21 Da allora Gesù cominciò a dire apertamente ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei sommi sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e risuscitare il terzo giorno. 22 Ma Pietro lo trasse in disparte e cominciò a protestare dicendo: «Dio te ne scampi, Signore; questo non ti accadrà mai». 23 Ma egli, voltandosi, disse a Pietro: «Lungi da me, satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!».
24 Allora Gesù disse ai suoi discepoli: «Se qualcuno vuol venire dietro a me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. 25 Perché chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà. 26 Qual vantaggio infatti avrà l'uomo se guadagnerà il mondo intero, e poi perderà la propria anima? O che cosa l'uomo potrà dare in cambio della propria anima? 27 Poiché il Figlio dell'uomo verrà nella gloria del Padre suo, con i suoi angeli, e renderà a ciascuno secondo le sue azioni.
Pietro, nel rispondere alla domanda di Gesù fatta ai discepoli, "chi fosse egli per loro?", aveva equivocato. Gli era andata bene, quando lo disse: "figlio del Dio vivente". Meritò l'elogio di "portavoce di Dio". Fu insopportabile quando aggiunse "tu sei il Cristo", era il Messia della tradizione, ossia "il figlio di Davide", che Israele aspettava per dominare sui nemici. A superare l'equivoco, condiviso anche dagli altri, Gesù volle chiarire. A Gerusalemme non avrebbe ottenuto né trono né corona, ma sofferenza e morte ad opera del sinedrio". Aggiungeva tuttavia che il terzo giorno sarebbe risorto.
Pietro contrariato "lo esorcizzò in disparte". E con la frase: "Dio ti perdoni!", impiegata per ricondurre gli apostati della fede. Gesù ricordò a Pietro che il "Maestro" non era il "discepolo", stesse perciò al suo posto dietro a lui, a sequela. Lo apostrofò "avversario", chiamandolo "satana" perché pensava "come gli uomini e non come Dio". Lo rimandò al suo posto: dietro a lui, da discepolo". Deluso che da "pietra eletta" quale l'aveva considerato, si era trasformato in "pietra di scandalo". Quindi ai discepoli disorientati, rinnovò le sue condizioni per seguirlo: rinnegare se stessi e portare la croce. Servivano per realizzarsi come uomini del Regno, mettendo a servizio degli altri la propria vita.
Fra' Domenico Spatola

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