sabato 3 ottobre 2026

Fra' Domenico Spatola: In attesa del grande anniversario: 800 anni dalla morte di Francesco d'Assisi

A meno sei giorni dalla solennità di San Francesco, cara a tutti i seguaci del "Poverello d'Assisi", viene voglia di parlare di lui e del suo tempo. Non è assolutamente arida la editoria su di lui con biografie che iniziano dall'antichità, lui vivente e, e recentemente riprodotte dai due più noti storici-divulgatori italiani: Barbero e Cazzullo. Attenti e puntuali a date e fatti, ma certamente non capaci di cogliere l'anima di Francesco.  Uno dei due, o forse entrambi, si dichiara apertamente "ateo". Mi chiedo come si possa parlare olisticamente di Francesco se non si riconosce la Divinità di Cristo di cui, il Poverello innamorato, fu reso dallo Spirito Santo "Icona vivente"?  La vita di Francesco è impossibile  comprenderla senza condividerne il fuoco per il Signore che egli aveva dentro. È lo Spirito Santo a fargli da Maestro per tutta quanta la verità. Sulle orme di Gesù e, con lui "Figlio", il Poverello consegnò interamente la sua vita al Padre.
Può interessare la storia per le sue vicissitudini, vissute e subìte dal nostro Santo. La sua epoca ci è estranea, ma le risposte date di volta in volta da Francesco superano i confini di quella tempere e offrono a noi respiri di pienezza di vita. 
Supera i  confini e i retaggi  del suo tempo e si fa a noi contemporanea la sua fede incrollabile, all'ombra del Crocifisso fin dagli esordi, dalla chiesa romita di San Damiano. Inviato dal Crocifisso a riparare la Chiesa. Attuale è stessa missione, oltre la Chiesa medievale di Innocenzo III, di papa Onorio e di Gregorio IX, e dello stesso Bonifacio VIII, continua ad essere fiaccola di spiritualità per il nostro tempo, e per ogni tempo. Sua scelta fu il Vangelo e questa "sine glossa", come la "Regola di vita e dei suoi Frati Minori" data come eredità ai suoi Frati. Nel Testamento chiese amore per gli ultimi e i lebbrosi. Nella società in cui contavano solo i nobili e i "majorés",  Francesco volle i suoi Frati "minores". Fu scelto da Dio sulla via di Spoleto, mentre inseguiva chimère di gloria alla corte di Gualtiero di Brienne. Lì comprese che era meglio "servire il Padrone, e non il servo" e di Cristo divenne "Cavaliere". Tornato ad Assisi il Signore ne completò conversione e il cambiamento.

Di Domenico Spatola

Fra' Domenico Spatola: Il messaggio di Francesco


Francesco Poverello,
a questo e a quello
donavi il tuo sorriso, 
luce di paradiso. 
Lo facesti per tua era, 
anch'essa di bufera, 
di male derelitta
perché da guerre afflitta, 
come la nostra,
che giostra      
senza pace
e senza chi audace
fa spegnere le armi, 
con voglia che disarmi.
Il mondo
ha bisogno
di vivere tuo sogno
di libertà 
accogliendo verità 
dal tuo messaggio, 
perché manca il coraggio 
di smettere la guerra 
su nostra  madre Terra.

Fra' Domenico Spatola

Commento di Fra Domenico Spatola al Vangelo della XXVII domenica del tempo ordinario (Anno A): Matteo 21, 33-43

33
Ascoltate un'altra parabola: C'era un padrone che piantò una vigna e la circondò con una siepe, vi scavò un frantoio, vi costruì una torre, poi l'affidò a dei vignaioli e se ne andò. 34 Quando fu il tempo dei frutti, mandò i suoi servi da quei vignaioli a ritirare il raccolto. 35 Ma quei vignaioli presero i servi e uno lo bastonarono, l'altro lo uccisero, l'altro lo lapidarono. 36 Di nuovo mandò altri servi più numerosi dei primi, ma quelli si comportarono nello stesso modo. 37 Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: Avranno rispetto di mio figlio! 38 Ma quei vignaioli, visto il figlio, dissero tra sé: Costui è l'erede; venite, uccidiamolo, e avremo noi l'eredità. 39 E, presolo, lo cacciarono fuori della vigna e l'uccisero. 40 Quando dunque verrà il padrone della vigna che farà a quei vignaioli?». 41 Gli rispondono: «Farà morire miseramente quei malvagi e darà la vigna ad altri vignaioli che gli consegneranno i frutti a suo tempo». 42 E Gesù disse loro: «Non avete mai letto nelle Scritture:
La pietra che i costruttori hanno scartata
è diventata testata d'angolo;
dal Signore è stato fatto questo
ed è mirabile agli occhi nostri?
43 Perciò io vi dico: vi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che lo farà fruttificare.

