martedì 24 marzo 2020

25 marzo giorno dell'incarnazione del Verbo, Figlio di Dio

Fondamentale dogma cristiano, e inizio della Storia nuova, è l'evento dell'incarnazione. In qualche calendario cristiano antico si iniziava l'anno a partire da questa data. "Il Logos (il Verbo, la Parola, il Progetto) si fa carne", recita nel cuore del Prologo l'evangelista Giovanni.  
È da quest'azione divina che le due Nature, quella divina e l'altra umana, si coniugano in inscindibile sodalizio, nella Persona divina del Figlio, che assume la nostra condizione umana. 
Il tutto in Maria trova necessaria mediazione: è infatti lei che con il suo libero e decisivo assenso, rende possibile l'impossibile. Accoglie nel candore verginale del suo grembo Colui che i cieli non possono contenere. 
A lei viene chiesta la mano da Dio stesso, che la trova "piena di grazia", per essere sua Sposa e Madre di suo Figlio.
Siamo nella luminosità più abbagliante, così che mancano gli strumenti per comprendere, e non ci resta che la fede: "Nulla è impossibile a Dio".
Soprattutto per la causa che si colloca prima della Creazione: "Fare di Cristo il cuore del mondo" e "ricapitolare in lui tutte le cose". I temi dell'incarnazione parlano del "Dio con noi", e la sua promessa, a conclusione del Vangelo di Matteo, rinnoverà stesso progetto: "Io sarò con voi sempre, fino al compimento della Storia". L'umanità da lui prescelta, sarà perciò l'habitat indiscusso a testimonianza del suo amore per noi.

Fra' Domenico Spatola
Nella foto: La Madonna del Parto, di Antonio Veneziano
Nella foto: Madonna del Parto di Taddeo Gaddi 

venerdì 20 marzo 2020

Fra' Domenico Spatola: Nostro sogno a primavera.

"A san Benedetto
la rondine sotto il tetto".
Si diceva una volta
ora par svolta
in nostra vita
triste e attrita.
Aspettiamo la rondinella,
al cuor s'aggiunge la favella:
Tutto il mondo vuol salute,
e sfidiamo con le tute
il virus della mattanza
che ci turba la creanza
di star bene.
Siamo tutti a narrar pene
e a debita distanza
perché chissà se sopravanza
del nemico il pungiglione
che ci toglie l'occasione
di far sogni di speranza.
La rondinella fa sua danza
ma lontano se ne va:
No, resta qua!
a parlar di primavera
prima che sarà ancora sera.
Rondinella con tua ala
annuncia che finita è mala
sorte,
ché di vita e non di morte
abbiam bisogno:
porta in giro il nostro sogno!

Fra' Domenico Spatola

Commento di fra' Domenico Spatola al Vangelo della quarta Domenica di Quaresima (anno A): Giovanni 9, 1-41

