Alle acque di quel lago,
quel mattino,
accorsi anch'io,
o Signore,
e in esse mi specchiai
a stupore:
qual mago
mi svelò trasparenze sagomate
di segreti,
liquidi e cheti
del tuo trascorso
in cerca di compagni,
quando rincorresti
di Pietro ardore
a uccidere pesci
e trasformarlo
in nuovo pescatore,
e con lui il fratello,
che stesso fardello
con lui porterà.
Vidi più avanti Zebedeo
con la sua barca,
arca
per figliolanza
che nuova marca
di tuo messaggio
per altre reti e ami
a rassettare non vani.
Tua fu l'onda lunga
da vento caldo,
che araldo
amore spirava,
raccolsi anch'io
tuo messaggio,
che s'indora
a tramonto,
ultimo sconto,
per tua chiamata ancora.
Fra' Domenico Spatola
Nella foto:Vocazione di Pietro e Andrea di Duccio di Buoninsegna
Volli emigrare, lontano, tra stelle, e guardare da quelle la terra vitale: la vidi sbocciare, qual rosa a dolore... e compresi l'amore. - Fra Domenico Spatola.
venerdì 20 gennaio 2017
Fra' Domenico Spatola: Commento al Vangelo della Terza Domenica del tempo Ordinario: Matteo 4,12-23
Quando Gesù seppe che Giovanni era stato arrestato, si ritirò nella Galilea, 13lasciò Nàzaret e andò ad abitare a Cafàrnao, sulla riva del mare, nel territorio di Zàbulon e di Nèftali, 14perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaia:
15Terra di Zàbulon e terra di Nèftali,
sulla via del mare, oltre il Giordano,
Galilea delle genti! 16Il popolo che abitava nelle tenebre
vide una grande luce,
per quelli che abitavano in regione e ombra di morte
una luce è sorta.
sulla via del mare, oltre il Giordano,
Galilea delle genti! 16Il popolo che abitava nelle tenebre
vide una grande luce,
per quelli che abitavano in regione e ombra di morte
una luce è sorta.
17Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino».I primi quattro discepoli
Commento al Vangelo
18Mentre camminava lungo il mare di Galilea, vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. 19E disse loro: «Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini». 20Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono. 21Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo, figlio di Zebedeo, e Giovanni suo fratello, che nella barca, insieme a Zebedeo loro padre, riparavano le loro reti, e li chiamò. 22Ed essi subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono.
Commento al Vangelo
In questo brano evangelico viene narrato l'inizio della vita pubblica di Gesù, dopo i lunghi anni di silenzio e l'avventura del "battesimo" al fiume Giordano.
Per la data mancano annotazioni cronologiche, ne viene tuttavia indicata una, che ha soprattutto valenza teologica: "Quando Gesù seppe che Giovanni era stato arrestato". Dal Battista, Gesù rileva il testimone per la nuova proposta di "conversione", e l'urgenza della realizzazione non gli permette di aspettare che vengano da Lui. Sì incammina perciò per le strade della Galilea, attraversando villaggi, e tutti i luoghi affollati come piazze e mercati. Sceglie per dimorarvi la città di frontiera, sulla "Via Maris", la trafficata Cafarnao, prezioso snodo commerciale nei collegamenti internazionali fra Egitto e Siria. Offrire a ogni uomo consapevolezza e potenzialità per accogliere Dio e costruire con lui il "Regno", come manifesto delle "Beatitudini", è il suo "cibo quotidiano". Lo dichiarerà nel Quarto Vangelo ai discepoli che, data l'ora, lo invitavano a mangiare.
Nell'ansia dell'annuncio, è consapevole della fatica e della moltitudine cui arrivare, così provvede ai collaboratori. Quelli della prima ora li incontra sulle rive di un lago, che l'Evangelista, per ragioni teologiche, chiama "mare". Il richiamo è ai pagani, divisi da Israele dal mare, che non sarà più un ostacolo per i seguaci di Gesù, ma opportunità di collegamento e di missione per andare incontro a loro, anch'essi destinatari del Vangelo. L'allusione è anche al Mar Rosso, attraversato da Mosè e dal popolo in cammino di libertà verso la "Terra promessa".