Convenienza e interessi rendono refrattari alla azione divina. Gesù alle massime autorità religiose parlò dei vignaioli perfidi. La vigna, dal tempo di Isaia, era immagine di Israele. Dio l'aveva curata meticolosamente e, per assentarsi andando lontano, l'aveva affittato a dei contadini. Per i frutti che gli spettavano, a tempo debito, inviò i servi. Non ebbero fortuna, e come i Profeti inviati nella storia di Israele, furono bastonati e  uccisi. Il secondo invio non fu più  fortunato. Quando infine mandò il figlio unico ed erede, quegli assassini, per impossessarsi di tutto, lo uccisero, dopo averlo cacciato fuori dalla vigna. "Come si comporterà il padrone al suo arrivo?" domandò Gesù. Ignari che si riferisse a loro, sentenziarono su se stessi: "li farà perire e darà ad altri la proprietà, perché dia frutti a suo tempo"  "Per questo - concluse  Gesù - vi sarà tolta la vigna e sarà data a un popolo che la farà fruttare". Ricordò inoltre dal Salmo 118 la scelta di Dio: "la pietra scartata dai costruttori era diventata testata d'angolo". Quando compresero che si riferiva a  loro, provarono a catturarlo per farlo morire, ma furono frenati dalla paura per la gente.

Fra' Domenico Spatola 

sabato 26 settembre 2026

Fra' Domenico Spatola: Chi fa la volontà del Padre?




Chi fa la volontà del Padre? 
Due i figli di Israele:
l'uno fu fedele
e l'altro ingiusto.
Questi con gusto
boicottò il paterno invito. 
Disse al padre:
"sei servito", 
e, senza dire no,
nella vigna non andò.
Anche all'altro  stessa richiesta, 
con aria mesta,
il padre formulò. 
Non fu d'accordo
ma poi vi si recò. 
"Chi dei due la volontà del Padre avea osservato?", 
chiese Gesù accorato
ai sacerdoti e agli anziani,
ch'eran fedeli a loro come cani. 
"Chi senza l'iniziale voglia, 
infin del podere varcò la soglia". 
Alla risposta,  
tosta 
di Gesù fu la proposta:     
parlando del Battista,
disse che sulla sua pista 
si convertirono prostitute e pubblicani, 
mentre sacerdoti e anziani
al Signore non aveano creduto. 
Era rimasto muto
il loro cuore per convenienza
perciò 
non siederanno alla futura mensa. 

Di Domenico Spatola

Commento di Fra' Domenico Spatola al Vangelo della XXVI domenica del tempo ordinario (Anno A): Matteo 21, 28-32

28
«Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli; rivoltosi al primo disse: Figlio, va' oggi a lavorare nella vigna. 29 Ed egli rispose: Sì, signore; ma non andò. 30 Rivoltosi al secondo, gli disse lo stesso. Ed egli rispose: Non ne ho voglia; ma poi, pentitosi, ci andò. 31 Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?». Dicono: «L'ultimo». E Gesù disse loro: «In verità vi dico: I pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. 32 È venuto a voi Giovanni nella via della giustizia e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, pur avendo visto queste cose, non vi siete nemmeno pentiti per credergli.

Ai capi religiosi e agli anziani del popolo, Gesù aveva posto la domanda circa l'autorità di Giovanni il Battista. Se fosse stata di origine divina o umana. Non  vollero compromettersi perché lo avevano snobbato. Avevano dichiarato di non saperlo. Con la parabola dei due figli, Gesù diede la risposta. Un padre chiese ai due figli di andare nella sua vigna a lavorare. Il primo, che inizialmente  aveva rifiutato, pentitosi, andò. Il secondo invece che si era  dichiarato disponibile, non andò. Chi dei due avesse fatto la volontà del Padre, era evidente, e corretta fu  la risposta degli interrogati. Allora Gesù spiegò che  coloro che avevano adempiuto la volontà del Padre, erano stati i pubblicani e le prostitute, da loro tanto detestati. Essi infatti si erano  convertiti alla predicazione del Battista, mentre i capi religiosi  lo avevano, osteggiato, per convenienza.  Alla fine, saranno gli stessi peccatori disprezzati, a occupare il loro posto alla mensa del Regno.

