domenica 28 maggio 2017

Fra' Domenico Spatola: Fine campionato dramma annunciato. Palermo in B


Angosciati siamo qui,
per il Palermo in serie B.
Il funerale era annunciato:
era grave l'ammalato.
Il presidente tutto l'anno
fu avvisato:
"Provveda, mister, qui c'è danno!".
Ma sordo, Zamparini
ci trattò da cretini,
ci disse "deficienti"
perché incompetenti
ritenevamo
i suoi giocatori
che il pallone,
calciavano a confusione
correndo a casaccio
come a spaccio
di magia
senza gioco e strategia.
Ora lasciateci lagnare
non possiamo sopportare
amarezza e delusione
per questa tragica retrocessione.
Erano anni che, con orgoglio,
venivamo senza imbroglio
allo stadio per tifare
per Palermo incoraggiare,
e con scusa vedevamo
grandi squadre ed eravamo
pur felici ancor cadetti:
che importa?
A giocare qui da noi
costretti
venivano calciatori sol eroi.
Or ci chiediamo se tifare
per una squadra che in mare
ci ha immersi fino al collo
e speriamo che l'ammollo
duri un anno
altrimenti grosso è il danno
se inchiodati  rimaniamo
e la serie A ce la sogniamo.
L' anno scorso  col Verona
abbiamo vinto la corona,
pur giocando per salvezza
la vittoria diede ebbrezza
e congegno fu l'impegno
di mai più patema in cuore,
ma quest'anno è sol peggiore
la sorte del malato ormai defunto,
condoglianze facciamo al suo congiunto:
Zamparini o Baccaglini,
non trattateci da cretini.
Vi promettiamo il nostro tifo,
usciremo dallo schifo,
ma pensate pure a noi,
non trattateci da buoi,
e da tifosi,
chiediamo valorosi
calciatori per il Palermo
che con piede fermo
e con più vita,
glorioso ricominci sua salita.

Fra Domenico Spatola




sabato 27 maggio 2017

Fra' Domenico Spatola: Taormina e i G7

I sette grandi della Terra
si diedero convegno per la
guerra.
Volevano la fame debellare ma
sembrava solo quella loro
perché il mangiare era tutto lì, sul
proprio tavolo da lavoro.
Quando raggiunta la sazietà
si guardarono in viso:
e con gravità
"ma Taormina - si dissero - è un
paradiso, fermiamoci qua",
avevano passato una giornata,
parlando di migranti in mattinata
e a sera degli operai
senza capire i guai
di tanta gente
che non ha niente
e senza lavoro
vive scontenta
ha solo figli da mantenere
e delle tasse
sempre più nere
come matasse del destino
strozzine che affoga
i popoli nel lor cammino
che vedono incerto il lor futuro
che duraturo porterà sol bene a
quei sette là
cui conviene
e a ostentazione
fan solo vedere tanto oro
mentre migliore
sarebbe il mondo
senza di loro.

Fra' Domenico Spatola

Fra' Domenico Spatola: 27 maggio 1860. Garibaldi entra a Palermo

Erano mille, tutti eroi, sbarcati il 5
maggio a Marsala
fecero ala
per quell'ingresso
il patriottico coraggio
contro il Borbone ancor
selvaggio.
Primo scontro fu a Calatafimi
dove ebbero la meglio i
Garibaldini
che con il rosso
delle lor camicie
sdentarono il molosso
che retrocesso
lasciava il luogo
al neoprocesso della storia
che gloria
dava al generale di Palermo
divenuta capitale del nuovo
Regno
che presto Garibaldi
avrebbe consegnato
al re sabaudo rimasto incantato
di sua grandezza
e a Teano
ricevette in mano
da Garibaldi il reame
conquistato,
con "Obbedisco"
che suonò come obelisco per la
Storia
del Risorgimento
che ancora riconoscimento di
sua importanza
merita a dispetto dell'altrui
tracotanza.
Palermo fu fiera quel 27 maggio e
al suo generale rese omaggio di
sua fedeltà a condizione
dell'attuazione
della promessa civiltà.

Fra' Domenico Spatola.