1Passando vide un uomo cieco dalla nascita 2e i suoi discepoli lo interrogarono: "Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché egli nascesse cieco?". 3Rispose Gesù: "né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è così perché si manifestassero in lui le opere di Dio. 4Dobbiamo compiere le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno; poi viene la notte, quando nessuno può più operare. 5Finché sono nel mondo, sono la luce del mondo". 6Detto questo sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco 7e gli disse: "Va' a lavarti nella piscina di Sìloe (che significa Inviato)". Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva. 8Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, poiché era un mendicante, dicevano: "Non è egli quello che stava seduto a chiedere l'elemosina?". 9Alcuni dicevano: "È lui"; altri dicevano: "No, ma gli assomiglia". Ed egli diceva: "Sono io!". 10Allora gli chiesero: "Come dunque ti furono aperti gli occhi?". 11Egli rispose: "Quell'uomo che si chiama Gesù ha fatto del fango, mi ha spalmato gli occhi e mi ha detto: Va' a Sìloe e lavati! Io sono andato e, dopo essermi lavato, ho acquistato la vista". 12Gli dissero: "Dov'è questo tale?". Rispose: "Non lo so".
13Intanto condussero dai farisei quello che era stato cieco: 14era infatti sabato il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi. 15Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come avesse acquistato la vista. Ed egli disse loro: "Mi ha posto del fango sopra gli occhi, mi sono lavato e ci vedo". 16Allora alcuni dei farisei dicevano: "Quest'uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato". Altri dicevano: "Come può un peccatore compiere tali prodigi?". E c'era dissenso tra di loro. 17Allora dissero di nuovo al cieco: "Tu che dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?". Egli rispose: "È un profeta!". 18Ma i Giudei non vollero credere di lui che era stato cieco e aveva acquistato la vista, finché non chiamarono i genitori di colui che aveva ricuperato la vista. 19E li interrogarono: "È questo il vostro figlio, che voi dite esser nato cieco? Come mai ora ci vede?". 20I genitori risposero: "Sappiamo che questo è il nostro figlio e che è nato cieco; 21come poi ora ci veda, non lo sappiamo, né sappiamo chi gli ha aperto gli occhi; chiedetelo a lui, ha l'età, parlerà lui di se stesso". 22Questo dissero i suoi genitori, perché avevano paura dei Giudei; infatti i Giudei avevano già stabilito che, se uno lo avesse riconosciuto come il Cristo, venisse espulso dalla sinagoga. 23Per questo i suoi genitori dissero: "Ha l'età, chiedetelo a lui!".
24Allora chiamarono di nuovo l'uomo che era stato cieco e gli dissero: "Dà gloria a Dio! Noi sappiamo che quest'uomo è un peccatore". 25Quegli rispose: "Se sia un peccatore, non lo so; una cosa so: prima ero cieco e ora ci vedo". 26Allora gli dissero di nuovo: "Che cosa ti ha fatto? Come ti ha aperto gli occhi?". 27Rispose loro: "Ve l'ho già detto e non mi avete ascoltato; perché volete udirlo di nuovo? Volete forse diventare anche voi suoi discepoli?". 28Allora lo insultarono e gli dissero: "Tu sei suo discepolo, noi siamo discepoli di Mosè! 29Noi sappiamo infatti che a Mosè ha parlato Dio; ma costui non sappiamo di dove sia". 30Rispose loro quell'uomo: "Proprio questo è strano, che voi non sapete di dove sia, eppure mi ha aperto gli occhi. 31Ora, noi sappiamo che Dio non ascolta i peccatori, ma se uno è timorato di Dio e fa la sua volontà, egli lo ascolta. 32Da che mondo è mondo, non s'è mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato. 33Se costui non fosse da Dio, non avrebbe potuto far nulla". 34Gli replicarono: "Sei nato tutto nei peccati e vuoi insegnare a noi?". E lo cacciarono fuori.
35Gesù seppe che l'avevano cacciato fuori, e incontratolo gli disse: "Tu credi nel Figlio dell'uomo?". 36Egli rispose: "E chi è, Signore, perché io creda in lui?". 37Gli disse Gesù: "Tu l'hai visto: colui che parla con te è proprio lui". 38Ed egli disse: "Io credo, Signore!". E gli si prostrò innanzi. 39Gesù allora disse: "Io sono venuto in questo mondo per giudicare, perché coloro che non vedono vedano e quelli che vedono diventino ciechi". 40Alcuni dei farisei che erano con lui udirono queste parole e gli dissero: "Siamo forse ciechi anche noi?". 41Gesù rispose loro: "Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: Noi vediamo, il vostro peccato rimane".

