venerdì 8 gennaio 2021

Fra' Domenico Spatola: Il Battesimo di Gesù

Tuo battesimo 
fu l'ennesimo 
atto d'amore 
che tu, Signore,
a sorpresa desti a me. 
Tu il "nuovo" re 
nell'acqua immergesti 
tutti noi già infesti 
di peccati. 
Dallo Spirito svelati 
al Giordano orizzonti
furon novelli fronti 
al nostro sogno, 
che or felice agogno: 
divider con te 
ciò che a me, 
Paterna voce 
svelò di tua croce.

Fra' Domenico Spatola

Commento di fra'Domenico Spatola al Vangelo della domenica del "Battesimo di Gesù" ( anno B): Marco 1, 7-11

7 e predicava: «Dopo di me viene uno che è più forte di me e al quale io non son degno di chinarmi per sciogliere i legacci dei suoi sandali. 8 Io vi ho battezzati con acqua, ma egli vi battezzerà con lo Spirito Santo».
9 In quei giorni Gesù venne da Nazaret di Galilea e fu battezzato nel Giordano da Giovanni. 10 E, uscendo dall'acqua, vide aprirsi i cieli e lo Spirito discendere su di lui come una colomba. 11 E si sentì una voce dal cielo: «Tu sei il Figlio mio prediletto, in te mi sono compiaciuto».
Il Battista era attivo al Giordano. La folla l'acclamava, accorrendo al suo lavacro. "Battesimo d'acqua il mio", si affrettava a precisare. Quello "vero lo darà Chi possiede lo Spirito",  e da "Sposo legittimo" dell'Umanità. 
Onesto fu perciò il Battista a non dichiararsi "messia", né in grado di "scalzarlo". "Il mio battesimo è d'acqua e per la conversione", si premurava a rispondere. Necessario per cambiare condotta e ottenere il perdono. L'esordio ("In quei giorni") consente a Marco evangelista di indicare primordi di nuova era, quella inaugurata da Gesù proveniente da Nazareth di Galilea. Anch'egli come tanti accorse in Giudea, al fiume Giordano, ove Giovanni battezzava. Con i peccatori si accodò, in attesa. Voleva accettare la morte, come quel battesimo significava, ma non al passato, il suo senza colpa, ma al futuro sulla croce. I due racconti, in Marco diventano speculari per reciproca interpretazione. Appena entrato l'acqua di morte,  questa lo respinge, come il sepolcro farà col Risorto. Il cielo si squarcia e sarà imitato dal velo del tempio, perché con il Redentore non si può più nascondere il volto di Dio. Lo Spirito è "colomba" d'amore e di fedeltà al suo nido, Gesù su cui scende a permanenza, e da lui verrà consegnato dalla croce alla sua Chiesa, sposa. L'identità del Cristo si fa a noi chiara, all'udire voce del Padre, invitante all'ascolto: "Tu sei Figlio mio (Salmo 2)", e "l'amato", come  il figlio di Abramo, di cui è richiesta la vita e "nel compiacimento" dell'amore, già all'origine del sacrificio del "Servo sofferente".

