sabato 10 dicembre 2022

Commento di fra' Domenico Spatola al vangelo della Terza settimana di Avvento: Matteo 11, 2-11

2 Giovanni intanto, che era in carcere, avendo sentito parlare delle opere del Cristo, mandò a dirgli per mezzo dei suoi discepoli: 3 «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo attenderne un altro?». 4 Gesù rispose: «Andate e riferite a Giovanni ciò che voi udite e vedete: 5 I ciechi ricuperano la vista, gli storpi camminano, i lebbrosi sono guariti, i sordi riacquistano l'udito, i morti risuscitano, ai poveri è predicata la buona novella, 6 e beato colui che non si scandalizza di me». 7 Mentre questi se ne andavano, Gesù si mise a parlare di Giovanni alle folle: «Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento? 8 Che cosa dunque siete andati a vedere? Un uomo avvolto in morbide vesti? Coloro che portano morbide vesti stanno nei palazzi dei re! 9 E allora, che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, vi dico, anche più di un profeta. 10 Egli è colui, del quale sta scritto:
Ecco, io mando davanti a te il mio messaggeroche preparerà la tua via davanti a te.
11 In verità vi dico: tra i nati di donna non è sorto uno più grande di Giovanni il Battista; tuttavia il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui.

ll Battista non ci stava. Il sospetto che Gesù, additato Messia, si fosse dimenticato di lui in prigione, lo tormentava. Spasmodicamente questuava notizie dai discepoli che venivano a visitarlo. Li incaricava, a sfinimento, di sapere da Gesù stesso se si ritenesse Messia oppure si fosse sbagliato. Tardava infatti il giudizio di fuoco per i peccatori, e Gesù mangiava con loro. I delegati furono espliciti: "Sei tu il Messia o dobbiamo aspettare un altro?". Gesù li ascoltò, ma offrì la lettura di altre doti del Messia: "evangelizzare i poveri, dare la vista ai ciechi e guarire gli zoppi". Aggiunse, a proprio favore, di "non scandalizzarsi di lui". Ripartiti i messaggeri, Gesù parlò alla folla del Battista: "Cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento, o un vanesio molleggiato? Quelli stanno nel palazzo del re. Giovanni è il più grande profeta, anzi colui che, come dice Malachia, prepara la via del Signore". La missione di Precursore dunque lo qualificava. Gesù tuttavia manifestò l'amarezza che Giovanni sia rimasto chiuso nel "passato", al punto che il più piccolo del suo Regno, è più grande di lui.

Fra' Domenico Spatola

mercoledì 7 dicembre 2022

Fra' Domenico Spatola: Candore

Per ideal candore,
con pudore,
immacolato fiore
porto al tuo altare.
Ti resto a pregare,
o Vergine Maria,
per non perdere la via
che additi,
e miti
tuoi affetti
a noi diretti
in cuore
culla a Natale al Figlio del tuo amore.

Fra' Domenico Spatola 
(nella foto L'Annunciata di Antonello da Messina)

Fra' Domenico Spatola: 8 dicembre Immacolata concezione della Beata Vergine Maria: Luca 1, 26-38

26 Nel sesto mese, l'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, 27 a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. 28 Entrando da lei, disse: «Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te». 29 A queste parole ella rimase turbata e si domandava che senso avesse un tale saluto. 30 L'angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. 31 Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. 32 Sarà grande e chiamato Figlio dell'Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre 33 e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».
34 Allora Maria disse all'angelo: «Come è possibile? Non conosco uomo». 35 Le rispose l'angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell'Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio. 36 Vedi: anche Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia, ha concepito un figlio e questo è il sesto mese per lei, che tutti dicevano sterile: 37 nulla è impossibile a Dio». 38 Allora Maria disse: «Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto». E l'angelo partì da lei.