Gesù e il cieco. La cecità era considerata castigo per qualche colpa. Ma quel uomo era nato cieco: "Chi ha peccato lui o i genitori?". Inquietante domanda dei discepoli istruiti a logiche meritocratiche. Per Gesù "Nessuno ha peccato!". L'azione che Gesù si accinge a compiere è "opera di Dio" e viene da lui interpretata sulla creazione dell'uomo, accecato però dall'istituzione religiosa fino a perdere la "somiglianza" divina. In continuità con la creazione, Gesù ne rinnova il gesto: col fango lo "unge", e lo indirizza alla piscina dell'Inviato (Siloe). Si lavò e ci vide. Non era più riconoscibile dai passanti che pure l'avevano visto  elemosinare, reso diverso perché liberato dalle tenebre. I farisei non sopportano. Vige per loro solo la sottomissione alla loro dottrina. Istruiscono il processo con minacce anche per i genitori del vedente. Ma essi glissano per paura: "sappiamo che è nostro figlio, nato cieco, come ora veda non sappiamo, chiedetelo a lui". L'accusa è inconfutabile: Gesù ha "operato" in giorno di sabato. "Non può venire da Dio, chi trasgredisce la Legge". Il guarito è realista: "ero cieco ed ora ci vedo". Li sfida: "Volete diventare suoi discepoli?"
Ma per loro vale il patrocinio di Mosè cui "Dio ha parlato". Su Gesù si dichiarano incompetenti.
Cacciato, il vedente rincontra Gesù, e aderisce a lui, perché "veri ciechi", sono quanti presumono di vedere senza Colui che è la "Luce del mondo".

Fra' Domenico Spatola
Nella foto: Guarigione del cieco nato. Dipinto di El Greco. 


Fra' Domenico Spatola: Disse Gesù "Io del Mondo son la Luce!"

Era cieco nato,
chi fu incontrato
dal Signore.
"Fu peccatore,
lui o i genitori?"
Chiesero i tentatori
suoi seguaci,
non capaci
di capir che per la divina gloria
quel cieco farà la storia.
Aggiunse: "Del mondo son la Luce,
che nel giorno vi conduce,
mentre verran lotte
quando sarà notte!"
Con saliva fece mota
e unse occhi e gota
del ragazzo non vedente.
"Va' - disse - ove corrente
a Siloe è l'acqua
e lì ti sciacqua!"
Andò e ci vedeva,
familiare però non era
sua fisionomia,
sì che tanti per la via
domandavano chi fosse,
ma per tutti stesse glosse:
"Son io che non vedea!".
E narrava come Gesù gli avea
spalmato gli occhi:
"Non facessero gli allocchi
e credessero anche loro!"
Dai Farisei fu interrogato,
perché peccato
era l'opera del Cristo,
essendo vieto e tristo
il giorno del reato.
Il sabato non va lavorato,
perché giorno di riposo:
"Non può dunque quel Coso
venir da Dio,
se in oblio
getta la sua legge!"
Ma qui il vedente li corregge:
"Non importa se è peccatore,
chi dei miei occhi è il salvatore!".
Non credono a lui
e di costui
interrogano i parenti,
rimasti reticenti:
"Sappiamo che era cieco,
perciò con noi non bieco
sia vostro sentire.
Parlate a lui, che può capire!"
Scomunicato in sinagoga,
il vedente non affoga
in chiacchiere e aforismi,
fa solo sillogismi:
"Non può esser peccatore
chi fa il bene del Signore!"
Fu ritrovato da Gesù,
e richiesto di un di più,
con sua domanda a promo:
"Credi tu, nel Figlio dell'uomo?"
"E chi è?" rispose quello.
"Il modello
è qui davanti:
sono Io, che passi avanti
ho già fatto incontro a te.
Or mi vedi... hai altri perché?"
Si prostrò  in adorazione
e fece a lui sua professione:
"Credo in te, o mio Signore!"
Al Fariseo ch'era uditore,
monito fu che "cecità
è in chi nega Verità!"

Fra' Domenico Spatola
Nella foto: Guarigione del cieco nato. Duccio di Buoninsegna

mercoledì 18 marzo 2020

Messa in occasione della solennità di San Giuseppe

Domani 19 marzo alle ore 18:00, in occasione della solennità di S. Giuseppe, sarà celebrata la messa in diretta Facebook dalla parrocchia Maria SS. delle Grazie in San Lorenzo ai Colli.
Il link per collegarsi alla pagina della Parrocchia è il seguente:
https://www.facebook.com/groups/609136845882411/
Lo stesso di domenica scorsa
A domani.

