34 Allora i farisei, udito che egli aveva chiuso la bocca ai sadducei, si riunirono insieme 35 e uno di loro, un dottore della legge, lo interrogò per metterlo alla prova: 36 «Maestro, qual è il più grande comandamento della legge?». 37 Gli rispose: «Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. 38 Questo è il più grande e il primo dei comandamenti. 39 E il secondo è simile al primo: Amerai il prossimo tuo come te stesso. 40 Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti».
La gente riconosceva a Gesù il mandato divino per insegnare. Lo negava ai sommi sacerdoti e agli scribi. I farisei, scornati dalla sconfitta sulla diatriba se fosse lecito dare o no la moneta a Cesare, tornarono a tentarlo, e questa volta con l'ausilio di un dottore della Legge. Questi pose a Gesù il quesito su quale fosse il più grande comandamento della Legge. Le scuole rabbiniche prediligevano il "riposo sabbatico". Motivando la scelta perché anche Dio sottostava al comando. Gesù invece non lo osservava e insegnava a trasgredirlo, dicendo: "Mio Padre opera sempre". Allo scriba dettò lo "Shemà", il "credo di Israele: amare Dio con il cuore, l'anima e la mente".
Questa sostituiva l'originale "forza" che supponeva contributi economici per il tempio. Gesù aggiunse, non richiesto, anche il secondo comandamento, "simile al primo: "Amerai il prossimo tuo come te stesso". Sintetizzavano la Legge e i Profeti. Ma il suo comandamento, "nuovo", Gesù lo detterà a testamento: "Amatevi come io vi ho amato".
Fra' Domenico Spatola

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