Gabriele è l'angelo dei due Testamenti. Con il profeta Daniele chiudeva il Primo, con il sacerdote Zaccaria apre il Secondo. È tuttavia con la Vergine Maria che porta l'annuncio del progetto di Dio sull'Umanità. Ricevette l'ordine e l'indicazione dove recarsi: a Nazareth di Galilea. Destinataria del messaggio una sposa. Di lei e di lui ci vengono detti i nomi: Maria e Giuseppe. Il saluto è trionfale: "Rallegrati, piena di grazia, il Signore è con te!". Evoca glorie che riguardavano Gerusalemme e l'intero suo Popolo. Maria si turba: non comprende. L'angelo chiarisca. Lo fa, ma accrescendo in lei stupore. Dio la chiede in Sposa: "hai trovato grazia perché concepirai il suo Figlio e lo chiameraì Gesù". Note identitarie di lui: "sarà grande e Figlio dell'Altissimo". Inoltre "il trono di Davide, gli verrà consegnato dal Padre, per regnare senza fine sulla casa di Giacobbe". Si ingarbuglia per Maria che, senza chiedere sconti, vuol sapere: "Come avverrà questo, perché non conosco uomo?". Coglie lo spunto, e l'Angelo dettaglia anche per noi l'evento del "come" Dio si fa carne. Spiega che non sarà opera d'uomo, ma de "lo Spirito Santo che scenderà su di te e la potenza dell'Altissimo ti coprirà con la sua ombra". Plastica descrizione come di un concepimento umano. Maria, per Luca, è qui figura del Creato che lo Spirito Santo feconda, come ai primordi dell'universo. Mancava la prova, e Gabriele è felice di fornirla: "Elisabetta non è più sterile, perché da sei mesi è madre". Aggiungendo a commento: "nulla è impossibile a Dio". Spettava ora a Maria dare l'assenso, e lo diede generoso anche per noi.

Fra' Domenico Spatola
Nella foto: Annunciazione di Leonardo da Vinci 

venerdì 2 dicembre 2022

Fra' Domenico Spatola: Il Precursore...

Giovanni Battista
fu l'apripista 
del Signore.
Predicava, con fervore, 
d'ogni cuor la conversione.
Da comune previsione,
era il profeta Elia,
mentre Isaia
lo additava "Voce",
che, come fiume giunto a foce,
dicea, con intento:
"giunto il momento 
della via da preparare
perché ad arrivare
era prossimo il Signore".
Ei da Precursore,
con veste da cammello,
non era  bello,
e, con cintura ai fianchi,
lineamenti avea stanchi.
Ma da tutta la Giudea,
e dalla Galilea 
era continuo andare
a farsi battezzare.
Anche i farisei,
bordoni ai Sadducei,
accorrevano curiosi.
Ma, con i toni più furiosi,
Giovanni li rimbrottava.
La scure poi additava 
alla radice
dell'albero infelice,
e condannato al fuoco
chi non cambiava un poco.
"Il mio battezzo sciacqua"
lo dicea "di sola acqua,
ma chi viene dopo 
avrà per scopo
nello Spirito Santo 
battezzarvi e intanto,
non siate più canaglia 
per non bruciar da paglia!".

Fra' Domenico Spatola 

Commento di fra' Domenico Spatola al vangelo della II domenica di Avvento (anno A): Matteo 3, 1-12

