Antica usanza
che mai va in vacanza,
sol palermitana
e per altrui strana:
il pane con la milza
che si sfizia,
lo trovi “maritato”
con formaggio a profusione
o se “schietto”
lo mangi soltanto con il limone.
Ha fiuto ogni palermitano
che, da lontano,
ne coglie irresistibile l’odore
e non lo molla
anche se trova folla
in lunga coda ad aspettare,
e pazienza ostenta
e con audacia tenta
a scavalcare
chi gli sta davanti né sa più aspettare:
l’odore è quello giusto
che titilla il gusto
e appena tocca il turno
ti sembra di svenire
per la gioia che infantile
risveglia i tuoi ricordi
quando svezzato da materno latte
nulla assaporavi di più fresco
della focacceria di San Francesco.
Fra' Domenico Spatola
Volli emigrare, lontano, tra stelle, e guardare da quelle la terra vitale: la vidi sbocciare, qual rosa a dolore... e compresi l'amore. - Fra Domenico Spatola.
martedì 5 giugno 2018
sabato 2 giugno 2018
Fra' Domenico Spatola: Festa italiana del 2 giugno
Un
bandiera
è cosa seria
serve a tutti a ricordare
che la Patria s'ha d'amare
è cosa seria
serve a tutti a ricordare
che la Patria s'ha d'amare
nei momenti belli e brutti:
essa prende e dona a
tutti
a secondo il lor bisogno
a secondo il lor bisogno
forse è sogno
ma ideale
che son certo ancora vale
ma ideale
che son certo ancora vale
per amare la Nazione
che materna
mostra eterna
volontà di far felici
figli e amici.
Chiede solo comprensione
e di tutti avrà attenzione.
mostra eterna
volontà di far felici
figli e amici.
Chiede solo comprensione
e di tutti avrà attenzione.
Fra' Domenico Spatola
venerdì 1 giugno 2018
Fra' Domenico Spatola: 2 giugno 1947-2018
Sull'italica Repubblica
oggi tanto si pubblica,
e del suo compleanno
si ricorda il malanno
da quando è nazione
dopo la distruzione.
"Quale?" voi direte
e già vi rispondete:
"La seconda guerra"
No! Altra è sotterra
nel cuore degli Italiani
divisi e lontani
europei e nostrani
in due fazioni
per l'euro in precipitazioni.
A perno
di lor governo
a Lega e Pentastella
in comunella
non parve buona
sostituire Savona
con altro nome.
Parve un pronome,
"un chicchessia"
per cui si volle che non sia
più Conte Giuseppe
presidente e poi si seppe
che quel posto passava a Cottarelli
inviso a quelli
che avean pensato
d'avere piegato
il Presidente
che da portier prudente
fece più corta
a loro la porta
con nuovo cammino.
"Apriti cielo!" fu tutto un casino:
umiliarono il custode
che in sua carriera non vantava frode.
So di non far testo
ma vi assicuro che è onesto
a rappresentare la Nazione
la cui storia è gloriosa a porzione.
Vive da settantun'anni
tra beghe e affanni,
senza mancar di glorie e di trionfi
sempre però alterni ai tonfi
con indecisa sorte
di vita o morte:
eccidi, e imboscate,
e Rosse Brigate
con mosse efficienti
e mafie potenti
che spese vistose
ma troppo costose
in vite umane
e cose più strane
che hanno reso l'Italia
vittima e cavia
della lor sordida guerra
mandando sotterra
tanti eroi campioni.
E gl'imbroglioni
della politica han pescato
nel marcio e per sé assicurato
immense ricchezze,
senza scrupoli e con amarezze
di chi ne ha già troppe
e non vede mai coppe
da vincitori.
Emigrano fuori
i figli in altro Stato:
il nostro è malato
di debito ingente
che minaccia gente
di stesso finale che fu dei Greci.
Impauriti alziamo preci
per qual santo votare.
Ci vollero provare
Salvini e Di Maio
che fecero paio,
con loro grinta
speriamo non finta
e lor Contratto
che fosse ultimo atto
per non morire.
Noto però è come andò a finire.
Beffarda Europa
ci lancia ancor sua opa
sorniona e arcigna
e più maligna
con lo spread che minaccia:
alla faccia
della convivenza.