Con Gesù, per l'Evangelista sta iniziando un nuovo esodo. I due pescatori che dalla riva lanciavano il giacchio per colpire i pesci erano Simone e Andrea. Ai due fratelli, Gesù rivolge l'invito a seguirlo, con la motivazione che sarà la loro missione: "Vi farò pescatori di uomini". Equivalente per la nostra cultura: "Vi farò bagnini". Se infatti il pescatore, nel togliere dall'acqua i pesci ne causa la morte, il "bagnino", al contrario, nel soccorrere chi, inesperto, è caduto in acqua, lo salva. In quella cultura l'acqua era simbolo di morte.
Gesù, andando avanti, fa la stessa proposta ai figli di Zebedeo, Giacomo e Giovanni. Anch'essi, uscendo dal chiuso della barca paterna, come dalle sicurezze offerte dalla loro appartenenza religiosa, lasciano tutto, invitati anch'essi a divenire "pescatori di uomini".
Con loro, cui si aggregheranno successivamente gli altri otto, Gesù costituirà il "nuovo Israele", a servizio dei popoli e non in contrapposizione, come voleva il dettato messianico del "primo" Israele.
Fra' Domenico Spatola.
Nella foto: Vocazione degli apostoli - dipinto di Domenico Ghirlandaio (1481)
lunedì 16 gennaio 2017
Fra' Domenico Spatola: Pellegrino ad Auschwitz
Terra... di cenere
raccolsi dal Campo
e lacrimando avvicinai
a mie labbra.
Eco lontana
il vento portava,
rimembranzaimpazziva nel cuore,
violenza
e spaventi narrava,
a terrore.
Atterrito, percorsi i cammini...
sotto sguardi angosciosi
per me,
eran lì, infiniti e pietosi,
tutti quanti a gridare:
“Perché?”...
Non risposta trovai,
né ancor trovo,
ad umana fratricida insipienza,
solo prece invocai a riposo
e a spezzare del male sequenza.
Fra' Domenico Spatola
Tratta dalla raccolta di poesie "In libertà d'amore..." edita I Buoni Cugini editori.
Fra' Domenico Spatola: Olocausto
Giorno della memoria
storia di boria e di demenza
inutile sofferenza
per i tanti emarginati
e allarmati d'essere Ebrei,
altra razza su cui impazza la furia
caina di chi impero suo
ha costruito sul terrore
orrore
avendo perduto il senso della
civiltà,
che con bontà affratella
perché nati a rinnovare quella
fatidica realtà
di ogni età
morte:
comune sorte,
che può essere amica
che abbatte la diga dell'inciviltà
in ogni età
e basterà l'amore
a congiunzione
a lenire dolore
e in concomitanza
offrire speranza.
Fra' Domenico Spatola
storia di boria e di demenza
inutile sofferenza
per i tanti emarginati
e allarmati d'essere Ebrei,
altra razza su cui impazza la furia
caina di chi impero suo
ha costruito sul terrore
orrore
avendo perduto il senso della
civiltà,
che con bontà affratella
perché nati a rinnovare quella
fatidica realtà
di ogni età
morte:
comune sorte,
che può essere amica
che abbatte la diga dell'inciviltà
in ogni età
e basterà l'amore
a congiunzione
a lenire dolore
e in concomitanza
offrire speranza.
Fra' Domenico Spatola
domenica 15 gennaio 2017
Fra' Domenico Spatola: Madre, rimembro...
Quando ritorno, o madre,
a rimembrare quella sera,
estrema,
di tua terrena vita,
ripenso all'attenzione
che a me donasti
che ti vedevo amica
spegnere ancora prematura sol
per età,
mentre duratura
e fatica era stata tua esistenza
a lottare con speranza
per vincere marosi
per figli numerosi
e in affanno.
Furono ultimi bagliori
non inganno
di tua potente luce,
che ora sola idea conduce
a tratti opaca per la tua
diuturna assenza
che non lenisce dolore
anzi, accresce ansia al cuore.
