Il tredici maggio di cent'anni fa,
Francesco, Giacinta e Lucia,
ancor fanciulli in tenera età,
in Portogallo, nella cova d'Irìa,
incontrarono Maria, la madre di
Gesù.
Con lei conversarono a tu per tu.
Eran pastori appresso a lor
gregge,
lontano da schegge
della "Grande Guerra"
che impazzava su tutta la Terra.
Veniva da loro "da madre di Dio"
a portare rimedio di pace
a un mondo, che rio
senza conversione verace,
rotolava per altra sciagura
imminente e sicura
se gli Umani ad altro tesoro
non volgevano il cuore.
All'iniziale paura,
pose cura
la "bianca Signora"
che loro vista incantata sembrava
una fata.
"Niente paura,
sono la mamma - assicura - del
Figlio di Dio
ed è compito mio
portare ai miei figli
i più sani consigli,
perché possano amare
e non più odiare
perché la guerra
è solo follia".
Così, con candore,
parlò loro Maria.
Li invitò a tornare
ogni mese:
stesso giorno e stessa ora fino a
ottobre
quando suo "messo" avrebbe
convinto i lontani
con i segni nel cielo più strani.
Quando i fanciulli andarono a
riferire,
furon minacciati
di morte per non dire
e il tredici luglio impediti
di andare.
Quella volta l'apparizione cambiò
data
per nuova missione annunziata
in cui del Signore
la Madre mostrò ai bambini
l'orrore
di chi vuole la morte.
Mentre accorte
furon altre parole
custodite
in inquietanti "segreti"
che per devoti furono divieti
per evitare novella sciagura.
Ora Fatima è meta sicura
per pellegrini che chiedon
carezza
e fortezza
nella lotta al male
riscoprendo che per amare
è la preghiera che vale.
Fra' Domenico Spatola
Volli emigrare, lontano, tra stelle, e guardare da quelle la terra vitale: la vidi sbocciare, qual rosa a dolore... e compresi l'amore. - Fra Domenico Spatola.
sabato 13 maggio 2017
venerdì 12 maggio 2017
Fra' Domenico Spatola: Rogo di Roma.
Orrore nella notte.
Grida di terrore:
fiamme fameliche ovunque
e fumo a caligine fitta:
umana sconfitta!
Pianto straziante di figlie
ancor vive, riarse
da chi
di umane doti già scarse,
volle quel vile attentato.
Disumana pazzia di chi,
da criminal odio accecato,
non prova disgusto,
né orror del reato,
né pianto comprende di madre
cui, in un sol colpo rubato,
è il travaglio di mamma
che eterna conquista
con sposo di vita
non oso chiamare "finita".
Bimbe or giocano in Dio,
loro splendido oblìo
per cancellare
triste ricordo di vista
che solo accordo
di pace conquista.
Fra' Domenico Spatola
Grida di terrore:
fiamme fameliche ovunque
e fumo a caligine fitta:
umana sconfitta!
Pianto straziante di figlie
ancor vive, riarse
da chi
di umane doti già scarse,
volle quel vile attentato.
Disumana pazzia di chi,
da criminal odio accecato,
non prova disgusto,
né orror del reato,
né pianto comprende di madre
cui, in un sol colpo rubato,
è il travaglio di mamma
che eterna conquista
con sposo di vita
non oso chiamare "finita".
Bimbe or giocano in Dio,
loro splendido oblìo
per cancellare
triste ricordo di vista
che solo accordo
di pace conquista.
Fra' Domenico Spatola
Fra' Domenico Spatola: Via fosti per me...
Eri con loro negli ultimi istanti,
erano affranti
i discepoli appresso a tuo dire
che "andavi" e invece "restavi".
Paradosso non convinse
Tommaso che, sol strano,
ti pose domanda
denunciante sconfitta e sua
rabbia,
una fitta per mente confusa,
non adusa
a speranza al "tuo andare",
non sapeva che cosa pensare.