Fra' Domenico Spatola

venerdì 18 settembre 2026

Fra' Domenico Spatola: Di tua benevolenza...



Operaio della prima ora, o Dio, 
ero anch'io. 
Ma a lavorar coi tanti, 
ricompensa non fu dei vanti. 
A sera, stanco e sudato,
vidi che a tutti stessa paga avevi dato. 
Anche a chi
a lavoro fu raro, 
desti un denaro.  
Lamentai che, per fatica e caldo, 
ingiusto era  quel saldo. 
Per il giorno intero, 
in modo altero pretendevo 
più del pattuito.
Ma per te era normale e non un mito, 
che la cifra a me promessa
fosse la stessa 
donata a tutti quanti, 
perché volevi tutti benestanti  
di tua benevolenza
di cui non possiam far senza. 

Di Domenico Spatola

Commento di Fra' Domenico Spatola al vangelo della XX domenica del tempo ordinario (Anno A): Matteo 20, 1-16

 
1 «Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all'alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. 2 Accordatosi con loro per un denaro al giorno, li mandò nella sua vigna. 3 Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano sulla piazza disoccupati 4 e disse loro: Andate anche voi nella mia vigna; quello che è giusto ve lo darò. Ed essi andarono. 5 Uscì di nuovo verso mezzogiorno e verso le tre e fece altrettanto. 6 Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano là e disse loro: Perché ve ne state qui tutto il giorno oziosi? 7 Gli risposero: Perché nessuno ci ha presi a giornata. Ed egli disse loro: Andate anche voi nella mia vigna.
8 Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: Chiama gli operai e dà loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi. 9 Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro. 10 Quando arrivarono i primi, pensavano che avrebbero ricevuto di più. Ma anch'essi ricevettero un denaro per ciascuno. 11 Nel ritirarlo però, mormoravano contro il padrone dicendo: 12 Questi ultimi hanno lavorato un'ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo. 13 Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse convenuto con me per un denaro? 14 Prendi il tuo e vattene; ma io voglio dare anche a quest'ultimo quanto a te. 15 Non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono? 16 Così gli ultimi saranno primi, e i primi ultimi».

Dio non premia e non castiga. È al di là del bene e del male. Fa piovere e fa sorgere il sole sui buoni e sui cattivi. Egli non dà cose, ma totalmente se stesso. È il significato teologico della parabola del padrone della vigna in cerca di operai giornalieri. Alle sei del mattino ne trovò e patteggiò con loro per un denaro. Era la paga sindacale. I primi operai andarono. Col ritmo costante, ogni tre ore, tornò per tutto il giorno a cercare operai. L'ultima volta alle cinque, cioè a un'ora dal tramonto. Alle sei, il momento della paga. Il padrone ordinò che per primi venissero ricompensati quelli venuti nell'ultima ora. Con felice  sorpresa ricevettero un denaro. E a seguire, tutti gli altri furono ricompensati allo stesso modo. La cosa fu attenzionata dagli operai della prima ora. Si aspettavano di più, ma ricevettero anch'essi un denaro.  Gridarono alla ingiustizia del padrone, avendo essi sopportato "il peso e il caldo dell'intero giorno" . 
Al rimprovero, il padrone si giustificò dicendo che non era stato ingiusto avendo dato loro quanto avevano pattuito. Se però del suo egli voleva dare la stessa cifra a coloro che avevano lavorato di meno, non poteva fare del suo ciò che voleva? La parabola  estremizza due concezioni su Dio. Quella "meritocratica" dei farisei, e l'altra "misericordiosa" del Padre, svelata da Gesù. La religione fonda sulle opere della Legge il rapporto di Dio con gli uomini, mentre lo Spirito parla della libertà del Padre nel donarsi "intero", nella gratuità dell'amore.