Fra' Domenico Spatola: Ascensione

Sul monte degli Ulivi,
ti rifugiasti, Signore,
per il finale agone
a iniziare passione,
rieditasti, da Risorto,
presenza trionfale
della Gloria
dei tempi di Ezechiele,
riconducendo i tuoi
a contemplare estremo
tuo salto dalla Storia
in piena Gloria
stessa che il Padre
ti consegnò.
Ascendevi a riconquista
di ciò che a conquista
donava a noi.
Eri sceso in umanità
che ora conducevi
a più alta dignità
quella divina
che tua Comunità
potè ammirare in fascino di tua
ascesa
e in attesa aspettare discesa
di tuo Spirito a Pentecoste
che continuerà in amore
quanto a noi meritasti a dolore.

Fra' Domenico Spatola
Nella foto: l'Ascensione di Raffaello Sanzio


venerdì 26 maggio 2017

Botteghe letterarie per la via dei librai 6 - Domenico Spatola. Sabato 27 maggio alle ore 17:00

Sesto appuntamento del ciclo Botteghe Letterarie per la Via dei Librai presso:
Libreria Vaccaro - Corso Vittorio Emanuele 441 - Palermo.
Sabato 27 maggio, ore 17:00, "Palermo dono di perle in versi" di Frà Domenico Spatola, frate cappuccino della parrocchia "Santa Maria della Pace" di Palermo.
Il libro comprende una raccolta di poesie dedicate a Palermo, una città dove l'amore per i luoghi, la gente, la storia e le tradizioni si fondono in lodi attente e sensibili, critiche e delicate. Versi pieni di vita a una città che tutto sa dare e tutto sa prendere.

Fra' Domenico Spatola: Missione.

Era "il tuo Monte" quello indicato,
in Galilea dove narrato
avevi notizia dal nuovo sapore,
non più a terrore
di un Dio sdegnato.
Sua pietà e commozione
rendevi vive a compassione
dell'uomo ingrato e del
peccatore
eri pur sempre il loro Signore.
Vennero gli Undici al tuo ritrovo
sembravi solo
nel tuo splendore
e con amore facesti dono
a conclusione
per nuova missione.
Toccava a loro portare decoro
al neo-messaggio
e con coraggio
narrarlo ancora, senza paura
avendo cura
di non tradire l'annuncio
battezzando ognuno nello
Splendore Santo
del Padre e del Figlio suo tenero
vanto. Incoraggiavi con zelo e
ardore
chi con tua presenza
inviavi a evangelizzare amore.

Fra' Domenico Spatola.
Nella foto: Vocazione degli Apostoli, Ghirlandaio 1481

Commento di fra' Domenico Spatola al Vangelo della Ascensione al cielo del Risorto: Matteo 28, 16-20


Missione universale dei discepoli
16Gli undici discepoli, intanto, andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato. 17Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono. 18Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. 19Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, 20insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».




Commento al Vangelo

L'invito del Risorto, mediato dalle donne andate di buon mattino al sepolcro, era rivolto agli Undici discepoli perché andassero in Galilea ad incontrarlo. Gerusalemme dista dal monte indicato quattro giorni di cammino. Sembrerebbe che Gesù non avesse fretta di incontrare i suoi. Oppure è altro il messaggio sotteso.
In Galilea Gesù era salito sul monte da dove aveva annunciato il suo programma: le "Beatitudini".
Gli Evangelisti non raccontano il momento della risurrezione di Gesù, perché a causa della Legge che lo proibiva, nessuno fu testimone oculare dell'evento; essi però ci indicano come fare esperienza del Risorto.
Per Matteo, il "luogo" teologico per tale dimensione è l'accoglimento del "discorso della montagna", dove con le "Beatitudini" Gesù delinea l'identikit del suo seguace. "Il monte indicato" è dunque noto ai discepoli, esso non ha caratteristiche orografiche ma teologiche.
"Al vedere Gesù si prostrarono in adorazione" come avevano fatto i Magi, rappresentativi del pagani che riconoscono in Gesù il loro re e Signore.
La reazione dei discepoli appare incoerente se "dubitavano". Di cosa? verrebbe da chiedersi, dal momento che Gesù è sotto i loro occhi. "Il dubbio", denunciato dal Vangelo, ripropone ancora la resistenza opposta dai discepoli, ogni volta a Gesù, del suo "morire" come passaggio necessario per entrare nella gloria. La loro è paura di non farcela, dopo avere visto i patimenti di Gesù. Ma questi si avvicina per incoraggiarli e infondere in loro fiducia e così superare l'ansietà. Sulle loro potenzialità, umane e di credenti, il Risorto intende investire e, dopo aver ricordato il "potere" che possiede dal Padre in pienezza ("in cielo e in terra"), lo consegna interamente ai seguaci, per l'esercizio di totale amore verso tutti i Popoli.
Superato l'orgoglio nazionalistico della salvezza, inteso quale esclusivo appannaggio di Israele, il messaggio universalistico del Vangelo sarà seguito dall'immersione ("battezzandoli") nell'amore ("nome") "del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo".
La conoscenza del messaggio nuovo ha bisogno di fasi e di tempi di approfondimento ("insegnate"), perché possa tradursi in osservanza di tutto quanto Gesù ha comandato. Con straordinaria capacità di concisione, viene richiamato l'intero Vangelo per essere annunciato dalle Comunità ormai responsabilizzate per la "Missione" a tutti i popoli.
Non è più il momento di obiezioni, il Risorto le previene e garantisce i suoi rassicurandoli che "sarà sempre con loro fino al compimento della Storia".