Dichiaravi di essere "Via",
nell'offrire servizio al fratello:
fu il modello di tua maestria
anche quando "Verità" ti dicesti,
aggiungendo che a pienezza di
vita
bastava ardita
ricchezza d'amore.
Pur Filippo volle momento,
non avendo compreso il
commento
che leggeva tue gesta d'amore
come quelle del Dio Creatore.
E volendolo sradicare da
certezza,
gli chiedesti di rifiutare l'ebbrezza
del potere
ch'era invece suo chiodo fisso,
e vedere il Dio Crocifisso.
Fra' Domenico Spatola
Nella foto: Ultima cena, di Andrea del Sarto (Firenze)
erano affranti
i discepoli appresso a tuo dire
che "andavi" e invece "restavi".
Paradosso non convinse
Tommaso che, sol strano,
ti pose domanda
denunciante sconfitta e sua
rabbia,
una fitta per mente confusa,
non adusa
a speranza al "tuo andare",
non sapeva che cosa pensare.
Dichiaravi di essere "Via",
nell'offrire servizio al fratello:
fu il modello di tua maestria
anche quando "Verità" ti dicesti,
aggiungendo che a pienezza di
vita
bastava ardita
ricchezza d'amore.
Pur Filippo volle momento,
non avendo compreso il
commento
che leggeva tue gesta d'amore
come quelle del Dio Creatore.
E volendolo sradicare da
certezza,
gli chiedesti di rifiutare l'ebbrezza
del potere
ch'era invece suo chiodo fisso,
e vedere il Dio Crocifisso.
Fra' Domenico Spatola
Nella foto: Ultima cena, di Andrea del Sarto (Firenze)
Commento di fra' Domenico Spatola al Vangelo della Quinta Domenica di Pasqua: Giovanni 14, 1-12
Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. 2Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no, vi avrei mai detto: «Vado a prepararvi un posto»? 3Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi. 4E del luogo dove io vado, conoscete la via».
5Gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?». 6Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. 7Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto».
8Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». 9Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: «Mostraci il Padre»? 10Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere. 11Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse.
12In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch'egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre.
5Gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?». 6Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. 7Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto».
8Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». 9Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: «Mostraci il Padre»? 10Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere. 11Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse.
12In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch'egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre.
Commento al Vangelo
Durante l'ultima cena, Gesù dovette apparire sensazionale ai discepoli nel comunicare il paradosso che, solo morendo, la sua relazione con loro sarebbe stata più intensa. In quel momento però cercava la loro fiducia, nonostante pesasse l'annuncio dell'incombente tradimento di Pietro e dell'immane tragedia che si stava abbattendo sopra di lui.
Chiese dunque il loro ottimismo, prospettando "le molte dimore nella casa del Padre". Di queste si avrà successiva interpretazione laddove dichiarerà: "Se uno mi ama osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e dimoreremo presso di lui" (Gv. 14,24).
Viene dunque prospettato un radicale capovolgimento: non più "il Dio che accoglie", ma "il Padre che chiede di essere accolto". La molteplicità delle "dimore" è giustificata dalla diversità degli uomini e dalle loro situazioni. Quando tuttavia volle responsabilizzare i suoi circa il cammino che egli aveva mostrato lavando i piedi, a testimonianza dell'amore che si fa servizio, ("Dove io vado, voi conoscete la via"), piccato interferì Tommaso: "Non sappiamo dove vai, come possiamo conoscere la via?"
Folgorante la risposta: "Io sono la via, la verità e la vita".
Ardito ogni commento per la pregnante rivelazione, in contrappunto alla domanda di Filippo, dichiarata "deludente" da Gesù: "Da tanto tempo sono con voi e ancora non mi conosci? Chi vede me vede il Padre, io e il Padre siamo Uno".
Offrì conferma di tale "unità" appellandosi alle "opere" come quelle del Creatore compiute a esclusivo beneficio dell'uomo, aggiungendo però che stesse potenzialità sono in chiunque condividerà identico progetto.
