiranno
se non riconosceranno
la voce del Pastore,
perché l'impostore
non lo seguiranno!"
Il racconto fu a danno
degli avversari
che da ladri e corsari
non potevano capire.
Fece di nuovo udire
a chiarimento
il suo intendimento:
"Io sono la porta,
e chi di pecore ha fatto scorta
prima di me
l'ha fatto sol per sé,
da ladro e da brigante.
Per fortuna tante
furon sorde
e non legate a loro corde.
Io sono il solo ingresso
e nessuna vedrà il decesso:
entrerà e uscirà per erbe fresche,
e lontane dalle tresche
di chi le vuole morte,
mentre altra sarà sorte
per me e di vita
che io darò infinita!"
Fra' Domenico Spatola
Nella foto: Mausoleo di Galla Placidia, Ravenna, mosaico (particolare)
di entrare nel recinto
e d'altra porta
egli fa sorta,
non è il Pastore
ma millantatore
e ladro.
Questo è il quadro:
il Pastore vero
è sincero
e non ruba il gregge.
Al bussare regge
il custode,
che non frode,
vede in lui e apre
e pecore e capre
ne ascoltano voce
ed ei le porta a foce
andando innanzi ad esse
e saran loro stesse
che fuggiranno
se non riconosceranno
la voce del Pastore,
perché l'impostore
non lo seguiranno!"
Il racconto fu a danno
degli avversari
che da ladri e corsari
non potevano capire.
Fece di nuovo udire
a chiarimento
il suo intendimento:
"Io sono la porta,
e chi di pecore ha fatto scorta
prima di me
l'ha fatto sol per sé,
da ladro e da brigante.
Per fortuna tante
furon sorde
e non legate a loro corde.
Io sono il solo ingresso
e nessuna vedrà il decesso:
entrerà e uscirà per erbe fresche,
e lontane dalle tresche
di chi le vuole morte,
mentre altra sarà sorte
per me e di vita
che io darò infinita!"
Fra' Domenico Spatola
Nella foto: Mausoleo di Galla Placidia, Ravenna, mosaico (particolare)
Commento di fra Domenico Spatola al Vangelo della quarta Domenica di Pasqua (anno A): Giovanni 10, 1-10
1 «In verità, in verità vi dico: chi non entra nel recinto delle pecore per la porta, ma vi sale da un'altra parte, è un ladro e un brigante. 2 Chi invece entra per la porta, è il pastore delle pecore. 3 Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore una per una e le conduce fuori. 4 E quando ha condotto fuori tutte le sue pecore, cammina innanzi a loro, e le pecore lo seguono, perché conoscono la sua voce. 5 Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei». 6 Questa similitudine disse loro Gesù; ma essi non capirono che cosa significava ciò che diceva loro.
7 Allora Gesù disse loro di nuovo: «In verità, in verità vi dico: io sono la porta delle pecore. 8 Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati. 9 Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvo; entrerà e uscirà e troverà pascolo. 10 Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza.
Emblematica, nell'antichità, era la relazione "pastore/ gregge" riferita al re e al suo popolo.
Ezechiele (VI sec. a.C.) vi vedeva l'intima relazione tra Iahvè e Israele.
Nei Salmi il pastore è baluardo contro i ladri e gli assassini. Il mercenario non ama il gregge e fugge al pericolo dei lupi rapaci. L'accusa del profeta è rivoltta ai capi religiosi, per avere trasformato il "munus" (ufficio) di pascere nel "beneficio" di pascersi ingordamente delle pecore affidate. La denuncia di Ezechiele è riproposta da Gesù "Pastore buono" ("kalòs" senza rivali).
L'usanza palestinese di assemblare le pecore dei diversi pastori in unico recinto, consentiva la notte sicura. Il custode la mattina apriva la porta ai pastori venuti a rilevare le proprie pecore per condurle al pascolo. I "ladri e gli assassini" avrebbero cercato altro ingresso, ma il custode non avrebbe aperto loro né le pecore, non riconoscendone la voce, li avrebbero seguiti. Al "recinto" fa parallelo l'immagine de "la porta". Vi si identifica chiunque inizia alla conoscenza e alla vita che Gesù offre eterna. Sconfessa qualunque altro mediatore per incontrare il Padre come "ladro e omicida".
Ingordi, i destinatari della denuncia proveranno a spegnere la "voce" del buon Pastore, che le pecore sanno riconoscere.
Fra' Domenico Spatola
Nella foto: Mausoleo di Galla Placidia, Ravenna, mosaico
Diretta di fra' Domenico Spatola del 01 maggio 2020: Vangelo di Giovanni 6, 52...
Pubblicato da Fra' Domenico Spatola su Venerdì 1 maggio 2020
Fra' Domenico Spatola: Calendimaggio.
Mi scoraggio
se il primo maggio
son costretto a restare:
volevo andare
a trovare gli amici.
Giorni infelici
ci rendi, o virale
morbo mortale,
facendo monchi
i nostri bronchi
di aria e respiro,
o per il viro
e per la legge
che vieta ancor schegge
di libertà.
Fatti più in là,
o morbo letale,
che fai vestire da carnevale,
in tempi seri,
noi che sinceri
vogliamo rapporti
che tu tagli corti,
lasciandoci a casa,
mentre evasa
vorremo la vita
che già fatica
a esser normale.
Scegli altro canale
nel più immenso spazio.
Non sei ancor sazio
del male già fatto?
Fai il distratto
e vai in altro pianeta,
farai più lieta
la nostra Terra
perché se vuoi guerra
lasciala a noi:
la rifaremo prima o poi!
Fra' Domenico Spatola
se il primo maggio
son costretto a restare:
volevo andare
a trovare gli amici.
Giorni infelici
ci rendi, o virale
morbo mortale,
facendo monchi
i nostri bronchi
di aria e respiro,
o per il viro
e per la legge
che vieta ancor schegge
di libertà.
Fatti più in là,
o morbo letale,
che fai vestire da carnevale,
in tempi seri,
noi che sinceri
vogliamo rapporti
che tu tagli corti,
lasciandoci a casa,
mentre evasa
vorremo la vita
che già fatica
a esser normale.
Scegli altro canale
nel più immenso spazio.
Non sei ancor sazio
del male già fatto?
Fai il distratto
e vai in altro pianeta,
farai più lieta
la nostra Terra
perché se vuoi guerra
lasciala a noi:
la rifaremo prima o poi!
Fra' Domenico Spatola
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