1 In quei giorni comparve Giovanni il Battista a predicare nel deserto della Giudea, 2 dicendo: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino!».3 Egli è colui che fu annunziato dal profeta Isaia quando disse:
Voce di uno che grida nel deserto:
Preparate la via del Signore,
raddrizzate i suoi sentieri!
4 Giovanni portava un vestito di peli di cammello e una cintura di pelle attorno ai fianchi; il suo cibo erano locuste e miele selvatico. 5 Allora accorrevano a lui da Gerusalemme, da tutta la Giudea e dalla zona adiacente il Giordano; 6 e, confessando i loro peccati, si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano.
7 Vedendo però molti farisei e sadducei venire al suo battesimo, disse loro: «Razza di vipere! Chi vi ha suggerito di sottrarvi all'ira imminente? 8 Fate dunque frutti degni di conversione, 9 e non crediate di poter dire fra voi: Abbiamo Abramo per padre. Vi dico che Dio può far sorgere figli di Abramo da queste pietre. 10 Già la scure è posta alla radice degli alberi: ogni albero che non produce frutti buoni viene tagliato e gettato nel fuoco. 11 Io vi battezzo con acqua per la conversione; ma colui che viene dopo di me è più potente di me e io non son degno neanche di portargli i sandali; egli vi battezzerà in Spirito santo e fuoco. 12 Egli ha in mano il ventilabro, pulirà la sua aia e raccoglierà il suo grano nel granaio, ma brucerà la pula con un fuoco inestinguibile».


Giovanni Battista impensieriva il potere religioso e non meno quello civile. Le folle accorrevano al Giordano ed egli le battezzata, dopo averle invitate a convertirsi. L'etichetta di "Voce che grida nel deserto" attribuitagli, l'evangelista la colse da Isaia, vaticinante il ritorno degli esiliati in Babilonia. "Cambiare mentalità" era il senso della conversione. Avevano un bel ardire a presentarsi a Giovanni anche i sadducei e i farisei. Sfacciati! Della loro ipocrisia il profeta sventava l'arroganza. In figura, Giovanni ricordava il profeta Elia, anche per il modo di vestire: peli di cammello e cintura ai fianchi. La sua proposta ai penitenti costituiva l'alternativa ai penitenti per non dovere comprare gli animali (costosi) da offrire al tempio. Non comportava perciò alcuna spesa economica. Cio faceva rodere di rabbia quelli del tempio che lamentavano le mancate entrate. Il Battista sembrava aver fretta: "il Regno è vicino, e il giudice è con l'ascia alle radici dell'albero dai frutti cattivi. La pala in mano gli serviva per separare il frumento e bruciare la pula". Il fuoco era infatti l'arma del suo giudizio. Fu onesto infine il Battista, a non attribuirsi il titolo di "Messia", che tutti, venuti da ogni parte del Paese, volevano riconoscergli. Poteva approfittarne: le folle erano con lui e Gesù non era ancora conosciuto. Ma il ruolo, squisitamente messianico, di "Sposo di Israele", apparteneva a uno più "forte" che avrebbe battezzato in Spirito Santo e fuoco. Mentre il suo era "un battesimo d'acqua". Non poteva perciò "scalzarlo". Con lui fu d'accordo Gesù, eccetto che sul "giudizio col fuoco", avendo dichiarato di essere venuto "per salvare e non per giudicare i peccatori". E su ciò le distanze furono incolmabili.

Fra' Domenico Spatola 

venerdì 25 novembre 2022

Fra' Domenico Spatola: "Vegliate..."

Ai discepoli, che più volean sapere,
Gesù disse di vegliare e non temere.
Parlò del tempo di Noè 
quando nessun chiedea il perché 
dell'arca in costruzione,
che neppur destava in loro ammirazione.
Tutti era distratti dalla boria,
credendo di far così la storia,
senza un pensier sincero
su quello che davvero
stava loro a capitare.
Il diluvio li gettò in mare
da incoscienti,
stessa cosa accadrà ai non credenti,
quando verrà il Figlio.
Sentite dunque il mio consiglio:
"Vigilate,
perché sappiate
del mio arrivo.
Nessun di voi sia privo
d'intelletto,
da non restare circospetto
se viene il ladro a derubare,
per non lasciarsi scassinare 
l'abitazione.
Sia dunque in voi precauzione,
perché, nell'ora inopinata
dell'ultima giornata,
il Figlio dell'uom verrà 
e non vi sorprenderà!".