Vuole solvenza
senza curare
dove andremo a parare.
Politica egoista,
acquista
suoi posti
e Greci e Italiani fa polli arrosti.
Ora, Presidente
della nazione più bella,
signor Mattarella,
le siam vicini in questo momento
con affetto e lo scontento,
stesso che lei vive a dolore
per la missione che ha in cuore:
aiutare l'Italia a non fallire,
ma ci faccia pur dire
di fare qualcosa
perché la Sposa
sia più onesta
Questa è la festa
che noi le chiediamo.
Ci dia una mano
perché più rispetto
abbia il popolo retto
ma umiliato come bue
(lo dico a noi due)
viva un futuro
felice e più maturo
e al monumento d'onestà più certo
di fiori porti tal nostro serto.
oggi tanto si pubblica,
e del suo compleanno
si ricorda il malanno
da quando è nazione
dopo la distruzione.
"Quale?" voi direte
e già vi rispondete:
"La seconda guerra"
No! Altra è sotterra
nel cuore degli Italiani
divisi e lontani
europei e nostrani
in due fazioni
per l'euro in precipitazioni.
A perno
di lor governo
a Lega e Pentastella
in comunella
non parve buona
sostituire Savona
con altro nome.
Parve un pronome,
"un chicchessia"
per cui si volle che non sia
più Conte Giuseppe
presidente e poi si seppe
che quel posto passava a Cottarelli
inviso a quelli
che avean pensato
d'avere piegato
il Presidente
che da portier prudente
fece più corta
a loro la porta
con nuovo cammino.
"Apriti cielo!" fu tutto un casino:
umiliarono il custode
che in sua carriera non vantava frode.
So di non far testo
ma vi assicuro che è onesto
a rappresentare la Nazione
la cui storia è gloriosa a porzione.
Vive da settantun'anni
tra beghe e affanni,
senza mancar di glorie e di trionfi
sempre però alterni ai tonfi
con indecisa sorte
di vita o morte:
eccidi, e imboscate,
e Rosse Brigate
con mosse efficienti
e mafie potenti
che spese vistose
ma troppo costose
in vite umane
e cose più strane
che hanno reso l'Italia
vittima e cavia
della lor sordida guerra
mandando sotterra
tanti eroi campioni.
E gl'imbroglioni
della politica han pescato
nel marcio e per sé assicurato
immense ricchezze,
senza scrupoli e con amarezze
di chi ne ha già troppe
e non vede mai coppe
da vincitori.
Emigrano fuori
i figli in altro Stato:
il nostro è malato
di debito ingente
che minaccia gente
di stesso finale che fu dei Greci.
Impauriti alziamo preci
per qual santo votare.
Ci vollero provare
Salvini e Di Maio
che fecero paio,
con loro grinta
speriamo non finta
e lor Contratto
che fosse ultimo atto
per non morire.
Noto però è come andò a finire.
Beffarda Europa
ci lancia ancor sua opa
sorniona e arcigna
e più maligna
con lo spread che minaccia:
alla faccia
della convivenza.
Vuole solvenza
senza curare
dove andremo a parare.
Politica egoista,
acquista
suoi posti
e Greci e Italiani fa polli arrosti.
Ora, Presidente
della nazione più bella,
signor Mattarella,
le siam vicini in questo momento
con affetto e lo scontento,
stesso che lei vive a dolore
per la missione che ha in cuore:
aiutare l'Italia a non fallire,
ma ci faccia pur dire
di fare qualcosa
perché la Sposa
sia più onesta
Questa è la festa
che noi le chiediamo.
Ci dia una mano
perché più rispetto
abbia il popolo retto
ma umiliato come bue
(lo dico a noi due)
viva un futuro
felice e più maturo
e al monumento d'onestà più certo
di fiori porti tal nostro serto.
Fra' Domenico Spatola
Fra' Domenico Spatola: Corpus Domini.
Iniziava
degli Ebrei l'annuale Pasqua,
e, prima che nasca
il nuovo giorno,
i discepoli a Gesù d'intorno
e, prima che nasca
il nuovo giorno,
i discepoli a Gesù d'intorno
chiedono dove preparare per lui il loro pasto.
