giovedì 24 dicembre 2020

Commento di fra' Domenico Spatola al Vangelo del Natale del Signore: Luca 2, 1-20



1 In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. 2 Questo primo censimento fu fatto quando era governatore della Siria Quirinio. 3 Andavano tutti a farsi registrare, ciascuno nella sua città. 4 Anche Giuseppe, che era della casa e della famiglia di Davide, dalla città di Nazaret e dalla Galilea salì in Giudea alla città di Davide, chiamata Betlemme, 5 per farsi registrare insieme con Maria sua sposa, che era incinta. 6 Ora, mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. 7 Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, perché non c'era posto per loro nell'albergo.
8 C'erano in quella regione alcuni pastori che vegliavano di notte facendo la guardia al loro gregge. 9 Un angelo del Signore si presentò davanti a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande spavento, 10 ma l'angelo disse loro: «Non temete, ecco vi annunzio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: 11 oggi vi è nato nella città di Davide un salvatore, che è il Cristo Signore. 12 Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia». 13 E subito apparve con l'angelo una moltitudine dell'esercito celeste che lodava Dio e diceva:
14 «Gloria a Dio nel più alto dei cieli
e pace in terra agli uomini che egli ama».
15 Appena gli angeli si furono allontanati per tornare al cielo, i pastori dicevano fra loro: «Andiamo fino a Betlemme, vediamo questo avvenimento che il Signore ci ha fatto conoscere». 16 Andarono dunque senz'indugio e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, che giaceva nella mangiatoia. 17 E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro. 18 Tutti quelli che udirono, si stupirono delle cose che i pastori dicevano. 19 Maria, da parte sua, serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore.
20 I pastori poi se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com'era stato detto loro.

Volle l'evangelista Luca che la nascita di Gesù risultasse iscritta nella Storia universale. Augusto era Cesare regnante sul vasto impero romano, mentre Quirinio, da governatore, amministrava la Siria e la Palestina. L'accadimento a Betlemme,  nella religiosa Giudea, fu propiziato dal "censimento", indetto da Augusto a fini fiscali. Luca lo evocò, a pretesto, per la traccia marcata negli Annali con i nomi dei genitori e del Nascituro. Da Nazareth di Galilea proveniva la santa Coppia, a duecento chilometri di distanza, e il viaggio lungo e faticoso fu percorso in tempo utile. Quando Maria compì i giorni del parto, era già allocata in una casa a Betlemme. Questa era la città destinata, perché indicata dal profeta Michea a patria del Messia. Non poteva essere altrimenti,  in essa infatti aveva avuto i natali l'antenato più illustre d'Israele, il re  Davide, mille anni prima. Sul finire dei suoi giorni, ebbe la profezia da Natan che un discendente avrebbe regnato in eterno sul suo trono. Gesù, da Messia non poteva non nascere che a Betlemme. Luca sull'evento non abbonda di notizie, anzi è scarno ed essenziale il suo racconto: "nacque e la madre lo avvolse in fasce e lo adagiò sulla mangiatoia". Nella penna di Luca questo arnese venne sublimato a segnale per i pastori. L'indizio veniva dall'Angelo perché i pastori riconoscessero in Gesù il loro Salvatore, dal fatto che condivideva stesse abitudini. Anch'essi infatti ponevano, per ripararli dal freddo, i loro bambini nella mangiatoia.
Ciò che sembrerà prodigioso l'evangelista lo riservò fuori Betlemme, nel vicino campo dei pastori che vegliavano il gregge. Un Angelo del Signore venne loro incontro: "Oggi - disse - è nato per voi, il Salvatore, che è Cristo Signore!" Il timore iniziale, nei pastori fu superato col richiamo della mangiatoia. e il suo uso non diverso da quello adottato con i loro bambini. L'angelo infine si unì al coro celeste che osannava: "Gloria a Dio nell'alto dei cieli e pace agli uomini che egli ama!". 
Non elusero l'invito i pastori e andarono in fretta e trovarono la Madre e il Bambino sulla mangiatoia, come predetto dall'Angelo. Fu la prima evangelizzazione  dei pastori all'eccezionale uditorio: Giuseppe e Maria. Ma della Madre, da Luca fu scritto che, stupita, conservava tutto in cuore, anche per noi. Tornarono alle greggi, cantando come appreso dagli Angeli e, a destinazione, quella notte, le pecore, belando, parvero loro più felici.