Fra' Domenico Spatola
Nella foto: Ultima cena di Domenico Ghirlandaio (Firenze)
Nella foto: Ultima cena di Domenico Ghirlandaio (Firenze)
giovedì 11 maggio 2017
Fra' Domenico Spatola: Palermo al voto
Palermo città
è bella a metà:
suo cielo è pulito
puoi toccarlo con il dito;
sue montagne sempre in festa
e i palazzi con il sole sulla testa.
Per le camminate
trovi strade intasate.
Ognuna già stretta,
perché sorte in fretta
eran case ad oltranza
anche senza ordinanza,
per cui ghettizzate
sono intere contrade,
e se vuoi fare lesto
svegliarti devi presto,
son barricate tutte le strade
come già visto e pure accade
chè il tram voluto per pochi utenti
automobilisti lascia scontenti
per lunghe ore in colonna
tutti pregano la Madonna
che illumini capi che hanno
deciso fare di Palermo un gran
paradiso
di confusione, aggiungiamo noi
per stessa ragione, che serve a
qualcuno
come Nessuno
che ci rende impotenti
e nullatenenti.
Ci ricordiamo
quando andiamo a votare
ma forse jattura
ce lo fa dimenticare.
Fra' Domenico Spatola
è bella a metà:
suo cielo è pulito
puoi toccarlo con il dito;
sue montagne sempre in festa
e i palazzi con il sole sulla testa.
Per le camminate
trovi strade intasate.
Ognuna già stretta,
perché sorte in fretta
eran case ad oltranza
anche senza ordinanza,
per cui ghettizzate
sono intere contrade,
e se vuoi fare lesto
svegliarti devi presto,
son barricate tutte le strade
come già visto e pure accade
chè il tram voluto per pochi utenti
automobilisti lascia scontenti
per lunghe ore in colonna
tutti pregano la Madonna
che illumini capi che hanno
deciso fare di Palermo un gran
paradiso
di confusione, aggiungiamo noi
per stessa ragione, che serve a
qualcuno
come Nessuno
che ci rende impotenti
e nullatenenti.
Ci ricordiamo
quando andiamo a votare
ma forse jattura
ce lo fa dimenticare.
Fra' Domenico Spatola
Fra' Domenico Spatola: Lo scirocco. Tratto da: Palermo dono di perle in versi
Lo scirocco.
assimila terra nostrana.
Arsura antica
in messaggi a calura
che vento cerca frescura,
in tempo che unisce
sequenze infinite,
in vite diverse
e spazi più strani,
vento a collegare
confini lontani.
Fra' Domenico Spatola
Fra' Domenico Spatola: Palermo dono di perle in versi.
Raccolta di novantadue poesie sulla città di Palermo ciascuna corredata con foto.
Prezzo di copertina € 13,50 - Acquistando il volume dal catalogo prodotti della casa editrice al sito www.ibuonicuginieditori.it o su Amazon darai un contributo alla Missione San Francesco - Mensa dei poveri
Vento
caldo
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sponda africanaassimila terra nostrana.
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Fra' Domenico Spatola
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martedì 9 maggio 2017
Fra' Domenico Spatola: In memoria di Peppino Impastato
Oggi il ricordo di due vittime
dell'odio
che fu danno
in stesso giorno stesso anno:
Aldo Moro e Peppino Impastato
fratelli per
accomunato loro impegno
a migliorare il mondo
su sponde diverse ma coincidenti
di stesse ambizioni e ideali.
Scosse la morte di Moro
ucciso dalle Brigate Rosse che,
con violenza e oppressione,
volevano la lor rivoluzione.
Peppino nel suo paese
per qualche mese
tenne testa
a quella mafia che calpesta
i diritti vitali della gente
e prepotente
impone sua legge.
Peppino, pur consigliato a restare
calmo,
volle cantare allo zio il suo
salmo: "Tano seduto" lo chiamava
forte per le strade
di contrade.
Rinfacciandogli loschi affari e malefatte
che prigioniere aveva fatte intere
città di Sicilia. Qualcuno
denunciò
ma sol Peppino
con sua radio
e qualche galoppino,
sfidava l'orco fin nel suo palazzo
da apparire agli occhi della gente
solo pazzo.