Fra' Domenico Spatola

sabato 12 settembre 2026

Fra' Domenico Spatola: Perdonare come il Padre

 


"Perdonare sette volte?". 
Di Pietro erano svolte, 
per Cristo insufficienti, 
e cifre inesistenti
a lui dettò
e le quantifica 
in nette
"settanta volte sette".
Stesso perdona Dio, 
che in oblio
il suo debito avea condonato
a colui che, perdonato, 
non perdonò.
Tal si svelò
né fu capace
di dare pace
al fratello
da cui pretese quello
che gli doveva, 
e lo gettò in galera. 
Ma il re saputo il fatto 
lo ritenne un gran misfatto
e, chiamato il servo ingrato, 
disse a lui beneficato, 
che doveva condonare
la somma che dovea a lui dare
il suo debitore, 
come fatto avea con lui il suo Signore. 
Di Domenico Spatola

Commento di Fra' Domenico Spatola al Vangelo della XXIV domenica del tempo ordinario (Anno A): Matteo 18, 21-35

21
Allora Pietro gli si avvicinò e gli disse: «Signore, quante volte dovrò perdonare al mio fratello, se pecca contro di me? Fino a sette volte?». 22 E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette, ma fino a settanta volte sette.
23 A proposito, il regno dei cieli è simile a un re che volle fare i conti con i suoi servi. 24 Incominciati i conti, gli fu presentato uno che gli era debitore di diecimila talenti. 25 Non avendo però costui il denaro da restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, con i figli e con quanto possedeva, e saldasse così il debito. 26 Allora quel servo, gettatosi a terra, lo supplicava: Signore, abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa. 27 Impietositosi del servo, il padrone lo lasciò andare e gli condonò il debito. 28 Appena uscito, quel servo trovò un altro servo come lui che gli doveva cento denari e, afferratolo, lo soffocava e diceva: Paga quel che devi! 29 Il suo compagno, gettatosi a terra, lo supplicava dicendo: Abbi pazienza con me e ti rifonderò il debito. 30 Ma egli non volle esaudirlo, andò e lo fece gettare in carcere, fino a che non avesse pagato il debito.
31 Visto quel che accadeva, gli altri servi furono addolorati e andarono a riferire al loro padrone tutto l'accaduto. 32 Allora il padrone fece chiamare quell'uomo e gli disse: Servo malvagio, io ti ho condonato tutto il debito perché mi hai pregato. 33 Non dovevi forse anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te? 34 E, sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non gli avesse restituito tutto il dovuto. 35 Così anche il mio Padre celeste farà a ciascuno di voi, se non perdonerete di cuore al vostro fratello».

Pietro si vantava di essere disposto a perdonare "fino a sette volte" il fratello, se si fosse reso colpevole nei suoi confronti. 
Gli scribi, maestri della Legge, concedevano di perdonare fino e non oltre le "tre volte". Per Gesù invece il perdono doveva essere illimitato: "settanta volte sette". L'espressione era del discendente di Caino, Lamek, che parlava di vendetta infinita.  Gesù, al contrario, invocava tale misura per il perdono, indicando il modello da imitare nel Padre celeste che, nella parabola, è rappresentato dal Re. Fatti i conti con i servi, trovò uno che gli doveva la cifra spaventosa di diecimila talenti, pari a tre tonnellate di oro. Il debitore, non avendo come pagare e non volendo  finire in prigione o venduto come schiavo con tutta la famiglia, implorò pietà, con la promessa di restituire il dovuto. Cosa improbabile perché ci sarebbero volute 164.000 giornate lavorative per accumulare quella cifra. 
Commosso il re gli condonò il debito. Ma, il beneficato,  non provò la stessa compassione che era stata per lui. Incontrato un compagno che gli doveva solo cento denari, pari a tre mensilità di stipendio, lo afferrò per il collo fino a soffocarlo, e gli intimò di sborsare il dovuto. Il debitore lo supplicava di avere pazienza e gli avrebbe restituito tutto. Invano perché il creditore spietato lo fece gettare in prigione. I compagni,  visto l'accaduto, riferirono al re, il quale, indignato, pretese dal "servo malvagio"  che gli restituisse quel che gli aveva condonato, dal momento che egli non aveva avuto  compassione del compagno come egli ne aveva avuta di lui.

Fra' Domenico Spatola

venerdì 4 settembre 2026

Fra' Domenico Spatola: Il Padre vi ascolterà...



Se pecca il tuo fratello, 
non fare come quello
che non intende perdonare. 
Lo devi tu chiamare
e farti ascoltare
tra te e lui. 
Ma se sarà come colui
che non ascolta, 
fa' in modo che risolta
sia la questione
con una o due persone.
Se non ascolta ancora, 
sarà in ultima ora
la comunità
a fare verità. 
Se non ascolterà
neppure questa, 
non ti resta
che trattarlo
da pubblicano
e amarlo da pagano.
Ciò che in terra verrà legato, 
in cielo stesso metro sarà usato.
L'accordo per chiedere qualcosa, 
non morosa
resterà
perché il Padre in nome mio ve la concederà.