Fra' Domenico Spatola


sabato 19 dicembre 2020

Fra' Domenico Spatola: "Ave" di Gabriele

Per noi, miele
furon parole di Gabriele, 
quando "l'Ave" a saluto
risuonò a novel tributo
a Colei, cui rischiosa
fe' proposta di "Madre e Sposa"
nientemeno che di Dio!
Di Maria non fu sol pio
il passionale sentimento
ma cosciente intendimento 
per risposta che fu quella:
"del Signor esser l'Ancella".
Chiese a lei il Messo lieve
dell'assenso il più breve:
solo il "Sì" che assicura
al divin Figlio nostra natura.
A capire più profondo,
Maria attese fino in fondo,
ma quanto infin fosse sofferta 
del bel Angelo l'offerta
d'esser Madre anche di noi,
lo comprese molto poi,
quando, ai piedi della Croce 
riudì la stessa Voce,
che, a passione e con consigli,
ci donò a lei da figli.

Fra' Domenico Spatola

venerdì 18 dicembre 2020

Commento di fra Domenico Spatola al Vangelo della IV Domenica di Avvento ( annoB): Luca 1, 26-38

26
 Nel sesto mese, l'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, 27 a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. 28 Entrando da lei, disse: «Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te». 29 A queste parole ella rimase turbata e si domandava che senso avesse un tale saluto. 30 L'angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. 31 Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. 32 Sarà grande e chiamato Figlio dell'Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre 33 e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».
34 Allora Maria disse all'angelo: «Come è possibile? Non conosco uomo». 35 Le rispose l'angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell'Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio. 36 Vedi: anche Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia, ha concepito un figlio e questo è il sesto mese per lei, che tutti dicevano sterile: 37 nulla è impossibile a Dio». 38 Allora Maria disse: «Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto». E l'angelo partì da lei.

Il tempo, maturato in pienezza, consentiva il progetto divino definito. La realizzazione richiedeva però attuazione di dettagli precisi, essendo compromesse ambo le parti. Urgeva disponibilità nella Vergine all'assenso. "Si chiamava Maria". Luca aveva raccontato di lei lo sposalizio con Giuseppe, indicando anche il luogo e il tempo dell'accadimento, ritenenuti indizi teologici. "Il sesto mese" dell'incipit infatti non è peregrino, perché "sesto" è il giorno della settimana in cui il Creatore "impastò" terra rossa ("adam"), come il vasaio la creta, per creare l'uomo. Da qui si riparte,  
per la Creazione nuova e definitiva. Nazareth, fu il villaggio prescelto perché marginale ai traffici della Storia. In esso dimorava "Colei che avrebbe nobilitato l'umana natura, sì che il suo Fattore si sarebbe fatto sua fattura" (Dante). A Gabriele, l'angelo il cui compito era di collegare le due Alleanze (Daniele e il Battista) è affidata la missione decisiva della Storia: chiedere e ottenere dalla Vergine Maria il "Sì" nuziale, per conto di Dio, ai cui occhi "aveva trovato grazia!", e divenire Madre del suo Figlio.
È "turbata" dal saluto, mentre  l'Angelo prova a tranquillizzarla chiarendole in sequenza ininterrotta le tappe del Nascituro: "concepirai un figlio, lo darai alla luce, lo chiamerai Gesù". I titoli a corredo sono squisitamente divini: "Santo e Figlio dell'Altissimo. Di Davide riceverà il trono da suo Padre insieme al Regno senza fine". Cercava la Vergine comprensione, ma collaborò al chiarimento: "Quale uomo può essere in grado di fare questo?"
 "Non l'uomo, - fu la risposta - ma Dio stesso sarà suo Padre". E, a descriverne modalità, aggiunse: "Lo Spirito Santo, ti coprirà con la sua ombra, e Colui, che nascerà da te, sarà Santo e chiamato Figlio dell'Altissimo". Nozze dunque con Dio. Il resto servì come prova: "Nulla è impossibile a Dio!" Ne era certa la parente Elisabetta che, sterile e attempata, avrebbe messo al mondo un figlio "e questo - aggiunse - è il sesto mese per lei, che tutti dicevano sterile".
Comprese appieno, e accettò, e il "Sì" fu incondizionato da "serva del Signore, perché si compia in me la sua Parola".

Fra' Domenico Spatola
Nella foto: Dipinto di Guido Reni

giovedì 17 dicembre 2020

Missione San Francesco: In occasione del Santo Natale dai una mano a chi ha bisogno di te...