Mentre ideale suo più casto
Mentre ideale suo più casto
fu l'invito alla sua
mensa
ove
intensa
sarebbe stata commozione.
Ne inviò due a destinazione,
seguendo un uomo con la brocca in mano:
era l'ideale Battista venuto da lontano
a indicare il nuovo rito,
che non a mito
ma ad autentica missione
la Chiesa avrebbe rinnovato a profusione.
Colui che fu interrogato allora disse:
"Pronta è la stanza e le mie speranze fisse
al piano superiore,
lì sperimenterete la forza dell'amore
sarebbe stata commozione.
Ne inviò due a destinazione,
seguendo un uomo con la brocca in mano:
era l'ideale Battista venuto da lontano
a indicare il nuovo rito,
che non a mito
ma ad autentica missione
la Chiesa avrebbe rinnovato a profusione.
Colui che fu interrogato allora disse:
"Pronta è la stanza e le mie speranze fisse
al piano superiore,
lì sperimenterete la forza dell'amore
del
Dio
che, felice, ho scelto a ideale mio".
Preparararono la mensa
Preparararono la mensa
dove a condensa
del suo amore,
in pane avrebbe offerto suo corpo il Signore
e in vino il sangue a cancellare errore.
del suo amore,
in pane avrebbe offerto suo corpo il Signore
e in vino il sangue a cancellare errore.
Fra' Domenico Spatola
Nella foto: Ultima cena (Tintoretto)
Commento di fra Domenico Spatola al Vangelo della Domenica del "Corpo e Sangue" del Signore (anno B): Marco 14, 12-16.22-26
Il primo giorno degli Azzimi, quando si immolava la Pasqua, i suoi discepoli gli dissero: «Dove vuoi che andiamo a preparare, perché tu possa mangiare la Pasqua?».
13Allora mandò due dei suoi discepoli, dicendo loro: «Andate in città e vi verrà incontro un uomo con una brocca d'acqua; seguitelo.
14
Là dove entrerà, dite al padrone di casa: «Il Maestro dice: Dov'è la mia stanza, in cui io possa mangiare la Pasqua
con i miei discepoli?».
15Egli vi mostrerà al piano superiore una grande sala, arredata e già pronta; lì preparate la cena per noi».
16I discepoli andarono e, entrati in città, trovarono come aveva detto loro e prepararono la Pasqua. 22E, mentre mangiavano, prese il pane e recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro, dicendo: «Prendete, questo è il mio corpo».
23Poi prese un calice e rese grazie, lo diede loro e ne bevvero tutti.
24E disse loro: «Questo è il mio sangue dell'alleanza, che è versato per molti.
25In verità io vi dico che non berrò mai più del frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo, nel regno di Dio».
26Dopo aver cantato l'inno, uscirono verso il monte degli Ulivi.
Commento al Vangelo
Nel primo giorno degli "Azzimi", ossia del "pane senza
lievito", si evocava la fretta di Israele vissuta nella prima Pasqua,
quando Iahvè lo trasse dalla schiavitù egiziana. L'urgenza imponeva di
consumare, in piedi, l'agnello arrostito e il pane della fretta
("àzimo"). L'epopea continua a tutt'oggi per gli Ebrei.
Le coincidenze tra le due Pasque (quella ebraica e l'altra di Gesù) sono alterne a vistose divergenze.
Ai discepoli, intenzionati a preparare la pasqua antica il Maestro si oppose, proponendo "la sua" con contenuti nuovi.
"L'uomo dalla brocca d'acqua", che avrebbero incontrato alla porta del villaggio, e che andava seguito era l'ideale Giovanni Battista con il suo rito battesimale per la conversione.
"La stanza è preparata" al piano superiore, addobbata a nozze.
Il capitolo 24 del libro dell'Esodo è tenuto in filigrana dall'evangelista. Esso racconta di Mosè mentre presenta la Legge al popolo, e lo asperge in segno di consacrazione con il sangue degli animali.
Marcata è la distanza con la "cena del Signore" che offre con il "pane" il suo corpo e con il "vino" il suo sangue.