Di Domenico Spatola

Commento di fra' Domenico Spatola al Vangelo della XXIII domenica del tempo ordinario (Anno A): Matteo 18, 15-20

15 Se il tuo fratello commette una colpa, va' e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; 16 se non ti ascolterà, prendi con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. 17 Se poi non ascolterà neppure costoro, dillo all'assemblea; e se non ascolterà neanche l'assemblea, sia per te come un pagano e un pubblicano. 18 In verità vi dico: tutto quello che legherete sopra la terra sarà legato anche in cielo e tutto quello che scioglierete sopra la terra sarà sciolto anche in cielo.
19 In verità vi dico ancora: se due di voi sopra la terra si accorderanno per domandare qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli ve la concederà. 20 Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro».

"Rimanete in me e io in voi". È il Testamento di Gesù ai discepoli. Una, la  condizione per "rimanere in lui".
La detta Gesu: "Se vi amate come io vi ho amati". Presenza la sua, resa possibile dall'amore tra i fratelli. Il perdòno va donato "settanta volte sette", cioè sempre. L'espressione è di Gesù a Pietro. Chi deve iniziare a perdonare? Pare paradossale., ma per Gesù è colui che  ha ricevuto l'offesa. Il perdono offerto, sanerà il "vulnus". Ma se l'altro si rifiutasse di accoglierlo, vengano chiamati a  mediare due o tre persone.
Se fallisse anche l'ultimo tentativo, la Comunità lo deve amare come si è chiamati ad amare il nemico e a pregare per lui. L'amore qualifica i discepoli e li abilita a  sciogliere le catene di schiavitù provenienti dalla Legge di Mosè e alleggerire i pesi insopportabili degli scribi, interpreti abusivi di quella Legge. L'amore consentirà al Risorto di stare tra i suoi fratelli, e la preghiera che i discepoli faranno nel suo Nome,  otterrà qualunque cosa essi chiederanno il Padre.

Fra' Domenico Spatola

venerdì 28 agosto 2026

Fra' Domenico Spatola: Pietro, tu non pensi secondo Dio...


Gesù, con pazienza, 
avea annunciato la sofferenza
che a Gerusalemme avrebbe patìto dagli anziani. 
Strani
come loro anche scribi e sacerdoti
che, in combutta, aveano fatto voti 
per la sua uccisione. 
Il terzo giorno, annunciò Risurrezione.      
Pietro, contrariato, presolo in disparte, 
disse che quell'arte
non gli era congeniale
e, con fare demenziale,
volle esorcizzare
Gesù che ritenea indemoniato. 
Ma egli, a lui voltato, 
disse: "Vade retro...  perché sei Satana e non più Pietro!". 
Commentò ch'è umano il ragionare 
di chi non sa amare, 
come ama Dio". 
Aggiunse: "Ricordati che il Maestro  sono io". 
Poi disse agli altri
che li voleva scaltri, 
ad ascoltare la sua voce
e sollevar da terra propria croce". 
Aggiunse: "chi perde per me la vita, 
l'avrà in eterno custodita. 
Mentre chi conquista il mondo senza amore, 
condannerà a morte il proprio cuore!". 

Di Domenico Spatola 

Commento di Fra' Domenico Spatola al Vangelo della XXII domenica del tempo ordinario (Anno A): Matteo 16, 21-27

 
21 Da allora Gesù cominciò a dire apertamente ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei sommi sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e risuscitare il terzo giorno. 22 Ma Pietro lo trasse in disparte e cominciò a protestare dicendo: «Dio te ne scampi, Signore; questo non ti accadrà mai». 23 Ma egli, voltandosi, disse a Pietro: «Lungi da me, satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!».
24 Allora Gesù disse ai suoi discepoli: «Se qualcuno vuol venire dietro a me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. 25 Perché chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà. 26 Qual vantaggio infatti avrà l'uomo se guadagnerà il mondo intero, e poi perderà la propria anima? O che cosa l'uomo potrà dare in cambio della propria anima? 27 Poiché il Figlio dell'uomo verrà nella gloria del Padre suo, con i suoi angeli, e renderà a ciascuno secondo le sue azioni.