Da anni l'Associazione di volontariato Missione san Francesco si occupa dei bisognosi, offrendo ogni giorno (inclusi sabato, domenica e festivi) un pasto caldo, il servizio doccia con un cambio abito e scarpe, il servizio vestiario mettendo a disposizione d
egli indigenti capi di abbigliamento in ottime condizioni, il servizio assistenza medica di base e specialistica su appuntamento, secondo il calendario stabilito dalla Missione e lo Sportello legale, civile e penale gratuito.
I bisognosi sono tanti, ed aumentano sempre più; in questo anno terribile sono tante le persone che si recano al Centro San Francesco per avere una mano. 
Dai una mano anche tu ai volontari della Missione! 
Fai un regalo di Natale a chi ha bisogno del tuo aiuto!
Puoi contribuire con beni necessari al sostenimento dei bisognosi (abbigliamento, scarpe, giocattoli, alimentari e quant'altro). 
Quanti desiderano contribuire economicamente, potranno farlo con un versamento sul c/c della Banca Credito Siciliano ag. n. 4 Palermo all'Iban IT45C030 1904 6040 0000 9122 136.

Ti ringraziamo da adesso e ti auguriamo un Sereno Natale

Fra' Domenico Spatola: Parlando a san Gennaro

Entrai nella chiesa
mi parea offesa 
la sua faccia
dissi a me: "ora mi caccia,
Deve essere arrabbiato
se suo sangue è congelato".
Ero anch'io piuttosto triste
al pensiero delle liste
perché quand'ei non si scongela
la disgrazia mette vela.
Volli allora in cuor pregarlo
"San Gennaro, non devi farlo,
che mi resti così asciutto
per annunciarmi qualche lutto.
Fatti passare questa offesa,
dall'Italia è molto attesa
questa tua benedizione,
sciogli il sangue a profusione
così ci lavi dalle colpe 
e il covid col suo golpe
più scontato fallirà,
e normale ognun sarà".
Mi parve alfin rasserenato,
e, nel profondo, consolato,
san Gennaro mi sorrise,
e mio cuor in pace mise.

Fra' Domenico Spatola

Fra' Domenico Spatola: Papa Francesco e i suoi anni

In tutti i suoi anni,
provò a riparar danni
di una Chiesa, 
arresa
a chimere 
e potere.
Ora sua vita,
da Dio insignita
di forza e coraggio,
con nuovo messaggio
sconfigge i lupi
dai volti cupi
che minacciano il gregge
con d'infamie non schegge.
Non voglion capire
perché rifiutano d'udire
la sofferta parola
della sua scuola,
che apre al migrante
e a chi di fatiche ne ha tante.
Per costruire la pace
si fa ancor più audace,
e la "novità"
che qualcuno non sa,
perché non vuole sapere,
che per Francesco dovere
è amare il fratello
col discorso che è quello
di Cristo,
ch'egli ha visto
nel Vangelo
con cui scalda dal gelo
il cuor di chi crede,
e in lui già vede
lo stesso Gesù 
disceso quaggiù
a ricordar che l'amore
lo vuole il Signore.

Fra' Domenico Spatola

domenica 13 dicembre 2020

La più bella storia dell'Umanità. La nascita di Gesù raccontata da fra' Domenico ai bambini e non solo...

Tra tutte, la più cara alla pietà cristiana è la Notta Santa nella quale le attese e le promesse dell'Umanità trovano sfogo... Nasce il Salvatore. 
Preparato l'evento fin dai primordi dell'Universo, che anzi fu pensato per il suo accadimento. Entrare nell'impenetrabile mistero per renderlo fruibile anche ai piccoli, rende ardito, ma lo giustifica, il nostro progetto: narrare tra "Mito" e "Storia" la più affascinante avventura dell'Amore di Dio a risposta agli insistenti interrogativi di sempre dell'uomo. 
Per noi è piacere il raccontare...
La più bella storia dell'Umanità.

Fra' Domenico Spatola
   Illustrato da Isabella Ceravolo

Prezzo di copertina € 8,00



Il libro si può acquistare alla parrocchia di fra' Domenico Spatola (Parrocchia Santa Maria delle Grazie in San Lorenzo ai Colli) negli orari delle messe del sabato pomeriggio e la domenica mattina. 
Presso il Centro San Francesco (Via dei Cipressi 233 trav. piazza Cappuccini)
Si può prenotare telefonicamente al cell. 3894697296 anche con un messaggio w.a.
Come per tutte le pubblicazioni di fra' Domenico, parte dell'incasso è devoluta in beneficenza alla Missione San Francesco, la mensa dei poveri gestita da Fra' Domenico e dai volontari. 