L'offerta è per tutti: ebrei e non. L'asserto è suffragato dai verbi usati dall'evangelista nelle adombrate due moltiplicazioni di pani. Nella prima Gesù "aveva benedetto il pane" degli ebrei, mentre nella seconda "aveva ringraziato" per quello dei pagani. Ora i due verbi riaffiorano: "benedisse" il pane e "ringraziò" per il vino, a sottolineare l'universalità del suo dono.
"Del pane", infine, non vien detto che fu mangiato, mentre fu esplicitato "per il vino" che dai discepoli "fu bevuto". Non basta infatti accogliere Gesù a modello, è necessario condividerne, bevendo al calice "simbolo di morte", la stessa donazione.
Cosi ogni Eucaristia sarà completa.
Fra' Domenico Spatola
Nella foto: dipinto di Valentin de Boulogne (1425)
giovedì 31 maggio 2018
Fra' Domenico Spatola: Maria Regina.
Madre
e Regina,
ti volle Divina
l'Eterno
che ti fece perno
di nostra redenzione.
Con commozione
veniamo a te,
attratti dal Re
che, dalla croce,
ti volle Divina
l'Eterno
che ti fece perno
di nostra redenzione.
Con commozione
veniamo a te,
attratti dal Re
che, dalla croce,
con stessa voce
ti fece nostra madre
che Dio diede a noi padre.
Tuo mistero
cuor sincero
sa intercettare
e serbare
col pudore
con cui accogliesti in cuore
che Dio diede a noi padre.
Tuo mistero
cuor sincero
sa intercettare
e serbare
col pudore
con cui accogliesti in cuore
segreto arcano:
per essere Madre dare dovevi a Dio tua mano,
per essere Madre dare dovevi a Dio tua mano,
perché il suo Spirito t'inanellasse il dito.
Con stesso rito,
la nostra Umanità
ti accoglie madre
e t'offre fedeltà.
Per noi sei Colei che il Creatore
rese madre di Gesù Signore
e pure nostra
e ciò la tua attenzione
lo dimostra.
Con stesso rito,
la nostra Umanità
ti accoglie madre
e t'offre fedeltà.
Per noi sei Colei che il Creatore
rese madre di Gesù Signore
e pure nostra
e ciò la tua attenzione
lo dimostra.
Fra' Domenico Spatola
venerdì 25 maggio 2018
Fra' Domenico Spatola: Santa Trinità.
A te d'amore in segno
mi consegno,
nel giorno che la Chiesa
di gloria a te fa resa
in tutta fedeltà,
o santa Trinità.
Guardo al tuo mistero
sublime e vero
e al tuo fuoco centrale
ove regale
m'immergo a vanto
e sciolgo canto
a te, Amor paterno
il cui tepor materno
lo Spirito inonda
e Figlio si circonda
di umana natura,
a nostro saldo, rimasta duratura.
mi consegno,
nel giorno che la Chiesa
di gloria a te fa resa
in tutta fedeltà,
o santa Trinità.
Guardo al tuo mistero
sublime e vero
e al tuo fuoco centrale
ove regale
m'immergo a vanto
e sciolgo canto
a te, Amor paterno
il cui tepor materno
lo Spirito inonda
e Figlio si circonda
di umana natura,
a nostro saldo, rimasta duratura.
Fra' Domenico Spatola
Nella foto: Trinità - Mariotto Albertinelli
Fra' Domenico Spatola: Disse Gesù risorto: "Sarò con voi sempre..."
Alto "il monte" additato
onde messaggio Gesù
avea annunciato.
Lo videro in vita
i discepoli
cui parve ardita
la vittoria
con cui aprì la Storia
a nuova sorte
debellata avendo anche la morte.
Li incoraggiava a non aver paura,
perché ormai da apostoli la statura,
di loro inviati a narrar Vangelo
e aprire a tutti visioni di cielo.
"Nel nome del Dio Trino"
era il bagno suo divino,
che rende innocente
l'immagine credente
garantita da sua presenza
di cui non può più stare senza.
onde messaggio Gesù
avea annunciato.
Lo videro in vita
i discepoli
cui parve ardita
la vittoria
con cui aprì la Storia
a nuova sorte
debellata avendo anche la morte.
Li incoraggiava a non aver paura,
perché ormai da apostoli la statura,
di loro inviati a narrar Vangelo
e aprire a tutti visioni di cielo.
