venerdì 30 dicembre 2016

Fra' Domenico Spatola: L'anno vecchio e l'anno nuovo.

I due si incontrarono.
Il vecchio era deluso e
mormorone
voleva perpetuare bizze a
profusione
come avea fatto per l'intero anno
arrecando a tanti grave danno:
continuare con la guerra,
quale sport preferito sulla Terra;
o, a dispetto, un altro terremoto
o un nuovo alluvione,
o qualche altro segno di
disperazione.
Il giovane gli disse:
"Tu fra poche ore sarai estinto,
e non potrai più comandare
e non sei ancor convinto
che chi ti vuol cercare
solo tra i morti ti potrà trovare.
Pensa piuttosto a chiedere
perdono
perché sei stato un anno affatto
buono!"
- "Che colpa ho? - rispose il
vecchio
- se bisestile mi è toccato,
e si sa che è una jattura,
e qualche danno l'ho provocato
è nella intima natura!"
- "Potevi attenuare il danno
- con vigore gli rispose -
distruzione non sol di cose
e all'intero genere umano
non hai dato una mano
consentendo ai terroristi,
loschi e tristi,
di uccidere da incoscienti
e far strage di innocenti.
Potevi essere clemente
e meno ostile:
fatti da parte ora che di finire
è arrivato il tuo momento,
ora tocca a me l'aggiustamento.
In ogni campo, a iniziar da quello
del lavoro
dove hai spaziato allegramente
fuori coro,
togliendo l'illusione a tanta gente
che sogna sempre il posto
permanente".
- "Hai detto il vero: l'ho verificato
l'illusione ho tolto, con leggi di
mercato
che gli interessi fa solo del
potente
lasciando l'operaio senza niente.
Il posto fisso te lo togli dalla
mente,
chi comanda non può non esser
refrattario
gli è infatti più comodo il
precario,
a lui non importa se il lavoro,
oltre il pane dà pure decoro,
e, garantendo più dignità,
accresce in famiglia serenità.
Mi han fatto fare le cose più
strane:
a sostituire con vaucher di spese
stipendio di un mese.
Così il lavoro al padrone è
assicurato
ma l'operaio è gabbato
né nutre più l'intenzione
di avere infine una pensione.
E' il mercato, caro mio,
t'assicuro che ci ho provato
anch'io
con sforzi intensi
a cambiare le idee a Renzi.
Ora che egli è stato rottamato,
fai che tutto sia cambiato.
Te lo lascio a testamento
a riparar degli uomini scontento
che è stato pure mio,
e ora che io muoio
lo affido al buon Dio".

Fra' Domenico Spatola

Fra' Domenico Spatola: Preghiera d'inizio anno alla Vergine Maria

Madre del Signore,
trepidanti
il nuovo anno ci trova
e stessi auspici rinnova
di quello morente:
non sol di pace è preghiera
insistente
son tanti infatti i desideri inevasi,
e disperati i casi
come il lavoro inesistente
che umilia la gente,
o il gravame d'età che non mente
e nel più avanzato cammino,
rende più incerto il severo
destino
che umani accomuna
e scorie di storie e rimembranza
aduna
in solitudine che accresce ad
oltranza
rimpianti del tempo trascorso
in corso
del tempo futuro
e pensiero maturo.

Fra' Domenico Spatola
Nella foto: Madonna con Bambino di Giovan Battista Salvi detto il "Sassoferrato".

Fra' Domenico Spatola: Commento al Vangelo della prima Domenica dopo Natale: Luca 2, 16-21

Andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia. 17E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro. 18Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori. 19Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore. 20I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com'era stato detto loro.
Quando furono compiuti gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall'angelo prima che fosse concepito nel grembo.

