venerdì 25 ottobre 2024

Commento di fra' Domenico Spatola al Vangelo della XXX domenica del tempo ordinario (anno B): Marco 10, 46-52

46 E giunsero a Gerico. E mentre partiva da Gerico insieme ai discepoli e a molta folla, il figlio di Timèo, Bartimèo, cieco, sedeva lungo la strada a mendicare. 47 Costui, al sentire che c'era Gesù Nazareno, cominciò a gridare e a dire: «Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!». 48 Molti lo sgridavano per farlo tacere, ma egli gridava più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!».
49 Allora Gesù si fermò e disse: «Chiamatelo!». E chiamarono il cieco dicendogli: «Coraggio! Alzati, ti chiama!». 50 Egli, gettato via il mantello, balzò in piedi e venne da Gesù. 51 Allora Gesù gli disse: «Che vuoi che io ti faccia?». E il cieco a lui: «Rabbunì, che io riabbia la vista!». 52 E Gesù gli disse: «Va', la tua fede ti ha salvato». E subito riacquistò la vista e prese a seguirlo per la strada.


Bartimeo era il nome. Timeo era suo padre, "l'onorato" cioè Davide. Di lui il cieco, sulla strada di Gerico, voleva che Gesù realizzasse il Regno. La stessa cosa avevano chiesto i figli di Zebedeo. Ma quel titolo ("figlio di Davide"), a Gesù non garbava. Il cieco in strada gridava  che si restituisse a Israele il dominio sulle Nazioni pagane. Ma Gesù fu sordo, e l'invocazione, ripetuta in crescendo, più volte. Quando si zittì, il Signore poté invitare il cieco a venirgli vicino. "Cosa vuoi che ti faccia?". Gli chiese di poterlo vedere, ormai era convertito e, con il mantello, aveva gettato via  l'arroganza del potere. Pronto dunque a nuova identità, quella del "Dio che salva". 
"Rabbuni", lo chiamò. L'aveva accettato "maestro", e lo poté seguire.

Fra' Domenico Spatola

venerdì 18 ottobre 2024

Fra' Domenico Spatola: Farsi servo per amore

I figli di Zebedeo
chiedevano un trofeo:
i primi posti nel tuo Regno,
e tu, Gesù, a segno
a lor chiedesti
di bere il calice che tu bevesti
e nel battesimo di morte
aver tua stessa sorte.
Pur di aver potere
dissero di voler bere,
e nel battesimo di morte
starti a corte.
Ma quel ruolo dicevi che lo destinava
il Padre a chi accettava
alla tua foce
la stessa tua condanna sulla croce.
All'udire la richiesta
dei compagni lesta
fu la rivolta
per la furbizia che avevan colta.
Ma tu, Gesù, li chiamasti a dir loro
che il tesoro
non sta nel comandare
ma nel farsi servo e imitare
te che, come hai fatto loro udire,
venisti per servire,
e dare la vita in riscatto
dichiarando che presto ciò sarebbe fatto.

Fra' Domenico Spatola

Commento di fra Domenico Spatola al Vangelo della domenica XXIX del tempo ordinario (anno B): Marco 10, 35-45

 
35 E gli si avvicinarono Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedèo, dicendogli: «Maestro, noi vogliamo che tu ci faccia quello che ti chiederemo». 36 Egli disse loro: «Cosa volete che io faccia per voi?». Gli risposero: 37 «Concedici di sedere nella tua gloria uno alla tua destra e uno alla tua sinistra». 38 Gesù disse loro: «Voi non sapete ciò che domandate. Potete bere il calice che io bevo, o ricevere il battesimo con cui io sono battezzato?». Gli risposero: «Lo possiamo». 39 E Gesù disse: «Il calice che io bevo anche voi lo berrete, e il battesimo che io ricevo anche voi lo riceverete. 40 Ma sedere alla mia destra o alla mia sinistra non sta a me concederlo; è per coloro per i quali è stato preparato».
41 All'udire questo, gli altri dieci si sdegnarono con Giacomo e Giovanni. 42 Allora Gesù, chiamatili a sé, disse loro: «Voi sapete che coloro che sono ritenuti capi delle nazioni le dominano, e i loro grandi esercitano su di esse il potere. 43 Fra voi però non è così; ma chi vuol essere grande tra voi si farà vostro servitore, 44 e chi vuol essere il primo tra voi sarà il servo di tutti. 45 Il Figlio dell'uomo infatti non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».