Fra' Domenico Spatola

martedì 5 gennaio 2021

Fra' Domenico Spatola: I Magi

I magi erano maghi, tra le categorie disprezzate. Divinatori di stelle, ne corsero a ruolo una, che gli sembrò la più bella. Da circa due anni lassù a far l'occhiolino a loro e invitarli a seguirla. Si guardarono in viso. "Dice a noi?" Si chiesero perplessi. "Vediamo dove ci conduce". Armarono bagagli, caricarono cammelli del ben di Dio che solo l'Oriente produce, e si misero in cammino. La stella in cielo parve gradire. I tre si conoscevano. Vecchi amici di infanzia, e ora assurti a personaggi importanti. "Gaspare -gli chiese Baldassarre- che si dice nel tuo reame?" 
"Son proprio contenti i miei sudditi. Mi vogliono bene, e sono in apprensione perché ho detto loro che per qualche tempo lascerò il regno, per venerare un Re più importante e fare alleanza con lui. E tu, come te la passi?". 
"Non mi lamento. Ma soprattutto sono i miei sudditi felici che tratto da amici". In quel momento sopraggiunse Melchiorre,  l'etiope. L'abbraccio fra i tre fu commovente. Il colore della pelle non era ostacolo a stimarsi. Cominciarono lo stesso cammino, avendo tutti e tre avuto lo stesso messaggio. Si formò la carovana. Ricchi drappeggi e baldacchini, cavalli e cammelli abbardati a ricchezza. E i tanti servi con bauli e canestri esorbitanti mercanzie esotiche e varie da attrarre curiosità tra i passanti. Qualcuno li definì stravaganti. Era forse l'invidia per la felicità di quei visi sereni e gioiosi. Attraversarono villaggi e città,  con l'occhio a guardare la stella. Ma giunti nei pressi di Gerusalemme, essa scomparve. Si unirono a concilio i nostri personaggi e si domandavano il perché.  Facevano calcoli logici: "se il Neonato è il re dei Giudei, deve essere nato nella città del sovrano". Domandavano a quanti curiosi si erano affacciati all'uscio di casa, ma nessuno sapeva che fosse nato da poco il loro re. Anzi, preoccupati per gli strani visitatori, li invitavano a non dirlo   a voce alta  perché il regnante Erode era geloso e anche crudele, e non ammetteva rivali. Comunque della strana compagnia fu avvertito il re che li fece accomodare. Chiese chi fossero e soprattutto il perché della strana visita. Si informò della stella, e li fece andar via col patto che trovatolo, a Betlemme dove lo aveva predetto il profeta, essi tornando da lui venissero ad informarlo. Sulla via indicata, ricomparve la stella. Somma fu la loro gioia e trovata la casa, adorarono il bambino in braccio alla madre. Tra i doni eccelleva l'oro, per la regalità, l'incenso per la Divinità e la mirra, profumo sponsale, per la sua umanità.  
I lontani riconobbero Gesù,  a differenza dei vicini che tenteranno a farlo fuori.

Fra' Domenico Spatola
Disegno di Isabella Ceravolo

Fra' Domenico Spatola: I Magi e la Stella

I Magi, vista la stella
che parve la più bella,
cercarono il Re,
e, ai Giudei che il perché 
avean loro posto,
da essi fu risposto 
che la stella li guidava
al Re che li chiamava.
Andarono da Erode
che vide solo frode,
e, per il trono da salvare,
chiese ove scrutare
a sacerdoti e a chicchessia         
dove nascerà il Messia.
"Da Michea - fu risposto -  
unico posto
è Betlemme 
che a Gerusalemme 
fu preferita".
A risposta, appena udita:
"Andate dunque - disse il re -
e cercatelo per me,
perché anch'io possa adorare
chi voi state a cercare".
Il cammino fu ripreso,
e quel astro, tanto atteso,
ricomparve alla lor vista
e li portò su giusta pista.
Al vedere il Bambino,
lo adorarono divino,
e, come si fa col Dio immenso,
gli offrirono l'incenso.
Ma ci furono coloro
che al Re offriron l'oro,
mentre chi l'umano aspetto
volle più diretto
con la mirra esaltare
potè in lui ammirare
d'umanità lo Sposo
e tra tutti il più affettuoso.

Fra' Domenico Spatola

Commento di fra Domenico Spatola al Vangelo della Epifania del Signore : Matteo 2, 1-12

1
 Gesù nacque a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode. Alcuni Magi giunsero da oriente a Gerusalemme e domandavano: 2 «Dov'è il re dei Giudei che è nato? Abbiamo visto sorgere la sua stella, e siamo venuti per adorarlo». 3 All'udire queste parole, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. 4 Riuniti tutti i sommi sacerdoti e gli scribi del popolo, s'informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Messia. 5 Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta:
6 E tu, Betlemme, terra di Giuda,
non sei davvero il più piccolo capoluogo di Giuda:
da te uscirà infatti un capo
che pascerà il mio popolo, Israele».
7 Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire con esattezza da loro il tempo in cui era apparsa la stella 8 e li inviò a Betlemme esortandoli: «Andate e informatevi accuratamente del bambino e, quando l'avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch'io venga ad adorarlo».
9 Udite le parole del re, essi partirono. Ed ecco la stella, che avevano visto nel suo sorgere, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. 10 Al vedere la stella, essi provarono una grandissima gioia. 11 Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, e prostratisi lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. 12 Avvertiti poi in sogno di non tornare da Erode, per un'altra strada fecero ritorno al loro paese.