"Nel nome del Dio Trino"
era il bagno suo divino,
che rende innocente
l'immagine credente
garantita da sua presenza
di cui non può più stare senza.
Fra' Domenico Spatola
Nella foto: Ascensione (Rembrandt)
Commento di fra Domenico Spatola al Vangelo della Domenica della SS Trinità (anno B): Matteo 28, 16-20
Gli undici discepoli, intanto, andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato.
17Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono.
18Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra.
19Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo,
20insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».
Per l'evangelista Matteo, l'invito di Gesù Risorto
ai discepoli era perentorio: lo potevano incontrare in Galilea, geograficamente
a quattro giorni di cammino dal luogo della risurrezione. "Il monte"
indicato era quello da dove, a manifesto, Gesù aveva dettato "le
Beatitudini". Ubicazione teologica per quanti vogliono incontrare il
Risorto.
In "Undici", dopo la defezione di Giuda, i discepoli erano dubbiosi
sulle proprie capacità di potere condividere la gloria del Maestro, atterriti
com'erano dal percorso da lui patito.
Gesù offrì a potere l'amore alla Parola che salva: "Evangelizzate e fate miei discepoli". Era il programma degl'inizi quando, invitandoli a sequela, li aveva promossi a "pescatori di uomini".
Gli evangelizzati dovevano essere immersi ("battezzati") nel condiviso Amore del "Padre e del Figlio e dello Spirito Santo".
A garanzia: la Presenza da Gesù assicurata per l'intera Storia fino al compimento: "Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo".
Così "l'Emmanuele" ("Dio con noi") delle prime pagine del Vangelo, conferma permanenza nell'Umanità e condiviso ideale: il Cristo, fedele al Padre fino al dono della vita, con lo Spirito Santo che la perpetua nel tempo.
Gesù offrì a potere l'amore alla Parola che salva: "Evangelizzate e fate miei discepoli". Era il programma degl'inizi quando, invitandoli a sequela, li aveva promossi a "pescatori di uomini".
Gli evangelizzati dovevano essere immersi ("battezzati") nel condiviso Amore del "Padre e del Figlio e dello Spirito Santo".
A garanzia: la Presenza da Gesù assicurata per l'intera Storia fino al compimento: "Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo".
Così "l'Emmanuele" ("Dio con noi") delle prime pagine del Vangelo, conferma permanenza nell'Umanità e condiviso ideale: il Cristo, fedele al Padre fino al dono della vita, con lo Spirito Santo che la perpetua nel tempo.
Nella foto: Ascensione (Tisi da Garofalo)
giovedì 24 maggio 2018
Fra' Domenico Spatola: 26° anniversario di Giovanni Falcone
Di Falcone e della scorta
memoria nostra non rimanga corta.
Oltre cinque lustri
passati e noi, ancor frustri,
siamo a commemorare
coloro che, da vivi, ci stanno a ricordare
quanto il dono da loro offerto
sia stato grande perché sofferto.
Oggi il perdono
essi a condono
danno ad oltranza
a quella società che fè mattanza
di ideali loro
e tutti in coro
gridano che corretta
sia condotta, protetta
da loro sangue
che ancor langue
a rosso fuoco
svelandoci il non poco
di lor fatica
perché amica
sia nostra età agli ideali
che a loro furono fatali.
Loro idee non ree
continuano percorsi
con chi, senza rimorsi
e con coraggio,
di testa e gambe fa loro omaggio.
memoria nostra non rimanga corta.
Oltre cinque lustri
passati e noi, ancor frustri,
siamo a commemorare
coloro che, da vivi, ci stanno a ricordare
quanto il dono da loro offerto
sia stato grande perché sofferto.
Oggi il perdono
essi a condono
danno ad oltranza
a quella società che fè mattanza
di ideali loro
e tutti in coro
gridano che corretta
sia condotta, protetta
da loro sangue
che ancor langue
a rosso fuoco
svelandoci il non poco
di lor fatica
perché amica
sia nostra età agli ideali
che a loro furono fatali.
Loro idee non ree
continuano percorsi
con chi, senza rimorsi
e con coraggio,
di testa e gambe fa loro omaggio.
Fra' Domenico Spatola
venerdì 18 maggio 2018
Fra' Domenico Spatola: A Pentecoste
Spirito gentile,
per il suo ovile
t'indicò testimone
il Figlio in commozione
per congedo dai suoi.