La madre era in grande
apprensione
e non si dava pace per tutta
l'avversione
che in paese avevano per il figlio,
cui non faceva mancare suo consiglio.
Cercava fino in fondo protezione
perché il figlio non finisse nel
burrone.
Ma il giovane scanzonato e
temerario
osava contrastare il prepotente
attenzionandolo ironico alla
gente
come mafioso, ombroso e
criminale.
Venne il fatale giorno di vendetta,
s'approfittò degli Italiani altra
allerta
quella dell'uccisione di Aldo
Moro, uomo intelligente e dal
cuore d'oro. Mentre veniva
trovato
ucciso in via Caetani
a Cinisi accadevano fatti strani.
Fu il volere dello zio, secondo
l'accusa della madre,
che Peppino venisse massacrato,
s'inventarono un sabotaggio alla
stazione
così che Impastato ch'era già
morto
poterono far credere
e tagliar corto
che si era suicidato.
Tutti dovettero accettare la
versione,
solo la madre ardita
e senza confusione
potè, richiesta in tribunale,
puntare il dito contro il criminale.
Ora Peppino è l'ideale d'ogni
eroismo che non teme morte
quando si impone diversa altra
sorte che suona offesa alla
civiltà.
Ricorderemo due
di ideale amico
che sia premessa di civiltà aperta
e non regressa umanità.
Fra' Domenico Spatola
dell'odio
che fu danno
in stesso giorno stesso anno:
Aldo Moro e Peppino Impastato
fratelli per
accomunato loro impegno
a migliorare il mondo
su sponde diverse ma coincidenti
di stesse ambizioni e ideali.
Scosse la morte di Moro
ucciso dalle Brigate Rosse che,
con violenza e oppressione,
volevano la lor rivoluzione.
Peppino nel suo paese
per qualche mese
tenne testa
a quella mafia che calpesta
i diritti vitali della gente
e prepotente
impone sua legge.
Peppino, pur consigliato a restare
calmo,
volle cantare allo zio il suo
salmo: "Tano seduto" lo chiamava
forte per le strade
di contrade.
Rinfacciandogli loschi affari e malefatte
che prigioniere aveva fatte intere
città di Sicilia. Qualcuno
denunciò
ma sol Peppino
con sua radio
e qualche galoppino,
sfidava l'orco fin nel suo palazzo
da apparire agli occhi della gente
solo pazzo.
La madre era in grande
apprensione
e non si dava pace per tutta
l'avversione
che in paese avevano per il figlio,
cui non faceva mancare suo consiglio.
Cercava fino in fondo protezione
perché il figlio non finisse nel
burrone.
Ma il giovane scanzonato e
temerario
osava contrastare il prepotente
attenzionandolo ironico alla
gente
come mafioso, ombroso e
criminale.
Venne il fatale giorno di vendetta,
s'approfittò degli Italiani altra
allerta
quella dell'uccisione di Aldo
Moro, uomo intelligente e dal
cuore d'oro. Mentre veniva
trovato
ucciso in via Caetani
a Cinisi accadevano fatti strani.
Fu il volere dello zio, secondo
l'accusa della madre,
che Peppino venisse massacrato,
s'inventarono un sabotaggio alla
stazione
così che Impastato ch'era già
morto
poterono far credere
e tagliar corto
che si era suicidato.
Tutti dovettero accettare la
versione,
solo la madre ardita
e senza confusione
potè, richiesta in tribunale,
puntare il dito contro il criminale.
Ora Peppino è l'ideale d'ogni
eroismo che non teme morte
quando si impone diversa altra
sorte che suona offesa alla
civiltà.
Ricorderemo due
di ideale amico
che sia premessa di civiltà aperta
e non regressa umanità.
Fra' Domenico Spatola
domenica 7 maggio 2017
Fra Domenico Spatola: Palermo in serie B
PALERMO in serie B
"Palermo calcio in serie B" :
era forse sogno di mister Zamparì.