Poliambulatorio polispecialistico gratuito alla Missione San Francesco

Presso la Missione San Francesco ai Cappuccini è istituito già da oltre dieci anni un Poliambulatorio Polispecialistico (gratuito) gestito in collaborazione col Rotary Club Palermo - Agorà.
L'accesso è libero ma limitato agli indigenti previa prenotazione presso l'Ufficio Parrocchiale 091-212118 nelle ore pomeridiane (16-18).
Chiedere del signor Piero D'Asta

sabato 12 dicembre 2020

Fra' Domenico Spatola: "Viene dopo di me..."

Da campione,
fu testimone 
e ne vestì i panni 
l'uomo Giovanni.
Additò la luce 
che vita conduce,
e senza devianza
fu testimonianza 
la sua, quando i Giudei
gli chiesero: "Chi sei?"
Rispose lor sincero:
"Vi dico il vero:
Non sono il Messia!"
"Sei dunque Elia?"
Risposta fu diniega:
"e neppure il profeta!"
"Dicci allor chi sei, 
per dirlo noi ai Giudei?"
Risposta fu precoce:
"Son la voce 
e, vigile, allerto
ognuno dal deserto:
'Raddrizzate via, 
come disse Isaia!"
Quei Giudei
eran Farisei:
"Perché dunque battezzi
senza i mezzi 
del Messia,
del Profeta o dell'Elia?"
"Mio battesimo è d'acqua
e sol sciacqua.
Ma tra voi risiede
chi non conoscete.
Chiederete voi: 'chi è?'
È più grande di me
e del cui sandalo il laccio,
a slegar non mi spaccio!"

Fra' Domenico Spatola

Commento di fra' Domenico Spatola al Vangelo della Terza Domenica di Avvento (anno B): Giovanni 1, 6-8. 19-28

Giovanni 1:6-8

6 Venne un uomo mandato da Dio
e il suo nome era Giovanni.
7 Egli venne come testimone
per rendere testimonianza alla luce,
perché tutti credessero per mezzo di lui.
8 Egli non era la luce,
ma doveva render testimonianza alla luce.

Giovanni 1:19-28

19 E questa è la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei gli inviarono da Gerusalemme sacerdoti e leviti a interrogarlo: «Chi sei tu?». 20 Egli confessò e non negò, e confessò: «Io non sono il Cristo». 21 Allora gli chiesero: «Che cosa dunque? Sei Elia?». Rispose: «Non lo sono». «Sei tu il profeta?». Rispose: «No». 22 Gli dissero dunque: «Chi sei? Perché possiamo dare una risposta a coloro che ci hanno mandato. Che cosa dici di te stesso?». 23 Rispose:
«Io sono voce di uno che grida nel deserto:
Preparate la via del Signore,
come disse il profeta Isaia». 24 Essi erano stati mandati da parte dei farisei. 25 Lo interrogarono e gli dissero: «Perché dunque battezzi se tu non sei il Cristo, né Elia, né il profeta?». 26 Giovanni rispose loro: «Io battezzo con acqua, ma in mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, 27 uno che viene dopo di me, al quale io non son degno di sciogliere il legaccio del sandalo». 28 Questo avvenne in Betània, al di là del Giordano, dove Giovanni stava battezzando.