Il primo giorno dell'anno è dalla Chiesa dedicato alla venerazione della Vergine Maria con il titolo di "Madre di Dio". Tale riconoscimento era avvenuto nel 431 durante il Concilio in cui i Vescovi posero fine alla questione cristologica sollevata da Nestorio, vescovo di Antiochia, e risolta con il riconoscimento di Gesù "persona divina" che ha assunto da Maria la natura umana. A Lei e alle sue attenzioni materne viene affidato il nuovo Anno e soprattutto la pace nel mondo, l'altro tema di questa liturgia.
Il Vangelo di questa domenica riprende il racconto del Natale con la visita dei pastori che "erano stati avvolti dalla grande luce del Signore". Andando a Betlem, seguendo il comando dell'angelo, avevano incontrato "la madre e il bambino, adagiato nella mangiatoia". Il segnale era prezioso perché vi potevano riconoscere "uno" nelle stesse modalità di trattamento da essi adottate per i loro bambini: "un Salvatore per loro" dunque, e per tutti gli emarginati della terra. Il racconto del messaggio angelico da loro fatto agli interessati, ignari delle "sorprese" di Dio, più che "gioia" creò stupore. Infatti, l'inedito comportamento di Dio appare loro incomprensibile. Sono troppo legati alle convinzioni religiose che non prevedono "novità" né stravolgimenti, per essi tutto deve restare nel solco della tradizione, e così Gesù, "secondo la Legge" di Mosè, all'ottavo giorno venne "circonciso", iscritto cioè tra i Figli di Abramo: Egli era nato per la salvezza di tutti gli uomini.

Fra' Domenico Spatola
Nella foto: Madonna con Bambino di Pompeo Batoni (1741)

martedì 27 dicembre 2016

2017: l'Anno Nuovo che accogliamo...

Astronomicamente si tratta di un nuovo giro di valzer, lungo 365 giorni, che il nostro Pianeta farà intorno al sole. Quattro i miliardi di anni dal suo primo vagito e l'uomo, che l'abita da quattro milioni, è tra gli animali l'unica specie che, potendo decidere la propria sopravvivenza, ancora non ha deciso, perché guerre e armi sempre più sofisticate e di distruzione di massa sono in continua crescita.
Ogni "anno che viene" rileva il testimone da quello che va e, a staffetta, collega bilanci passati con quelli che non enigmatici ripresenta il nuovo: debito pubblico, disoccupazione, tasse, precarietà e, gettando lo sguardo sullo scacchiere sempre inquietante e senza apparente soluzione del Medioriente, la guerra infinita e tribale siriana, conseguenza di scelte sbagliate dei decenni precedenti, senza il fiuto lungimirante di una politica mondiale in grado di prevenire i tragici effetti di reazioni emotive e improvvisate.
Il mondo globalizzato vive la crisi della "inversione a U": la tentazione di ritornare ai nazionalismi e alle chiusure di tutte le frontiere non solo agli extracomunitari, ma agli stessi cittadini dell'Unione.
I demagoghi del momento cavalcano la tigre in senso disgregante, facendo paura alla gente con apocalittiche previsioni catastrofiche circa il fallimento dell'euro e delle banche. L'esempio negativo della Brexit, con l'uscita dalla Comunità Europea della Gran Bretagna, ha gettato notevole scompiglio in chi crede all'Europa unita, e ha gonfiato le vele di quanti ne sperano la disgregazione.
Con l'anno che viene inizia l'era di Trump. Qualunque sorpresa possa comportare la dirigenza americana, non ne si può eludere il dialogo. E' necessaria tanta diplomazia, soprattutto per evitare che l'Europa venga marginalizzata dall'inquietante intesa esclusiva tra  Putin e Trump.
L'Italia vive la difficoltà del terremoto, che sul finire di Agosto è iniziato ad Amatrice e dintorni e non ha smesso, per i mesi successivi, di distruggere i paesini dell'Italia centrale. Oltre il centinaio di morti, c'è il disagio degli sfollati che con la casa hanno perso il lavoro e tanti anche il futuro. La solidarietà è stata ammirevole, ma il fenomeno ricorrente mette a dura prova anche le dissanguate casse dello Stato, il cui debito pubblico è spaventoso e grava pesantemente sulle spalle delle future generazioni.
In tal senso è la politica europea che va rivista. Chi ne propizia l'andamento infatti non è il popolo mediante i suoi rappresentanti, ma le lobby finanziarie e bancarie private che possiedono il monopolio della zecca e vendono a interessi non proprio di favore l'euro ai vari Stati.
L'anno che verrà eredita dunque tanti problemi, e si propone a offrire soluzioni. L'augurio è a tutti e l'auspicio che finalmente i capi del mondo si facciano ambasciatori di pace e rispettino i diritti alla libertà e all'autodeterminazione dei popoli, nel rispetto culturale delle minoranze, e questo in Turchia, in Siria, in Iraq e Iran, come nei tanti Paesi dell'Africa dove la guerra, come la fame, è epidemica e la popolazione cerca scampo altrove. Gli sbarchi degli immigrati sono quotidiani. I paesi di frontiera come l'Italia e la Grecia sono al colmo delle possibilità, soprattutto perché lasciate sole dalla maggioranza degli altri Stati europei. La Germania è tra quelli che ha dato di più, eppure nelle feste di Natale ha subito lo sfregio dello  jiadista tunisino, che, imitando la strage di Nizza dello scorso 14 luglio, ha causato anche la morte della ragazza di Sulmona.
Il nuovo anno è ascrivibile alla speranza che qualcosa cambierà, come nell'annuncio di papa Francesco, rimasto tra le voci profetiche più credibili del mondo.
Buon anno 2017!!!!

