Volli emigrare, lontano, tra stelle, e guardare da quelle la terra vitale: la vidi sbocciare, qual rosa a dolore... e compresi l'amore. - Fra Domenico Spatola.
venerdì 21 luglio 2023
Commento di fra Domenico Spatola al Vangelo della XVI domenica del tempo ordinario (Anno A): Matteo 13, 24-43
venerdì 14 luglio 2023
Fra' Domenico Spatola: Alla Santuzza
indica la via
che porta al monte
dove lasciasti impronte.
Nostra Terra è arsa,
che d'acqua è scarsa:
quella della fede
che a noi chiede
amore per Gesù
che tu quaggiù
scegliesti a Sposo.
Ora ardo e oso
chiedere a te in dono
la luce che, a cono,
dal cielo a me rifletti
e in Cuor mi metti.
Fra' Domenico Spatola: Tua Parola seminavi
di seme copiosa traccia rilasciavi.
Su e giù andavi
per il terreno
di pietre e rovi pieno.
Ma dove terra fu sicura,
abbondò matura
tua semente,
in fase più crescente
il frutto
fu il tutto
che con Parola davi
e a seminar, mai stanco, continuavi.
Commento di fra' Domenico Spatola al Vangelo della XV domenica del tempo ordinario (anno A): Matteo 13,1-23
Per obbligare la folla a guardare il mare, che nel Vangelo rappresentava l'apertura ai pagani, Gesù, dalla barca ormai "Comunità in missione", seduto perché Maestro, dettò le dinamiche della Parola che suscita la fede, come si trattasse di un seme gettato nella terra. Il metodo di seminagione palestinese aiuta la comprensione della parabola. L'aratura avveniva dopo la seminagione e la terra successivamente mescolata al seme. Preventivamente si tracciava una strada, condizionando il seme in essa caduto, a rimanere all'affaccio preda degli uccelli. L'altro ostacolo alla fioritura era dato dal terreno pietroso, dove il seme non metteva radici, o dai rovi che ne assorbivano l'umore. Quello infine caduto sul buon terreno, portava frutti in percentuali variabili e progressive del trenta, del sessanta o del cento per uno. I discepoli tuttavia lamentarono che il Maestro parlasse alla gente in parabole. Ma egli rivendicò quello stile che meglio obbligava l'ascoltatore a trarre da se stesso le conclusioni, come fa colui che si guarda allo specchio. D'altronde il profeta Isaia, sette secoli prima, aveva definito un popolo che non vuole né ascoltare né vedere "insensibile di cuore". A incoraggiare i discepoli li dichiarò "beati", per la sorte loro toccata di potere vedere e ascoltare ciò che altri, profeti e giusti, in passato avevano desiderato invano di vedere o di udire. Gesù, per loro, interpretò la parabola, chiarendo la metafora degli impedimenti e delle facilitazioni con cui il seme, che, come la Parola, è destinato ad attecchire e produrre abbondante frutto.
Fra' Domenico Spatola
venerdì 7 luglio 2023
Fra' Domenico Spatola: Gesù, ringrazi il Padre...
per i poveri che amavi,
e i diseredati,
dai dotti disprezzati.
Il Padre, che a lor si svela,
ai saggi più si cela.
A munificenza,
benevolenza
egli concede
a chi ha fede.
Gesù invitavi oppressi,
per renderli indefessi,
e offrire lor tuo giogo
così faticare poco,
e trovare in te il ristoro
donato qual tesoro
del tuo incessante amore
che lieve rende il cuore.