Più del peccatore, l'arrogante e l'ambizioso impediscono a Dio l'esercizio della sua misericordia. L'occasione fu offerta dai discepoli, Giacomo e Giovanni, figli di Zebedeo, altrove detti anche "figli del tuono"
("Boanèrghes") . Avidi di potere, pretendevano da Gesù i posti accanto a lui nel conquistato governo di Israele. Avevano rimosso anche il terzo e definitivo annuncio da lui dato sulla sua imminente morte. Refrattari, si fidavano esclusivamente del Messia, quello atteso da Israele, "il figlio di David". Così rendevano impenetrabile in loro l'insegnamento del Maestro. Si avvicinarono a chiedere i due posti, a destra e sinistra, alla conquista del suo nuovo trono. Li interrogò. Dessero da se stessi la risposta: "Potete bere il calice... ed essere battezzati nella stessa mia acqua?". Alludeva alla sua imminente morte in croce. Presuntuosi, dissero: "Lo possiamo!", ma quando sarà il momento fuggiranno. Sottile fu l'ironia del Signore: quei posti toccheranno agli eletti dal Padre. Saranno i due accanto a lui, i malfattori crocifissi. I dieci compagni indignati, per la furbata, erano infatti accomunati dalla stessa ambizione. Gesù li radunò tutti e Dodici, per metterli in guardia dalle ipocrisie dei potenti della terra, e proponendo loro se stessi quale esempio da seguire, perché venuto per servire e dare la vita per tutti.

Fra' Domenico Spatola 

venerdì 11 ottobre 2024

Fra' Domenico Spatola: Nulla è impossibile a Dio!

 


Offristi con tuo sguardo la carezza
al giovane posseduto dalla ricchezza,
chiedesti a lui il cuore generoso, 
perché, libero e gioioso, 
ti seguisse
ma egli a te disse
il suo rifiuto:
non ebbe fiuto
e triste andò via,
e tu, Gesù, dicesti quanto sia
difficile al ricco entrare
lá, dove il cammello suol passare. 
Agli attoniti discepoli aggiungevi
che, per Dio, sono lievi
anche cose più pesanti:
non avessero perciò i cuori affranti!

Fra' Domenico Spatola

Commento di fra' Domenico Spatola al Vangelo della XXVIII domenica del tempo ordinario (anno B): Marco 10, 17-30

17 Mentre usciva per mettersi in viaggio, un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò: «Maestro buono, che cosa devo fare per avere la vita eterna?». 18 Gesù gli disse: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo. 19 Tu conosci i comandamenti: Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non dire falsa testimonianza, non frodare, onora il padre e la madre».
20 Egli allora gli disse: «Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza». 21 Allora Gesù, fissatolo, lo amò e gli disse: «Una cosa sola ti manca: va', vendi quello che hai e dàllo ai poveri e avrai un tesoro in cielo; poi vieni e seguimi». 22 Ma egli, rattristatosi per quelle parole, se ne andò afflitto, poiché aveva molti beni.
23 Gesù, volgendo lo sguardo attorno, disse ai suoi discepoli: «Quanto difficilmente coloro che hanno ricchezze entreranno nel regno di Dio!». 24 I discepoli rimasero stupefatti a queste sue parole; ma Gesù riprese: «Figlioli, com'è difficile entrare nel regno di Dio! 25 È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio». 26 Essi, ancora più sbigottiti, dicevano tra loro: «E chi mai si può salvare?». 27 Ma Gesù, guardandoli, disse: «Impossibile presso gli uomini, ma non presso Dio! Perché tutto è possibile presso Dio».
28 Pietro allora gli disse: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito». 29 Gesù gli rispose: «In verità vi dico: non c'è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi a causa mia e a causa del vangelo, 30 che non riceva già al presente cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e nel futuro la vita eterna.