Fra' Domenico Spatola
Nella foto: Gesù parla ai discepoli di Duccio di Buoninsegna.



mercoledì 24 maggio 2017

Fra' Domenico Spatola: Il Piave mormorò...

Or son cent'anni
che a natural frontiera
Fiume difese dopo Caporetto
come saputo e letto in ogni libro
di storia
nostra milizia,
privata di ogni boria, stremata
era
mentre l'Austriaco
sua bandiera
issata aveva a primavera
cantando sua vittoria
in quella storia
che tanti morti racconta ancora
di prima Grande Guerra
che sconfinata fu su tutta la
terra.
Il Piave aiutò nostra ripresa,
argine fu contro nemica intesa
che violare voleva
l'italiano orgoglio
e mantenere ancora
quel imbroglio
di sudditanza a impero
che patriottismo sincero
di nostri eroi
del Risorgimento
che, a fine guerra,
ebbe suo compimento.
Il Piave ancora mormora ma non
più vittoria
contro austriaci oppressori
perché oggi altri son dominatori
più sinuosi e votati a prepotenza
e interesse proprio senza più
decenza
cercano a danno della gente che
impotente
si arrende a loro male.
Non ideale ostenta
chi comanda
ma solo tornaconto
a proprio vanto.
Il Piave è ancora là a mormorare
flebile suo canto:
"Ho fatto tanto
- ora a noi dice -
perché ancora infelice
è il popolo depresso,
forse oppresso da altra dittatura.
Coraggio - aggiunge ancora - non
duratura
sarà, perché libertà
è il solo ideale
che a ognuno fa sentire quanto
vale".
"Tanto!" E' nostra aggiunta,
convinti che,
prima o poi,
vera libertà sarà raggiunta.

Fra' Domenico Spatola

martedì 23 maggio 2017

Sabato 27 maggio presentazione del libro "Palermo dono di perle in versi" di Fra' Domenico Spatola presso: Libreria Vaccaro - Corso Vittorio Emanuele 441 - Palermo

Sabato 27 maggio alle ore 17:00 siete tutti invitati alla presentazione del libro di fra' Domenico Spatola: "Palermo dono di perle in versi", la raccolta di novanta poesie (ciascuna corredata da foto) dedicata alla città di Palermo.
L'evento avrà luogo presso:
Libreria Vaccaro - Corso Vittorio Emanuele 441 - Palermo.
Vi aspettiamo.
 
Palermo dono di perle in versi.
Pagine 256 - Prezzo di copertina € 13,00
Acquistando il volume darete un contributo alla Missione San Francesco - Mensa dei poveri.

lunedì 22 maggio 2017

Fra' Domenico Spatola: Ricordando Giovanni Falcone... a 25 anni dalla strage di Capaci.