Ce l'aveva promesso,
ora è successo:
siamo contenti
e ci laviamo i denti.
Avevamo sperato
e non era reato
ma solo diritto palermitano avere la squadra
sopra il divano
come signora
che detta a buonora
tattica di gioco
ma durò poco
"Non sempre si può vincere",
è vero Presidente,
ma con questa squadra, di vittorie non abbiamo visto niente.
Come l'armata di Brancaleone
andavano in guerra col solo bastone
e i piedi convessi
che anziché per davanti,
le punte costanti
eran rivolte all'indietro
verso la porta che più lunga di un metro
sembrava più aperta ad accogliere gol.
Era la nostra abituata ad ospitare
tutti i migranti che vengon dal mare
e ad accogliere i gol
che dal settentrione vengono a farci senza questione.
Chiunque è di casa in questa città
e se di punti avrà
bisogno, come sempre ha fatto,
sì accomoda qua.
Caro presidente, lei ha gabbato
intero popolo innamorato
di questa squadra
e con dignità
ha sostenuto senza viltà, perché cuore ci ha messo, ma lei non ha concesso orecchio ad ascoltare
nostri consigli che erano buoni
ma bravo è sol stato
a cambiare allenatori.
Quanti ne ha? più dei calciatori,
perché non pensava a farli giocare
forse ancora potevamo restare
in quella serie che ci ha fatto toccare
in un passato che or più sognato
con dolore e preoccupazione
che ci porteremo nella prossima stagione.
Se sarà lei, mister Zamparini o il suo ineffabile successore gran Baccaglini non lo sappiamo,
sol le diciamo di pentirsi
per aver reso povera questa città
che a lei ha donato gran dignità
e molta ricchezza
e a noi l'ebbrezza
e la gioia,
ma era solo effimera
quella vittoria di tanti anni fa, non accresciuta e neppur mantenuta.
Nel congedarci le diamo il perdono
per la serie B che è stato suo dono.
Fra Domenico Spatola
"Palermo calcio in serie B" :
era forse sogno di mister Zamparì.
Ce l'aveva promesso,
ora è successo:
siamo contenti
e ci laviamo i denti.
Avevamo sperato
e non era reato
ma solo diritto palermitano avere la squadra
sopra il divano
come signora
che detta a buonora
tattica di gioco
ma durò poco
"Non sempre si può vincere",
è vero Presidente,
ma con questa squadra, di vittorie non abbiamo visto niente.
Come l'armata di Brancaleone
andavano in guerra col solo bastone
e i piedi convessi
che anziché per davanti,
le punte costanti
eran rivolte all'indietro
verso la porta che più lunga di un metro
sembrava più aperta ad accogliere gol.
Era la nostra abituata ad ospitare
tutti i migranti che vengon dal mare
e ad accogliere i gol
che dal settentrione vengono a farci senza questione.
Chiunque è di casa in questa città
e se di punti avrà
bisogno, come sempre ha fatto,
sì accomoda qua.
Caro presidente, lei ha gabbato
intero popolo innamorato
di questa squadra
e con dignità
ha sostenuto senza viltà, perché cuore ci ha messo, ma lei non ha concesso orecchio ad ascoltare
nostri consigli che erano buoni
ma bravo è sol stato
a cambiare allenatori.
Quanti ne ha? più dei calciatori,
perché non pensava a farli giocare
forse ancora potevamo restare
in quella serie che ci ha fatto toccare
in un passato che or più sognato
con dolore e preoccupazione
che ci porteremo nella prossima stagione.
Se sarà lei, mister Zamparini o il suo ineffabile successore gran Baccaglini non lo sappiamo,
sol le diciamo di pentirsi
per aver reso povera questa città
che a lei ha donato gran dignità
e molta ricchezza
e a noi l'ebbrezza
e la gioia,
ma era solo effimera
quella vittoria di tanti anni fa, non accresciuta e neppur mantenuta.
Nel congedarci le diamo il perdono
per la serie B che è stato suo dono.