Un giovane per strada corse incontro a Gesù. Gli urgevano certezze per l'aldilà. Del presente era soddisfatto. "Cosa devo fare?" chiese in ginocchio. Di Mosè, Gesù gli recitò i comandamenti che riguardavano i rapporti con il prossimo. Esultò. "Da sempre tutte quelle cose ("tauta panta") le ho osservate". Ma fu vera gioia? Quando Gesù gli propose di liberararsi dalle ricchezze, e darne il ricavato ai poveri e seguirlo, si fece scuro in volto e andò per la sua strada. "Possedeva molti beni". Era l'addebito  dell'evangelista.
Deluso fu Gesù. Aveva investito emotivamente invano: "lo fissò e lo amò". 
Commentò con amarezza: "Difficile per un ricco entrare nel Regno di Dio!". 
Al cammello sarebbe venuto più facile passare per la cruna di un ago. Denunciava la ricchezza come ostacolo alla salvezza. 
I discepoli tuttavia si rattristarono ritenendo eccessiva intransigenza quella che li privava del benessere che poteva venire da un ricco tra loro. Interlocutoria perciò quanto piccata fu la loro reazione: 
"Chi si può salvare?"
"Tutto è possibile a Dio", fu la risposta del Maestro. Pietro venne avanti e, a nome anche dei compagni, gli presentò il conto: 
"Noi abbiamo lasciato tutto, e ti abbiamo seguito: che ce ne viene?". 
"Cento volte tanto in case, fratelli, sorelle, madri e figli e campi - rispose - ma non senza persecuzioni". E inoltre quanto aveva chiesto il giovane ricco: "la vita eterna".

Fra' Domenico Spatola

venerdì 4 ottobre 2024

Fra' Domenico Spatola: Non sia disunito ciò che Dio ha unito


Per i farisei il ripudiare
preferito era ad amare. 
Essi citavano Mosè 
chiedendosi il perché
Gesù non conveniva. 
Ma per lui era retriva
quella legge 
che del Creator corregge
d'amor le voglie
del marito per la moglie. 
"I due una carne sola" 
fu questa sua Parola:
"Non vada disunito
ciò che Dio ha unito!"

Fra' Domenico Spatola

Commento di fra' Domenico Spatola al Vangelo della XXVII settimana del tempo ordinario (anno B): Marco 10, 2-12

2
 E avvicinatisi dei farisei, per metterlo alla prova, gli domandarono: «È lecito ad un marito ripudiare la propria moglie?». 3 Ma egli rispose loro: «Che cosa vi ha ordinato Mosè?». 4 Dissero: «Mosè ha permesso di scrivere un atto di ripudio e di rimandarla». 5 Gesù disse loro: «Per la durezza del vostro cuore egli scrisse per voi questa norma. 6 Ma all'inizio della creazione Dio li creò maschio e femmina; 7 per questo l'uomo lascerà suo padre e sua madre e i due saranno una carne sola8 Sicché non sono più due, ma una sola carne. 9 L'uomo dunque non separi ciò che Dio ha congiunto». 10 Rientrati a casa, i discepoli lo interrogarono di nuovo su questo argomento. Ed egli disse: 11 «Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un'altra, commette adulterio contro di lei; 12 se la donna ripudia il marito e ne sposa un altro, commette adulterio».

Gesù insegnava alla numerosa folla. Tra i presenti, qualcuno dissentiva. Erano farisei, venuti per tentarlo. L'evangelista usa per loro stesso verbo adatto al Satana. Lo interrogarono sul "ripudio" della moglie per qualsiasi motivo, da parte unilaterale del marito. Su ciò che giustificava il ripudio, legittimato dalla Legge di Mosè, si confrontavano due scuole di pensiero. Quella più rigorista, lo ammetteva per cause gravi (Shammaj), l'altra, più di manica larga, lo legittimava anche per futili motivi (Hillel). "Cosa vi ha ordinato Mosè?", fu la controdomanda di Gesù.
"Lo consente", risposero. Gesù dichiarò di non essere d'accordo, perché Dio non legifera ma crea e dichiarò l'uguaglianza tra l'uomo e la donna, delegittimando il ripudio "non voluto da Dio, ma dalla durezza del loro cuore". Dal Creatore, i due, "maschio e femmina",  diventano "una carne sola", e nessuno può dividerli perché equivarrebbe a un omicidio. Perciò "l'uomo lascia i genitori, e si unisce alla moglie, creando con lei il legame più integro e forte". I discepoli in casa opposero perplessità, ma Gesù insistette dichiarando adulterio per ambedue, se vengono meno al patto della fedeltà voluta dal Creatore.