Ricordo di terrore.
Fu boato!
Sull'autostrada atroce fu il reato.
Orribile morte toccò a Falcone,
Giovanni era suo nome.
Con lui, morta fu la scorta
e la Morvillo, compagna di sua
vita:
finita!
Attonita, Palermo
apprese orrore.
Nota era in città, e non solo,
solerte l'attività del giudice
zelante,
galante nei modi
ma fermo e rigoroso negli snodi
dell'umana convivenza
che appartengono a decenza
e a civile legalità.
Voleva, con sua onestà,
estirpare la trista pianta
della "mafia" che incanta
con suo fascino di potere
assicurando sol chimere
ai suoi adepti.
Falcone, sapendo quanto stretti
fossero i legami
dell'organizzazione,
tentò con cura e attenzione
di penetrare quel mondo di
illusione,
e l'uso del pentito
fu mezzo preferito
per invertire la sorte
di quel percorso seminato a
morte.
Voleva spezzare il laccio
che spaccio faceva non sol di
droga.
Fu contrastato anche da chi
portava toga,
ma non si arrese,
sapeva ormai di avere l'arnese
con cui minare la base
della malavita in ogni fase.
Suo dovere fu lottare
e lottare fino in fondo,
sapeva, nel suo animo profondo,
imminente la sua esecuzione.
Diceva che "la mafia era un
gigante
con la memoria di un elefante".
Volle da eroe sfidare il drago
come il mitico Teseo del vello
d'oro,
ma questa volta a ristoro
gli diedero la morte i criminali,
fatali furono le ore susseguenti:
ci compiansero del mondo tutte le
genti.
Un siciliano anonimo scrisse in
quel momento:
"Ormai speranza è morta!"
Fu il commento
che risorta fece voglia
di continuare lotta
per lo stesso ideale
e stessa meta dove Falcone,
deciso, voleva arrivare.
Ma altro eccidio incombeva sul
cammino,
con la strage che a Palermo in via
D'Amelio
trucidati Borsellino e la sua
scorta.
Stessa sorte preannunciata
in questa terra sentita
abbandonata.
Occupata era sol dai criminali
che ne avevano fatto "sacco",
dando scacco
alle istituzioni.
Ci volle un guizzo di dignità
per poter parlare ancora di
libertà.
Il 23 maggio 1992
fu suo coraggio
a Palermo ritornare,
ma quel giorno nefasto
sua città non fu ospitale.
Fatale per gli onesti,
perché funesti furono gli
assassini,
propensi solo ad osteggiare
cammini,
mentre Falcone potè morire da
eroe,
per dare ai Siciliani nuovi destini.
Ora a distanza di venticinque anni
dall'evento,
siamo ancora a chiederci se il
tempo
ha cambiato un poco questa
città
per il sacrificio di Falcone a
dignità
e garantire pienezza in libertà.

Fra' Domenico Spatola


Fra Domenico Spatola: Celebrando Santa Rita

Ogni 22 di maggio,
i devoti fanno omaggio
con le rose
alla Santa che delle spose
si fa angelo tutelare,
predisposizione naturale
che è il modo suo d'amare.
Essa ha vinto il male,
superando un brutto scoglio
che di sua vita fu imbroglio,
con l'amore a Gesù Cristo,
che suo sangue fece misto
a sua vita
coniugando santa Rita.
Verso il paese suo natale,
diventato internazionale,
ogni uomo nell'ambascia,
si fa pellegrino fino a Cascia,
a parlare del suo dolore
e ricevere grande amore ,
domandare guarigioni
senza tema d'illusioni.
Santa Rita, cara a Dio,
non è caduta nell'oblio:
Storia volle che sua vita
fosse in grandezza concepita,
pur nel suo mondo che civiltà
discorreva in viltà,
favorendo prepotenza
e ritenendo che violenza
era sol cultura
coerente con natura.
La risposta della Santa
 liberò da tanta
cattiveria come in tempi nostri
dove mostri son gli stessi,
che coltivano interessi,
personali e familiari:
a lor care son le caste
dei privilegi a profusione
sol per loro,
(sia ben chiaro!)
e non si faccia confusione.