Fra' Domenico Spatola.

Fra' Domenico Spatola: Tuo dono, Signore.

Anche io venni
come un pastore:
ti ricordi, Signore?
Mi sembrasti felice
a veder tanta gente
mentre poppante
ti nutrivi innocente.
Messaggeri in festa
annunciavano veri
a umani
che in testa
nutrivano vani
sensi di colpa
da ritenerti arrabbiato
per lo sporco peccato.
Ma a vederti bambino
finì mio timore:
ti confesso, Signore,
che a mio errore
perdono
mi parve Tuo dono,
e di Tua Mamma il sorriso
mi fu paradiso.

Fra' Domenico Spatola

Nella foto: La Madonna litta di Leonardo da Vinci.

domenica 25 dicembre 2016

Fra' Domenico Spatola: Il Natale di Gesù

Il Natale di Gesù
dice a tutti chi sei tu:
sei colui che Egli ama
e la cosa che più brama
è di farti ognor felice.
Questo infatti ognun lo dice:
l'angioletto sopra il tetto
della casa ove il Diletto
Figlio umano e divino
porta gioia qual bambino
che richiama tenerezza
per offrire sua carezza
ad un mondo che insicura
conduce vita con paura,
perché pace non ha in cuore
se non scopre quell'amore
che a Betlem fu donato
e da Maria conquistato.
Tutti abbiamo questo dono
quando diamo il perdono
a chi ha reso nostra vita
più difficile e ardita.
E' importante come Lui
superare i momenti bui
e sperare che la guerra
possa finire sulla Terra,
così tutti i bimbi del mondo
giocheranno a girotondo
dandosi calorosa mano
in un mondo più umano.

Fra' Domenico Spatola

Nella foto: Bambinello Gesù esposto nella chiesa di S. Ernesto a Palermo.

sabato 24 dicembre 2016

Fra Domenico Spatola: Quella notte.

Quella notte,
fu fuoco di stelle;
quella notte,
vegliarono le pecorelle;
quella notte,
a rendere omaggi
partirono i magi;
quella notte,
annunciò solo pace
l'angelo verace;
quella notte,
tenero raggio
di luna a coraggio
svegliò mio torpore;
quella notte,
si parlò sol d'amore.
Quella notte,
l'universo fu diverso;
quella notte
fu paranza di stelle
le più belle
del cielo
ormai non più velo
a nascondere Dio
che bambino si è fatto
per l'amor mio.