L'amore di Dio è per tutti. Questo il messaggio della Epifania del Signore. Essa, secondo il nome lo "svela". La Chiesa si scopre "inviata" dal Risorto alle Genti, e, dal Concilio Vaticano II, viene invitata ad entrare nelle loro culture "ad instar Incarnationis" cioè come Gesù che si è incarnato nell'Umanità, accogliendone i condizionamenti.  "Cattolica" dunque la Chiesa, per vocazione "universale".
Le difficoltà per l'ingresso dei pagani, "non circoncisi", sono attestate dagli "Atti" di Luca e dalle "Lettere" di Paolo. I provenienti dal Giudaismo ("Giudeo-cristiani") rifiutavano la radicale "novità" del Cristo, e combattevano Paolo apostolo che si attivava per il superamento dei simboli della appartenenza all'ebraismo: la "circoncisione" e l'osservanza pedissequa della Legge mosaica. I Magi, per l'evangelista Matteo, rappresentano la "novità" portata da Cristo.  Essi, per i parametri religiosi, considerati pagani e peccatori, furono infatti i primi ad accorrere ad adorare Gesù. Anche
i Cristiani del Medioevo ne ritenevano insopportabili le condizioni e, per decenza  ne mistificarono l'identità, facendoli diventare personaggi da favola e con dignità regale. Il Rinascimento li arricchì di fasto in splendidi quadri come nella celebre "Adorazione dei Magi" di Gentile da Fabriano, custodita negli Uffizi di Firenze. Colonia  in Germania, dal Medioevo, custodisce i resti mortali dei Magi, perché sulle loro tombe venivano consacrati i re teutonici. La Stella nel racconto conserva, per l'evangelista, valenza simbolica, perché "l'astro di Giacobbe", a benedizione, secoli prima, era stato preconizzato dal veggente Balaam (cfr Numeri, cap. 24). Si pensó al re David, ma successivamente fu "la stella che avrebbe annunciato la nascita del Messia d'Israele". Erode geloso del trono, da idumeo e perciò illegittimo "re dei Giudei", lo difendeva coi denti, anche assassinando tre suoi figli, sospettati di tentativo per rovesciarlo. Ascoltò i Magi, sbandati inconsapevolmente a Gerusalemme, e chiese per loro a sacerdoti e Scribi dove, secondo le Scritture si sarebbe avverato l'evento. Unanime risposta: Michea, secoli prima, aveva dichiarato "Betlem" la città che avrebbe dato i natali al Messia.
L'indicazione era  corretta. "Andassero pure, ma tornassero a riferire!" Fu perentorio il re, ma subdolo nel congedarli, pur con  l'apparente cortesia. Sul cammino, la stella ricomparve, e la gioia dei Nostri fu immensa. Li precedette e si posò sulla casa. Vi entrarono e adorarono il Bambino ch'era in braccio alla madre. Aprirono gli scrigni a simboli della fede: con l'oro ne riconobbero regalità, con l'incenso divinità  e, con la mirra "profumo degli sposi", proclamarono il "Dio con noi", umano e mortale.
Per il ritorno alle loro regioni, l'Angelo propose strade, alternative a quella per Gerusalemme, divenuta, come già Betel al tempo del re Giosia (VII secolo a.C.), idolatra per ambizione di potere.

Fra' Domenico Spatola

sabato 2 gennaio 2021

Fra' Domenico Spatola: La divina Parola s'è fatta umana

Pensiero vola
a Parola
eterna:
che materna
creò il mondo
e amor profondo
in sangue suo fe' bagno            
all'uom compagno,
per tenebra a rifiuto,
dando a lui l'aiuto,
e farne,
in umana carne,
sua tenda
che renda 
nell'uom presenza 
d'essenza
divina e umana,
che sana
e corregge 
di Mosè la Legge, 
e perché ognun sia figlio 
spuntò l'artiglio
che Adamo avo
avea reso schiavo.

Fra' Domenico Spatola

Commento di fra' Domenico Spatola al Vangelo della Seconda Domenica di Natale: Giovanni 1, 1-18