Fra' Domenico Spatola
Per il ventiquattresimo anniversario dalla morte di mia madre.
a rimembrare quella sera,
estrema,
di tua terrena vita,
ripenso all'attenzione
che a me donasti
che ti vedevo amica
spegnere ancora prematura sol
per età,
mentre duratura
e fatica era stata tua esistenza
a lottare con speranza
per vincere marosi
per figli numerosi
e in affanno.
Furono ultimi bagliori
non inganno
di tua potente luce,
che ora sola idea conduce
a tratti opaca per la tua
diuturna assenza
che non lenisce dolore
anzi, accresce ansia al cuore.
Fra' Domenico Spatola
Per il ventiquattresimo anniversario dalla morte di mia madre.
sabato 14 gennaio 2017
Fra' Domenico Spatola: San Bernardo Cappuccino
(N. Corleone 1602 - m. Palermo 1667)
A 350 anni dalla morte.
A Palermo nel Seicento,
visse un Frate sol contento
d'assomigliare al Crocifisso
ch'era suo ideale fisso.
Suo nome era Bernardo
e la sua prece: "Solo ardo
- diceva - o mio Signore,
di dare a te tutto il mio cuore
e stesso amore darò a tutti quelli
che mi hai donato qual fratelli!".
Divenne Frate cappuccino,
dopo esser stato spadaccino:
a Corleone, paese suo natale,
maturò quel nuovo ideale,
farsi Frate cappuccino,
dopo aver fiaccato
il palermitano Vito Canino
che a scherma l'avea sfidato.
Fu la sua devozione
frutto di intensa conversione,
maturata faticosa
essendo eccessiva e boriosa
l'indole sua umana
e l'ira, il suo difetto,
era prediletto
dal nostro Francescano
che volentieri si lasciava
prendere la mano.
Ma la pazienza,
a seguito di sforzi e sacrifici,
divenne sua quintessenza
da sbalordire i nemici,
che mutarono loro
atteggiamento,
a confronto col nuovo
sentimento.
Volò in estasi, prossimo al
Signore
per proporre al Crocifisso il suo
amore.
Aiutò i poveri con paterno
affetto,
e fu per gli indigenti come un
tetto,
a rifugio dal male che, con
passione,
combattè con la forza di un
leone.
Continui fra' Bernardo, nostro
vanto,
ad essere di tutti il grande Santo
al quale, con profonda
commozione,
continueremo a chiedere paterna
sua protezione.
Fra' Domenico Spatola.
Nella foto in basso: Altare di San Bernardo da Corleone presso la Parrocchia Santa Maria della Pace - Palermo
A 350 anni dalla morte.
A Palermo nel Seicento,
visse un Frate sol contento
d'assomigliare al Crocifisso
ch'era suo ideale fisso.
Suo nome era Bernardo
e la sua prece: "Solo ardo
- diceva - o mio Signore,
di dare a te tutto il mio cuore
e stesso amore darò a tutti quelli
che mi hai donato qual fratelli!".
Divenne Frate cappuccino,
dopo esser stato spadaccino:
a Corleone, paese suo natale,
maturò quel nuovo ideale,
farsi Frate cappuccino,
dopo aver fiaccato
il palermitano Vito Canino
che a scherma l'avea sfidato.
Fu la sua devozione
frutto di intensa conversione,
maturata faticosa
essendo eccessiva e boriosa
l'indole sua umana
e l'ira, il suo difetto,
era prediletto
dal nostro Francescano
che volentieri si lasciava
prendere la mano.
Ma la pazienza,
a seguito di sforzi e sacrifici,
divenne sua quintessenza
da sbalordire i nemici,
che mutarono loro
atteggiamento,
a confronto col nuovo
sentimento.
Volò in estasi, prossimo al
Signore
per proporre al Crocifisso il suo
amore.
Aiutò i poveri con paterno
affetto,
e fu per gli indigenti come un
tetto,
a rifugio dal male che, con
passione,
combattè con la forza di un
leone.