Fra' Domenico Spatola 

Commento di fra' Domenico Spatola al Vangelo della Prima Domenica di Avvento (anno A): Matteo 24, 37-44

37 Come fu ai giorni di Noè, così sarà la venuta del Figlio dell'uomo. 38 Infatti, come nei giorni che precedettero il diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e marito, fino a quando Noè entrò nell'arca, 39 e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e inghiottì tutti, così sarà anche alla venuta del Figlio dell'uomo. 40 Allora due uomini saranno nel campo: uno sarà preso e l'altro lasciato. 41 Due donne macineranno alla mola: una sarà presa e l'altra lasciata.42 Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. 43 Questo considerate: se il padrone di casa sapesse in quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. 44 Perciò anche voi state pronti, perché nell'ora che non immaginate, il Figlio dell'uomo verrà.

Noè ci aveva provato. La sua generazione non si era convertita, ed era finita a mollo sotto il diluvio. Anche Gesù provava a convertire gli uomini della sua generazione per metterli in guardia dal finire massacrati dai Romani. Gli esiti non furono diversi da quelli della precedente generazione. Tutti continuarono a vivere senza il pensiero che la "morte viene e avrà i tuoi occhi" (Cesare Pavese). Con il mettere in guardia i suoi, Gesù offriva le Beatitudini e, a rimedio, il perdono e l'amore al nemico. Provava a valorizzare la vita, perché la morte non era condanna, ma opportunità (Kairòs) di orientamento al meglio delle proprie risorse per viverle in pienezza. La morte comporta imprevedibilità, da superare con la vigilanza e l'attesa. Può capitare che tra due uomini che lavorano insieme nei campi, o tra due donne che faticano alla macina, la morte prenda l'uno e lasci l'altro. Né son possibili recriminazioni, perché la vita è donata non acquistata. Rimedio alla sorpresa saranno l'attesa e la vigilanza. Resi consapevoli che "il Figlio dell'uomo" può tornare in qualunque momento, e il suo arrivo, se si è distratti, sembrerà improvviso, come quello del ladro, carico di incognite e di paura.

Fra' Domenico Spatola 

sabato 19 novembre 2022

Fra' Domenico Spatola: Ricordati di me...

Crocifisso sei, Signore,
da chi senza cuore,
ancor deriso
Te di sangue intriso
con l'ironia da scaltri:
"Hai salvato altri"
dicea di te:
"salva pure me!".
L'aceto un soldato
porse a te assetato.
Mentre alta la scritta
pendeva a sconfitta:
"Dei Giudei è il Re".
Senza un perché
il malfattore in croce
t'insultava ad alta voce,
mentre l'altro lo riprovava,
ché pena meritava.
Ma per Te non vale,
non avendo fatto il male.
Allor ti disse in umiltà:
"Nel tuo regno, di me pietà".
E tu, col sorriso,
assicurasti il Paradiso.

Fra' Domenico Spatola

Commento di fra' Domenico Spatola al Vangelo della XXXIV domenica. Solennità di Cristo Re: Luca 23, 33-43.

33 Quando giunsero al luogo detto Cranio, là crocifissero lui e i due malfattori, uno a destra e l'altro a sinistra. 34 Gesù diceva: «Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno». Dopo essersi poi divise le sue vesti, le tirarono a sorte.35 Il popolo stava a vedere, i capi invece lo schernivano dicendo: «Ha salvato gli altri, salvi se stesso, se è il Cristo di Dio, il suo eletto». 36 Anche i soldati lo schernivano, e gli si accostavano per porgergli dell'aceto, e dicevano: 37 «Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso». 38 C'era anche una scritta, sopra il suo capo: Questi è il re dei Giudei.
39 Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e anche noi!». 40 Ma l'altro lo rimproverava: «Neanche tu hai timore di Dio e sei dannato alla stessa pena? 41 Noi giustamente, perché riceviamo il giusto per le nostre azioni, egli invece non ha fatto nulla di male». 42 E aggiunse: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno». 43 Gli rispose: «In verità ti dico, oggi sarai con me nel paradiso».