Il "canto" del Verbo, nel Prologo giovanneo, è intercalato da strofe modulate sul "testimone" Giovanni. È "un uomo", vien detto senza allusione al figlio del "sacerdote" Zaccaria con diritto a succedergli nella stessa carica. "È mandato da Dio", apostolo di luce e "testimone". Nella simbolica nuziale della "Incarnazione", è "l'amico dello Sposo", incaricato di attenzionare i preparativi e vigilare sulla intimità coniugale. Mediatore è dunque tra l'attesa e la venuta del Messia, per chiudere il passato e aprire il nuovo, in missione di presentazione al Mondo del Cristo: "l'Agnello che toglie il peccato!"
Sa il Battista di mediare affinché, per mezzo di lui, tutti credano a Gesù "vita per la luce degli uomini". Ribadisce di "non essere egli la luce", in autodenuncia sincera, ai Giudei, venuti da sacerdoti e funzionari del tempio, atterriti dalla concorrenza che Giovanni faceva battezzando nel Giordano e distraendo fedeli e soldi dal tempio, con gravi perdite per l'erario, e mancati introiti per i costosi sacrifici solitamente imposti ai peccatori. I Leviti, poliziotti del santuario, eran con loro, pronti ad arrestare Giovanni. Il testo evangelico appare come un verbale giudiziario. L'inquisito non tergiversa: "Non sono: né il Messia, né l'Elia,  né il Profeta". Figure conosciute per attesi ruoli libertari di dominio di Israele. La replica degli inquirenti è piccata: "Perché battezzi, dunque, senza un mandato né il ruolo?" Giovanni dichiarò che "altri è l'atteso" e, da "Sposo" di Israele, nessuno, neppure lui,  poteva "scalzarlo". Il Giordano, indicato luogo dell'incontro  evocava il "passaggio" del popolo dal deserto nella Terra santa ad opera di Giosuè ma, questa volta, la libertà stava sulla sponda opposta.

Fra' Domenico Spatola 

Fra' Domenico Spatola: Santa Lucia ci liberi dalla pandemia

In Sicilia, santa Lucia
fa pensare alla cuccìa:
è un piatto
pronto e fatto,
col frumento
e sul momento.
È più ghiotta 
se condita con ricotta
A ricordo della fame,
ch'era nera da catrame 
arrivò misterioso grano
e ognun spiccio vi pose mano.
Quale dono fu pensato,
quando dal mare arrivato
onde vengono i migranti
a noi non proprio benestanti.
Alla Santa i devoti
pronunciaro i loro voti
contro quella carestia
cui poteva sol Lucia
dare piena soluzione.
Oggi altra è situazione,
e più tremenda guastafeste
perchè sosia della peste.
Alla Santa della vista
che di noi fa sua conquista 
rivolgiamo la preghiera
e siam sicuri che è sincera:
sconfigga per noi la pandemia
con il suo nome che è Lucia.

Fra' Domenico Spatola

martedì 8 dicembre 2020

Fra' Domenico Spatola: 8 dicembre, Immacolata.

Fu il francescano Giovanni Duns Scoto, nel '300, il difensore dell'Immacolato concepimento di Maria contro l'agguerrita schiera dei negazionisti, capitanati da teologi intransigenti e di grosso calibro (Domenicani). Per loro nessuna eccezione era ammessa, neppure per la Madre di Gesù,  anch'essa bisognosa della redenzione del Figlio. Non negava questo il francescano, ma parlava di prevenzione, per Maria "risparmiata" a causa della missione che la riguardava, di Madre del Signore. Era "decoroso" ("decuit") per Duns Scoto che Dio preservasse da ogni colpa Colei che avrebbe concepito nel suo grembo Gesù ("potuit ergo fecit"). Pur col sillogismo perfetto, la querelle nei secoli si protrasse senza soluzione fino all'8 dicembre 1854 quando Pio IX, ascoltando il "sentire" dei fedeli che insistevano per il definitivo chiarimento, ne proclamò il dogma, a proposta solenne e inconfutabile. La gioia non fu solo dei Francescani ma di tutta la Cristianità e degli stessi oppositori, che si sentirono sollevati dallo scrupolo di "dover negare". Con equivalente titolo la Chiesa d'Oriente aveva già invocato Maria: "Panaghia" ossia "Tutta Santa". L'Immacolata stessa si dichiarerà, con questo titolo il 25 marzo 1858 a Lourdes, a Bernadette che le chiedeva il nome. Il suo "Concepimento immacolato" era suo tributo a vittoria del Verbo eterno, in lei fatto carne.

Fra' Domenico Spatola
Nella foto dipinto di Leonardo da Vinci

Fra' Domenico Spatola: A te, o Vergine Immacolata

L'Ave dell'Angelo a te,
rispose ad uman "perché?" .
Fu il riscatto,
del nuovo Patto
che iniziò in tuo cuore
lo Sposo tuo Signore.
Fu offerta di rosa
a te, sua Sposa,
con la proposta 
cui, a risposta, 
t'accettavi Madre 
del Figlio che il Padre
a te donava,
mentre da te accettava
il "Sì" richiesto 
e di  questo
a noi facesti dono
e, Madre del perdono,
in candida dolcezza
offristi a noi ebbrezza 
tanta,
da Immacolata e Santa,
e rinnovato amore
in fede al tuo Signore.