Fra' Domenico Spatola

venerdì 23 dicembre 2016

Fra' Domenico Spatola: Lettera a Gesù Bambino


Caro Gesù Bambino,

sono Mimmo che ti ho scritto l’anno scorso. Ora io sono cresciuto, mentre tu sei sempre Bambino. Ma la maestra ci ha detto che tu sei bambino quando vieni da noi, perché, nella tua vita privata, sei grande e governi il mondo.
Ti scrivo perché ti voglio ringraziare perché hai fatto trovare il lavoro a papà e così quest’anno noi abbiamo mangiato ogni sera e mamma non ha pianto più.
Io però non gliel’ho detto che eri stato tu, perché ti avevo scritto la lettera.
Mi devi perdonare la dimenticanza. Ora però è venuto un grosso guaio.
Papà, quando torna la sera dal lavoro, non vuole più giocare con me, né con la sorellina e neppure con Salvuccio, perché dice che è stanco. Ma ho scoperto che non è vero. Ieri sera la mamma non ci ha fatto vedere la televisione e ci ha mandato subito a letto, perché aveva da dire cose importanti. Rosetta e Salvo si sono addormentati subito perché sono piccoli, io invece ho fatto finta di dormire e ho sentito papà che diceva “licenziamento” e la mamma che piangendo ripeteva “come faremo?”
La prima parola l’avevo pure sentita dalle maestre durante la ricreazione, parlando tra di loro. Deve essere brutta questa parola, se preoccupa tutti e fa piangere la mamma.
Oggi, a scuola alla maestra ho domandato che voleva dire questa parola. Mi ha detto che significa che si perde il lavoro. Allora sono diventato triste pure io, perché come si può vivere vedendo la mamma preoccupata e che piange?
Gesù non mi piace stare qui. È brutto. Come fai tu a volere venire ogni anno a vederci?
Io, se non ci fosse la mamma e il papà e la sorellina e il fratellino, vorrei venire a stare con te. Devo aggiungere anche nonna Pina e nonno Totò che spesso ci portano la spesa e ci danno bacetti e caramelle a noi bambini.
Insomma, Gesù, ti scrivo per sapere che devo fare?
La maestra ci ha fatto ripetere il canto che tu conosci, perché te l’abbiamo cantato pure l’anno scorso, sai quello che dice “Tu scendi dalle stelle...”
Le stelle perciò devono essere le stanze della tua casa. La mia casa è piccola, la tua invece deve essere molto grande. Io l’ho vista la tua casa, quando in estate siamo andati nel paese di papà a vedere i nonni a Regargiofoli, con la macchina tutta scassata che si fermò di notte in campagna.
Quante stelle che ho visto! Belle e lontane. Ho capito pure perché tutto l’anno te ne stai lassù per poterle visitare tutte.
Qualche volta mi fai fare un giro con te? Magari ci andiamo con la slitta di babbo Natale che non ha mai problemi.
La tua casa deve essere accogliente, bella e piena di luce, e di tanti dolci e gelati, e ci saranno pure tanti giochi e i regali e gli angioletti, riccioluti come mia sorella, che giocano a nascondino con le nuvole.
Mi vuoi nel tuo gruppo? Mi sogno già con le alette e sempre in volo a giocare nel cielo e, di tanto in tanto, ritornare da papà e da mamma e portare a loro tanti regali, così la mamma non piangerà più e il papà saprà che ci sono sempre io, anzi tu, ad aiutarlo.
Ciao. Da’ un bacio per me alla tua mamma, e io lo farò per te con la mia.  
 
Ti saluto

 il tuo amico Mimmo
 
Fra' Domenico Spatola.

 

Filastrocca del Natale - Una notte speciale: tredici favole e non solo per raccontare il Natale di Gesù


Nel Natale del Signore,
arde forte il nostro cuore:
è di brace o è di fiamma
porta in sé calor di mamma.

Fanno festa gli animali,
gli angioletti con le ali
e i bimbi tutti in coro
provan nenie con decoro,

per cantare con dolcezza,
che del cuore è tenerezza,
al Bambino nato vero
per salvare il Mondo intero.

A lui accorrono i pastori,
e i Magi portan gli ori,
e cammelli e pecorelle
vanno al suon di ciaramelle.

Mentre il bue e l’asinello
scaldan forte il Bambinello,
la sua Mamma con candore
chiede a Peppe con amore:

di restarle sempre accanto
a nutrire quell’incanto
di Bambino sopraffino,
che nasconde il suo divino.

E Giuseppe, con calore,
accoglie Madre e Redentore,
promettendo fedeltà
che accresce sua bontà.

O Famiglia prodigiosa,
tu lavori senza posa,
per donare eterno amore,
e tua pace ad ogni cuore.

Fra' Domenico Spatola 
Filastrocca tratta da: Una notte speciale: tredici favole e non solo per raccontare il Natale di Gesù con illustrazioni della pittrice Alessandra Veccia
Prezzo di copertina € 13,00

Buon Natale da Fra' Domenico Spatola

A tutti i lettori, che hanno prediletto la via sovrana e liberante della poesia e delle favole, un magico augurio del Natale a promessa di speranza per un mondo che si rinnovi nel cuore di quanti hanno fatto dell'amore la ragione e il nutrimento della vita.
Auguri sognanti per credere nei valori della bontà e dell'amicizia, che il Natale di Gesù che si rinnova in ogni nascita di bimbo e quanti credono nella vita.

Fra' Domenico Spatola.