Commento di fra' Domenico Spatola al Vangelo della XIV domenica del tempo ordinario (anno A): Matteo 11, 25-30
Gesù si era lamentato con le città della Galilea (Corazin, Betsaida...) che, dominate dalla sinagoga e dalla dottrina degli scribi, non lo avevano accolto, mentre elogiava quanti avevano compreso Dio come Amore, idea sconosciuta dai cultori della Legge. Questi infatti si relazionavano con le persone sulla base di un codice, perciò non potevano comprendere il Dio che, come Padre, ama e difende le proprie creature. Per Gesù il criterio per interpretare Dio e la sua Parola è dunque il bene delle persone. I semplici ("piccoli") sono perciò la ragione del suo ringraziamento al Padre. Essi non hanno difficoltà ad accogliere il suo amore, perché ne hanno bisogno. Il vangelo di Matteo, fin dall'inizio, aveva presentato Dio come "Emmanuele" ("Dio con noi") e perciò non va cercato, ma accolto per andare con lui e come lui, verso l'umanità. Per svelare il Padre, Gesù toglie l'ostacolo che l'impediva e cioè la Legge e, a criterio per accoglierlo e conoscere il Padre, offre il bene dell'uomo. Prende distanza dai dotti e sapienti, che avevano fatto della Legge la propria convenienza per dominare il popolo, e si rivolge agli oppressi, invitandoli teneramente a venire da lui. "Giogo" era detta la Legge, Gesù la sostituisce con il suo modello che dà ristoro e fa riposare dalla fatica. La dottrina degli Scribi era stata fallimentare perché aveva causato nel popolo spaventosi sensi di colpa, impedendo di sperimentare l'amore del Padre. "Prendere dunque il giogo" offerto da Gesù significa mettersi al suo fianco, tra gli ultimi, e orientare la propria vita verso gli altri. Nessuna regola da osservare, che non sia l'amore. Gesù chiede accoglienza per fondersi con l'uomo in identica capacità d'amore.
Fra' Domenico Spatola
sabato 1 luglio 2023
Fra' Domenico Spatola: Gesù, chi t'assomiglia?
la tua, ancor che costa
per legame di famiglia.
Vuoi che t'assomiglia
il discepolo perdente,
perché più imponente
è ciò che troverà
in piena libertà.
Ogni pur minima accoglienza
avrà sua ricompensa
anche l'acqua in un bicchiere
data con le sincere
stime di carità,
priva non resterà
del tuo favore,
se data per amore.
Commento al Vangelo della Tredicesima Domenica del tempo ordinario (anno A): Matteo 10, 37-42
L'obbedienza al potere, fondamento di tutti precedenti sistemi autoritari, lasciava rachitici. Non faceva crescere la persona. Gesù era venuto per indicare che basilare è l'amore il quale si fa accoglienza. A tale annuncio, la Società si ritenne minacciata, nelle sue convenienze. Si ribellò, con la persecuzione. Da qui le richieste di Gesù. Ai figli perché si liberassero dai "legami" che bloccavano la loro crescita. Altrettanto invito rivolto ai genitori, perché non fossero oppressivi o troppo protettivi. Gesù voleva favorire la libertà delle persone. La società lo accusò di anarchia, per il sovvertimento di quelli che erano ritenuti i valori tradizionali: Dio, patria e famiglia. Il rifiuto si faceva cruento e, a rimedio, Gesù ripeteva ai suoi di "portare la croce". Accorato appello per la sua novità: l'amore, a proposta di vita senza limiti. Pensando infatti al bene per gli altri, come nella "prima beatitudine", ognuno realizza se stesso. "Portare la croce" equivaleva, in modo originale, a nuova manifestazione di Dio, e non, come era ritenuto dalla Legge, alla sua "maledizione" . L'amore comporta ospitalità, anche con l'offerta di un bicchiere d'acqua, che in Palestina è vitale, a chi era ritenuto "minimo" nella scala sociale. La ricompensa per lui sarebbe stata sorprendente e "spropositata": avrebbe ospitato Gesù stesso e il Padre suo. Veniva liberato il cuore da Dio che non assorbe l'uomo ma lo potenzia e non lo lega, ma lo potenzia per andare, con lui e come lui, verso l'umanità.
Fra' Domenico Spatola
venerdì 23 giugno 2023
Fra' Domenico Spatola: "Chi non mi rinnegherà..."
Gesù assicura.
Sua Parola,
fa scuola
su ciò che, nascosto,
tosto
verrà svelato
e ogni segreto
esplicitato.
Ciò che il buio produce,
verrà alla luce,
e quanto sussurrato all'orecchio,
come a specchio,
verrà gridato dal terrazzo.
Non temete il pazzo
che il corpo uccide
ma chi l'anima intride
nella Geenna.
Anche d'una sola penna
del passero Dio ha cura
e d'ogni realtà ch'è in natura,
come i capelli
del capo orpelli.
Anch'essi son contati.
"Non siate spaventati:
Concluse ancor Gesù:
"Chi non mi rinnegherà,
amico resterà".