Continui fra' Bernardo, nostro
vanto,
ad essere di tutti il grande Santo
al quale, con profonda
commozione,
continueremo a chiedere paterna
sua protezione.
Fra' Domenico Spatola.
Nella foto in basso: Altare di San Bernardo da Corleone presso la Parrocchia Santa Maria della Pace - Palermo
venerdì 13 gennaio 2017
Fra' Domenico Spatola: Questi è il Figlio mio
Fu il Battista, folgorato
da uno spettacolo inusitato:
mentre era su Gesù
lo Spirito di Dio,
il Padre dava voce:
"Questi è il Figlio mio,
il prediletto
che sulla croce
sarà immolato
quale Agnello,
quello bello
e tanto amato:
condannato
a espiare
altrui peccato".
Fra' Domenico Spatola
Nella foto: Battesimo di Cristo del Perugino (1481 - Vaticano)
Fra' Domenico Spatola: Commento al Vangelo della Seconda Domenica del Tempo Ordinario: Giovanni 1, 29-34
Il giorno dopo, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: «Ecco l'agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! 30Egli è colui del quale ho detto: «Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me». 31Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell'acqua, perché egli fosse manifestato a Israele».
32Giovanni testimoniò dicendo: «Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. 33Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell'acqua mi disse: «Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo». 34E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio».
32Giovanni testimoniò dicendo: «Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. 33Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell'acqua mi disse: «Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo». 34E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio».
Commento al Vangelo
Maestro del messaggio evangelico odierno è Giovanni Battista. La sua lezione su Gesù, scaturita dall'esperienza, lo accredita quale "testimone". Aveva visto un "uomo" venire da lui. Dichiara di non averlo conosciuto in precedenza, e ora lo poteva confessare "Figlio di Dio", dopo avere "visto" - come affermava - "scendere su di lui lo Spirito di Dio". A conferma della sua intuizione adduceva il conforto della "voce" di chi lo aveva inviato.
La consapevolezza acquisita, gli consentiva di esercitare il ministero per cui era stato inviato, presentarlo al mondo come: "Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo". Il simbolo evocava il cibo necessario per il popolo ebreo quando, lasciata alle spalle la schiavitù egiziana, iniziò l'esodo verso la "Terra promessa". Ora, per Giovanni, era Gesù il vero cibo che in ogni Eucaristia avrebbe offerto, il viatico per la libertà, mentre il suo sangue avrebbe preservato dalla morte, come quello dell'agnello che, al tempo di Mosè, aveva fatto scudo alla furia de "l'Angelo sterminatore".
Il "peccato del mondo" che Gesù estirpa è quello causato da chi aveva allontanato Dio dagli uomini, sulla base di concezioni di purità rituale fatta di leggi esigenti e contraddittorie. Gli uomini venivano così oberati di colpe e di peccati, e perciò rifiutati da Dio.
A tramite, la casta religiosa si autoreferenziava come interprete di un Dio "implacabile" che chiedeva estenuanti e costosi quanto inutili sacrifici. A questa logica Gesù si contrappose, prospettando di Dio la bontà verso tutti, a prescindere dai meriti; "Egli - diceva - è misericordioso verso buoni e cattivi". Questa idea non faceva gli interessi della "casta" che volle "sacrificare l'agnello", che dalla Croce saprà dare solo risposte d'amore e di pienezza di vita, comunicando il suo Spirito.
Fra' Domenico Spatola.
Nella foto: Battesimo di Cristo di Francesco Albani
Nella foto: Battesimo di Cristo di Francesco Albani
mercoledì 11 gennaio 2017
Fra' Domenico Spatola: Rosa ingannata
Rosa ingannata da calore fuori
tempo
offri bocciolo di primavera
anzitempo
la neve a tradimento raggela tuo
contento
di offerta di primavera tua
prematura.
Ora stai a raggelare
con tuo dono
in un mondo a te ostile
cui offri a perdono
a dolcezza
sol risposta di tua bellezza.