Fra' Domenico Spatola: Presepio di Francesco

A Greccio, Francesco,
visse l'ansia
perché in danza
accorressero festanti
a salutare il Bimbo nato.
Tutto era pronto quella notte,
lontane eran le lotte
lasciate in Palestina
dove, in nome della croce,
crociata rendeva feroce
messaggio che, se verace,
poteva esser di pace.
Tanti furon i presenti
contenti di tributare
al Bambino loro ideale
sogno d'amare.
All'appuntamento non
mancarono gli angeli a cantare,
le pecorelle a belare,
e tutti i piccoli a sognare: Colui
che l'universo non contiene,
Francesco in braccio felice tiene.
Con la stessa umiltà,
che fu della Madre del Signore,
Francesco in povertà
offrì il suo stesso amore.

Fra' Domenico Spatola.

Nella foto: Il presepe di Greccio (Giotto)

Fra' Domenico Spatola: Commento al Vangelo di Luca 2, 1-14

In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. 2Questo primo censimento fu fatto quando Quirinio era governatore della Siria. 3Tutti andavano a farsi censire, ciascuno nella propria città. 4Anche Giuseppe, dalla Galilea, dalla città di Nàzaret, salì in Giudea alla città di Davide chiamata Betlemme: egli apparteneva infatti alla casa e alla famiglia di Davide. 5Doveva farsi censire insieme a Maria, sua sposa, che era incinta. 6Mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. 7Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia, perché per loro non c'era posto nell'alloggio.
8C'erano in quella regione alcuni pastori che, pernottando all'aperto, vegliavano tutta la notte facendo la guardia al loro gregge. 9Un angelo del Signore si presentò a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande timore, 10ma l'angelo disse loro: «Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: 11oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore. 12Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia». 13E subito apparve con l'angelo una moltitudine dell'esercito celeste, che lodava Dio e diceva:
 
14«Gloria a Dio nel più alto dei cieli
e sulla terra pace agli uomini, che egli ama».
 
Commento al Vangelo
 
Il racconto della nascita di Gesù nella versione di Luca evidenzia da subito uno dei temi cari all'evangelista e che fa da filo conduttore in tutto il Vangelo: l'amore per i poveri e gli ultimi della terra. Il racconto, al capitolo secondo, si apre solennemente con l'enunciato decreto dell'uomo più potente del momento, Cesare Augusto, che ordinava il censimento di tutti i sudditi dell'impero. Le motivazioni che spingevano l'imperatore erano dettate dall'esigenza di imporre le tasse. Viene dall'evangelista indicato Quirinio governatore della Siria, da cui dipendeva la Palestina. Va subito detto che le indicazioni storiche non sono rigorose al punto da creare qualche problema di natura cronologica. Ma la fedeltà storica non è preoccupazione dell'evangelista, quanto piuttosto il messaggio teologico che è quello di inserire la nascita di Gesù in un contesto umano e il suo nome riscontrabile tra quelli censiti negli Annali dell'impero.
Giuseppe, lo sposo di Maria che era incinta di Gesù, infatti vantava di avere antenati regali come appunto il re David, vissuto circa mille anni prima. Ma una profezia del suo profeta di corte, Natan, gli aveva pronosticato che un suo discendente avrebbe regnato per sempre e su tutta la terra. Questo presagio riguarderà Gesù il figlio di Maria, al quale Giuseppe darà il nome, come ricorda il Vangelo di Matteo, a indicare che toccherà a lui assicurare una paternità putativa.
Il racconto prosegue con l'informazione che anche Giuseppe e Maria devono farsi censire nella loro regione d'origine: la Giudea e, in particolare, Betlemme la città natale del re David; e la custodia della madre, in una cultura dove la figura maschile era determinante per la stessa struttura familiare. Molto tempo prima la santa Coppia raggiunse la città di Davide e, molto laconicamente, l'evangelista annota che quando si compirono i giorni del parto, Maria diede alla luce un figlio che avvolse in fasce e depose in una "mangiatoia". Pur nella sua essenzialità feriale, la notizia è carica di informazioni. Si racconta infatti della povertà e della normalità dei genitori di Gesù, alla cui nascita non preludano eventi miracolistici: Gesù nasce come tutti i bambini e, l'indicazione della "mangiatoia" come culla approntata per il Neonato, servirà come "segno" per i pastori, per riconoscere in Gesù il "proprio Salvatore".
Frattanto, nel vicino campo, i pastori vegliano di notte le greggi, quando dinanzi a loro apparve l'Angelo del Signore per annunciare la nascita di Gesù a Betlem. Evidenziarono giustificabile timore di quella vista, ma furono rassicurati perché il Neonato "Cristo Signore" era come i loro bambini "adagiato su una mangiatoia". Si rallegrarono e vollero subito dar seguito all'invito: "Andarono, e videro il Bambino che riposava nella mangiatoia". Pieni di gioia, ritornarono alle loro greggi, per avere visto la Gloria del Signore che li aveva abbracciati con la Sua luce. 
 