Fra' Domenico Spatola

Fra' Domenico Spatola: Solennità di San Giuseppe


San Giuseppe è il Santo dell'accoglienza. I suoi silenzi sono premiati dall'invito divino a continuare ad essere lo Sposo di Maria, vergine e madre, ma non di lui, ma dello Spirito Santo. Nel sonno nessuno gli è pari a interpretarne i segni: va in Egitto nella notte della persecuzione, fino alla morte di Erode, il tiranno che vuole disfarsi del Bambino, ritenuto rivale. Ritorna in Israele, e deve optare. Stavolta tocca a lui soppesare i pro e i contro per stabilirsi a Nazareth e non a Betlemme ritenuta pericolosa per l'Archelao, in crudeltà copia perfetta di suo padre Erode.
Nazareth deve abituarsi alla "strana" coppia e al Bambino sì normale da non destare sospetti di alterità.  Sarà per i compaesani, anche da grande, "il figlio di Giuseppe".  Qui mi immergo nel mondo che solo la fede è in grado di farmi penetrare. La prima percezione che Gesù avrà del Padre, lo riguarda. A Giuseppe balbetterà il suo primo "Abbà" (il nostro "papà")  e penso all'emozione del Santo, circondato dalle carezze della Sposa e dalle moine tenere del Figlio di Dio. Ho motivo di inebriarmi a tal ricordo e tutto questo per i lunghi trent'anni quanto la crescita dell'uomo che si evolve fino alla maturità.  Penso alle ansie e paure di Giuseppe per i tesori a lui affidati. Come non commuoversi dinanzi a tanto gigante nella fede? San Giuseppe è "il giusto" che merita anche per noi di "entrare nella gloria del Regno". In questo tempo di crisi, sappiamo a quale Santo votarci: San Giuseppe, prega per noi!

Fra' Domenico Spatola 

Fra' Domenico Spatola: Preghiera a San Giuseppe

O patri di li puvireddi,
quanti sunnu i ciriveddi
ca sì chiamatu a cunsulari
'nta stu tempu di carnalivari?
No! Nun è festa spensierata,
è tragedia annunciata.
Tutti sunnu in mascherina
pi taliarisi 'a carina
da stu mali granni e avversu
ca nn'arrunza tempu persu:
nun putemu caminari
e, scantati, rintra am'a stari.
Cu purtò stu focu granni?
Io ancora in tanti anni
nun l'avia canusciutu:
eru orbu oppuru mutu?
Ora inveci rapu l'occhi
e paremu tanti luocchi.
Chi succeri amatu Santu:
a to festa era un gran vantu,
pasta ch'i sardi e beddi sfinci
ca quannu i viri ti ci impinci,
ma st'annu è tuttu sutta tonu:
c'è silenziu e manca u tronu,
picchì stu virus ni fa fissa
puru si ti ricemu a Missa.
San Giuseppi, fai qualcosa,
pi to Figghiu e pa to Sposa,
fanni presto riturnari,
vulemu tutti travagghiari,
e perciò si ti fai surdu,
chistu a nui nni pari assurdu.
Fanni a grazia, gran Patruni:
passi presto stu cicluni.

Fra' Domenico Spatola

domenica 15 marzo 2020

Fra' Domenico Spatola: Passata la notte

Domenica dolente:
non si può fare niente.
Si teme che incolla
il virus se la folla
incontra a contatto
e, da mentecatto,
si mette a girare
con tosse a gravare
sospetti in tutti,
e, anche se erutti
qualunque rumore,
pien di livore
è chiunque ti è accanto.
Non c'è alcun Santo
che lo possa fermare
né lo riesci a domare:
non sente ragioni
delle tue prevenzioni,
vuole distanza
in severa costanza
che da lui tu mantenga,
perché non gli venga
quel che ei paventa
il virus cinese che tanto spaventa.
Forse ha ragione,
ma ti senti in prigione,
non puoi dare la mano,
devi stare lontano.
Quando finirà questa tortura?
Già duratura
sembra a due giorni.
Vogliam che storni
questo flagello,
il cui modello
non era a noi noto.
Facciamo un voto
che, passata la notte,
non faremo più lotte.