Fra' Domenico Spatola
tempo
offri bocciolo di primavera
anzitempo
la neve a tradimento raggela tuo
contento
di offerta di primavera tua
prematura.
Ora stai a raggelare
con tuo dono
in un mondo a te ostile
cui offri a perdono
a dolcezza
sol risposta di tua bellezza.
Fra' Domenico Spatola
sabato 7 gennaio 2017
Fra' Domenico Spatola: Uguaglianza d'umanità
Penso ai tanti
di gelo avvolti
compianti perché morti, senza
una casa,
senza un amore,
figli del vento
e del tormento
di lor solitudine.
Tante le commozioni
se penso ai barboni
così chiamati
con qualche disprezzo senza
chiedersi che dietro lor vezzo
c'è sempre l'uomo
che ci appartiene
e dietro sguardo
che pietà spira
c'è umanità
che morte uguaglia
diversa sorte
aprendo porte
all'umiltà
sol vera dote di buona creanza
che chiede a ciascuno solo
uguaglianza
perché nel dolore
e nell'amore
ciascun riscopra il vero cuore.
Fra' Domenico Spatola
Nella foto: dipinto a olio di John Gilbert
di gelo avvolti
compianti perché morti, senza
una casa,
senza un amore,
figli del vento
e del tormento
di lor solitudine.
Tante le commozioni
se penso ai barboni
così chiamati
con qualche disprezzo senza
chiedersi che dietro lor vezzo
c'è sempre l'uomo
che ci appartiene
e dietro sguardo
che pietà spira
c'è umanità
che morte uguaglia
diversa sorte
aprendo porte
all'umiltà
sol vera dote di buona creanza
che chiede a ciascuno solo
uguaglianza
perché nel dolore
e nell'amore
ciascun riscopra il vero cuore.
Fra' Domenico Spatola
Nella foto: dipinto a olio di John Gilbert
Fra' Domenico Spatola: Battesimo di Gesù
Anomala fu quell'onda lunga
del fiume portentoso ch'è il
Giordano,
quando quel mattino non Ti
immergesti invano
per lavarvi umana colpa. Tutti
aspettavano il proprio turno a
sorta
di rendere pura propria vita: Tu
no, o Signore, perché gravame
umano
eri pronto a riscattare.
Quell'onda immensa Ti travolse
e risorse
infinite da Te sciolse
tutte per noi
che, in quel giorno, puro
sperimentammo nostro cuore
che, a incanto e nostro vanto,
cominciò a balbettare solo
d'amore.
Fra' Domenico Spatola
Nella foto: Battesimo di Gesù (particolare) di Jacopo Tintoretto.
del fiume portentoso ch'è il
Giordano,
quando quel mattino non Ti
immergesti invano
per lavarvi umana colpa. Tutti
aspettavano il proprio turno a
sorta
di rendere pura propria vita: Tu
no, o Signore, perché gravame
umano
eri pronto a riscattare.
Quell'onda immensa Ti travolse
e risorse
infinite da Te sciolse
tutte per noi
che, in quel giorno, puro
sperimentammo nostro cuore
che, a incanto e nostro vanto,
cominciò a balbettare solo
d'amore.
Fra' Domenico Spatola
Nella foto: Battesimo di Gesù (particolare) di Jacopo Tintoretto.
Fra' Domenico Spatola: Vangelo del Battesimo di Gesù 3, 13-17
Allora Gesù dalla Galilea venne al Giordano da Giovanni, per farsi battezzare da lui. 14Giovanni però voleva impedirglielo, dicendo: «Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?». 15Ma Gesù gli rispose: «Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia». Allora egli lo lasciò fare. 16Appena battezzato, Gesù uscì dall'acqua: ed ecco, si aprirono per lui i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio discendere come una colomba e venire sopra di lui. 17Ed ecco una voce dal cielo che diceva: «Questi è il Figlio mio, l'amato: in lui ho posto il mio compiacimento».