Fra' Domenico Spatola

venerdì 27 settembre 2024

Fra' Domenico Spatola: Un bicchiere d'acqua per amore



Tra i manifesti tuoi intenti, 
Gesù, di poco ti contenti:
anche d'acqua un sol bicchiere
dice quanto sian vere
tue parole, 
per chi a te suole
donare affetto, 
con l'amore già perfetto.
Allarmi contro arroganza
chi è in tua militanza
e, con lui, fai il severo 
se lo scopri insincero.
Radicale con la vita, 
che sol tu, dài infinita.

Fra' Domenico Spatola

Commento di fra' Domenico Spatola al Vangelo della XXVI domenica del tempo ordinario (anno B): Marco 9, 38-43.45.45-48

38 Giovanni gli disse: «Maestro, abbiamo visto uno che scacciava i demòni nel tuo nome e glielo abbiamo vietato, perché non era dei nostri». 39 Ma Gesù disse: «Non glielo proibite, perché non c'è nessuno che faccia un miracolo nel mio nome e subito dopo possa parlare male di me. 40 Chi non è contro di noi è per noi.
41 Chiunque vi darà da bere un bicchiere d'acqua nel mio nome perché siete di Cristo, vi dico in verità che non perderà la sua ricompensa.
42 Chi scandalizza uno di questi piccoli che credono, è meglio per lui che gli si metta una macina da asino al collo e venga gettato nel mare. 43 Se la tua mano ti scandalizza, tagliala: è meglio per te entrare nella vita monco, che con due mani andare nella Geenna, nel fuoco inestinguibile.
Marco 9:45
Se il tuo piede ti scandalizza, taglialo: è meglio per te entrare nella vita zoppo, che esser gettato con due piedi nella Geenna. 
Marco 9:47-48 
47 Se il tuo occhio ti scandalizza, cavalo: è meglio per te entrare nel regno di Dio con un occhio solo, che essere gettato con due occhi nella Geenna, 48 dove il loro verme non muore e il fuoco non si estingue.

Il discepolo Giovanni interruppe il Maestro mentre descriveva i valori del Regno: l'umiltà e il servizio. Ma Giovanni aveva qualcosa di cui intendeva vantarsi, per riceverne lauso e approvazione. Raccontò di avere impedito di continuare a un tale che scacciava demòni, nel nome di Gesù, per la sola colpa di non far parte del loro gruppo. Gelosia di mestiere? "Non ci seguiva", fu la ragione recriminante. Da Gesù fu dettato il criterio di inclusione: "chi non è contro di noi, è per noi". Ampliava gli orizzonti di appartenenza oltre il massimalismo dei discepoli di ogni tempo. Papa Francesco ne fa la sua attuale "regola aurea", aprendo la Chiesa a tutte le culture, da lui incluse nell'unico comandamento dell'amore: "Fratelli tutti!". Partecipa in tal modo, in nome della comune umanità, l'eredità di Cristo alla Chiesa. "Anche un bicchiere d'acqua dato per amore non sarà senza ricompensa". Esaurito l'intermezzo con Giovanni, Gesù riprese il discorso "sui piccoli e sugli scandali". "Piccoli" non sono bambini, ma gli esclusi dalla società. Se nelle Comunità di Gesù trovano stessa ansie di potere e tensioni di arrivismo  sperimentate altrove, si scandalizzano, perciò "guai a chi ne si renderà colpevole!". L'affogamento in mare "con macina da mulino al collo", si configurava come la pena peggiore, perché condannava a morte eterna, in quanto il cadavere non reperibile, non potendo essere sepolto, non partecipava alla risurrezione finale. 
Non meno severa l'amputazione consigliata della mano, o del piede motivo di scandalo, o di cavare l'occhio, pur di non finire nella Geenna, dove il fuoco inestinguibile si faceva simbolo di fallimento dell'intera esistenza.