Alla "Gloria del Padre" svelata in Gesù dalla Croce, le reazioni furono ostili. Ogni morte in croce era per la Legge di Mosè "maledizione di Dio", e perciò non consentiva pietà in cuore umano. Il popolo, stando a guardare, lo aveva abbandonato al suo destino. I capi lo tentavano con scherno: " Salva te stesso!", aggiungendo: "Ha salvato gli altri". Dicevano il vero: Gesù era venuto non per sé, ma per dare la vita. Differentemente dal Messia davidico, che avrebbe dominato facendo guerra e uccidendo. Alla gazzarra dei capi, parteciparono i soldati romani con il disprezzo, per "il re dei Giudei". Era il "titolo" posto sulla Croce a ridicolizzare Israele. L'aceto per dissetarlo, glielo diedero con odio. Alla canèa dei beffardi, partecipò il malfattore crocifisso con lui. Rabbiosamente, voleva essere schiodato in modo spettacolare: "Salva te stesso e salva pure noi!". Era l'ultima tentazione del messianismo trionfale. L'altro peccatore, appeso per la stessa condanna, comprese e, tacitato il compagno meritevole dello stesso castigo, scagionò Gesù innocente. Poi a lui: "Ricordati di me - disse - quando entrerai nel tuo Regno!". La risposta fu la rivalsa del peccatore che, cacciato dal paradiso, con Gesù fu il primo a rientrarvi: "Oggi sarai con me in paradiso!".

Fra' Domenico Spatola

sabato 12 novembre 2022

Fra' Domenico Spatola: Salverete la vostra vita.

Alle lodi per il tempio 
sol Gesù parla di scempio.
E con tono da profeta: "arretra,
dice, né resterà pietra su pietra!".
La tremenda profezia 
la diede a segno della via
cui badare
per non farsi ingannare.
Molti scimmiottando Dio
diranno: "Sono io!"
E qualche babbuino
dirà che il tempo è vicino. 
Non seguite mai costoro
non è l'ora dell'alloro.
Ogni popolo s'affronterà
e ci saràn calamità 
e grandiosi fatti in cielo.
Per lo zelo
vi faràn persecuzione
che per voi sarà occasione
di dare a me testimonianza
di vostra vita in perseveranza.
Nel mio nome sarete odiati
ma saràn solo latrati.
Perché compito m'appartiene 
garantire il vostro bene.

Fra' Domenico Spatola 

Commento di fra' Domenico Spatola al Vangelo della XXXIII domenica del tempo ordinario (anno C): Luca 21, 5-19

5 Mentre alcuni parlavano del tempio e delle belle pietre e dei doni votivi che lo adornavano, disse: 6 «Verranno giorni in cui, di tutto quello che ammirate, non resterà pietra su pietra che non venga distrutta». 7 Gli domandarono: «Maestro, quando accadrà questo e quale sarà il segno che ciò sta per compiersi?».8 Rispose: «Guardate di non lasciarvi ingannare. Molti verranno sotto il mio nome dicendo: "Sono io" e: "Il tempo è prossimo"; non seguiteli. 9 Quando sentirete parlare di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate. Devono infatti accadere prima queste cose, ma non sarà subito la fine».
10 Poi disse loro: «Si solleverà popolo contro popolo e regno contro regno, 11 e vi saranno di luogo in luogo terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandi dal cielo. 12 Ma prima di tutto questo metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e a governatori, a causa del mio nome. 13 Questo vi darà occasione di render testimonianza. 14 Mettetevi bene in mente di non preparare prima la vostra difesa; 15 io vi darò lingua e sapienza, a cui tutti i vostri avversari non potranno resistere, né controbattere. 16 Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e metteranno a morte alcuni di voi; 17 sarete odiati da tutti per causa del mio nome. 18 Ma nemmeno un capello del vostro capo perirà. 19 Con la vostra perseveranza salverete le vostre anime.