1
 In principio era il Verbo,
il Verbo era presso Dio
e il Verbo era Dio.
2 Egli era in principio presso Dio:
3 tutto è stato fatto per mezzo di lui,
e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste.
4 In lui era la vita
e la vita era la luce degli uomini;
5 la luce splende nelle tenebre,
ma le tenebre non l'hanno accolta.
6 Venne un uomo mandato da Dio
e il suo nome era Giovanni.
7 Egli venne come testimone
per rendere testimonianza alla luce,
perché tutti credessero per mezzo di lui.
8 Egli non era la luce,
ma doveva render testimonianza alla luce.
9 Veniva nel mondo
la luce vera,
quella che illumina ogni uomo.
10 Egli era nel mondo,
e il mondo fu fatto per mezzo di lui,
eppure il mondo non lo riconobbe.
11 Venne fra la sua gente,
ma i suoi non l'hanno accolto.
12 A quanti però l'hanno accolto,
ha dato potere di diventare figli di Dio:
a quelli che credono nel suo nome,
13 i quali non da sangue,
né da volere di carne,
né da volere di uomo,
ma da Dio sono stati generati.
14 E il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi;
e noi vedemmo la sua gloria,
gloria come di unigenito dal Padre,
pieno di grazia e di verità.
15 Giovanni gli rende testimonianza
e grida: «Ecco l'uomo di cui io dissi:
Colui che viene dopo di me
mi è passato avanti,
perché era prima di me».
16 Dalla sua pienezza
noi tutti abbiamo ricevuto
e grazia su grazia.
17 Perché la legge fu data per mezzo di Mosè,
la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo.
18 Dio nessuno l'ha mai visto:
proprio il Figlio unigenito,
che è nel seno del Padre,
lui lo ha rivelato.

Il "Prologo" del Quarto Vangelo è l'inno dell'amore incontenibile  di Dio per l'Umanità. Con esso l'evangelista esplicita il suo ottimismo. Rivoluzionaria è l'affermazione conclusiva:  "Nessuno ha mai visto Dio, ma solo il Figlio unigenito, che è nel seno del Padre, lo ha rivelato".  
Le precedenti idee su Dio, erano dunque sbagliate? Certamente parziali e approssimative furono quelle di Mosè e dei grandi visionari della Bibbia. Su Gesù va riformulato il concetto "su Dio", perché "Dio è Gesù". L'indagine del Prologo spazia oltre gli inizi della Creazione, parlando del Logos, progetto, Parola creatrice con cui Dio vuol comunicare agli uomini la sua condizione divina. Per l'attuazione "si fece carne", in condivisa debolezza dell'uomo. Scopo era di comunicargli capacità di amore facendolo vivere non "per Dio" ma "di Dio". Ossia "da figlio" orientato alla quotidiana scelta  dell'amore. Umanizzarsi per "divinizzarsi", e non più da "servi" come imponeva Mosè con la sua Legge, ma da "figli"  somiglianti al Padre nell'amore.

Fra' Domenico Spatola

mercoledì 30 dicembre 2020

Fra' Domenico Spatola: Circonciso, fu chiamato Gesù

Compiuti gli otto giorni,
a Betlemme e nei dintorni 
era obbligo legale
che normale
si celebrasse il rito, 
a testamento avito
del padre Abramo 
per esser in ramo 
suo di filiazione
mediante la circoncisione.
Questa fu fatta anche a Gesù, 
cui fu dato il nome che più 
dava al mondo tenerezza
perché, per etimo, è "salvezza".

Fra' Domenico Spatola
Dipinto di Francesco Curradi

Fra' Domenico Spatola: All'ottavo giorno dalla nascita, fu circonciso e chiamato Gesù

La "circoncisione" era, fin dalla notte dei tempi, il segno igienico-sanitario dei Semiti, divenuto segno religioso di appartenenza alla discendenza d'Abramo. Questi ne conobbe la pratica solo quando giunse in Palestina, e lo interpretò a rito della Alleanza con "El-Eloim" ("Dio degli dèi"), da cui era stato chiamato a uscire da Ur dei Caldei, la "terra  tra i Fiumi"  ("Mesopotamia").
Quel rito marcò la "terza Alleanza", dopo le precedenti  stipulate da Dio con Adamo e Noè. La "Quarta" sarebbe stata quella con Mosè,  cui Iahvè consegnerà la Legge. Gesù è israelita e, secondo i genitori, deve portare inciso nella carne quel segno. Pacificamente il primissimo Cristianesimo, dove i membri provenivano dell'ebraismo o già convertiti a quella religione ("proseliti"), accettò la convivenza della circoncisione ebraica con il battesimo cristiano. Quando però il Vangelo spiccò il volo tra i pagani, e ciò soprattutto per merito dell'apostolo Paolo, il quesito increscioso era se la circoncisione andava imposta ai nuovi adepti, tutti provenienti dal paganesimo. "Quelli di Gerusalemme" contestarono inizialmente Paolo che la riteneva superata, ma si arresero successivamente (Concilio di Gerusalemme). I Giudeo-cristiani, folto gruppo di tradizionalisti ancora legati a Mosè e alla Toràh (Legge), preferirono lo scisma né mai perdoneranno a Paolo il disprezzo di aver chiamato "mutilazione" ("kekatomè"), il simbolo per loro qualificante: la "circoncisione" 
("peritomé"). Radicale infatti fu Paolo nel distacco dal Vecchio, forte dell'idea che nel Nuovo Patto, "in Cristo non c'è né Ebreo né Greco, né schiavo né libero, ma in lui tutti siamo creature nuove".