Fra' Domenico Spatola

venerdì 13 marzo 2020

Fra' Domenico Spatola: Dammi tuo segno.

Colsi di tua mano,
tesa a me lontano,
un dito
che ardito
fu a sostener fatica:
or che mia vita
precaria e incespicante,
tra paure tante
che fragile fan mio piede,
chiedo, Signore, a te la fede
nel tempo che insicuro
appare in duraturo
affanno
perché non faccia danno
dammi tuo segno
che sia d'amore pegno.

Fra' Domenico Spatola

Avviso: la messa di fra' Domenico ci raggiunge nelle nostre case


A seguito del provvedimento del Governo circa la sospensione delle messe domenicali, fra' Domenico Spatola farà una diretta video dalla pagina della sua parrocchia per la messa delle 10:30 in modo che possa essere seguita da tutti.
Il link per collegarsi alla pagina Facebook della Parrocchia Maria SS. delle Grazie in S. Lorenzo ai Colli è il seguente: 
La pagina ha il nome della Parrocchia. 
A messa finita, il video sarà condiviso anche nella pagina di fra' Domenico Spatola, in modo da rendere possibile la visione anche a chi non può seguirla alle 10:30.
Cerchiamo di mitigare le difficoltà di questo triste periodo e speriamo che tutto passi presto. 

Fra' Domenico Spatola: Gesù e la Samaritana.

Giunto in una città di Samaria,
che per la Galilea è sulla via,
a Sicar, ove di Giacobbe era il pozzo
atavico e perciò ormai già tozzo,
lasciato al figlio suo Giuseppe
onde, come poi ognun seppe,
bevve lui e tutto il gregge
e ancora con Gesù l'usanza regge.
Ei vi sedette come ad aspettare
e, a mezzogiorno, giunse a prelevare
l'acqua una Samaritana.
Gesù non vana
volle far offerta
a lei, in allerta,
d'acqua da bere.
Mentre i discepoli per fiere
acquistavano alimenti,
la donna, con commenti,
stava a tentennare:
"Perché, Giudeo, stai a domandare,
in maniere pur sincere,
acqua da bere,
a me Samaritana?".
La cosa le pareva strana!
Ma Gesù le rivolse
la parola che sconvolse
l'annosa sicurezza,
con novità e dolcezza:
"Chi domanda a te da bere
è Colui che, a ben vedere,
è Fonte che zampilla
vita, che distilla
in chi beve e non avrà più sete,
né costretto ad altre diete".
"Dammi quest'acqua!" disse allora lei,
ma Gesù chiese di costei
conoscere lo sposo.
"A presentarlo non oso".
"Cinque ne avesti di mariti
e quello d'ora non è tra i preferiti".
"Signore, disse, sei un profeta.
Qualcuno a noi vieta
di andare al Tempio ad adorare.
Dimmi dove pregare
Iddio: su quel monte
o su questo a noi difronte?"
"Né qua né là,
Dio s'adora in spirito e verità".
"Scusa se insisto,
ma quando verrà il Cristo,
so che senza posa
svelerà a noi ogni cosa".
"Son io - le disse Gesù -
non aspettare più!".
Intanto giunsero i seguaci
che, audaci,
pensavano che, a estro,
desinato avesse già il Maestro.
Ma d'altro cibo era la sua voglia:
aprire a Dio d'ogni cuor la soglia.
Aggiunse poi: "È tempo della mietitura:
molti han seminato la radura
mentre voi raccogliete
cose ad altri viete".
Tanti i Samaritani accorsi,
pentiti dei lor trascorsi,
e or credenti,
sì che tra le Genti
furono i primi con lor piede
a entrare nella fede.