Fra' Domenico Spatola

venerdì 20 settembre 2024

Fra' Domenico Spatola: Servire per amore

 


L'ambizione del potere
non volevi, Gesù, vedere
nei seguaci, 
di comando rapaci. 
Ma a toglierne lo sfizio
insegnavi il servizio, 
che nel servo offri il modello
ch'è più sempre quello
che t'assomiglia. 
In tua famiglia, 
chi da "primo" vuol vantarsi, 
deve umiliarsi 
e, per amor, servire. 
Ma ciò sai quanto difficile da udire.

Fra' Domenico Spatola 

Commento di fra' Domenico Spatola al Vangelo della XXV domenica del tempo ordinario (anno B): 9, 30-37

In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli attraversavano la Galilea, ma egli non voleva che alcuno lo sapesse. Insegnava infatti ai suoi discepoli e diceva loro: «Il Figlio dell’uomo viene consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno; ma, una volta ucciso, dopo tre giorni risorgerà». Essi però non capivano queste parole e avevano timore di interrogarlo.
Giunsero a Cafàrnao. Quando fu in casa, chiese loro: «Di che cosa stavate discutendo per la strada?». Ed essi tacevano. Per la strada infatti avevano discusso tra loro chi fosse più grande. Sedutosi, chiamò i Dodici e disse loro: «Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti».
E, preso un bambino, lo pose in mezzo a loro e, abbracciandolo, disse loro: «Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato».

L'incomprensione tra Gesù e i discepoli era sempre per la stessa ragione: la loro ambizione del potere da non accettare né il Maestro né il suo programma. Così anche quella volta che attraversarono la Galilea per Cafarnao. Egli parlò della sua prossima morte ad opera dei sommo sacerdoti e degli anziani, mentre essi litigavano su chi dovesse considerarsi il primo di tutti. A casa, Gesù  chiese di quella discussione lungo la strada. Non risposero. Allora Gesù portò a modello un ragazzino, che stava a servire ai tavoli. Lo abbracciò è lo pose al suo posto, al centro, poi rivolto ai discepoli disse che il primo tra loro era colui che non avesse pretese di comandare, ma fosse disposto a farsi ultimo e servo di tutti. Ciò avrebbe fatto piacere anche al Padre del cielo.

Fra' Domenico Spatola

venerdì 13 settembre 2024

Fra' Domenico Spatola: Tu sei il Figlio di Dio




Gesù, non sei l'Elia, 
né il reincarnato Geremia, 
ma del vivente Dio
sei il Figlio e il Signor mio. 
Anch'io, con Simone, 
rinnovo professione 
di mia fede. 
E tu, a chi crede, 
dài fedele assenso
chiedendo sol consenso al tuo ideale, 
che libera dal male,
e, da confidente, 
amore conseguente.

Fra' Domenico Spatola

Commento di fra' Domenico Spatola al Vangelo della XIV domenica del tempo ordinario (anno B): Marco 8, 27-35

 
27 Poi Gesù partì con i suoi discepoli verso i villaggi intorno a Cesarèa di Filippo; e per via interrogava i suoi discepoli dicendo: «Chi dice la gente che io sia?». 28 Ed essi gli risposero: «Giovanni il Battista, altri poi Elia e altri uno dei profeti». 29 Ma egli replicò: «E voi chi dite che io sia?». Pietro gli rispose: «Tu sei il Cristo». 30 E impose loro severamente di non parlare di lui a nessuno.
31 E cominciò a insegnar loro che il Figlio dell'uomo doveva molto soffrire, ed essere riprovato dagli anziani, dai sommi sacerdoti e dagli scribi, poi venire ucciso e, dopo tre giorni, risuscitare. 32 Gesù faceva questo discorso apertamente. Allora Pietro lo prese in disparte, e si mise a rimproverarlo. 33 Ma egli, voltatosi e guardando i discepoli, rimproverò Pietro e gli disse: «Lungi da me, satana! Perché tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini».
34 Convocata la folla insieme ai suoi discepoli, disse loro: «Se qualcuno vuol venire dietro di me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. 35 Perché chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del vangelo, la salverà.