Fra' Domenico Spatola 
Nella foto: Adorazione dei pastori (Rubens)

mercoledì 21 dicembre 2016

Il sogno di un'Europa migliore

I fatti della Turchia e di Berlino, accadimenti in tempo di Natale, inquietano per il rumore che mette in fibrillazione, seppure ce ne fosse ulteriore bisogno per prenderne coscienza, il mondo occidentale provato da questa ondata di violenza che da qualche anno contrappone due modelli di concepire la Storia: chi vuole riportare indietro le lancette del tempo per imporre un mondo di tirannia e di schiavitù in termini culturali ed economici.
Oggi i popoli vivono un momento di transizione fortemente accelerato dal processo di globalizzazione, che ha consentito una visione in tempo reale dei problemi planetari. Si pensava che tutto ciò facilitasse una migliore fraternizzazione fra le genti, invece sono prevalsi gli interessi economici che hanno condizionato i veri sogni che si cullavano. Si sono evidenziate le scissioni e i nazionalismi hanno avuto la meglio.
L'Europa è impaurita, perché altre scelte nel ventennio della sua unificazione ha operato; è stata ammaliata dalla chimera del capitalismo ad oltranza, gettando scoraggiamento e disillusione nei tanti giovani alla ricerca dell'avventura del proprio futuro.
L'Europa, dinanzi alle sfide del prossimo anno, nello scacchiere degli interessi internazionali che vedranno il sempre più rampante Putin in idillio con un non ancora decifrabile Trump, apparirà debole e confusa e magari ancora più vulnerabile agli attentati di matrice islamica oltre che approdo sempre più costante di immigrati che, disperati, scappano da una guerra che ancora non si capisce (o si capisce troppo bene e non si fa molto per fermarla) da chi è voluta. Il Natale ci raccoglie quest'anno attorno al presepe o all'albero di Natale, con qualche perplessità di troppo. Il Bambino di Betlemme viene a darci speranza per nutrire i figli con una Europa migliore e più unita nell'umanità.

Fra' Domenico Spatola.

domenica 18 dicembre 2016

Fra' Domenico Spatola. L'attesa della Notte speciale: il Natale di Gesù



La domenica prima di Natale
apre con ansia
l'intera settimana
che vale a preparare la più dolce
festa
quella dei bambini
che han testa ai tanti regali
che riceveranno
perché l'attendono da un intero
anno:
li porta Gesù
o il suo amico che vien da lassù
Babbo Natale, che con sua slitta e
le dodici renne
vola nel cielo senza le penne.
Vien dai paesi
dove la neve
è tanta e lieve
e delicata, la notte santa
tanta e poi tanta
scenderà
a coprire le ferite
e portare sua luce a ogni cuore
perché quella notte
si parlerà sol d'amore.

Fra' Domenico Spatola
Nella foto: disegno di Alessandra Veccia tratto dalla raccolta di favole: Una notte speciale. Tredici favole e non solo per raccontare il Natale di Gesù di fra' Domenico Spatola.

venerdì 16 dicembre 2016

Fra' Domenico Spatola: Ossimoro

Madre e Vergine fu tuo ossimoro
di nostra salvezza:
quanto costò, o Maria,
in pena d'amore
faticosa nostra incomprensione.
Rifiuto da subito trovasti
in chi, tuo sposo,
appena compassione
a non denuncia
ma a escluderti
deciso fu da suo cammino.
Era tuo destino
incompreso per sentieri
che ardui percorrevi.
Accettasti l'onta del ripudio:
tanto ti costava
essere la Madre del Signore:
fu rincorsa tua vita
al Figlio incompreso
da crudeltà di nostra storia
assunta da Lui a nostro onore
e a disagio tuo di Madre,
che, a dolore,
sotto la croce
opponesti rifiuto
sol tuo grande amore.

Fra' Domenico Spatola
Nella foto: La Madonna del Parto di Antonio Veneziano.