I discepoli magnificavano il tempio di Gerusalemme e le sue pietre. Pensato per essere una delle sette meraviglie dell'antichità, il tempio fu costruito su progetto di Erode il Grande. I lavori, iniziati nel 19 a.C., durarono complessivamente ottanta anni. Il completamento avvenne nel 66 d.C., ma quattro anni dopo il tempio veniva distrutto dai Romani. Gesù non manifestò entusiasmo per quanto avevano detto i suoi. Quel tempio era inutile e nocivo! Non dava infatti ma toglieva ai poveri. Aveva visto, poco prima, la vedova che metteva i pochi spiccioli che possedeva, dissanguandosi per una istituzione che avrebbe dovuto assisterla. Dunque per Gesù il tempio andava distrutto, e "non sarebbe rimasta pietra su pietra". Dagli scavi emergono i maestosi reperti. I discepoli, incuriositi chiesero "quando?" e "quale il segno?". Speravano nell'intervento di Dio presente ad ogni prova che subiva la città, come era accaduto al tempo dell'assedio di Sennacherib, che circondata, nel 701 a C., la città con i suoi eserciti per distruggerla, era scomparso come allontanato da Dio. Tale era rimasta a fiducia la credenza. Gesù glissò sulla domanda, ma volle allertare i discepoli, mettendoli in guardia da coloro che si presentavano profeti, ma erano falsi. Li dissuadeva dal seguirli. Aggiungeva che i tempi della Storia sarebbero andati oltre la distruzione di Gerusalemme. Nel tempo infatti, le guerre, le rivoluzioni, le epidemie e le carestie non sarebbero stati segno della prossimità della fine del mondo, ma di un'epoca, obsoleta, che cedeva alla successiva, migliore. Riflettevano gli stadi della crescita umana. Non dovevano impressionarsi per i fatti terrificanti e gli stessi segni grandiosi dal cielo. Questi non avrebbero indicato "la fine del mondo", ma l'inizio di un cambiamento epocale, da guardare con ottimismo. Anche la sua Comunità avrebbe vissuto le persecuzioni, che sarebbero state occasioni per dare testimonianza del Regno di Dio. Dunque niente paura: "nessun capello verrà tolto e con la perseveranza salverete la vostra vita". La liberazione vicina è quando un'epoca muore, e apre alla nuova, quella di Gesù che ha liberato l'uomo.

Fra' Domenico Spatola

mercoledì 9 novembre 2022

Articolo su Fra' Domenico Spatola della giornalista Claudia Brunetto su La Repubblica.