Fra Domenico Spatola
venerdì 5 maggio 2017
Fra' Domenico Spatola: Ti seguii al pascolo anch'io, Signore.
Atteso era tuo ingresso nel
recinto,
convinto
ti aspettava il gregge a notte,
già succinto
a iniziar cammino
albeggiava infatti già nuovo
mattino.
Contavano le pecore le ore
ad ogni canto,
ch'era il sol vanto
del gallo che morte
annuncia della notte
mentre di vita rallegra
giorno.
Pascolo copioso intorno
era promessa anticipata a sera
e frescura vera
ed erba più gustosa
pure ubertosa a sazietà.
Fu festante il belare
alla conta di ogni nome
che tu, Signore,
custodivi nel tuo cuore.
E quando energica risuonò la tua
voce
per seguirti
negli infiniti spazi
per rendere d'amore tutti sazi,
venni anche io,
non so se da pecora o pastore,
certo colto fui da stupore
e, tra i modelli tanti,
più importante mi sembrò
guardare avanti
stessa meta che additavi al cuore
dove volevi spazio a libertà e
amore.
Fra' Domenico Spatola
recinto,
convinto
ti aspettava il gregge a notte,
già succinto
a iniziar cammino
albeggiava infatti già nuovo
mattino.
Contavano le pecore le ore
ad ogni canto,
ch'era il sol vanto
del gallo che morte
annuncia della notte
mentre di vita rallegra
giorno.
Pascolo copioso intorno
era promessa anticipata a sera
e frescura vera
ed erba più gustosa
pure ubertosa a sazietà.
Fu festante il belare
alla conta di ogni nome
che tu, Signore,
custodivi nel tuo cuore.
E quando energica risuonò la tua
voce
per seguirti
negli infiniti spazi
per rendere d'amore tutti sazi,
venni anche io,
non so se da pecora o pastore,
certo colto fui da stupore
e, tra i modelli tanti,
più importante mi sembrò
guardare avanti
stessa meta che additavi al cuore
dove volevi spazio a libertà e
amore.
Fra' Domenico Spatola
Commento di fra' Domenico Spatola al Vangelo della Quarta Domenica di Pasqua: Giovanni 10, 1-10
Io sono la porta
1 «In verità, in verità io vi dico: chi non entra nel recinto delle pecore dalla porta, ma vi sale da un'altra parte, è un ladro e un brigante. 2Chi invece entra dalla porta, è pastore delle pecore. 3Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore, ciascuna per nome, e le conduce fuori. 4E quando ha spinto fuori tutte le sue pecore, cammina davanti a esse, e le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce. 5Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei». 6Gesù disse loro questa similitudine, ma essi non capirono di che cosa parlava loro.
7Allora Gesù disse loro di nuovo: «In verità, in verità io vi dico: io sono la porta delle pecore. 8Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati. 9Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo. 10Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza.
7Allora Gesù disse loro di nuovo: «In verità, in verità io vi dico: io sono la porta delle pecore. 8Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati. 9Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo. 10Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza.
Commento al Vangelo
Quale il profilo dei pastori di Israele?
Gesù li dipinse "lupi", nemici proverbiali e non custodi delle pecore. Aggiunse all'affresco già eloquente, coloritura più accesa, qualificandoli "ladri" e "briganti". Rubano perché sottraggono il gregge a Dio e da "briganti", lo sottomettono con violenza.
Gesù, additato da loro "peccatore" perché "trasgressore del riposo sabbatico" avendo dato la vista al "cieco nato" nel giorno vietato dalla Legge di Mosè (Gv 9), ne smaschera le reali intenzioni: il proprio interesse.
Del "pastore vero" vengono descritte le qualità a legittimazione della missione. Gesù le impersona tutte: Egli è "colui che entra nel recinto per la porta", non come "i ladri e i briganti" che sono costretti per altra parte.