Commento al Vangelo
L'evangelista Matteo apre il Vangelo narrando il battesimo di Gesù e lo chiude con il mandato agli apostoli di "andare per il mondo e battezzare ogni creatura, nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo". In tal modo, il battesimo di Gesù manifesta al mondo che la pienezza dell'amore che il Padre ha riversato nel Figlio, viene da questi fatto sperimentare ad ogni persona.
L'episodio inizia con l'incipit adottato dall'autore per la presentazione di Giovanni Battista, a indicare in Gesù colui che prolunga e porta a compimento l'attività del "Precursore": "Allora Gesù dalla Galilea venne...".
Subito si accese una drammatica tensione, appena esplicitata dalla ragione: "venne al Giordano per farsi battezzare da lui". Lo "scandalo" del Battista a quella richiesta è comprensibile, in quanto il suo battesimo d'acqua sarebbe stato sostituito da quello "in Spirito Santo e fuoco" dal Messia "giusto" e "immortale". Il suo battesimo era il segno di morte a una vita passata di peccatore, che il Messia non poteva avere, allora la richiesta significava l'accettazione della morte futura, quella che avrebbe sperimentato sulla croce. In un passaggio successivo, Gesù stesso equiparerà il suo battesimo alla morte in croce, quando rivolto ai figli di Zebedeo, chiederà a provocazione se "erano disposti ad accettare il battesimo che egli stava per ricevere".
All'irremovibilità di Gesù, l'Evangelista annota la contrapposizione dell'altrettanta indisponibilità di Giovanni disposto a ricredersi su di Lui (lo lasciò), atteggiamento ribadito successivamente dalla delegazione di discepoli, inviati dalla prigione dove è detenuto, per chiedergli "se sia Lui il Messia, o dovevano cercare un altro".
All'azione energica di Gesù la risposta si carica di simboli marcatamente "teofanici".
L'acqua, in quel contesto simbolo di morte, lo respinge "immediatamente", anticipazione profetica del Cristo che non resterà "preda" della morte. Con l'espressione de "il cielo si squarciò", l'Evangelista dichiara finite le interruzioni della comunicazione tra Dio e gli uomini. Con Gesù, Dio si fonde con gli uomini, e non va cercato se non in Gesù e nell'umanità da lui accolta e manifestata. Il tema dello Spirito, che, a cieli aperti, si fionda su Gesù nella sembianza della colomba, rivela agli occhi di Matteo la nuova creazione, sul modello della prima, sulle cui acque si libra a lo Spirito di Dio. Il richiamo alla colomba è dunque l'azione materna divina, che nelle sembianze di uccello "cova" l'universo immaginato come "l'uovo cosmico". Ma è per la fedeltà al suo nido, oltre che per il richiamo ai temi nuziali del "Cantico dei Cantici", che la colomba è qui evocata. Il messaggio dell'autore si fa più chiaro in Gesù che, dalla croce, consegnerà all'Umanità lo Spirito. Il commento è ne "la voce che si udì dal Cielo: Questi è il Figlio mio, l'amato: in lui ho posto il mio compiacimento".
Con prodigiosa sintesi, l'Evangelista collega tre testimonianze messianiche dell'Antico Testamento, dichiarando Gesù "figlio mio" come nel Salmo 2 per la presentazione del Messia. Lo dichiara "l'amato", come fu indicato Isacco per il sacrificio di Abramo.
E infine "mio compiacimento" a imitazione del "Servo sofferente", di cui parla Isaia nel capitolo 42: egli si sarebbe addossato i peccati del mondo.
Fra' Domenico Spatola
Nella foto: Battesimo del Cristo di Leonardo da Vinci
mercoledì 4 gennaio 2017
Fra' Domenico Spatola: La Befana
La Befana, dolce e strana,
è vestita sol di lana,
perché viene sol d'inverno
e quando arriva è materno
il suo modo di pensare
ai bambini che sa amare,
dando a tutti caramelle
e poi altre cose belle.
C'è chi dice che è brutta
così la dipingono tutta
vecchia e malandata
da sembrare abbandonata
con il mento a spuntone
con sul naso un brufolone
con gli zigomi sporgenti
e sugli occhi spesse lenti.