Fra' Domenico Spatola
Nella foto dipinto di Antonello da Messina 

sabato 5 dicembre 2020

Fra' Domenico Spatola: Vi battezzerà in Spirito Santo

Nel tempo già propizio,
al Vangelo diede inizio
Marco che, nella lista,
è secondo Evangelista.
Su Gesù Cristo
parlare suo fu misto:
umano e divino,
nel racconto del cammino
che il Figlio, dal Giordano,
fe' lontano
fin sulla Croce,
dove, sua morte atroce,
riscatterà il mondo
dall' immondo 
peccato
e strappato
sara uom da morte eterna.
Col Battista, Marco squaderna
suo racconto,
riesumando acconto
di Isaia,
che al Messia
il messaggero 
facile sentiero
preparerebbe nel deserto.
Fu come Elia coperto
di peli di cammello,
e tal lo descrisse
Marco che a tutti disse
ch'era il Battista
e apripista,
avrebbe battezzato
e in tal modo preparato
le vie al Signore.
A tutte l'ore
accorrevan dalla Giudea,
e Jerusalem fremea,
per l'invito novello
annunciante l'Agnello 
che Giovanni non volea scalzare,
non toccava a lui sposare
infatti  l'umana gente
ma a Chi offerente
era di vita sua immortale:
a Cristo, che speciale avrebbe dato tanto,
battezzando, non in acqua, ma in Spirito Santo.

Fra' Domenico Spatola

Commento di fra' Domenico Spatola al Vangelo della Seconda Domenica di Avvento (anno B): Marco 1, 1-8

1
 Inizio del vangelo di Gesù Cristo, Figlio di Dio. 2 Come è scritto nel profeta Isaia:
Ecco, io mando il mio messaggero davanti a te,
egli ti preparerà la strada.
3 Voce di uno che grida nel deserto:
preparate la strada del Signore,
raddrizzate i suoi sentieri,
4 si presentò Giovanni a battezzare nel deserto, predicando un battesimo di conversione per il perdono dei peccati. 5 Accorreva a lui tutta la regione della Giudea e tutti gli abitanti di Gerusalemme. E si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati. 6 Giovanni era vestito di peli di cammello, con una cintura di pelle attorno ai fianchi, si cibava di locuste e miele selvatico 7 e predicava: «Dopo di me viene uno che è più forte di me e al quale io non son degno di chinarmi per sciogliere i legacci dei suoi sandali. 8 Io vi ho battezzati con acqua, ma egli vi battezzerà con lo Spirito Santo».

"Divino abbreviatore" fu ritenuto nell'antichità. Marco evangelista ideò il genere "Vangelo". 
Il suo annuncio essenziale, in sedici brevi capitoli, è ammaestramento su Gesù Cristo, Figlio di Dio. Avendone compreso il detto che "vino nuovo va in otri nuovi", il suo è racconto dell'inedito non riscontrabile nelle Scritture antiche.
Ignora Mosè e la Legge, perchè, per lui, con Gesù ri-inizia la creazione.  Il Battista fu arruolato a "precursore", come da profezia di Malachia che in Elia prevedeva il "battistrada" del Messia venturo. Identici sono descritti il vestito di "peli di cammello" e la "cintura di cuoio". Il deserto fu stesso "spazio" di libertà, sperimentato in fuga da schiavitù. Da lì Giovanni gridava conversione, come Isaia aveva fatto in passato e del nomade fu il suo cibo: cavallette e miele selvatico. A comodità scelse la riva del Giordano, per la missione di Battista col rito dell'acqua che dava morte al passato, assicurando conversione e nuova vita ai richiedenti. Numerosa gente accorse da Gerusalemme e dall'intera Giudea. Sperava nell'alternativa ai costosi riti del Tempio, imposti da sacerdoti e leviti, mai sazi di purificazione. Giovanni convinceva, e a molti appariva il "Messia" atteso. Onesto, non approfittò della popolarità, e si schermì con la parabola dello "scalzamento". Con essa rivendicava al "vero Sposo" il diritto d'impalmare la Sposa, dichiarando che "vero" battesimo non era  il suo, ma quello di Chi avrebbe "battezzato nello Spirito Santo".

Fra' Domenico Spatola
Nella foto: Il Battista (Leonardo da Vinci)