 All’oratorio ormai sono in pochissimi, alla messa della domenica in Chiesa ancora meno. Così fra’ Domenico Spatola, 73 anni, parroco fino a qualche anno fa della chiesa dei Cappuccini e adesso alla guida di Santa Maria delle Grazie in San Lorenzo Colli, ha deciso di raggiungere i giovani utilizzando la strada che più si avvicina a loro: i social network. Ogni giorno lancia un post sulla sua pagina Facebook per commentare il passo del Vangelo del momento e fa lo stesso sul suo gruppo WhatsApp in cui gli iscritti sono sempre di più.
“Bisogna essere missionari di strada – dice fra’ Spatola – I giovani stanno sempre con il cellulare in mano, allora dobbiamo tentare di tutto per poter espandere e divulgare il Vangelo. In chiesa vengono davvero in pochi, dal momento che Maometto non va più alla montagna, è la montagna che si deve spostare. Per me i post su Facebook sono come un seme lanciato che può arrivare a crescere ovunque proprio perché virtuale. Ho capito che non avevo altra scelta. Quando inventeranno una strada migliore per raggiungerli la seguirò”. 
E sono già quasi tremila le persone che seguono la sua pagina. Fra’ Spatola, anche lui, sta sempre a controllare il cellulare per seguire e rispondere ai commenti, per sbirciare altre pagine che possono interessarlo o anche aiutarlo a veicolare meglio il suo messaggio di fede. Ogni venerdì sera legge in diretta Facebook le letture della domenica successiva, un’altra diretta è quella del martedì sera. 
“Commento le letture della messa – dice il frate – preparo la gente alla messa della domenica”. 
In 40 anni al Conservatorio prima come studente e poi come insegnante di Armonia ha incontrato centinaia di ragazzi. “Ho sempre cercato di comprenderli – racconta – di entrare nei loro problemi, di incoraggiarli. Quello che vedo oggi è una grande solitudine che ha colpito tutta l’umanità e anche i giovanissimi che sono sempre connessi, in fondo rischiano la solitudine”. 
Insieme alle pillole di Vangelo, fra’ Spatola che ama scrivere da sempre, dispensa anche commenti in poesia sui risultati delle partite del Palermo e sui fatti del giorno dalla cronaca agli spettacoli. 
“Palermo si arma 
e vince sul Parma. 
Più fermo è suo impegno 
e per noi è nuovo segno
 che apre a speranza” 
ha scritto dopo l’esito di sabato scorso. 
“Sono tifoso – spiega – non tanto per una mia motivazione interna, quanto perché ho capito che il calcio è un veicolo. Bisogna cercare la frequenza che più accomuna. Può essere anche lo sport”. 
Dopo ogni partita butta giù una poesia in rima in pochi minuti. 
Chi legge i suoi messaggi sul calcio alla fine si sofferma anche sul Vangelo. “L’unica cosa a cui tengo è fare arrivare il messaggio di Gesù nel migliore dei modi – dice – Non dobbiamo dimenticate che il Vangelo è un libro antico, scritto duemila anni fa, appartiene a un’altra cultura. Cerco di eliminare tutto quello che è strettamente legato al tempo passato per cercare di attualizzarlo, innestarlo nella nostra cultura. Soltanto così possiamo provare a parlare a tutti. Anche ai più giovani”.

Fra' Domenico Spatola 


sabato 5 novembre 2022

Fra' Domenico Spatola: Vita infinita

I sadducei: "qual sorte?"
chiedean dopo morte,
di chi sette mariti
avea da regolari riti.
A chi appartiene,
se stesse saràn le pene?
Gesù: "non vi sia oblio:
sarete come Angeli di Dio!"
Perché Vita futura
sarà più duratura.
Mosè già conobbe:
d'Abramo, d'Isacco e di Giacobbe 
il Signore dei viventi".
Aggiunse: "non da stenti 
ma eterna quella vita 
perché sarà infinita".

Fra' Domenico Spatola

Commento di fra' Domenico Spatola al Vangelo della XXXII domenica del tempo ordinario (anno C): Luca 20, 27-38

27 Gli si avvicinarono poi alcuni sadducei, i quali negano che vi sia la risurrezione, e gli posero questa domanda: 28 «Maestro, Mosè ci ha prescritto: Se a qualcuno muore un fratello che ha moglie, ma senza figli, suo fratello si prenda la vedova e dia una discendenza al proprio fratello. 29 C'erano dunque sette fratelli: il primo, dopo aver preso moglie, morì senza figli. 30 Allora la prese il secondo 31 e poi il terzo e così tutti e sette; e morirono tutti senza lasciare figli. 32 Da ultimo anche la donna morì. 33 Questa donna dunque, nella risurrezione, di chi sarà moglie? Poiché tutti e sette l'hanno avuta in moglie». 34 Gesù rispose: «I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito; 35 ma quelli che sono giudicati degni dell'altro mondo e della risurrezione dai morti, non prendono moglie né marito; 36 e nemmeno possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, essendo figli della risurrezione, sono figli di Dio. 37 Che poi i morti risorgono, lo ha indicato anche Mosè a proposito del roveto, quando chiama il Signore: Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe. 38 Dio non è Dio dei morti, ma dei vivi; perché tutti vivono per lui».