Ha la pelle raggrinzita
tutta rughe da lunga vita
e le scarpe tutte rotte
che si vedon anche di notte.
Sulla scopa a cavallo
guarda il mondo dal suo stallo
per vedere dove i bambini
hanno messo i bigliettini
delle cose a lei richieste
ed evitare le proteste.
Ruolo suo per l'anno intero
è portare il dono vero
che fa bene ai bambini
e non solo i cioccolatini
né le calze con il carbone
per le cose poco buone.
Essa vede ogni bisogno
ma arriva solo in sogno
per portare i suoi regali
soprattutto quelli uguali
che fanno gli uomini nel cuore:
essa vuol portare amore.
Fra' Domenico Spatola
Fra' Domenico Spatola: I Magi e il loro sogno
Una stella brillò più forte,
quella notte.
Qualcuno si interrogò su sua
sorte.
In silenzio d'attesa
e di suo splendore compresa,
attirò lo stupore dei Magi,
che non agli agi
votato avean passione
ma a scrutare,
con somma attenzione,
i cieli,
ormai senza veli.
Essi, in fretta,
cercaron retta
via
che a meta portava.
Sopra carri, cammelli e cavalli,
attraversarono fiumi e convalli,
e montagne
né atterriti da lagne
di quanti ostili
in cerca non vanno.
Vili!
Un padrone già l'hanno:
lor certezza
in denaro e potere in pienezza.
Entusiasti partirono i Magi,
per gli omaggi
da offrire al Bambino,
conosciuto a fine cammino
a Betlemme, che fu suolo natìo,
quello stesso che diede il buon
Dio
al pastore di tutto Israele,
il re Davide che fu il capo di
schiere.
Ora c'è un Bimbo, in braccio alla
madre,
cui portano doni in intenso
segno d'offerta
immolata all'Immenso:
l'oro fu riconoscimento regale;
l'incenso sacrificio ideale
celebrato a divina Maestà
che mirra consacra sposo
d'umanità.
Fra' Domenico Spatola
Nella foto: Adorazione dei Magi (Giotto)
quella notte.
Qualcuno si interrogò su sua
sorte.
In silenzio d'attesa
e di suo splendore compresa,
attirò lo stupore dei Magi,
che non agli agi
votato avean passione
ma a scrutare,
con somma attenzione,
i cieli,
ormai senza veli.
Essi, in fretta,
cercaron retta
via
che a meta portava.
Sopra carri, cammelli e cavalli,
attraversarono fiumi e convalli,
e montagne
né atterriti da lagne
di quanti ostili
in cerca non vanno.
Vili!
Un padrone già l'hanno:
lor certezza
in denaro e potere in pienezza.
Entusiasti partirono i Magi,
per gli omaggi
da offrire al Bambino,
conosciuto a fine cammino
a Betlemme, che fu suolo natìo,
quello stesso che diede il buon
Dio
al pastore di tutto Israele,
il re Davide che fu il capo di
schiere.
Ora c'è un Bimbo, in braccio alla
madre,
cui portano doni in intenso
segno d'offerta
immolata all'Immenso:
l'oro fu riconoscimento regale;
l'incenso sacrificio ideale
celebrato a divina Maestà
che mirra consacra sposo
d'umanità.
Fra' Domenico Spatola
Nella foto: Adorazione dei Magi (Giotto)
Fra' Domenico Spatola: Commento al Vangelo di Matteo 2, 1-12 per l'Epifania del Signore
Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme 2e dicevano: «Dov'è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo». 3All'udire questo, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. 4Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, si informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Cristo. 5Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta:
6E tu, Betlemme, terra di Giuda,
non sei davvero l'ultima delle città principali di Giuda:
da te infatti uscirà un capo
che sarà il pastore del mio popolo, Israele».
non sei davvero l'ultima delle città principali di Giuda:
da te infatti uscirà un capo
che sarà il pastore del mio popolo, Israele».
7Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire da loro con esattezza il tempo in cui era apparsa la stella 8e li inviò a Betlemme dicendo: «Andate e informatevi accuratamente sul bambino e, quando l'avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch'io venga ad adorarlo».