Fra' Domenico Spatola
Nella foto: Dipinto di Rubens

Fra' Domenico Spatola: Fine del 2020

A chiusura di quest'anno,
misuriamo quale danno
principale esso comporta.
Ma ci vuol proprio la sporta,
perche il Covid infernale
ha bloccato l'arsenale
delle idee e degli affari,
desolanti e troppo rari.
È stato l'anno che al chiuso
ha messi tutti in un refuso:
non c'è stata Pasqua alcuna
e di Pasquetta solo la luna.
Tutti i giorni apparsi uguali 
tristi ognora e surreali.
Mascherina sulla bocca,
guai poi a chi ti tocca!
Le distanze misurate
e le mani sanificate.
C'è il gelo nei rapporti
e occhio a come ti comporti.
Questa storia racconterò
di un anno che non so,
quando per tutti finirà. 
Auspico che sia là,
col vaccino ormai testato
e l'entusiasmo rinnovato,
il confine della pandemia
che il Trentuno porti via!

Fra' Domenico Spatola 

sabato 26 dicembre 2020

Fra' Domenico Spatola: Mistero d'amore

C'era Simeone 
davanti al portone 
quando Gesù 
nel tempio lassù 
fu portato a riscatto:
gesto pur matto
per il Figlio che Iddio
mai ha posto in oblio.
Simeone avanza
è un vegliardo che danza
con in braccio il Bambino
di cui dice il destino.
"Questo
fa testo
- dice a Maria -
della luce è la via
che illumina genti
e di gloria portenti
fa in loro cammini
per uguali destini 
con Israele.
A te, Madre, di fiele
sarà il boccone
di chi ti impone
la spada nel cuore!"
A parlare del Signore,
s'aggiunse alla scena
la profetessa che appena 
era arrivata 
Anna, ispirata,
del Bimbo prodezze
narrava a certezze 
a chi voleva da lei.
"Chi sei?"
nessuno le chiese
e ognuno s'arrese
al messaggio
che a coraggio
dava a tutti, con la forza
di Dio, che smorza
odio e timore,
in mistero d'amore.

Fra' Domenico Spatola

Commento di fra' Domenico Spatola al Vangelo della Domenica nella Ottava di Natale: Luca 2, 22-40

22 Quando venne il tempo della loro purificazione secondo la Legge di Mosè, portarono il bambino a Gerusalemme per offrirlo al Signore, 23 come è scritto nella Legge del Signore: ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore; 24 e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o di giovani colombi, come prescrive la Legge del Signore.
25 Ora a Gerusalemme c'era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e timorato di Dio, che aspettava il conforto d'Israele; 26 lo Spirito Santo che era sopra di lui, gli aveva preannunziato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Messia del Signore. 27 Mosso dunque dallo Spirito, si recò al tempio; e mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per adempiere la Legge, 28 lo prese tra le braccia e benedisse Dio:
29 «Ora lascia, o Signore, che il tuo servo
vada in pace secondo la tua parola;
30 perché i miei occhi han visto la tua salvezza,
31 preparata da te davanti a tutti i popoli,
32 luce per illuminare le genti
e gloria del tuo popolo Israele».
33 Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. 34 Simeone li benedisse e parlò a Maria, sua madre: «Egli è qui per la rovina e la risurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione 35 perché siano svelati i pensieri di molti cuori. E anche a te una spada trafiggerà l'anima».
36 C'era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuèle, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto col marito sette anni dal tempo in cui era ragazza, 37 era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. 38 Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme.
39 Quando ebbero tutto compiuto secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nazaret. 40 Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era sopra di lui.