Su "la vita dopo la morte" circolavano, al tempo di Gesù, opinioni diverse e contrastanti. I farisei, ramo progressista del Sinedrio, parlavano di "risurrezione dei giusti con i loro corpi, alla fine del mondo". I sadducei, conservatori e proprietari terrieri soddisfatti della loro ricchezza terrena, negavano la possibilità di una vita futura. Dopo la spettacolare "cacciata dal tempio dei mercanti", i Sadducei, lesi negli interessi e in combutta con i farisei per l'occasione alleati, decretarono come fare morire Gesù, dopo averlo ridicolizzato agli occhi della gente. I Sadducei gli domandarono a chi sarebbe appartenuta, nella risurrezione, irreale e da loro non ammessa, la donna rimasta vedova e senza figli, costretta dalla Legge del "levirato" a sposare i sei fratelli del marito defunto, per dargli una discendenza. 
Il caso ricalcava l'episodio di Sara, nel libro di Tobia.  Gesù denunciò come errata la loro idea. La vita futura non è infatti una fotocopia di quella presente. Saremo infatti come gli Angeli, i figli che da Dio ricevono direttamente la vita. Quindi immortale. In assenza di morte, non urge il matrimonio per la procreazione. Gesù volle tuttavia aggiungere un altro insegnamento ai soli Sadducei, perché negazionisti ad oltranza della vita eterna. "Quando Dio si rivelò a Mosè dal roveto ardente, disse: Io sono il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe. Dunque: Dio dei vivi e non dei morti". Se si analizzano i verbi sono usati tutti al tempo presente, mentre i personaggi nominati erano storicamente deceduti da almeno un millennio. Della   vita eterna Gesù magnifica la pienezza, che la morte non è in grado di distruggere.

Fra' Domenico Spatola

martedì 1 novembre 2022

Fra' Domenico Spatola: Quel 2 novembre...


Per i morti, al cimitero
ero già a metà sentiero,
per l'occasione stessa
che dolor ancor mi stressa.
Volevo portare un fiore
a ricordar l'amore
a chi l'aveva dato.
Ma ciò ch'è capitato
a me, che di rimpianto,
mesto facevo il canto.
Vidi una cosa strana,
nitida, seppur lontana:
ad accudir la tomba,
(sua voce  ancor rimbomba)
zia Paolina, 
a me tanto vicina.
La sapevo morta,
ma la vidi assorta,
ad abbeverar i fiori 
Con gli occhi usciti fuori,
giunsi a suoi pressi:
"che voleva che facessi",
le chiesi con paura.
"Sei tu, la zia, o la controfigura?".
"Sono io", disse più vicina,
"la zia Paolina,
titolare dell'ostello,
che, faccio da me bello,
perché nessun ci pensa!".
Qui voce sua intensa
disse come stava.
A me si essiccava
la lingua in bocca.
"Prendi la brocca,
e dammi aiuto
così, prima che vado, ti saluto".
Obbedii atterrito,
ed essa come il rito
del ragno con la tela,
mi disse di salutar la parentela,
che di lei tutta si è scordata.
"Io no" e, con voce più agitata,
le dissi: "Zia,
tu sai che nella via,
che ultima prendesti,
per te gli affetti miei furon onesti".
"Lo so, e per questo ti ringrazio.
Ero sola e questo spazio
ove ora sto
è tutto ciò che ho".
Mi prese un gran magone
per quella discussione
e le promise allora
di tornare ancora.
Pensavo al mio riscatto,
quando qual matto
saltai dal letto:
dal suono della sveglia ormai costretto.
Compresi allora che sognavo,
ma nuovo sentimento io provavo: 
tutto per me avea più senso
e la zia mi chiedea sol consenso.

Fra' Domenico Spatola