Commento di fra Domenico Spatola al Vangelo della XII domenica del tempo ordinario (anno A): Matteo 10, 26-33
L'annuncio delle Beatitudini richiedeva coraggio. La persecuzione, annunciata a conclusione, terrorizzava i discepoli. Ma essi non dovevano rintanarsi per paura, bensì predicarle nelle piazze e dai tetti, che diventavano frequentemente i pulpiti occasionali dei predicatori itineranti. Nulla sarebbe stato luminoso come il suo messaggio. Toccava tuttavia ai discepoli, da Gesù dichiarati "sale della terra e luce del mondo", dissipare il buio. Da intrepidi, senza temere i criminali che avrebbero potuto uccidere il loro corpo, ma non rendere fallimentare la loro "psiche" (forza vitale) gettandola nella Geenna, noto immondezzaio di Gerusalemme. La morte infatti non avrebbe potuto scalfire la vita di chi crede in lui. Li esortava perciò a fidarsi del Padre, che se aveva cura dei passeri, temuti dai contadini, perché ritenuti nocivi alle culture, quanto più non si sarebbe preso cura di loro? Anche i capelli della loro testa, infatti da lui erano tutti contati. Ma se Gesù chiedeva fiducia ai discepoli, non concedeva tuttavia credito ai voltagabbana che lo avessero rinnegato e da se stessi si sarebbero estromessi dalla cerchia dei suoi amici.
Fra' Domenico Spatola
sabato 17 giugno 2023
Fra' Domenico Spatola: Mandasti i seguaci...
fu la compassione
per chi sbanda
in ogni landa
senza meta.
Volesti, Gesù, lieta
indicar la strada,
e, a ogni contrada,
mandasti i tuoi seguaci,
a parlar procaci
del tuo Regno.
A segno
desti anche indicazioni:
come liberar da oppressioni
e malattie.
E i Dodici percorsero le vie
e del Vangelo il mondo
resero fecondo.
Nulla portaro appresso:
eredità era Dio stesso.
Commento di fra' Domenico Spatola al Vangelo della Undicesima domenica del tempo ordinario (Anno A): Matteo 9, 36-10,8
Israele appariva a Gesù come "un gregge di pecore senza pastore". Ne provava compassione. Toccava ai discepoli, "governarlo". Gesù affidò loro l'ardua missione, per "la molta messe e i pochi operai". Ne scelse "Dodici". Più che aritmetico, il numero era simbolico del vecchio Israele con le tribù. Toccava ai discepoli di Gesù incarnare il "nuovo". Vennero assegnati loro gli stessi suoi poteri, per cacciare i demoni e guarire i malati. Puntuali anche le indicazioni: non andare né dai pagani, né dai Samaritani. Era infatti prematuro. Destinatari erano Ebrei, " perduti della Casa di Israele". Nel nuovo Regno si dava spazio agli emarginati dalla istituzione religiosa: pubblicani e peccatori. I discepoli abilitati ma esclusivamente ad evangelizzare. Si faceva distinzione con l'insegnare, che presupponeva la conoscenza profonda delle Scritture. Compito da Gesù riservato a se stesso nelle liturgie sinagogali. Da parte loro l'annuncio della "buona notizia del Regno, ormai vicino", accompagnato dalle stesse gesta di Gesù in favore di infermi e dei morti, purificando lebbrosi e ammansendo fanatici. Attenti a donare tutto gratuitamente, come essi lo avevano ricevuto.
Fra' Domenico Spatola
venerdì 9 giugno 2023
Fra' Domenico Spatola: Sei pane e vino
cosa dare di più
a creatura
e, oltre leggi di natura,
del pane prendesti forma
obbligando a norma
i discepoli stupiti,
ai nuovi tuoi riti.
Non sacrificasti l'agnello,
perché di quello
prendevi sembianza.
Da allora avanza
il pane che spezzi ancora,
come madre ogni ora,
si fa latte al figlio.
Per fede, è stesso appiglio
per cui ti fai pane,
e rendendo vane
per noi altre vivande
in Amore che s'espande.
Commento di fra' Domenico Spatola al Vangelo della Solennità del "Corpus Domini" (anno A): Giovanni 6, 51-58
sabato 3 giugno 2023
Fra' Domenico Spatola: Mio godimento
quanta