Fra' Domenico Spatola
Dipinto del Guercino

Commento di fra Domenico Spatola al Vangelo della Terza Domenica di Quaresima (anno A): Giovanni 4, 5-42

Giunse così a una città della Samaria chiamata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: 6qui c'era un pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Era circa mezzogiorno. 7Giunge una donna samaritana ad attingere acqua. Le dice Gesù: «Dammi da bere». 8I suoi discepoli erano andati in città a fare provvista di cibi. 9Allora la donna samaritana gli dice: «Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». I Giudei infatti non hanno rapporti con i Samaritani. 10Gesù le risponde: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: «Dammi da bere!», tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva». 11Gli dice la donna: «Signore, non hai un secchio e il pozzo è profondo; da dove prendi dunque quest'acqua viva? 12Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede il pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo bestiame?». 13Gesù le risponde: «Chiunque beve di quest'acqua avrà di nuovo sete; 14ma chi berrà dell'acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l'acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d'acqua che zampilla per la vita eterna». 15«Signore - gli dice la donna -, dammi quest'acqua, perché io non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua». 16Le dice: «Va' a chiamare tuo marito e ritorna qui». 17Gli risponde la donna: «Io non ho marito». Le dice Gesù: «Hai detto bene: «Io non ho marito». 18Infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero». 19Gli replica la donna: «Signore, vedo che tu sei un profeta! 20I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare». 21Gesù le dice: «Credimi, donna, viene l'ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. 22Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. 23Ma viene l'ora - ed è questa - in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. 24Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità». 25Gli rispose la donna: «So che deve venire il Messia, chiamato Cristo: quando egli verrà, ci annuncerà ogni cosa». 26Le dice Gesù: «Sono io, che parlo con te».
27In quel momento giunsero i suoi discepoli e si meravigliavano che parlasse con una donna. Nessuno tuttavia disse: «Che cosa cerchi?», o: «Di che cosa parli con lei?». 28La donna intanto lasciò la sua anfora, andò in città e disse alla gente: 29«Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia lui il Cristo?». 30Uscirono dalla città e andavano da lui.
Alzate i vostri occhi e guardate i campi che già biondeggiano
31Intanto i discepoli lo pregavano: «Rabbì, mangia». 32Ma egli rispose loro: «Io ho da mangiare un cibo che voi non conoscete». 33E i discepoli si domandavano l'un l'altro: «Qualcuno gli ha forse portato da mangiare?». 34Gesù disse loro: «Il mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera. 35Voi non dite forse: «Ancora quattro mesi e poi viene la mietitura»? Ecco, io vi dico: alzate i vostri occhi e guardate i campi che già biondeggiano per la mietitura. 36Chi miete riceve il salario e raccoglie frutto per la vita eterna, perché chi semina gioisca insieme a chi miete. 37In questo infatti si dimostra vero il proverbio: uno semina e l'altro miete. 38Io vi ho mandati a mietere ciò per cui non avete faticato; altri hanno faticato e voi siete subentrati nella loro fatica».
I Samaritani credono in Gesù
39Molti Samaritani di quella città credettero in lui per la parola della donna, che testimoniava: «Mi ha detto tutto quello che ho fatto». 40E quando i Samaritani giunsero da lui, lo pregavano di rimanere da loro ed egli rimase là due giorni. 41Molti di più credettero per la sua parola 42e alla donna dicevano: «Non è più per i tuoi discorsi che noi crediamo, ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo».