Tu, che sai e puoi,
guida noi
a verità
di fedeltà
al messaggio,
che, a coraggio,
Cristo offrì da croce.
Sei tu stessa voce
che addita il cammino
della Chiesa in destino
di sua Sposa
che, matura, osa
allo Sposo dare figli
con i tuoi consigli.
per il suo ovile
t'indicò testimone
il Figlio in commozione
per congedo dai suoi.
Tu, che sai e puoi,
guida noi
a verità
di fedeltà
al messaggio,
che, a coraggio,
Cristo offrì da croce.
Sei tu stessa voce
che addita il cammino
della Chiesa in destino
di sua Sposa
che, matura, osa
allo Sposo dare figli
con i tuoi consigli.
Fra' Domenico Spatola
Nella foto: Affresco devozionale su muro esterno, raffigurate il miracolo della Pentecoste a Donnas (Valle d'Aosta)
Commento di fra' Domenico spatola al Vangelo della domenica di Pentecoste (anno B): Giovanni 15, 26-27; 16, 12-15
Quando verrà il Paràclito, che io vi manderò dal Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli darà testimonianza di me;
27e anche voi date testimonianza, perché siete con me fin dal principio.
Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso.
13Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future.
14Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà.
15Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà.
Gesù, confortando i discepoli, rattristati dall'inattesa imminente sua morte, invoca su di essi il Consolatore, lo Spirito Santo "Paraclito". Ne esplicita la provenienza ("procede dal Padre"), e ne si autoreferenzia mediatore ("manderò lo Spirito che procede dal Padre"). Dello Spirito dichiara il ruolo di "Testimone" nel processo intentatogli dal Mondo perché lo convinca che Dio è amore e gli uomini suoi figli.
Anche i discepoli saranno testimoni, avendo condiviso con Gesù, fin dal principio, l'amore per gli ultimi. Come guida, lo Spirito annuncerà che di verità Gesù è il maestro, e ne renderà intelligibile il messaggio: in ogni storia e in ogni luogo.
Non i pavidi arroccamenti ma "il nuovo" Egli annuncerà in crescente pienezza di vita dalle radici ben fondate nella Tradizione senza pregiudizi o chiusure. Scopo è la pienezza di verità in ogni cultura, ritenuta "habitat" naturale del Vangelo, che sul modello della Incarnazione, feconda di vitalità speciale senza rinnegarla.
Fra' Domenico Spatola
Nella foto: Pentecoste (Giotto)
domenica 13 maggio 2018
Fra' Domenico Spatola: Alla Vergine Maria
Sei Regina,
e tua missione divina,
materna,
squaderna
misteri di grazia,
e d’amore mai sazia.
Offristi tuo cuore,
da Madre, al Signore
e mostri a chi crede
forza di fede,
nell’acerbo dolore
del crocifisso Signore,
che allora
“Signora”
ti rese,
mentre tua prole cortese
a te volge lo sguardo
genuino traguardo
di vita
che additi infinita.
Fra' Domenico Spatola
Fra' Domenico Spatola: Madre Mare e Luna
Raccolta di poesie dedicate alla mamma.
e tua missione divina,
materna,
squaderna
misteri di grazia,
e d’amore mai sazia.
Offristi tuo cuore,
da Madre, al Signore
e mostri a chi crede
forza di fede,
nell’acerbo dolore
del crocifisso Signore,
che allora
“Signora”
ti rese,
mentre tua prole cortese
a te volge lo sguardo
genuino traguardo
di vita
che additi infinita.
Fra' Domenico Spatola
Fra' Domenico Spatola: Madre Mare e Luna
Raccolta di poesie dedicate alla mamma.
Fra' Domenico Spatola: Festa della mamma - Dal libro: Madre Mare e Luna
Grazie, mamma,
concedimi gamma
più ampia di parole,
ché, a formularle, non ci son scuole,
e l’unica è “la tua” di tenerezza
che cuor carezza
nostalgia d’infanzia,
or discrepanza
con età canuta,
e tu, presenza muta
ed efficace tanto,
rimani vanto.