Condusse i discepoli lontano. Alle falde dell'Hermon da dove nasce il Giordano, al confine con il  Libano, a Cesarea di Filippo. Voleva verificare quale fosse stato il loro insegnamento, in quanto reduci da una missione evangelizzatrice. Chiese cosa la gente pensava di lui. Le risposte furono le più strane e inaccettabili da Gesù. Chi parlava di lui come il Battista risuscitato, o l'Elia o il Geremia reicarnati, o un altro profeta. Personaggi morti. Deluso Gesù, perché i suoi discepoli non avevano saputo annunciare la "novità" del suo Vangelo, chiese cosa essi pensassero di lui. 
Pietro pronto rispose: "Tu sei il Cristo! ". Ma era il "messia davidico", uomo del potere, cui egli alludeva e che tutti aspettavano. Gesù perciò lo sgridò imponendogli di tacere. Il verbo era lo stesso usato negli esorcismi. Volle liberare Pietro che "ragionava alla maniera degli uomini e non secondo Dio".  Urgente tuttavia ritenne prepararli a ciò che lo aspettava a Gerusalemme: la passione e la morte! Pietro si ribellò. Per lui e per tutto Israele il Messia non poteva morire! Si sarebbero infatti vanificati i sogni imperialistici del suo popolo. Così stavolta ritenne che toccasse a lui il compito di esorcizzare Gesù e liberarlo da quella che riteneva idea malsana. Il Maestro lo trattò da "satana", avversario del progetto del Padre, e gli indicò il posto dove collocarsi cioè dietro di lui e da discepolo. A estrema offerta volle tuttavia invitare ognuno a seguirlo. Dettò le severe condizioni: rinnegare se stessi e sollevare la croce, garantiva tuttavia che tale scelta, era l'unica via per salvarsi.

Fra' Domenico Spatola

sabato 7 settembre 2024

Fra' Domenico Spatola: Apristi il cuore

 


Sordo, non t'ascoltai
e, muto, non ti parlai. 
Signore, anche a me sfondasti orecchi
e non ricordasti i vecchi
miei peccati, 
che nel battesimo avevi cancellati. 
Ma quando da te andai lontano, 
compresi che vano, 
era il mio rifiuto, 
avendo sol da te avuto
amore,
col quale a me apristi il cuore.

Commento di fra' Domenico Spatola al Vangelo della XXIII domenica del tempo ordinario (Anno B): Marco 7, 31-37

 
31 Di ritorno dalla regione di Tiro, passò per Sidone, dirigendosi verso il mare di Galilea in pieno territorio della Decàpoli. 32 E gli condussero un sordomuto, pregandolo di imporgli la mano. 33 E portandolo in disparte lontano dalla folla, gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua; 34 guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro e disse: «Effatà» cioè: «Apriti!». 35 E subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente. 36 E comandò loro di non dirlo a nessuno. Ma più egli lo raccomandava, più essi ne parlavano 37 e, pieni di stupore, dicevano: «Ha fatto bene ogni cosa; fa udire i sordi e fa parlare i muti!».

Gesù percorse il territorio straniero e da Tiro e Sidòne raggiunse la Decapoli. Voleva che la "buona notizia" arrivasse anche ai pagani, che venivano, per la religione, esclusi da Israele. I discepoli, da Israeliti, non volevano che anche a loro giungesse la salvezza. Marco evangelista col suo racconto, volle drammatizzare la fatica con cui Gesù voleva provare a convertirli. Il sordomuto presentatogli, li rappresentava. La richiesta fu di imporgli le mani ma la resistenza era forte e Gesù fu costretto a fare di più.  L'episodio resterà in memoria e sarà prassi nei riti battesimali della Chiesa. Gesù condusse il sordomuto lontano dalla folla, e gli introdusse le dita nelle orecchie con vigore più forte della resistenza. Poi, con sua saliva (respiro solido), in comunione con il Padre, dopo lo sguardo al Cielo, emise un sospiro. Il forte gesto denunciava la fatica per liberarlo dalla sordità e dal mutismo, e in aramaico, che era la lingua dei discepoli, gli gridò: "Effatà!". Gli comandò di "aprirsi" all'ascolto per annunciare il Vangelo. 
Anche la folla restò ammirata, e commentò che Gesù operava "bene" come Dio  quando creava.

Fra' Domenico Spatola