Fra Domenico  Spatola
Nella foto: statua di S. Rita nella chiesa di s. Agostino a Palermo

domenica 21 maggio 2017

Fra Domenico Spatola: Palermo in B

Quanta tristezza!
Ho perduto scommessa!
Ero convinto con auspicata magia
che Palermo da lì
mai avrebbe ripreso la via della B.
Eravamo ottimisti
che alla fine venivan gli scquisti,
 giusti a fugare nostra ansietà.
Era onestà di nostro buon cuore
che convinzione sembrava ragione
 e che Zamparini dicesse a gran fiato:
 "abbiami scherzato!
Bisogna salire
e ardire la china
che cosa fina è questo Palermo
e per me puntofermo
 che competitivo é
con la miglior squadra che c'è!".
Cosa è  successo?
Il Palermo è recesso
 in serie inferiore
che giocatori
a occhi bassi
e tanto già scarsi
continuano a dire
che voglia non hanno
di far capodanno
in questa città.
Ci siamo "schifiati",
per dirla in dialetto
 perché nulla perfetto
è solo viltà.
Palermo è  cinese,
 eppur congolese,
 in certi rioni è sol tunisino, se vai al centro c'è il marocchino
e indiani ovunque
è meglio comunque
che non ci metti  piedi, perché scippato fui l'altro ieri:
era rumeno oppure albanese compresi che certo non era irlandese,
me ne accorsi pure io,
e a salvarmi la vita ci pensò il buon Dio.
 Ritornando alla squadra, qualcosa non quadra
per l'anno venturo,
 leggiamo il futuro
 con la maga vicina
chissà se indovina
 e magari da B non scendiamo in C.
Con speranza e amore questo solo si vuole
 tornare nella serie
che fuga miserie
di squadra e d'impresario
cui auguriamo  pesante onorario
per poter raccontare
che Palermo ancor vale.

venerdì 19 maggio 2017

Fra' Domenico Spatola: Promettesti lo Spirito

Era anello tuo nuziale,
Signore, Spirito promesso,
tesoro che vale
a Chiesa tua sposa,
come rosa vermiglia
da sangue d'amante
a consegna sponsale.
Spirito del Padre
sussurro sognante
mondi vitali e infinito respiro a
sostegno tuo vanto
canto eterno di amore
ripete vangelo a coraggio.
Stesso tuo zelo
a mutare di cielo orientamenti
vitali prospettive son quali
messaggio sicuro
a costanza
in speranza di mondo futuro.

Fra' Domenico Spatola
Nella foto: Dentro la bellezza Trinità tricefala, affresco IX secolo, chiesa di San Giacomo Urschalling, Prien, Bavaria.

Commento di fra' Domenico Spatola al Vangelo della Stesta Domenica di Pasqua: Giovanni 14, 15-21

Gesù promette lo Spirito Santo
Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; 16e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre, 17lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete perché egli rimane presso di voi e sarà in voi. 18Non vi lascerò orfani: verrò da voi. 19Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete perché io vivo e voi vivrete. In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi. Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch'io lo amerò e mi manifesterò a lui.
 
 
Commento al Vangelo
 
Due volte in questo brano Gesù detta le condizioni per amarlo: l'osservanza dei suoi Comandamenti.  Non allude a quelli di Mosè, ma li chiama "miei". Ne aveva tuttavia enunciato uno solo: "amatevi come io vi ho amato". E' amore che viene manifestato in tanti gesti di disponibilità al servizio come la "lavanda dei piedi", proposta a modello ai discepoli.
A risposta di questo amore, Gesù avrebbe richiesto per loro dal Padre "l'altro Paràclito" ossia l'altro "protettore" che sarebbe venuto in soccorso, e avrebbe aiutato i suoi, che non sarebbero restati "orfani" di Gesù, perché egli avrebbe continuato a vivere in loro per mezzo dello Spirito.
Antagonista all'opera dello "Spirito di verità" è il "mondo" che vive di ambizione e di potere e perciò non lo conosce.
Chi invece "lo vede e lo conosce" è chiunque ha scelto di condividere il progetto dell'amore che si fa servizio. L'esercizio abituale di questa proposta consentirà al discepolo di vedere l'immanenza di Gesù nel Padre e in conseguenza dei discepoli nel Figlio.
 
Fra' Domenico Spatola
Nella foto: La lavanda dei piedi (Giotto di Bondone)