9Udito il re, essi partirono. Ed ecco, la stella, che avevano visto spuntare, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. 10Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima. 11Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. 12Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un'altra strada fecero ritorno al loro paese.
9Udito il re, essi partirono. Ed ecco, la stella, che avevano visto spuntare, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. 10Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima. 11Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. 12Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un'altra strada fecero ritorno al loro paese.
Commento al Vangelo
Con la parola "Epifania" si richiama la "manifestazione" di Gesù a tutti i popoli, nel superamento dell'esclusivismo di Israele che si riteneva il solo privilegiato dalle attenzioni divine. I destinatari sono dei "maghi", diffidati come ciarlatani e impostori anche dalle prime Comunità, le quali, per la esecrata loro professione, li annoveravano tra i più incalliti peccatori. Per superare lo scandalo di trovarli nel Vangelo tra i primi ad aderire alla fede, venne adottato un aggiustamento terminologico e furono individuati come "Magi".
Il racconto di Matteo si snoda con la disinvoltura di una fiaba, ma il messaggio sottinteso è drammatico, perché, oltre a evocare episodi e personaggi di un "passato" biblico, anticipa il destino di Israele che si consumerà nel rifiuto del Messia. I Magi videro una stella: quella di Gesù, che non andava cercata negli spazi siderali, ma nelle Scritture. Il profeta di Balam ne avva preconizzato il sorgere, tanti secoli prima.
Confusa fu la ricerca. Arrivarono a Gerusalemme, la capitale del regno, per domandare a Erode, che fu il rivale fino all'assassinio di chiunque avesse potuto attentare al suo trono. Si turbò comprensibilmente, e con lui la città.
Il primo infatti temeva di perdere il trono, la seconda il tempio, diventato luogo di traffici e affari che l'istituzione religiosa garantiva. Gli esperti delle Sacre Scritture, interrogati da Erode, sentenziarono con il profeta Michea, che Betlemme era il luogo della nascita del "capo" che avrebbe guidato il popolo a salvezza. Erode segretamente informò i Magi, e chiese a sua volta di venire informato da loro, appena lo avessero trovato, per potere anch'egli andare ad adorarlo. Le intenzioni non confessate evocano quelle del faraone che in Egitto aveva decretato degli Ebrei la morte, cui potè scampare Mosè.
Protesi verso il nuovo indirizzo, i nostri protagonisti rividero la stella. La loro gioia fu pari a quella che proveranno le donne, quando andando al sepolcro per imbalsamare il corpo di Gesù, lo incontreranno Risorto.
Giunti alla meta, i Magi videro il Bambino e sua madre e si prostrarono per adorarlo, gesto per indicare che Lo riconoscevano loro sovrano e gli offrirono i doni dalla forte valenza simbolica.
Con l'offerta dell'oro ne indicavano al mondo la regalità universale, e non più esclusivo appannaggio d'Israele.
Con l'offerta dell'incenso, rivendicarono per tutti i popoli il diritto al servizio sacerdotale del tempio di Gerusalemme.
Con la mirra, il profumo prescelto dalla sposa del "Cantico dei Cantici", annunciavano le "nozze" di Dio con l'umanità.
Per il ritorno al loro paese, provvidenziale fu per i Magi l'indicazione divina di non passare da Erode e da Gerusalemme, ed essi "per un'altra strada fecero ritorno alle loro regioni".
Il richiamo implicito dell'Evangelista è alla conversione, avendo infatti evocato il divieto che veniva dato ai pellegrini di Israele perché non passassero dal santuario di Betel, ormai votato alla idolatria, come nel suo tempo verificava Matteo denunciando la stessa ipocrisia consumata nel tempio di Gerusalemme da una casta di potere avida fino a tradire l'ideale della "casa di preghiera, trasformata in spelonca di ladri" come, da adulto, denuncerà lo stesso Gesù.
Fra' Domenico Spatola
Nella foto: Adorazione dei Magi, di Gentile da Fabriano.
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