"Le pecore ascoltano la sua voce". E' il popolo che riconosce nella voce di Gesù la risposta al desiderio di pienezza di vita. L'intesa conseguente tra pastore e gregge, traduce relazionalità interpersonale: "Chiama ciascuna per nome e le conduce fuori". E' "il nuovo esodo", sullo sfondo di quello attuato da Mosè. Fu sforzo titanico allora come per ogni liberazione da recinti di schiavitù in cui si è costretti dai falsi pastori. La meta proposta non è "un altro recinto", ma gli spazi infiniti del cuore e della vita, nella responsabilità delle scelte che solo persone "maturate nell'amore" intendono.
La sequela di Cristo è ideale condiviso: Gesù che "ha spinto fuori tutte le sue pecore, cammina davanti ad esse, e le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce".
Libertà piena che "un estraneo" non sa donare, e le pecore "non lo seguiranno ma fuggiranno da lui".
La "similitudine" è chiara ma i destinatari non la intendono: i farisei "non capirono di che cosa parlava loro".
Non sono loro pecore e non riconoscono la voce. Manca loro stesso desiderio di pienezza di vita.
Si arrovellano in ansie di potere aborrendo ideale del servire; avidamente possiedono e non condividono; sgomitano per salire i gradini sociali, rifuggono dagli ultimi posti. Impongono il loro potere con l'arroganza e il terrore e provano a dominare con seduzioni e lavaggi di cervello.
Il Vangelo è, al contrario, proposto e non imposto, perché la parola di Gesù è convincente e sveglia in ciascuno il desiderio di pienezza di vita. Questa è fruibile sempre, perché la "Porta" in cui si assimila lo stesso Cristo, è sempre aperta: "Se uno entra attraverso di me sarà salvato; entrerà e uscirà..."
Né toglie la libertà, che è dignità e pienezza di vita.
"E troverà pascolo".
E' sua risposta senza condizionamenti a tale bisogno.
Fra' Domenico Spatola
giovedì 4 maggio 2017
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Parte dell'incasso sarà devoluto alla Missione San Francesco - Mensa dei poveri.
Per maggiori informazioni: ibuonicugini@libero.it
Pagine 256 - Prezzo di copertina € 13,00
Una raccolta di novantadue poesie (ciascuna corredata con foto, molte delle quali a colori) dedicata alla città di Palermo, ai luoghi, alla gente, alle tradizioni...
mercoledì 3 maggio 2017
Fra' Domenico Spatola: Campanile della chiesa di S. Maria dell'Ammiraglio
Campanile normanno
della Chiesa che Ammiraglio
volle elevato a vista,
a conquista
sui minareti
ormai cheti
ad affollare contrade
di Palermo,
mentre or fermo
e svettante di gloria
campanile racconta altra storia
alla Martorana
che vista sana
offre pienezza
al passante non distratto
e al turista reso matto
di sua tanta bellezza.
Fra' Domenico Spatola
Tratto dalla raccolta di poesie: Palermo dono di perle in versi.
Novantadue poesie dedicate alla città di Palermo ciascuna corredata con foto.
Prezzo di copertina € 13,00
Se acquistato dal catalogo prodotti della casa editrice al sito www.ibuonicuginieditori.it parte del ricavato sarà devoluto alla Missione San Francesco - Mensa dei poveri.
della Chiesa che Ammiraglio
volle elevato a vista,
a conquista
sui minareti
ormai cheti
ad affollare contrade
di Palermo,
mentre or fermo
e svettante di gloria
campanile racconta altra storia
alla Martorana
che vista sana
offre pienezza
al passante non distratto
e al turista reso matto
di sua tanta bellezza.
Fra' Domenico Spatola
Tratto dalla raccolta di poesie: Palermo dono di perle in versi.
Novantadue poesie dedicate alla città di Palermo ciascuna corredata con foto.
Prezzo di copertina € 13,00
Se acquistato dal catalogo prodotti della casa editrice al sito www.ibuonicuginieditori.it parte del ricavato sarà devoluto alla Missione San Francesco - Mensa dei poveri.
Fra' Domenico Spatola: Palermo dono di perle in versi.