Due cortei si confrontano. Quello della Legge e l'altro dello Spirito. Il primo nella logica dell'obbligo e della sottomissione, l'altro all'insegna della libertà e novità dello Spirito. Del primo fanno parte i genitori che agiscono secondo la Legge, dell'altro, Simeone ed Anna uomini della profezia. All'ottavo giorno dalla nascita, ogni Ebreo maschio andava, per la Legge di Mosè, circonciso nella carne per essere discendente di Abramo. Regola applicata anche a Gesù né poteva, in quella cultura, essere diversamente. Circa il nome, tuttavia il Padre non transige e gli  impone, fuori la tradizione, quello di "Salvatore", più esplicativo della missione cui è votato.
Altri obblighi di Legge però la santa famiglia riteneva  ancora che andassero assolti. In primis, la "purificazione" della madre, ritenuta per Legge "impura" fino al quarantesimo giorno dalla nascita del figlio, e il riscatto del primogenito.
Lo Spirito santo quel giorno sollecitò il cambiamento con Anna e Simeone. Anziani tutti e due, e profeti. Simeone dichiarava a Dio la sua indisponibilità a morire senza prima vedere Colui che è "luce delle genti e gloria di Israele". Alla porta "di Nicanore", egli prende tra le braccia il bambino e, felice, intona il canto ultimo della sua vita: "Ora lascia, Signore, che il tuo servo vada in pace, perché i miei occhi hanno visto la salvezza dei popoli e la gloria d'Israele". Poi alla madre proferisce parole inquietanti, relative alla Parola di Dio che, come "una spada ne avrebbe trafitto l'anima!".
Anna arriva in tempo e  parla del Bambino a quanti aspettavano la redenzione, mentre i genitori, pur in apprensione, rimangono osservanti della legge e non cambieranno abitudini. Solo lo  scandalo della Croce, li indurrà a maturare la fede. Sul Golgota, alla madre sarà chiaro il "perché ha creduto".

Fra' Domenico Spatola

venerdì 25 dicembre 2020

Fra' Domenico Spatola - Natale 2020: Betlemme addormentata...


I pastori stavano attenti a non svegliare la città addormentata. Non per galateo, ma per paura: terrorizzati di essere braccati nella notte e forse uccisi, molti decreti c'erano contro di loro perché malpagati e ladri. Dichiararono perciò la fretta di andare per ritornare al più presto. Avevano paura, ma non potevano eludere l'invito dell'Angelo ad andare. Armati di roncole, randelli e bastoni nodosi per difendersi. D'intende a prevenzione. "Facciamo presto!" diceva chi si riconosceva il carisma di capo. Betlemme, sprofondata nel sonno, perché colpevolmente ignara e disattenta alle Scritture. Raro si sentiva anche l'abbaiare di qualche cane, in lontananza. Fioche luci di lanterne tremolavano proiettando ombre. Sinistre? Non lo sapevano ancora, ma evitavano il peggio, attenti anche al rumore del calpestio sul selciato. Avanti i coraggiosi, seguiti dagli anziani e dai paurosi. I giovani tenevano per mano mogli e fidanzate. "Anche quelle?" Mi chiederete. Non c'erano regole, tra i pastori, che lo proibissero. E chi le poteva trattenere? Curiose, da mamme o che lo sarebbero presto diventate, volevano vedere quel Bimbo che particolarmente le intrigava. Trovata la via: "accanto alla più grande - era l'indicazione - dov'è la fontanella. A pochi passi, busserete". In loro soccorso venne provvidenziale, in quel momento, un vagito dall'interno, accompagnato dalla nenia della mamma, che provava ad addormentarlo. Origliarono per qualche istante e, dopo, un profondo respiro, il capogruppo bussò. Dall'interno la voce, ansiosa ma energica, era di Giuseppe. Avevano comprensibilmente suscitato sospetto.
"Chi è?"
"Noi!"
"Noi, chi?"
Qualcuno avvertì disagio. Con parole smozzicate lentamente eppure comprensibili, chi aveva bussato mostrò cortesia inusuale da non sembrare più lui:
"Siamo - disse - i pastori del vicino campo, venuti per vedere il Bambino che è nato. Così hanno detto gli Angeli!"
Pesò per un attimo il silenzio, quando dall'interno riprese la voce, accompagnata dai vagiti: 
"Quali Angeli?" chiese.
Legittimamente avrebbe potuto tuttavia sospettare il complotto il povero Giuseppe, se negli ultimi mesi, tra i più inquieti della sua vita,  non avesse anche egli avuto a che fare con queste strane Creature. 
"Che vi hanno detto?" 
"Che questo bambino è nato per salvarci, e dorme nella mangiatoia come i nostri bambini quando nascono". 
Si fece coraggio, tolse il ferro e aprì, anche se non ancora per lui non erano finite del tutto le sorprese di Dio. Restò male alla vista di quei lerci e maleodoranti, ma si commosse al loro sguardo semplice e con in mano i doni che suppose fossero per il Bambino. Sorrise al pensiero che tra poveri si è solidali. Accolti, i pastori vollero intrufolarsi fin nell'interno della casa, nel luogo della mangiatoia, per vedere il Bambino, incuranti persino delle infezioni rituali dalla "impurità" della puerpera, che iniziava  la sua "quarantena" da impura, per la Legge di Mosè. I pastori non avevano pregiudizi, d'altronde per la stessa Legge chi era considerato più impuro di loro?  "Videro... il Bambino nella mangiatoia" e lo adorarono. Poi raccontarono, degli angeli e della missione, a Maria e a Giuseppe, che apprendevano stupìti del Dio che, scompaginando regole, stravolgeva le ideologie umane su di lui. "Aveva avvolto con la sua luce gli irredimibili peccatori!"
Tornarono i pastori alle greggi, col canto degli angeli più vicini a Dio sulle labbra. "E Betlemme?"  chiederete voi. "Ignara e non curante, continuò a dormire".