Galante appuntamento al pozzo di Giacobbe con la "Donna" samaritana,  per le nozze di Gesù con l'Umanità peccatrice e pagana. A mezzogiorno, i discepoli sono andati ad acquistare cibo, Gesu, in attesa, è seduto sul pozzo. Alla donna giunta, per attingere l'acqua, chiede da bere. 
Meravigliata: "Tu giudeo chiedi acqua a me Samaritana?"
Atavica era l'ostilità tra i due popoli.
Gesù: "Se tu conoscessi chi ti chiede, saresti tu a domandare a lui!"
"Non hai un secchio, e il pozzo è profondo".
Replica: "Quest'acqua non disseta! Dovrai sempre tornare. L'acqua che io offro è sorgente in chi la beve".
Pronta vuole soluzione al suo problema.
Gesù tenta nuova mediazione: "Va' a chiamare tuo marito".
Piccata la risposta: "Non ho marito!"
"È vero - la corregge - perché ne hai avuto cinque, e l'attuale non è marito!"
Evocata qui è la storia di Samaria. Occupata dagli Assiri nell'VIII secolo a. C., rinnegò Iahvè a fronte delle cinque divinità imposte.
Frattanto matura nella donna l'intuizione su Gesù: "un profeta". Chiede certezze: "Dove adorare Dio: a Gerusalemme o sul monte, a noi di fronte, il Garizim?"
Risoluto: "Né a Gerusalemme né su questo monte: Dio si adora in spirito e verità!".
Da "Profeta" a "Messia", il passaggio è conseguenziale: "Quando il Messia verrà annuncerà a noi ogni cosa". Gesù qui le si rivela: "Sono io che ti parlo!".
L'idillio al culmine viene però interrotto dai discepoli: "Rabbì, mangia!". Per Gesù  cibo è la volontà del Padre, nella quale prova a coinvolgerli, con l'entusiasmo per la messe che biondeggia per la mietitura: sono i Samaritani accorsi a dichiarare la fede in Gesù "Salvatore del mondo!"

Fra' Domenico Spatola
Dipinto di Mattia Preti (1565)

venerdì 6 marzo 2020

Fra' Domenico Spatola: Festa della donna. Da: Un anno con fra' Domenico

Offriamo oggi una mimosa
o anche una rosa
a colei che è sposa,
o figlia o madre che donna sia
e non solo compagnia,
ma ideale gentile,
d’amor che è suo stile.
Sa donare
passione amorosa
e, a volte incompresa, pare gelosa.
Dell’ amore per i figli, sue creature,
non ha misure.
E per lo sposo? 
Qui mi riposo,
infatti non oso
addentrarmi  leggero,
dovrei concentrarmi, ad esser sincero,
perché  l’amore da esse donato,
a volte non è ricambiato.
Un altro motivo c’è ancora:
essa, ritenuta la signora,
vorrebbe comandare,
così propenso è il maschio a pensare.
Ma non si tratta di orgoglio o potere:
virtù che in ambo i sessi son vere.
Essa è tenera e tenace,
mentre lui di erculea forza capace.
Ma la vita, in lei accolta,
è linfa folta
per l’umana specie che da lei sgorga:
perciò oggi si porga
riconoscenza,
consci che di lei non si può far senza.


Fra' Domenico Spatola: Un anno con fra' Domenico. Poesie per ogni giorno dell'anno.
Prezzo di copertina € 16,00
Il volume è disponibile presso la Parrocchia Maria SS. delle Grazie in S. Lorenzo ai Colli dove fra' Domenico è parroco. Parte del ricavato è devoluto alla Missione San Francesco, la mensa dei poveri gestita da fra' Domenico e dai volontari. 
On line è disponibile su Amazon oppure dal catalogo prodotti della casa editrice al sito www.ibuonicuginieditori.it 

Fra' Domenico Spatola: Si trasfigurò.

Gesù sull'alto monte
volle lasciar sue impronte
di vera gran potenza.
Vi salì, ma non senza
i seguaci riottosi:
Pietro e i capricciosi
due "figli del tuono":
Giacomo e Giovanni, che sono
di Zebedeo i figli.
Disattenti a suoi consigli
non vi prendevan parte
e stavano in disparte,
Gesù si trasfigurò:
il volto fu sole che brillò
e le vesti luminose.
Apparvero portentose
le figure di Mosè e di Elia
che discutevano con lui in compagnia.
Pietro, a tale vista,
volle sua conquista,
costringendoli a restare,
perché "bello - per lui - era contemplare!".
Propose a ognuno una capanna,
dando però a Mosè l'osanna
con il posto più centrale
mentre a Gesù il succursale.
Stava così a blaterare
quando vide arrivare
la nuvola celeste
che tolse al guastafeste
la parola
che a Cristo volea far scuola
di evitar la croce.
Perciò severa fu la Voce:
"Questi è il Figlio mio, l'amato:
lui solo va ascoltato!"
Contrariati i seguaci,
or meno audaci
e colti da timore
non comprendendo ancor l'amore.
Finita la visione
fu a raccomandazione
"non dire cos'era stato
finché da morte il Cristo non risuscitato!".