Pietro, nel rispondere alla domanda di Gesù fatta ai discepoli, "chi fosse egli per loro?",  aveva equivocato.  Gli era andata bene, quando lo disse: "figlio del Dio vivente". Meritò l'elogio di "portavoce di Dio". Fu insopportabile quando aggiunse "tu sei il Cristo",  era il Messia della tradizione, ossia "il figlio di Davide", che Israele aspettava   per dominare sui nemici. A superare l'equivoco, condiviso anche dagli altri, Gesù volle chiarire. A Gerusalemme non  avrebbe ottenuto né trono né corona, ma sofferenza e morte ad opera del sinedrio". Aggiungeva tuttavia che il terzo giorno sarebbe risorto. 
Pietro contrariato "lo esorcizzò in disparte". E con la frase: "Dio ti perdoni!",  impiegata per ricondurre gli apostati della fede.  Gesù ricordò a Pietro che il "Maestro" non era il "discepolo", stesse perciò al suo posto dietro a lui, a sequela. Lo apostrofò "avversario", chiamandolo "satana" perché pensava "come gli uomini e non come Dio". Lo rimandò al suo posto: dietro a lui, da discepolo". Deluso che da "pietra eletta" quale l'aveva considerato, si era trasformato in "pietra di scandalo". Quindi ai discepoli disorientati, rinnovò le sue condizioni per seguirlo: rinnegare se stessi e portare la croce. Servivano per realizzarsi come uomini del Regno, mettendo a servizio degli altri la propria vita.

Fra' Domenico Spatola

sabato 22 agosto 2026

Fra' Domenico Spatola: "Tu sei il Figlio del Dio vivente"




Nei pressi di Cesarea, 
nell'alta Galilea,     
Gesù chiese ai seguaci
se fossero veraci 
gl'insegnamenti
fatti alle genti. 
"Che dicevano di lui?". 
Per loro non era colui
che Gesù 
s'aspettava.    
Qualcuno l'indicava 
nel Battista,
ch'era già fuori pista. 
Altri nel risuscitato Elia
oppure in Geremia. 
Altri senza divieti
lo posero tra i Profeti. 
Gesù chiese
quali fossero loro intese. 
Pietro prontamente:
"Tu sei il figlio del Dio vivente". 
Piacque a Gesù il sermone: 
"Beato sei Simone, 
perché senza velo
ti suggerì di me il Cielo!
E io dico a te:
tu con me
edificherai la Chiesa. 
E niuna offesa 
gli inferi potranno,  
né alcun danno
con lor potenza, 
perché l'efficienza delle chiavi nel chiudere e aprire, 
non potrà mai finire".

Fra' Domenico Spatola

Commento di Fra' Domenico Spatola al Vangelo della XXI domenica del tempo ordinario (Anno A): Matteo 16, 13-20

 
3 Essendo giunto Gesù nella regione di Cesarèa di Filippo, chiese ai suoi discepoli: «La gente chi dice che sia il Figlio dell'uomo?». 14 Risposero: «Alcuni Giovanni il Battista, altri Elia, altri Geremia o qualcuno dei profeti». 15 Disse loro: «Voi chi dite che io sia?». 16 Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». 17 E Gesù: «Beato te, Simone figlio di Giona, perché né la carne né il sangue te l'hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli. 18 E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa. 19 A te darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli». 20 Allora ordinò ai discepoli di non dire ad alcuno che egli era il Cristo.

Gesù  condusse i discepoli  nell'alta Galilea, a Cesarea di Filippo, alle falde dell'Hermon, in territorio boschivo dedicato al dio Pan ("Panea"), dov'era la triplice sorgente del Giordano.  Luogo ideale per la verifica della recente evangelizzazione fatta dai discepoli. Dalle risposte date dalla gente, egli si sarebbe fatta l'idea del tipo di insegnamento. "Chi dice la gente che io sia?". Le risposte furono strane.  Applicavano infatti a Gesù personaggi morti in un lontano passato, o anche recente come il Battista. Così qualcuno in Gesù vedeva la reincarnazione di Elia o di Geremia, o di qualche Profeta.  Deluso, Gesù volle conoscere tuttavia la idea che essi si erano fatta su di lui. Folgorante fu la risposta di Pietro: "Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente". Risollevava la sorte anche dei compagni, perché la risposta piaceva a Gesù, avendolo chiamato "Figlio del Dio vivente", cioè di Colui  dà la vita, perché Padre. Lo disse "Beato" e portavoce di Dio col ruolo di prima pietra della  Chiesa da costruire sulla Roccia, che è egli stesso. Contro di essa la morte non avrebbe potere. Affidò inoltre a Pietro le chiavi dell'accoglienza e della interpretazione delle Scritture. "Legando e sciogliendo" la Parola di Dio in senso liberante.

Fra' Domenico Spatola