Fra' Domenico Spatola

giovedì 24 dicembre 2020

Auguri di fra' Domenico

Vorrei più felici
tutti i miei amici 
in questa Notte, 
ché ancor tante son lotte    
che costringono a penare. 
Il Natale è per amare 
e ci vietano i contatti. 
Come matti 
ci guardiamo 
e in maschera ridiamo.  
Quel sorriso vale molto 
perché, se sciolto 
è il bavaglio, 
luminoso è il conguaglio 
con il cuore innamorato 
e ciò  dico autenticato. 
Quest'anno però l'epidemia 
anche la Befana porta via,        
ma se il cuore d'amore è acceso 
non offeso 
mi sentirò. 
Agli amici alfin dirò:
"Grazie e auguri a tutti quanti, 
pregherò del Cielo i Santi,    
perché almeno l'anno nuovo                      
sia, a sorpresa, come l'uovo,      
e a tutti dico a tuono:
sia felice e solo buono...!

Fra' Domenico Spatola

Fra' Domenico Spatola: "È nato il Salvatore!"

Augusto imperatore,
non fu signore
quando ordinò il censimento
col solo intento
di far cassa
e favorir chi se la spassa.
Anche Giuseppe, dalla Galilea 
con la sposa in Giudea
venne a Betlemme,
non distante da Gerusalemme. 
Suo casato 
era legato
a davidica promessa, 
quella stessa
del "lontano Nascituro
che rende il trono duraturo".
Mentre eran nel villaggio
e Maria, in casa, ad agio,
mise al mondo il Figlio,
e, a riparo, col consiglio
di Giuseppe, e sua gioia
l'adagiò in mangiatoia.
I pastori eran vicino,
quanto un miglio di cammino,
a guardar il proprio gregge,
quando, dal ciel, accese schegge
venian loro avanti
e, a nome di tutti quanti,
un Angelo parlò:
"Non temete - sussurrò 
parlando al cuore -
vi è nato il Salvatore!
Andatelo a cercare:
vi sorprenderà lui trovare 
in una mangiatoia
sul fieno e sulla stuoia,
come i vostri bambini
in identici destini."
Dettato lor messaggio
ripresero il viaggio
verso il firmamento 
e, con molto sentimento,
intonaro lor canto
che dava gloria al Santo,
e pace ad uomini, salvati
da lui che sempre li ha amati!"
Andati via i messaggeri,
i pastori mattinieri
si chiedean sul da fare:
se andare 
a passo lesto
e tornare al più presto.
Così fecero e trovaro
il Bambino tanto caro:
che, a sorpresa e loro gioia,
era sulla mangiatoia.
Raccontaro del messaggio
e del loro gran coraggio
a Maria e a Giuseppe 
che, stupito da lor seppe, 
e la Madre conservava
quanto Dio in lei operava.
I pastori or contenti,
e con i canti più struggenti
ritornarono felici
perché di Gesù erano amici.

Fra' Domenico Spatola