Fra' Domenico Spatola
Nella foto: Trasfigurazione di Giovanni Bellini

Commento di fra' Domenico Spatola al Vangelo della seconda domenica di Quaresima (anno A): Matteo 17, 1-9

1 Sei giorni dopo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. 2 E fu trasfigurato davanti a loro; il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. 3 Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui. 4 Pietro prese allora la parola e disse a Gesù: «Signore, è bello per noi restare qui; se vuoi, farò qui tre tende, una per te, una per Mosè e una per Elia». 5 Egli stava ancora parlando quando una nuvola luminosa li avvolse con la sua ombra. Ed ecco una voce che diceva: «Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto. Ascoltatelo». 6 All'udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. 7 Ma Gesù si avvicinò e, toccatili, disse: «Alzatevi e non temete». 8 Sollevando gli occhi non videro più nessuno, se non Gesù solo.
9 E mentre discendevano dal monte, Gesù ordinò loro: «Non parlate a nessuno di questa visione, finché il Figlio dell'uomo non sia risorto dai morti».

Antitetico al "monte delle tentazioni" è l'altro "della trasfigurazione". Nel primo il Cristo, per il potere, fu tentato di svendere la libertà al Seduttore in vena di elargizioni scintillanti ma dal gusto avvelenato. Ora è Gesù che ai tentatori mostra la "vera gloria". Condusse con sé i tre discepoli che, nel Getsemani, coinvolgerà nella prova. Il monte è alto, indicativo di sacralità. Con lui sono il Pietro e i "figli del tuono", tutti critici col Maestro e in grado di polarizzare su di sé l'attenzione dei compagni. Le loro attese messianiche accusano stesse ansie d'Israele in astinenza di dominio e di potere. L'evangelista li annota "in disparte" a denuncia della marcata distanza da Gesù. La Trasfigurazione vuol colmare il vuoto e comporre l'unità tra il Maestro e i discepoli. Le caratteristiche descrizioni teofaniche anticipano la condizione del Risorto, già preannunciata conseguenziale alla morte in croce. Lo splendore del sole e il candore della luce, provano ad esprimere l'inesprimibile della nuova condizione divina, conseguita da chi dà la vita. I rappresentanti della Legge e della Profezia d'Israele, sono i testimoni di ciò che apprendono da Cristo, inedito anche per loro. Eccelle il visibilio di Pietro, che vi vede l'alternativa alla proposta di Gesù del passaggio attraverso la morte per entrare nella risurrezione. Pietro vorrebbe bypassare la morte come aveva tentato in precedenza. Si era meritato dal Maestro il titolo di "satana" e il monito di collocarsi "dietro di lui", a sequela.
Un'ulteriore offesa, l'incauto Pietro prova ad arrecare al Cristo, riservandogli non "la capanna" di mezzo, da principale ma quella laterale, da gregario. Gesù per lui infatti potrà  al massimo essere un collaboratore di Mosè,  come lo fu Elia. In pieno delirio, la Nube lo frastorna,  avvolgendolo, con la sua ombra, e la severa Voce del Padre lo redarguisce senz'appello: "Questi è il mio Figlio diletto, nel quale mi sono compiaciuto, ascoltatelo!"
Il seguito è ritorno alla normalità.  Il terrore però è nei loro occhi disincantati, perché non scorgono i beniamini: Mosè ed Elia, mentre di Gesù hanno paura perché ancora non conoscono la sua capacità d'amare. Tacciono, contrariati e intimoriti. Ma soprattutto vietati di non comunicare l'esperienza che non han capito e di cui non faranno tesoro nel momento della prova.

Fra' Domenico Spatola
Nella foto: Trasfigurazione di Raffaello