Pagine 250 - Prezzo di copertina € 13,00
E' possibile acquistare dal catalogo prodotti della casa editrice al sito www.ibuonicuginieditori.it
Con tale scelta parte del ricavato sarà devoluto alla Missione San Francesco.
Per ulteriori informazioni: ibuonicugini@libero.it
cell. 3894697296
Il volume è in vendita presso:
Libreria Sciuti s.r.l. - Via G. Sciuti 91/f - Palermo.
La Feltrinelli Libri e Musica - Via Cavour 133 - Palermo.
Voglia di leggere - Via A. Pacinotti 42 - Palermo
La Nuova Bancarella - Via Cavour (di fronte La Feltrinelli) - Palermo
Libreria Forense - Via Maqueda 185 - Palermo
Libreria Zacco - Corso Vittorio Emanuele (di fronte chiesa del S. Salvatore) Palermo
Libreria Zacco - Corso Vittorio Emanuele (di fronte chiesa del S. Salvatore) Palermo
Disponibile in tutti i siti di acquisti on line.
martedì 2 maggio 2017
Fra' Domenico Spatola: Palermo, dono di perle in versi.
"Palermo, dono di perle in versi" è la seconda raccolta di poesie di Fra' Domenico Spatola dedicata alla sua città, dove l'amore per i luoghi, la gente, la storia e le tradizioni si fondono in lodi attente e sensibili, critiche e delicate. Versi pieni di vita a una città che tutto sa dare e tutto sa prendere.
Pagine 251 - Ogni poesia è illustrata da foto sull'argomento, molte delle quali a colori.
Prezzo di copertina € 13,00
www.ibuonicuginieditori.it
Pagine 251 - Ogni poesia è illustrata da foto sull'argomento, molte delle quali a colori.
Prezzo di copertina € 13,00
www.ibuonicuginieditori.it
lunedì 1 maggio 2017
Fra' Domenico Spatola: Primo Maggio
Il primo Maggio
ci dan coraggio
che il lavoro ci sarà
e prima o poi presto verrà.
Lo dicon a tutti
a belli e a brutti
a operai e disoccupati
e ai rottamati di mezza età
che la Fornero senza pietà
e a vilipendio mandò in soffitta
senza stipendio
e neppur pensione
roba non rara
e da imbroglione,
eppure cara
ai nostri politici
che sol discutono
di quanti seggi
d'accaparrare,
e fanno leggi
su come votare
e preferenza a chi donare,
mentre la gente
solo a sperare
un posto fisso
per sicurezza
che dà certezza
a fare famiglia
che ognun consiglia,
perché in Italia natalità
è rarità
e quella futura
di chi sarà?
Ci saranno
Siriani e Tunisini,
i Rumeni e i Marocchini,
e gli Albanesi e i Cinesi
che vengono qua
per comandare
con denaro e potere
a sazietà.
Diciamolo chiaro
anche se amaro:
il solo lavoro
è il vero tesoro
dell'impiegato
che il primo maggio
vien festeggiato.
Fra' Domenico Spatola
ci dan coraggio
che il lavoro ci sarà
e prima o poi presto verrà.
Lo dicon a tutti
a belli e a brutti
a operai e disoccupati
e ai rottamati di mezza età
che la Fornero senza pietà
e a vilipendio mandò in soffitta
senza stipendio
e neppur pensione
roba non rara
e da imbroglione,
eppure cara
ai nostri politici
che sol discutono
di quanti seggi
d'accaparrare,
e fanno leggi
su come votare
e preferenza a chi donare,
mentre la gente
solo a sperare
un posto fisso
per sicurezza
che dà certezza
a fare famiglia
che ognun consiglia,
perché in Italia natalità
è rarità
e quella futura
di chi sarà?
Ci saranno
Siriani e Tunisini,
i Rumeni e i Marocchini,
e gli Albanesi e i Cinesi
che vengono qua
per comandare
con denaro e potere
a sazietà.
Diciamolo chiaro
anche se amaro:
il solo lavoro
è il vero tesoro
dell'impiegato
che il primo maggio
vien festeggiato.
Fra' Domenico Spatola
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