So che non ti appartieni,
e nulla per te trattieni,
ma per i figli son le tue attenzioni,
accompagnate da mille precauzioni:
inviti a non sudare,
a mangiare
e, quel che vale,
a non farsi male,
e altre raccomandazioni
ancor tue preoccupazioni.
Di tua bellezza mai sbiadita
racconto storia ardita,
quella di te e di me infante,
ma or di acque ne son passate tante:
eri mia morosa,
bella come rosa,
ardiva cuore ciò che or non osa:
essere tu la mia sposa.
Di tua beltà ancora indori
quanto tristi rende i cuori
la cui difesa dalle spine
è per te meta e non confine.
Oggi di profumati fiori
e di vivacità colori
cingo tua testa
perché è la festa
della regina che sa donare
amore che solo figlio può apprezzare.
Fra' Domenico Spatola: Madre Mare e Luna.
Raccolta di poesie dedicate alla mamma.
Prezzo di copertina € 12,00
concedimi gamma
più ampia di parole,
ché, a formularle, non ci son scuole,
e l’unica è “la tua” di tenerezza
che cuor carezza
nostalgia d’infanzia,
or discrepanza
con età canuta,
e tu, presenza muta
ed efficace tanto,
rimani vanto.
So che non ti appartieni,
e nulla per te trattieni,
ma per i figli son le tue attenzioni,
accompagnate da mille precauzioni:
inviti a non sudare,
a mangiare
e, quel che vale,
a non farsi male,
e altre raccomandazioni
ancor tue preoccupazioni.
Di tua bellezza mai sbiadita
racconto storia ardita,
quella di te e di me infante,
ma or di acque ne son passate tante:
eri mia morosa,
bella come rosa,
ardiva cuore ciò che or non osa:
essere tu la mia sposa.
Di tua beltà ancora indori
quanto tristi rende i cuori
la cui difesa dalle spine
è per te meta e non confine.
Oggi di profumati fiori
e di vivacità colori
cingo tua testa
perché è la festa
della regina che sa donare
amore che solo figlio può apprezzare.
Fra' Domenico Spatola: Madre Mare e Luna.
Raccolta di poesie dedicate alla mamma.
Prezzo di copertina € 12,00
venerdì 11 maggio 2018
Fra' Domenico Spatola: Palermo alla frutta?
Ce l'abbiamo messo tutta.
Chi? noi tifosi
che ci siamo fatti sposi
di stesso tuo ideale.
Ma che vale?
Al punto dove siamo
speranza a lumicino noi abbiamo.
Un cero accenderemo
alla Santa cui daremo
affetto e canto
perchè vogliamo il vanto
che riscatti nostra gioia
per sfuggire alla paranoia
che ci mettono i tuoi tiri
quando pare che non miri
alla porta d'avversario
e la tua scarpa fa il divario
con i gol ad altrui favore.
Metti l'orecchio nel nostro cuore,
come batte per la A:
la serie nostra non è qua
nella Bi
e diciamo Sì
al tuo sforzo che distrugga
e a noi paura fugga.
Metti fatale
pietra tua tombale
al passato vergognoso
che ricordare non oso.
Risorgi con la tua mossa
e al Cesena spezza l'ossa.
Facci tutti ancora sperare
che nostro sogno si può avverare.
Chi? noi tifosi
che ci siamo fatti sposi
di stesso tuo ideale.
Ma che vale?
Al punto dove siamo
speranza a lumicino noi abbiamo.
Un cero accenderemo
alla Santa cui daremo
affetto e canto
perchè vogliamo il vanto
che riscatti nostra gioia
per sfuggire alla paranoia
che ci mettono i tuoi tiri
quando pare che non miri
alla porta d'avversario
e la tua scarpa fa il divario
con i gol ad altrui favore.
Metti l'orecchio nel nostro cuore,
come batte per la A:
la serie nostra non è qua
nella Bi
e diciamo Sì
al tuo sforzo che distrugga
e a noi paura fugga.
Metti fatale
pietra tua tombale
al passato vergognoso
che ricordare non oso.
Risorgi con la tua mossa
e al Cesena spezza l'ossa.
Facci tutti ancora sperare
che nostro sogno si può avverare.
Fra' Domenico Spatola
Iscriviti a:
Post (Atom)
















